Read here

Rivista italiana di numismatica 1888

Autori vari · 1888 · Free in the US

33,681 words · about 2 h 22 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Free in the US: this text is in the public domain in the United States; it may still be in copyright elsewhere.

Licence: PD-US · Published in 1888 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Rivista_italiana_di_numismatica_1888&action=history). · Wikisource contributors

Text from Wikisource and set out for reading on screen; no words of the book are rewritten or summarized. How RedLectern is built

About this book

Author
Autori vari
Language
Italian
Published
1888
Length
33,681 words · about 2 h 22 min
Sections
6 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (6)
  1. Front matter about 2 min
  2. Prefazione about 4 min
  3. Necrologie about 16 min
  4. Bibliografia about 1 h 18 min
  5. Notizie varie about 38 min
  6. Spigolature d'archivio about 4 min

Continue:

Front matter

Fascicolo I.

Di alcune monete inedite e sconosciute della zecca di Scio (con una tavola). — Francesco ed Ercole Gnecchi | Pag.

Il ripostiglio di Lurate Abbate (con una tav.). — Solone Ambrosoli | »

Prefazione

La mole, cresciuta a dismisura e sempre più incalzante, dei materiali scientifici, delle notizie, delle ricerche, rende ormai impossibile di abbracciare, come già un tempo, varie discipline, senza rinunciare alla speranza di raggiungere in esse quella cognizione piena e sicura che distingue lo scienziato dal semplice dilettante.

Di qui la tendenza allo specializzare, che si va facendo sempre più spiccata in tutti gli studi. Di qui l’allontanarsi, il segregarsi degli studiosi, ciascuno a perseguire colla indagine instancabile lo scopo particolare che si è prefisso.

Questa tendenza è certo feconda di notevoli risultati individuali, ma ci rende quasi dimentichi delle attinenze che hanno fra loro i vari rami dello scibile, anzi le varie altre suddivisioni di quella disciplina stessa alla quale pur si consacra l’intensità del lavoro.

È bene quindi che, almeno per ogni gruppo di studi speciali, si abbia un vincolo fra i diversi cultori, il che più acconciamente si può ottenere mediante una pubblicazione periodica, la quale accomuni i risultati delle indagini, faccia conoscere le nuove scoperte, dia notizia degli scritti disseminati in opere d’altro argomento o di difficile accesso, e valga insomma ad attenuare gl’inconvenienti del sempre maggiore frazionamento degli studi.

Per la numismatica, questo desiderio è forse più antico in Italia di quello che nol sia per altre discipline, e prova ne sono le varie pubblicazioni periodiche, speciali a questa scienza, che si succedettero nella Penisola dal principio del secolo, dimostrando così di rispondere ad una necessità vera e continuamente sentita.

Pure, i diversi periodici numismatici italiani ebbero vita breve, forse per questo motivo ch’essi recavano con sé il peccato d’origine di essere sorti e di sostenersi per iniziativa e per cure individuali, mentre avrebbero richiesto, invece, la costante ed attiva cooperazione di molti.

È per questo che vari studiosi si sono riuniti, coll’intendimento di fondare un periodico che dall’opera collettiva tragga migliori auguri di prosperità e di lunga durata.

La Rivista Italiana di Numismatica, che col presente fascicolo incomincia le proprie pubblicazioni, avrebbe appunto per iscopo di tradurre in atto questo intendimento.

A spianarle la via, cessano di comparire i due periodici numismatici che vedevano da alcuni anni la luce in Italia, cioè la Gazzetta Numismatica di Como, fondata nel 1881 dal direttore della presente rivista, ed il Bullettino di Numismatica e Sfragistica, di Camerino, fondato nel successivo 1882, e diretto dai Signori Cav. Vitalini e Canonico Santoni.

Per tal modo la Rivista è al presente l’unico periodico di numismatica che si pubblichi in Italia, e può così aspirare a concentrare in sé le forze de’ vari scrittori che si dedicano presso di noi a questo ramo della Storia.

Conforme al concetto suesposto, di costituire un vincolo fra tutti i cultori della nostra scienza, la Rivista non fisserà limiti di serie, ed accoglierà invece articoli e comunicazioni intorno a qualsiasi parte o suddivisione della Numismatica, sia classica che medioevale e moderna, sia italiana che estera, sempre conservando tuttavia la naturale distinzione d’importanza fra ciò che appartiene già al dominio della storia e ciò che ancora non può pretendervi, fra ciò che interessa maggiormente il pubblico numismatico del nostro paese e ciò che lo interessa meno.

Nostro desiderio sarebbe anzitutto di poter presentare ai Lettori una serie di monografie o memorie (compresi i lavori postumi che meritassero d’essere tolti dall’obblio) che illustrino sia una data sezione della Numismatica, sia i singoli monumenti; — in secondo luogo, di raccogliere e render pubblici quei documenti che valgano a schiarire e commentare la storia metallica nei suoi punti tuttora discussi o poco noti; — poi, di render conto dei nuovi fatti, anche di minore importanza, acquisiti alla scienza, come ad esempio l’accertamento di una varietà inedita, di una data, di un nome nuovo; — poi ancora, di dare un cenno adeguato dei nuovi libri e dei periodici di numismatica, accompagnato da uno spoglio copioso delle rassegne e dei giornali, che ponga sulle traccie di articoli che altrimenti potrebbero passare inosservati; — infine, di compilare una cronaca diligente, in cui vengano registrate le scoperte di ripostigli, i nuovi acquisti fatti dai Musei ed i doni ad essi pervenuti, le vendite di collezioni, coi prezzi più notevoli raggiunti; e tutto ciò insomma che possa riuscire interessante ed utile di sapere tanto per gli studiosi che pei raccoglitori.

Questa sarebbe, per dire così, la forma ideale che dovrebbe assumere col tempo la nostra pubblicazione, ma per poter giungere ad offrire un complesso così vario, è d’uopo che fra il pubblico e noi si stabilisca una corrente di simpatie che faccia affluire largamente alla Rivista il frutto delle ricerche e delle scoperte individuali.

Se poi, come gl’incoraggiamenti già avuti da ogni parte ci confortano a sperare, il favore dei numismatici seconderà i nostri sforzi, e riusciremo ad aggruppare intorno alla Rivista tutti coloro ai quali sta a cuore l’incremento di questi studi, si potrà procedere con lieta fidanza all’attuazione della idea (vagheggiata già dal compianto , risollevata più recentemente dai Sigg. Fratelli Gnecchi) di fondare una Società Italiana di Numismatica, a similitudine di quelle che fioriscono presso altre nazioni.

Con questi propositi e con queste speranze intraprendiamo le pubblicazioni della Rivista rivolgendo un caldo invito ai Lettori perchè vogliano sorreggere l’opera nostra, sia col contribuire alla compilazione mediante l'invio di memorie e di articoli originali, sia coll'informarci delle nuove monete e medaglie che venissero a loro cognizione, dei ritrovamenti di ripostigli, del trapasso di proprietà o della dispersione di raccolte numismatiche, sia col comunicarci le loro osservazioni ed i loro suggerimenti, sia infine coll'aiutarci a radunare volta per volta tutte quelle notizie, per quanto brevi e minute, che fanno di un periodico una cosa veramente viva e dimostrano in esso l'intelletto e la cura amorosa per le vicende tutte, anche le più umili, che si succedono e s’intrecciano intorno alla scienza. E questo invito, o meglio questa preghiera, rivolgiamo specialmente ai Signori Direttori dei Gabinetti Numismatici e dei Musei.

Necrologie

Con sentito cordoglio dobbiamo annunciare la perdita d’uno de’ più fervidi cultori della numismatica italiana ed esperti disegnatori di monete dei nostri giorni. Il nome di , sebbene non sia nuovo agli studiosi, pure non è conosciuto, come dovrebbe esserlo per i grandi meriti e per la vasta erudizione di lui che fu altamente apprezzato da autorevoli scienziati, italiani e stranieri, e da quanti avevano avuto occasione di avvicinarlo o di leggere le sue importanti pubblicazioni. La riserbatezza, nella quale egli per eccessiva modestia amava di vivere, avverso alle lodi della stampa ed al plauso delle accademie, lo tenne ignorato dai più, onde maggiore è ora il debito nostro di commemorare la sua proficua attività.

Nato l’anno 1815 nella città di Trieste, Carlo Kunz già nella sua prima età si sentì fortemente inclinato allo studio delle belle arti, nel quale con affettuosa cura veniva assecondandolo la madre, donna d’animo gentile e di mente elevata. Ma la morte precoce di questa gli creò una serie infinita di disillusioni e lotte, essendo il suo amore per lo studio vivamente contrariato dal padre e da’ fratelli, i quali avrebbero voluto ch’egli apprendesse il commercio o l’industria. Tuttavia gli riuscì di passare a Milano, ove intendeva di dedicarsi all’architettura; ma avendo dovuto dopo alcuni anni, per le difficoltà sempre maggiori che gli venivano opposte da’ suoi, fare ritorno in patria, egli con rara perseveranza e fermezza di carattere, anzichè cedere alle loro pressioni, preferì di emigrare e trasferitosi a Vienna, affidò la vita alla sua abilità nel disegno lavorando quale litografo.

Le angustie della povertà che lo travagliarono in quegli anni, non gl’impedirono di continuare da sè solo la propria educazione e di coltivare gli studî suoi prediletti, consacrando la notte alle lingue, alla letteratura, alla storia ed all’arte. Fu in questo tempo ch’egli acquistò quel fino discernimento del bello, quel giusto sentimento dell’arte che perfezionati poscia dall’esperienza e dalle osservazioni, gli furono sempre di efficace guida nei suoi giudizî e nei suoi lavori. Dall’archeologia e dall’esame dei monumenti delle varie epoche dell’arte egli seppe trarre ricco corredo di pratiche cognizioni, ancorchè per deficienza di mezzi, non di criterio, non avesse potuto comprendere nella sua totalità l’immenso sviluppo recato a questi studî dalle indagini di tanti scienziati del secolo presente. Intorno l’anno 1844 il Kunz ritornò nella sua città natale per esercitarvi l’arte litografica, nella quale egli s’era perfezionato, senza pertanto interrompere l’opera della propria erudizione; ma avido di sapere ei cercò di avvantaggiare mediante il convegno e l’amicizia con quegli illustri che in Trieste avevano dato efficace alimento all’amore delle lettere e delle scienze.

A Trieste il Kunz per la prima volta incominciò a coltivare la numismatica e coadiuvato dall’egregio archeologo avvocato , imprese a formare una piccola collezione di monete romane, che egli stesso acquistava nelle sue escursioni nella vicina Aquileja. Il suo interessamento per questo studio divenne in breve una vera passione, animata dalla stessa sua arte litografica, chè essendo egli spesso incaricato di riprodurre monete per conto altrui, questa gli offriva la miglior occasione di esaminarle e d’imparare a conoscerle. Da ciò ne venne che scelta nel 1850 a propria dimora la città di Venezia, egli vi si dedicò colla massima assiduità, nulla tralasciando per procacciarsi le cognizioni che sono indispensabili a chi vuole dall’esame delle monete ricavare importanti deduzioni scientifiche. Il Kunz considerò la numismatica quale potente ausiliare delle indagini storiche e cómpito principale de’ suoi cultori quello di verificare con lo studio de’ singoli esemplari e con le ricerche ad essi attinenti le condizioni e gli avvenimenti che ne determinarono l’origine. Ch’egli fosse a ragione tenuto per uno de’ migliori nummografi moderni lo dimostrano i disegni da lui apprestati per moltissime pubblicazioni, delle quali, fra le accreditate basterà citare quelle del , del , del , del e del . Da esse ci è dato d’ammirare non solo l’accuratezza del lavoro e la fedeltà della riproduzione, ma ben anche la grande maestria nel donare all’immagine de’ tipi il carattere proprio dell’epoca loro e dell’artefice da cui furono eseguiti, talmente che da quella lo studioso può avere un giusto concetto dell’originale.

A Venezia, i cui monumenti, il cui glorioso passato meglio si confacevano allo spirito ed alle tendenze di lui, incominciò il secondo periodo della sua vita, non meno travagliato del primo, ma coronato di maggiori soddisfazioni e conforti. Non permettendogli le sue condizioni economiche di crearsi un proprio medagliere e dovendo d’altro canto limitare il lavoro litografico, il quale oltre all’impedirgli di seguitare con successo nello studio, gli riusciva nocivo alla vista, egli si mise ad esercitare il com- mercio delle monete. In questo continuò oltre tre lustri, con poco profitto materiale, chè la sua scrupolosa onestà e l’animo generoso rifuggivano da qualunque speculazione per quanto la medesima fosse corretta e giustificata, ma bensì con vantaggio inestimabile per le sue ricerche. Alcuni cataloghi di vendite da lui allora pubblicati provano quanto egli in pochi anni fosse progredito nella scienza delle monete e quanta diligenza egli impiegasse nel classificarle.

La maggior attività del Kunz veniva consacrata alla numismatica italiana del medio evo e dei tempi moderni, della quale egli fu meritatamente tenuto per uno de’ più autorevoli e competenti conoscitori. Sino da’ primi anni egli erasi dato a raccogliere i materiali per una storia generale delle zecche d’Italia e delle straniere che con queste avevano avuto attinenza od erano state istituite da dinasti di origine italiana, lavoro colossale, intorno al quale egli con pazienza sorprendente e costanza impareggiabile impiegò oltre trent’anni di fatica e studio fino a che gli vennero meno le forze vitali. In esso ad una ad una sono classificate ed illustrate tutte le monete pubblicate e molte non ancora conosciute, e sotto ogni singolo esemplare s’è fedelmente citata la relativa letteratura. Frequenti sono le osservazioni ed i giudizî, quali potevano essere dettati dal profondo acume e dalla rara intelligenza del Kunz, animato soltanto dal desiderio di presentare le cose nel loro vero aspetto ed intento a confutare con franchezza le opinioni errate di molti autori e mettere a nudo l’opera vergognosa di antichi e moderni falsarî. Questo prezioso lavoro giace tuttora inedito; ma i saggi ch’egli cedendo alle insistenti preghiere degli amici, affidò alla pubblicazione in alcuni periodici numismatici e nell’Archeografo triestino gli meritarono la lode de’ più insigni cultori della numismatica. Altro lavoro del Kunz, non meno paziente e pur esso inedito, è una bibliografia generale della numismatica, nella quale sono comprese in ordine alfabetico per autori tutte le pubblicazioni di questo genere fatte da epoche lontane sino intorno all’anno 1880, come pure quelle opere che possono riuscire di giovamento allo studio delle monete e che ad esse indirettamente si riferiscono. Esso fu donato dal suo autore al Museo triestino di antichità. Eppure il Kunz non menò mai vanto dei propri studî, ed alla sua modestia pari a’ suoi meriti è da attribuirsi se la sua attività rimase ignorata dalla moltitudine. Il suo nome invece si trova citato con onore in molte pubblicazioni numismatiche italiane e straniere, ed in tale estimazione egli trovavasi presso gli studiosi e gli scienziati da essere di frequente richiesto d’informazioni e consigli, ch’egli prontamente forniva, compiacendosi soltanto di poter per tal modo agevolare le investigazioni altrui.

Nel 1870 il Kunz che erasi già assicurata la fama di valente, venne creato conservatore delle raccolte donate dal cav. Bottacin alla città di Padova, e come tale egli illustrò quella preziosa suppellettile nel Periodico di Numismatica e Sfragistica dello Strozzi. A Padova egli non si trattenne se non pochi anni; chè avendo nel 1873 la città di Trieste, auspice l’egregio avvocato , decretato il riordinamento del proprio museo, ne venne a lui affidata la direzione. Con l’energia e la costanza che erano state sempre le principali sue qualità, egli si accinse alla difficile impresa, nella quale manifestò non solo la sua perizia e la sua dottrina nel campo della numismatica, ma altresì cognizioni archeologiche ed artistiche, frutto di assiduo studio e lunga esperienza. Per sua iniziativa a questo istituto venne procurato l’acquisto della ricca collezione del dottore , composta di monete di zecche italiane, particolarmente della veneta, di medaglie, bolle e sigilli, che da lui furono quindi descritti nell’Archeografo triestino. In una pubblicazione a parte egli fece conoscere gli oggetti più notevoli posseduti da questo museo ed in un capitolo speciale rilevò le monete di maggior pregio. Che il Kunz quale direttore del museo di Trieste abbia corrisposto all’aspettativa de’ suoi concittadini, vale ad attestarlo il fatto che quando egli dopo dieci anni di attività stabili di restituirsi nella sua amata Venezia, questo Consiglio Municipale unanimamente gli decretava solenne voto di ringraziamento e per la sua be- nemerenza lo proclamava a direttore onorario dello stesso Museo.

A Venezia, ove liete rimembranze lo invitavano, il Kunz sperava di poter passare tranquilli gli ultimi anni della sua vita, continuando pur sempre il suo prezioso lavoro intorno alle zecche italiane. Ma la sorte non gli fu seconda, ed indicibili sofferenze sopportate con rassegnazione per quasi tre anni, troncarono la sua esistenza il giorno 11 del decorso febbraio.

La morte di questo illustre lascia pur troppo nelle file non numerose de’ numismatici italiani un vuoto che non così presto si potrà riempire; per la qual cosa nell’affidare alla stampa questi cenni ci sia lecito di esternare il nostro vivo desiderio, che la memoria di Carlo Kunz sopravviva quale seme fecondo di nobile esempio e che gli scritti, frutto delle lunghe e pazienti sue ricerche, sieno incentivo a nuove e pregiate pubblicazioni, le quali ridondando ad onore di chi le imprenderà, varranno nello stesso tempo ad accrescere la fama di lui che ne raccolse il materiale e ne fu il promotore.

Facciamo ora seguire in ordine cronologico l’elenco delle principali sue pubblicazioni numismatiche, chè troppo lungo sarebbe il volere trattare separatamente di ogni singola.

Trieste, nel marzo del 1888.

Iacopo Mandelli III, conte di Maccagno e le sue monete; nella Rivista della Numismatica antica e moderna. Asti. 1864, Yol. I.

Miscellanea di Numismatica. I. Della zecca di Crema. — II. Gli Zecchini di stampo veneto della zecca di Trevoux. — III. Di un piccolo ripostiglio di monete. — IV. Sesino di stampo veneto contraffatto a Messerano. — V. Di qualche moneta ossidionale. Venezia, 1867.

nel Bullettino di Numismatica italiana. Firenze, 1868, anno II, n. 3.

Ancora una moneta di Fabriano; ivi, anno II, n. 6.

Il museo Bottacin annesso alla Civica Biblioteca e Museo di Padova; nel Periodico di Numismatica e Sfragistica, anno I, II e III, 1868-1870.

Adelchi, principe di Benevento, 853-878; ivi, anno II, 1869.

Osservazioni circa la qualità ed il valore dei fiorini d’oro contemplati in documenti dell’anno 1370 sulla pace fra l’Austria e Venezia; nell’Archeografo triestino. Nuova serie, vol. I, 1869-70.

Denari e sigillo di Volchero; ivi, vol. II, 1870-71.

Il medagliere Rossetti, appendici all’Osservatore Triestino, 1 e 3 Luglio 1874.

Delle monete ossidionali di Brescia; nell’Archeografo triestino, n. s. vol. IV, 1876.

Trieste e Trento, monete inedite; ivi, vol. V, 1878.

Descrizione delle tessere veneziane (anonimo, in tedesco), nell’opera di I. Neumann: Kupfermünzen, t. V. pag. 81-92.

Il Museo Civico di antichità di Trieste. Informazione. Trieste, . Vi sono descritte le monete, le medaglie, i sigilli, ecc. più notevoli posseduti da questo istituto.

Due sigilli vescovili di Nona; nell’Archeografo triestino, n. s. vol. VII, anno 1880.

Monete inedite o rare di zecche italiane; nell’Archeografo triestino e propriamente: I. Monete dei Conti e Duchi di Urbino, vol. VII, 1880; — II. Mirandola, vol. VIII, 1881; — III. Correggio, ivi; — IV. Massa Lombarda, vol. IX, 1882; — V. Asti, vol. X, 1883; — VI. Ferrara, ivi.

Due sigilli del Museo Civico di Antichità di Trieste; ivi, vol. IX, 1882.

La morte dell’erudito Morel-Fatio, avvenuta a Losanna il 10 agosto 1887, colpiva la numismatica italiana non meno di quella svizzera.

Il suo nome si lega infatti strettamente allo studio delle

numerose contraffazioni uscite dalle zecche minori dell’Italia settentrionale nei secoli XVI e XVII, senza dubbio una delle parti più interessanti e più feconde di sorprese che presenti all’indagatore la nostra numismatica.

Ecco una nota degli scritti da lui pubblicati intorno a questo argomento, e ad altri di numismatica italiana:

Monnaies de Jacques Mandello, comte de Macagno, nell’Indicateur d’histoire et d’antiquités suisses, 1862.

Imitations ou contrefaçons de la monnaie suisse fabriquées à l’étranger aux xvie et xviie siècles, nell’Indicateur d’histoire etc., 1862.

Magagno et Pomponesco. Imitations de diverses monnaies suisses, nell’Ind. d’hist., etc., 1864.

Cortemiglia et Ponzone. Monnaies inédites, nella Revue de la Numismatique belge, 1865.

Monnaies inédites de Dezana, Frinco et Passerano, nella Revue Numismatique, 1865.

Faux kreutzers de Berne et du Valais fabriqués en Italie, Lausanne, imp. G. Bridel, 1866.

Monnaies inédites des marquis de Montferrat, frappées à Chivasso, Casal, etc, nella Revue de la Num. belge, 1866.

Bellinzona. Teston anonyme frappé dans cette localité par les cantons d’Uri, Schwytz et Unterwald au xvie siècle, nella Revue Num. 1866.

Genève. Monnaies inédites et imitations italiennes fabriquées à Bozzolo, Dezana, Passerano et Messerano, nell’Indicateur d’histoire etc., 1866.

Bibliographie numismatique italienne, nella Revue belge, 1867.

Arnoldo Morel-Fatio era nato a Rouen, nel 1813, da genitori svizzeri. Si dedicò dapprima ai commerci, entrando nella banca di suo padre a Parigi, della quale divenne poi direttore. All’età di quarantasei anni si ritirò dagli affari, per consacrarsi intieramente alla numismatica ed all’archeologia. Da circa venticinque anni era conservatore del Museo cantonale di Losanna.

Uno fra i più distinti conoscitori della numismatica greca antica e medioevale, si è spento ad Atene nell’ottobre 1887, , autore di numerose monografie e dissertazioni anche intorno alle monete battute dagl’Italiani nelle zecche dell’Arcipelago e delle colonie. È quindi una perdita che colpisce direttamente anche la nostra numismatica, e suscita non minore rimpianto fra noi che in Grecia, in Germania e negli altri paesi in cui Paolo Lambros era non meno conosciuto che meritamente stimato.

Registriamo con rammarico un’altra perdita per la numismatica italiana; addì 24 ottobre 1887 moriva in una sua villa presso Macerata il conte Tambroni Armaroli, appassionato cultore della numismatica classica.

Varii suoi articoli si leggono nel cessato Bullettino di Camerino.

La Società Francese di Numismatica e d’Archeologia ha fatto una grave perdita, nella persona del suo fondatore e presidente il visconte Ponton d’Amécourt, che come scienziato e come raccoglitore occupava un posto egualmente distinto.

Oltre ai numerosi articoli disseminati nell’Annuaire della Società da lui fondata, si devono al visconte d’Amécourt varie opere di polso, specialmente intorno alla numismatica merovingia, nella quale aveva acquistato una competenza universalmente riconosciuta. Ci limiteremo a citare l’Essai sur la numismatique mérovingienne comparée à la géographie de Grégoire de Tours e le Monnaies mérovingiennes du Cenomannicum, lavoro questo che riportò il premio di numismatica dell’Istituto.

D’Amécourt si era formato due collezioni di primissimo ordine: l’una di monete romane in oro, la cui vendita fu un avvenimento nel mondo numismatico (basti il dire che uno dei medaglioni che ne formavano parte raggiunse il prezzo di quasi 11,000 lire), l’altra di monete merovingie, raccolta d’inestimabile pregio scientifico, e che Emilio Caron nelle bellissime pagine necrologiche da lui consacrate testè al defunto nell’Annuaire, si augura di veder conservata riunita per il vantaggio della scienza e per adempiere al voto più ardente del compianto visconte.

Un altro numismatico francese che ha pure contribuito potentemente a schiarire le questioni attinenti alla monetazione merovingia, Pietro Carlo Robert, è sceso nella tomba dopo una vita mirabilmente attiva e multiforme.

Occupava, sino a questi ultimi anni, un’altissima carica nella amministrazione militare, in cui rese importanti servigi all’esercito nella Campagna di Crimea ed in quella di Italia; ma le sue numerose occupazioni non gli vietarono tuttavia di dedicarsi agli studî più svariati, talchè R. Serrure potè dire che in Robert vi era come un riflesso dello spirito enciclopedico degli uomini del Rinascimento.

Giurista, professore, storico militare, epigrafista, numismatico, egli coltivò con ardore ed intelletto quelle geniali discipline ch’erano state per lui come un sollievo fra le cure dell’ufficio, e che divennero poi la principale sua occupazione quando l’età avanzata gli concesse un ben meritato riposo.

Abbiamo detto che Robert si rese specialmente benemerito della numismatica merovingia; dobbiamo aggiungere che si dedicò pure ad altri rami della nostra scienza, dettando intorno ad essi un numero considerevole di volumi, d’opuscoli e d’articoli, comparsi questi nei periodici archeologici e negli atti dei Congressi e delle Società di varii paesi, compresa l’Italia.

Come raccoglitore, Robert possedeva una delle più notevoli collezioni che esistano, quella di medaglioni contorniati, riunita dal sig. Dancoisne, ed arricchita e completata da Robert, sino a conquistarle il primo posto fra tutte.

Nello scorso autunno, alla immatura età di trentacinque anni, morì un distintissimo raccoglitore, specialmente di monete romane, il visconte di Quelen, appartenente ad una fra le più antiche famiglie della Bretagna.

La splendida collezione da lui formata verrà venduta all’asta pubblica, a Parigi, nel p. v. aprile.

Un fine conoscitore dell’archeologia, dotato di molto buon gusto e di molta intelligenza, il sig. Alfredo Danicourt, collaboratore della eccellente Revue Numismatique di Parigi, si è spento non ha guari, lasciando erede di tutti i tesori da lui accumulati la sua città natale, Peronne, nella Francia settentrionale, poco discosto da Amiens. La collezione Danicourt è ricca specialmente di monete galliche.

Nel settembre dello scorso anno, morì ad Oberstdorf in Baviera l’editore della Zeitschrift für Numismatik di Berlino, Hans Reimer, il quale si era reso benemerito degli studî mercè l’incoraggiamento e l’aiuto da lui dato a quella cospicua pubblicazione. gli dedica nel suo periodico un’affettuosa necrologia.

Nello scorso gennaio morì in Milano il vecchio Commendatore Demetrio Canzani, capo del gabinetto d’incisione della zecca. Entrò giovanissimo nella zecca milanese, della quale suo padre era direttore. Lavorò attivamente, e in questa e nella zecca torinese cui fu addetto dal 1864 sino alla chiusura di essa nel 1870, epoca in cui ritornò a Milano. Incise molte medaglie, che cominciando dai rivolgimenti di Milano e di Brescia nel 1848, attraverso al periodo della reazione austriaca scendono sino all’avvenimento del governo nazionale. Il Comm. Canzani, nonostante la grave età, fu instancabile sino alla vigilia della sua morte, avendo lavorato ancora ai pezzi da 1 lira di Re Umberto coniati nello scorso anno.

Scienziato ed artista di fama illustre, raccoglitore dotto ed appassionato, il sig. è morto il 27 giugno scorso dopo una lunga e dolorosa malattia sopportata con rassegnazione più che singolare. L’arte italiana ha perduto in lui uno dei suoi migliori amici, la numismatica un cultore di grande valentia e che lascia nella scienza un’impronta la quale difficilmente potrà venire menomata. Per tutto questo, io che ebbi l’onore d’essergli amico, credo di adempire ad un sacro dovere, tessendone una breve commemorazione per gli studiosi italiani.

Il sig. Armand era nato l’8 ottobre 1806, e aveva cominciato la sua carriera come architetto sotto la direzione di Achille Leclerc e di Provost. Per circa vent’anni egli lavorò nelle linee ferroviarie francesi dell’Ovest e del Nord, e sono opera sua le più belle fra le stazioni delle due reti; in seguito si dedicò totalmente all’architettura civile e seppe tanto bene riunire le manifestazioni artistiche alle esigenze della vita moderna che dopo un assiduo lavoro di dieci anni egli potè ritirarsi a vita tranquilla per godere in pace il frutto della sua operosità.

Allora cominciò per lui una nuova esistenza: vegeto ancora e di corpo e di spirito egli non poteva rassegnarsi ad una inazione che era contraria alla sua natura. Incominciò a viaggiare e in parecchi anni visitò quasi interamente l’Europa, esplorando con passione d’artista e d’archeologo i luoghi men noti del pari che i grandi centri, studiando i musei, i monumenti e raccogliendo dappertutto fotografie e disegni, che classificati in seguito e annotati da lui formano tuttora una collezione importantissima e d’una singolare utilità.

Fra i numerosi oggetti d’arte di cui egli s’era circondato, il posto principale l’ebbero le medaglie e specialmente quelle lavorate in Italia nel periodo del rinascimento: la sua raccolta era forse per varietà di pezzi la principale di Francia e agli occhi dello studioso presentava il pregio particolare di avere rappresentate tutte le medaglie conosciute, sia in originale, sia in buone riproduzioni fatte in galvanoplastica e anche solo in gesso. Ma il sig. Armand aveva troppo ingegno e troppo buon volere per soffermarsi al dilettantismo del collezionista: egli nelle sue raccolte intravedeva qualche cosa di più nobile che non il semplice possesso e comprendeva che esse non potevano essere utili, che quando fossero diventate materia ed oggetto di studii nuovi e profittevoli alla scienza. Per questo, dopo lunghe e minute ricerche, pubblicò nel 1879 il libro sui medaglisti italiani del XV e XVI secolo, che egli intitolò modestamente Saggio di classificazione, ma che in realtà è un lavoro di grande importanza, in cui la novità delle idee si accoppia ad una profonda conoscenza del materiale artistico e ad una precisione erudita di dettagli, quale suolsi difficilmente rinvenire nelle opere d’indole generale.

Non è mio compito fare l’elogio di questo libro, che oggi è per le mani di tutti i raccoglitori italiani e che è diventato un manuale classico. Alla seconda edizione, aumentata dei medaglisti anonimi, il signor Armand fece seguire l’anno scorso un terzo volume di giunte e correzioni, che non ebbe tempo di rifondere coi due primi, lavoro che sarà forse compiuto in avvenire da’ suoi discepoli.

Chi ebbe la fortuna di essere in relazione col signor Armand può attestare quanto egli valesse anche nel rapporto della vita sociale. Cortese e buono con tutti, era specialmente benevolo per coloro che lo intrattenevano di cose relative a’ suoi studii, e in tutte le sue azioni, in tutte le sue parole e le sue lettere appariva quello che era realmente, un uomo di grande cuore.

Vedovo e senza figli, egli lasciò erede universale il signor Prospero Valton, gentiluomo e studioso di grande valore, che gli fu amico più che intimo e che gli fu di molto aiuto nella compilazione del lavoro sui medaglisti; lasciò anche due legati alla Biblioteca Nazionale di Parigi per i dipartimenti delle stampe e delle medaglie, e altri legati di beneficenza assegnò alla Società degli Architetti e alla Scuola di Belle Arti.

Noi Italiani dobbiamo essergli riconoscenti per l’amore con cui studiò le cose nostre e per il contributo ch’egli portò alla storia della nostra arte; ma chi di noi lo conobbe e sperimentò la sua affabilità e il suo buon cuore non può a meno di consacrare alla sua memoria un rimpianto e un culto che non può essere che vivo e sincero.

The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.

Loading the full text…