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Rime dell'avvocato Gio. Batt. Felice Zappi e di Faustina Maratti, sua consorte

Autori vari · 1833 · Free in the US

85,231 words · about 5 h 58 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Author
Autori vari
Language
Italian
Published
1833
Length
85,231 words · about 5 h 58 min
Sections
9 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (9)

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Amico lettore

STA per compiersi un secolo da che furono pubblicate a Venezia in due tomi le Rime del celebre Sig. Avvocato Gio: Battista Zappi, e dell’egregia sua Sposa Faustina Maratti, con la Giunta di quelle de’ più celebri Arcadi di Roma. Giustificò il primo Editore la sconvenevolezza di non avere stampati dietro mano i componimenti d’uno stesso Autore: lo che necessita di andare, per dir così, saltellando da foglio a foglio, e ben anche da tomo a tomo per rinvenirli. Ad onta delle promesse replicate in XV edizioni, sarò io il primo, che ripari a tale sconcio: nè bastandomi di avere concatenate le Rime di ogni Autore, io ne disposi alfabeticamente i nomi, marcati in fronte d’ogni pagina, talchè ad una semplice apertura di foglio si rinvengano, indipendentemente da un indice apposito. A maggior comodo del lettore ho anche separato i Sonetti dall’altre Rime, formando di quelli il I, e di queste il II tomo.

Fu eziandio sin sulle prime promesso di riprodurre aumentata la predetta Giunta: ma in ciò ancora sarò io il primo a mantenere la parola. Questa XVI edizione supera d’un terzo crescente le precedenti, essendovi aggiunte trecentonovantotto Composizioni fra Sonetti, Canzoni, ec.

In argomento di buon gusto (dote milantata da molti, e posseduta da pochi) conoscendo io la morale impossibilità di ottenere una universale approvazione alla nuova Giunta, mi studiai di salvarmi possibilmente da taccia aumentando il numero delle composizioni degli Autori prescelti dal primo Compilatore, anzi che introdurne de’ nuovi: e se pur lo feci parchissimamente, m’attenni ai più noti nella Letteraria Repubblica, e tutti defunti per non aver disgusti co’ viventi.

Sarò ben contento se a queste mie sollecitudini donerai, cortese Lettore, il tuo benigno compatimento, che imploro riverente augurandoti ogni bene.

A sua Eccellenza il Signor D. Felice Santangelo

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Signore

Le rime di un poeta gentile appartengono di dritto ad uno de più gentili spiriti che vanti il più bel paese d’Italia, qual’è il nostro. Nè Zappi ottenne in Pindo la sola corona di mirto che niun altro osò toccare dopo , ma fu nell’Arcadia col nostro immortale uno dei più felici restauratori della bella poesia italiana, dopo le stranezze del secolo che corse tra il nostro gran ed essi. Così V. E. non solo è cultore delle arti belle e delle lettere, domestico patrimonio della sua famiglia, ma soprantendente di molti luoghi di beneficenza della capitale ne introduce il gusto fra la classe numerosa, che nata alla infelicità ed alla ignoranza, Ella con le sue cure sospinge a quella sorte a cui la sapienza e la pietà del nostro Augusto Sovrano la solleva. Testimonio n’è la tipografia che, diretta nel reale Albergo de’ poveri da mio padre Vincenzo Cioffi, rende utili tante braccia di reclusi, e mercè la protezione dell’E. V. già gareggia con le altre tipografie della capitale. Educato da mio padre in questa nobil arte, tra’ primi saggi della mia tipografia do al pubblico le rime del Zappi; ma assai più corrette e di più compiuta collezione fra quante corrono ora per le mani degli amatori delle Muse. A niuno potrei questa mia edizione offrir meglio che a Lei. La prego a gradirla e proteggerla. La mia gratitudine ne sarà pari al mio profondo rispetto.

Di V. E

Prefazione

PREFAZIONE

di

GIO. BATTISTA CATENA.

Prima di presentarti, o Lettore, le Rime del celebre Avvocato Gio: Battista Felice Zappi, ho stimato degno della tua notizia il breve elogio, che qui ti descrivo della di lui nobile origine, studio, ed onori da lui riportati non tanto dalla Corte di Roma, che dalla Repubblica de’ Letterati.

Nacque adunque Gio: Battista Felice Zappi da Evangelista nobile della città d’Imola: e conosciutasi da’ di lui genitori l’indole del fanciullo vivace, e inclinata agli studi, fu da loro mandato nel Collegio di Mont’Alto in Bologna, ove in età di anni tredici fu con universal maraviglia laureato da , indi Cardinale amplissimo di santa Chiesa. Non contento poi il Zappi di star ristretto nell’angustie di quelle città convicine, che poco di gloria, e meno di fortuna contribuir gli potevano, s’elesse la Corte di Roma, ove portossi per esercitarsi nell’Avvocazione, impossessatosi pienamente e della teorica e della pratica, che in tal professione richiedesi: onde meritò da quel Regnante Pontefice esser onorevolmente provveduto delle cariche d’Assessore del Tribunale dell’Agricoltura, e di Fiscale di quello delle Strade. L’oggetto però della di lui più geniale occupazione era la Poesia, ed ogni sorta d’erudizione sagra e profana: impulso per esso il più dilettevole, e grato, di frequentar le Accademie, fra le quali fioriva nel tempo del di lui arrivo in Roma quella degl’Infecondi, in cui dando egli i primi saggi del suo raro talento, fu contraddistinto per uno de’ primi Accademici del nostro secolo. Insinuatosi poscia nell’amicizia di alcuni ragguardevoli Letterati, instituì con esso loro la Ragunanza degli Arcadi, ove fra i primi Pastori fu chiamato col nome di Tirsi Leucasio: nè vi fu in quel tempo chi con maggior diligenza, ed amore la frequentasse, nè chi fosse desiderato ed aspettato con più desiderio, e stima di lui: tantochè ogni piccolo componimento, quantunque detto all’improvviso, faceva in quella Ragunanza la prima figura. Fu esso il primo, che v’introdusse le Egloghe in terze Rime, intersiate di vari metri e di più Interlocutori, cadauno de’ quali recitar dovesse co’ propri versi. Tutti i di lui componimenti venivano universalmente stimati ed applauditi, e molto più li Sonetti, che per lo stile pien di vezzo, di brio, e chiarezza, oltre all’esser di gusto perfetto, riuscivano grati al segno maggiore, perchè detti con ispirito e vivacità naturale, e con forme al di lui costume obbligante e pieno di gentilezza. Nè qui si deve tralasciare di far menzione del conto, che di lui fece la s. m. di Pontefice Massimo, e degli onori e grazie che la Santità sua degnossi di compartirgli: poichè dopo d’avere stabilita in Campidoglio l’Accademia del Disegno, gli diede l’onor del Discorso per l’aprimento di essa, goduto solamente da Prelati e Persone più distinte. Dalla clemenza di quel santo Pontefice non andò disgiunto il patrocinio e parzialità di stima, e l’affetto di più Porporati, amplissimi Mecenati del nostro secolo: tra’ quali , , e Ulis- , come fautori della Virtù, onorarono frequentemente il della loro benignissima confidenza, ora in città, ora nelle loro delizie d’Albano e Frascati, ora nelle domestiche private Assemblee, e massime nelle pubbliche Ragunanze, al gran Palazzo della Cancellaria Apostolica, conservando mai sempre l’Eminent. Ottoboni il suo umanissimo paterno amore verso la sua tanto divota, ed eternamente obbligata Arcadia, nata in tempo del Pontefice suo zio , ed indi accresciuta, ed illustrata con atti d’una veramente eroica munificenza e generosità sua propria, e connaturale dell’Eccellentissima Casa Ottoboni. Fra le altre Feste e Ragunanze fatte con solenne magnifica pompa da S. E., è rimarcabile quella, che fece nel detto Palazzo la sera delle Calende d’Agosto l’anno 1701, festa volgarmente detta il Ferragosto, ove unitamente dal Zappi e Custode Generale di Arcadia fu recitata un’Egloga di nuova invenzione intitolata parimente il Ferragosto, in cui si loda la magnificenza e virtù di detto Porporato.

Oltre l’esercizio delle belle Lettere, impiegò il Zappi anche lodevolmente il talento nell’Accademia de’ Concili fondata nel Collegio di Propaganda Fide, in cui lesse in vari tempi molte erudite Dissertazioni sì di materie Conciliari, che di Dogmatiche, e d’Istoria Ecclesiastica. La maggior gloria però che gli fruttasse da tutte le sue occupazioni era quella, che ritraeva dalle Lettere amene, nelle quali niuno in Roma ed in Italia al suo tempo trovossi eguale. In testimonio di che ne fanno ampia menzione gli eruditissimi nel , e nelle , nel primo Tomo: nel Giornale 34 de’ Letterati Art. 9, e ne’ Saggi de’ letterari Esercizi de’ Filargiti nel Lib. 2 Lez. 42 di Poetica a car. 522 del Conte Fabrizio Antonio Monsignani. È parimente da notarsi che sino dalle Nazioni Oltramontane sono stati tradotti in diversi idiomi i componimenti del Zappi, e particolarmente gli Anacreontici: e sebbene non sieno state date alla luce dal medesimo le sue Poesie Latine, sono state scritte nondimeno con gusto non inferiore alle Italiane.

Fu poi così amante della virtuosa civil conversazione, che volle praticar mai sempre con persone d’ingegno e costume che fosse più somigliante e confacevole alle sue nobili ed ingenue qualità: onde stimò di soddisfar pienamente al suo genio l’eleggersi una moglie, che accoppiasse all’esterne doti del corpo quelle dell’animo e virtù morali, qual fu Faustina Figlia del famoso Cavalier Carlo Maratti, chiamata fra le Pastorelle d’Arcadia Aglauro Cidonia, celebre per la sua bellezza, virtù e spirito ne’ concetti delle sue Rime, parte inserite nella Raccolta degli Arcadi, parte in quella di Bologna, ed ultimamente in quella di Venezia fra le Rimatrici viventi.

Le lodi di questa virtuosissima Donna sono state cantate, e pubblicate da più eruditi Accademici, ond’io l’ho giudicate degne d’essere nuovamente impresse antecedentemente alle di lei Rime da me raccolte, e unite a quelle del predetto suo impareggiabile Consorte.

La di lui virtù riceveva da pertutto gli encomi e gli applausi, non tanto perchè in se stessa era di perfetta qualità, ma perchè deferendo esso all’altrui talento, ricambiava largamente quella stima e credito, che riscuoteva dagli altri. Quindi è, che teneva sempre viva e la corrispondenza e l’amore co’ primi letterati d’Italia, de' quali egli non tralasciava di far menzione nelle sue rime, come d’un Alessandro Guidi, d’un Vincenzo da Fili- caia, d’un Girolamo Gigli, e di tanti altri ch’io lascio di raccontare per non fare una lunga istoria: conservando fra i molti più lunga la confidenza ed amicizia coll’abbate Giuseppe Paolucci e col sudetto arciprete Gio. Mario Crescimbeni.

Ma, siccome l’umane cose a vicende o a cambiamento o ad altra Divina irreparabile disposizione soggette sono, non potè lungamente il nostro Zappi nè del bene che si procacciò col suo virtuoso talento, nè raccogliere il frutto di quelle speranze che gli aveva promesso la corte di Roma: poichè nell’età ancor fresca d’anni cinquantadue assalito da una leggiera malattia, che trascuratamente curata divenne mortale, finì di vivere in Roma lì 30 luglio del 1719 e fu sepolto nella Chiesa di S. Maria degli Angioli de’ P. P. Certosini, avendo lasciato dopo di se un figliuolo di tenera età, e d’indole non dissimile a’ suoi genitori. Tralascio qui (per non tessere un lungo catalogo) di nominare i primi letterati d’Europa, che avendo avuta occasione di trattare e carteggiar seco, hanno dimostrato il loro più sensibile dispiacimento della sua morte per mezzo de’ loro funebri componimenti, come prontamente la nostra Arcadia sua diletta ed obbligata per più titoli, (e massime per essere stata difesa e sostenuta, allorchè temeva di perdersi nelle note scissure insorte) non mancò di palesare e col pianto e con le rime quel dolore, che per la perdita del loro amato collega e compastore aveva concepito: osservandosi fra gli altri nelli due seguenti componimenti latini, il primo di Michel Giuseppe Morei, detto fra gli Arcadi Mireo Roffeatico in una Elegia dedicata a monsignor Nicolò Forteguerri; ed il secondo di Claudio Stampa in un’egloga dedicata all’abbate Francesco Cavoni, da cui fu altresì teneramente compianto.

Rime a Tirsi Leucasio

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Indice

Rime ad Aglauro Cidonia

RIME

AD AGLAURO CIDONIA.

Indice

Rime del signor avvocato Giambattista Felice Zappi

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Indice

, CANZONE Alla S. M. Cristianissima di Luigi XIV.

, Canzone

, EGLOGA Tra il Sig. Abbate Giuseppe Paolucci, detto ALESSI, ed il Sig. Avvocato Zappi, detto TIRSI LEUCASIO

, EGLOGA Tra il Sig. Gio. Battista ZAPPI, detto TIRSI LEUCASIO, ed il Sig. Gio. Maria CRESCIMBENI, detto ALFESIBEO CARIO

, Canzonetta

, Canzonetta

, Risposta ad un brindisi dell'abate Crescimbeni, detto Alfesibeo

, Madrigale

, Madrigale

, Scherzo

, Scherzo improvviso

, Cantata

, Madrigale

, Madrigale

, Per Eucrate Agoreo P. A.

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