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Saul

Vittorio Alfieri · 1807 · Free in the US

12,433 words · about 52 min to read

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Author
Vittorio Alfieri
Language
Italian
Published
1807
Length
12,433 words · about 52 min
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Contents (31)

Continue:

Al nobil uomo il signor abate Tommaso Valperga di Caluso

AL NOBIL UOMO IL SIGNOR ABATE DI CALUSO

Da che la morte mi ha privato dell’incomparabile Francesco Gori a voi ben noto, non mi rimane altro amico del cuore, che voi. Quindi non mi parrebbe avere, per quanto io ’l possa, perfettamente compita questa mia tragedia, di cui forse a torto io singolarmente mi vo compiacendo, se ella in fronte non portasse l’amatissimo vostro nome. La dedico dunque a voi, e tanto più volentieri e di cuore, che voi, dotto in molte altre scienze, da tutti siete conosciuto dottissimo nelle sacre carte, delle quali, per la profonda vostra intelligenza della lingua ebraica, bevete al fonte.

Il Saulle perciò, più che ogni altra mia tragedia, si aspetta a voi. Che di buon grado siate per accettarlo, mercè l’amicizia nostra, non dubito: che degno di voi lo stimiate, ardentemente desidero.

Trento, 27 Ottobre, 1784.

Personaggi

SAUL. GIONATA. MICOL. DAVID. ABNER. ACHIMELECH.

soldati israeliti. soldati filistei.

Scena, il campo degli Israeliti, in Gelboè.

Atto primo

Indice atto primo

David

Gionata, David

Micol, Gionata

David, Micol, Gionata

Atto primo SCENA PRIMA

Qui freno al corso, a cui tua man mi ha spinto, Onnipossente Iddio, tu vuoi ch'io ponga? Io qui starò. — Di Gelboè son questi I monti, or campo ad Israel, che a fronte 5Sta dell'empia Filiste. Ah! potessi oggi Morte aver qui dall'inimico brando! Ma, da Saúl deggio aspettarla. Ahi crudo Sconoscente Saúl! che il campion tuo Vai perseguendo per caverne e balze, 10Senza mai dargli tregua. E David pure Era già un dì il tuo scudo; in me riposto Ogni fidanza avevi; ad onor sommo Tu m’innalzavi; alla tua figlia scelto Io da te sposo.... Ma, ben cento e cento 15Nemiche teste, per maligna dote, Tu mi chiedevi: e doppia messe appunto

Io ten recava.... Ma Saúl, ben veggio, Non è in se stesso, or da gran tempo: in preda Iddio lo lascia a un empio spirto: oh cielo! 20Miseri noi! che siam, se Iddio ci lascia? — Notte, su, tosto, all'almo Sole il campo Cedi; ch'ei sorger testimon debb’oggi Di generosa impresa. Andrai famoso Tu, Gelboè, fra le più tarde etadi, 25Che diran: David qui se stesso dava Al fier Saulle. — Esci, Israél, dai queti Tuoi padiglioni; escine, o re: v’invito Oggi a veder, s’io di campal giornata So l’arti ancora. Esci, Filiste iniqua; 30Esci, e vedrai, se ancor mio brando uccida.

Atto primo SCENA II

GIONATA, DAVID. ; GIONATA Oh! qual voce mi suona? odo una voce, Cui del mio cor nota è la via.

; DAVID Chi viene?... Deh, raggiornasse! Io non vorría mostrarmi Qual fuggitivo....

; GIONATA Olà. Chi sei? che fai 5Dintorno al regio padiglion? favella.

; DAVID Gionata parmi.... Ardir. — Figlio di guerra, Viva Israél, son’io. Me ben conosce Il Filisteo.

; GIONATA Che ascolto! Ah! David solo Così risponder può.

; DAVID Gionata....

; GIONATA Oh cielo! 10David,... fratello....

; DAVID Oh gioja!... A te....

; GIONATA Fia vero? Tu in Gelboè? Del padre mio non temi? Io per te tremo; oimè!...

; DAVID Che vuoi? La morte In battaglia, da presso, mille volte Vidi, e affrontai: davanti all’ira ingiusta 15Del tuo padre gran tempo fuggii poscia: Ma il temer solo è morte vera al prode.

Or, più non temo io, no: sta in gran periglio Col suo popolo il re: fia David quegli, Che in securtade stia frattanto in selve? 20Ch’io prenda cura del mio viver, mentre Sopra voi sta degli infedeli il brando? A morir vengo; ma fra l’armi, in campo, Per la patria, da forte; e per l’ingrato Stesso Saúl, che la mia morte or grida.

; GIONATA 25Oh di David virtù! D’Iddio lo eletto Tu certo sei. Dio, che t’inspira al core Sì sovrumani sensi, al venir scorta Dietti un angiol del cielo. — Eppur, deh! come Or presentarti al re? Fra le nemiche 30Squadre ei ti crede, o il finge; ei ti dà taccia Di traditor ribelle.

; DAVID Ah! ch’ei pur troppo, A ricovrar de’ suoi nemici in seno Ei mi sforzava. Ma, se impugnan essi Contro lui l’armi, ecco per lui le impugno, 35Finché sian vinti. Il guiderdon mio prisco Men renda ei poscia; odio novello, e morte.

; GIONATA Misero padre! ha chi l’inganna. Il vile Perfid’Abner, gli sta, mentito amico, Intorno sempre. Il rio demon, che fero

40Gl’invasa il cor, brevi di tregua istanti Lascia a Saúlle almen; ma d’Abner l’arte Nol lascia mai. Solo ei l’udito, ei solo, L’amato egli è: lusingator maligno, Ogni virtù che la sua poca eccede, 45Ei glie la pinge e mal sicura, e incerta. Invan tua sposa ed io, col padre....

; DAVID Oh sposa! Oh dolce nome! ov’è Micol mia fida? M’ama ella ancor, mal grado il padre crudo?...

; GIONATA Oh! s’ella t’ama?... È in campo anch’essa....

; DAVID Oh cielo! 50Vedrolla? oh gioja! Or, come in campo?...

; GIONATA Il padre Ne avea pietade; al suo dolor lasciarla Sola ei non volle entro la reggia: e anch’ella Va pur porgendo a lui qualche sollievo, Benchè ognor mesta. Ah! la magion del pianto 55Ella è la nostra, da che tu sei lungi.

; DAVID Oh sposa amata! A me il tuo dolce aspetto Torrà il pensier d’ogni passata angoscia; Torrà il pensier d’ogni futuro danno.

; GIONATA Ah, se vista l’avessi!... Ebbeti appena 60Ella perduto, ogni ornamento increbbe Al suo dolor: sul rabbuffato crine Cenere stassi; e su la smunta guancia Pianto e pallore; immensa doglia muta, Nel cor tremante. Il dì, ben mille volte, 65Si atterra al padre; e fra i singhiozzi, dice: »Rendimi David mio; tu già mel desti.» Quindi i panni si squarcia; e in pianto bagna La man del padre, che anch’egli ne piange. E chi non piange? — Abner, sol egli; e impera, 70Che tramortita come ell’è si strappi Dai piè del padre.

; DAVID Oh vista! Oh! che mi narri?

; GIONATA Deh! fosse pur non vero!... Al tuo sparire, Pace sparì, gloria, e baldanza in armi: Sepolti sono d'Israello i cori: 75Il Filisteo, che già fanciullo apparve Sotto i vessilli tuoi, fatto è gigante Agli occhi lor, da che non t'han più duce: E minacce soffriamo, e insulti, e scherni, Chiusi nel vallo, immemori di noi. 80Qual maraviglia? ad Israello a un tempo Manca il suo brando, ed il suo senno, David.

Io, che già dietro ai tuoi guerrieri passi Non senza gloria iva nel campo, or fiacca Sento al ferir la destra. Or, che in periglio, A dura vita, e da me lungi io veggo 85Te, David mio, sì spesso; or, più non parmi Quasi pugnar pel mio signor, pel padre, Per la sposa, pe’ figli: a me tu caro, Più assai che regno, e padre, e sposa, e figli....

; DAVID M’ami, e più che nol merto: ami te Dio 90Così....

; GIONATA Dio giusto, e premiator non tardo Di virtù vera; egli è con te. Tu fosti Da Samuél morente in Rama accolto; Il sacro labro del sovran profeta, Per cui fu re mio padre, assai gran cose 95Colà di te vaticinava: il tuo Viver m’è sacro, al par che caro. Ah! soli Per te di corte i rei perigli io temo; Non quei del campo: ma, dintorno a queste Regali tende il tradimento alberga 100Con morte: e morte, Abner la dà; la invia Spesso Saulle. Ah! David mio, t'ascondi; Fintanto almen che di guerriera tromba Echeggi il monte. Oggi, a battaglia stimo Venir fia forza.

; DAVID Opra di prode vuolsi, 105Quasi insidia, celar? Saúl vedrammi Pria del nemico. Io, da confonder reco, Da ravveder qual più indurato petto Mai fosse, io reco; e affrontar pria vo’ l'ira Del re, poi quella dei nemici brandi. — 110Re, che dirai, s’io, qual tuo servo, piego A te la fronte? io di tua figlia sposo, Che di non mai commessi falli or chieggo A te perdono: io difensor tuo prisco, Ch'or nelle fauci di mortal periglio 115Compagno, scudo, vittima, a te m’offro. — Il sacro vecchio moribondo in Rama, Vero è, mi accolse; e parlommi, qual padre: E spirò fra mie braccia. Egli già un tempo Saulle amava, qual suo proprio figlio: 120Ma, qual ne avea mercede? — Il veglio sacro, Morendo, al re fede m’ingiunse e amore, Non men che cieca obbedienza a Dio. Suoi detti estremi, entro il mio cor scolpiti Fino alla tomba in salde note io porto: 125»Ahi misero Saùl! se in te non torni, »Sovra il tuo capo altissima ira pende». Ciò Samuél diceami. — Te salvo Almen vorrei, Gionata mio, te salvo Dallo sdegno celeste: e il sarai, spero:

130E il sarem tutti; e in un Saùl, che ancora Può ravvedersi. — Ah! guai, se Iddio dall’etra Il suo rovente folgore sprigiona! Spesso, tu il sai, nell'alta ira tremenda Ravvolto egli ha coll’innocente il reo. 135Impetuoso, irresistibil turbo, Sterpa, trabalza al suol, stritola, annulla Del par la mala infetta pianta, e i fiori, Ed i pomi, e le foglie.

; GIONATA — Assai può David Presso Dio, per Saúl. Te ne’ miei sogni 140Ho visto io spesso, e in tal sublime aspetto, Ch'io mi ti prostro a’ piedi. — Altro non dico; Né più dei dirmi. Infin ch'io vivo, io giuro Che a ferir te non scenderà mai brando Di Saúl, mai. Ma, dalle insidie vili.... 145Oh ciel!... come poss'io?... Qui, fra le mense, Fra le delizie, e l'armonía del canto, Si bee talor nell'oro infido morte. Deh! chi ten guarda?

; DAVID D'Israéle il Dio, Se scampar deggio; e non intera un'oste, 150Se soggiacer. — Ma dimmi: or, pria del padre, Veder poss'io la sposa? Entrar non debbo Là, fin che albeggi....

; GIONATA E fra le piume aspetta Fors’ella il giorno? A pianger di te meco Viene ella sempre innanzi l’alba; e preghi 155Porgiam qui insieme a Dio, per l’egro padre. Ecco; non lungi un non so che biancheggia: Forse, ch’ella è: scostati alquanto; e l’odi: Ma, se altri fosse, non mostrarti, prego.

; DAVID Così farò.

Atto primo SCENA III

MICOL, GIONATA ; MICOL Notte abborrita, eterna, Mai non sparisci?... Ma, per me di gioja Risorge forse apportatore il Sole? Ahi lassa me! che in tenebre incessanti 5Vivo pur sempre! — Oh! fratel mio, più ratto Di me sorgesti? eppur più travagliato, Certo, fu il fianco mio, che mai non posa. Come posar poss’io fra molli coltri, Mentre il mio ben sovra la ignuda terra, 10Fuggitivo, sbandito, infra covili Di crude fere, insidiato giace? Ahi d'ogni fera più inumano padre!

Saúl spietato! alla tua figlia togli Lo sposo, e non la vita? — Odi, fratello; 15Qui non rimango io più: se meco vieni, Bell’opra fai; ma, se non vieni, andronne A rintracciarlo io sola: io David voglio Incontrare, o la morte.

; GIONATA Indugia ancora; E il pianto acqueta: il nostro David forse 20In Gelboè verrà....

; MICOL Che parli? in loco, Dov’è Saúl, David venirne?...

; GIONATA In loco Dov’è Gionata e Micol, tratto a forza Dal suo ben nato cor fia David sempre. Nol credi tu, che in lui più assai l'amore 25Che il timor possa? E maraviglia avresti, S’ei qui venirne ardisse?

; MICOL Oh ciel! Per esso Io tremerei.... Ma pure, il sol vederlo Fariami....

; GIONATA E s’ei nulla or temesse?... E s’anco L’ardir suo strano ei di ragion vestisse? —

30Men terribil Saúl nell'aspra sorte, Che nella destra, sbaldanzito or stassi In diffidenza di sue forze; il sai: Or, che di David l’invincibil braccio La via non gli apre infra le ostili squadre, 35Saúl diffida; ma, superbo, il tace. Ciascun di noi nel volto suo ben legge, Che a lui non siede la vittoria in core. Forse in punto ei verrebbe ora il tuo sposo.

; MICOL Sì, forse è ver: ma lungi egli è;... deh! dove?... 40E in quale stato?... Oimè!...

; GIONATA Più che nol pensi, Ei ti sta presso.

; MICOL Oh cielo!... a che lusinghi?...

Atto primo SCENA IV

DAVID, MICOL, GIONATA

; DAVID Teco è il tuo sposo.

; MICOL Oh voce!... Oh vista! Oh gioja!... Parlar... non... posso. — Oh maraviglia!... E fia..

Ver, ch'io t'abbraccio?...

; DAVID Oh sposa!... Oh dura assenza!... Morte, s’io debbo oggi incontrarti, almeno 5Qui sto tra’ miei. Meglio è morir, che trarre Selvaggia vita in solitudin, dove A niun sei caro, e di nessun ti cale. Brando assetato di Saúl, ti aspetto; Percuotimi: qui almen dalla pietosa 10Moglie fien chiusi gli occhi miei; composte, Coperte l'ossa; e di lagrime vere Da lei bagnate.

; MICOL Oh David mio!... Tu capo, Termine tu d'ogni mia speme; ah! lieto Il tuo venir mi sia! Dio, che da gravi 15Perigli tanti sottraeati, invano Oggi te qui non riconduce.... Oh quale, Qual mi dà forza il sol tuo aspetto! Io tanto Per te lontan tremava; or per te quasi Non tremo.... Ma, che veggo? in qual selvaggio 20Orrido ammanto a me ti mostra avvolto L’alba nascente? o prode mio; tu ignudo D’ogni tuo fregio vai? te più non copre Quella, ch'io già di propria man tessea, Porpora aurata! In tal squallor, chi mai 25Potria del re genero dirti? All’armi

Volgar guerrier sembri, e non altro.

; DAVID In campo Noi stiamo: imbelle reggia or non è questa: Qui rozzo sajo, ed affilato brando, Son la pompa migliore. Oggi, nel sangue 30De’ Filistei, porpora nuova io voglio Tinger per me. Tu meco intanto spera Nel gran Dio d’Israél, che me sottrarre Può dall’eccidio, s’io morir non merto.

; GIONATA Ecco, aggiorna del tutto: omai qui troppo 35Da indugiar più non parmi. Ancor che forse Opportuno tu giunga, assai pur vuolsi Ir cautamente. — Ogni mattina al padre Venirne appunto in quest’ora sogliamo: Noi spierem, come il governi e prema 40Oggi il suo torbo umore: e a poco a poco Preparando l’andrem, se lieta è l’aura, Alla tua vista; e in un torrem, che primo Null’uomo a lui malignamente narri La tua tornata. Appartati frattanto; 45Che alcun potrìa conoscerti, tradirti; Ed Abner farti anco svenare. Abbassa La visiera dell’elmo: infra i sorgenti Guerrier ti mesci, e inosservato aspetta, Ch’io per te rieda, o mandi....

; MICOL Infra i guerrieri, 50Come si asconde il mio Davíd? qual occhio Fuor dell’elmo si slancia a par del suo? Brando, chi ’l porta al suo simil? chi suona Così nell’armi? Ah! no; meglio ti ascondi, Dolce mio amor, fin che al tuo fianco io torni. 55Misera me! ti trovo appena, e deggio Lasciarti già? ma per brev’ora; e quindi No, mai più, mai, non lascerotti. Or pure Vo’ pria vederti in securtà. Deh! mira; Di questa selva opaca là nel fondo, 60A destra, vedi una capace grotta? Divisa io spesso là dal mondo intero, Te sospíro, te chiamo, di te penso; E di lagrime amare i duri sassi Aspergo: ivi ti cela, infin che il tempo, 65Sia di mostrarti.

; DAVID Io compiacer ti voglio In tutto o sposa. Appien securi andate: È senno in me; non opro a caso; io v’amo; A voi mi serbo: e solo in Dio confido.

Atto secondo

Indice atto secondo

Saul, Abner

Gionata, Micol, Saul, Abner

David, Saul, Abner, Gionata, Micol

Atto secondo SCENA PRIMA

SAUL, ABNER.

; SAUL Bell'alba è questa. In sanguinoso ammanto Oggi non sorge il Sole; un dì felice Prometter parmi. — Oh miei trascorsi tempi! Deh! dove sete or voi? Mai non si alzava 5Saúl nel campo da’ tappeti suoi, Che vincitor la sera ricorcarsi Certo non fosse.

; ABNER Ed or, perchè diffidi, O re? Tu forse non fiaccasti or dianzi La filistea baldanza? A questa pugna 10Quanto più tardi viensi, Abner tel dice, Tanto ne avrai più intera, e nobil palma.

; SAUL Abner, oh! quanto in rimirar le umane Cose, diverso ha giovinezza il guardo, Dalla canuta età! Quand’io con fermo

15Braccio la salda noderosa antenna, Ch’or reggo appena, palleggiava; io pure Mal dubitar sapea.... Ma, non ho sola Perduta omai la giovinezza.... Ah! meco Fosse pur anco la invincibil destra 20D’Iddio possente!... o meco fosse almeno David, mio prode!...

; ABNER E chi siam noi? Senz’esso Più non si vince or forse? Ah! non più mai Snudar vorrei, s’io ciò credessi, il brando, Che per trafigger me. David, ch’è prima, 25Sola cagion d'ogni sventura tua....

; SAUL Ah! no: deriva ogni sventura mia Da più terribil fonte.... E che? celarmi L’orror vorresti del mio stato? Ah! s'io Padre non fossi, come il son, pur troppo! 30Di cari figli,... or la vittoria, e il regno, E la vita vorrei? Precipitoso Già mi sarei fra gl’inimici ferri Scagliato io, da gran tempo; avrei già tronca Così la vita orribile, ch’io vivo. 35Quanti anni or son, che sul mio labro il riso Non fu visto spuntare? I figli miei, Ch’amo pur tanto, le più volte all’ira Muovonmi il cor, se mi accarezzan.... Fero,

Impazíente, torbido, adirato 40Sempre; a me stesso incresco ognora, e altrui; Bramo in pace far guerra, in guerra pace: Entro ogni nappo, ascoso tosco io bevo; Scorgo un nemico, in ogni amico; i molli Tappeti assirj, ispidi dumi al fianco 45Mi sono; angoscia il breve sonno; i sogni Terror. Che più? chi ’l crederia? spavento M’è la tromba di guerra; alto spavento È la tromba a Saúl. Vedi, se è fatta Vedova omai di suo splendor la casa 50Di Saúl; vedi, se omai Dio sta meco. E tu, tu stesso, (ah! ben lo sai) talora A me, qual sei, caldo verace amico, Guerrier, congiunto, e forte duce, e usbergo Di mia gloria tu sembri; e talor, vile 55Uom menzogner di corte, invido, astuto, Nemico, traditore....

; ABNER Or, che in te stesso Appien tu sei, Saulle, al tuo pensiero, Deh, tu richiama ogni passata cosa! Ogni tumulto del tuo cor (nol vedi?) 60Dalla magion di que’ profeti tanti, Di Rama egli esce. A te chi ardiva primo Dir, che diviso eri da Dio? l’audace, Torbido, accorto, ambizíoso vecchio,

Samuél sacerdote; a cui fean eco 65Le sue ipocrite turbe. A te sul capo Ei lampeggiar vedea con livid’occhio Il regal serto, ch’ei credea già suo. Già sul bianco suo crin posato quasi Ei sel tenea; quand’ecco, alto concorde 70Voler del popol d’Israello al vento Spersi ha suoi voti, e un re guerriero ha scelto. Questo, sol questo, è il tuo delitto. Ei quindi D’appellarti cessò d’Iddio l’eletto. Tosto ch’esser tu ligio a lui cessasti. 75Da pria ciò solo a te sturbava il senno: Coll’inspirato suo parlar compieva David poi l'opra. In armi egli era prode, Nol niego io, no; ma servo appieno ei sempre Di Samuello; e più all’altar, che al campo 80Propenso assai: guerrier di braccio egli era, Ma di cor, sacerdote. Il ver dispoglia D’ogni mentito fregio; il ver conosci. Io del tuo sangue nasco; ogni tuo lustro È d’Abner lustro: ma non può innalzarsi 85David, no mai, s’ei pria Saúl non calca.

; SAUL David?... Io l’odio.... Ma, la propria figlia Gli ho pur data in consorte.... Ah! tu non sai. — La voce stessa, la sovrana voce, Che giovanetto mi chiamò più notti,

90Quand’io, privato, oscuro, e lungi tanto Stava dal trono e da ogni suo pensiero; Or, da più notti, quella voce istessa Fatta è tremenda, e mi respinge, e tuona In suon di tempestosa onda mugghiante: 95»Esci Saúl; esci Saulle».... Il sacro Venerabile aspetto del profeta, Che in sogno io vidi già, pria ch’ei mi avesse Manifestato che voleami Dio Re d’Israél; quel Samuéle, in sogno, 100Ora in tutt’altro aspetto io lo riveggo. Io, da profonda cupa orribil valle, Lui su raggiante monte assiso miro: Sta genuflesso Davide a’ suoi piedi: Il santo veglio sul capo gli spande 105L’unguento del signor; con l'altra mano, Che lunga lunga ben cento gran cubiti Fino al mio capo estendesi, ei mi strappa La corona dal crine; e al crin di David Cingerla vuol: ma, il crederesti? David 110Pietoso in atto a lui si prostra, e niega Riceverla; ed accenna, e piange, e grida, Che a me sul capo ei la riponga.... — Oh vista! Oh David mio! tu dunque obbedíente Ancor mi sei? genero ancora? e figlio? 115E mio suddito fido? e amico?... Oh rabbia! Tormi dal capo la corona mia?

Tu che tant’osi, iniquo vecchio, trema.... Chi sei?... Chi n’ebbe anco il pensiero, pera... — Ahi lasso me! ch’io già vaneggio!...

; ABNER Pera, 120David sol pera: e svaniran con esso, Sogni, sventure, visíon, terrori.

Atto secondo SCENA II

GIONATA, MICOL, SAUL, ABNER.

; GIONATA Col re sia pace.

; MICOL E sia col padre Iddio.

; SAUL ... Meco è sempre il dolore. — Io men sorgea Oggi, pria dell'usato, in lieta speme.... Ma, già sparì, qual del deserto nebbia, 5Ogni mia speme. — Omai che giova, o figlio, Protrar la pugna? Il paventar la rotta. Peggio è che averla; ed abbiasi una volta. Oggi si pugni, io ’l voglio.

; GIONATA Oggi si vinca. Speme, o padre, ripiglia: in te non scese

10Speranza mai con più ragione. Il volto Deh! rasserena: io la vittoria ho in core. Di nemici cadaveri coperto Fia questo campo; ai predatori alati Noi lasceremo orribil esca....

; MICOL A stanza 15Più queta, o padre, entro tua reggia, in breve, Noi torneremo. Infra tue palme assiso, Lieto tu allor, tua desolata figlia Tornare a vita anco vorrai, lo sposo Rendendole....

; SAUL ... Ma che? tu mai dal pianto 20Non cessi? Or questi i dolci oggetti sono, Che rinverdir denno a Saúl la stanca Mente appassita? Al mio dolor sollievo Sei tu così? Figlia del pianto, vanne; Esci; lasciami, scostati.

; MICOL Me lassa!... 25Tu non vorresti, o padre, ch'io piangessi?... Padre, e chi l’alma in lagrime sepolta Mi tiene or, se non tu?...

; GIONATA Deh! taci; al padre Increscer vuoi? — Saúl letizia accogli:

Aura di guerra, e di vittoria, in campo 30Sta: con quest’alba uno spirto guerriero, Che per tutto Israél de’ spandersi oggi, Dal ciel discese. Anco in tuo cor, ben tosto, Verrà certezza di vittoria.

; SAUL Or, forse Me tu vorresti di tua stolta gioja 35A parte? me? — Che vincere? che spirto?... Piangete tutti. Oggi, la quercia antica, Dove spandea già rami alteri all'aura, Innalzerà sue squallide radici. Tutto è pianto, e tempesta, e sangue, e morte: 40I vestimenti squarcinsi; le chiome Di cener vil si aspergano. Sì, questo Giorno, è finale; a noi l’estremo, è questo.

; ABNER Già più volte vel dissi: in lui l’aspetto Vostro importuno ognor sue fere angosce 45Raddoppia.

; MICOL E che? lascierem noi l'amato Genitor nostro?

; GIONATA Al fianco suo, tu solo Starti pretendi? e che in tua man?...

; SAUL Che fia? Sdegno sta su la faccia de’ miei figli? Chi, chi gli oltraggia? Abner, tu forse? Questi 50Son sangue mio; nol sai?... Taci: rimembra....

; GIONATA Ah! sì; noi siam tuo sangue; e per te tutto Il nostro sangue a dar siam presti....

; MICOL O padre, Ascolto io forse i miei privati affetti, Quand’io lo sposo a te richieggo? Il prode 55Tuo difensore; d’Israél la forza, L’alto terror de’ Filistei ti chieggo. Nell’ore tue fantastiche di noja, Ne’ tuoi funesti pensieri di morte, David fors’ei non ti porgea sollievo 60Col celeste suo canto? or di’: non era Ei; quasi raggio alle tenébre tue?

; GIONATA Ed io; tu il sai, se un brando al fianco io cinga; Ma; ov’è il mio brando, se i sonanti passi Del guerrier dei guerrier norma non danno 65Ai passi miei? Si parlería di pugna, Se David qui? vinta saría la guerra.

; SAUL Oh scorsa etade!... Oh di vittoria lieti

Miei gloríosi giorni!... Ecco, schierati Mi si appresentan gli alti miei trionfi. 70Dal campo io riedo, d’onorata polve Cosperso tutto, e di sudor sanguigno: Infra l’estinto orgoglio, ecco, io passeggio; E al signor laudi.... Al signor, io?... Che parlo?... — Ferro ha gli orecchi alla mia voce Iddio; 75Muto è il mio labro.... Ov’è mia gloria? dove, Dov’è de’ miei nemici estinti il sangue?...

; GIONATA Tutto avresti in Davíd....

; MICOL Ma, non è teco Quel David, no: dal tuo cospetto in bando Tu il cacciavi, tu spento lo volevi.... 80David, tuo figlio; l’opra tua più bella; Docil, modesto; più che lampo ratto Nell’obbedirti; ed in amarti caldo, Più che i proprj tuoi figli. Ah! padre, lascia....

; SAUL Il pianto (oimè!) su gli occhi stammi? al pianto 85Inusitato, or chi mi sforza?... Asciutto Lasciate il ciglio mio.

; ABNER Meglio sarebbe Ritrarti, o re, nel padiglione. In breve Presta a pugnar la tua schierata possa

Io mostrerotti. Or vieni; e te convinci, 90Che nulla è in David....

Atto secondo SCENA III

DAVID, SAUL, ABNER, GIONATA, MICOL. ; DAVID La innocenza tranne.

; SAUL Che veggio?

; MICOL Oh ciel!

; GIONATA Che festi?

; ABNER Audace....

; GIONATA Ah! padre...

; MICOL Padre, ei m’è sposo; e tu mel desti.

; SAUL Oh vista!

; DAVID Saúl, mio re; tu questo capo chiedi; 5Già da gran tempo il cerchi; ecco, io tel reco; Troncalo, è tuo.

; SAUL Che ascolto?... Oh David,... David! Un Iddio parla in te: qui mi t’adduce Oggi un Iddio....

; DAVID Sì, re; quei, ch’è sol Dio; Quei, che già in Ela me timido ancora 10Inesperto garzon spingeva a fronte Di quel superbo gigantesco orgoglio Del fier Goliatte tutto aspro di ferro: Quel Dio, che poi su l’armi tue tremende A vittoria vittoria accumulava: 15E che, in sue mire imperscrutabil sempre, Dell’oscuro mio braccio a lucid’opre Valer si volle: or sì, quel Dio mi adduce A te, con la vittoria. Or, qual più vuoi, Guerriero, o duce, se son io da tanto, 20Abbimi. A terra pria cada il nemico: Sfumino al soffio aquilonar le nubi, Che al soglio tuo si ammassano dintorno: Men pagherai poscia, o Saúl, con morte. Nè un passo allora, nè un pensier costarti 25Il mio morir dovrà. Tu, re, dirai: David sia spento: e ucciderammi tosto Abner. — Non brando io cingerò nè scudo; Nella reggia del mio pieno signore A me disdice ogni arme, ove non sia

30Pazíenza, umiltade, amor, preghiere, Ed innocenza. Io deggio, se il vuol Dio, Perir qual figlio tuo, non qual nemico. Anco il figliuol di quel primiero padre Del popol nostro, in sul gran monte il sangue 35Era presto a donar; nè un motto, o un cenno Fea, che non fosse obbedíenza: in alto Già l’una man pendea per trucidarlo, Mentre ei del padre l’altra man baciava. — Diemmi l’esser Saúl; Saúl mel toglie: 40Per lui s’udía il mio nome, ei lo disperde: Ei mi fea grande, ei mi fa nulla.

; SAUL Oh! quale Dagli occhi antichi miei caligin folta Quel dir mi squarcia! Oh qual nel cor mi suona!... — David, tu prode parli, e prode fosti; 45Ma, di superbia cieco, osasti poscia Me dispregiar; sovra di me innalzarti; Furar mie laudi, e ti vestir mia luce. E s’anco io re non t’era, in guerrier nuovo, Spregio conviensi di guerrier canuto? 50Tu, magnanimo in tutto, in ciò non l’eri. Di te cantavan d'Israél le figlie: »Davidde, il forte, che i suoi mille abbatte; »Saúl, suoi cento.» Ah! mi offendesti, o David, Nel più vivo del cor. Che non dicevi?

55»Saúl, ne’ suoi verdi anni, altro che i mille, »Le migliaja abbatteva: egli è il guerriero; »Ei mi creò.»

; DAVID Ben io ’l dicea; ma questi, che del tuo orecchio già tenea le chiavi, Dicea più forte: »Egli è possente troppo 60 »David: di tutti in bocca, in cor di molti; »Se non l’uccidi tu, Saúl, chi’l frena?» — Con minor arte, e verità più assai, Abner, al re, che non dicevi? »Ah! David »Troppo è miglior di me; quindi io lo abborro; 65 »Quindi lo invidio, e temo; e spento io ’l voglio.»

; ABNER Fellone; e il dì, che di soppiatto andavi Co’ tuoi profeti a susurrar consigli; Quando al tuo re segreti lacci infami Tendevi; e quando a’ Filistei nel grembo 70Ti ricovravi; e fra nemici impuri Profani dì traendo, ascose a un tempo Pratiche ognor fra noi serbavi: or questo, Il dissi io forse? o il festi tu? Da prima, Chi più di me del signor nostro in core 75Ti pose? A farti genero, ch’il mosse? Abner fu solo....

; MICOL Io fui: Davide in sposo

Io dal padre l’ottenni; io il volli; io, presa Di sue virtudi. Egli il sospir mio primo, Il mio pensier nascoso; ei la mia speme 80Era; ei sol, la mia vita. In basso stato Anco travolto, in povertà ridotto, Sempre al mio cor giovato avria più David, Ch’ogni altro re, cui l’oríente adori.

; SAUL Ma tu, David, negar, combatter puoi 85D’Abner le accuse? Or, di’: non ricovrasti Tra’ Filistei? nel popol mio d’iniqua Ribellíone i semi non spandesti? La vita stessa del tuo re, del tuo Secondo padre, insidíata forse 90Non l’hai più volte?

; DAVID Ecco; or per me risponda Questo, già lembo del regal tuo manto. Conoscil tu? Prendi; il raffronta.

; SAUL Dammi. Che veggio! è mio; nol niego.... Onde l’hai tolto?...

; DAVID Di dosso a te, dal manto tuo, con questo 95Mio brando, io stesso, io lo spiccai. — Sovvienti D’Engadda? Là, dove tu me proscritto Barbaramente perseguivi a morte;

Là, trafugato senza alcun compagno Nella caverna, che dal fonte ha nome, 100Io m’era: ivi, tu solo, ogni tuo prode Lasciato in guardia alla scoscesa porta, Su molli coltri in placida quíete Chiudevi al sonno gli occhi.... Oh ciel! tu, pieno L’alma di sangue e di rancor, dormivi? 105Vedi, se Iddio possente a scherno prende Disegni umani! ucciderti, a mia posta, E me salvar potea, per altra uscita: Io il potea; quel tuo lembo assai tel prova. Tu re, tu grande, tu superbo, in mezzo 110A stuol d’armati; eccoti in man del vile Giovin proscritto.... Abner, il prode, ov’era, Dov’era allor? Così tua vita ei guarda? Serve al suo re così? Vedi, in cui posto Hai tua fidanza; e in chi rivolto hai l’ira. — 115Or, sei tu pago? Or, l’evidente segno Non hai, Saúl, del cor, della innocenza, E della fede mia? non l’evidente Segno del poco amor, della maligna Invida rabbia, e della guardia infida 120Di questo Abner?...

; SAUL Mio figlio, hai vinto;... hai vinto. Abner, tu mira; ed ammutisci.

; MICOL Oh gioja!

; DAVID Oh padre!...

; GIONATA Oh dì felice!

; MICOL Oh sposo!...

; SAUL Il giorno, Sì, di letizia, e di vittoria, è questo. Te duce io voglio oggi alla pugna: il soffra 125Abner; ch’io ’l vo’. Gara fra voi non altra, Che in più nemici esterminare, insorga. Gionata, al fianco al tuo fratel d’amore Combatterai: mallevador mi è David Della tua vita; e della sua tu il sei.

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