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ct ct ct ct QUAL’È L’INFLUENZA DELLE METEORE SULLA VEGETAZIONE, E QUALI CONSEGUENZE PRATICHE POSSONO RICAVARSI RELATIVAMENTE A QUEST’OGGETTO, DALLE DIFFERENTI OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE SIN ORA FATTE:
ct ct Preposto della SS. Trinità, Membro dei Collegj di Teologia, e di Filosofia, Professor d’Astronomia Geografia e Meteorologia, Pensionato dell’Accademia delle Scienze, in Padova; Membro delle celebri Accademie di Bologna, di Berlino, di Pietroburgo, di Londra, di Napoli, e delle Società, Meteorologica Palatina di Manheim, Patriotica di Milano, Ollandese stabilita in Harlem, economiche ed agrarie di Udine, Spalato, Corrispondente della S.R. di Montpellier, ec.
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Ai lettori
ct uesta Memoria ebbe la fortuna di venire universalmente gradita: Ella è comparsa in quasi tutte le Lingue colte d’Europa, anche ultimamente in Ispagnuolo: Ella fu eccitatrice di questi studj, servì d’esempio, e di norma ad Opere simili, come al Signor Dottor Medico di Arrhas, com’egli si protesta nella sua Memoria coronata dall’Accademia di Brusselles 1778 sul Problema della Meteorologia applicata alla Medicina, e all’Agricoltura; ed una delle maggiori Opere di questo tempo sarà certamente riconosciuta quella dell’Accademia Palatina, dedicata unicamente allo studio della Meteorologia, fondata su di questi principj, abbracciando le Osservazioni dell’Europa, per non dir della Terra tutta, siccome fanno fede i tre grandi Volumi da essa finor pubblicati.
Ora, esaurita da molto tempo la precedente Edizione Italiana, se ne sarebbe data molto prima una nuova, se l’Autore avesse avuto il comodo di applicarvi, per quelle aggiunte, che avrebbe creduto utili di farvi. Desiderava inoltre di fare un nuovo decennio di Osservazioni per riformare il Calendario Meteorologico, che forma un’oggetto principale di questa Memoria. Si dà dunque ora così riformato, ed accresciuto anche di qualche Colonna nuova. Si vede riscontrarsi assai concordemente nei giorni delle pioggie, dei venti, dei tuoni, delle gragnuole, cogli antichi Calendarj di , di , di , ed altri. La ragione è, che la serie di queste Meteore dipende da cagione universale, che è il graduato incremento, e decremento del calore del Sole, che tende a caricare, o scaricare, l’Atmosfera di Vapori, e produrre in conseguenza tali e tali Meteore, secondo le successive stagioni. Si può credere anche, che queste Meteore, in vigor della causa stabilita, arriverebbero in giorni quasi fissi dell’Anno, e con grado a poco a poco presso pari di forza. Ma perchè non è il Sole solamente che agisce sulla Terra, e sull’Atmosfera, ma che ci ha parte la Luna, e forse anche i Pianeti; perciò le Meteore variano, nei successivi anni, di giorni, e gradi. Perciò mentre l’inclinazione de’ giorni indicata dal Calendario Generale seconda quanto può l’impressione Solare, le mutazioni di tempo pertanto debbono piuttosto attendersi dai Punti Lunari, marcati di anno in anno nel . Resterà per tanto questo Calendario, lavoro di sessantun’anni, come un monumento a questo Paese, per il quale è stato compilato.
Un’altro non meno laborioso lavoro è stato il Calendario Termometrico, che in quattro Colonne indica il grado medio del calore, la Mattina (all’ora del maggior freddo), al Meriggio (in camera calda Meridionale), a Vespero (all’ora del maggior caldo), col grado medio di tutti questi in casa, o, fuori, a tutte l’esposizioni a tutte le ore per tutti i giorni dell’Anno.
Anche si è aggiunta una Tavola curiosa, che marca li gradi del sommo freddo, e del sommo caldo, che si è fatto realmente sentire in ciascuno di questi anni sessantuno. Sia lode ai nostri valorosi Vecchi , e , che ci hanno lasciate queste utili Osservazioni.
In questo decennio sonosi anche prodotte nuove Dottrine, che illustrano, o confermano le sentenze del Testo. Queste si troveranno opportunamente applicate quà, e là, per lo più in forma di Note.
Gradite le nostre tenui fatiche, e siate felici.
Epistola dedicatoria della prima edizione
ct ct ct ct ct ct eputato dalla sapienza del Senato Veneto questo Eccellentissimo Magistrato alla nobilissima presidenza delle Lettere e degli Studj, siccome da Esso qual fonte, ogni progresso e vantaggio nelle scienze istesse deriva, così ogni letteraria produzione dovrebbe essere al Medesimo riferita e consecrata, spezialmente se nata sia nella diletta sua Università dello Studio di Padova. Questo tributo, con trepidazione invero, attesa la gravità del Magiftrato e la scarsazza de’ miei talenti, ma con viva riconoscenza, ho io sempre pagato colla divota dedica delle mie fatiche in passato. Questa volta mi presento all’Eccellenze Vostre con qualche sorta di maggior coraggio, offerendo una mia fatica premiata da un’illustre Accademia di Francia. Reputo invero mia sorte producendola, d’incontrare Mecenati così nobili, Giudici tanto illuminati e se deve essermi stato di compiacenza il giudizio favorevole d’un’Accademia estera, molto più prezioso mi sarà, se l’ottengo, il compatimento di chi così luminosamente rappresenta il benefico mio Principe.
Prefazione
ct e facoltà e le arti tutte, avendo com’è noto, due parti: la teorica e la pratica, per essere operative, dovrebbero camminar tra loro sempre unitissime quasi anima e corpo, non mai disgiunte. La teorica sola rischia di fabbricare sopra dei supposti negati dalla natura, e di abbracciare invece di giunone la nube. La pratica, per difetto di lumi, o resta in un cieco meccanismo e in una servile imitazione senza mai nulla creare di nuovo, o perfezionare di vecchio, o fa degli sforzi vani, come tante volte accaduto si vede, colla produzione di macchine inutili e dispendiosissime, coi tentativi del moto perpetuo, non da altri che gente rozza e meccanica creduto possibile.
Se mai però una parte sola ed isolata vale qualche cosa, questa è la teorica, che infine è l’anima d’ogni arte. Così finchè la navigazione era in mano degl’ignari piloti, non fu per molti secoli che un mestiere materiale; ma dopo che gli astronomi vi prestarono i lumi loro, le navi valicarono arditamente l’oceano è ritornarono trionfanti dal giro del globo; ed i , gli , i , i , i , perfezionando l’architettura navale, la manovra, il pilotajo, l’ancora, ed altre parti; crearono della navigazione una nuova scienza. E sempre quando alla pratica delle cose si aggiugne il lume della scienza e la specolazione degl’ingegni solidi, possonsi aspettare invenzioni nuove ed accrescimenti utilissimi per la vita e per lo stato. Così è fondata l’arte del commercio, e la scienza della pubblica economia, l’arte della guerra: e così, per parlare di soggetti più tenui, il entrando nelle arti delle fornaci, delle fucine, della villa, discoprì i secreti della porcellana, del ferro bianco, di far nascere i polli colla stufa, di salvare gli alveari colto il melle, ed altri inestimabili ritrovati.
L’Agricoltura parimenti, fin che resta in mano del semplice e povero contadino, condannato alla gleba, non può mai sorgere, nè esser altro, se non che, come accennai, una cieca imitazione di pratiche materiali, nè si può, nè si deve aspettare, o esigere di più, da persone occupate nel lavoro, senza educazione, senza lumi, senza mezzi, senza soccorsi. Ella non può acquistare aumenti grandi, se non col presidio delle scienze, diventando ella stessa una scienza. Ella è infatti tale, il ramo più bello e più utile della Fisica.
La Fisica generale, la Chimica, la Botanica, l’Istoria Naturale sono quelle, che più sono aver influenza nell’Agricoltura e perciò hanno anche il primo diritto, e il primo dovere, di contribuire a illuminarla ed aumentarla. L’Astronomia, e la Meteorologia viene in parte supplita dalla comune, sebben oscura, osservazione, e da una specie di tradizione popolare. Che se, quanto le meteore influiscono sui prodotti della terra altrettanto la Meteorologia potesse ajutare l’arte istessa della campagna; questa avrebbe il luogo avanti di tutte; poichè, siccome lo dice un antico proverbio, non è realmente la terra tanto, quanto la qualità delle stagioni, quella che porta i frutti.
Or dacchè una volta dell’Agricoltura si è formata una scienza qual deve essere; quando per essa unicamente sonosi istituite Cattedre ed Accademie, come con sapienza ha fatto il Senato Veneto, e tanti altri Principi, allora è quando, senza vitupero e danno, non possono essere da essa le nominate scienze trascurate ed escluse. nella prefazione de’ suoi libri d’Agricoltura, diffida di poter nella sua vita esaurire questa immensa disciplina: ed avendo enu- merato le cognizioni naturali cosmografiche, e meteorologiche, necessarie a un illuminato agricoltore, conchiude che senza sommi lumi d’ingegno e di scienza squisitissima non si potrebbe mai conseguire quest’arte.
Or dunque ogni scienza, ogni professione contribuisca per la sua parte quanto può somministrare di lumi a quest’arte divina della campagna. Io dal mio canto, per quello spetta all’Astronomia, e molto più alla Meteorologia ho procurato di prestare con questo Trattato quanto la mia professione poteva coi mezzi presenti e colla misura delle mie tenui forze produrre.
Sono ormai cinque anni, dall’epoca incirca della istituzione delle Accademie d’Agricoltura in questo Serenissimo Dominio, ch’io travaglio indefessamente per illustrare la per lo innanzi oscurissima materia delle meteore; e sempre ho procurato di dirigere que sti studj al beneficio degli uomini e in particolare all’uso dell’Agricoltura, come si vede nel ove ho abbozzato tutti questi pensieri, nel che da tre anni ho fatto pubblicare per uso de’ coltivatori, ed in altre mie stampe.
Ultimamente la Società Reale delle scienze di Montpellier avendo proposto il Problema dell’Applicazione della Meteorologia all’Agricoltura, mi porse motivo di trattare questa materia e di ridurre il mio sistema, qualunque sia, a quella perfezione che fin ora per me poteva ottenere.
La Società Reale avendo premiata questa Memoria ed avendola stampata nell’Idioma Francese, in cui l’ho scritta; per uso della nazione nostra, e principalmente delle nostre Accademie, ho creduto doverla produrre anche in Italiano, in questo frattempo accresciuta e meglio perfezionata.
Io non darò a questo trattato, nè per il lavoro mio, nè per il profitto dell’Agricoltura, più d’importanza di quello meriti. Se tal libro mancava all’Agricoltura, e se soddisfa, come la proposizione e il giudizio dell’Accademia il comprova, non deve essere spregiato. Per altro ognuno contribuisca, come dissi, quello che la sua professione porta, che sarà forse di maggior momento. Io per me ho procurato di far il dover mio e come professore, e come accademico.
Il trattato di Meteorologia applicata all’Agricoltura che esibisco, contenendo tutto quello che può aver relazione a questo soggetto, fin che non esca di meglio, potrà servire a’ coltivatori nostri per una spezie di codice meteorologico campestre. Ma per l’uso maggiore si richiede qualche cosa di più.
Il mio Libro dimostra fin dove si possono estendere le congetture ragionevoli sulle stagioni e su i tempi: io le ho condotte a indicare in certo modo le qualità degli anni, dei mesi, dei giorni e fin quasi delle are. Ma bisogna applicare questi principj al particolare di ciascun anno, e ridurre la cosa a portata del popolo. A tal oggetto serve l’Almanacco, o , quale per prova si è da me assaggiato negli anni addietro, e di cui l’Accademia approva il progetto; che in piccola mole, di poco prezzo, dimostri i punti di osservazione, e insegni anche il metodo di far l’osservazioni mateorologiche. Questo Almanacco si cercherà che esca con miglior forma e correzione degli anni passati; lo stampatore istesso di questo libro ne averà cura.
Per l’estenfione poi della scienza, non saprei a bastanza raccomandare la continuazione e moltiplicazione delle osservazioni meteorologiche a chiunque ne sia a portata, ma particolarmente alle Accademie d’Agricoltura. Queste dovrebbero procurare, che alcuni de’ membri loro sparsi per la campagna, (e dovrebber prendervi parte anche li Curati) nei loro di- stretti facessero le osservazioni Botanico-meteorologiche, come si vede praticato dalle Accademie di Parigi, di Berna, ed altre; notando cioè il progresso e gli accidenti dei prodotti della terra in confronto delle meteore e delle stagioni, perchè così se ne vedrebbe l’effetto. Tutte queste osservazioni raccolte dovrebbero discutersi redigersi e pubblicarsi di anno in anno, e a capo di molti anni; che felici noi se così avessero operato i nostri maggiori. Se a me alcuno volesse indrizzarle, mi farà grazia, ne farò uso colla dovuta lode all’autore. In particolare prego chiunque trovasse Memoria di accidenti notabili nell’aria e nella terra, temporali, gragnuole, nebbie siccità, umidità, sterilità o abbondanza di annate e d’altri fenomeni particolari, colle circostanze più minute, che si possono avere, del luogo e del tempo (poichè importa di saper tutto se fi può in dettaglio) io lo prego, dico, di parteciparlo; poichè tutto serve di lume o per una vista, o per un’altra. Il Calendario Generale al fine di questo libro ne può esser indicio.
Non posso terminare senza adempire un dovere, ed è quello di attestare di nuovo la riconoscenza che devo alla Memoria dell’immortale Signor Marchese , senza le cui osservazioni meteorologiche di quarant’anni, favoritemi dalla gentilezza delli nobili suoi Figli, io non avrei potuto eseguire, nè pure intraprendere o concepire quest’opera.
Introduzione
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ct a Società Reale delle Scienze di Montpellier, proponendo questo Problema: Qual è l’influenza delle Meteore sulla vegetazione, e quali conseguenze pratithe rapporto a quest’oggetto si possano ricavare dalle diverse osservazioni Meteorologiche sin ora fatte: abbraccia, come si vede, due questioni, l’una teorica, l’altra pratica, mirando insieme ad aumentare le cognizioni, e ad estenderne gli usi, per l’utilità e felicità degli uomini. Il Problema ben risolto sodisferebbe egualmente a questo doppio oggetto: Ma, per non dissimulare, pare difficile di riuscirvi pienamente. Poichè, rapporto alla teoria, la natura della vegetazione e delle meteore, come di tanti altri oggetti di Fisica, ci è in fondo incognita, e non lo sarà forse che per troppo lungo tempo. Per ciò che spetta alla pratica, è da temere, che noi non abbiamo ancora una sufficiente provvisione di osservazioni meteorologiche e campestri, per cavarne delle regole fondate ad uso dell’Agricoltura.
Non ostante quest’illustre Compagnia, animata sempre dal nobil zelo della sua instituzione, invita i Filosofi a fare degli sforzi. Confesso, che quando per caso trovai annunziato questo Problema, io ne concepit un gran piacere, lusingandomi che per tal occasione vedrei da qualche valente Fisico illustrata una materia, di cui m’occupo per gusto, e anche per professione. Eccitato però insieme dallo stesso gusto, benchè ritenuto dalla cognizione de’ miei deboli lumi, avendo in potere una serie d’osservazioni meteorologiche, di cui credo difficile trovarne una eguale, ho preso anch’io coraggio di tentare qualche cosa; e benchè il tempo fosse assai ristretto per il bisogno, mi sono affrettato ad abbozzare questo Saggio di Meteorologia applicata all’Agricoltura, che sembra rispondere alle viste del Problema proposto, e che oso perciò presentare alla Società Reale.
Come nella Prima Parte, a riserva di qualche mio pensiere particolare, io non credo aver avanzato gran cose, che un Fisico esercitato ed instrutto delle materie che vuol trattare, non avesse potuto maneggiar egualmente, e meglio di me; così nella Seconda Parte, che riguarda la pratica, non già per li miei talenti, ma per il soccorso di tante osservazioni, io mi lusingo di aver toccato de’ risultati degni di qualche attenzione. Ma, giusto a cagione della loro novità, ho motivo di diffidarmene; e per questo appunto io li propongo tanto più volontieri ad un tribunale così illuminato per essere giudicati.
In ogni altra occasione potrei implorar grazia sull’imperfezione della mia Opera; ma in questo caso non, v’è luogo alla grazia, dovendo essere giudicata. Solamente mi lusingo, che si perdonerà facilmente ad uno straniero i difetti di stile, o per meglio dire, i falli di lingua. E senza dubbio l’Accademia penserà piuttosto a pesare il senso intrinseco delle cose, che al vestito delle parole.
Parte prima
fi ct ct ’influenza delle Meteore sulla vegetazione è tanto grande, che si può dire in una parola, che senza le meteore non vi sarebbe vegetazione. Per meteore intendo non solamente ciò che si genera nell’aria, le pioggie, i venti, le nebbie ec. ma ancora l’elemento isteffo dell’aria, con tutte le sue qualità generali, tutte le sue affezioni, impressioni, emanazioni che possono venirle dal cielo, come il calor del sole ec. In questo senso la reciproca comunicazione, che passa tra la terra e l’atmosfera, non può esser più evidente: poichè, siccome senza i vapori e l’esalazioni della terra non vi sarebbero meteore nell’aria, del pari senza le meteore, la terra non produrrebbe nulla, almeno di vivente. Per soddisfare al Problema proposto bisogna sviluppare provare, ed illustrare quest’ultima proposizione. Io tratterò dunque in questa Prima Parte dell’influenza che l’atmosfera ha sulla veetazione, 1.° per mezzo delle sue qualità generali, 2.° per mezzo delle meteore particolari, 3.° per la distribuzione delle sue impressioni nelle successive stagioni dell’anno.
Parte prima - Capitolo primo
ct ct a presenza dell’aria è tanto necessaria agli animali, e ancor più ai vegetabili, che senza di essa non potrebbero nè vivere nè nascere. Io dico ancora più ai vegetabili; poichè il feto si forma e vive nella matrice, o nell’ovo, senza respirare, mentre che per molte esperienze si sa, che molti grani non germogliano nel vuoto, e quelli che vi germogliano periscono in breve tempo: ma se si lascia entrar l’aria nel recipiente, quelli che non avevano germogliato, levano presto, e prontamente crescono, Parimenti nel vuoto, e nell’acqua spogliata d’aria, le piante periscono, come i pesci. All’opposto, molte semenze germogliano senza terra, nelle limature di ferro, purchè godano del benefizio dell’aria con un poco d’umido, crescono, prosperano, portano fiori e frutti: testimonio l’erbe, le piante, gli alberi stessi, che non hanno radici se non nelle muraglie, nelle fissure delle pietre vive, anche sotto coperto, ove non traggono certamente alimento se non dall’aria. In generale si può comprendere, quanto contribuisca l’aria alla vita delle piante, riflettendo, che le circonda, e le preme da tutte le parti, le affetta col suo peso, col suo elaterio, col suo calore, colla sua umidità, secchezza ec. Ma più immediatamente ancora, l’aria concorre a nutrir le piante colle sostanze che contiene, e che loro porge in alimento. Ciò dimanda d’esser meglio dettagliato.
Atmosfera significa la sfera de’ vapori, e dell’esalazioni; ciò è che una prodigiosa quantità di particelle si distacca continuamente dalla superficie dell’ acque, di tutta la terra, di tutti i corpi, sopra tutto de’ vegetabili, e degli animali, per il calor del sole, per li fuochi sotterranei, per le fermentazioni, massimamente per l’azione del fluido elettrico. Tutti questi corpicelli elevandosi, vanno a mescolarsi coll’aria, che per ciò chiamò con ragione il gran mare, l’oceano, dove vanno a terminare tutte le correnti di tutti i vapori, ed aliti della terra. Quivi, se bene in questo gran caos facciasi un’infinita confusione di tutte queste materie volatili, non ostante è da credere, che li corpicelli d’ogni specie ritengano la propria loro natura; per esempio le particelle acquose la natura dell’acqua, le saline del sale ec. e parlando dell’emanazioni delle piante, è probabile, che esse ritengano la loro natura vegetabile non solo, ma ancora il proprio carattere di ciascuna pianta; poichè, come colla distillazione si estraggono l’essenze di rosa, di garofano, di menta, d’altri semplici, fermando col coperchio del lambico gli spiriti che sarebbero dissipati nell’aria, in simil guisa gli spiriti, che si spandono per l’aria per mezzo dell’evaporazione naturale, non è da dubitare, che non sieno veri spiriti, per esempio di rosa, di menta, di garofano ec. Gli odori lo provano; per esempio, quando a molte miglia di distanza in mare sintesi la fragranza delle piante aromatiche all’Isole Moluche.
Almeno si accorderà ciò, che non si può negare, che tutte le parti le più fine, le più sottili, le più volatili delle piante, presto o tardi, o per la traspirazione continua, o per l’ultima dissoluzione volano nell’aria, e che quivi ritengono almeno una gran disposizione per rientrare nello stato, in cui erano poco fa, di esser vegetabile, certamente con maggior facilità che altre materie straniere, crude, grosse, indigeste.
Si accorderà ancora senza difficoltà un’altra co- sa; che ogni corpo che si nutrisce, deve essersi nutrito delle sostanze che contiene, o di cui è composto; e che è composto delle sostanze, nelle quali per la sua distruzione finale si risolve.
Io non dirò già, che l’analisi chimica possa mostrarci chiaramente tutti i diversi ingredienti che entrano nella composizione d’un corpo naturale, o artificiale: la nostra arte non arriva forse a graduare le sue operazioni in maniera di non confondere le decomposizioni. Ma parlando delle piante, e anche degli animali, che si faccia la loro decomposizione coll’arte chimica o colla soluzione naturale, le specie sommarie delle sostanze che ne caviamo sono le seguenti: 1.° delle parti solide d’una terra fissa che sembra formar la base di tutti i corpi viventi; 2.° delle parti sottili e volatili, sensibili almeno al gusto e all’odorato, che sembrano esser le vere forme sostanziali, le anime delle piante; queste, essendo leggiere e volatili, vanno tutte nell’aria; 3.° molta acqua: serve essa di veicolo alle parti fisse, e di glutine alle parti volatili; perciò l’acqua esce la prima, senza di che non si farebbe dissoluzione. Io non parlo nè dell’aria, nè del fuoco che probabilmente si fissano nelle piante, e che certamente appartengono all’atmosfera.
Ora, affine che le piante possano germogliare nutrirsi e crescere, vi vuole il concorso di questi elementi. Se la terra somministra le parti fisse, la parte umida e ’a spiritosa certamente viene tutta dall’atmosfera, benchè forse nell’origine la prima sorgente ne sia stato il caos confuso della terra.
Supponiamo un suolo esaurito per una lunga serie di produzioni, come arriva in fine ai fondi più grassi: vediamo, come l’industria del coltivatore si regola per introdurvi di nuovo la fertilità. Due maniere vi sono di migliorare le terre esauste; i concimi, e i lavori. Cosa vuol dire concimare, o ingrassare le terre? vuol dire introdurvi un nutrimento abbondante e proprio per le piante; i concimi lo somministrano, ecco come. I concimi di qualunque specie non sono altro che sostanze di vegetabili putrefatti, o consumati, come le ceneri, la fuligine de’ camini, gli escrementi, e le parti degli animali (i quali in ultima vengono a nutrirsi tutti di vegetabili, anche i carnivori) o pure di terre composte delle parti disciolte degli animali, e de’ vegetabili, come le marne, le torbe, i fanghi, i terruzzi ec.
I fondi si esauriscono a forza di nutrir piante, perchè? Perchè spendono a poco a poco tutta quella sostanza propria a convertirsi in pianta che contenevano. Questo solo basterebbe a convincerci, che tutte le piante non si nutriscono promiscuamente d’ogni terra, d’ogni succo comune. Comunque sia, la terra non fruttifica più, se non le vengono restituite quelle sostanze vegetabili, che avea perdute, o di simili: i concimi contengono queste stesse sostanze, e per questo fertilizzano le terre.
Ma gl’ingrassi non sarebbero d’alcun profitto alla terra, senza le benigne influenze dell’atmosfera, vale a dire, se la terra non ricevesse dall’aria l’umido, e lo spirito, che forma l’anima della vegetazione. Questo è lo scopo dell’altra parte della coltura, che consiste in moltiplicare i lavori, voltare, rivoltare, dividere, triturare, polverizzare le terre senza queste operazioni i concimi non sarebbero quasi niente; ma senza i concimi, i lavori fanno molto, moltissimo; e v’è qualche sistema celebre d’agricoltura, che non richiede se non questo. In che consiste dunque il benefizio de’ lavori? Eccolo.
La terra voltata, divisa, e triturata, riceve prima meglio l’acqua delle pioggie, delle rugiade, delle nevi, e dell’altre meteore umide; in secondo luogo assorbe insensibilmente gli elementi fecondi, sparsi, come si è detto, in sì grande abbondanza dell’atmosfera. Io non dirò, che ogni specie di terra fissa attragga quella specie di spiriti, che le sono proprj ed omogenei, ciò non sarebbe assurdo, queste affinità tra sostanze e sostanze essendo cognitissime in natura; ma è fuor di dubbio, che la terra si carica di tutte le deposizioni dell’aria.
Se i lavori operassero solamente attenuando le terre, si potrebbe replicarli tutti in un giorno, e basterebbe. L’attenuazione e la sottile divisione delle terre, è bensì attissima e necessaria per se stessa, affine che possa abbracciare le semenze e le radici, e dar un facile passaggio all’umidità, ai succhi, agli spiriti nutritivi: ma finalmente, ripetiamolo, la sola attenuazione servirebbe poco senza l’influenza dell’aria, e i pigri lavoratori avrebbero qualche ragione di dire, che le tavole dell’aratro non ingrassano le terre. Ora i lavori moltiplicati sono vantaggiosi: purchè passi tra loro un certo intervallo di tempo, questo tempo è necessario affinchè la porzione di terra esposta all’aria possa imbeversi degli spiriti vegetabili di cui era priva. Quando questa porzione può essersi impregnata, si volta di sotto con nuovo lavoro, è si espone all’aria un’altra porzione, che riceve una bonificazione simile, e così di seguito. Ecco il frutto de’ lavori: donde si comprende anche che utile è seminare alla superficie, dove si raccoglie la sostanza feconda che viene dall’aria. Se poi penseremo, che i concimi istessi, e le terre fertili ma crude, si preparano, si digeriscono, si maturano per mezzo dell’azione del sole e delle meteore; si confesserà, che la fecondità della terra dipende intieramente dall’atmosfera, e dalle sue modificazioni, che sono le meteore istesse. . Sin qui s’è parlato dell’alimento, che le piante succhiano per mezzo delle radici. Bisogna dir una parola di quello, che traggono immediatamente dall’aria per mezzo dei pori e dei vasi assorbenti della corteccia e delle foglie. Le osservazioni dei Signori , , , , ed altri Fisici, non ne lasciano dubitare. Non parlo della sostanza propria dell’aria, che le piante inspirano per le loro trachee, che circola probabilmente con il succo, e si fissa forse in sostanza: parlo dell’aria, qual è nell’atmosfera, una mescolanza di esalazioni e vapori d’ogni spezie, spezialmente vegetabili. Dunque assorbono le piante per mezzo delle foglie, che son come tante radici aeree, un umido succulento e sostanzioso, che le nutrisce e le vivifica, ancora meglio che il succo della terra. La rugiada certamente non s’attacca se non che alle foglie, ai fiori, alla corteccia, e pure fa un gran bene alle piante, al che non basta un semplice rinfresco; ma, perchè la rugiada viene da esse assorbita, diventa un delicato nutrimento.
I gran pensava, che oltre l’aria e l’etere, le piante assorbono le particelle del fuoco, e della luce. Il Sig. ed altri Fisici sono del- lo stesso parere. Secondo questi gran Filosofi, restano fissati e conglutinati nelle piante questi sottilissimi fluidi, e da essi probabilmente provengono gli odori e sapori delicati dei fiori, dei frutti, e le altre virtù spiritose delle piante.
Diciamo una parola del moto egualmente necessario alla vegetazione, che l’atmosfera imprime ai succhi. Ho accennato qui sopra, che il peso e l’elaterio dell’aria deve influir molto a movere i fluidi nelle piante. Ma il calore ed il freddo, producendo un’alternativa di rarefazione e di condensazione, tanto nell’aria, che nei succhi istessi, devono contribuirvi ancor più. Questa alternativa prepara i succhi nella terra; il corpo spugnoso delle radici gli assorbe, il calor del giorno li rarefà, e con ciò gli spinge avanti; il fresco della notte li condensa, e con ciò fa luogo ad altri liquori per introdursi. Finalmente, correndo un’eguale alternativa di dilatazione e di contrazione nei canali delle piante, ne risulta una specie di moto peristaltico, o di fistole e di diastole, che promove il progresso, e forse la circolazione dei fluidi per tutto il corpo delle piante.
Per osservazione de’ Fisici Botanici niente v’è di più favorevole alla vegetazione, che un calore accompagnato d’umidità; l’umidità presta la materia, il calore il moto. Una tale costituzione ha luogo nei tempi coperti, variabili, piovosi, burrascosi: perchè in questo tempo più frequente è più forte è la sopraddetta alternativa di condensazione e rarefazione. Perciò in questo stato dell’atmosfera, le piante crescono più in una settimana, talora in un giorno, che in un mese in altre circostanze. Forse vi ha parte una dose più grande di elettricità.
Sembra esser l’elettricità un quinto elemento, più sottile, più penetrante, più attivo di tutti gli altri, anche del fuoco. Circolando questo tra l’aria e la terra (forse tra la terra, e gli astri) egli è il principal istromento di tutto ciò che la natura produce nell’aria e nella terra. Certo pare che entri nell’opera della vegetazione, nella quale contribuisce in due maniere.
I. Mediatamente, in ciò, che il fuoco elettrico, come si proverà quì dopo, produce tutte le meteore ignee, e in gran parte le acquose che sono tanto necessarie per la vita delle piante. II. Immediatamente colla sua propria azione, penetrando ed agitando i fluidi ed i solidi di tutti i corpi viventi, ajutando la circolazione de’ fluidi ne’ piccoli canali, e nei tubi capillari, colla sensibile ed insensibile traspirazione. Ora egli è certo, che nei tempi va- riabili piovosi e burrascosi, l’atmosfera dà le più vive marche di elettricità. Allora è, che s’incontra tanta difficoltà a concentrare il fuoco elettrico nelle nostre macchine, perchè viene assorbito dai vapori umi- umidi dell’aria. Allora è, che tutti i corpi si trovano in una specie di fermentazione ed agitazione interna: altri s’inumidiscono, altri si disseccano, perchè il fuoco elettrico dà, o toglie ai corpi, secondo la loro differente natura, sostanza e moto. Gli animali, gli augelli sopra tutto, sensibili ai più sottili moti dell’aria, trovansi allora agitatissimi, o tristi, o allegri, a proporzione che acquistano o perdono di questo fuoco animatore. Le piante stesse danno de segni visibili di cambiamento e di alterazione.
In questi tempi variabili e rotti, è da osservarsi, che le irrigazioni istesse diventano più efficaci, e più vantaggiose ai campi ed ai prati, che in altri tempi. E questo è curioso, che le piante acquatiche, che stanno sempre sotto acqua, risentono anche esse il beneficio delle pioggie. Sono questi due fenomeni, che non si possono spiegare, se non col mezzo del fuoco elettrico, che penetra ed avviva l’acqua, e si dispiega con maggior forza e abbondanza ne’ tempi piovosi.
Questo è quanto io avevo a dire dell’influenza generale dell’atmosfera sulla vegetazione. Bisogna ora far vedere l’influenza particolare di ciascuna spezie di meteore.
Parte prima - Capitolo secondo
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§ 1. —
§ 2. —
§ 3. —
§ 4. —
§ 5. —
§ 6. —
§ 7. —
§ 8. —
§ 9. —
§ 10. —
2 - De' Venti
ct Venti sono delle correnti d’aria, che si porta a restituire l’equilibrio tra due spazj dell’atmosfera, interrotto per cagione di rarefazione, o di condensazione sopravvenuta nell’uno o nell’altro. Sono questi, per così dire, i venti semplici, quali comunemente si prendono al giorno d’oggi dai Fisici. Io temo, che si abbia troppo leggiermente abbandonata l’antica opinione, che faceva i venti prodotti da una specie di esplosione di esalazioni. Noi vediamo, che i venti soffiano interrottamente, inegualmente, per ondate, a riprese; come conciliare questi fenomeni con una semplice tendenza all’equilibrio? Per tal motivo dovrebbe ogni vento esser il più violento da principio; in seguito a poco a poco rallentarsi, come fa l’acqua per riempire qualche recipiente, come vediamo farsi quando s’aprono i sostegni de’ canali. I venti fanno tutto l’opposto: e come un vento potrebbe durare una, o più settimane? poichè equilibrio tra luoghi comunicanti, quantunque lontani sieno, presto si deve fare. Se i venti, come io sospetto, nascono per l’eruzione di esalazioni e de’ vapori, sia che questi sortano dalle caverne della terra, o dai laghi, o dai mari o dalle nuvole conglobate, s’intenderà, come comincino per lo più leggieri, prendano in seguito forza e violenza a proporzione, e di poi vadano abbassando. Cominciano i venti, come i torrenti, per piccoli ruscelli; in cammino, acquistano maggior forza, stra- scinando gli spiriti e le materie sottili che incontrano, agglomerandole col fluido elastico e mobilissimo dell’aria. Ho veduto più d’una volta, dopo una densa caligine del mattino, formarsi un’uragano dopo il mezzodì; e sempre al fondersi delle nevi e de’ geli alla primavera, o de’ vapori la mattina, regna del vento. Un vento turbinoso può esser prodotto anche da un torrente di foco elettrico, sorto questo dalla terra o da un ammasso di nuvole, simile al fulmine, ma involto in un gran volume di dense esalazioni, con le quali lottando trascorre gli spazj con minore rapidità del fulmine, ma con effetti simili; tali saranno principalmente gli uracani e i turbini di estate di fatto sono questi accompagnati bensì da un rumore continuo, ma senza colpi di tuono; all’opposto li temporali senza vento abbondano in tuoni interrotti.
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The end
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