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ct ct ct ct ct ct Preposito della SS. Trinità in Padova, Membro dei Collegi di Teologia e di Filosofia in questa Città, Professor di Astronomia, Geografia, e Meteorologia, Membro dell’Accademie delle Scienze, di Padova, di Bologna, di Berlino, di Pietroburgo, di Londra, della Società Meteorologica di Mannheim, di Napoli, delle Economiche ed Agrarie di Udine, di Verona, di Spalato, di Montecchio, Corrispondente della S. R. di Montpellier, della Società Patriotica di Milano, della Società Olandese stabilita in Arlem.
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Indice
Dedica
ct MARCO ZEN K.R
ANTONIO CAPPELLO K.R PROC.
FRANCESCO PESARO K.R PROC.
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Ai lettori
ct Uando rivolsi il pensiero la prima volta a questo argomento dell’Influenza Lunare, io non avea altro disegno, che quello di comporre una Lezione da cattedra per l’apertura degli Studj nel Novembre 1769, toccandomi di trattare delle Meteore. Dedotta però brevemente la teoria, e insinuando questa manifestamente l’azione della Luna sull’Atmosfera, m’invogliai a confrontarla colle osservazioni; ed ottenute quelle del fu Sig. March. , trovando per una prima prova che parevano corrispondere ai principj, m’incoraggii di proceder oltre: perciò nel mentre ch’io trattava queste materie dalla cattedra, andava anche estendendo il Trattato, che restò concepito, scritto e stampato in meno di dieci mesi, il che appena posso ora credere, attese particolarmente tante laboriose Tavole che mi convenne formare. Per esser l’argomento popolare e per render il Libro intelligibile al nostro popolo, lo scrissi in Italiano; del che ora mi pento (senza però potermi indurre alla fatica d’una Traduzione); mentre per il popolo poteva bastare un piccolo Estratto Italiano, quando il Latino sarebbe stato inteso in tutta l’Europa dotta di là dall’Alpi, ove pochissimi intendono la nostra lingua. Quindi, sebbene i Giornali di Francia e di Germania abbiano dato degli Estratti vantaggiosi di quest’Opera, non ostante scarfa idea si avrebbe avuto de’ miei risultati, se non fosse nato l’incontro del Premio di Montpellier 1774 . Avendo io scritto quella Memoria in Francese (stampata poscia e ristampata in più lingue) allora si eccitò da per tutto molta curiosità; si porse più d’attenzione agli effetti dell’Influenza Lunare; ed ormai i Giornali e i Trattati di Meteorologia si veggono bulicare di Punti Lunari; si disputarono Tesi pubbliche; si eressero Accademie Meteorologiche a Manheim, a Bade, all’Haya: da altre si proposero Problemi analoghi di Premio; e gli Autori che ottennero questi Premj, ebbero l’ingenuità di riconoscere i miei principj per esemplari, come si può vedere nominatamente nella Memoria del Sig. Dottor , coronata dall’Accademia di Brusselles nel 1778, sulla Meteorologia applicata alla Medicina; e in quella del Sig. Ab. , sull’Elettricità del Corpo Umano, coronata dall’Accademia di Lione nel 1779; e quello di che assai mi compiaccio, sono le discussioni serie che l’autorevole Sig. fece sulle mie Tavole in più d’una Memoria dell’Accademia di Berlino. Pare in somma che questo Libro qualunque sia, abbia fatto una specie di epoca e di rivoluzione in Meteorologia. Più grato ancora mi riesce il vedere, che questo Libro col che dal 1772 seguito a pubblicare in conseguenza, serve non solo di divertimento allo spirito, ma di giovamento alla Società. Io ebbi a ricever de’ ringraziamenti dagli abitanti d’un porto vicino per aver potuto prevenire i danni d’una inondazione di mare, aspettata ed arrivata conforme ai miei principj: e in quest’anno (1781.) coi principj del Nuovo Ciclo di Lune da me scoperto l’anno passato, che si vedrà nell’ultimo Articolo della Seconda Parte, avendo preveduto in pieno la qualità dei mesi corsi fin’ora, ho potuto prevenire diversi possestori e interessati nel negozio de’ grani sopra l’infelicità del raccolto che abbiamo avuto. Quanto possano esser utili tali regole in tutta la vita, voglio lasciarlo giudicare agli altri piuttosto che predicarlo io; qualche cosa ne dico nella Prefazione, e in altri luoghi del Libro.
Or essendo da gran tempo esaurita la Prima Edizione, avrei voluto darne una seconda, anche per riformare la prima, fatta un poco troppo in fretta. Ma per allestirla mi mancò sempre il tempo fin’ora; tra un’infinità di cose che aveva raccolte, non era per me minor imbarazzo sciegliere quello ch’era bene d’aggiugnere, di quello fosse meglio d’omettere. In fine ho aggiunto, risecato ancor più, cambiato, riformato varj Articoli della Prima Edizione: ho compito le Tavole vecchie, ne ho posto di Nuove: ho posto pure nuovi Articoli di pianta, come quello della Marea del Golfo di , quello del Barometro nella Seconda Parte, quello del Freddo, ma particolarmente gli Ultimi della Prima e della Seconda Parte; quello relativo alla Teoria, questo alla Pratica: in quello ho lasciato un poco di volo all’immaginazione; in questo mi sono tenuto più strettamente ai fatti, nel tracciare i minori e maggiori cicli delle stagioni, che sono l’ultimo e il massimo oggetto di queste ricerche. In somma in fatto di meteore, di stagioni e di tempi, troveranno gli amatori una tal varietà di cose da pascere forse l’intelletto, o almeno la curiosità: il seguente Indice degli Articoli può darne un piccolo indizio. Il Giornale che d’anno in anno andrò, finchè a Dio piaccia, continuando, porgerà l’applicazione di questi principj agli anni particolari. Sia gradita la mia buona volontà. 4 P. S. Non dirò io nulla degli oppositori delle Influenze Meteorologiche della Luna? Si distingue tra questi per l’autorità l’illustre mio Amico Sig. Ab. , nel primo de’ suoi recentemente stampati in Milano. Ma quanto al punto principale, che riguarda i moti del Barometro dipendenti dalla Luna, gli ho risposto in una mia Memoria inferita nell’ultimo Volume dell’Accademia di Berlino; ed ho provato che questo gran Matematico, nel calcolare la quantità di questo moto del Barometro, ha omesso due elementi essenziali, che sono l’inerzia, e l’elasticità dell’aria. Quanto ai cambiamenti di tempo ed ai Punti Lunari, credo d’aver prevenuto le sue difficoltà nella serie di questo Libro, segnatamente all’Articolo VIII. Parte II. Molto meno parlerò de’ più piccoli cavilli promossi da altri, che mostrano di non comprender nè pure lo stato della quistione. Colle dispute per lo più nulla si guadagna, e certo si perde un tempo prezioso. Credo in fine, che si debba lasciar ognuno pensare pacificamente a modo suo.
In questa Terza Edizione sonosi estese le Tavole fino all’anno corrente, ed aggiunti qua e là varj squarcj non inutili.
Indice
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ART. | I. | PRemessa Generale: Degli effetti grandi de’ moti piccoli.
II. | Dell’Azione del Sole per via del Lume e del Calore; dei varj gradi di Calore nelle varie stagioni, varie ore del giorno: Tavole.
III. | Del Moto diurno della Terra, e suoi effetti.
IV. | Del Moto annuo della Terra accoppiato col Moto diurno, e sue conseguenze.
V. | Altre conseguenze dei Moti diurno ed annuo della Terra; Dei quattro punti Cardinali del Giorno, e dell’Anno.
VI. | Della forza Meccanica della Luna; breve notizia delle sue Fasi, e delle Maree.
VII. | De’ Punti più efficaci della Luna sopra le Maree.
VIII. | Digressione fulla Marea del Golfo Adriatico.
IX. | Altra Digressione ful Far della Luna.
X. | Delle agitazioni regolate, ed analoghe alle Maree, che la Luna dee destare nell’Atmosfera.
XI. | Dell’Influenza Fisica della Luna; e prima si esamina la quistione del calore della Luna.
XII. | Dell’Influenza Fisica della Luna, riguardo particolarmente l’Agricoltura.
Conclusione della Prima Parte: Congetture nuove sul modo di operare degli Astri gli uni sugli altri.
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ART. | I. | DEll’uso delle Osservazioni.
II. | Delle Osservazioni del Sig. March. , e del Sig. .
Giornale del Sig. Temanza.
III. | Esame del precedente Giornale sopra la forza cambiante de’ Punti Lunari: Tavola.
IV. | Risultati delle Osservazioni di Padova: Tavola.
V. | Osservazioni Straniere: Tavola.
VI. | Della Combinazione de’ Punti Lunari: prova inversa della loro forza.
VII. | Aforifmi Meteorologici.
VIII. | Si prevengono e si spiegano gli obbietti contro i precedenti Aforismi.
IX. | Delle Osservazioni fatte col Barometro: risultati rimarcabili: Tavole del Barometro.
X. | Del Termometro, della Temperatura delle Stagioni, e degli Anni.
XI. | Digressione sul Freddo in generale; e sopra un osservabile aumento di freddo negli anni correnti.
XII. | Della misura della Pioggia: Tavola.
XIII. | De’ Giorni piovosi, nuvolosi, sereni, ec.
XIV. | Dei Venti, che regnano nel distretto di Padova, e della Marca Trivigiana: Tavola.
XV. | Declinazione dell’Ago Calamitato a Padova e Venezia.
XVI. | Influenza delle precedenti stagioni sui prodotti della Terra.
XVII. | Notizie spettanti alla Medicina.
XVIII. | Uso della precedente Dottrina per la Navigazione; Catalogo di varie insigni procelle.
XIX. | Del ritorno delle stagioni e delle Annate stravaganti,
Cronaca degli Anni Piovosi.
degli Anni Asciutti.
dei Gran Freddi.
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ART. | I. | DEi segni del Barometro.
II. | Succinta notizia dell’Elettricismo Atmosferico.
III. | Dei Temporali.
IV. | Delle Nuvole grandinose, nevose, ec.
V. | Delle ore delle Pioggie, dei Temporali, ec.
VI. | Dei Terremoti, e delle acque Profetiche; catalogo Terremoti.
VII. | Segni delle mutazioni di Tempo, che dà il Sole.
VIII. | Segni dalla Luna.
IX. | Altri segni dal Cielo, dall’Aria, dalle Meteore.
X. | Segni dagli Animali.
XI. | Altri segni generali.
I pronoftici d’Arato.
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I. | Del Caldo e del Freddo. | III. | De’ Giorni Piovosi.
II. | Della Pioggia. | IV. | De’ Morti in Padova.
Prefazione alla prima edizione
ct ct On crederei poter alcuno dubitare, che se gli Uomini di tutte le Nazioni della terra si unissero per operare di consiglio concorde il comun bene, non dovesse infinitamente migliorarsi la sorte del genere umano. Ma l’idea della republica del genere umano è una chimera non meno, che quella della pace perpetua e universale, per una istessa ragione, perchè la naturale cupidità, ne’ popoli non meno, che negl’individui, con isforzo insuperabile da per se, cerca sempre il proprio bene, e il proprio meglio, vero, o creduto, a preferenza del bene, e del meglio comune.
Basterebbe per migliorare gli affari dell’uman genere, che si eseguisse un progetto più moderato; ed è, che gli uomini, e le nazioni ponessero in essere, e comunicassero tra loro le notizie che hanno, in fatto di scienze e di arti. Ciò intanto verrebbe a formare quello, che il suggerì, e chiamò Inventarium Opum Humanarum, la lista de’ capitali del genere umano: cioè di quanto per natura, e per arte, in scienze, e in lavori, negli antichi, ne’ recenti tempi, o ne’ colti popoli, o ne’ selvaggi, nei ceti, o negli individui, o in qualunque modo v’è sparso di utile e d’ingegnoso al mondo. Il quale Inventario fatto e digerito che fosse, oltre l’avanzamento delle scienze, parlando solamente delle cose di pratica, risulterebbe probabilmente tutto ciò, che tanto si desidera, si cerca, e poco si trova: un ottimo corpo di leggi per governar i popoli: un piano di vera economia pubblica e privata, un sistema di perfetta morale; un vero metodo di agricoltura con tutte le sue arti ministre e collaterali; mille comodi per la vita, con un’infinità di macchine ed invenzioni ingegnose, e maniere facili di adoperarle, a servigio, e piacere degli nomini, in tutte le situazioni, e circostanze, in cui si trovassero: sorgerebbe forse in fine una buona Medicina, aggiungendo ai medicamenti e metodi studiati, quanto v’è di rimedj quasi spontanei nell’erbe, nelle piante, ne’ fossili, negli animali, o di secreti preziosi, sepolti in manoscritti, e disprezzati libri, o nelle capanne, nelle vili officine, nelle donne, nei pastori, nei selvaggi. Tra tanti vantaggi penso, che vi sarebbe anche quello di conoscere con inconcepibile frutto le mutazioni naturali dei tempi, le qualità delle stagioni, e delle annate, sol che a quello, che detta la buo- na fisica, si aggiungesse una raccolta di osservazioni lunghe e ben prese, con tanti segni, che pur noti sono ai marinaj, ai contadini, ai pastori.
Ma, sebbene la cultura, la letteratura, la stampa, il commerzio in questa età abbia facilitato e aperto, almeno in Europa, la comunicazione delle notizie, infinitamente più, che due secoli avanti; non ostante io pur dubito, che in questo Inventario compiuto, quale si concepisce, e quale si richiederebbe per tutti i buoni effetti accennati, e che per altro niente eccede la misura delle cose umane, anche nello stato in cui sono, sia tuttavia un altro voto de’ Filosofi, impossibile da porsi effettivamente in piena esecuzione. E la ragione sommaria è quest’altra, che dipende dall’incompossibilità di certe cose, o con altra parola, dalla limitazione originale delle creature.
Imperciocchè tutte le grandi imprese, come sarebbe questa, richiedono un tribunale, e una società di corrispondenti, vicini e rimoti, sotto un capo e direttore: che vuol dire, richiedono insieme uno, e moltiuno, perché un solo può formare un piano, o disegno ben inteso, senza cui niente si può fare di sistematico e di buono: molti, perché un solo non basta a muovere tutta la mole de’ materiali che occorrono. Ma i molti (oltre gli ostacoli esterni, che devono incontrare dagli altri uomini, sempre disposti a deprimere, screditare, traversare le cose, in cui non entrano essi) o discordi tra loro, o di forze disugnali, si contrastano, e si disturbano piuttosto che coadiuvarsi. L’uno che deve aver una trascendente e quasi divina forza di spirito, o non si trova, o non dura sino alla perfezione dell’opera. E così gli affari del genere umano devono andar sempre come possono; ed in eterno rimarrà imperfetta la fabbrica delle scienze, e delle arti, della politica, e della morale, dell’economica, della medicina, dell’agricoltura, della pratica e della teorica delle cose; nè si averà mai finita un’impresa di momento, se forse non sia tale, che basti il talento e la vita di un uomo solo per eseguirla.
Non però deve l’Uomo rimanersi inerte ed ozioso, abbandonandosi ad una spezie d’ignavo destino, che sarebbe il pessimo, e l’estremo. Le cose vanno, come vanno, tollerabilmente, e considerato il tutto, si vedrà che non possono meglio; perchè tutti quelli che dirigono i governi delle cose, studiano in effetto per far il meglio. Anche tra’ privati ognuno, che abbia qualche lume e talento, deve dal canto suo contribuire quanto può, a coltivare, promuovere, e perfezionare quegli oggetti, che sono della propria mansione e professione.
Ma qui facilmente s’attraversa un altro difetto umano, finente dagli stessi principj; ed è quello di trascorrere leggermente agli esfremi; del che abbiamo tutto giorno esempj ben manifesti. Un tempo fu non molto lontano, quando gli Uomini, pesando con soverchio momento sopra tutte le cose, davano corpo alle frivolezze, e alle chimere: e un altro tempo anche meno rimoto, quando gli Uomini, non pensando seriamente a nulla, scorrendo leggermente sopra gli oggetti più gravi (parlo delle scienze), molto volentieri anche ridendone, raggirandosi ansanti per sempre nuovi fantasmi, senza ben sapere quello, che cercassero, tutto credendo facile, per tutto abbracciare, nulla in fine stringevano. Non vorrei, che in questo carattere si riconoscesse il secolo nostro, in cui, se col fregare per tutto, alcuno fortunatamente s’è abbattuto in qualche nuova scoperta, d’altra parte per il prurito dell’Enciclopedia, diffuso o promosso da tanti dizionarj, a forza di voler tutti saper tutto, qualche malizioso può dire, che non si sa nulla di bene, il che, eccettuati pochi, in generale non è che di troppo vero: ed in tanto si è perduto quel profondo sapere che sopra i rami particolari delle scienze fissamente meditando i maggiori nostri acquistavano. Senza decider questo, certamente effetto dell’umana leggerezza è che solamente dopo di aver fatto, come un pendolo, moltissime oscillazioni da una parte e dall’altra, si riducono gli Uomini stentatamente, o non mai, al discreto, giusto, e vero mezzo delle cose.
Per una simil serie di difficoltà, e di vicende generali e particolari, passò quella una volta tanto celebre Astrologia divinatrice; di cui volendo io dire una parola, non vorrei da troppo alto aver prese a ragionare: ma queste due cose credo verissime: una, che quest’arte in buon senso potrebbe esser portata ad un sistema e grado di perfezione utile, come in parte risulterà dal seguente Trattato; l’altra, che per la perpetua illusione e originale indiscrezione degli uomini, ella subì in varj tempi le vicende ingiuste degli estremi viziosi. Poichè una volta coltivata, esaltata, ammirara fino alla superstizione, considerandosi quasi arte necessaria (Quem tanquam necessarissimum habere omnino volumus, dice parlando dell’Astrologo l’antico Statuto della nostra Università) non osando gli Uomini intraprendere cosa grande, nè picciola, senza consultare l’Astrologo, il che tuttavia si pratica nell’Oriente; insorti poscia i furori della moderna Filosofia contro tutto ciò, che aveva l’ombra di antico, venne attaccata, derisa, proscritta, annichilata; dove, come nei tumulti suol accadere, si confuse nella medesima strage il sano col vizioso, il solido col chimerico, il vero col falso.
Esaminando un poco il diritto, è il torto di queste opinioni, dico, che avevano gran ragione s moderni di bandire gli Oroscopi, le XII. Case del Cielo, ed altri simili principj affatto vani e precarj di quest’arte. Molto più era da rigettare la pretesa efficacia del Cielo sopra le azioni morali, dipendenti dal libero arbitrio, e sopra la sorte degli umani avvenimenti, almeno direttamente. Ma dovevano poi quivi fermarsi, ed esaminare, se in cotesto sterquilinio dell’Astrologia Giudiziaria non vi potesse esser nascosta qualche cosa solida o fondata. Poichè finalmente innegabile è l’azione del Sole sopra le stagioni; ne os- cura la forza della Luna a commovere con certi periodi l’acque del mare; e tutto essendo nell’Universo legato, non era incredibile qualche influenza sulla terra, e una corrispondenza e dipendenza scambievole con tutti i vasti corpi del Cielo, comunicanti tra loro con dell’attività, ed impressione, permeante da globo a globo, fuori del veicolo della luce. Senza elevarsi a contemplare questo nesso tra i globi mondani, questa irradiazione scambievole di azioni, di reazioni, di pasioni, non sarà possibile di comprendere l’origine di fenomeni circonterrestri (lasciando pure la sua attività propria alla terra, ed a’ suoi elementi); molto meno la generazione dei grandi effetti nell’, particolarmente de’ cambiamenti di tempo che sono l’oggetto delle nostre ricerche. Vedete l’Articolo ultimo della Prima Parte.
Il , nel severo e luminoso esame, che fa di tutte le scienze, conoscendo l’Astrologia infetta di molta superstizione, non per questo osò quel grand’Uomo bandirla; bensì volle, che si purgasse, e ne prescrisse i modi e i confini, dichiarandola una parte della vera Fisica (De augmentis Scient. L. 111. ).
Nei varj Trattati di si vede, che questo rischiarato Filosofo riconosceva l’Astrologia Fisica, cioè le emanazioni, e le influenze de’ corpi celesti sopra l’Atmosferra terrena, e gli altri corpi sublunari. Fuvvi qualche altro Filosofo Inglese, che non infelicemente tentò di eseguire il piano indicato dal Verulamio per purgare l’Astrologia: tra gli altri nel Libro che intitolò Astrometeorologia sana, pubblicato a Londra nel fine del prossimo secolo, nella gran luce della Filosofia, libro, che tiene un discreto mezzo tra la superstizione antica la totale incredulità moderna in fatto di pronostici Meteorologici.
Finalmente invitati coi premj dall’Accademie i più gran Matematici di questa età, a contemplare il Flusso e Riflusso del mare; nella manifesta causa delle maree, per l’azione della Luna e del Sole, ravvisarono una forza consimile per agitare l’Atmosfera; dalla quale agitazione ragion vuole, che nascano sbilanci, turbamenti, cangiamenti nell’aria, che si troveranno dunque legati a dei principj costanti e determinati. Tale ancora è il linguaggio dei detti Enciclopedisti, in tutti gli articoli, che hanno relazione a questo argomento. Io credo che se gli Astronomi avessero volta l’attenzione da questa parte, e si fossero applicati con determinato studio ad investigare le mutazioni dell’aria, siccome riuscirono a Scoprire tante cose inaspettate, e quasi incredibili rapporto al cielo ed al mare, così molto lume avrebbero sparso in questa materia comune involuta delle stagioni incostanti. In fatti, coll’averla solo occasionalmente toccata, hanno però indicato le cause generali, aperta una strada, dato un filo, che serve di qualche guida; e la teoria coll’analogia delle maree ha servito almeno per fissare certi punti di osservazione.
Ma nella moltiplicità, e oscurità delle cause, delle quali è difficile discernere, e calcolare l’influenza separata, non che unita e confusa, le Osservazioni sono quelle, dove si può e si deve ricorrere, come a sicuro mezzo, se ve n’è alcuno, di strappare anche questo secreto alla natura. Poichè l’osservazione sola, anche nella totale ignoranza delle cause, ben intesa e continuata, porge principj sodi di congetture. Sopra di essa perciò è fondato il calcolo delle probabilità, parto de’ nostri tempi, e de’ nostri Matematici, che tanto uso ha nelle cose economiche, e nell’amministrazione delle cose civili. Alle osservazioni, ed ai risultati delle medesime, per promovere le Arti e le Scienze, sono dirette le Accademie, adunanze di persone illuminate e studiose, unicamente occupate di scoperte utili, le quali solo per questa via di concorso, come da principio si disse, possono farsi e propagarsi.
A questo scopo in particolare tendono le osservazioni Meteorologiche, diffuse da circa un secolo per tutta l’Europa. Lo scopo di scoprire una volta, se mai vi fosse, qualche regola nelle stagioni varie, e nelle mutazioni di tempo: la qual notizia, che ottenuta, si potrebbe considerare come un dono veramente celeste, di tanto uso farebbe per tutta la vita, ma in particolare, per l’Agricoltura, per la Medicina, per La Navigazione. E perchè le osservazioni particolari di un sol luogo sono insufficienti per formare un generale sistema; fu proposto, ed in parte eseguito dalle Accademie, di raccogliere Osservazioni simultanee quasi parallele, che sopra un comune disegno venissero fatte da Uomini intendenti in molti rimoti paesi.
Uno di questi Uomini benemeriti fu il Chiarissimo noftro Sig. March. , il quale corrispondendo all’Invito pubblicato dal Sig. della Reale Società di Londra, fin dal 1725, fra tante sue dotte occupazioni, intraprese e continuò poi fino alla sua morte un Giornale non interrotto di osservazioni Meteorologiche quivi in Padova; le quali continuate anche dopo dal Sig. March. Abate dignissimo di lui Figlio, formano una serie di 40 e più anni.
Ma vecchia è altresì la querela di molti altri Dotti sopra il poco uso sinora ricavato da tanta mole di osservazioni. Il Sig. della Società di Gottinga, ne parla con grandissimo dispregio; e da lui, come da qualche altro (poichè non manca mai chi, o per un suo modo di pensare, o per singolarizzarsi, si opponga alle opinioni comuni) non avrebbe mancato, che non venissero del tutto abbandonate. Ma, oltre il giudizio delle Accademie che tuttavia seguitano a coltivarle, e l’uso vario, checchè se ne dica, il quale da queste Osservazioni, e a lume della Fisica, e anche di notizie pratiche, se n’è tratto; resta sempre la legittima difesa, di non essersi ancora raccolta copia sufficiente di queste osservazioni, almeno per cavarne tutte quelle fondate conseguenze, che si possono desiderare.
Comunque sia di ciò, per la cortesia del Sig. March. Abate avendo io l’agio di esaminare le suddette Osservazioni di 40 anni fatte in Padova, che si legano colle susseguenti mie proprie, ed essendomi parso questo un numero di anni, è di fatti molto considerabile, ho tentato di cavarne qualche frutto, ed è quello che nel seguente libro si troverà esposto. Oso lusingarmi, che non debba aver più tanto luogo la insultante dimanda che si faceva: a che servono tante Osservazioni? Poichè risulterà, se non m’inganno, che servono a qualche cosa.
Ho avuto nello stesso tempo con egual cortesia dal Sig. , celebre Architetto, e Ingegnere Veneto, discepolo del medesimo Sig. March. , un Quinquennio di simili osservazioni, da esso fatte in Venezia, nelle quali contenendosi in oltre l’annotazione quotidiana del Flusso e Riflusso, questa mi porse grandissimo lume e fondamento per le regole Meteorologiche, che poscia ho dedotte. E perchè queste Osservazioni, e i loro risultati, si riferivano al nostro paese particolare, ho voluto esaminare è confrontare moltissime altre osservazioni, quante capitarono a mia notizia. sparse o negli Atti dell’Accademie, o ne’ libri de’ Medici, o ne’ Viaggiatori, fatte in paesi rimotissimi, e quasi sopra tutta la faccia della terra.
Da questo confronto risultò un mirabile consenso di cose, non aspettato, che forma un’induzione ben forte, per fondare quelle conseguenze, che ad imitazione de’ Medici ho creduto poter chamare Aforismi Meteorologici.
Siami condonato d’aver tentato di ridurre a numeri, e dentro dei limiti, una materia dianzi finuttuante, oscurissima, incertissima, controverssima tra i Dotti, e tra il popolo: avvertendo, che io non di queste Regole, che per probabili, in quei limiti, e in quei modi con cui sono espresse, a più testo come punti di osservazione, da verificarsi poi, da dilatarsi, o da ristringensi, o anche, se le osservazioni più lunghe è più esatte vi si opponessero, da abbandonarsi del tutto; poichè non è finalmente questo, se non che un Abbozzo, ed un Saggio, di cui abbandono il giudizio alla ventura, e senza dubbio sarà vario, secondo i varj genj e modi di pensare degli Uomini.
Quello, di cui l’utilità mi sembra meno equivoca, e che in conseguenza può meritare più di attenzione, è l’istoria Meteorologica, per 45 anni, di questa regione Euganea, e circongiacente Venezia (per confessione di tutti i Viaggiatori la meglio costituita, la più bella, o era le poche più belle della Terra tutta): istoria, che farà conoscere la costituzione dell’aria, le Pioggie, i Venti, il Freddo, il Caldo, il variato peso dell’Atmosfera, e l’Influenza di tutte queste cose (che si potranno scorgere in un’occhiata ridotte in Tavole) sulle annate in questo paese.
Ma non si creda limitata a questo paese solo l’utilità di queste notizie . Poichè, prima vengono queste confrontate colle Meteore di molti altri paesi scambievolmente le une colle altre. Di poi i risultati più importanti sono generali e promiscui per tutti i luoghi della Terra; ed universalissima è l’applicazione loro all’Agricoltura, alla Medicina, alla Navigazione. Finalmente ai Dotti d’ogni paese deve riuscir grato di trovare illuminati dai fatti, varj punti interessanti e curiosi della Fisica celeste e terrestre.
Quale sia stato il mio debole lavoro, si vedrà nell’Opera: io l’ho divisa in tre Parti: la Prima serve d’Introduzione: contiene le cose generali e teoriche, rintraccia le cause atte a mutare l’Atmosfera, e coll’analogia delle Maree accenna quei Punti osservabili, spezialmente del corso Lunare, che dovrebbero influire sulle mutazioni de’ tempi, il tutto ridotto alla capacità ed intelligenza del popolo; poichè l’opera è scritta per li detti, e non dotti, che però amano di leggere qualche libro.
La Seconda Parre esamina, e confronta i Punti medesimi colle osservazioni, discute i fatti, ne deduce conseguenze, e risultati varj, teorici, e pratici; tutto in seguito venendo applicato agli oggetti dell’Agricoltura, della Medicina, e della Navigazione. Le osservazioni ne fanno il merito.
La Terza Parte contiene i Segni prossimi delle mutazioni dei tempi, molti de’ quali sono più noti al volgo che ai dotti, cercando però secondo i miei scarsi lumi, di spiegare con ragione fisica i fatti; poichè appartiene al Filosofo rendere, quanto può, ragion delle cose. Mi sarà condonata qualche picciola digressione, sparsa qua e là, o nel Testo, o nelle Note, non però affatto senza proposito.
Questi Pronostici su i tempi, molto studiati e osservati dagli antichi, si trovano come in fonte, nel Poema di Arato, da cui tolsero gli altri posteriori Scrittori, Poeti, o Filosofi. Perciò ho posta la Traduzione Italiana di questo Poema dal Greco, fatta dal Sig. , mio discepolo, giovine Veronese di molti talenti e di singolare aspettazione, che tra gli altri suoi studj all’età di 16 anni gusta e coltiva con particolar Sapore le lettere latine, e le greche distintamente. 6
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Parte prima, che contiene le cose generali e Teoriche
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I —
II —
III —
IV —
V —
VI —
VII —
VIII —
IX —
X —
XI —
XII —
Parte prima - I - Premessa generale: degli effetti grandi de' moti piccoli
ct ct Tutto quello, che siamo per ragionare, e dimostrare sopra l’azione, ed influenza degli Astri, particolarmente della Luna, e del Sole, sopra le Meteore, e le mutazioni dell’aria; opportuno, anzi necessario sembra premettere, come Lemma universale, la considerazione della gran forza de’ moti piccoli, o simultanei, o raccolti, per produrre grandissimi effetti; mentre da per tutto lenta, nascosta, e quasi misteriosa si osserva la maniera di operare della natura, e per lo più tenui, e solamente accumulate grado a grado sono le emanazioni degli Astri per commovere, ed alterare e l’Oceano, e l’Atmosfera, e gli altri fluidi, e solidi corpi attinenti al nostro Globo.
Del grande effetto dei piccoli moti, innumerabili esempi familiari si presentano a chiunque per poco osserva e riflette. Ognuno può vedere, come radici minutissime, e tenerissime d’ellera, di caprifichi, ed altri alberi, s’aprono a poco a poco la strada per entro le commissure angustissime di muraglie marmoree, per le vene delle rupi, e degli scogli, dove i cunei di ferro non si sarebbero cacciati coi martelli de’ Ciclopi; e dentro crescendo e dilatandosi, squarciano e spaccano queste durissime masse; effetto che da altro non proviene se non che dal continuato comunque tenuissimo urto del succo nutricio assorbito dai tubi capillari de’ vasi della pianta. Le goccie d’acqua cadendo da’ stillicidj, le pietre più dure incavano, con tenui, ma replicati colpi, commovendo a poco a poco, e distaccando le parti delle medesime; nel qual modo vengono logorate e consunte le moli delle piramidi, e le masse de’ metalli, dal tempo, cioè dalla forza predatrice dell’aria, e dell’etere, la quale in altro non consiste, se non in pic- coli urti continuati, coi quali l’aria battendo alla superfizie, e l’etere penetrando, e scorrendo per gl’interstizj interni, va scuotendo, e separando le molecule, comunque aderentî, che compongono i solidi.
nel Trattato de Cosmicis rerum qualitatibus, riferisce l’esperienza che fece più volte sopra grani di fava secca, i quali immersi nell’acqua, gonfiansi, e crescono con forza tale, che giunge a farne scoppiare il vaso, se sia ben chiuso, o pure ad inalzare un peso di cento libbre posto sopra il coperchio. Simile è la forza con cui si dilata l’acqua congelandosi nel noto esperimento, in cui una canna da moschetto quantunque forte si spacca con fragore simile allo sparo della polvere. Chi non sa, come bagnandosi le funi si accorciano in modo da sollevare enormi pesi? e chi non ha inteso, come da una massa di pietra arenaria si separino ad una ad una le mole da macina, solamente col bagnare alcuni cavicchi di legno secco conficcati in bucchi ben distribuiti; mentre gonfiandosi il legno arriva a sollevare, e distaccare una mola dall’altra prontissimamente?
Tutte queste immense forze e del legno, e delle funi, e delle fave bagnate, e del gelo, e delle radici ancora, non sono che piccole azioni raccolte delle molecule d’aria, alle quali, l’umido lubricando le fibre rispettive de’ solidi, dà adito di andarsi sviluppando, e riacquistare il proprio elaterio. Nè in diverso modo, secondo molti, nasce la forza della tensione de’ muscoli per l’ingresso del fluido animale, che gonfia i piccoli anelli, o vessichette delle fibre, forza che dal , e da altri viene valutata equivalente al peso di molte centinaja di libbre in un sol muscolo.
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The end
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