Front matter
ct ct ct ct Preposto della Ss. Trinità, Membro delle Facoltà di Teologia e di Filosofia, e dell’Accademie di Belle-lettere, e di Agricoltura in Padova; dell’Instituto di Bologna, dell’Accademia Reale delle Scienze e Belle-lettere di Berlino, dell’Accademia Imperiale di Pietroburgo, della Società Reale di Londra, della Società Economica di Udine, Corrispondente della Società Reale delle Scienze di Montpellier; e
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Dedica
ct 4 4 4 ct ct E ogni cosa deve essere riferita a’ suoi principj, questa Raccolta di Memorie sopra i Conduttori doveva esser consacrata a VV. EE. di pieno diritto. Poichè, o si confideri l’autore, io coll’onore di questa Cattedra godo della felice immediata dipendenza da questo Eccell.mo Magistrato: o si riguardi il soggetto dell’opera, l’Eccell.mo Magistrato medesimo coll’aver fatto erigere sopra di questa Specola il primo Conduttore pubblico in questo Serenissimo Dominio, ha dato coll’ esempio il motivo ad altri che successivamente si sono eretti, e la materia di questi Scritti. Però col più divoto ossequio e la tenuissima opera mia, e tutto me stesso Loro umilio dedico e consacro. E questa ossequiosa offerta io la fo, non solo per omaggio dovuto ai gravissimi Senatori Deputati alla soprintendenza degli Studj tutti dell’Università e dello Stato, ma per venerazione particolare all’esimie virtù, che adornano i Loro cospicui Personaggi, più ancora che le dignità e il chiaro Sangue, nominatamente per quel favore che per il Loro nobil genio prestano privatamente ai Dotti, alle Scienze alle Lettere; finalmente per un grato senso di mille beneficenze da Loro ricevute.
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Prefazione
ct A recente scoperta de’ Conduttori per isventare o deviare i fulmini. quanto più si considera tanto più si ritrova maravigliosa. Ho parlato altrove con una specie d’entusiasmo del Sig. che ne fu il felice scopritore; e come parlarne abbastanza, o saziarsi di ammirare e di esaltare una tale piuttosto divina che umana invenzione? Bene sta scritto sotto il ritratto di questo grand’Uomo: America l’esalta tra i Sapienti; Grecia l’avrebbe posto tra gli Dei. Se si considera le stragi che producono i fulmini ogni anno, tante vite d’uomini, e di animali estinte, tante fabbriche distrutte, popolazioni sterminate, come nell’infortunio di Brescia, Città intiere consumate, come ultimamente in Isvezia, per l’incendio di un solo fulmine in certe circostanze inevitabilmente propagato; qual prezzo mai non merita, se vi sia, un rimedio preservativo di tanti mali? E pur questo rimedio, almen fino ad un certo segno, è l’uso ben inteso de’ Conduttori.
In fatti la disgrazia di Brescia fece profonda impressione in tutta Europa. La Nazione Inglese, quantunque avesse familiari i Conduttori, commossa fu spezialmente da tal nuova per determinarsi ad applicargli alle Polveriere di Purfléet. L’Imperatrice Regina in seguito, per prevenir queste disgrazie inseparabili dall’esplosione de’ Magazzini, ha comandato di porre Conduttori sopra tutti quelli de’ contorni della Capitale, e ha dato ordine per farli erigere successivamente in tutti gli Stati Ereditari, non solo sopra i Magazzini, ma anche sopra le Torri delle Chiese, e sopra tutti gli edifizj destinati a servire di depositi a materie combu- stibili. Il Serenissimo Gran-Duca aveva molto avanti prevenuta questa salutar providenza per li suoi magazzini di Toscana. Ultimamente l’Augusto Senato Veneto con suo Decreto 9. Maggio 1778. ha stabilito di applicare i Conduttori ai magazzini tutti della Dominante e dello Stato, tanto nella Terra-ferma, che oltre mare.
Esempj così luminosi dovrebbero ormai mover non solo i privati a procurare un tal presidio per le abitazioni loro, ma spezialmente i Presidenti e Capi delle Comunità, o che abbiano inspezione sopra edifizj grandi, ed esposti, in particolare per i luoghi delle pubbliche radunanze, quali sono i Teatri, e le Chiese, queste tanto più soggette ai colpi di fulmine, quanto che coi Campanili, e colle Croci, ed altri metalli interrotti, porgono incentivo ai fulmini; il che pur troppo è frequente, con uccisione di persone, e con altre luttuose conseguenze; poichè convien pensare, che una sola saetta che metta fuoco alla guglia di un Campanile, come abbiamo veduto più d’una volta qui in Padova, cadendo i pezzi infocati sopra altre fabbriche, soffiando vento, è capace di portar l’incendio a un intiera contrada.
Se però da una parte tanto importante è la massima di adottare un preservativo così maraviglioso, dall’altra è ben dovere dei Fisici lo studiare di render più sicura l’operazione di queste macchine per l’effetto promesso ed aspettato; tanto più che, se vi sono esperienze felici e dimostrative di questa operazione, sono altresì accaduti de’ casi capaci di renderla in qualche modo sospetta; o che piuttosto impegnano a cercare le maggiori cautele nella struttura e l’applicazione delle macchine medesime.
Questo è quello che fu sempre il mio scopo da che maneggio queste materie, e che tuttavia è mio intento di procurare, quanto il permettono gli scarsi miei lumi, riproducendo colla presente stampa le cose da me pubblicate in pas- sato, con dei rischiaramenti ed un’Appendice per le cose posteriori.
Imperciocchè, di tempo in tempo, e di mano in mano, che scriveva queste cose, ho procurato di dare quello che mi pareva allora più ragionevole discorrendo sopra le dottrine e teorie correnti. Ma perchè gli studj, le osservazioni, l’esperienze, e il tempo istesso, illuminano gli uomini, così m’è occorso nei discorsi posteriori modificare talor qualche cosa avanzata negli Scritti precedenti, salvo sempre il fondo e la sostanza del sistema. Per esempio, nel , e nell’ ho insistito sull’isolamento de’ Conduttori; si è considerato dopo, che questa cautela sebbene utile non era punto necessaria, anzi era superflua, fuorchè per li magazzini da polvere, e per gli osservatorj elettrici. La maggior mutazione che ho fatta, è quella d’aver in certo modo soppresse le Punte esterne, colla ferma opinione che basti, e talor sia forse più cauto, un semplice Emissario, quale ho eseguito per il Campanile di S. Marco in Venezia. E perchè sono occorsi dopo dei fatti favorevoli a questo sistema, mi riservo a dichiararlo meglio nell’indicata Appendice.
Alle precedenti Memorie ho fatto di tratto in tratto delle annotazioni per illustrare qualche punto secondo il bisogno; lusingandomi in fine che quando uno abbia letto la ferie di questi discorsi, poco abbia a desiderare di più, tanto per la teoria che per la pratica de’ Conduttori sopra ogni maniera di edifizj; intendo fin’a quanto si estendono le scoperte de’ Fisici fino al giorno d’oggi.
Indice
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Visto censura
ct ct Vendo veduto per la Fede di Revisione ed Approvazione del P. F. Gio: Tommaso Mascheroni Inquisitor General del Santo Offizio di Venezia nel Libro intitolato Dei Conduttori per preservare gli Edifizj dai Fulmini ec. Memorie del Sig. Ab. Toaldo ec. Ms. e Stamp., non vi esser cosa alcuna contro la Santa Fede Cattolica, e parimente per Attestato del Segretario Nostro, niente contro Principi, e buoni costumi, concediamo Licenza a Gasparo Storti Stampator di Venezia, che possi essere stampato, osservando gli ordini in materia di Stampe, e presentando le solite Copie alle Pubbliche Librerie di Venezia, e di Padova.
Dat. li 12. Giugno 1778.
(Pietro Barbarigo Rif.
(Francesco Morosini 2°. Cav. Proc. Rif.
(Girolamo Grimani Rif.
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Registrato nel Magistrato Eccell. contro la Bestemmia.
Informazione al popolo sulla maniera di preservare gli Edifizj dal fulmine
fi ct ct I. tupore, e talora prurito di ridere suol eccitare nel volgo il sentire dalla bocca de’ Dotti, che vi è qualche mezzo suggerito dalla scienza, e dall’esperienza negli anni prossimi, onde preservare in molti casi gli edifici ed anche gli uomini, dall’ingiuria de’ fulmini. E pure questa è una cosa tanto semplice, secondo la dottrina di assennati Fisici, quanto è lo impedire un’inondazione con argini, e con canali diversivi.
2. Pochi saranno quelli tra la gente un poco colta, che non abbiano inteso a parlare dell’insigne scoperta di questo secolo circa le sperienze Elettriche, le quali vengono mostrate dagli stessi circolatori; nè v’è Città, in cui qualche dilettante non abbia in casa di quelle Macchine, e varie prove ne faccia.
3. Il nome dell’Elettricità viene dall’Elettro, Ambra, Succino; corpi, che fino da’ tempi antichi coll’esser fregati si conoscevano acquistare la virtù di attrarre alcuni corpicciuoli, come briciole di carta, fili, paglie, quasi come la calamita le limature di ferro. Nel secolo passato dal in Inghilterra, dal Console di Magdeburgo in Germania, dagli Accademici Fiorentini furono promosse queste sperienze. Ma fu specialmente l’ in Inghilterra, che le moltiplicò nel secolo presente, e le pose nel più gran lume, facendo velocemente ruotare de’ Globi di vetro strofinandoli colla mano, con che veniva a destare una veemente forza Elettrica, non solo per attirare, e repellere i corpi, ma anche a mandare scintille, e fiamma. Si diffuse ben tosto per tutta Europa la curiosità di queste sperienze, ove infiniti giuochi si fecero fare a questa materia, la quale infine sembra essere una spezie di sottil fuoco stagnante in più, o meno copia in tutti i corpi conosciuti, e che si desta col fregamento.
4. Or quello, che fa più al proposito, è l’essersi scoperto per lunghe ed infinite sperienze, che vi sono due classi di corpi Elettrici. Gli uni, i quali essendone pregni, forniſcono il fuoco Elettrico, resistendo a riceverne altronde; e si chiamano Elettrici per arigine. Gli altri più scarsi del detto fuoco, cui perciò volentieri ricevono, e tramandano, si dicono Elettrici per participazione. Elettrici per origine sonosi trovati il Vetro, la Pece, l’Ambra, la Cera, la Seta, la Lana, l’Aria, ec. e questi corpi ripulsano il fuoco Elettrico. Elettrici per participazione sono prima di tutto i metalli, poi l’acqua, e tutti i corpi umidi, i legni, il filo, la terra, ec.
5. Da questo principio segue, che si può arrestare il fuoco Elettrico coll’opporvi de’ corpi Elettrici per origine, quali sono, come si è detto, i vetri, la pece, il zolfo, la seta, la lana, ec. Perciò un uomo, che si vuole elettrizzare colla Macchina, si fa montare sopra una grassa focaccia di pece, o di zolfo, la quale arresta il fuoco tramandato dalla Macchina nel corpo dell’uomo, che senza questo riparo si spargerebbe tosto per la terra; un simile effetto facendo anche l’aria, che lo circonda; poichè l’aria è per origine Elettrica, come il vetro. All’opposto per mezzo di fili metallici si può in un istante propagare questo fuoco a qualunque distanza: e un fil di ferro lungo più miglia, posto per un capo presso al globo vitreo della Macchina, girato e fregato con forza, rende scintille per tutta la sua estensione fino all’altro capo, e ciò con una prontezza indicibile.
6. Bisogna poi tenere un altro principio egualmente certo e ve- rificato, che è questo. Nei varj fenomeni, e scherzi del fuoco Elettrico destato colle Macchine, i Fisici, particolarmente il Sig. Inglese Americano, poscia il celebre Professore di Torino, ed altri ravvisarono i fenomeni istessissimi de’ Lampi, e delle Saette: ed è ormai reso più che probabile, che il fuoco fulmineo altro non sia, se non che un fuoco Elettrico naturale, elevato coi vapori dal corpo della terra, e con essi penetrato nell’aria, condensato i varj tratti della medesima, nelle nuvole particolarmente, e che si scarica per li sentieri più liberi, che trova, in luoghi, e corpi scarseggianti allora di quel fuoco. Notissime sono, ed infinite le osservazioni in tempo di Temporali, che de’ fili metallici attaccati in alto, o elevati per via di dragoni volanti, volgarmente Bandiere, scintillano come i fili metallici applicati Macchina Elettrica.
7. Da questo principio, che porge la spiegazione di quasi tutte le Meteore ignee, ed acquose ancora, due grandi conseguenze fluiscono di uso importantissimo. Poichè se il fuoco fulmineo non è altro che un fuoco Elettrico, avrà le proprietà di questo; e in particolare quella di scaricarsi preferibilmente in certi corpi, che si possono dire Conduttori del medesimo, quali sono i metalli, i corpi umidi, i legni verdi, ec. e sfuggirà, o verrà arrestato da altri, come da’ vetri, zolfi, dalle peci, cere, sete, lane, e corpi partecipanti di queste nature. Un’altra conseguenza è di conoscere per questo mezzo, quai corpi, e quai luoghi possano essere più soggetti ai fulmini, o immuni da’ medesimi.
8. Risultato di queste due conseguenze sarà una terza, di potersi, cioè, coll’arte, fino a un certo segno, preservare gli uomini, e gli edifizj dall’insulto de’ fulmini: lo che, come si accennò da principio, puossi tentare in due guise; nel modo appunto, che si pratica contro le inondazioni de fiumi, le quali s’impediscono in due maniere, coll’opporre de’ solidi argini all’acqua, e coll’aprirvi degli sfoghi, e dei canali diversivi. Così per allontanare i fulmini poichè il vetro, la pece, la cera, la seta sono corpi nemici, e resistenti al fuoco Elettrico; se un uomo sarà in una camera, o campana di vetro, o di smalto, o coperto tutto di un manto di tela cerata, o impeciata, o almeno vestito di seta (e questa piuttosto blò, dacchè questo colore s’è trovato crescere la forza resistente della seta) o anche di lana; un tal uomo dovrà esser meno soggetto ad essere colpito dal fulmine. Perchè volere spruzzare il ri- dicolo in cosa di tanta conseguenza? All’opposto in tempo di temporali l’esser coperti di tela, peggio, isolati, voglio dire, solitarj ed esposti in largo, esposti dico alla pioggia procellosa, l’esser ricoverati sotto alberi, vicini a fabbriche elevate, e fornite di corpi metallici, sono siti pericolosi.
9. Non si può in vero cuoprire gli Edifizj dentro stucchj di vetro: ma per questi conviene ricorrere all’altro mezzo, che è il diversivo. E sapendosi, che il fuoco Elettrico, e fulmineo, va dietro particolarmente ai metalli, molto confacente alla ragione, e alla sperienza farà drizzare sopra gli angoli, e le cime de’ tetti delle lunghe punte di metallo, e continuarle con fili pur di metallo isolatamente sin sotto terra, o, se puossi avere il comodo, nell’acqua, in quel modo che quì dopo verrà divisato. Poichè molto è probabile, che uno sgorgo di fuoco Elettrico, il quale da una nuvola venisse per iscaricarsi in un Edifizio sottoposto, e formare un fulmine, sia per gettarsi dentro tali canali preparati, che a ragione si chiamano Fili di salute, e per essi, senza toccar la fabrica, discendere e spandersi per il corpo della terra, e dell’acqua.
10. Non è, che con questi modi s’ottenga un’intera sicurezza di divertire assolutamente tutti i fulmini, come con tutti i ripari non si può impedire tutte le inondazioni; perchè quando l’escrescenze sono esorbitanti, non v’è argine, nè sfogo, che basti. Ma siccome e gli argini, e gli sfoghi le più volte giovano ad impedire le rotte dell’acque; così sebbene talora l’eccedente copia del fuoco fulmineo, che una procellosa nube può contenere, possa vincere la resistenza delle difese, o non capire ne’ canali preparati per il suo sfogo; non ostante è da credere, che il più delle volte questi mezzi adattati, debbano produrre l’effetto ricercato.
11. È da prevedere, che si chiederanno delle sperienze, che confermino l’utilità di questi progetti. Ma è chiaro, che per chi fosse ostinato a voler rigettare, e e negar tutto, sarebbe difficile addurne alcuna senza replica; poichè potrebbe dir sempre, che il restare un luogo esente da’ fulmini sia cosa accidentale. Perciò conviene piuttosto rapportarsi alla ragione avvalorata da fatti analoghi. Or due cose sono fuor di dubbio, come si è mostrato. La prima, che nelle nuvole temporalesche regna un fuoco Elet- trico palesato non solo da’ Lampi, ma dalle scintille, che si cavano dai fili metallici estesi in aria a grande altezza per un capo, mentre il capo a basso spontaneamente tramanda luce. Queste sperienze si sono fatte in tutti i paesi, in America in Inghilterra, in Francia, in Italia, nel Nord: ed è famoso il caso occorso li 6. Agosto 1753. al Sig. Professore di Pietroburgo; poichè mentre nella sua camera intento era al suo apparato per ispiare l’Elettricismo d’una nuvola procellosa, nell’atto di cavare con poca cautela una scintilla dal filo metallico, la scintilla fu un globo di fuoco, un vero fulmine, che lo prostese morto. Il , rapporta le osservazioni curiose fatte da un Canonico di Moravia nell’anno 1754. nel mese di Luglio: poichè avendo eretta la sua Macchina, una nube procellosa, che passava sopra alla Città di Prenditz, e che faceva rovine all’intorno, giunta sopra la Macchina cominciò a rompersi, diradarsi, mandar raggi bianchi verso la Macchina, e passare sopra la Città tranquillamente; sperienza, che gli riuscì di replicare felicemente nei giorni seguenti.
12. Se vi fosse mezzo di fare svanire i temporali, o mitigarne i danni sopra un Paese, farebbe probabilmente col moltiplicare, e perfezionare simili istromenti. E chi sa, che un tempo non venga, forse non lontano, in cui, l’arte umana arrivi fino a questo? Certamente questo mezzo deve esser più valevole dello sparo del cannone, e del suono delle Campane, che si pratica forse con maggior pericolo e danno, che se venisse tralasciato.
13. Comuque sia, l’altro fatto è, che siccome il fuoco Elettrico, così il fulmineo, a preferenza di tutti gli altri corpi va dietro ai metalli, e poi ai corpi umidi. Continue sono le osservazioni, quotidiani gli esempi, che le stragi de’ fulmini nelle fabbriche, cominciano, terminano, e infieriscono più dove si trova metallo, come nelle Croci de’ Campanili, o nelle facciate delle Chiese, presso agli arpici, ed alle catene delle case, nelle dorature, ec. e niente osta, che sieno immersi i ferri ne’ muri, che il fuoco Elettrico ben li trova: ed in questo sta il male, che questi ferri non vengono continuati fino in terra, dove il fulmine andrebbe a perdersi senza far offesa; ma essendo terminati ivi appunto ove han termine, trovando il fuoco resistenza, squarcia ogni cosa, tanto i corpi resistenti, quanto di riflesso i metalli istessi. Questa interruzione è quella, che propriamente occasiona i malanni del fulmine. (Comm. Bonon. T.I. P. I).
14. Con questo principio si arrivò tra i giuochi della Macchina Elettrica ad imitare in piccolo le stragi dei fulmini. Il Quadro Magico è una gran lastra di sottil vetro, che si cuopre d’ambe le parti di stagno, a riserva d’un pollice e mezzo tutt’attorno gli orli. Corcato il quadro su d’una tavola, sulla sua veste superiore di stagno si dispongono alcune altre lastre di vetro minori, sopra delle’ quali si pongono in fila alcuni pezzi di vetro, di cera, di smalto, ec. angolati, in figura di Romboidi, trapassato ciascuno da fili di ferro, che sporga in fuori verso gli angoli contigui, ma non li tocchi. Il capo del primo filo trapassa la minor lastra, e tocca la veste di metallo del quadro. Tra gl’intervalli, e presso quei fili pongansi dei modelletti di torrì, case, monti, ec. indi colla Macchina Elettrica fortemente caricata, o sia Elettrizzata la veste superiore del quadro con un filo di ferro applicato per un capo alla veste di stagno inferiore e non carica, coll’altro capo si tocchi l’estremo filo delle macchinette. Come in tal caso nell’esperienza di Leiden si prova quella scossa, o tremore; così quì nell’istante del tocco si scarica un torrente di fuoco, che vuol andare alla facciata inferiore del quadro, ma che trovando interruzioni ed intoppi squarcia i modelli delle casette, rompe i corpi di mezzo, disperde i fluidi, se ve ne sono, fonde i metalli, in somma imita appuntino gli effetti tutti de’ fulmini, Veggansi tra gli altri libri del P. : Milano 1771. Descrizioni poi detagliate di fulmini caduti nelle fabbriche con tutti questi fenomeni, sempre tendenti contro i metalli, se ne presentano ogni Estate in ogni temporale; e se volete vederne di stampate, v’è una lettera del . presso il nostro Milocco, e un libretto del P. delle scuole Pie Lettore della Sapienza : in Roma 1770.
15. Si fa un’obbiezione contro questa pratica col dire, che se il fulmine segue con preferenza i metalli, queste spranghe, è punte applicate agli Edifizj possono servire piuttosto di attraenti, che di repellenti de’ fulmini. Ma è facile la risposta. Certo, che le punte di metallo sulle fabbriche possono provocare le scintille Elettriche, e fulminee dalle nuvole, e perciò le Croci di ferro sui Campanili e sulle Chiese sono pericolose; onde meglio sarebbe farle di pietra viva, la quale avendo del vitreo sarebbe piuttosto repellente. Ma nel caso nostro è anche pronto il rimedio mediante il filo di ferro, che porta il fuoco provocato a seppellirsi in terra, o sott’acqua: quando lasciando le fabbriche disarmate, non mancando mai in esse metalli, e legno, oltre la figura talor isolata, eminente, ed acuta, i fulmini vengono egualmente provocati, ma non isventati, come s’ottiene per via de’ Conduttori portati fin sotto terra.
16. Potrà alcuno ancora dimandare: effendovi de’ fulmini terreni, cioè che vengono da sotto terra, il che può accadere, mentre il fuoco Elettrico in origine sorge da terra e si spande a forza nell’aria, donde poi discende provocato da cime d’alberi, di campanili, e d’altri corpi isolati non repellenti, o se non altro colla pioggia; essendovi, dico, fulmini terreni, spezialmente in quei luoghi, ove il suolo nasconda vene d’acqua, o di metalli; come i Conduttori metallici applicati alle fabbriche possono divertirli? Non si creda, che il fuoco Elettrico faccia maggior fatica ad ascendere, che a discendere: la via di sfogarsi è la medesima: salga da dentro terra, e di sotto una fabbrica, uno zampillo, uno spruzzo di fuoco Elettrico, se non trova aperta una via nell’aria, che gli resiste, si scarica ne’ muri, e fa strage. Ma trovando aperti i Conduttori applicati alla fabbrica, è probabile, che per essi salirà fino alle punte; ed essendo in tal tempo vicina la nuvola pregna di vapori acquei, salti a disperdersi in essa.
17. Comunque sia di ciò, un’Esperienza favorevole invita a porre in opera queste armature. Il Reale Castello di Turino, detto la Valentina, il quale Edifizio era molto infestato da’ fulmini, dopo che il l’ebbe munito degli opportuni Conduttori metallici, resta immune da simili infortunj. Con tali fondamenti combinati della teoria, e della esperienza, la pratica di così guarnire gli Edifizj, specialmente i magazzini da polvere, e le navi stesse, s’è introdotta prima in America, donde viene tutte questa invenzione, poscia in Inghilterra, in Francia, negli Stati del Re di Sardegna, in Toscana, e si tratta di eseguirla a Milano, ed in tutta la Lombardia Austriaca.
18. La maniera poi di armare una fabbrica, appresso poco è tale: Nel colmo dell’Edifizio si pianti un zoccolo, o piramide di pietra viva, o anche di legno ben impeciato, ed in questo si conficchi un sodo bastone di vetro, grosso in circa un’oncia, che termini in punta, ed esca quattro dita in circa dalla pietra, o dal legno. Questa punta del vetro fi cuopra con una stretta ombrella, o tubo acuto di latta, o di rame, lungo due, o tre piedi; ed il tubo si salderà alla punta del vetro per l’orlo, o sporto, che il detto vetro avrà subito sotto la punta; per lo che sarà bene fare all’ombrella, o tubo metallico una specie di fodera pur di metallo ben saldata, che stringa la punta. Alle ale dell’ombrellino, che discenderanno un poco abbasso, ed in largo, si attaccheranno i fili metallici, i quali volendo dare ornamento alla fabbrica potrebbero essere di ottone, o dorati; come anche l’ombrella. I fili poi sieno grossi, come una penna da scrivere, o come il dito mignolo; e si conducano sopra le coste del tetto senza toccarlo fino agli angoli dell’Edifizio .
19. Se questo è grande, quivi pure fi pianteranno delle piramidi di pietra, o di legno impeciato coi suoi bastoncelli di vetro, tubi, e ombrellini metallici appuntati; e per questi, o intorno questi, si faranno passare i fili, che vengono dal colmo.
20. Che se l’Edifizio fosse piccolo (e allora basteranno due fili, o anche uno) senza porre nuove punte, si facciano passare i fili per mezzo ad un grosso anello di vetro inserito in un pezzo di pietra, o di legno pur impeciato, e confitto presso gli angoli del tetto.
21. Quivi resta libero il far discendere dentro, o fuori dell’Edificio i fili, purchè sieno isolati; ma pare, che sia meglio condurli per di fuori. L’Isolamento si continuerà, come si è accennato, cioè sotto la grondaja (avendo fatto la conveniente piegatura al filo sicchè non tocchi nè tegole, nè cornice tosto si conficcherà nel muro una pietra, o legno, in cui sia infisso un sodo tubo di vetro, per cui passerà il filo. E così si continui di distanza in distanza fin sotto terra, ove arrivando si scosti alquanto il filo da’ fondamenti, e si continui due, tre, quattro piedi sotto terra, o, se si potesse, nell’acqua. Il P. Fonda vuole ancora, che questo ferro termini con molte punte aggiuntevi, a guisa di forcina a molti denti.
22. Secondo la forma degli Edifizj si può adattare, e modificare la maniera dell’armatura, ed usare anche di molti risparmi: come a’ tetti coperti di piombo, quali sono i magazzini da polvere, forse basterebbe attaccare i fili all’orlo. Si può far uso anche de’ tubi delle grondaje, purchè si rendano isolati. Per le cime de’ campanili serve la Croce, che però converrebbe rendere stabile, e sempre isolata. Se si vuole la bandiera, che girando mostri la direzione del vento, facciasi questa girare intorno l’asta della Croce stabile; e così si può adattare la bandiera, che sia proporzionata di peso alle punte metalliche, che si porranno sopra i tetti delle case.
23. Quanto ai bastoni, ed anelli di vetro occorrenti, già se n’è fatto qualche saggio in Murano; e la spesa di tutta questa macchina non deve essere eccedente.
24. L’armatura delle Navi si farà consimilmente con fili metallici discefi giù per gli Alberi dalla cima munita di punte fino al basso colle opportune piegature, e prolungati dall’uno, e dall’altro bordo fino nell’acqua ben addentro. Veggasi pure una recente dissertazione del , Gesuita Veneziano che ha per titolo: : Modena 1771. e si trova in Venezia presso Gasparo Storti.
25. Onde sembra inconcepibile, come con tanta probabilità di riuscire con mediocre spesa, trattandosi d’impedire stragi così frequenti e luttuose, che i fulmini recano negli Edifizj pubblici e privati, spezialmente col gran pericolo dei magazzini da polvere, che sono i più facili da armarsi; con tutto ciò un’opera così salutare venga tanto poco praticata. Se non che gli uomini obbedienti alla prima forza della materia, che è l’inerzia, si trovano sempre tanto ritrosi ad abbracciare le novità utili, quanto pronti sono ad adottare le frivolezze delle mode, e de’ vizj: ed una prova ben chiara ne porge lo stento, che incontra a propagarsi il tanto evidentemente provato rimedio dell’innesto del Vajuolo.
26. Si pregano in fine i detrattori degli studj, e delle scienze, se possibil fosse di placare l’ostinazione dell’ignoranza, a riflettere un poco sopra questa nuova invenzione; e poi vedere, se possa- no continuare a deplorare il danaro, ed il tempo impiegato in tali oggetti; quando col mezzo di questi studj, e di queste disprezzate scienze si arriva non solo a perfezionare e vincere la natura in tanti generi a vantaggio dell’umanità, ma fino a strappare di mano i fulmini a Giove. ct
Nell’atto che s’imprimeva il precedente Opuscolo, capitò il seguente Manifesto stampato; onde s’è creduto utile all’oggetto d’aggiugnerlo quì tradotto in Italiano; e per tutti i riguardi si ritiene anche in questa edizione.
Manifefto del Sig. di Saussure sull'utilità de' Conduttori Elettrici
ct ct ct ct ct ct 1. RILEVO, che il Conduttore, ch’io ho fatto erigere per preservare dal Fulmine il quartiero, che abito, e per osservare l’Elettricità delle nuvole, ha messo dello spavento in diverse persone, le quali temono, che io forse attragga per questa via sopra de’ miei vicini quegl’istessi pericoli, che intendo di allontanare.
2. Deve ognuno persuadersi, ch’io non mi farò indotto ad erigere questo apparecchio, se non per essere pienamente convinto, che può esser utile, e che almeno non porta seco veruna specie di pericolo; talmentechè, non può venirne male ad alcuno. Quelli, che se ne spaventano, penserebbero in questo, al par di me, se fossero stati chiamati, come io lo fui per la mia professione, a meditare a fondo sopra questo soggetto. Mi lusingo pertanto, che dando una leggera idea de principj fisici, sopra de’ quali è fondata questa costruzione, e rispondendo alle obbiezioni, che naturalmente si presentano, io otterrò di porli in calma. Questo è l’oggetto di questo picciolo scritto. Se ottengo quest’oggetto, avrò la soddisfazione d’aver liberato alcune persone da un timore, ch’è un vero male, quando arriva ad un certo grado; e se non ottengo questo intieramente, avrò almeno fatto il mio potere; e avrò dato al Pubblico una prova del sicuro desiderio, che nutro di conseguire la sua approvazione.
3. È principio riconosciuto per certo dai più valenti Fisici moderni, che il Tuono, o il Fulmine, non è altro, se non che una forte scintilla Elettrica. Hanno osservato, che le Nuvole danno sovente, spezialmente in tempo di procella, segni non equivoci d’una Elettricità affatto simile a quella, che si produce colle nostre macchine Elettriche. Il fluido Elettrico, condensato e diretto dall’Arte, s’è veduto produrre in piccolo gli istessissimi effetti del Fulmine; muoversi colla medesima velocità, affettare le materie metalliche, e fonderle; dare agli animali lo stesso genere di morte del Fulmine; tramandare la stessa luce, e lo stesso odore, con uno scoppio ed un rumore, che non differisce da quello, che in grandezza. Finalmente avendo osservato attentamente le travìe di questa terribile meteora, hanno trovato, che aveva seguito precisamente il medesimo sentiero, e cagionato le medesime stragi, che avrebbe prodotte l’Elettricità artificiale, se dando a questa l’istessa direzione si avesse potuto anche darle la medesima forza.
4. Hanno dunque conchiuso, che potevansi applicare al Fulmine tutte le osservazioni fatte sul Fluido Elettrico. Ora hanno scoperto, che i corpi metallici terminati in punta avevano la proprietà di attraere, e di dissipare la materia Elettrica; in modo che se un uomo, che comunica colla Terra, avvicina ad un corpo Elettrizzato al maggior grado la punta d’un ago, anche in distanza notabile, tutta l’Elettricità di quel corpo provocata dall’ago passa nell’uomo, dall’uomo alla Terra, e così si disperde, comunicandosi a tutta la massa del Globo. Parimenti se l’ago sia infisso nel corpo Elettrizzato colla sua punta in fuori, tutta l’Elettricità ne esce, e si dissipa per questa punta. Tale estrazione, e tale dissipazione dell’Elettricità si fanno con tanta prestezza, che si rende impossibile di cavare da un corpo Elettrizzato una sensibile scintilla colla punta d’un ago; perchè, per quanto presto sia l’avvicinamento di questa punta, ella ha sempre tempo d’assorbire prima tutta Elettricità di questo corpo; in modo che, invece d’una forte scintilla, che avrebbe provocata un corpo rotondato, voi non vedete, che un piccolo pennello alla punta dell’ago.
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The end
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