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Indice
Dedica
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Inclita Nazione Veneta, siccome abbondando d’industria, e di talenti, molte nobili invenzioni ed arti ha somministrato agli altri popoli, nate, o perfezionate nel suo seno, d’onde i più celebri Scrittori di questo secolo riconoscono in gran parte i primordj della presente florida coltura d’Europa; così, di prudenza ripiena, non mancò mai di accogliere prontamente i ritrovati utili, che dagli stranieri Le venissero tramandati. Per non diffondermi nel proemio d’opera picciolissima, in una prolissa induzione d’esempj dell’una e dell’altra specie, antichi e moderni, a bastanza noti; se gl’Inglesi furono felici di concepire i primi, e porre ad effetto, l’idea dei Conduttori Metallici a preservazione degli Edificj dal fulmine; i Veneziani, sempre intenti a cogliere tutto ciò, che abbia del nobile, dell’interessante per li popoli, d’utile per lo Stato, di salutare all’uman genere, non furono gli ultimi ad abbracciare così mirabile invenzione. Al gravissimo e cospicuo Vostro Magistrato, Esimj Senatori, si deve il primo merito d’averne prestato un luminoso esempio.
A Vostre Eccellenze pertanto, non solo per la generale presidenza degli Studj e di tutte le cose Letterarie Loro demandata dall’Augusto Senato, ma per la costruzione del primo Conduttore Pubblico, da Loro comandata, ed eseguita in questa Specola di Padova, viene di ragione consecrato questo Discorso che ne contiene la descrizione, con una nuova Apologia de’ Conduttori medesimi. L’opera dunque interessando in qualche modo il nome di questo Eccellentissimo Magistrato, non ha bisogno d’altra raccomandazione appresso la clemenza Loro, se non che quella di scusa per la sua tenuità, ed imperfezione; e di quella d’un generoso compatimento verso l’umile autore; il quale implora, che in luogo dei talenti, V. V. E. E. degnino tenergli conto della efficace sua volontà, d’adempire in tutto il suo dovere, e di promovere quanto può quelle Facoltà, che gli furono da Esse tanto benignamente affidate.
Padova 18. Gennaro 1774.
Prefazione
ct Ubito, se pensiero più grande e sublime entrato sia in mente umana (avuto riguardo all’oggetto, e che siasi verificato) di quello, che concepirono due uomini Inglesi: Il alla veduta di un pomo cadente di tracciare il sistema ed il vincolo di tutti i globi mondani: ed il vivente Sig. , di attirare con facil arte ed a volontà, il fuoco ed il fulmine dalle nuvole, poscia di rispignerlo ancora, e dissiparlo. Quindi tra le recenti scoperte di Fisica, niuna meritamente eccitò più discorsi, nè mosse la curiosità e l’ammirazione degli uomini, che la conseguente invenzione Frankliniana de’ Conduttori metallici a preservazione degli Edificj dal fulmine, trattandosi non di altro, che di strappare in certo modo quell’arme, come altrove mi fono espresso, dalle mani di Giove. Disse il grande (de Dieb. Decr. n. 1.) che generalmente la natura dell’uomo non arriva a superare la potenza dell’universo: Dunque qualche volta vi arriva; e si vede, ex. gr. cosa fa l’uomo per domare i fiumi ed il mare. Non è già, che le forze di qualunque creato essere possano veramente vincere la natura, e la forza ineluttabile dell’universo, poichè in tutti gli sforzi ed artificj nostri non si fa altro che dirigere i moti della medesima: tuttavia si vede, non meno nelle malattie delle quali parla Ippocrate, che in tante modificazioni del mondo, morale e fisico, dove giunga l’arte e l’industria; d’onde deve l’uomo, non languido, animarsi di un nobile coraggio, fornito però trovandosi di molti lumi, senza i quali non possono nè pure venire in mente le imprese. Comunque sia, un’esempio quasi incredibile dell’umana attività (che un’altro secolo avrebbe chiamata temeraria audacia) sarà sempre questo d’aver tentato di rintuzzare i fulmini del cielo. La cosa è celebrata per le Gazzette, per le Stampe, e per le bocche degli uomini in tutti i paesi d’Europa.
Io aveva già toccato questo argomento, sì riguardo alla teoria, che alla pratica, nel mio 1770, quanto bastava, all’occasione di trattare dell’Elettricismo atmosferico. Dipoi nel 1772, per piacere a rispettabile Personaggio del Governo, zelante di promuovere la pratica tanto utile di questa scoperta, ho pubblicato senza nome (presso il Pasquali in Venezia) un Manifesto, o Informazione al popolo, per informarlo appunto più familiarmente dell’utilità della cosa, e dei modi di porla in esecuzione.
Finalmente nella prossima estate 1773 il Magistrato Eccellentissimo dei SS. Riformatori dello Studio di Padova, animato da giusto zelo di porgere un’utile esempio alla nazione, deliberò di far applicare un Conduttore a questa Pubblica Specola, che servisse insieme a difesa dell’Edificio medesimo, in sito per lo innanzi frequentemente infestato da’ fulmini. Degnossi perciò di commettere a me, e al dottissimo mio Collega Sig. Co: , Professore di Chimica, di dirigere quest’opera. In questo tempo passò per Padova il Sig. di Professor di Filosofia in Ginevra, celebre per li suoi viaggj, per la sua dottrina, ed anche per essere stato il primo ad erigere nella sua patria un Conduttore, che poi fu costretto a difendere contro i pregiudizj del suo popolo con quell’Apologia, che io aggiunsi tradotta al suddetto mio Manifesto. Questo dotto Professore, venendo sopra il luogo, approvando i nostri divisamenti, favorì di comunicarci una lettera recente scrittagli dal sopra lodato Sig. ; la qual lettera contenendo esempj, e fatti rimarcabilissimi, farà aggiunta al fine di questo discorso.
Eseguito pertanto il Conduttore, ch’è il primo applicato a Pubblica Fabbrica in questo Stato, ad oggetto di propagare vieppiù questa salutare pratica, ho creduto utile di darne una breve descrizione, colla , che si vede nel Frontispizio, a cognizione di chi non ha incontro di visitar questo luogo.
Non meno opportuno intanto per tal occasione parvemi poter riuscire una maggior dichiarazione a difesa dei Conduttori medesimi. Poichè dopo la pubblicazione del citato Avviso al popolo, molte altre cose, tanto a favore, che contro de’ Conduttori, furono dette, o scritte in varj libri, sparse nei Giornali, e in altro modo. Avendo io tutto quello ponderato, ed esaminato, per occasione ancora di trattar questa materia nelle Lezioni pubbliche, ho stimato confacente all’oggetto stesso informarne il pubblico, acciocchè le persone che propense fossero a por in pratica questa Macchina, possano farlo con maggior cognizione di causa, ed affine specialmente, che conoscano i confini della sicurezza, che si può per tal mezzo promettere.
Il metodo più acconcio per ottener questo intento (supponendo i principj della teoria e della pratica esposti nel mentovato Avviso) farà come credo di proporre ad una ad una le difficoltà, che possono venir in mente, o che realmente si fanno contro de’ Conduttori, soggiugnendo a ciascuna immediatamente la conveniente risposta, il che porge mezzo di giudicarne più fondatamente dell’una, e dell’altra. Così dunque facciamo.
Difficoltà contro de' conduttori , e risposte
ct ct ct fi ct A Teoria Elettrica, fondamento dei Conduttori, con tutta l’aria di probabilità, che porta, non è poi se non un’Ipotesi filosofica, disputando ancora i Francesi, e gl’Inglesi sulla natura del fuoco elettrico, e non mancando Fisici che ad altra cagione attribuiscono tutti questi fenomeni. Allora lì può fondare una pratica sopra una Teoria, quando questa sia chiara e sicura; come dalla Teoria della luce si è potuto dedurre la struttura de’ telescopj, ed altri utili strumenti di Ottica. Ma da principj non chiari non si può dedurre se non che una pratica, o pericolosa, o azzardata. Però giustamente in Medicina è vietato il prescrivere rimedj per qualunque Ipotesi, comunque speciosa.
ct In tutta la Fisica non v’è forse dottrina tanto illustrata, e provata al giorno d’oggi, quanto la Teoria dell’Elettricità; la quale però non è più un’Ipotesi. Il libro del contiene un sistema tale di esperienze, e di osservazioni, così legate, ragionate, e dedotte, così proprie a interrogar la natura, e sforzarla a spiegare le sue intenzioni, che dopo l’ del non v’è forse opera di Fisica così massiccia, e feconda. Ed appunto, siccome, benchè ignota sia la natura della luce, dalle semplici sue proprietà di procedere in linea retta, di riflettersi ad angoli eguali, di rifrangersi con data legge, si è cavata la pratica di tanti strumenti utilissimi di Ottica; così dal conoscere per via d’indubitate esperienze la proprietà del fuoco Elettrico di sfuggire dai corpi resinosi, e vitrei, e di seguire i corpi metallici ed umidi; scoperta pure senza contraddizione la comune natura del fuoco elettrico, e del fuoco del fulminecon somma ragione essi dedot- ta l’applicazione degli Emissarj fulminei agli Edificj. S’ignori pure la natura intima di questo fuoco: non è necessario saper la natura delle materie per farne uso: tanti lavori si fanno dei metalli, de’ minerali, del legnami, senza che se ne conosca l’essenza: e in medicina chi conosce la natura della China China, o dell’Oppio? ct El vantato elettricismo atmosferico restano molte cose oscure, ed incongruenti, da spiegarsi: per esempio, le nuvole talora senza lampi e tuoni danno maggiori indizj di elettricità nelle macchine a ciò preparate, che quando ampiamente tuona e lampeggia: talora quando piove cessano le scintille; e talora sopravvengono in copia quando piove. ct Quì la risposta è breve, effendosi provato nella nota precedente, che le nuvole nei Temporali sono elettrizzate, e che i fulmini non sono ch’esplosioni del fuoco elettrico. Le osservazioni poi addotte non fanno veruna difficoltà; anzi convengono ai moti del fuoco elettrico poichè secondo la sua quantità, distribuzione, e sopravvenienza, le nuvole daranno più indizj di elettricità talora senza lampi, e tuoni, e senza pioggia, poichè i lampi i tuoni le pioggie le scaricano da questo fuoco; talora all’opposto tuonando, e piovendo, quello fuoco si abbatterà verso i noti fili, o si svilupperà in più copia. ct E i fulmini altro non sono, ch’esplosioni del fuoco elettrico dalle nuvole, provocato da’ corpi metallici, o umidi presso terra, o tendente ad essi, perchè in ogni Temporale non vengono colpiti gli alberi che sono umidi di natura, tutti i campanili, che sporgono metalli? Perchè passano molti Temporali senza fulmini? Perchè certe torri elevatissime non furono mai tocche da saette? Perchè all’opposto certi luoghi ne sono infestatissimi? Per- chè spesso colpiti gli Edificj più bassi? Non si conosce dunque bene l’indole, la tendenza, il gioco del fuoco elettrico. E in tale incertezza ed oscurità, chi oserà promettere cosa di positivo circa i rimedj d’un male, che non si conosce? ct Ristringerò il molto, che potrebbesi addurre in risposta a quella difficoltà. Prima di tutto, nè tutte le nuvole temporalesche, nè tutte le loro parti sono ugualmente pregne di fuoco elettrico: esso si trova disseminato, e disperso nei varj rami della nuvola, a segno che qualche parte n’è affatto priva. Ciò dimostrano i lampi spezzati, e le saette serpeggianti in tutti i sensi, per l’estensione delle nuvole medesime. Da ciò nasce, che non tutti gli alberi, non tutte le torri, nè tutti i luoghi esposti ad un temporale vengano colpiti dal fulmine; e possa taluno andarne esente per anni, e per secoli, quando tal altro si osserva molto infestato, avendo la disgrazia, che vi s’incontri spesso qualche spruzzo del fuoco errante per l’atmosfera agitata. (Una fabbrica fu talora nello spazio di 25. minuti colpita tre volte. 1764.) Quanto in tal caso possa giovare un buon Conduttore, ognuno lo vede, e si spiegherà poscia più chiaro.
Intanto bisogna altresì riflettere, ed aver sempre presente, che il fuoco atmosferico, siccome viene portato nell’aria col veicolo de’ vapori, così col mezzo d’essi ritorna in terra. Dunque la massima parte di esso viene scaricato insensibilmente senza romore, dalle pioggie. Questa è la ragione, che i fulmini sono più rari di quello che sarebbero per la copia di fuoco che contengono le nuvole, senza le pioggie. Quindi il maggior pericolo de’ fulmini in temporale, è allorquando cadono le prime goccie, che sogliono anch’esser le più grosse, e che talora si fono vedute lucere, e scintillare. Quando con pioggia abbondante il tempo è sfogato, suole di molto cessare il pericolo de’ fulmini, ed anche il popolo per esperienza ne teme assai meno.
Ma quanto a’ luoghi più, o meno soggetti a’ fulmini, conviene considerare anche la natura del suolo, in cui sono piantati gli Edificj. Ogni esplosione elettrica, o fulminea, d’altro non nasce che da sbilancio di fuoco tra due corpi, e due luoghi. Sempre questo fuoco, da dove abbonda, tende ad avvicinarsi a quel luogo, dove manca, o scarseggia. Quando è giunto ad un certo confine, scappa per la via più breve, e più aperta, e si scaglia per riempire il luogo vuoto. Talora squarcia i corpi resistenti, che si frappongono, come aria, pietre, vetri ancora: ma sempre si suppone uno sbilancio, che preceda. Se dunque gli strati di terra soggetti a qualche Edificio non sieno di natura a sbilanciarsi colle nuvole, e coll’atmosfera, non vi sarà ordinariamente motivo di scarico fulmineo; altri al contrario per contenere vene di acqua, o di metallo non molto profonde, saranno disposti a sbilanciarsi coll’aria, e quindi verranno infestati da’ fulmini; tanto da quelli, che scendono dalle nuvole, quanto da quelli che sorgono dalla terra, de’ quali si parlerà poi. In qualunque modo, si capisce, che non può esser comune l’esposizione de’ luoghi all’ingiurie de’ fulmini. ct Er insinuare l’utilità dei Conduttori Metallici si dice, che i fulmini di fatto, dove cadono, nelle fabbriche sembrano avventarsi specialmente ai metalli, o seguire le traccie dell’umido: ma ciò non è sempre vero: poichè si vede che i fulmini saltano di quà di là, e scherzano in mille modi, investono tutti i corpi promiscuamente, danneggiano ogni sorte di materie, anche delle più resistenti, come legni secchi, pietre, e i vetri stessi, che si fanno i più ripugnanti. Dunque non concorda la natura del fulmine coll’oggetto de’Conduttori Metallici. ct Senza arrogarsi di conoscere, e di render ragione di tutti gli scherzi che fa il fulmine: in generale però si concepisce il loro andamento. Poichè osservandosene bene le traccie, e gli effetti nelle fabbriche, e volendone giudicare con occhio filosofico imparzialmente, si troverà quasi sempre, ch’essi fono stati provocati da’ metalli palesi, o nascosti, o da vene di umido, qual può esser anche una goccia di pioggia, o un occulto stillicidio.
Un volume potrei addurre di osservazioni; quanti appunto sono i fulmini, che danno nelle case, e negli altri Edificj. La mattina dei 17. Settembre 1772. vi fu un temporale assai fulminoso in questa Città di Padova, e ne’ contorni; in pochi minuti moltissime saette scoccarono; sembravano seguitarsi come una fila di mortaretti. Quattro percossero fabbriche distinte, e se ne poterono osservare gli effetti: una scoccò nella Chiesa delle Monache di S. Marco, e visibilmente cominciò dalla croce posta sulla facciata: tale ingresso ebbe anche quella della Madonna del Torresino in Vanzo; la terza fece minori danni nella casa dell’Eccellentissimo Emo in Prato della Valle, ove fu osservabile che in una stanza terrena presso il portico traforò un vetro della fenestra come un trapano; ma è da osservare altresì, che quella fenestra ha una ferrata, a cui il fuoco del fulmine tendeva venuto dall’alto, o pur da basso. La quarta finalmente battè la fabbrica di questa pubblica Specola, e ne lasciò segni, e danni sparsi da sommo ad imo, seguitando visibilmente la traccia delle molte catene, e dei numerosissimi ferri che sono scoperti, o nascosti in questa istessa fabbrica. E questo fu osservabile, che dove s’interrompevano i ferri, ivi la Saetta aveva squarciato o pietre, o vetri, o legnami. Il primo segno fu presso d’un arpice del tetto provisionale della torretta orientale; quindi discesse nelle molte stanghette di ferro, che fermano le catene dell’Osservatorio: Indi si avventò alla ringhiera della scala, che seguitò senza lasciar segno fin dove terminava il ferro; quindi fu costretta a saltare nelle catene della camera della Meridiana situata lateralmente un piano a basso a mattina: squarciò nella Terrazza una gran lastra di marmo posta immediatamente sopra un ferro, che sostenta una di dette catene, ch’era il più vicino alla ringhiera interna della sca- la; scagliossi nei ferri inferiori della scala aperta, lasciando tra mezzo piccoli fori nei volti, e nelle pietre, e poi parve prendesse la direzione di un pozzo non lontano, dal quale ho gran sospetto che quella saetta sia uscita per andare in alto per la strada già descritta. Avverto in passando, che si trovavano segni della Saetta in quella stanza stessa dove si custodiva la polvere innanzi che si convertisse questa Torre in Osservatorio; e fu dunque una gran provvidenza l’intraprendere quest’osservatorio, che salvò la Città da un infortunio simile a quello di Brescia.
Non tacerò nè pure che questa Torre nei tempi avanti, anche a memoria nostra, fu spesso visitata da Saette, le quali tutte tennero la stessa strada, del che molto ne incolpo il nominato pozzo. Si vede poi quanto opportuna sia stata la providenza del Conduttore, che vi si è applicato.
Or da questa propensione dei fulmini ai metalli, s’intende poter esser verissime quell’Istorie che si credevano favole; aver talora un fulmine fuso la spada, cioè la punta, senza offender la guaina, il dinaro intatta la borsa, le fibbie senza offender le scarpe. La borsa, la guaina, le scarpe sono di pelle; il dinaro, la spada, le fibbie sono di metallo; in questo dunque per natura sua deve sfogarsi il fulmine allontanandosi dalla pelle, ch’è più tosto resistente.
Questo però non osta, che talora non possa invadere corpi d’altra natura, e fare moltissimi salti, e scherzi, che nei fatti talora si osservano. Prima di tutto il fulmine infierisce dove sono interrotti i metalli; ivi arrestato, e riflesso squaglia i metalli stessi, squarcia le pietre, e getta lungi tutto ciò che incontra. Per il resto poi convien riflettere alla varia forza de’ corpi deferenti, e resistenti. Poichè i più resistenti risultano il foco elettrico nei più deboli; quindi l’aria può cacciar il fulmine nelle pietre, nei legnami, nei panni ec. ec. da questi può ritornare nell’aria, seguendo una traccia di vapori, od altro veicolo umido più adattato; in oltre i corpi resistenti non sono da per tutto di egual solidità, contengono delle vene, e de’tratti eterogenei, senza eccettuare il vetro; e quindi in tal parte debole possono esser trafforati, ed infranti i vetri stessi. Benchè nelle fenestre può il fuoco del fulmine venir chiamato dai piombi, e dai ferri che sostengono le lastre (perciò sarebbe più cauto usar lastre ben grandi, e queste legare non con piombo, e ferro, ma con legni, come in qualche luogo è praticato). Ma anche senza questi irritamenti il fuoco del fulmine squarcia talora, e vetri, ed altri corpi resistenti, per passare in un corpo deferente posto al di là di essi, non lontano, come una ferrata, una catena, un arpice, una catena da pozzo, un ferro da campanello ec.
Quanto ai corpi deferenti istessi, certo il fulmine segue a preferenza d’altri corpi i metalli; ma se sieno posti in eguale opportunità, e distanza con essi. Per altro in vece di un metallo si scaglierà in un corpo umido, che sia più vicino; e nel più umido; quindi caderà più tosto in un legno verde, che in secco, e più tosto negli animali, che negli alberi, e da un albero salterà in un uomo che vi sia sotto ricovrato, come prova l’esperienza, perchè un animale contiene più umido d’una pianta.
Una curiosa, e luminosa osservazione fu fatta in questi anni. Vi sono delle persone, che nella famosa esperienza di Leyden, intercettano la commozione elettrica, o non la sentono. Il attesta di aver trovato tre persone di questo carattere. Già due anni a Parigi il Sig. Abate , successo al Sig, Abate nella Professione, e nella celebrità della Fisica sperimentale, ne incontrò un’altra; la quale avendo l’aria di un Musico, diede occasione ad un rumore, che gli Eunuchi non fossero suscettibili di elettricità: il che però fu smentito dall’esperienza, e dalla ragione, perchè l’elettricità si comunica negli animali per via de’ fluidi. Ma intanto il fatto era vero. In una catena di molti uomini, che si tengono per mano, come è noto, per fare quella esperienza, ove il primo tiene la tazza, o la bottiglia coll’acqua, in cui cade un filo di ferro pendente dal Conduttore, nel mentre che l’ultimo tocca dall’altro capo l’istesso Conduttore, tutti gli uomini di quella fila provano una scossa contemporanea, la quale può talora prostrarli a terra tutti, se il Conduttore colla bottiglia sia assai caricato. Or nacque, che una data persona, essendo per esempio la quarta, intercettò, e non sentì la scossa, che aveano sentita i tre primi; e così quelli che seguivano dopo nulla sentirono. Successe però altra volta, che la scossa saltando cinque o sei persone, si risvegliò per esempio nell’undecima. Questo fenomeno è curiosissimo. Il Sig. Abate de la Fonde acutamente ne pensò la spiegazione. Il fuoco elettrico, che produce la scossa, e che già era passato per tre persone, arrivato alla quarta, trovò sotto i piedi di quella una vena di umido, o di metallo che gli apriva un più facile veicolo; quivi dunque discese, e lo seguitò fino al termine, una volta perdendoli interra; l’altra avendo terminato questo strato di terra umida, risalì nell’undecima persona, e continuò negli altri la scossa fino al fine. Or questo fenomeno spiega egregiamente i salti apparenti e gli scherzi de’ fulmini. E la conseguenza è questa, che se ad un edificio sarà applicato un’idoneo Conduttore, non interrotto, il fulmine non avrà motivo di saltare, nè di deviare dal Conduttore nella Fabbrica. ct Fulmini passano talora vicino a’ corpi sommamente combustibili senza accenderli, paglia, fieno, stoppa, canape, e fino presso i sacchi di polvere d’archibugio; talora mette il fuoco in un istante, e irreparabilmente ad un grandissimo edificio. Come conciliare queste stravaganze? E si vuol dire, che non si conosce bene l’indole del fulmine. ct Questi veramente sono fatti veri, e sembrano essere in qualche contrasto tra loro; ma poi non so vedere qual difficoltà facciano contro la pratica dei Conduttori. I fulmini accendono dei corpi, vari edificj, quasi instantaneamente. Anche il fuoco elettrico accende i corpi. Che poi il fuoco si estenda all’improvviso, per esempio per tutto il tetto di un vasto Tempio, come talora è accaduto, questo è appunto ciò, che non si può fare, se non dal fuoco elettrico, il quale quasi in un istante con velocità, simile a quella della luce, si diffonde alle più grandi distanze, e per l’estensione di più vasti corpi. Un tal fulmine dunque visibilmente si scopre di natura elettrica, e però soggetto all’influenza de’ Conduttori. Che poi talora non accenda de’ corpi assai combustibili, per li quali passa vicino, non è da stupire: prima perchè questi corpi sebbene accensibili non sono attraenti, deferenti, o conduttori, come si voglia chiamarli; e se anche lo fossero una saetta di fuoco vibratissimo, e conglobato, segue con tanto impeto la sua direzione, che non si scioglie nè pure per mezzo ai corpi deferenti; così potrà forare una placa di metallo senza dissiparsi, e passar unito sotto l’acqua, senza sciogliersi. Questa è la natura di un moto vibratissimo, anche di un corpo fluido, tenero, o molle, di far le veci di un solido: così una candela di sevo cacciata da un gran moschetto traffora un’asse grossa di legno. Per altro questo stesso fenomeno di non accendere i corpi combustibili vicini, dimostra, che il fuoco del fulmine è diverso, almeno nel moto, dal fuoco comune. In generale il fuoco elettrico infiamma dove riscalda, e riscalda dove si trova più condensato. In tal caso accende i corpi meno infiammabili: Se sia più raro, lascia intatti i più combustibili. ct On è deciso, che tutti i fulmini sieno di natura elettrica; anzi sembra indubitabile, che ve ne sia di materia sulfurea, nitrosa, o simile. Tali sono molti globi, che sorgono da terra, o vengono dalle nuvole, de’ quali moltissimi esempj reca il nel Capitolo de’ Fulmini, e li riconosce per diversi dagli elettrici. Un’esempio recente v’è nel , Decembre 1772. Nel di 24. Settembre dello stesso anno, nella Città di Besanzone, in un Temporale videsi manifestamente cader un fulmine in forma di globo di fuoco, il qual globo traversò il Magazzino di biade, l’Ospitale dello Spirito Santo, e molte fabbriche intermedie, o adjacenti. Fece poco danno, nè offese persona, benchè trascorresse tutto l’Ospitale, ed una sala piena di bambini, e di balie; andò a precipitarsi nella riviera della Doux, in cui cadendo fece saltar l’acqua all’altezza di molti piedi; e, si noti bene, percorse sotto acqua uno spazio di molte pertiche; mol- ti pesci vennero a gala storditi, etc. Se questo fosse stato un globo di fuoco elettrico, sarebbesi dissipato al toccare dell’acqua del fiume; ma avendo scorse molte pertiche sotto acqua, ha l’apparenza di un fuoco greco, o di simile composizione, che arde sotto acqua. Inoltre dei fulmini vengono accesi dalle fiaccole, come tanti, che se ne accendono nelle miniere, e quello riferito dal nel , che fu provocato da una lucerna calata in un pozzo. Or qual soccorso contro di questa specie di fulmini possono recare i Conduttori metallici? ct Confesso, che io non oso assolutamente negare questi fulmini sulfurei, e desidero, che gli Elettricisti cerchino di rilevarne meglio la natura, e porre in chiaro, se possano anche questi riferirsi alla classe degli elettrici. Non mancano già forti indizj di tale affinità ed analogia. Già il celebre nelle stelle cadenti, nei fuochi fatui, di Sant’Ermo etc. che altro non erano creduti se non che pure meteore ignee, osservò tutte le apparenze dell’elettricità, e che questi globi, che sono come fulmini languidi, non uscivano se non quando l’atmosfera, per la spia de’ Conduttori, si trovava elettrizzata.
Ma si dice: l’esplosioni, le commozioni elettriche sono subitanee, quando questi globi di fuoco si veggono o dalla terra, o dal cielo avanzarsi senza molta rapidità finchè arrivano a scoccare in qualche luogo. Questo non fa veruna difficoltà. Il moto lento nasce dalla resistenza dell’aria, che il fuoco elettrico conglobato in gran massa stenta a dividere, finchè non arrivi vicino a qualche Conduttore adattato, in cui si scarichi. Così lento fu veduto muoversi il globo dalla catena elettrica, che uccise il Professor di Pietroburgo; e pure non era lontano, che in circa un piede: era questo globo di color blò, e tale è la tinta delle scintille elettriche. Tale fu il moto ed il colore di quel gran globo di fuoco osservato sul mare dalla Flotta dell’Ammiraglio Chambers li 4. Novembre 1748, il quale con un rumore pari a cento colpi di cannone scoccò nel parocchetto del , e lo squarciò in mille pezzi. Videsi quello glóbo, ch’era grande come una mola da mulino, venir quieto da in circa tre miglia di distanza, sul mare. Era il cielo sereno, il che vuol dire che non trovò vapori umidi al basso dell’atmosfera per iscaricarsi prima d’incontrar i ferri dell’albero del detto vascello. Tale sembra essere stato il globo veduto dal Sig. Marchese insorgere nella stanza terrena, in cui si trovava a Fosdinovo, e che gli suggerì l’idea di credere che tutti i fulmini vengano da terra. Che poi il globo di Besanzone pretendasi essersi osservato lungo tratto sotto acqua, l’osservazione non mi pare molto sicura. Certo è detto, che nel cadere fece saltar l’acqua a molta altezza: perciò è probabile, che allora appunto scoccasse nell’atto d’immergersi nell’acqua. Che se continuò trascorrendo sotto acqua, già ho accennato, che la violenta vibrazione istessa potea impedirne la dissipazione subita.
Ma si replica: nelle miniere, e in altre cave sotterranee si accendono dei fulmini veri all’accostarsi di una fiaccola; questo non si può negare, perchè vi sono infiniti esempj. Or si dice: questi tali fulmini, che si accendono colla fiamma, sono certamente composti di materie combustibili, simili alla polvere di Cannone. Ma si può rispondere, che anche il fuoco elettrico si accende col fuoco della fiamma. la fiamma anch’essa corpo deferente, e della natura de’ conduttori. Il Sig. (Ist. Elett. T. III.) in moltissime esperienze si valse della fiamma di una candela come di un arco metallico per iscaricare le batterie elettriche. Possono dunque nei sotterranei farsi delle raccolte di fuoco elettrico, e queste mantenersi per lungo tempo invisibili, come si conservano per mesi cariche bottiglie, cariche batterie elettriche; e queste non accendersi se non accostandosi qualche Conduttore, qual è la fiamma d’una fiaccola. Ma possono formarsi allora anche dall’uscita del fuoco elettrico.
Per fine, se qualche rara volta nascessero fulmini, dirò così, sulfurei, (che però non sarebbe provato dall’odore, poichè l’odor di zolfo è proprio propriissimo dell’elettricità) si dirà, che questa è un’altra specie di meteora. I Conduttori non avranno che fare con essi, come non hanno che fare coi venti; ma però saranno sempre di grand’uso contro i fulmini propriamente elettrici, dell’esistenza, e frequenza de’ quali non si può dubitare. ct E i conduttori valessero a tramandare in silenzio i fulmini, che vengono dalle nuvole, qual giovamento possono recare contro i fulmini che sorgono dalla terra? Poichè è indubitabile che se ne danno: e se il Sig. Marchese non è riuscito a provare che tutti i fulmini sono terreni, non si può negare, che almeno alcuni non ne sieno. Gli Elettricisti non lo negano, molto meno il , il quale tutto il fuoco, che si tramanda all’Atmosfera, lo fa sorger da terra. ct Rispondo, che i Conduttori prestano lo stesso uso per li fulmini terreni, che per li fulmini celesti. Se i conduttori hanno le punte erette in aria, tengono altresì punte immerse dentro la terra. Il fuoco, che si aggira per la terra, e che si caccia per le vene di acqua e di metallo, e per l’interruzioni, che sempre contengono anche i corpi resistenti; accostandosi alle radici degli edificj armati, incontrerà le punte, e i denti dei Conduttori, si scaglierà in essi, salirà fino alle cime sopra i tetti, e quivi si scaricherà nell’aria. vero, che l’aria è corpo resistente; ma in tempo procelloso contiene nuvole, e vapori assai depressi, che toccano gli Edificj, e la terra. I nuvoli dunque, ed i vapori per esser deferenti ed assorbenti, dalle punte vicine de’ Conduttori assorbono il fuoco tramandato dalla terra; poichè in tal caso convien dire, che le nuvole sieno elettrizzate negativamente, o in meno, cioè, che scarseggino di fuoco elettrico, onde sgorgar debba quello della terra per riempirne il vuoto, e restituir l’equilibrio. ct Uanto a’ fulmini che vengono dalle nuvole, chi potrà persuadersi, che de’ tenui fili di metallo possano scaricare l’immensa copia di fuoco, che talora contengono le nuvole stesse? Nel giorno 3. Settembre del prossimo anno 1773. vi fu un Temporale il dopo pranzo, che durò più di sei ore (un’altro ve ne fu che durò ugualmente li 28. dello stesso Mese, di mattina): occupava, dai riscontri che se n’ebbe poi, tutta l’estensione almeno della Marca Trivigiana, certo oltre Padova, Venezia, e Trevigi, che vuol dire copriva quasi due mille miglia quadrate di spazio; e non fece altro per tutte quelle sei ore, e in tutti quelli luoghi, che un continuo fulminare, non potendosi numerare le Saette, che caddero. Chi può concepire l’immensità di fuoco, che una tal nuvola conteneva? Dire, che per un filo di ferro si potesse tutto tramandare, tanto sarebbe dire, che un piccolo sifone può esaurire Adige, e Pò. Ma anche un fulmine solo produce talora stragi immense. Lo , nell’ultimo , descrive un fulmine che la sera del 20 Maggio 1711. colpì la maggior Torre situata in mezzo della Città di Berna, il quale fece gran guasti non solo dentro, e fuori della Torre medesima, ma devastò nove altre case all’intorno, scagliando anche nella Piazza più globi di fuoco, a guisa di carcassa, visibilmente usciti dal globo maggiore del fulmine; e simili fulmini non sono rari. E come contenerli dentro una sottile catena? ct Molte cose vi sono da replicare: prima come si dirà quì dopo questi fili, queste catene, e queste spranghe de’ Conduttori, non devono essere tanto sottili, e secondo l’ampiezza dell’edificio si devono moltiplicare. In secondo luogo noi parliamo de’ casi comuni, del corso regolare della natura. Gli argini de’ fiumi impediscono le comuni inondazioni; non possono impedire i diluvj, e l’escrescenze prodigiose, che talora accadono. Si dirà forse per questo, che gli argini de’ fiumi non sono utili, che si devono abbattere? Lasciamolo dire a quegl’insensati, che contendono doversi lasciar correre le acque liberamente per li Territorj, come facevano ne’ tempi barbari. Simile sarebbe il sofisma contro de’ Conduttori. Se non potessero dissipare qualche enorme fulmine, fatalmente diretto contro di un edificio, non fanno essi molto allontanando i fulmini comuni? Tutte le provvidenze umane non oltrepassano questi confini.
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The end
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