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Il Libro di Antonio Billi e le sue copie nella Biblioteca nazionale di Firenze

Autori vari · 1891 · Free in the US

17,409 words · about 1 h 13 min to read

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Autori vari
Language
Italian
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1891
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17,409 words · about 1 h 13 min
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Contents (3)

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La scrittura, a cui si accenna nell’intestazione del presente Saggio, venne per la prima volta, come una delle fonti più antiche e principali per la sioria degli artefici fiorentini del Quattrocento, rivelata agli eruditi dal venerando Nestore di siffatti studi, commend. . Stampando egli nell’Archivio storico italiano (Ser. III, tomo XVI, pag. 219 seg.) la biografia di , tratta dal manoscritto magliabechiano, Cl. XVI, n.ro 17, negli appunti premessi al testo di essa osservò, che l’anonimo compilatore del codice in discorso (che noi per distinguerlo dagli altri due de’quali si tratterà in seguito, designeremo d’ora in poi colla denominazione di «Codice Gaddiano», traendone la ragione dal nome della Raccolta dove fu custodito prima di passare alla Biblioteca magliabechiana), rispetto agli artefici del secolo XV, tenne innanzi un libro designato da lui col nome del suo possessore, che fu un vissuto negli ultimi anni del 400; aggiungendo, riguardo alla persona dell’autore di esso libro, la congettura, che forse vi si contenessero i ricordi scritti, come testimonia il , da Domenico del Ghirlandaio, intorno agli artefici vissuti innanzi a lui e che oggi non si trovano più.

Siccome però l’anonimo autore del Cod. Gaddiano per compilar il suo libro si era servito anche di altri documenti, fra cui in primo luogo è da mettere (come già additò l’erudito soprannominato) il Comentario del , e poi in secondo altre scritture o notizie oggi da noi non più conosciute, - ad eccezione di pochi brani con cui egli aveva postillato il suo testo, designandoli espressamente come tratte da quella fonte coll’aggiunta delle parole: «del libro d’Antonio Billi» ossia «nel libro d’Antonio dice»; - non era possibile di determinar più esattamente quale e quanta parte della sua compilazione egli abbia tratto da questo libro, e perciò non si poteva neppure tentare di restituir il suo testo intiero o almeno in parte.

Il Libro di Antonio Billi – Codice Petrei

|fo. 38v] | C|

Pippo di sere Brunellescho ciptadino fior.o fu dotto in scrittura sacra: et soleva dire m.o Pagolo astrologo, che udendolo parlare, gli pareva s.to Pagolo: fu arismetricho et geometra; ritrovò la prospettiva stata più tempo smarrita; era studioso delle opere di Dante et benissimo le intendeva. Truovò il modo di voltare la cupola di Firenze senza armadura; stata più anni imperfetta, per non trovare chi volessi, o sapessi voltarla: et erasi in Firenze quasi fatta resolutione di riempire, et fare il gietto di terra. Hebbe per compagno Lorenzo Bartolucci, ma quando furono in sul voltarla, fingiendosi Pippo havere male et non potendo o sapendo detto Lorenzo fare senza Pippo; Pippo gli mandò a dire che farebbe ben lui senza Lorenzo: et così gli ufitiali gli dettono tutto il carico, et levarno Lorenzo, al quale allogorno le porte di bronzo di s.to Giovanni.

Fecie tutti gli strumenti et modello che alla perfectione di tale opera erano necessarii, et gli lasciò nella Opera, che per mala cura [sono] parte guasti, et parte perduti.

Fecie il modello della lanterna, a concorrentia del quale sino a una donna ebbe ardire di fare un altro modello: dove fu ucciellato da certi maestri che non vedevano |fo. 39r] la salita, la quale lui scoperse loro drento a uno pilastro.

Valse assai nella scultura, come si vede nel modello di bronzo che lui fecie per le porte di s.to Giovanni: il quale modello è oggi nel dossale della sagrestia di s.to Lorenzo: anchora che poi furno allogate a Lorenzo Bartolucci, o vero Giberti: anchora che sopra vi lavorassino detto Filippo, Donatello, Luca della Robbia, et Ant.o del Pollaiuolo.

Fecie una s.ta Maria Magdalena in S.to Spirito; che ardendo quella chiesa, andò male: a gara con una che è in s.to Giovanni di Donatello.

Fecie il crocifisso di s.ta Maria Novella a gara con Donatello, che ne haveva fatto un altro in S.ta ✠.

Furono allogate allui, et a Donatello due figure di marmo che sono ne’ pilastri di Orsanmichele coè (sic) quella di s.to Piero, et di s.to Marcho: opere degnie.

Fecie in prospettiva la chiesa, et la piaza di s.to Giovanni et il palagio de Signori.

Fecie il modello della chiesa di s.to Spirito: opera exciellente, benchè non fu seguìto interamente lo ordine suo, nè nelle porte, nè nel ricidimento (sic, invece di: «ricignimento») di fuori, che si haveva a dimostrare nel modo che esso era drento [nè] nelli altari delle cappelle che havevono a essere dal lato di nanzi; et volgiere il prete il volto alla chiesa al dire la messa; contrarii appunto a quel che sono al presente. Nè anchora la sua cupola non ànno seguito lo ordine suo; che si sono alzati troppo ne’ pilastri et capitelli delle colonne et nel riagiugnimento (sic, invece di: «ricignimento») disopra; in modo che la |fo. 39v] la (sic) detta cupola viene a essere uscita della vera ragione et proportione sua; et detto edifitio viene tutto a esserci più debole, et porta pericolo di non rovinare prima gran tempo che non s’arebbe fatto, et anchora per un altro errore fattovi da imulatori di uno archo che si posa in sul falso.

Anchora fecie il modello della chiesa di s.to Lorenzo, benchè anchora quivi non fu exeguito interamente il suo disegnio; nondimeno è uno corpo molto bello et

Simile fecie il modello del capitolo de’ Pazi nel chiostro di S.ta ✠ et il modello della casa de’ Busini.

Fecie anchora il modello della casa, et facciata della loggia delli Innocienti, la quale fecie senza armadura: el qual modo fu anchora observato per molti, excepto de uno reggimento (sic, invece di: «ricignimento») fatto per ordine di Franc.o della Luna, che è falso, et fuori architettura; perchè Filippo in detto tempo si trovava a Milano a’ servitii di Filippomaria, duca, per il modello della forteza; ed alla tornata sua visto detto errore lo voleva rovinare, ma da i ministri con dolci parole non fu lasciato: et così vidde (?) detta facciata essere uscita fuori del modello con uno reggimento stato fatto per ordine di detto Franc.o che haveva oppinione di architettura: et domandandolo Filippo perchè havesse fatto tal cosa, rispuose, haverlo tolto della chiesa di S.to Giovanni: al che Filippo gli disse; uno solo errore era in detto edifitio et tu hai tolto a observarselo.

Fecie il modello della forteza di Vico Pisano et quella del porto di Pesero, et a Milano assai cose; et usava di dire, che se ciento modelli di chiese, o di altri edifitii havessi a fare, tutti li farebbe variati,

|fo. 40r] Fecie uno modello della casa, o vero palazo di Cosimo de’ Medici, la quale haveva a essere situata in sulla piaza di S.to Lorenzo: che la porta del palazo si riscontrasse con la porta di S.to Lorenzo: edifitio forse che pochi ne sarebbe sopra la terra oggi, se si seguitava l’ordine di detto Filippo: ma parendo a Cosimo troppo sumptuosa spesa, lasciò detto ordine indrieto, ancora che poi se ne pentissi fortemente: perchè Filippo havendo messo in quello tutto il suo ingiegno, per sdegnio lo spezò: diciendo, che sempre a sua dì haveva desiderato di fare una opera rara, et li pareva essersi abattuto a uno, che la voleva, et poteva farla: et si dicie che mai fu visto tanto allegro, quanto nel tempo che fabricava detto modello. Cosimo si pentì fortemente di non havere eseguitolo: et dicieva, che non li parve mai parlare a huomo di maggiore intelligienzia: et molto di sè stesso si dolse.

Hebbe uno suo discepolo quale teneva in casa detto il Buggiano al quale fecie fare lo acquaio di marmo della sagrestia di S.ta Reparata con quelli bambini che giettano acqua. Anchora fecie la testa di detto Filippo che è in sta Reparata et fecie uno acquaio di pietra in detta sagrestia.

Detto Filippo fecie anchora più disegni et modelli a varii signori: infra gli altri a Filippomaria, duca di Milano, della forteza: et detto Duca fece ogni opera con ogni premio di ritenerlo adpresso di sè.

Fecie il modello al s.r di Pesero, del porto, et a molti altri di case et varij edifitii, et il disegnio del convento degli Agnioli.

|fo. 40v] | C| (sic: Tafi) fiorentino

Fu costui compagnio di Cimabue, et fu maestro di musaico; fu scolare di maestro Appollonio greco, pittore; et insieme con il suo maestro lavorò la parte disopra della tribuna di s.to Giovanni, dove sono que’ troni, et dominationi, et da sè solo fecie il Cristo sopra la banda della cappella maggiore. Morì lo anno 1294.

C|nacque nel 1240, morì l’anno 1300

Giovanni Cimabue: costui trovò e liniamenti naturali et la vera proportione, et le figure morte le fecie vive et di varii giesti, di modo che lasciò di sè grandissima fama: fu negli anni circha 1240: truovansi delle opere sue in Pisa nella chiesa di s.o Franc.o, in tavola, et in Firenze nel primo chiostro di s.to Spirito, cierte hystorie che ànno maniera grecha: et altre pitture in Pisa in s.to Franc.o Scalzo. Dipinse a Sciesi nella chiesa di s.to Franc.o; che la finì Giotto: et in Empoli nella pieve, et in s.ta M. ria Novella una tavola grande, con una Nostra Donna con angioli intorno, oggi posta alto fra la Cap.la de’ Bardj et de Ruciellai. Andolla a vedere in Borgo Allegri, mentre che la dipignieva, il Re Carlo d’Angiò: et fu portata in chiesa a suono di trombe: stava ad casa nella via del Cocomero.

|fo. 41v] | C| fu nel 1280

Giotto fu discepolo di Cimabue et dipinse nella Parte Guelfa la fiura a capo alla scala, et tutta la prima sala. Fu costui tanto perfetto, che molti dipoi si sono affaticati per imitarlo: et è piena la Italia delle sue figure.

Cominciò costui ad acquistare fama per la pittura grande in S.to Franc.o da Sciesi, cominciata da Cimabue.

Andò a Roma et dipinse la tribuna in S.to Pietro, et una nave et altre cose mirabili.

A Napoli nella Incoronata, ed in s.ta Chiara, dove trovò Dante Aldinghieri et in Firenze la cappella del palagio del podestà, dove ritrasse esso Dante a mano destra al principio della finestra di detta cappella.

Nella Badia di Firenze, la cappella dello altare maggiore.

In S.ta ✠ quatro cappelle: che tre al lato alla grande, verso la sagrestia, et l’altra dall’altra banda dello detto altare maggiore: et la tavola nella cappella de Baroncielli, dove è il suo nome: et in assai altri luoghi.

Fecie il modello del Campanile di s.to Giovanni, el quale dopo la morte sua seguitò Taddeo suo discepolo.

Dipinse in S.ta Maria Novella uno crocifisso grande, che è oggi sopra la porta di mezo; et uno s.to Lodovico sopra il tramezo da mano destra, apresso a s.to Girolamo, che è di mano di Taddeo Gaddi.

Il re Carlo di Napoli lo richiese, che lui gli dipignessi il suo reme (sic: per reame): et Giotto gli dipinse uno asino imbastato a pie’ del quale era un altro basto nuovo in terra et detto asino guardandolo mostrava appetirlo: et dimandato da il re perchè in tal modo lo havessi |fo. 42r] fiurato: gli rispuose, così essere i sua subditi e quali sempre desideravano un altro signore

Dipinse in s.ta ✠ di Firenze uno s.to Franc.o sopra la cappella de’ Bardi, al lato allo altare maggiore, con le stigmate.

Nacque a Vespignano, di uno contadino l’anno 1276.

disciepolo di Giotto, et per fama suo figliuolo, infra l’altre cose dipinse il tabernacolo in sulla piaza di s.to Spirito di Firenze et nel primo chiostro tre archetti: nella chiesa d’Ognissanti al lato alla porta uno s.to Cristofano, et una Nuntiata, et a mano sinistra uno s.to Giorgio: et in s.to Gallo nel primo chiostro una Pietà molto bella: et alle Campora più fiure. Negli Ermini uno s.to Cosimo et uno s.to Damiano, che sono guasti: et in Roma in s.ta Maria Araceli: et in s.to Giovanni la storia di uno Papa in più quadri. Al ponte al Romito in Valdarno, dipinse uno tabernacolo.

|fo. 42v] dipinse la cappella grande di s.ta ✠, et una altra cappella in decta chiesa; et nel refettorio: in s.to Iacopo tra Fossi, quando Cristo risucitò Lazero et a Prato la cappella dove è posto la cintura di Nostra Donna.

anchora dipinse più cose: et detti Gaddi ànno in casa più pitture di sua mano et di Agnolo, et di Taddeo.

dipigniendo nella Mercantia, disse essere stato disciepolo di Giotto: et dipinse nella chiesa di s.ta ✠ circha al mezzo della chiesa il miracolo del fanciullo risucitato: dove è la figura di Dante Aldinghieri: che vi sono tre figure al naturale insieme: et uno archetto nel chiostro di S.to Spirito, quando Cristo è venduto: ed in detto sopra la porta che va nel chiostro (recte, «il refettorio,» come si legge nello Strozziano, nel Gaddiano e nel Vasari), uno crocifisso, et una Nostra Donna et s.to Giovanni: et in s.ta Maria Novella, uno s.to Girolamo a capo alla sepoltura sua.

A Pisa in Campo santo molte historie di Iob: et in s.ta ✠ la cappella de’ Baroncielli.

, scultore da esser numerato tra li antichi: mirabile cierto in compositione et in va- rietà, pronto et con grande vivacità nello ordine, e nel situare le fiure, le quali tutte paiono in moto. Fu grande imitatore degli antichi, et di prospettive: fecie moltissime opere in Firenze, et altrove, et infra le altre nel pilastro di Orto San Michele la fiura di S.to |fo. 43r] Giorgio con grande vivacità. Fecie il tabernacolo in detti pilastri rincontro alla chiesa di s.to Michele: dove poi fu messo la figura di bronzo di Yesù Cristo, et di s.to Tommaso di mano di Andrea del Verrocchio: et fecie le figure di s.to Marcho et di s.to Pietro in detti pilastri: benchè le fussino allogate a lui insieme con Filippo Brunelleschi. Alla facciata di S.ta Maria del Fiore fecie s.to Giovanni Evangielista allato alla porta di mezo, in ogni sua parte perfetto: et forse poche volte dagli occhi nostri simili statue si vedono.

La fiura di Donatello (sic, invece di: Daniello) in decta faccia è infra dua colonne molto bella; et due fiure nel campanile di decta chiesa verso la piaza: che una ritratta al naturale, che è Giovanni di Duccio Ruchini (sic), et l’altra Franc.o Soderini giovane: allato l’una a l’altra.

Fecie anchora la Iuditta di bronzo, che è nella loggia di piaza de nostri Signori, et la fiura di bronzo di Davitte, la quale è nel cortile del palazo dei detti nostri Signori.

Fecie una testa col collo di uno cavallo di molta grandeza: opera molto degnia: con il resto del cavallo in sul quale è la immagine del Re Alfonso di Aragona, Sicilia, Napoli et di altri reami; la quale è in Napoli nel palazo del conte di Matalona de Caraffi.

Fecie la fiura di s.ta Maria Magdalena posta in s.to Giovanni di Firenze, et uno vaso di granito con lineameti (invece di: «ornamenti,» come si legge nei Codd. Strozz. e Gadd.) di marmo, posto nella casa de’ Medici, che gitta acqua.

Uno altro vaso con simili ornamenti, che fa fonte, molto bello nello orto de’ Pazi. Nella sagrestia di s.to Lorenzo: uno vaso da lavare le mani, opera molto bella, con uno falchone, et altri ornamenti intorno, [che] sono di mano di Andrea del Verrocchio.

Le porte di bronzo in decta sagrestia, anchora che non habbino molta gratia, et 2 pergami non finiti et quatro evangielisti di terra in sulla cornicie di decta chiesa |fo. 43v] dalle sagrestie, abozati, che erano a farsi di bronzo o di marmo.

La Nuntiata nella chiesa di s.ta ✠, et il tabernacolo della cappella de Cavalcanti, con sua ornamenti bellissimi.

Più teste, et fiure; et maximo in casa Lorenzo della Stufa, molto pronte; et uno crocifisso a meza la chiesa di s.ta ✠ di rilievo, et gli ornamenti dello organo della sagrestia vechia, coè (sic) del minore organo, di marmo, di s.ta Maria del Fiore: le quali fiure sono abozate, et non finite: non di meno di terra paiono assai, et rilievano in apparenza più che non fanno le figure dello organo maggiore che sono finite con molta diligientia et sono di mano di Luca della Robbia. Tolse a fare a Siena una porta di bronzo et fecie il disegno della Robbia (sic) bello, et le forme per gittarlo: ma capitandovi uno Bernardetto orafo detto di Mona Papera fiorentino, assai intendente, et suo domestico, che tornava di Roma, et andandolo a visitare et veduto la bella opera, lo riprese assai che i Sanesi si potessino gloriare di così honorata cosa: et tanto lo persuase, che uno giorno di festa, che i garzoni erano andati a spasso, esso Bernardetto et Donato guastorno il tutto: et usciti di casa, presono la via per a Firenze. I garzoni tornando la sera a casa, trovorno questa tal cosa, et non esservi Donato: nè prima di lui intesono, che esso era in Firenze.

Fece il sepolcro di Papa Giovanni nella chiesa di s.to Giovanni di Firenze con tutti i sua ornamenti: excetto che una fiura che è di mano di Michelozo: et così la Fede con uno calicie in mano, che ha uno braccio minore che l’altro.

Fecie il disegnio dello ochio di vetro in testa alla chiesa di s.ta Maria del Fiore la incoronazione; cioè quelli della cupola.

Fece in Siena nella opera del Duomo una fiura di s.to Giovanni Batista di bronzo: ma per non essere satisfatto, la lasciò imperfetta nel braccio ritto dal gomito in giù.

Fecie una fiura di S.to Giovanni, oggi in casa li eredi di Ruberto |fo. 44r] Martelli: fecie la Divitia sopra la colonna di Mercato vechio. Fuori di Firenze fecie assai opere, delle quali io non ho notizia. A Padova in sulla piaza di s.to Antonio fecie uno cavallo di bronzo suvi Gattamelata, et nel dossale dello altare maggiore una pietra (invece di: «Pietà» come nello Strozziano e nel Gaddiano) di marmo con le Marie: cosa exciellentissima. Fecie (cancellato) intorno al coro cierti quadri di bronzo che gli fecie Vellano suo disciepolo, pure con il disegnio di Donatello: tanto simili alle opere sue, che sono tenute fatte da lui, per la vivacità che in quelle si vede.

(sic) detto Lorenzo Bartolucci è notissimo per le porte di bronzo del nostro s.to Giovanni, coè quella di mezo et gli stipiti verso la Misericordia; che la porta fecie m.o Andrea Pisano; et benchè le decte porte, et massimo quella di mezo à più mostra (?) per la grandezza della opera, et per il desiderio che li cittadini havevano che tale opera havessi la perfectione; non dimeno a lui fu atribuita la palma et la Victoria; anchora che vi sono di molte fiure che i nostri (maestri?) della arte conoschano quelli che le lavororno. Detto Lorenzo fecie anchora molte altre cose, come la fiura di s.to Giovanni Batista nel pilastro d’Orsanmichele, di bronzo, et s.to Stefano in decto pilastro, et fecie quasi tutti e disegni delle finestre di vetro di s.ta Maria del Fiore, excepto che lo ochio sopra la porta di mezo, et quello a riscontro, tondo, che viene a essere |fo. 44v] sopra la cappella di s.to Zanobi, che sono disegnio di Donatello.

. Costui fecie lo ornamento dello organo maggiore di s.ta Maria del Fiore molto bene lavorato et le storie a proposito delle fiure che dimostrano gli effetti loro, benchè per la altezza non molto si possono considerare: et anchora sotto detto organo la porta di bronzo della sagrestia: et nello archo di decta porta vi è la resurrectione di N. S. con le fiure allo intorno con molta diligentia lavorate a chi bene le riguarda, che sono di terra cotta invetriate: artificio trovato da lui et condotto alla sua perfectione. Anchora fecie la storia sopra la porta della sagrestia vechia di decta chiesa, della medesima terra cotta. Della quale fecie in Firenze et fuora di Firenze moltissime belle tavole, et fiure diversamente con grande ornamento et artificio lavorate.

Fecie a Napoli il sepolcro dello Infante fratello di Alfonso, et altre cose. Lasciò di sè Andrea suo nipote. || Furno le cose sua di somma gratia, et vezoso; et molto puliva le cose sua: et se non fussi morto, a cierto sarebbe venuto a somma perfectione et ascritto in fra gli ottimi maestri.

Fecie il sepolcro di mess. Carlo Marsupini in s.ta ✠.

Vedesi uno ornamento del Corpus Domini in s.to Lorenzo di Firenze con uno bambino, cosa mirabile.

Fecie la testa della Marietta delli Strozzi, di marmo molto bella, et altre arme, et uno leone in uno scudo nella faccia della casa de Gianfigliazi. Fecie la sipoltura della beata Villana nella chiesa di s.ta Maria Novella allato al tramezzo, di marmo.

|fo. 45r] dal Proconsolo, perchè quivi lavorava: fu delicato et gientile maestro, et molto diligente et lavorò molte cose di marmo belle, mandate in diversi paesi et molto bene condotte. Anchora in s.to Miniato a Monte fece la cappella et il sepolcro del cardinale di Portogallo: dove è la fiura del Cardinale con più fiure in torno et al dirimpetto; cierto compositione bellissima: el cielo della quale è di terra invetriata di Luca della Robbia; et la tavola dello altare è di mano di Piero del Pollaiuolo. Fu Bernardo architettore suo fratello che fecie il modello della casa de Rucellai, oggi di mess. Lorenzo di mess. Piero Ridolfi, (da «oggi» fino a «ridolfi» cancellato) et della loggia de Ruciellai fecie il modello Ant.o di Migliorino Guidetti. Fecie costui in s.ta ✠ il sepolcro di mess. Lionardo Bruni da Arezo, et una Nostra Donna di marmo nella prima colonna sopra il sepolcro di Francesco Nori.

Fecie decto Antonio dua tavole di marmo, che una ne mandò a Lione nella chiesa de fini (de’ fiorentini), et l’altra andò a Napoli: et nella pieve di Napoli (sic, leggi: Empoli) uno s.to Bastiano, cosa miracolosa.

fiorentino hebbe lo stato nella città di Firenze per le sue virtù. Morì giovane: che veniva valentissimo. Fecie la fiura di s.to Filippo di marmo nel pilastro di Orsanmichele, et i quatro Santi in decto luogho, et sopra la porta di s.ta Maria del Fiore che va alla Nunziata, una Absuntione di Nostra Donna bellissima: nella faccia dinanzi di decta chiesa al lato alla porta di mezo verso i Legnaiuoli, uno de’ quatro evangelisti et altri acanto.

|fo. 45v] , fiorentino disciepolo di Donatello, fecie dua fiure di bronzo di Cristo et di s.to Tommaso poste nel pilastro d’Orto San Michele, et una fiura di bronzo di Davit al capo della scala di palazo de nostri Signori.

Fecie la palla, il bottone, et la crocie in sulla lanterna della Cupola, et una fiura di Nostra Donna sopra del sepolcro di mess. Carlo da Arezzo, di marmo in s.ta ✠.

Fecie uno cavallo di terra a Venetia, in sul quale era Bartolomeo da Bergamo, per gittarlo di bronzo; ma assalito dalla morte non possette finirlo. Fecie il sepolcro in s.to Lorenzo di Piero di (sic, invece di «et») Giovanni di Cosimo de’ Medici, et di molte altre [opere] in Firenze et fuori.

Era in oltre di grandissimo disegnio, et fecie di molte storie in s.to Giovanni: et in s.to Salvi una tavola di battesimo di nostro Signore.

fiorentino, architettore et scultore: fece la fiura di bronzo di s.to Matteo messo nel pilastro d’Orsanmichele. Fecie il modello del palazo di Cosimo de’ Medici, et il modello della cupola de’ Servi, et una fiura di marmo sotto il sepolcro di papa Janni in s.to Giovanni. Fecie assai modelli et edifitii a varii signori: a Raugia (Ragusa) fecie una rocha, et in Firenze al palazo de S.ri messe le colonne, o pilastri nella loggia del cortile.

fu di grandissimo ingegnio: lavorò di nielo, et bulino splendidissimante (sic). Fecie in Roma il sepolcro di bronzo di papa Sisto. Fecie più istorie et quadri nello altare di ariento di s.to Giovanni. Lavorò nella Parte Guelfa con Lorenzo di Bartoluccio, dove fecie cose miracolose et tutte le storie di s.to Giovanni, et paramenti di decta chiesa furno i disegni di sua mano.

|fo. 46r] insieme con Bruno et Capardino (invece di: Calandrino) sua compagni dipinsono la chiesa di Faenza dove stanno le monache, dove intesono che quelle havevono vernaccia molto buona, et feciono disegnio come potessino assaggiarla: et cominciorno a dipigniere le fiure scolorite: et addimandati dal castaldo perchè così le faciessino, rispuosono che bene si farebbono colorite, se qualche volta si spruzassino la bocha con qualche buono vino: onde il castaldo cominciò a dare loro alle volte di decta vernaccia, et alle fiure tornò il colore in viso. Usavono le monache anchora dare loro a mangiare assai agli et cipolle: et loro cominciorno a fare le fiure che volgievano le spalle, nè si vedeva il dinanzi: et dimandati, perchè in tal modo le facievano volte, che alle monache non satisfacievano niente? Gli quali così rispuosono: non vi maravigliate di questo, perchè le suore ci danno a mangiare tanti agli e cipolle: el quale puzo tanto dispiace a queste fiure che tutte ci voltano la schiena come vedete, per non sentire il nostro tristo fiato: et così fu cambiato loro vita, et le fiure tornarono ben fatte.

Dipinsono in casa di Nicholo Cornachini in Camerata, et in altri luoghi, dove si vede assai buoni tratti: di costoro fa mentione il Bochaccio.

di Firenze dipinse tre cappelle in s.ta Trinita, quella degli Scali, et una al lato, et la terza da l’altro lato della cappella maggiore di s.to Paolo; anchora dipinse più altre cose.

fiorentino dipinse e Martiri nel Carmine, et nella compagnia de Martiri drieto a Candegli (invece: «a Camaldoli» come nello Strozz. e Gadd.), et uno s.to Cristofano a lato alla porta del martello di s.ta ✠ et la faccia a lato, et nel chiostro di drento de frati: et nella sala della casa vechia de Medici dipinse più cose: |fo. 46v] et dipinse dodici Apostoli che sono in s.ta Maria del Fiore, et più santi a piè della finestra della cappella de Lenzi in Ognissanti: et Neri suo fratello (invece di: «figliuolo», come scrive bene lo Strozz. e il Gadd.) dipinse detta cappella de Lenzi in Ognissanti.

fiorentino dipinse in tavola assai, et in Pisa la chiesa di s.to Paulo et (sic) a Ripa d’Arno, et in Campo Sancto lo inferno: et in Firenze et di fuori.

fiorentino, fra l’altre sipolture (invece di: «sue pitture» come si legge nello Strozz.) dipinse il Duca di Athene et suoi seguaggi nella faccia della torre del podestà di Firenze.

, el quale fu della linea di messer Cristofano Landini da Prato Vecchio, dipinse assai in Casentino in quelle chiese che vi sono, et in Firenze il tabernacolo di Mercato Vechio.

dipinse la cappella maggiore di s.ta Maria Novella, che la guastò a nostri dì il Grillandaio, et ne trasse di molte belle cose: guardisi al messo dei comune.

Dipinse la cappella delli Strozi et la tavola in detta chiesa et lo inferno: et messelo nello inferno, et evvi dipinto il messo del Comune con uno Gilio in sulla berretta, perchè lo pegnioro. Fecie di marmo la Absuntione di nostra Donna nel tabernacolo d’Orsanmichele, dove è la sua fiura di mezo rilievo con viso tondo e barba, e capuccio in capo et a piedi nella cornice è scritto il nome suo.

Dilettosi di comporre, et anchora si truovò de’ sua sonetti.

Resta de sua disciendetti (sic) al nostro tempo Jacopo di Cione merciaio nel Corso degli Adimari, et stava ad casa nella via de Corazai, coè nella Via [Vigna] Vechia.

|fo. 47r] fu ottimo inmitatore della natura, di gran rilievo, universale, et buono compositore, puro, et senza ornato, perchè solo si dette alla inmitazione del vero et del rilievo delle fiure. Fu valente quanto huomo di quelli tempi et di grande facilità: morì di anni 26 a Roma di veleno. Dipinse ne’ chiostri del Carmine di Firenze, dalla porta che entra in chiesa, una processione con grande artifitio, et in chiesa, nel pilastro della cappella de Serragli, uno s.to Piero con grande artifitio, et nella cappella de Branchacci in decta chiesa una parte di essa, et infra le altre cose uno che triema: et assai altre opere.

Molto era amato costui da Filippo di sere Brunellescho architettore, mediante il suo ingiegno perspicacie, et insegnielli (sic) molte cose della arte, et quando intese la sua morte, mostrò che assai gli dolessi, diciendo sempre: noi habbiano fatto una grande perdita.

Dipinse in s.ta Maria Novella uno crocifisso, coè (sic) una Trinita che ha a piedi una morte molto bella: dirieto al pergamo.

Dipinse insieme con Masolino la cappella de Branchacci nel Carmine: stette Masolino con Lorenzo Bartolucci a ressattar (invece di: «rinettar» nello Strozz. e Gadd.) le porte di bronzo di s.to Giovanni, et panni che non ci sono li meglio rinetti che sua: et in Pisa dipinse assai cose.

che dalla natura expresse qualunche cosa volesse,: fu diligientissimo maestro: dipinse in s.to Spirito la Trasfiguratione di Cristo allato a l’archo fatto da Antonio da Vinegia de cinque pani e dua pesci. In Campo sancto di Pisa dipinse la Absuntione di nostra Donna,: et intesi lui essere di scieso di Giotto.

|fo. 47v] dipinse nel Carmine la cappella di s.to Girolamo, et perch’egli era stato assai in Francia et in Spagnia vi achomodò cierti vestiti alla usanza di que’ paesi. Dipinse alla auta di Pisa nel 1406, la facciata della Parte Guelfa di fuori, s.to Dionigi, et la città di Pisa allato (invece di: «alto») sopra la scala. Era costui molto virtudioso et la minore era la pittura. Sono disciesi di lui quelli di Mariano di Gherardo, et ànno a fare a torre de lo Gniogni di la dalla Apparita, et stanno ad chasa nella via de’ Buonfanti.

, Angelicho, vezoso, et divoto et di virtù ornato molto: con grande facilità dipinse in Firenze, in Roma, et altrove; et il capitolo di s.to Marcho di Firenze et la tavola dello altare maggiore con più altre fiure nella decta chiesa: et nella sagrestia di s.ta Trinità le tavole (invece di: «la tavola») dove è diposto Cristo di ✠, una tavola in s.to Celio (Gilio) dove è dipinto il Paradiso, una tavola nel tempio dove è Yesù Cristo morto, et intorno uno choro delle Marie et nello ornamento dove stanno gli arienti alla Nunziata, cierte fiure pichole, et nel munistero degli Agnioli uno inferno, et paradiso. In Roma in (sic, invece di: «una») cappella di papa Eugenio: in s.ta Maria Novella tra le tre porte del tramezo, coè del ponte, quando lui era giovanetto, et in decta chiesa dove (sic) loro tengono le reliquie, fecie più ornamenti (lo Strozziano ha: «tabernaculi»), et la tavola della capp.la del palazo de’ Medici, intorno alla quale dipinse in frescho Benozo; et in s.to Domenico da Fiesole, dove lui habitava, dipinse più tavole.

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