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I mercatanti

Carlo Goldoni · 1910 · Free in the US

38,600 words · about 2 h 42 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Free in the US: this text is in the public domain in the United States; it may still be in copyright elsewhere.

Licence: PD-US · Published in 1910 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=I_mercatanti&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Carlo Goldoni
Language
Italian
Published
1910
Length
38,600 words · about 2 h 42 min
Sections
13 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (13)
  1. Front matter under 1 min
  2. Lettera di dedica about 4 min
  3. L’autore a chi legge about 2 min
  4. Personaggi under 1 min
  5. Atto I about 28 min
  6. Atto II about 23 min
  7. Atto III about 16 min
  8. Appendice under 1 min
  9. Personaggi under 1 min
  10. Atto I about 30 min
  11. Atto II about 29 min
  12. Atto III about 21 min
  13. Nota storica about 8 min

Continue:

Front matter

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Indice

Lettera di dedica

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UANTUNQUE nato io sia Veneziano, mi pregio di essere originario di Modena, da dove trasportò l’Avolo mio paterno l’abitazione in Venezia; e mi pregio poi molto più di godere in Modena la protezione altissima di V. E., due fregi in vero de’ quali sono io ambiziosissimo, e me ne vanterò sempre a fronte di qualunque onore e di qualunque fortuna. Modena è stata in ogni tempo Città feconda d’uomini illustri, e tuttavia nelle Lettere può disputare a qualunque altra il primato; che però essendo io uno de’ Cittadini suoi, non per origine solamente, ma per l’attuale possedimento de’ miei scarsi effetti, posso sperare che le Opere mie, quantunque d’imperfezione ripiene, vengano dalla fama de’ Modanesi ad essere accreditate.

Molto più poi saranno queste dagli uomini di buon senno accolte, e dai maligni critici rispettate, quando fia loro noto, che dall’E. V. sono elleno compatite, benignamente accolte, ed in modo particolare protette.

Per quest’unico mio avvantaggio, da cui le Opere mie gloria e lustro e sicurezza ricevono, desiderava io sempremai di render pubblica al mondo la protezione di V. E., il di cui giudizio prevale a quello dell’universale, che le ha fortunatamente sinora accolte. Chi scrive per dar piacere soltanto ad un pubblico, di tanti ordini e di tanti genj composto, appagar si dovrebbe di un’aura favorevole che lo seconda; ma io non ne sarei contento, se dagli uomini illustri non mi vedessi almen compatito; per lo che fin dal principio, e da lontano ancora, cercai per ogni strada di assicu- rarmi con qual animo dall’E. V. fossero le Opere mie ricevute. Non posso bastantemente esprimere quanta mi recasse consolazione il sentire che fossero da Lei con piacere e lette e vedute rappresentare, e giunse all’estremo il mio giubilo, alloraquando in Modena nel di Lei Palagio sofferse Ella che il mio Molier io le leggessi, col vantaggio d’averlo benignamente dell’autorevole sua approvazione fatto degno. Unendosi in V. E., oltre la fondata erudizion nelle Lettere, un vivissimo genio alle Teatrali composizioni, opere traducendo de’ più accreditati stranieri Autori, in una maniera che pregio accresce agli originali medesimi, cercava Ella di riparare per questa via ai disordini delle nostre Scene, ridotte alla più deplorabile decadenza; desiderando però nell’animo suo, che per se medesimo potesse il Teatro Italiano riprendere lo smarrito splendore antico, senza mendicare dagli esteri le opere, l’onestà, il verisimile, e delle buone regole l’osservanza. E a chi può premere l’onore della nostra Nazione più che all’animo grande dell’E. V., gloria e splendore degl’Italiani, o se riguardisi la grandezza dell’antichissima sua Famiglia, o se alle infinite personali di Lei virtù si rifletta? Se dato a me fosse di poter formare gli elogi delle famiglie illustri di quegli a’ quali, come miei Protettori, indirizzo i fogli, campo avrei spaziosissimo per diffondermi in questo, in cui della prosapia de’ RANGONI parlando, potrei empier molte pagine coi nomi illustri di tanti Eroi, che l’onorano delle imprese loro nell’Armi, della loro autorità nelle Lettere, e delle innumerabili Dignità che per l’Europa tutta occuparono. Ma oltrecchè le forze mie troppo deboli sono per un tal peso, vano parmi anche il ripetere ciò che gli Storici più accreditati hanno diffusamente narrato, fra’ quali il celeberrimo , gloria d’Italia, e splendore ed esempio de’ Letterati, nostro valorosissimo compatriota, che dal , dal , dal , da , da Onofrio e da altri moltissimi accreditati Scrittori le memorie ha tratto di una sì illustre e sì conosciuta Famiglia, di cui il Pontefice Paolo IV disse: Che non vi era Prin- cipe Cristiano, che non potesse essere dalla sua parentela onorato. E chi bramasse raccolti leggere in poche pagine i nomi eccelsi de’ RANGONI, le Imprese loro, le Dignità, i Governi, i Comandi, i Domini, le Parentele, i Meriti e le Maraviglie, troverà nel Tomo VII del Moreri, alla lettera R., pag. 343 ed in colonne 20 che seguono, Soggetti degnissimi di poema e d’istoria.

Delle qualità ammirabili che adornano poi V E. V., non posso io cimentarmi a discorrere, senza temer di adombrarle. Sono elleno bastantemente palesi, e comunemente si sa, essere Ella il vero modello del Cavalier dotto, magnanimo e di gentilezza ripieno. Si sa ch’Ella è nata per proteggere e beneficare; ed è un effetto di codesta sua virtù dolcissima e prediletta la somma benignità, ond’Ella risguardare si degna l’umilissima persona mia, e le Opere che da me sono o da’ Torchi o dalle Scene prodotte. Questa Commedia, che ha per titolo i Mercatanti, è una di quelle che in Venezia e in Livorno, dove l’ho fatta rappresentare, ebbe un esito fortunato. V. E. non l’ha veduta ancora, ed io mi prendo l’ardire di presentargliela, accompagnata da questo mio ossequiosissimo foglio. Non so, se avrà la fortuna di andar fra quelle che meno spiacciono al di Lei gusto finissimo e delicato, ma tanta fiducia ho nel di Lei animo generoso, che nell’atto medesimo di comunicargliela, all’altissima protezione sua vivamente la raccomando, e col di Lei nome autorevole in fronte la pubblico per mezzo delle stampe. Questo è un ardir assai grande, ma chi ha la fortuna di essere da Lei protetto, è sicuro che non gli venga negata grazia veruna; onde se non avrà Ella motivo di essere internamente di questa Commedia mia persuasa, la proteggerà non ostante, appunto per questo, perchè ne avrà più bisogno: e profondamente all’E. V. inchinandomi, ho l’onore di essere pieno di venerazione e di ossequio

Di V. E.

L’autore a chi legge

ct ct

Mercatanti è il titolo della presente Commedia, ma allora quando la scrissi, e quando la feci la prima volta rappresentare, la intitolai I Due Pantaloni: titolo strepitoso per un cartello in Venezia, e che allora benissimo le conveniva. Trovandosi nel valoroso Pantalone per cui la scrissi, l’abilità di far da vecchio e da giovine eccellentemente, guidai la Commedia in modo ch’egli medesimo potesse rappresentare il Padre ed il Figlio, variando soltanto colla maschera il personaggio, e l’abito ritenendo, che figurandosi essere il mercantile degli antichi tempi in Venezia, può a tutti due convenire. Egli, assistito da una singolare prontezza di spirito, riuscì nell’impegno mirabilmente, avendo io intrecciata la rappresentazione in modo che il Padre ed il Figlio non avessero mai ad incontrarsi, tutto che nella medesima casa abitassero, appunto per questo, perchè il Figlio discolo ragionevolmente procura sottrarsi dagli occhi di un Padre disobbedito, oltraggiato ed eccitato a sdegno.

Piacque la Commedia in tal guisa rappresentata, ma dovendola ora dare alle stampe, non posso lusingarmi che sì facilmente trovisi un altro simile personaggio, che i due caratteri sostener possa, onde separando il Padre ed il Figlio, ho fatto in modo che abbiano ad essere due personaggi distinti. In tal guisa l’ho fatta rappresentare a Livorno, ed è riuscita egualmente bene: il Pantalone abilissimo della Compagnia, che chiamasi Di San Luca, fece a maraviglia il vecchio, ed il bravo comico Francesco Falchi il giovine, ambidue nella loro Veneta lingua. Anche questa difficoltà mi si oppose, stampandola, di ritrovar due persone di abilità che in tal linguaggio favellino, e perchè è inconveniente cosa che il Padre ed il Figlio, in questa tale Commedia, non parlino col linguaggio medesimo, perciò li ho trasportati in Toscano, onde più facilmente possa essere da qualunque Compagnia recitata; e siccome in essa della Mercatura trattasi principalmente, e sono di tal professione i personaggi in essa più interessati, quindi è che le ho dato per titolo: I Mercatanti.

Pancrazio ci rappresenta un Mercante onorato, di buona fama e d’illibata coscienza, il quale anche in mezzo alle calamità ed ai pericoli, teme di commettere un’azione indegna, approfittando dell’altrui buona fede col pericolo di dover fallire. Questo carattere meriterebbe esser distinto in tele e scolpito in marmi, per regola e buon esempio di chi non ha la fortuna di ben conoscerlo.

Non ebbe però codesto buon uomo tutta la prudenza che basta per sapersi reggere e governare. Innamorato un po’ troppo di un unico suo figliuolo, si è rovinato per sostenerlo; quindi è che Giacinto, discolo ed imprudente, può servire di norma ai Figliuoli ed ai Padri nel medesimo tempo, mostrando a quelli il precipizio della loro mala condotta, e a questi la vera regola dell’amore paterno, il quale talvolta dalla severità ottiene assai più di quel che promettersi possa dalla condescendenza.

Mi sono poi dilettato assaissimo nel carattere dell’Olandese, di cui parecchi originali ho conosciuti io medesimo. L’onore è il loro scopo primario, in secondo luogo amano far del bene, e per ultimo hanno in veduta il loro onesto interesse; e chi sa unire in se medesimo queste tre massime, che in tanti e tanti discordano, forma l’uomo da bene, l’uomo utile, il vero Mercante.

Personaggi

ct PANCRAZIO, mercante in Venezia.

GIACINTO, suo figliuolo.

Monsieur RAINMERE, mercante Olandese, ospite di Pancrazio.

Mademoiselle GIANNINA, nipote di Mons. Rainmere.

BEATRICE, figliuola di Pancrazio.

LELIO, amico di Giacinto.

Il Dottor MALAZUCCA, medico avaro.

CORALLINA, cameriera di Beatrice.

FACCENDA, servitore di Pancrazio.

PASQUINO, servitore di Pancrazio.

Primo Giovine di Pancrazio.

Secondo Giovine di Pancrazio.

Terzo Giovine di Pancrazio.

Servitore di Pancrazio, che parla.

Servitori di Mons. Rainmere, che non parlano.

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