I
E fra gli Amici il tutto è commune, non dei stupirti Lettore, che io mi sia presa la briga di far ristampare quest’Opera, che ti presento, perchè essendo parto di un mio parzialissimo Amico, ed avendol veduto correre non meno mutilato, e confuso, che adulterato, e scorretto; avrei creduto di violar le leggi dell’Amicizia, s’avessi tralasciato di procurarne in tal guisa la correzione. Questa ti si presenta, acciocché sia da te letta, quale appunto uscì dalla penna dell’Autore, che sebbene non ebbe mai l’intenzione di publicarla, non però ha potuto non dispiacergli di vederla trasfigurata, e desiderarne o l’abolizione, o l’emenda; ma giacchè quella non era in suo potere, ha lasciato a me la libertà di procurare questa, che è stato l’oggetto della mia applicazione, col reiterarne la stampa, e soddisfacendo insieme alle preghiere di molti, ho voluto anche con qualche violenza accrescervi non pochi Sonetti tralasciati nell’altra edizione, acciocché tu goda l’Opera non sol corretta, e compiuta, ma depurata dagl’infelici aborti, che furono tramischiati per entro d’un’altra Penna, e come potranno ben riconoscersi da chi ha senno.
Al zelo, che ha avuto di emendarne gli errori ha donato l’Autore gli altri componimenti, che ora escono in luce, sebben l’ha fatto con altrettanto di repugnanza, quando fu grande il disgusto, che risentì per l’impression precedente, messo pur’anche all’ora da due riguardi, il primo versava circa la Religione, dubitando egli, e con ragione, che alcuni Sonetti allusivi a ma- terie, ed a’ Riti Ecclesiastici, possono esser di scandalo a’ più circospetti, per quella riverenza ch’è dovuta da tutti alle cose sacre; la seconda era sondata nello scrupolo corsogli per la mente di contravvenire alle leggi della carità verso il prossimo col mettere in pubblica derisione il Soggetto, del quale ha scritto, sebbene in ciò può egli forse aver supplito abbastanza col cambiamento del nome, onde altri nol riconosca.
E a dire il vero, e l’uno, e l’altro degli accennati motivi son degni di un’animo, che professa esattamente i dettami del Cristianesimo, nel quale si pregia l’Autore di vivere, protestando, che questi suoi componimenti sono un mero sfogo di Poetico capriccio affatto discordanti dalla pietà dell’animo suo, imbevuto de’ Sacrosanti Dogmi della Cattolica verità, come sarà prontissimo sempre a testificare col sangue stesso; o che gli sottopone intieramente alla Censura de’ Superiori, detestando adesso per all’ora tutto quello, che dal giudizio loro infallibile sarà stimato per degno d’esser dannato.
E riflettendo, che questi sono più tosto scherzi di una penna, per trastullarsi, che sentimenti d’un cuore interno all’offesa d’altri, ti prego a credere, ch’egli non mi avrebbe permesso mai la libertà di rimandarlo alle stampe, se non si fidasse dell’ingenuità del suo cuore, che sopra trastullarsi coll’ingegno senza trascorrere colla volontà a denigrare nè pur col pensiero la fama incorrotta del suo decantato Protagonista.
Vivi dunque felice, mentr’io lasciar non voglio di ricordarti in difesa dell’Amico, che sebbene scrive con qualche licenza, può però dir di se stesso
Lasciva est nobis pagina, vita proba est.
I
L nome del celebre Autore di questi leggiadrissimi componimenti è stato finora un Aneddoto. Non è però che egli non fosse noto a tutti i Letterati del suo tempo, e che molti Scrittori non lo avessero reso pubblico, fra i quali il nell’istoria della volgar Poesia Tom. 4. pag. 74. e Tom. 5. p. 287. il Vinciolo nel Catalogo degli Autori della Rota di Macerata num. 90. e il Quadrio nell’Istoria, e Ragione di ogni Poesia Vol. 2. p. 567. Onde con l’autorità di essi, può sicuramente dirsi essere egli stato Gio. Francesco Lazzarelli Gentiluomo di Gubbio celebre alla Repubblica delle Lettere non tanto per questi, che per molti altri componimenti in verso, e in prosa per i quali merita di essere ascritto nelle più ragguardevoli accademie d’Italia, e specialmente in quella degli Arcadi in cui il suo nome pastorale fu Altemione Sepiate. Secondo quello, che è stato scritto di lui nel Tom. 3. delle Notizie istoriche degli Arcadi, egli nacque l’anno 1621 e dopo aver fatto rapidamente notabili progressi negli studi, si addottorò in Legge, quale in appresso studiò nella Curia Romana dove esercitò la carica di Auditore del Cardinale Carpegna. Il disegno di conservar la sua casa lo richiamò alla Patria, dove si accasò, e servì agli Ufizi pubblici particolarmente nella carica di Gonfaloniere, che è la più riguardevole. Rimessosi di nuovo nel corso delle cariche estere, moltissime ne esercitò, e specialmente quella di Auditor Generale nella Legazione di Ferrara d’Auditore di Rota in Perugia, Macerata, Bologna, e Ferrara e più volte fu estratto per quelle di Genova e di Lucca. Mentre era nella Rota di Bologna fu chiamato per suo Auditore dal Duca della Mirandola, col quale contrasse tanta familiarità, che in appresso lo fece suo Consiliere, e Segretario, e di poi mortale la Moglie gli conferì la pingue Propositura di quella sua Residenza. Ivi egli consumò il resto de’ suoi giorni molto accetto a quei Principi, e mori l’anno 1693 carico di età, e di meriti non senza lacrime de’ suoi Sovrani, e di tutti i Letterati più celebri nella stima, e nell’amore dei quali egli era sempre vissuto.
Fu egli di grave, e bell’aspetto, di statura piuttosto alta di corporatura piena, di capelli castagni, d’occhi neri, e d’ampla fronte. Ebbe maniere affabili e gentili, ed un discorso a maraviglia savio, erudito, ed ameno. A tali doti accoppiò sempre costumi innocentissimi, talchè fu un esemplare di pietà verso Dio, di carità verso il Prossimo, di prudenza nell’esercizio de’ suoi impieghi.
Le sue composizioni poetiche, e sopra le altre quelle contenute in questa Raccolta dimostrano quanto egli fosse insigne Poeta, fecondo nell’immaginazione, spiritoso, e brillante nei concetti, e profondo nei sentimenti cosa rarissima in un professore di Legge, talchè egli rinnovò le memorie de’ Cini, e degli Alciati, e dir possiamo di lui quello, che Giulio Claro coll’Autorità del scrisse di Cina, il quale licet etiam excellens Doctor, fuit etiam egregius Poeta. Benchè sempre involto in affari importantissimi per sollevarsi dei nojosi studi legali ricorreva alle Muse, e con queste bizzarre ed erudite composizioni ricreava, e divertiva non meno se stesso, che gli Amici, ai quali ne faceva parte dirigendole ora all’uno, ora all’altro. Il passare di tal maniera quell’ore, che dar si dovrebbero o all’ozio, o al riposo, non solo non disdice al Carattere più insigne, ma anzi le aggiunge grazia, e lo ingentilisce. Così si son veduti con vero piacere gli Uomini più grandi abbandonare per momenti i sublimi studi, e la loro grandezza e dati all’amena letteratura mettersi in uguaglianza, e rendersi grati al rimanente dell’uman genere, e il dare al nostro spirito un certo sollievo, e ricreazione rimovendo tutto quello, che lo tien soggetto, e legato fa sì che egli dopo con maggior forza e attività ritorna allo stato suo proprio, e naturale.
Divulgatisi i di lui componimenti sopra D. Ciccio furono con molta stima accolti dai Letterati, e perciò senza di lui approvazione, e senza neppure che egli ne avesse notizia, ne fu stampata una informe raccolta, di che egli non poco si dolse con varie lettere scritte agli Amici e più con un mordace sonetto sopra l’Autore dell’impressione; onde quantunque egli fosse risolutissimo di non pubblicarli giammai, la detta informe raccolta l’obbligò a dar mano ad una ristampa che purgata da molti componimenti non suoi, ed arricchita di molti altri stati omessi egli ne fece fare in Parigi da Claudio Rind col titolo della Cicceide legittima dove in una lettera ai Lettori che precede alla medesima e che si aggiunge dopo la presente, si giustifica pienamente qual fosse l’intenzione dell’Autore.
La pubblicazione di questi leggiadrissimi componimenti ebbe i suffragi di tutti i Letterati che ne parlarono con molta stima, fra i quali il celebre in una lettera inserita nel Tom. 4. delle sue opere p. 333. nel dar parte a Giuseppe Valletta dell’Edizione di questa Raccolta dice che "in suo genere è una bella cosa, ma bella bene, perchè l’Autore è veramente Poeta ec. mi credo che in questo genere supera la Mortoleide, e la Scorneide del Conte da Montevecchio, e gli piacerà al certo", ed un moderno Autore francese parlando della descrizione d’una Tempesta fatta da Omero al 20. libro della sua Iliade soggiunge "& moy je desierois Homere de decrire soit par inscription ou outrement, non pas une Tempete, mais certains petits morceaux de chair qui nous pendent sous les nez, aussi admirablement que Lazarelli les a depeints dans le sonnet suivant:
"Gran sostegni del Mondo almi C... pag. 108.
"Homere dans la description qu’il fait de la mer en furie, n’a eu besoin que d’inspiration ou plutôt de son imagination vive et impetueuse; mais le Poete italien, réunit ici l’imagination la plus brillante a ce que l’esprit a de plus prosond, & de plus exact, de plus poetique, de plus fin, & de plus elégant.
Resta a parlare adesso dell’Eroe celebrato dall’Autore sotto nome di D. Ciccio il di cui vero nome si tacerebbe, benchè il Pubblico sia persuaso essere questi componimenti fatti per puro scherzo, e lontani dal vero. Ma è già reso noto da diversi Autori, e specialmente dal soprallodato Vinciolo, il quale nel detto Catalogo alla nota di num. 90. ci assicura essere egli Buonaventura Arrighini Lucchese, che fu Collega del Lazzarelli nella Rota di Macerata con queste parole, "Lazzarellus & Arrighinus primum familiaritatis fuere conjuncti, deinde alter alterum adeo persequebatur ut ea fuerint a primo composita lepidissima Etrusca Carmina quae secundum repraesentant sub nomine D. Ciccio.
Queste sono le notizie, che ho potuto raccogliere intorno ai presenti leggiadrissimi componimenti, ed al loro dotto Autore, e che ho stimato di farvi cosa grata nel premetterle a questa impressione. Graditela, e vivete lieti e sani»
Parte prima Le testicolate
DELLA
CICCEIDE
PARTE PRIMA.
LE TESTICOLATE
I
PROEMIO.
I.
Cantar di D. Ciccio un violento Poetico furore oggi mi chiama, E quindi al genial componimento 4Promette Apollo eternità di fama: La man però ne l’orditura, e trama Di questo ancorche nobile argomento, D’Arpa, o di Cetra d’oro usar non ama 8Le fila, o d’altro armonico istromento; Ma, d’una Piva sol fatta elezione, (Come più confacevole, ed attiva 11Per tal Soggetto) a l’opera si pone; E la cagion del così far deriva, Perchè sa la strettezza, e connessione, 14La quale han tra di lor C..... e Piva.
II
Introduzione.
ii.
Ltri su Frigia Cetra in Mar lontano D’Itaco Pellegrin canti gli errori, Canti su Lazie corde altri gli ardori 4D’Ilio, e ’l Fato, ch’arrise al pio Trojano: Altri canti, al vibrar d’Arco Toscano, Le Donne, i Cavalier, l’Arme, e gli Amori, Altri, aspirando a più sublimi allori, 8Canti l’Armi pietose, e ’l Capitano: Altri, volgendo i carmi a immortal segno, Faccia, che in essi armonico risuoni 11L’Eroe, che rese il culto al Sacro Legno. Ch’io per me d’un C..... cantar disegno; Ma d’un C.... che in gener di C.... 14Merta sopra i C...: Scettro, e Regno.
III
Invocazione. iii.
R, che mi bolle in sen nobil desio Di sacrare a D. Ciccio Inni canori, Perchè tra suoi caliginosi umori 4Non chiuda il di lui nome invido oblio, Tu cortese m’assisti, Aonia Clio, E cinta il crin di non caduchi Allori, Tu in sen m’accendi armoniosi ardori, 8E feconda propizia il canto mio: Ma non già, che tu col tuo divino Spirito, a forza d’impeto canoro, 11Sudi per sollevarlo al Ciel vicino, Nò; tal grazia non chieggio, e non l’imploro, Ch’opra saria da barbaro Norcino 14Il levare i C..... dal posto loro.
IV
La Concezione di D. Ciccio.
iv.
E la notte fatal, che i Genitori Al formar di D. Ciccio erano intenti, Dal Trono suo fra lucidi fulgori, 4Parlò Giove col Sole in questi accenti: Tu ne’ due giorni prossimi seguenti Sospendi al Ciel di Lucca i tuoi splendori, E immobil fra gli opposti abitatori 8Arresta il passo a’ tuoi Corsieri ardenti; Che se per opra già del Fato istesso Nel concepirsi d’Ercole si vide 11Tre dì sotterra il lume tuo soppresso, Oggi pur con tal grazia il Fato arride Al concepirsi d’un, che deve anch’esso 14De’ C..... del Mondo esser l’Alcide.
V
Artificio della Natura nella formazione di D. Ciccio.
v.
Lla Natura un dì venne in pensiere Di praticar con la maggior finezza Gli estremi sforzi del suo gran potere 4Nel fare un uom di tutta compitezza. In somma ebbe intenzion di far vedere Con un opera tal l’esquisitezza Della sua mano, e del suo gran sapere 8Il valor, l’eccellenza, e l’acutezza. Pria dunque n’ideò l’architettura, Poi fatto di D. Ciccio l’embrione 11Con una somma diligenza, e cura, Gli diede al fin la forma d’un C..... E disse: Ne la sferica figura 14Più che ne l’altre stà la perfezione.
VI
Bizzarria della Natura in formar D. Ciccio.
vi.
Ll’or, che l’immortal Madre Natura D’organizzar D. Ciccio era in procinto, Penò di farlo in modo assai distinto, 4E darli una fantastica orditura; Le venne all’ora in mente una figura Simile alle grottesche, ove dipinto Si suol vedere un cumulo indistinto 8Di cose in varia forma, e positura; Ma per non ne sentir biasmo, ne taccia, Tutto in se stessa il gran pensier raccolto, 11Di cento bizzarrie si pose in traccia; Poscia l’ingegno all’opera rivolto, Sopra del Cul gli collocò la faccia, 14E gli pose i Testicoli sul volto.
VII
La Voglia. vii.
Sposti a lusingar lo sguardo altrui Vide un par di Testicoli d’Agnello La Madre di D. Ciccio in un macello 4Quand’era appunto gravida di lui; Videli, e tosto i desiderj sui Persuasi dall’avido budello, Con sal, pepe ammaccato, e limoncello 8L’invogliaro a mangiarseli ambi due; Ma perchè l’uno, e l’altro a lei fu tolto Da un altro più sollecito Ghiottone, 11Alzò le mani, e sen percosse il volto. Or questa con effetto è la cagione, Che ’l figlio poi, dall’utero disciolto, 14Nacque con quella faccia di C .....
VIII
Predizione della nascita di D. Ciccio.
viii.
Ulcano entro uno Scudo espresse al vero La succession del Fondator latino, E a Bradamante rivelò Merlino 4Quei, che nascer dovean dal suo Ruggiero. Così Adamo con spirito indovino Del Padre di D. Ciccio ebbe in pensiero Di predir là nel Secolo primiero 8La stirpe, e l’esseguì per appuntino. Ei non fece però tai predizioni Col mezzo di Merlino, o dello Scudo, 11Nè con altre poetiche invenzioni; Ma praticò le sue revelazioni All’or, che col peccar rimasto ignudo 14Fe visibili al Mondo i suoi C.....
IX
D. Ciccio nato di sette mesi nel principio di Maggio. Al Sig. Curzio N. ix.
Urzio, già sette mesi avea portato La madre di D. Ciccio in Corpo il Feto Quando Giove lassù per man del Fato 4A Lucina intimò questo Decreto. Senza pur aspettar, che sia passato De’ nove mesi il termin consueto, Fa che tosto la Donna esponga il Nato; 8Ch’io già dispenso al natural divieto. L’esponga, or che del Sol tepido il raggio Di rose, i prati, e i colli ha già trapunti, 11Per farne a Primavera industre omaggio; Poichè fra tanti fior, ch’ora congiunti Sorgon dal suolo a inghirlandare il Maggio 14Vò che ’l fior de C..... anch’egli spunti.
XI
Nel medesimo soggetto della nascita di D. Ciccio.
xi.
Uando nacque D. Ciccio in più d’un lato Molti veduti fur prodigj, e segni. Onde affermar gli Aruspici, che nato 4Fosse il maggior de’ più sublimi ingegni, Febo per dimostrar che fra più degni Poeti esser dovea connumerato, Quei del suo sacro allor frutti sorbegni 8Li cangiò tosto in zucchero formato. Alzarsi Astrea su vista infra le Sfere Dall’alta là giudicial sua Scranna, 11Quasi D. Ciccio avessevi a sedere, E trasformata fecesi vedere La stellata Corona d’Arianna, 14Quasi per sostenerlo in un bracchiere.
X
La nascita di D. Ciccio seguita nell’anno 1632.
x.
Ortò certo moderno Anotomista L’anno mille seicento, e trentadoi Una bizzarra opinion, che poi 4Lodar da molti, e seguitar fu vista. Ei dicea, che la femmina è provista Di Testicoli anch’essa al par di noi, Con questa sol diversità, che i suoi 8Sta nell’interno, e quei del maschio in vista. Or quando altri parea, che dubitasse Del detto di costui, nè per ancora 11Argomento s’udia, che ’l dimostrasse, Nacque D. Ciccio, e comprovossi all’ora, Mentre dal sen materno un se n’estrasse, 14E visibile a tutti apparve fuora.
XII
Accidenti nella nascita di D. Ciccio.
xii.
Ella sua gravidanza era già presso La Madre di D. Ciccio a partorire, Quando a caso il bambin prima d’uscire 4Capovoltossi, e rannicchiò se stesso. Or quel moto nell’utero successo, Diede alla Donna insolito martire; Poichè così per non poter venire 8Fuor col capo all’ingiù, venia col sesso; La Comar, che le natiche, e le borse Vide spuntar dalla natìa prigione, 11E la vita di lui starsene in forse, Per l’anima salvar, già che a ragione Temea del corpo, subito v’accorse 14Con l’acqua, e ’l battezzò per un C.....
XIII
Il battesimo di D. Ciccio.
xiii.
A mattina ch’avea da battezzarsi D. Ciccio, e che con nobile squadrone I più stretti parenti eran comparsi, 4Per assister nel Duomo alla funzione. Incominciò fra loro a disputarsi Non senza qualche grave alterazione, S’ei con effetto avea da nominarsi 8Per la migliore o Cuius, o C..... Ma il Parrocchian con voto decisivo Pronunciò ch’egli era in grado eguale 11L’uno e l’altro vocabolo espressivo. E la ragion, che ne portò fu tale: Il vocabolo Cujus e genitivo 14E il vocabol C..... è genitale.
XIV
La Cresima di D. Ciccio.
xiv.
’Altro dì che con mitra, e Pastorale Il Vescovo di Lucca erasi messo A cresimar il Gregge a lui commesso 4Entro la sua Cappella Episcopale; Fra tanti maschi, e femmine che a tale Funzion furo introdotti, ebbe l’ingresso D. Ciccio ancor, come in etade anch’esso 8Da conoscer distinto il ben dal male. Dicono però che Monsignor suddetto Mutò nell’atto, che li fea l’unzione, 11La forma consueta in questo detto. Se già ti battezzò per un C..... La provida Comar, come ho già letto, 14Eccoti adesso la confermazione.
XV
D. Ciccio in età di quindici anni incominciò a metter la barba.
xv.
e l’età di tre lustri avea già fuore D. Ciccio la lanugine sul volto. Il che stimossi alto prodigio, e molto 4Ne concepì di speme il Genitore, L’Arbor dicea, ch’anticipi nel fiore, Promette sempre un ottimo raccolto; Ma poscia il guardo a l’esito rivolto, 8Del pronostico suo scoprì l’errore. Quindi, vistol cresciuto un Barbagianni. Con questo dir dannò le predizioni 11Del suo giudicio, e n’avvertì gl’inganni. E chi non sa per note osservazioni, Che comincian colà sù i quindeci anni, 14A spuntar la lanugine i C.....
XVI
D. Ciccio tenta di farsi Gesuita.
xvi.
D. Ciccio non bene ancor compita La Pueril età, vel provvedere Alla salute sua, venne in pensiere 4D’uscir dal Mondo, e farsi Gesuita. Ma dal Rettor l’opinion udita, Tutti quei Padri vennero in parere Di non esaudir le sue preghiere, 8E così l’esclusion fu stabilita. Ei disse dunque: me non par che fia Per la pratica, ch’ho di questi affari, 11Capace il putto della fava mia. Poichè so molto ben, Padri miei cari, Che i C..... han da dare in compagnia; 14Ma non in compagnia de’ nostri pari.
XVII
Per lo stesso Soggetto. Al P. Rettor del Collegio.
xvii.
Adre Rettor, D. Ciccio è tanto amico D’ogni virtù, che rende ammirazione: Sobrius, castus, humilis, pudico, 4E nato in somma per la Religione. Quanto a l’ingegno poi, Padre, vi dico, Che non starebbe seco a paragone Se fosser quì ne l’un ne l’altro Pico, 8Nè lo stesso , nè ; E pure io sento dir che risoluto Di non volerlo in compagnia de’ Padri 11N’abbiate fatto un publico rifiuto. Ma come esser può mai, che non vi quadri D’ammetterlo con essi? è pur dovuto 14Anco a’ C ..... il titolo di Padre.
XVIII
D. Ciccio è ricevuto nel Seminario per Convittore.
xviii.
Ciccio avea tre lustri, e ’l Genitore, Cui premea sommamente il suo progresso Per allevarlo simile a se stesso, 4Ch’era Poeta, Astrologo, e Dottore. Condottol seco innanzi a Monsignore, Il supplicò di fargli aver l’ingresso Nel Seminario; e subito concesso 8Un luogo ivi gli fu di Convittore. Gran mutazion! Nel secolo primario Dio formò l’uomo, e quasi in propria fede, 11Ne’ suoi C.... ne pose il Seminario: Or, con atto ex diametro contrario, Nel rimirar D. Ciccio il Mondo vede 14Collocati i C..... nel Seminario.
XIX
Il dottorato di D. Ciccio.
xix.
Palancatevi, o Fori, or ch’io v’appresto E di Baldo, e di Bartolo un ritratto. Quì vedrete in D. Ciccio essersi fatto 4De l’una, e l’altra legge un vago innesto. L’estravagante il Decretale, il Sesto Ha nel cervel compendiati affatto, E per entro vi tien come in estratto, 8L’inforziato, il Codice, e’l Digesto. Egli è quel, che segnò di propria mano Le Tavole, onde tennesi a ragione 11Il già sfrenato Popolo Romano. Egli è ’l nuovo Licurgo, egli il Solone; Egli l’Imperator Giustiniano; 14Inchinate il legitimo C.....
XX
La Descrizione di D. Ciccio..
xx.
Non è facil già, come a voi pare, Ch’io vi figuri a guisa di Pittore La faccia di D. Ciccio, e ’l suo colore; 4Però che varia in vario tempo appare. Qual volta l’incomincia a travagliare L’usato suo moroidal malore, Si copre allor d’un pallido squallore, 8Che le bellezze sue rende men care. Se poi risana, il colorisce a guazzo Con pennel vigoroso un’unione 11Di bianco, d’incarnato, e paonazzo, Or questa dunque sia la distinzione, Ch’egli ha, quando sta ben, faccia di C.... 14Quando sta male ha cera di C ....
XXI
Per lo stesso soggetto. Al Sig. Fabio Baldinotti.
xxi.
On sol D. Ciccio, è strambo, e C.....bile A segno che trapassa ogni credibile. Ma va tant’oltre, che non è dicibile. 4Nè dall’uman pensiero immaginabile, Quindi a la Penna mia sendo impossibile Farne una descrizion che sia palpabile, Fabio, ho gran pena di non esser’abile 8Col di lei mezzo a fartelo visibile. Nè certamente vi sarà pericolo, Ch’alcun, per quanto mai dica, o s’adopere, 11Tel dimostri, qual’è così ridicolo. Ma se tu guardi al volto, a’ detti, all’opere, Che portan le fattezze del Testicolo, 14Dirai, ch’è tale viso, verbo, & opere.
XXII
Pretensioni di D. Ciccio.
xxii.
Erchè D. Ciccio ognor si loda, e spaccia Beltà, senno, valor, ricchezze, e merto, Ridon le genti, ed io tengo per certo, 4Ch’ei dica il vero, e con ragione il faccia, Ch’egli sia di gran sangue in su la faccia. Rossa come un pulmon, si vede aperto, Quindi pel cul da la moroide aperto 8Spesso natura medica gliel caccia. Si sta comodo ancor; qual’or si pone Sovra un letto adagiato, o in qualche sedia, 11E parimente è bel: ma un bel buffone. È un uomo degno assai, ma di bastone, E un nobil soggetton, ma da Commedia, 14È un Dottoron, che sà, ma di C.....
XXIII
L’Alterigia di D. Ciccio.
xxiii.
Quel vostro fastoso portamento A quell’andar sì gonfio, e pettoruto, Signor da qualchedun siete creduto 4Un utre che sia gravido di vento. Altri un organ vi stima; e ’l fondamento Dell’esser per un organo tenuto, Son le fischiate, che con suono acuto 8Vi rimbomban d’intorno, e fan concerto. Altri con riflession più spiritosa Vi giudica un Pallon; mentre i Palloni 11Son balzati ancor essi, e non han posa. Io però, mosso da miglior ragioni, Vi chiamerei più tosto Ernia ventosa, 14Ch’è il mal per cui si gonfiano i C.....
XXIV
A D. Ciccio che salutato non risaluta.
xxiv.
Er quel vostro costume odioso, e reo Di non scoprirvi a rendere il saluto, Altri v’ha per superbo: Altri ha creduto, 4Che non abbiate letto il Galateo: Altri ad atto sì rustico, e plebeo Appreso v’ha per un Villan f..... Che nato infra le selve abbiate avuto 8Un Titiro per Padre, o un Melibeo. Ma se costor voglion vederne aperto, Senza tante remote riflessioni, 11La cagion più germana, e ’l fin più certo. Guardisi ogn’un di lor dentro i calzoni, E vedrà, che lo star sempre coperto, 14Come voi fate, è proprio de’ C......
XXV
Nel medesimo Soggetto.
xxv.
Ignor avrete già visto a bastanza Da un’altro mio Sonetto antecedente, Onde avvien, che D. Ciccio ha per usanza 4Di non scoprirsi a salutar la gente; E avrete visto ancor, che veramente La sua non si può dir mala creanza, Perchè nol fa per semplice accidente, 8Ma per cagion d’intrinseca sostanza. Or, fe ben ciò, che dissi, ha forza, e vale A far che da ciascun gli si perdoni 11Questo mezzo peccato veniale; Pur non mancano ancor nuove ragioni; Poichè lo scappellarsi è del Cotale 14Uso, e proprietà, non de’ C......
XXVI
Nel medesimo Soggetto.
xxvi.
E ben, Signor D. Ciccio, è scortesia Visibile ad ogn’uno, e manifesta Quel vostro mai non iscoprir la testa, 4Quand’altri vi saluta per la via; So però, che a scusarvi alcun potria Dir, che ’l fate a cagion dell’aria infesta, La quale a’ capi deboli è molesta; 8 E tale è quel di vostra Signoria. Ma voi dovreste almen prendervi cura D’allontanare ogni ombra di strapazzo, 11Col piegarvi un tantin nella cintura; Parendo in vero austerità da pazzo, Che, stando ritto ritto in positura, 14Venga un C..... a voler far da .....
XXVII
A D. Ciccio dolutosi, che andato al festino le Dame nol salutassero.
xxvii.
Entesi, che vi siate lamentato, Perchè jer sera in giungere al festino, Non s’alzar quelle Dame a farvi inchino, 4Come conviensi a un nobile togato. Se voi però con l’animo pacato Vi porrete a discorrer un tantino Su la cagion del fatto, io m’indovino, 8Che resterete subito appagato. Mentre ogni un vi dirà, se non è pazzo, Ch’esse non ponno aver male intenzioni 11Di fare a un vostro pari onta, o strapazzo. Ma, come che le proprie inclinazioni Soglion tirarle ad appetire il C..... 14Quindi avvien, che non curano i C.....
XXVIII
D. Ciccio intervenuto ad un banchetto si dolse, che certe Dame nol guardassero
xxviii.
Altro dì Monsignor fece un Convito Ad un Drappel dell’uno, e l’altro sesso, E fu con loro anche D. Ciccio ammesso 4A titol di Poeta, e d’Erudito. Ma, perchè delle Donne, onde fornito Era quel nobilissimo congresso, Nessuna mai rivoltò gli occhi ad esso, 8Dimostrossene offeso, e incollerito, E pur ei non avria d’un caso tale Dovuto farne caso, ne schiamazzo 11Come d’un gran delitto capitale; Poiché le Donne, intente a quel solazzo, Ch’eccita in lor l’istinto naturale, 14Non guardano a’ C ... guardano al C....
XXIX
D. Ciccio allo Specchio.
xxix.
On so, se nel passar per la Toscana, Vi fosse mai fatto veder quel bello, E superbo Narciso a la fontana 4Dipinto in Galeria da Rafaello: Or, con voglia più cupida, e più strana, In simil positura, e appunto in quello Stess’atto, io vidi l’altra settimana 8D. Ciccio in uno Specchio a far da bello. E dissì all’or = Costui, che nulla vale Con la sua testa scempia, or la fa doppia, 11Perchè altri il creda a la Prudenza eguale; O pur la propria immagine raddoppia, Perchè, secondo l’uso naturale, 14Mai non vanno i C.... se non a coppia.
XXX
D. Ciccio con la polvere di Cipro su la Perrucca.
xxx.
Ciccio, che’l pensiero ha sempre intento A far da cascamorto, e da zerbino, Sparso di Cipria polve il Perucchino 4Ninfeggia in piazza, e ne profuma il vento. Io da quella polvere argomento, (E mi dorrebbe d’esser indovino) Ch’al poverel sovrasti assai vicino 8Un qualche sfortunato avvenimento. So ben, che le sue rette inclinazioni, Preservandol da falli, e da delitti, 11Lo rendon salvo da le punizioni, Ma pur s’adempiran le predizioni, S’è ver, che son vicini ad esser fritti 14Allor, che s’infarinano, i C.....
XXXI
Si cava moralità della Perrucca di D. Ciccio.
xxxi.
Orte stabil non v è! Quel generoso Destrier, che trasse già Cocchio dorato, Al fin grave per gli anni è condannato 4A trarsi dietro un Carretton fangoso. Quel prezioso lin, cui già fu dato Coprir di bella Donna il sen nevoso, Al fin, dall’uso, e dall’età corroso, 8Per salvietta del Culo è destinato. Quel crin, ch’oggetto fu d’ammirazione Fin che rifulse inanellato, e riccio 11Sul capo là di florido Garzone, Reciso al fin, qual fù quel d’Absalone, Fassen Perucca, e in testa di D. Ciccio 14Diventa in un balen pel di C.....
XXXII
La Scienza universal di D. Ciccio.
xxxii.
Ll’or, ch’a beneficio universale Si risolvè l’Artefice Divino Di riaprir nel Mondo un magazzino 4D’ogni qualunque merce dottrinale. Dando attorno un’occhiata in generale, Mirò D. Ciccio, e visto il peregrino Vasto ingegno di lui, fè che il destino 8V’introdusse il nobil capitale: Né verun’ altro mai più grande, o bello Visto se n’è dal dì, che Salomone 11Perdè fallito il credito, e ’l cervello: Or, formato di tanta erudizione In quel gran capo il fondaco novello, 14V’espose fuor’ insegna del C.....
XXXIII
Qual sia la causa, che fa poetar D. Ciccio.
xxxiii.
Iò, che faccia i Poeti, altri ha stimato, Che sia da un bilioso umore insano L’atra subbolizione, onde agitato 4Resta fervidamente il petto umano. Altri poi l’ha creduto un sovrumano Calor di sacro Nume. Altri ha pensato, Che Pungol sia d’un Pegaseo Tafano; 8Ch’Estro latinamente è nominato: Ma quel, per cui D. Ciccio è divenuto Cigno il miglior, che nel Parnaso intuoni 11L’Aonie melodie col canto arguto, Io stimo, e n’ho palpabili ragioni, Esser un animal piatto, e brancuto 14Di quei, che martirizzano i C.....
XXXIV
L’Oratorio di D. Ciccio sopra l’Anime del Purgatorio.
xxxiv.
Icesi, che D. Ciccio aspiri, e vanti Un singolar Poetico talento, E che pretenda esser già pari a quanti 4Cigni migliori ha l’Apellineo argento. Quindi s’è messo a far, per quel ch’io sento Un Oratorio, in cui descrive i pianti, Che a forza d’atrocissimo tormento 8Escon dagli occhi all’Anime Purganti. Or se fu per Eretico dannato, E con ragion, quei ch’usò dir che sia 11Il Purgatorio un Ente imaginato; Oggi ben si può dir, senza eresia (Rispetto al suo dir goffo, e mal formato) 14Che il Purgatorio è una C.....
XXXV
D. Ciccio non adoprato nella sua Patria, se ne querela. Al sig. Breni.
xxxv.
Reni, si duol D. Ciccio (e la doglienza Parmi, che sia legitima, e fondata) Si duol, che ’l valor suo, la sua prudenza 4Non sia dalla Repubblica impiegata. Or tu con la tua solita eloquenza Rendi la virtù sua considerata. Onde la Signoria meglio informata 8Sen vaglia in qualche publica occorrenza; Rammentale a tal fin con quanti, e quali Encomj, applausi, lodi, e acclamazioni 11L’han fin or celebrato i Tribunali. Una però delle miglior ragioni Sia questa, che tra i membri principali 14Pongono i Notomisti anche i C .....
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The end
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