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La dama prudente

Carlo Goldoni · 1909 · Free in the US

19,915 words · about 1 h 24 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

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Licence: PD-US · Published in 1909 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=La_dama_prudente&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Carlo Goldoni
Language
Italian
Published
1909
Length
19,915 words · about 1 h 24 min
Sections
8 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (8)
  1. Front matter under 1 min
  2. Lettera di dedica about 2 min
  3. L’autore a chi legge about 3 min
  4. Personaggi under 1 min
  5. Atto I about 25 min
  6. Atto II about 27 min
  7. Atto III about 22 min
  8. Nota storica about 4 min

Continue:

Front matter

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ct ct ct ct

Indice

Lettera di dedica

ct ct ct

HE dirà il Mondo di me, Nobilissima Dama, una Commedia mia veggendomi al venerabile Nome Vostro arditamente raccomandare? Ammireranno i più docili la benignità, onde accogliermi sotto il Patrocinio Vostro non isdegnate; e imputeranno a temerità mia gl’indiscreti un simile avanzamento.

Ma il Nome grande dell’E.V. basterà ad avvilirli; poichè quantunque imperfette sieno le mie Commedie, quando sofferte sono ed ascoltate da una Dama di tanto sapere e di sì ottimo gusto, può ciaschedun altro imputare a se medesimo la noja che ne risente.

Iddio ha collocato l’E. V. in un rango luminoso, onde risplender possano le di Lei virtù. La Famiglia Sagredo, dov’Ella e nata, quella de’ Pisani, dov’è collocata, sono delle più antiche, delle più illustri e delle più doviziose della Repubblica. Infiniti sono i pregi che adomano l’E. V., nè vaglio io a descriverli, è d’uopo è farlo in una Città che li conosce, li venera, e fa di essi sua gloria; ma siami lecito almeno far parola così di volo d’una virtù, che in voi fra le altre risplende. Questa è la preziosa umiltà, regolata dalla prudenza, la quale, senza togliere il suo diritto alla Nobiltà, odia il soverchio fasto, e si fa padrona de’ cuori. La superbia e la passione più ingannevole di tutte l’altre, privando ella medesima di quel bene, che col mezzo suo lusinga gli uomini di conseguire. Fa torto a se medesimo, chi mendica dall’alterigia il rispetto; ed è un tesoro maggiore di tutti gli altri, possedere l’amore delle persone, e sentir lodare la Provvidenza che abbia sì bene i doni suoi collocati.

Chi più dell’E.V. ragione avrebbe d’insuperbire per la nascita, per la ricchezza e per la virtù medesima? Ma guest’ultimo fregio, quello è che a fronte degli altri due, mantiene nell’animo vostro una esemplare moderazione, onde sì bene sostener sapete il decoro del grado vostro sublime, ed usare insieme atti d’umanità, di benignità e gentilezza cogli inferiori medesimi.

Io, più degli altri misero di talento e di fortuna, appena ebbi l’onore di presentarmi a V.E., conobbi la giustizia che tutto il Mondo vi rende, e per quell’abito che fatto mi sono di scandagliare gli animi delle persone, ho trovato nell’E.V. virtù vera, virtù singolare, che anima, che consola, e che a me medesimo diè coraggio di offerirvi coll’umilissima servitù mia questa fortunata opera della mia penna.

LA DAMA PRUDENTE è un argomento che a Voi perfettamente conviene. Vero è che le contingenze di DONNA EULARIA sono stravagantissime, e dalla situazione vostra remote; ma la PRUDENZA è sempre la virtù medesima, in qualunque circostanza ritrovisi; e nel dedicare all’E.V. questa Commedia, ho avuto in animo di scegliere un argomento, che vaglia più di qualunque altro a piacervi. Se tale avventura posso promettermi, felice me, e felicissimo me oltremodo, se mi concedete l’onore di poter essere, quale con profondissimo ossequio mi sottoscrivo.

Di VOSTRA ECCELL.

L’autore a chi legge

ct ct

E noi leggiamo le Opere degli antichi, vedremo nelle Tragedie gli Eroi dipinti, i Re, i Principi, i Capitani, o biasimati, o esaltati; e nelle Commedie loro i schiavi, i servi, la bassa plebe, o al più qualche mercantuzzo, o al più qualche povero cittadino introdotti. Quel rango di personaggi, che in ogni tempo tenuto ha il luogo fra l’ordine della sovranità e quello del volgo, vale a dire quelle persone che nobili noi chiamiamo, o per nascita, o per dignità, o per fortuna, non avevano parte sopra le scene antiche, ed , che contro il Filosofo e contro il Tragico Poeta nelle sue Commedie satirizzava, facevalo con allegorie e con misteri.

è stato il primo, che tratto abbia il ridicolo dai Marchesi, dai Cortigiani, dalle persone di qualità, e il suo novello ardire, spalleggiato dalla protezione di un Re, che lo eccitava non solo, ma fra i soggetti della sua Corte gli additava i più comici e i più originali, produsse de’ buoni effetti, e furono le sue Commedie ottime e fortunate lezioni. Correva nel passato secolo in Parigi un fanatismo di letteratura ridicola, fra le donne principalmente; e gli uomini le secondavano, adulandole per compiacenza, onde le conversazioni loro erano accademie d’errori, i quali si estendevano sino agli articoli di Religione. Le Donne sapienti, e le Preziose ridicole, furono le due Commedie che un tale abuso corressero. Vidersi così al vivo dipinte le donne di tal carattere, e tanto il ridicolo del costume loro compresero, che in poco tempo abbandonarono la vanità de’ studiati ragionamenti, conobbero il loro inganno, e cambiarono in più adattati trattenimenti le Tesi, le Poesie ed i Sofismi. Con un sì bell’esempio dinanzi agli occhi, altri comici scrittori si fecer lecito di far lo stesso; in fatti, sendo la Commedia un’immagine della vita comune, il fine suo dev’essere di far veder sul Teatro i difetti de’ particolari, per guarire i difetti del pubblico, e di correggere le persone col timore di esser poste in ridicolo. Di un sì gran benefizio devono tutti gli ordini essere a parte, e siccome nel fare altrui una correzione, dee l’uomo saggio servirsi delle ragioni e dei termini al grado ed alla condizione delle persone più convenevoli, difficilmente avverrà che si corregga il nobile di quel vizio, che vede essere in un plebeo deriso, o perchè i modi della derisione non sieno alla delicatezza sua convenienti, o perchè in sè creda esser lecito ciò che nell’inferior si condanna.

Necessario è, al parer mio, che uno scrittor di Commedie tragga da tutti gli ordini delle opere sue gli argomenti, e niuno può di ciò lagnarsi, quando la critica sia generale, e non arrivi la temerità dell’Autore a dipingere una persona in modo che possa essere riconosciuta.

Molto meno di me, spero, si lagneranno le genti, poichè non solo cerco di porre i vizj generalmente in ridicolo; ma studio mio particolare si è di esaltar le virtù, e queste nelle persone nobili spezialmente, siccome quelle che, per la nascita e per la educazione, le fanno maggiormente risplendere.

Nella presente Commedia mia piacemi di porre in veduta la prudenza di una consorte nobile, angustiata da un marito geloso. La gelosia è una passione comune a tutti gli ordini delle persone, ma opera diversamente. L’uomo di basso rango, se ha gelosia della moglie, non trovasi da soggezione stimolato a celare la sua debolezza. Comanda con libertà alla sua sposa, le vieta francamente di conversare, e se in occasione ritrovisi di aver sospetto, non cerca dissimularlo, e non ha difficoltà di sfogare la sua passione anche con uno schiaffo alla moglie. Non così pensano i mariti di condi- zione. Devono alla convenienza, alla civiltà, al costume sagrificare moltissimo; ed un povero geloso, che si vergogni d’esserlo, è in uno stato che merita di essere consigliato e soccorso. Ma siccome a pochi, e forse a nessuno, confida egli la sua passione, e niuno ardisce favellargli della sua debolezza; qual altro miglior mezzo potrebbe egli avere per ispecchiarsi e correggersi, oltre quello d’una Commedia? Voglia Dio che ciò segua in alcuno dei spettatori, che bisogno ne avesse; ma voglia Dio altresì, che nella Dama Prudente si specchino tante mogli, che non potendo soffrir in pace le gelosie del marito, mantengono una perpetua guerra domestica, e per vendetta de’ suoi sospetti, gliene recano de’ più violenti.

A questo fine non ho io intitolata questa Commedia: Il Marito geloso, ma La Dama prudente, acciò più del ridicolo di un Marito, spiccasse la virtù d’una Moglie, e servisse ella di specchio, di consiglio e di norma a chi nel di lei caso per sua fatalità si trovasse.

Personaggi

ct Donna EULARIA, dama prudente.

Don ROBERTO, suo marito.

Il Marchese ERNESTO.

Il Conte ASTOLFO.

Donna RODEGONDA, moglie del Giudice Criminale.

Donna EMILIA, dama abitante in Castello.

COLOMBINA, cameriera di donna Eularia.

ANSELMO, maggiordomo di don Roberto.

Un Paggio di donna Eularia.

Uno Staffiere di donna Eularia.

Un Cameriere di donna Rodegonda.

Un Servitore del Marchese.

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