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La presente Commedia di carattere, in tre Atti in prosa, fu rappresentata per la prima volta in Livorno nell’Estate dell’anno MDCCLIII.
Indice
Lettera di dedica
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ANNO tutti quelli che mi conoscono, ch’io scrivo in Venezia presentemente le opere mie per uso di quel Teatro, di cui è Padrone l’Eccellentiss. Signor Francesco, Padre di V. E., e mio benignissimo Protettore. Tutti però non sanno con quanta generosa bontà mi tratti il Cavaliere umanissimo, e questo avrei voluto che si sapesse, ringraziandolo con una lettera mia ossequiosa, posta in fronte ad alcuna delle mie Commedie. Egli che, fra le altre Virtù, ha quella della più esemplare modestia, col più grazioso artifizio del mondo ha penetrato sin nell’animo mio, e mi ha impedito di farlo, temendo forse sentirsi dir quelle lodi ch’ei merita, e che in faccia sua sdegna di sofferire. Buon per me, che in un sì rigoroso divieto non ha compreso la venerata persona di Vostra Eccell., onde a Lei potrò rivolgermi impunemente, e favellando col Figlio, mi sembrerà in un tempo di favellare col Padre, essendo, e per natura, e per legge, una stessa persona considerati.
Pure per questa istessa ragione dovrò trattenere il corso della mia penna, ove lodar tentassi o la di Lei Famiglia, o i di Lei meriti personali, perch’egli, se non lo aggradisce, non condanni almeno quest’atto del mio sincero rispetto. Ma che giova parlare della Famiglia antichissima de’ Vendramini, s’ella è bastantemente conosciuta dal Mondo? Ne parlai brevemente, vivente ancora l’Eccellentiss. Signor Antonio, Zio Paterno di Vostra Eccell., di onorevole ricordanza, e fra le lettere della edizione mia Fiorentina non lasciai di dargli in allora un pubblico testimonio del mio ossequio e della mia gratitudine. Ora dunque dovrei parlare soltanto dell’Eccell. Vostra, ma nell’età giovanile in cui tuttavia si ritrova, non potrei che additare i semi di quelle Virtù, che luminose un giorno risplenderanno a pro della Patria e del suo glorioso Casato.
Vedesi in Lei accoppiato all’avvenenza della persona il brio dello spirito; e la dolcezza de’ suoi costumi, e la chiarezza della sua mente presagiscono in Lei ai gradi eminenti della Repubblica un degno erede de’ suoi gloriosi antenati. Ma questo rispettoso mio foglio non ha da essere un panegirico alle di Lei Virtù, che io atto non sono per sì grand’opera, e male collocato vedrebbesi fra le Commedie. Mia intenzione è soltanto manifestare per questa via il mio sincero giubbilo, per l’onore onde vengono le mie fatiche illustrate. Sono oramai quattr’anni ch’io scrivo per il Teatro rinomatissimo de’ Vendramini, e spero di continuar fin ch’io viva, o almeno fin che avrò lena per scrivere. Il nuovo mio Reale Padrone lasciami in libertà di poterlo fare, e tanto più volentieri lo faccio, quanto veggo le opere mie dalla comica compagnia valorosamente eseguite.
Il Teatro de’ Vendramini sempre fu rispettabile e accreditato, ma ora più che mai può vantarsi di essere di egregi attori fornito, capaci di ogni più difficile Rappresentazione, Tragica sia, o sia Comica, trovando in essi partitamente l’abilità di rappresentare i caratteri più originali del mondo. Non ho riguardo di replicare in pubblico una proposizione detta da me sinceramente in privato: Se le mie Commedie recitate da una tal compagnia non incontreranno, non sarà per difetto dei Comici, ma di me soltanto. Sono parecchi anni ch’io mi struggo in un tal mestiere, ed è eccedente il numero delle cose fatte da me sinora, e però il mondo ha da aspettare di quando in quando dei frutti secchi. Le piante ancora, dopo un abbondante prodotto de’ loro frutti, in qualche anno si mostrano meno feconde, e il Giardiniera le soffre, colla speranza di rivederle più fertili nell’avvenire. Chi mai cre- duto avrebbe, Eccellenza, ch’io dar dovessi in quest’anno al di Lei Teatro una Commedia si fortunata qual fu l’Ircana in Ispaan?Io lo stesso non me ne sarei lusingato. Dopo la Sposa Persiana, dopo il seguito alla medesima, intitolato Ircana, dopo un argomento consumato in due rappresentazioni, fu temerario l’azzardo di lavorarvi sopra la terza; e pure sa l’Eccellenza Vostra se miglior esito si poteva desiderare. Voglio dire con ciò, che lavorando quasi continuamente, con animo di far il meglio che far si possa, escono dei parti più e meno felici, e di questi non si ha l’uomo da insuperbire, siccome per la sfortuna degli altri non dee avvilirsi. Ma io l’averò ben bene annoiata con questo foglio, in cui saltando, come dir si suole, di palo in frasca, dirà Ella che prima di scrivere non sapeva io medesimo l’argomento della mia lettera. Ma se mi hanno traviato alcune cose fuor del proposito, l’argomento è però soltanto per manifestare al mondo l’ossequio mio verso la di Lei Eccellentissima casa, e protestarmi col più profondo rispetto
Di V. E.
L’autore a chi legge
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’AVARO è un buon carattere comico originale; l’hanno trattato i migliori Poeti, ed io pure l’ho adoperato per episodio nella Commedia che ha per titolo Il Vero amico. Il Geloso è parimenti un carattere da Commedia, ed io e tutti gli scrittori comici se ne sono serviti. Un uomo con due difetti notabili diviene ancora più comico, e molto più se i due difetti si contrastino fra di loro. La gelosia e l’avarizia possono facilmente verificarsi in uno stesso soggetto, senza che una passione si risenta dell’altra, ma darsi possono delle occasioni, in cui divengano fra di loro nemiche. L’arte del poeta può ritrovare in natura dei punti essenziali per un tale contrasto, senza escire dalla ragione, dal verisimile e dall’esempio ancora. Io non dirò aver copiato a puntino il mio geloso e avaro Protagonista, che di tali pitture inoneste e pericolose sono costantemente nemico, ma confessare degg’io averlo bensì disegnato sul modello rappresentatomi al vivo da persona degna di fede, che ebbe la carità e la prudenza di non nominarmi il soggetto. Ignaro io dunque della persona, non ebbi scrupolo di valermi del suo carattere, tanto più che son certo trovarsi lo sconosciuto da noi lontano. Se mai per avventura però giungesse questa mia Commedia alle di lui mani (giacchè per la sua avarizia non è sperabile ch’ei la veda in teatro rappresentare) gli servirebbe di un bel rimprovero, e forse di correzione. Ma non sarà egli solo al mondo con questi due malanni d’intorno, e il caso forse ne farà incappare più d’uno. Questa è la prima Commedia mia, che fu rappresentata in Venezia nel teatro che dicesi di San Luca, della nobilissima casa de’ Vendramini. Non ebbe, per dir il vero, molto felice incontro, e il personaggio che rappresentava il Geloso Avaro, quantunque abilissimo in altre parti giocose, in questa non riuscì bene. Ciò mi fece risolvere appoggiar tal carattere al Pantalone, ch’era in allora il graziosissimo Francesco Rubini, e non m’ingannai, poichè alle di lui mani comparve mirabilmente, e la Commedia fece in Genova un buon effetto. Morì poco dopo il valoroso Rubini, e la mancanza dell’incomparabile attore fe sì che di tal Commedia non si è parlato più oltre.
Conosco anch’io che il carattere è troppo odioso, col confronto massime di una moglie afflitta, virtuosa, che merita compassione, e senza una grazia originale del personaggio non può universalmente piacere. Anche il fine un poco tragico della Commedia può riuscire pericoloso, ma io ho voluto condurre la peripezia di quest’uomo più al morale, che al fin giocoso. Non manca la Commedia per questo del suo ridicolo, non manca d’intreccio e di episodi, ed ha avuto i suoi partigiani. Ella esce presentemente alla vista del pubblico colle stampe, soggetta al destino di tante altre, e se non avrà la fortuna di soddisfare il genio de’ leggitori, potrà nascondersi facilmente tra la folla delle cinquanta che la precedono, e di quelle che dopo di lei nel nuovo mio Teatro compariranno.
Personaggi
ct PANTALONE, mercante veneziano, avaro e geloso.
Donna EUFEMIA, sua moglie.
Don LUIGI.
Donna ASPASIA, sorella di don Luigi.
Don ONOFRIO, marito di donna Aspasia, smemoriato.
Don GISMONDO, auditore della Vicaria.
IL DOTTORE BALANZONI, padre di donna Eufemia.
Ser AGAPITO, procuratore.
BRIGHELLA, servitore di don Luigi.
TRACCAGNINO, servitore di Pantalone.
ARGENTINA, cameriera di donna Eufemia.
La SANDRA | donne.
La GIULIA
PASQUINA | ragazze.
FELICINA
GIANNINO, servitore del Dottor Balanzoni.
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The end
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