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Filippo

Vittorio Alfieri · 1783 · Free in the US

10,806 words · about 45 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: PD-US · Published in 1783 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Filippo_(1783)&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Vittorio Alfieri
Language
Italian
Published
1783
Length
10,806 words · about 45 min
Sections
7 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (7)
  1. Front matter under 1 min
  2. Personaggi under 1 min
  3. Atto primo about 8 min
  4. Atto secondo about 10 min
  5. Atto terzo about 10 min
  6. Atto quarto about 9 min
  7. Atto quinto about 9 min

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Indice

Voci correlate

Personaggi

FILIPPO.

ISABELLA.

CARLO.

GOMEZ.

PEREZ.

LEONARDO.

GUARDIE;

CONSIGLIERI;

Atto primo

ct ct ct ct

DEsìo, timor, dubbia, ed iniqua speme Fuor del mio petto, fuor... Io di Filippo Consorte infida di Filippo il Figlio Oso amar, io?... Ma chi ’l vede, e non l’ama? 5Ardito, umano cor, nobil fierezza, Sublime ingegno, e in avvenenti spoglie Bellissim’alma; ah! perchè tal ti fero Natura, e ’l Ciel?... Ma che dich’io? Strapparmi Dal cor profondo la sua dolce immago 10Così m’appresto? Oh! se palese mai Fosse tal fiamma ad Uom Vivente! Oh! s’Egli Ne sospettasse! Ognor mesta mi vede... Sì; mesta, è ver; ma del suo aspetto a un tempo

Fuggir mi vede; e sà, che in bando è posta 15D’Ispana Reggia ogni letizia. — In core Chi legger puommi? Ah! nol sapess′io, come Altri nol sà! Così ingannar potessi, Sfuggir così me stessa come altrui! Misera me! Sollievo a me non resta 20Altro che il pianto; ed il pianto è delitto... Ma riportare alle più interne Stanze Vo’ il mio dolor; più libera... Che veggio? Carlo? Ah! si sfugga: ogni mio detto, o sguardo Tradir potriami: oimè! Sfuggasi.

ct ct

;Carlo

OH vista! 25Regina, e che? Tu pure a me t’involi? Te pur tuo aspetto a me infelice togli?

;Isabella. Prence.... ;Carlo. Nemica la Paterna Corte M’è tutta, il sò; l’odio, il livor, la vile, E mal celata invidia entro ogni volto Qual meraviglia fia, se impressa io leggo, 30 Io, poco grato al mio Padre, e Signore? Ma Tu non usa a incrudelir; Tu nata Sotto men duro Ciel; Tu non per anco Corrotta il cor infra quest’aure inique, Sotto sì dolce maestoso aspetto35 Crederò, che nemica anima alberghi Tu di pietà? ;Isabella. Ben sai, qual’io mi viva Vita finor: di questa Terra i nuovi Per me costumi rigidi quel primo Amor del suol natio, che in noi può tanto, 40 Tratto di mente ancor non m’han del tutto. Sò le tue angosce; e que’, che soffri, oltraggi

Veggo, e men duol; ma che poss’io? ;Carlo. Ten duole? Oh gioja! Or ecco ogni mia cura asperge Di dolce oblìo tal motto; e il dolor tuo45 Pur’io divido; e i miei tormenti io spesso Lascio in disparte; e di tua dura sorte Penso; e vorrei.... ;Isabella. Men dura sorte avrommi, Spero, dal tempo: i mali miei non sono Da pareggiarsi a’ tuoi: dolor sì caldo 50 Dunque non n’abbi. ;Carlo. In me pietà t’offende, Quando la tua m’è vita? ;Isabella. In pregio troppo La mia t’hai tu. ;Carlo. Troppo? Che dici? E quale,

Qual havvi affetto, che pareggi, o vinca Quel dolce fremer di pietà, ch’è noto 55 A ogni alto cor? Che a vendicar gli oltraggj Val di fortuna; e più nomar non lascia Infelici Color, che al comun duolo Porgon sollievo di comune pianto. ;Isabella Che parli tu? Pietade io sì... ma... oh Cielo!..60 Certo Madrigna i’ non ti son: se osassi A Padre irato del Figliuol non reo Parlar, vedresti... ;Carlo E chi tant’osa? E s’anco L’osassi tu, mai nol dei fare. Oh dura Necessità!... D’ogni sventura mia 65 Cagion se’ tu, benchè innocente, sola: Eppur tu nulla a mio favor... ;Isabella Cagione Io di tue angosce? Io?

;Carlo Nol sai tu? Mie angosce Principio han tutte dal funesto giorno, Che Sposa in un data mi fosti, e tolta.70 ;Isabella Deh! Che rimembri? Passeggera troppo Fù quella speme. ;Carlo In me cogli anni crebbe Parte di me miglior: nudriala il Padre; Quel Padre sì, cui piacque romper poscia Solenni nodi. ;Isabella Or che?... ;Carlo Suddito, e Figlio 75 D’assoluto Signor soffersi, tacqui, Piansi, ma in cor: del mio voler fù legge Il suo voler: Ei ti fù Sposo; e quanto Duro il tacer, qual d’obbedir fremessi, Chi ’l può saper, com’io? Di tal virtude, 80

(E virtud’era, e più che umano sforzo) Altero in cor n’andava, e tristo a un tempo. Stavami innante il grave dover mio Agli occhj sempre; e, del pensier s’io m’era Pur reo, sà il Ciel d’ogni pensier segreto85 Conoscitor: nel pianto i lunghi giorni, Le lunghe notti trapassava in pianto: Che prò? L’odio di me nel cor del Padre, Quanto il dolor entro il mio cor, crescea. ;Isabella Odio non cape, il credi, in cor di Padre;90 Bensì sospetto: adulatrice turba, Che t’odia, e più di tuo spregio s’irrita, Quanto più ’l merta, entro il paterno seno Forse versò il sospetto. ;Carlo Ah! Tu non sai; E possa tu mai nol saper! qual Padre95 Io m’abbia: ancor di questa infame Corte Gli andamenti non sai; nè dritto core

Creder li può, non che pensar: crudele Più d’ogni crudo, che dintorno Ei s’abbia, Filippo egli è, che m’odia; Ei, che dà norma 100 Alla Turba servil; Ei, ch’esser Padre Non rammenta, o s’adira. Io d’esser Figlio Già non oblìo perciò; ma se obliarlo Potessi pur, ed allentare un giorno Ai repressi lamenti il fren, mia fama105 Insidiata, Ei non m’udria, nè i tolti Onor, nè il suo ver me tepido, e poco Paterno amor da lui ripeter mai; Di più gran ben rapito i’ mi dorria: Tutto Ei mi tolse il dì, che Te mi tolse.110 ;Isabella Prence, ch’Ei t’è Padre, e Signor, rammenti Mal tu così. ;Carlo D’alma ripiena escusa Involontario sfogo: aprirti intero Mai non potei mio cor.

;Isabella Nè a me tu aprirlo Dovevi mai; nè posso io udir..... ;Carlo T’arresta; 115 Deh! Se del mio dolor udito hai parte, Odilo tutto. A dir mi sforza.... ;Isabella Or taci; Lasciami. ;Carlo Ahi lasso! Io tacerò; ma, oh quanto A dir mi resta! Ultima speme..... ;Isabella Or quale Speme ha, che in te non sia delitto? ;Carlo Speme 120 Che tu non m’odj.

;Isabella Odiar ti deggio, e il sai, Se amar tu m’osi. ;Carlo Odiami dunque; innanzi Al tuo Consorte accusami tu stessa. ;Isabella Tuo nome al Rè? Nè profferir pur l’oso. ;Carlo Sì reo m’hai tu? ;Isabella Sei reo tu sol? ;Carlo Tu dunque 125 In cor?.... ;Isabella Che dissi? Ohimè! Troppo i’ ne dissi; O temerario tu troppo intendesti. Chi son’io, pensa, e chi se’ tu: di tutta L’ira del Rè siam degni; io, se t’ascolto; Tu, se prosiegui.

;Carlo Ah! Se in tuo cor tu ardessi, 130 Com’ardo, e mi struggo io: se ad altri in braccio Amato Oggetto il dì ben mille volte Vedessi; oh! qual lieve parriati fallo L’orme ir cercando del perduto Bene; E sbramar gli occhj; e desiar talvolta, 135 Qual’io mi fò, di pochi accenti un breve Sfogo innocente all’affannato core! ;Isabella Deh! Fuggi; và: queste fatali soglie, Finch’io respiro, e non fia molto, or lascia. ;Carlo E ’l pensi tu? Di man del Padre trarmi 140 Lieve ti par? Fallo novel mi fora La mal tentata fuga; e assai già falli M’appone il Padre. Il solo, ond’io son reo, Nol sà. ;Isabella Nol sapess’io!

;Carlo Se in ciò t’offesi, N’avrai vendetta, e tosto. In queste soglie 145 Lasciami: a morte se il mio duol non trammi, L’odio, il rancor mi vi trarrà del Padre, Ch’ha in se giurato, entro il suo cor di sangue Il mio morir. In questa orribil Reggia, Pur cara a me, poichè t’alberga, ah! lascia, 150 Che l’alma io spiri ove se’ Tu. ;Isabella Qual m’offri Terribil vista!... Ah! Che purtroppo io tremo; Finchè quì stai, per te. Mesta una voce, Presaga al cor del tuo crudel destino, Mi si fà udir — prova d’amor, se m’ami, 155 Ultima, e prima i’ ti chiegg’io; sottratti Al Padre. ;Carlo Oh Donna! Ell’è impossibil cosa. ;Isabella Dunque il mio aspetto sfuggi or più di pria;

Chiara mia fama, e in un la tua deh! serba. Scolpati, sì, delle mentite colpe, 160 Onde t’accusa invida rabbia: vivi, Io tel comando, vivi: illesa lascia Sol mia virtude a me; teco il cor mio; Teco i pensier; l’anima mia, mal grado Di me, sia teco: ma de’ passi miei 165 Perdi la traccia; e fà, ch’io più non t’oda; Più mai. Del fallo testimon finora È solo il Ciel: s’asconda al mondo intero; A noi s’asconda: e del tuo cor profondo Perfin ne svelli il sovvenir... se ’l puoi...170 ;Carlo Più non m’udrai? Più mai?

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ME lasso!... Oh giorno!... Così mi lascia?... Oh misera mia sorte! Felice or fammi, ed infelice a un punto!

ct ct

;Perez SIgnor, tuoi passi... Ma che fù? Turbato Mai non ti vid’io sì... fuor di te stesso... 175 Deh! parla: al tuo dolor me non disdegna Compagno aver. Di me diffidi? Al fianco Pur ti crebb’io fin da’ più teneri anni; E Amico allor tu mi nomasti. ;Carlo Oh! quale Profferir nome in questa Reggia ardisci!180 Nome ognor dalle Corti empie proscritto, Benchè mentito spesso. A te funesta Oggi tua fede, a me non util fora. Cedi al torrente, cedi; e tu pur siegui La mobil turba; e all’Idolo Sovrano 185 Porgi con essa utili incensi, e voti.

;Perez Deh! nò così non m’avvilir: me scevra Dalla fallace turba. Io... ma che vale Giurar quì fè? Quì, dove ogni Uom la giura, E la tradisce ogni Uom. Più certa prova 190 Fà del cor, della man. Per te qual debbo Periglio alto affrontar? Qual’è il Nemico, Che più t’offende? Parla. ;Carlo Altro Nemico Non ho, che il Padre: che onorar di tanto Nome i suoi vili, or non vogl’io, nè ’l deggio. 195 Silenzio al Padre; ad Essi sprezzo oppongo. ;Perez Ma il ver non lo sà ’l Rè: quindi non giusto Nasce in lui contra te sdegno; che ad arte Altri vel desta. Or lascia; in alto suono Gliel vo’ dir’io per te. ;Carlo Perez, che parli? 200 Più che non credi, il Rè sà il ver; l’abborre

Più che nol sà: voce Ei non ode in mio Favor. ;Perez Forz’è, che di natura Ei l’oda. ;Carlo Chiuso a natura inaccessibil core Di ferro è in lui. Le mie difese lascia 205 All’innocenza; al Ciel, che pur talvolta Degnarla suol d’alcun benigno sguardo. Se m’ami tu, meco in silenzio soffri. Se reo mi fossi, intercessor te solo Non sdegnerei. Qual d’amistà ti posso 210 Prova dar’io maggior? ;Perez Del tuo destino, E sia qual vuolsi, a me concedi parte; Tanto i’ chieggo, e non più: qual mi resta altro Illustre incarco in sì malvagia Corte? ;Carlo Ma il mio destin, sai tu, che, sia qual vuolsi, 215 Esser non può felice mai?

;Perez Son tuo; Non di ventura amico. Ah! s’è pur vero, Che duol diviso scemi, avrai compagno Inseparabil me d’ogni tuo pianto. ;Carlo Duol, che a morir mi mena, in cor rinserro;220 Alto dolor, che pur m’è caro; ahi lasso!... Che nol ti posso io dir? Di te non cerco Più generoso Amico, e il Sol nol mira: Pur darti pegno d’amistà verace, Coll’aprirti il mio cor, i’ nol poss’io. 225 Or và: di tanta, e sì mal posta fede Che ne trarresti? I’ non la merto: ancora Tel ridich’io, mi lascia. Atroce fallo Non sai, ch’è ’l serbare fede ad Uom, cui serba Odio il suo Rè? ;Perez Ma tu non sai, qual sia 230 Gloria a dispetto d’ogni Rè serbarla? Ben mi trafiggi, ma non cangi il core

Col tuo di me dubbiar. Tu dentro il petto Mortal dolor, che non puoi dirmi, ascondi? Saper nol vo’. Duol, che ti mena a morte? 235 Io bramo, io chieggio (e tu negar mel puoi?) A morir teco il tuo dolor mi meni. ;Carlo Tu ’l vuoi? Tu dunque? Eccoti, infausto pegno Mia destra prendi d’amistade infausta. Compiango te: ma omai nè di mia sorte, 240 Nè mi dolgh’io del Ciel; del Ciel, che largo M’è di cotanto amico: assai men sono, Meno infelice io son di te, Filippo: Tra pompe vane, e adulazion mendace Tu, di pietà più che d’invidia degno,245 Santa Amistà non conoscesti mai.

Atto secondo

ct ct ct ct

;Filippo GOmez, qual cosa sovra ogni altra al mondo Cara t’hai tu? ;Gomez La grazia tua. ;Filippo Qual stimi Mezzo a serbarla? ;Gomez Mezzo, ond’io la m’ebbi; Obbedire, e tacer.

Filippo

Oggi tu dunque Dei l’uno, e l’altro far. ;Gomez Novello incarco5 Non m’è: sai, ch’io.... ;Filippo Tra’ fidi, il sò, tu fosti Il più fido finor. Ma in me pensiero Cotanto i’ volgo in questo dì; dovrotti Forse affidar così importante, e nuova Cura, che in brevi, ma efficaci detti 10 Stimai poterti il tuo dovere in mente Tornar. ;Gomez Quanto i’ mi sia potrai tu meglio Oggi conoscer dunque. ;Filippo Or basti. Fia Lieve per or ciò, ch’io t’impongo; lieve A te, non ad altr’Uom. Vien la Regina 15

Quì tra momenti: tu m’udrai con Essa Parlare a lungo: ogni più picciol moto Nel di lei volto osserva, e nota intanto: Affiggi in lei l’indagator tuo sguardo, Quello, per cui nel più profondo core 20 Del tuo Signor spesso i voler più ascosi Legger sapesti, ed eseguir tacendo.

ct ct

;Isabella SIgnor, io vengo a’ cenni tuoi. ;Filippo Regina, Alta cagion fà, ch’io t’appelli. ;Isabella E fia? ;Filippo Tosto l’udrai. Da te sperar poss’io?....25

Ma qual v’ha dubbio? Imparzial, sincero Consiglio dar chi più di te potrammi? ;Isabella Io consigli?.... ;Filippo Sì; tu: più il parer tuo Stimo, ch’ogn’altro: e, se finor diviso Meco non hai del vasto Impero cura, 30 Già di Consorte a poco amor nol dei Imputar tu; nè a diffidar tampoco Di Rè tu ’l dei: sol ti voll’io sottrarre Ai non mai grati al Sesso tuo di Stato Gravi pensier. Ma giunto è giorno, in cui35 Per mia sventura i’ veggo insorger caso, Ove frammista alla Ragion di Stato Così del Sangue mio la Ragion stassi, Che a me tu primo Consiglier se’ fatta. — Ma udir da te, pria di parlar, mi giova, 40 Qual più tremendo, venerabil, sacro Nome; di Padre, o Rè pajati.

;Isabella Sacri Del par son nomi; e chi nol sà? ;Filippo Tal forse, Tal, che saper più ch’altri sel dovria. Ma dimmi ancor, anzi che il fatto io narri,45 E dimmi ver: Carlo, il mio Figlio, l’ami?... O l’odj tu?.... ;Isabella ....Signor.... ;Filippo Ben già t’intendo, Se del tuo cor gli affetti, e non le voci Di tua virtude ascolti, a lui ben senti D’esser Madrigna tu. ;Isabella T’inganni: il Prence....50 ;Filippo T’è caro dunque: in te dunque virtude Cotanta hai tu, che, di Filippo Sposa,

Pur di Filippo il Figlio ami d’amore.... Materno. ;Isabella ....A’ miei pensier tu sol sei norma. Tu l’ami... o il credo almen... Qual tu, pur’io 55 L’amo così. ;Filippo Poi ch’entro il tuo ben nato Gran cor livore madrignal non cape; Nè ceco amor senti di Madre, or sii Del mio Figliuol tu Giudice. ;Isabella Ch’io?.... ;Filippo M’odi. Carlo d’ogni alta speme unico oggetto 60 Molt’anni fù, pria che ritorto il piede Dal sentier di virtude, ogni alta mia Speme tradisse. Oh! quante volte poscia Paterne scuse ai replicati falli Di mal docile Figlio in me cercai! 65

Ma già l’ardir suo temerario, e insano Giunse oggi al sommo; e violenti mezzi Usar pur troppo or mi convien. Delitto Cotal s’aggiunge a’ tanti suoi delitti, Tal, cui tutt’altro a lato è nulla; tale, 70 Che vien meno ogni dir. Oltraggio ei fammi, Che par non ha; tal, che da Figlio Padre Mai non aspetta; tal che agli occhj miei Già non più Figlio il fà... ma che? Tu stessa Pria di saperlo fremi?.... Odilo, e fremi 75 Ben’altramente poi. — Già più d’un lustro Là d’Ocean sulla sepolta riva Povero stuolo in paludosa terra Sai, che s’attenta al mio poter far fronte. A Dio non men, che al loro Rè rubelli, 80 Fan dell’una perfidia all’altra schermo. Sai, quanto al Regno mio sudor già costi, Ed oro, e sangue cotal guerra; e sai, Ch’anco del Trono, e di mia vita a costo Non impunita mai, nè baldanzosa 85 Vil Gente andarne di cotanto fallo

Non lascerò giammai. Vittima al Cielo L’empia Schiatta immolar giurai: ben forza Loro è morir, poichè obbedir non sanno. Or chi fia, che mel creda? A sì feroci 90 Empj Nemici il proprio Figlio, il solo Mio Figlio, ahi lasso! aggiunger deggio. ;Isabella Il Prence? ;Filippo Il Prence, sì: molti intercetti fogli, E segreti messaggi, e aperte altere Sediziose sue voci pur troppo 95 Certo men fanno. Or tu pensa, qual sia Di Rè tradito, e d’infelice Padre Il doloroso stato: or tu qual sorte Spetti a buon dritto a sì colpevol Figlio, Per me tu’l dì. ;Isabella .....Misera me! La sorte 100 Di tua Prole vuoi, ch’io.... ;Filippo Tu, sì; pronunzia;

Fatta arbitra ne sei; del Rè non temi; E non lusinga il Padre. ;Isabella Altro i’ non temo, Ch’ir contro il giusto. Innanzi al Trono spesso Stansi indistinti l’innocente, e il Reo.105 ;Filippo.. Ma dubitar di quanto Rè t’afferma Puoi tu? Di me chi più innocente il brama? Deh! pur mentisser l’inaudite accuse! ;Isabella.. Ma convinto ne l’hai già tu? ;Filippo.. Chi ’l puote Convincer mai? Fero, superbo ei sdegna 110 Non che ragion, ma di ragion pur l’ombra A chiare prove oppor. Di questo estremo Suo tradimento favellar non volli A lui, se pria temprato in cor lo sdegno Dal bollor primo i’ non m’avea: ma fredda 115 Ragion di Stato, perchè taccia l’ira,

In me non tace... Oh Ciel! Ma voce anch’odo Di Padre in me..... ;Isabella Deh! Tu l’ascolta: è voce, Cui nulla agguaglia. Reo non s’è fors’Egli; Anzi impossibil par, che di ciò ’l sia. 120 Ma, qual ch’ei sia, tu l’odi; odil tu stesso: Tra Figlio, e Padre, altri che Padre, e Figlio Entrar chi può mediator? Se altero Ei fù con Gente al ver non sempre amica, Teco per certo altier non fia: Tu schiudi 125 L’orecchio a lui; tu ’l cor disserra a’ dolci Paterni affetti. A te rado, o non mai Tu ’l chiami, e mai non gli favelli. Ei pieno Di mista tema a te s’appressa; e in duro Fatal silenzio diffidar più cresce, 130 Più scema amor. Tu la virtù primiera, Se in lui sopita è pur, tu in lui richiama, Ch’esser non puote in chi t’è Figlio spenta. Tu le paterne cure altrui non fida; Di Padre tu mostragli aspetto; e serba 135

Di Rè severa maestade altrui. Che non s’ottien con generosi modi Da generoso cor? Colpevol parti Ei d’alcun fallo? (E chi non erra?) Allora Te sol ministro a tu giust’ira scegli. 140 Dolce è di Padre l’ira; eppur non havvi, Figlio non v’ha, che non ne tremi: un motto Solo di te dentro il suo cor più debbe Destar rimorsi, e men rancor lasciarvi, Che cento altrui malignamente ad arte 145 Aspri, oltraggiosi. Or fà, tua Reggia sappia, Ch’hai caro il Figlio, e in pregio l’hai; che degno Di biasmo, e in un di scusa il giovanile Suo ardir tu stimi; e sì t’udrai repente La Reggia intorno risuonar sue laudi. 150 Caccia l’altrui, che in te non è sospetto. Basso terror d’infame tradimento A Rè, che merti esser tradito, lascia. ;Filippo ....Opra tua degna, e sol di te ben’era Far che s’udisse di natura il grido 155

In cor paterno: Ah! nol fan gli altri. Oh trista Deplorabil de’ Rè sorte! Non lice A noi spiegar del proprio cor gli affetti, Non che seguir: ma che dich’io? Tacerli, Dissimularli le più volte è forza: — 160 Ma vien, poi vien tempo che lor diam varco Libero, intero. Assai; più che nol pensi, Fammi ’l tuo dir chiara ogni cosa... Il Figlio, Poichè innocente il credi, a me già quasi Reo più non par. Tu và, Gomez; quì ’l mena. 165

ct ct

;Filippo OR vedrai, che mostrarmi anco sò Padre; Più ch’a lui mi dorria, se un dì mostrarmi In maestà d’offeso Rè dovessi. ;Isabella Ben tel cred’io. Ma ei vien: soffri, ch’io il piede Quinci ritragga.

;Filippo Anzi, rimani. ;Isabella Esporti 170 Osai, perchè il volesti, il pensier mio: A che rimango or quì? Testimon vano Tra ’l Figlio, e ’l Padre la Madrigna fia. ;Filippo Vano? T’inganni: testimon mi sei Quì necessario. Hai di Madrigna nome 175 Soltanto; e ’l nome, anch’obliar tu ’l puoi. — Gli fia grato il tuo aspetto. Eccolo: ei sappia, Che tu dell’amor suo, di sua virtude, Di sua fè tu, mallevador ti fai.

ct ct

;Filippo PRence, t’appressa. Or dì, quando fia giorno, 180

Ov’io del dolce nome di Figliuolo Possa appellarti sol? Di Rè, di Padre, Deh tu ’l volessi! i nomi in me vedresti Confusi ognor: ma se pur vuoi distinti, Perchè non ami ’l Padre, e il Rè non temi? 185 ;Carlo Signor, nuova m’è sempre, ancor ch’io l’abbia Udita spesso, la mortal rampogna: Nuovo così non m’è il tacer; che, s’io Reo pur t’appajo, al certo i’ reo mi sono. Vero è, che in cor non io rimorsi sento, 190 Ma duol profondo, che tu reo m’estimi. Deh potess’io così di mia sventura, O, se a te piace più, de’ falli miei Saper la cagion vera! ;Filippo Amor,.... che poco Di Patria t’hai; del Padre amor, ch’hai meno; 195 E troppo udir lusingatori astuti: Altra non cerca al tuo fallir cagione.

;Carlo Piacemi almen, ch’a natural perversa Indole ascritto non l’hai tu. Ben dunque Io posso ancor far del passato ammenda: 200 Patria apprender cos’è; com’ella s’ami; Di Figlio amor quant’esser deggia; e mezzo, Onde sbandir lusingator, che tanti T’insidian più, quant’hai di me più possa. ;Filippo Giovin se’ tu: nel cor, negli atti, in volto 205 Ben ti si legge, che di te presumi Oltre alquanto il dover. Degli anni colpa Il crederei; ma col venir degli anni Scemar io veggio, anzi che crescer, senno. L’error tuo d’oggi, giovanil trascorso 210 Pur vo’ nomar, benchè attempata mostri Malizia forse. ;Carlo E qual’error? ;Filippo Tu ’l chiedi? —

Or non sai tu, che i tuoi pensier perfino; Non che l’opre tue incaute, i tuoi pensieri, E i più nascosi, io sò? — Regina, il vedi; 215 Non l’esser, nò; ma il non sentirsi reo, È il peggio in lui. ;Carlo Padre; ma trammi alfine Di dubbio: che fec’io? ;Filippo Delitti hai tanti, Ch’or tu non sai qual vogli io dir? — Là, dove Fervida più sediziosa bolle 220 Empia d’error fucina, or dì, non hai Pratiche là segrete? Entro mia Reggia, Nelle tue Stanze, anzi che il dì sorgesse, All’Orator de’ Batavi ribelli Lunga udienza, e ascosa, or dì, non desti? 225 A quel malvagio, che, s’ai detti credi, Viene a mercè; ma in cor perfidia reca, E d’impunito tradimento speme.

;Carlo Padre, e fia ver, ch’anco innocente, ogni opra Mi s’ascriva a delitto? È ver, che a lungo 230 All’Orator parlai; compiansi, è vero, Seco di que’ tuoi Sudditi il destino, E a te davanti i’ l’oseria pur anco; Nè lunge tu da lor compiagner forse Saresti, tu; dove a te noto appieno 235 Ferreo governo fosse, onde sì a lungo Gemono oppressi da Ministri crudi Superbi avari timidi inesperti, Ed impuniti. In cor pietade io sento De’ mali loro, nol niego: E tu vorresti, 240 Ch’alma volgar io di Filippo Figlio M’avessi, o cruda, o vile? In me la speme Di riaprirti alla pietade il core Col dirti intero il ver, tropp’oggi forse Ardita fù: ma che? T’offend’io, Padre, 245 Nel reputarti di pietà capace? Se del Rettor del Cielo imagin vera In terra sei tu Rè; che ti pareggia

A lui, se non pietà? — Pur s’io delitto In ciò commisi, Arbitro tu mi danna 250 A qual più vuoi gastigo. Altro non chieggo, Che di non esser traditor nomato. ;Filippo Nobil fierezza ogni tuo detto spira: Ma del tuo Rè mal penetrar tu puoi L’alte ragion, nè ’l dei. Nel giovin petto 255 Quindi frenar quel tuo bollor dovresti, E quell’audace impaziente brama Di, non richiesto, consigliar; d’esporre, Quasi gran senno, il tuo pensier. Se il Mondo Te sul maggior di quanti ha seggj Europa 260 Veder de’ un giorno, e venerare; apprendi Ad esser cauto. Or piace, anco s’ammira Baldanza in te, che grave biasmo allora Ti fora poi. Tempo è, ben parmi, tempo, Di cangiar stil.... Pietade in me volesti; 265 E pietà trovi; ma di te: non tutti Degni ne son: dell’oprar mio me lascia, Di me, giudice solo: a favor tuo

Parlommi or dianzi, e non parlommi indarno La Regina: Te degno ancor cred’Ella 270 Del mio non men, che del suo amor.... Tenuto Del mio perdono a lei, più che a me sii. Sperar frattanto d’oggi in poi mi giova, Che stimar meglio, e meritar saprai Mia grazia meglio. Or tu, Regina, vedi, 275 S’i’ mi t’arrendo; e se da te il mio Figlio Non che scusare a ben’amar n’imparo. ;Isabella ...... Signor...... ;Filippo Sì deggio, ed a te sola il deggio, L’aver di mio sdegno oggi represso; e in suono Dolce di Padre il mio Figliuol garrito. 280 Ben me ne torni: E tu grato sii molto A lei: tu l’ama assai: molto ella spera Di te... Sua speme a non tradir tu pensa. — E tu, perch’ei di ben più sempre in meglio Vada, tu spesso il vedi... a lui favella. — 285 E tu l’ascolta, e non la sfuggi... Io ’l voglio.

;Carlo Parmi pur duro di perdono il nome; Ma, se accettar da Genitore il debbo, E la Regina procacciarmel; voglia Il mio destino, espressamente io dico, 290 Non i mie’ falli; il mio destin deh! voglia, Ch’io più mai scender a simìl vergogna Non deggia io, mai. ;Filippo Non d’ottener perdono, Di meritarlo abbi miglior vergogna. Ma basti omai: và; del mio dir fà senno. 295 Tu, Donna, riedi alle tue Stanze intanto; Raggiungerotti ivi fra breve: or deggio Dar pochi istanti ad altre gravi cure.

ct ct

;Filippo UDisti?

;Gomez Udii. ;Filippo Vedesti?

Gomez

Vidi.

Filippo

Oh rabbia! Dunque il sospetto?... ;Gomez .....Omai certezza...... ;Filippo E sono 300 Inulto io ancor? — Vieni, e vedrai, che ognora, Qual ch’Ei riceva oltraggio, ognor Filippo Con la vendetta di gran lunga il passa.

Atto terzo

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;Carlo SCusa, deh! scusa l’ardir mio novello: S’i’ t’inviai per la tua fida Elvira Preghi d’udirmi in ora tarda, e strana, Alta cagion mi vi sforzò. ;Isabella Che vuoi?.... Pace, s’io già non l’ho, perchè più tormi?...5 Che non mi lasci a me?.... Perchè venn’io? ;Carlo Breve i’ ti parlo, e poi ti lascio; ahi sorte! Ti lascio, e torno all’usato mio pianto. Odimi: or dianzi al Genitor tu ardisti

In mio favor quì favellar: gran fallo 10 Tu festi, e dirtel vengo; e al Ciel deh! piaccia, Che pena io n’abbia solo. Ei di severa Pietà fea pompa; e di più lungo sdegno, D’odio maggior, pegno il perdon mi dava. Semplice tu nol ti pensavi allora, 15 Mostrar pietà quanto a Tiranno è oltraggio: A rimembrartel vengo: in lui pietade È d’ogni mal foriera: il cor m’invase Terror, che in me mai non conobbi pria, Da quell’istante: Io tremo, e per te tremo. 20 Non sò: nuovo linguaggio ei ne parlava; Mostrava affetto insolito. Deh! mai, Più mai di me non gli parlar. ;Isabella Primo egli Mi fea di te menzion: risponder quasi Mi sforzava Ei; ma il suo furor placarsi 25 Parve del tutto a’ detti miei. Pur anco Or dianzi, allor ch’udito ei t’ebbe, meco Teneramente di paterno amore

Lagrime ei sparse, e ti laudò. T’è Padre, T’è Padre in somma: e fia giammai ch’io creda, 30 Ch’unico Figlio, il Genitor non l’ami? Ira t’acceca in ciò; furor supponi, Ch’esser non puote in lui. Cagion son’io, Misera me! che tu non l’ami. ;Carlo Oh Donna! Mal ne conosci: Ei mi t’ha tolto; io fremo, 35 Ma pur non l’odio: invido i’ son di bene Sì immenso; e nol sent’Egli; e duri modi T’usa tuttor. Ah! Fossi tu felice! Men mi dorrei. ;Isabella Vedi: a’ lamenti usati Torni malgrado tuo. Prence, i’ ti lascio. 40 Vivi securo; or và, ch’ogni mio detto, Ogni mio cenno i’ peserò ben pria, Che più di te m’oda Filippo. Io ’l temo Pur io.... Ma più teco parlar io temo.

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OH nobil cor! In diffidar mal dotta; 45 Dove se’ giunta? ahi! Tu?... Chi vien?

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;Carlo CHe vuoi? ;Gomez Quì ’l Rè n’aspetto: Ei quì a momenti or viene. — Deh! soffri, o Prence, ch’io pur entri a parte Della ben giusta tua gioja per l’alta Racquistata da te grazia del Padre. 50 Per quanto io vaglio appresso lui, t’accerta, Sempr’io per te parlai, parlerò ognora...

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.....SUperbo molto; ma più incauto assai.

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;Filippo NIun’osi, olà, portar quinc’entro il piede. Pochi, ma giusti, e fidi, io quì v’aduno 55 A insolito consiglio... ognun m’ascolti.... Oh qual m’ingombra, anzi ch’io parli, orrore! Qual gel mi scorre entr’ogni vena! Il pianto Sul ciglio stammi; e la debile voce, Quasi del core i sensi esprimer nieghi, 60 Tremula ondeggia... E il deggio pur? Sì ’l debbo;

La Patria il vuol, non io.... Chi ’l crederia? Accusator oggi fra voi mi seggo; Giudice nò, ch’esser nol posso: E, s’io Accusator di Reo cotal non fossi, 65 Qual l’ardiria di Voi? Già fremer veggio, Già inorridir ciascun.... Che fia poi, quando Di Carlo il nome profferir m’udrete? ;Leonardo L’unico Figlio tuo?

Perez

Di che fia reo?

Filippo

Pace, che in sen delle Famiglie vostre70 Voi, del Rè vostro più felici assai, V’avete, a me da ingrato Figlio è tolta. Pietade invan, dolce rigore invano, Ed a virtù caldi a vicenda sproni Seco adoprai. Sordo agli avvisi, ai preghi 75 Sordo, e più sordo alle minacce, all’uno L’altro delitto, ed a’ delitti aggiunge Insano ardir, sì, ch’oggi ei giunge al colmo

D’ogni eccesso maggior. Questo dì, questo, Che nuove i’ dava lui prove non dubbie 80 Di mia clemenza troppa, era prescelto Da lui d’empiezza a dar l’ultime prove. Appena, sì, l’Astro Sovran del giorno, Lucido testimon d’ogni opra mia, A rischiarar gli altri mie’ Regni andava, 85 Che già coll’ombre della notte, amiche A’ Traditor, forgea nel cor di Carlo Atro orribil pensiero. A far vendetta De’ perdonati falli il piè movea Ver le mie stanze tacito. La destra 90 Armata Ei s’ha di parricida acciaro: A me da tergo ei già s’appressa; il ferro Innalza già; già nel paterno inerme Fianco, già piomba.... Ecco da opposta parte Inaspettatamente un grido uscia: 95 „Bada, Filippo, bada„. Era Rodrigo, Che a me venia. Mi sento a un tempo un moto Come di colpo, che lambendo striscia: Volgo addietro lo sguardo; a piè mi veggo

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