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Memorie intorno la famiglia de’ Signori di Tono ora Conti di Thunn

Giuseppe Pinamonti · 1839 · Free in the US

18,320 words · about 1 h 17 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Author
Giuseppe Pinamonti
Language
Italian
Published
1839
Length
18,320 words · about 1 h 17 min
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Contents (8)

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MEMORIE

INTORNO LA FAMIGLIA

DE’ SIGNORI

Prefazione

fi

Le istorie delle illustri famiglie sono per ordinario scritte da uomini che, a guisa di panegiristi; discendono all’esagerazioni. Costoro vogliono scrivere tutto lodando, e scrivere molto. Quindi avviene che, a dispetto della critica, vendono per fatti certi le menzogne di quelli che li precedettero, le vaghe tradizioni inventate dalla vanagloria e suggellate dall’ignoranza, e fanno dire agli scrittori e ai documenti quello che dir non vollero nè poterono. Poi, senza, sapere, nè apprezzar, nè conoscere il vero merito, quasi esclusivamente si sbracciano nel noverare e mettere in mostra titoli e cariche où il n’y avait rien à faire.

Queste sono le ragioni per cui tali istorie non si leggono, o leggonsi a solo fine di trovar materia da ridere e deridere, come facciamo colle dediche lunghe lunghe de’ nostri buoni vecchi, i quali si davano a credere che adulare e mentire non fosse iniquità, e potesse raccomandare al pubblico i loro scritti. Così per colpa degli scrittori va perduta l’utilità che trarre potrebbesi dalla lettura di buone istorie particolari, utilità maggiore assai per ogni privato di quella che si ritrae dal leggere le rivoluzioni delle repubbliche e degl’imperj.

Nasce dalla detta maniera di esporre le istorie degl’illustri casati un altro inconveniente gravissimo, ed è che la istoria delle città e delle province, la quale componesi in gran parte di ciò che hanno fatto od ommesso di fare le cospicue famiglie, viene ad essere confusa, manca e deturpata sì, che bisognano poi sforzi d’uomini di gran senno e coraggio, che sono rari, e in qualche luogo non sorgono mai, per ridurla alla sua compiutezza e dignità.

E le famiglie che codesti malaccorti intendono e credono d’illustrare, guadagnano elle forse da un simil modo di scrivere? Oh elle ci perdono e non poco. Imperocchè la vera loro gloria o rendesi dubbiosa od è oscurata dagl’inverosimili, od incredibili, o comunali racconti.

Io, nel raccogliere ed ordinare non poche Memorie risguardanti la Casa dei Conti di Thunn, mi sono proposto bensì di rilevarne l’antichità, la potenza, il lustro, le virtù, ma pur anche di giovare alla Patria, porgendo lumi ed ajuti a chi vorrà dettarne l’istoria, e di esser utile a chiunque ama di cooperare onestamente al credito e al benessere della propria famiglia. Ad ottenere questo triplice intento ho con diligenza schivato d’imitare quelli che deggio biasimare; e mi son fatto legge di seguir a rigore le regole di una severissima critica. E se per questo ho dovuto passare sotto silenzio od accennar dubitando più cose che leggonsi in , nel , nell’, e in altri volumi stampati e manoscritti, ho procurato invece di schiarire, coll’ajuto di autentici documenti, ciò che mi parve molto importante, e pur restava nelle tenebre avvolto o nelle dubbiezze, e di produrre notizie di non piccolo rilievo, finora non notate da alcuno o del tutto ignorate.

Più altre Memorie si potranno mettere in luce da chi avrà tempo e sanità per leggere le carte conservate in gran numero negli archivj delle Case Thunn; dalle quali verrà e nuovo lustro a questa cospicua Famiglia, e nuova materia per l’istoria della Naunia e del Trentino. Speriamo che l’egregio signor da Trento, il quale fu primo tra noi a dettare le , come si dee, cioè traendone le Memorie da carte autentiche, sarà quegli che vorrà prestar alla Patria quest'altro pio uffizio.

Dell’antica sede ed origine de’ Signori di Tono, e del cangiamento del loro nome in Thunn

Dell’antica sede ed origine de’ Signori di Tono, e del cangiamento del loro nome in Thunn.

È nel Trentino, paese, per posizione geografica, per lingua, per genio e per costumi degli abitanti, italiano, un’ampia e bellissima valle, detta Naunia, e corrottamente Valdinon, per la quale scorre, e porta le sue acque nell’Adige il Nauno, che il popolo appella Nos, e ne’ documenti è nominato Noce e più comunemente Nosio.

Su la sinistra di questo fiume, presso alla gola che dicono la Rocchetta, stendesi, entro la valle verso oriente, un distretto non piccolo, nel quale si veggono le terre Vigo, Masi, Toss, più altri gruppi di case, e sopra al colle un grandioso castello.

Questo tratto di paese, nel quale prosperano la vite ed il gelso, e cui il monte che gli è presso dai lati d’oriente e mezzodì somministra in copia fieno e legname, era, ne’ tempi andati, appellato, per le cose civili, Pieve di Tono, Plebs Toni, e per le ecclesiastiche Parrocchia di Tono, Sancta Maria de Tono. Ciò rilevasi da tutti gli antichi Atti pubblici della Naunia, e dalle Memorie ecclesiastiche trentine. Era anche in questo distretto il castello Tono, castrum Toni, abitato da Signori pur nominati di Tono, e forse la terra Tono, che similmente aveva suoi abitatori homines de Tono.

Al presente il paese è detto la Pieve di Vigo, la Parrocchia di Vigo: e il castello Tono rovinò interamente, di guisa che molti ignorano fin dove fosse, come non si può dire se abbia veramente esistito, e dove giacesse la terra Tono.

Il solo nome di Tono convertito in Thunn, ma dal popolo naune pronunziato sempre Ton con O stretto, rimase alla famiglia dei di Tono, e fu da questi dato al sontuoso castello Belvesino, chiamandolo castello Thunn.

Queste strane rivoluzioni potrebber essere cagione che, scrivendosi Thunn da poco tempo, si credesse un dì la Casa Thunn non essere così antica come pur è, e s’ignorasse poi del tutto ove fosse la sua prima sede in questo nostro paese; la qual cosa diverrebbe pregiudiziale anche alla patria istoria, che resterebbe confusa e dubbia se non fosse chiaramente dimostrato quando, come, e per quali avvenimenti sieno così insolite rivoluzioni accadute.

I Signori di Tono, ch’ebbero forse in prima soggiorno nella terra Tono, perchè leggiamo esser eglino stati investiti de loco Toni, ed avere avuti servi homines de Tono, abitarono per lungo tempo il castello Tono. Ma divenuti ricchi e potenti, e moltiplicatisi grandemente, trovando anche incomodo abitare nel detto castello, il quale avrebbero dovuto ristaurare ed ampliare con gravi spese, non conseguendo mai di adagiarsi convenientemente, chiesero ed ottennero, sul finire del duodecimo secolo, dal Vescovo Principe di Trento Corrado II investitura di un colle, detto il Dosso delle vedute, per ivi edificare un ampio castello. Investivit, dice il documento, Albertinum et Manfredi num de Tuno, et Liutum de Marostega, istos recipientes nomine et vice sui; et vice Brunati, ac Petri et Adelperii, necnon Ottolini filii quondam Marsilii de supra dicto Loco Toni, et de Dosso visionum ad aedificandum Castrum. (Vid. ). Il castello fu nel secolo decimoterzo condotto a compimento, e si appellò Belvesino. Qualche tempo dopo fecero i di Tono acquisto di altri castelli, alcuni de’ quali come Braghiero, Altaguarda, Caldesio, furono da famiglie tuniane abitati.

Essendosi per tal modo i di Tono adagiati in luoghi per la maggior parte più ameni e più vicini a popolosi villaggi che non fosse Tono, e avendo qua e là sparsi i loro servi (i quali al presente si chiamano sudditi peculiari, perchè, a certe condizioni indicanti sudditanza, ricevono dai conti di Thunn investitura di beni stabili, detti peculj), avvenne che il castello Tono fu abbandonato, e rovinò talmente, che ne rimane appena qualche reliquia, e il distretto di Tono e la pieve perdettero sin il nome, avendo già, siccome è detto, assunto quello di Vigo. Anche la terra Novesinum, che era presso al colle delle vedute, dopo che fu ivi edificato il castello Belvesino venne in tale decadimento, che ora ne rimangono sol poche case, tutte di proprietà de’ Conti di Thunn, che le chiamano i Masi di Nosino.

Dal detto fin qui è fatto chiaro che i di Tono presero il nome loro dal castello o dalla terra Tono. Poco importa il sapere se preso ei lo abbiano da questa o da quello. Ci furono terre antiche, vicino alle quali si costruirono castelli, e vi furono castelli nelle cui vicinanze si edificarono a poco a poco i villaggi. Verosimile e probabile mi sembra che questi Signori sieno stati infeudati e del castello e della terra e dei dintorni con obbligo di custodire e difendere il passo della Rocchetta, prossimo al castello di Tono, e dominato dal castello Visione. Ma quando ne furono infeudati? E da chi? Forse potremo indovinarlo; disperiamo però di poterlo affermare con certezza.

Quello che sappiamo di certo si è, che il castello Tono; castrum Toni, giaceva, come dicevamo, presso la Rocchetta, sul colle ora appellato di Santa Margherita. Questo colle chiamasi al presente così perché a Santa Margherita fu dedicata la cappella che ivi fecero i di Tono edificare dopo che il castello derelitto rovinò. E ciò fecero eglino, senza dubbio, con intenzione di conservare memoria dell'antica loro sede primiera. Ei non avvisarono però di porvi una iscrizione che ciò testificasse; e la memoria se ne sarebbe perduta, se qualche caso de' non rari avesse disperse o consunte le carte, dalle quali noi imparammo dove il castello Tono era situato. La denominazione Al Castelletto data alle case appartenenti ai Conti di Thunn, prossime al colle di Santa Margherita, e le reliquie di muri e macerie che sul detto colle scoprivamo, ne fecero supporre

che ivi fosse stato una volta un castello. Ma queste erano solo congetture; e ad ogni modo restava sempre il dubbio se quel castello fosse Tono. Le investiture feudali che i Vescovi Principi di Trento davano ai Signori di Tono ce ne somministrano assoluta certezza. In una di queste, che ho intera alle mani, è contrassegnata la località del castello Tono col dire che era presso al Nosio e alla sorgente chiamata Acquacalda, e il colle o dosso di Santa Margherita è appunto vicino alla fonte detta Acquacalda e al fiume Nosio. In un’altra del 1554, ch’era nell'archivio principesco di Trento, e di cui tengo estratto, si dice più chiaramente: Castrum sive Dossum Toni su per quo cappella Stæ Margarethæ extat, una cum rivulo aquæ labentis per (propter) dictum Castrum Thoni nuncupatæ: Acquacalda: usque ad aquam Nusii. Questo è, per chi ha contezza de’ luoghi, parlare così chiaro, che non lascia campo al minimo dubbio.

Poichè le case dette Al Castelletto, nelle carte antiche e nelle feudali investiture concedute ai di Tono, sono dette Villa, cioè corpo di molte abitazioni, chè questo è nelle scritture nostre il senso di Villa, io sono d'opinione che ivi fosse anticamente la terra Tono, che dee aver dato il nome alla Parrocchia ed alla Pieve. I servi dei di Tono, che non erano servi domestici, ma lavoratori di campagna, vincolati dal patto di seguire i Signori loro alla guerra, se non potevano tutti abitare nel castello, dovevano però trovarsi in gran parte a quello vicini. Aggiungiamo che una tradizione c'istruisce, le funzioni parrocchiali per la gente del distretto di Vigo essersi fatte, negli antichi tempi; laggiù al Castelletto o in que' dintorni. E diciamo per ultimo che il nome di Castelletto esser dee moderno, dato a quel luogo dopoché il castello Tono, paragonato col grandioso Belvesino, fu veramente un castello piccolo, e dopoché l’antica terra Vigo, Vicus, per la vicinanza de' Signori di Tono, fu restituita in onore. Qual fu dunque della terra Castelletto il nome antico? Ritenendo che fosse Tono, sappiamo d'onde trassero il loro la Parrocchia e la Pieve, cioè tutto il distretto; altrimenti si dee conchiudere che il castello Tono e i Signori che l'abitavano imposero la denominazione propria al distretto, agli abitanti e alla stessa chiesa.

Ma checchè sia della terra Tono, certo è che nel castello Tono ebbero, in tempi da noi molto lontani, la sede loro i Signori di Tono. Questo sarà per noi provato ancora ampiamente. Ora è uopo che veggiamo di sapere

quale sia stata la origine di questa illustre famiglia.

Ci fu chi, credendo i Signori di Thunn non avere mai avuto nome diverso, e nulla contezza avendo della famiglia antica dei di Tono, da molti secoli residente nella Naunia, immaginò, senz'addurne pur una prova essere eglino oriundi della Svizzera, dov'è un luogo appellato Thunn. E altri si confermò in tale opinione per avere saputo (ciò che ch'è notato anche da P. , vol. 2) che sul principio del secolo decimoterzo era Vescovo di Basilea Enrico di Thunn. Ma chi sa di certo che i nostri di Thunn sono discendenti dei di Tono, i quali per più secoli ebbero sede e beni nella Naunia, non può non rigettare come vane così vaghe e spropositate congetture. Il Vescovo di Basilea poté benissimo essere un di Tono naune, dai Tedeschi chiamato Thun, sorte che, come vedremo, toccò a tutti i Tono. Noi però, non avendone prove, crediamo che vi fosse un Signore di Thun in Isvizzera, ma tale che nulla aveva a fare con li Tono trasformati due secoli dopo in Thunn qui sul Trentino. Quello che ne sembra di dovere far osservare si è, che Almanacchi stampati in Germania, ignorandosi che furono e sono Thunn sul Trentino, e che que' di Boemia trassero origine da

questi, confondono Svizzeri con Boemi, parlan de’ nostri come se fossero di quelli, e rendono tutto ciò che riguarda queste famiglie non solo inesatto, ma pieno d'oscurità e di incertezze.

E che diremo dell’origine romana che si è data ai signori di Tono, facendoli venire da Roma, dove potenti erano ed onorati, qua sul Trentino con loro schiavi in compagnia di S. Vigilio, nostro vescovo martire, e della sua famiglia? Il , il , un manoscritto di tuniana genealogia affermano ciò con asseveranza. E un , in un libretto intitolato: , nel quale vuol dare lodi a Guidobaldo di Thunn, arcivescovo di Salisburgo e cardinale, osò affermare che S. Vigilio vescovo di Trento, il quale visse nel quarto secolo di Cristo, era uno dei Thunn. Anche alcuni della Casa di Tono dissero una volta avere avuto documenti comprovanti la loro antichità ed origine romana, ma quelli essere periti nel 1569 per un incendio scoppiato nel castello Belvesino, incendio che apportò la morte al celebre amico de’ Cesari, Sigismondo di Tono.

Cristoforo Simone, barone di Tono, consigliere intimo di Ferdinando II imperatore, fattosi persuaso che Sigismondo possedeva i do-

cumenti di cui parliamo, ne scrisse, narrando com’erano stati divorati dalle fiamme, al conte del Tirolo Leopoldo arciduca d’Austria, e pregò che si vedesse di trovarne copie negli archivj di Innsbrucke. L’Arciduca, rispondendo che nulla di simile vi si trovò, promise di volere ordinare nuove indagini, ed assicurò intanto ch’ei credeva la Casa di Tono antica e romana, venuta nel Trentino l’anno 383 in compagnia di S. Vigilio e della sua famiglia, trovandosi così scritto negli archivj e registri della sua cancelleria. Questa dichiarazione è datata 1629, e fu confermata dall’Imperatore. Nello stesso anno 1629 molti nobili trentini, Lodovico conte di Lodrone, Udalrico barone Firmiano, Sigismondo signore di Sporo, Pancrazio Kuen di Bellasio ed altri, certificarono di aver letto in documenti e libri stampati, e di sapere dalla pubblica voce, che i baroni di Tunno erano patrizj romani venuti a stabilirsi nella Naunia l'anno 383 di Cristo co’ loro schiavi, ec. Di questa attestazione e della sopra riferita dichiarazione si legge copia nel manoscritto titolato: Genealogie de la tres ancienne et illustre maison des comtes de Thun.

Ora chi non crede tutto alla cieca, domanda: Qual fede meritano le attestazioni dei detti nobiluomini, e quale i registri della cancelleria

innsbrucchese? Dove lessero i Nobili que’ documenti e libri stampati, la cui autorità parve loro tanto grave? Perché non nominarono i documenti e gli scrittori? Originali o copie di quei documenti avrebbero dovuto essere in Trento nell'archivio de’ Vescovi Principi, dei quali i di Tono erano già da cinque secoli sudditi e vassalli, e facile era l’averne copie se ci fossero stati. Forse che i Mainardi od altri conti di Tirolo, che più volte occuparono Trento, per quistioni ch’ebbero coi Vescovi Principi, tolsero dall’archivio que’ documenti? Ma non si trovaron neppure negli archivj dei detti Conti. L’asserzione di Leopoldo è vaga come quella de’ Nobili. Altre ancora delle nostre famiglie si credettero di origine romane; ma tutto quel credere era appoggiato ad un altro credere che non avea fondamento. E dato ancora che avessero potuto provare uno del loro cognome essere venuto da Roma fino qua ne’ tempi ch'essa esercitava impero sul nostro paese, come poteano dimostrare ch’elle discendono da quello, se dopo quel tempo le memorie tutte fanno alto silenzio per cinque secoli e più?

Non intendiamo col dire ciò di detrarre al merito di questi Casati illustrissimi e meno a Cristoforo Simone di Tono, che fu uomo grande. In sì fatte materie è facile cosa che la gente

sia tratta in inganno dalla identità od anche dalla somiglianza di puri nomi. I signori di Tono, ed altri ancora, possono veramente essere venuti da Roma a stabilirsi nel Trentino. Di tale venuta nulla mostra l’impossibilità. Non è dunque da maravigliarsi ch’eglino, come altri, abbiano potuto darsi a credere ciò che della loro origine s’andava dicendo, e ch’era per essi desiderabile che fosse vero.

Poco però importa il conoscere con certezza la origine loro, quando certissimamente consta che i signori di Tono vissero e prosperarono onorati e distinti nella Naunia e nel Trentino pel lungo corso di oltre ad otto secoli. Questo sarà per noi dimostrato con molte e molte irrefragabili prove in questo libro. Un Casato che prese il nome da terre e castelli già da più secoli andati in rovina, e che potè, senza esterni ajuti, costruirne dalle fondamenta de’ nuovi e più sontuosi, è Casato antico, nobile, potente, e non ha, in ispezie per ciò che spetta all'antichità, da invidiare nessun’altra famiglia.

Quello che ne sembra importare molto più si è il sapere se i Tono e i Thunn sieno la stessa famiglia, chè ove ciò non fosse, converrebbe dire che i Thunn sono sul Trentino una delle meno antiche. Di questa identità non dubitò, a vero dire, tra noi nessuno, tranne forse chi ami di vivere in perfetta ignoranza intorno alle patrie memorie; gioverà tuttavia darne, a lume degli estranei e de’ nostri posteri, chiara dimostrazione. Certissima prova n’è che tutto il popolo naune e trentino chiamò sempre e chiama i Thunn Ton, e lo stesso castello Belvesino, divenuto Thunn, appellano castello Ton. È anche certo che gli ascendenti dei di Thunn, i Tono, fin da tempi remotissimi abitarono ne’ castelli del distretto di Tono, ed originariamente in quello che si appellò Tono. E che i Thunn discendano in diretta linea dai di Tono, chiaro apparisce dalla loro genealogia, tratta da autentici documenti, il che vedrassi più innanzi dimostrato in questo scritto. Il cangiamento del nome Tono in Thunn è avvenuto in prima per la piccola differenza, anzi per la somiglianza, che pronunziando hanno tra sè le lettere O ed U, avendo alcuni pronunziato e scritto Tuno in vece di Tono, come si legge in molte scritture. Gli ignoranti inserirono poi, senz’alcun bisogno, e con isconcio grande, aggiungendola al T la lettera H, e scrissero Thono e Thuno, come pur leggesi in più documenti. Vennero poscia i tempi (dal secolo decimoquarto in poi) ne’ quali i di Tono ricevettero diplomi di nobiltà da principi tedeschi, ed ebbero dignità ed uffizj in terra tedesca, e s’imparentarono con famiglie tedesche; ed allora fu che il nome Tono si è trasformato in Thunn e i signori di Tono furono detti e si dissero von Thunn. Sorte uguale è toccata, per la medesima combinazione di circostanze, ad altre illustri famiglie della Naunia, agli Sporo, ai Coredo, agli Arsio, ai Clesio, che furono detti Spaur, Khorath, Artz, Gloess! Delle quali metamorfosi ho fatta altrove e fo’ qui memoria a fine d’impedire, per quanto sta in me, che non sieno tolti a questi illustri Casati alcuni secoli di antichità, e con ciò la cognizione stessa della loro origine, e la patria istoria non resti monca e confusa.

Come i Signori di Tono crebbero in possedimenti e potenza

Come i signori di Tono crebbero in possedimenti e potenza.

l Padre , che nel ricco archivio principesco vescovile di Trento lungo tempo studiò, e molti ne trasse documenti preziosi alla luce, afferma di avere trovato che intorno al 1050 distinguevasi tra noi ed era in onore un Albertino di Tono; e nelle carte da lui pubblicate è fatta menzione come di nobiluomini di parecchi altri di Tono, che vissero dopo Albertino fino alla metà del secolo duodecimo, di un Bertoldo, di un Corrado, di un Guarimberto. Anche il trovò che nell’anno 1165 Pietro di Tono fu testimonio al testamento di Beatrice d’Este. (V. )

Erano questi signori già nell’undecimo secolo feudatarj de’ Vescovi di Trento, che nel 1207 furono dall’imperatore Corrado il Salico fatti reggenti in perpetuo del Ducato, Marchesato e Comitato trentino? Il sistema feudale era qui stabilito molto prima, e i Vescovi duchi, marchesi e conti non vollero e non poterono abolirlo. Noi crediamo per ciò essere probabile che i di Tono, i quali subito dopo la donazione fatta ai Vescovi da Corrado compariscono quali onorati gentiluomini, sieno stati prima feudatarj del regno d’Italia, e in questa dignità confermati dai Vescovi imperanti. Essi avevano sede presso l’importante passo della Rocchetta nell'imo della Valle, ristretto fra i monti e presso al fiume, e questo è argomento di credere che ivi dovessero soggiornare, con obbligo di custodire e difendere quel passo in tempi anteriori al mille e ventisette. Queste sono congetture, ma congetture probabili; imperocchè non sapremmo altrimenti spiegare come in que’ tempi avessero potuto i di Tono farsi nobili illustri nel breve corso di pochi anni.

Ma intorno a ciò pensi ognuno come a lui sembra più verosimile. Certo è che nell’undecimo secolo e nel duodecimo i signori di Tono erano saliti a grado alto di ricchezza e potenza, e questo è indizio, poiché nulla si fa di sal- to, e molto meno in que’ tempi, ch’essi ebbero prima nella loro famiglia uomini d’ingegno, d’industria e di merito grande. Prova ch’essi erano assai doviziosi nel secolo duodecimo è, che presero l’ardita risoluzione di fabbricarsi un nuovo sontuoso castello, e che mandarono presto ad effetto il loro divisamento coll’edificare dai fondamenti il magnifico Belvesino.

Nel susseguito secolo decimoterzo, e precisamente nell’anno 1261, essendosi il vescovo Egnone, per le persecuzioni sofferte da Ezzelino da Romano e da proprj vassalli, ricoverato in Vigo, ricevette ivi a prestanza da Olderigo ed Enrico di Visiono ragguardevoli somme, sottoponendo egli a guarentigia le rendite vescovili di Sporo. Ciò leggesi in due scritture del notajo Federico di Fruzo, che sono conservate nell'archivio di Castelthunn. Questi due signori, detti di Visiono, erano membri della Casa di Tono. L’autore della tuniana genealogia afferma, ed ei poteva averne le prove alla mano, che una femmina di Visione, unica erede della famiglia di questo nome, si maritò in Enrico di Tono, il quale viveva nel 1230, e fu padre di Udalrico, Ottolino e Guarimberto. E il P. trovò scritto che il menzionato Ottolino, figliuolo di Enrico, si appellava signore di Tono e di Visione. Il matrimonio di Enrico di Tono colla ereditaria de’ signori di Visione accrebbe il patrimonio di lui e de’ suoi figli, ma non sappiamo di quanto.

L’anno 1363 il vescovo principe Alberto II investì il nobiluomo Ser Pietro di castel Tono, figlio di Simone, de’ castelli Belvesino, Tono, Visione e Braghiero, alla presenza di molti nobili. E nel 1373 il medesimo vescovo diede investitura de’ feudi ch’erano di Ser Sandero de Rallo al nobile uomo Guarimberto di Federico de Tono, fattane in nome di Sandero la resignazione da Frizio di Tono e da Josio di Santippolito. (V. .)

Ho letto che il lodato Federico, padre di Guarimberto, fece acquisto, nel 1338, del castello Sampietro, che giace entro la valle del rivo Rinasico ad oriente di Belvesino. Del quale castello Sampietro non sappiamo altro dire se non che restò poi sempre ai di Tono, i quali già da lungo tempo lo abbandonarono. Quello che non comprendiamo si è, che altri che i Tono possa avere posseduto quel castello, posto sopra una roccia entro una selva, mentre i di Tono abitavano Tono, Visione e Belvesino, che chiudono quella valle, dove non sono e non furono mai terre colte. Ma forse quel castello apparteneva nel 1338 al nobiluomo Leonardo del q.m Negerle, del q.m Adelperio di San Pietro, abitante in Trento, perché nel Bonelli si legge

che il detto Leonardo resignò anche un antico legale feudo nelle vigne di Tramino a favore di Simeone di Tono, che l’anno 1387 ne fu investito dal vescovo Alberto II; e Leonardo potè essere un di Tono, nipote o pronipote di quello Adelperio che sopra vedemmo con altri di Tono investito dal vescovo Corrado; e che, stabilitosi in Trento, ritenne il nome di Signor di San Pietro, perché nella divisione fatta co’ suoi fratelli il castello San Pietro gli sarà toccato in sorte. Esso non poté essere stato mai altro, per la sua posizione, che dipendenza di Tono o di Visione, luogo di deposito e di ricovero pei signori dell’uno o dell’altro dei due castelli.

Il castello Bragherio sopra menzionato era stato nel 1321 comperato per la seconda metà (la prima apparteneva già ai di Tono antecedentemente; forse ereditata da quella Seraide della quale si parlerà) da Belvesino di Tono, facendogliene vendita un Bertoldo di Tresso, qual tutore dei figli ed eredi di Mugone q.m Gumpolino di Castelbraghier. L’atto di compra è in Castelthunn. E qui si noti che il castello comperato è detto Braghier, e Bragherio, e che il nome che ora gli è dato di Brughier è alterato. Il popolo naune lo appella sempre Brager, e Bragher, come si nominava in passato. Un’al-

terazione,anche piccola e creduta insignificante, può col tempo essere causa di incertezze, e arrecar danni.

Il suddetto Belvesino, figlio di Guarimberto, finì di pagare, nello stesso anno 1321, il prezzo di un podere in Provès, che Concio e Simone di castel Tono avevano comperato nel 1316 dai signori di castel Zoccolo e da quelli di Cagnò, chè il possedevano indiviso. (Arch. di Castelthunn.) Fu egli forse questo compratore Belvesino che diede il nome al castello edificato sul dosso delle vedute?

L’anno 1391 il vescovo principe Giorgio I accordò investitura a Guarimberto, del q.m Federico, per sè e pe’ suoi consorti, tutti chiamati nobiluomini di castello Tono; Vigilio di Bertoldo, Simone di Pietro e Filippino di Giorgio; la quale investitura fu rinnovazione di quella ampia che nel 1387 Alberto II rilasciò a Simone di Pietro di castello Tono risguardante tutti gli antichi feudi. (V. ) Poiché l’attento e intelligente lettore il giudica da sè, m’astengo dal fare osservare che i Vescovi Principi, investendo i di Tono de’ castelli sopra nominati, accordavano loro anche il godimento dei beni stabili e dei diritti che a que’ castelli appartenevano. E non erano pochi.

Tutte le ricche famiglie, quando s’ebbero

acquistato qualche lustro, contrassero con altre doviziose ed illustri onorevoli parentele che alla ricchezza e al nome loro diedero in più modi incremento e splendore. Vedremo in breve Case nobilissime d’Italia e di Germania essersi imparentate coi di Tono. Qui faremo intanto memoria che una Seraide di castello Belvesino era maritata in un signore di castello Braghier prima che questo fosse venduto intero ai di Tono, come apparisce da una carta del 1303 nell’archivio di Castelthunn. Il poi, nelle , trovò all’anno 1242 che Ulrico, figlio di Guarimberto di Tono, avea sposata Sofia, figlia di Tristano da Firmiano, e ben si sa quanto illustre fosse anche di quei tempi la Gente firmiana.

Matrimonio per li Tono molto onorifico e assai profittevole fu quello di Giovanna di Tono con Finamonte di Caldesio, nobilissima Casa, ch’ebbe sede nella Naunia superiore, detta Valdisole. È probabile molto che da questa famiglia uscito sia il famoso Ugone cardinale, che fiorì nel secolo undecimo. Non avendo Finamonte dalla sua Giovanna avuta prole, egli, ultimo di sua famiglia, istituì o lei od Orsola sua figlia unica, maritata con Sigismondo di Tono, sua erede universale, e da essa ereditarono i di Tono, col castello Caldesio e colla

giurisdizione sopra Rabbi, tutti i possedimenti di quel Casato. La Casa di Tono inquartò poi l’arme Caldesio alla sua fino al giorno d’oggi. I due matrimonj si contrassero in sul principio del decimoquinto secolo.

Di moltissime acquisizioni fatte in varj tempi dai di Tono, o comperando con denari o permutando, fa speciale menzione l’investitura generale, estesa come suolsi copiando le anteriori ed aggiungendo le novità, spedita alla Casa di Tono l’anno 1680 dal vescovo principe Francesco degli Alberti. Trascriviamo quelle che più importa, a parer nostro, che tra noi si conoscano, anche acciocchè, avendosi memoria degli antichi possessori, ne riceve lume la patria istoria.

Comperarono nel distretto di Enno, ora Denno, alcuni fondi da Giovanni di Flavono, ed altri ancora da parecchie famiglie feudatarie, dai Pellegrini, dai Sicherii, dai Gervasi, dagli Alberti, dai Rido, dai Ricardino, i quali consegnarono ai di Tono le antiche loro investiture. Comprarono diritti di decima in Tassullo, in Ermulo, in Celadicio e Mistriago da Antonio Concino e da Giovanni de Josii da Tassullo; e dallo stesso Concino e da Giovanni Desmanel, ambidue de Josii, altri diritti di decimare in Tassullo, Rallo e Sanzenone. Da un Graziadei di Campo, nelle Giudicarie, compe-

rarono l’ottava parte della decima di Stenico, la quale dividevano coi conti d’Arco. La decima della terra di Coredo fu in parti venduta ai di Tono da Finamonte di Caldesio, da Giacomo Poltnero e da Antonio di Coredo. Parte della decima di Vervò ebbero essi per compera dai De Gaspari di Molaro. Giorgio di Firmiano e Simone Rolandino di Amblo cedettero e venderono ai di Tono ciascuno una parte del castello Brezelario, nella valle di Rumo, colle sue pertinenze, e con Nicolò Firmiano permutarono essi la metà della decima di Mechel contro un diritto sopra alcuni fondi situati presso al castello Rumo, che si è scritto anche Runo. Nella valle sopraddetta di Rumo acquistarono anche, per compera da Antonio signore di Coredo, una piccola decima che pagavasi prima a Gerardo, figlio di Cristoforo di Castelfondo. Le decime che raccolgono nelle terre soggette al castello Altaguarda, nella pieve di Livo, pervennero loro, per acquisizioni fatte in varie epoche, da Giorgio di Livo, da Finamonte di Caldesio, da Ugone di Praghena, da Michele di Coredo, da Aliprando e Riccardino di Livo, e da parecchi altri. Il castello Zoccolo passò da Giovanni de Zocculo a Sigismondo di Tono, che ne fu investito, con tutte le sue pertinenze, dal vescovo Giorgio. Michele di Tono fece acquisto del castello Mostizzolo con beni appresso e con parte della decima di Cisio. La decima della villa di Fruzo pervenne ai di Tono da Mandele signore d’Altaguarda. Venne ad essi, per vendita loro fatta da Giovanni Crometo e da Cristoforo Davide di Terzolasio, la decima della villa Monclassico; e per vendita di Galeazzo de Smario, quella di Carzato. I vassalli della terra di Cogolo, colle case, coi beni e colle decime, passarono ai di Tono per cessione e permuta di Nicolò barone Madruzzo. Permute di dritti decimali fecero pure con li Signori di Clesio. Decime ed altro comperarono da Lorenzo de Cagnodo. La decima di Civezzano fu ricevuta in permuta fatta con un nobile di Roccabruna. Molti feudi ch’erano de’ signori di Castellalto vennero ai di Tono per la morte di Francesco, ultimo di quella famiglia, il quale aveva in consorte una Elisabetta di Tono. Non parlo dei diritti signorili in quella investitura ai di Tono dal Vescovo Principe confermati, qual è, per esempio, quello di Regolania (cioè il diritto di nominare il Regolano, ovvero Sindico, di un comune, e di decidere in appello cause comunali d’amministrazione e polizia secondo il disposto dalla speziale Carta di Regola o dalle leggi generali) ed altri ancora; chè noto è tra noi che tutti i feudalarj ne godevano alcu-

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