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Ricerche intorno alla natura dello stile

Cesare Beccaria · 1821 · Free in the US

40,129 words · about 2 h 49 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Author
Cesare Beccaria
Language
Italian
Published
1821
Length
40,129 words · about 2 h 49 min
Sections
20 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (20)

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Front matter

ct ct ct

Indice

A chi legge

Di molte cose io debbo prevenire quelli che mi onoreranno d’interessarsi alla lettura di queste Ricerche. Parrà a molti, che avendo io scritto in materie politiche, e la natura delle infelici procedure criminali in altra mia opera esaminata, ed essendomi ora dall’Augusta Clemenza assegnato l’onorevole incarico di istruire la gioventù in una scienza parimenti tutta politica, ed interessante la felicità degli uomini, io abbia non di leggieri traviato dal mio cammino, trascurando e il debito della mia incumbenza, e l’importanza e gravità dell’oggetto, per divertir l’animo nelle più amene e più floride regioni delle belle lettere. Ma cesserà la sorpresa ed il rimprovero per chi considera che la bellezza, la bontà, l’utilità hanno la più grande affinità tra di loro, e che tutti questi modi o concetti della mente nostra finiscono, in ultima analisi, nell’amore della felicità; onde la morale, la politica, le belle arti, che sono le scienze del buono, dell’utile e del bello, sono scienze che hanno una più grande prossimità, anzi una più estesa identità di principii, di quello che taluno potrebbe immaginare: queste scienze derivano tutte da una scienza sola e primitiva, cioè dalla scienza dell’uomo; nè è sperabile che gli uomini giammai facciano in quelle profondi e rapidi progressi, se essi non s’internano a rintracciare i primitivi principii di questa. Una tale verità, feconda di utilissime conseguenze, potrebb’essere più accuratamente sviluppata, e cercherò di farlo a suo luogo; basta ora averla accennata per giustificarmi, che scrivendo le seguenti Ricerche intorno alla natura dello Stile, io non perciò sia sbalzato in materie troppo disparate ed estranie all’ordinaria serie delle mie occupazioni; oltre di che non è possibile, che ricalando le verità politiche ed economiche nella natura dell’uomo, la quale n’è la vera fonte, non si debba incontrare anche in quelle verità, che quantunque aliene dall’oggetto che si ha di mira, sono però vicine, e quasi perfettamente simili a quelle che si vorrebbero ritrovare.

Ch’io poi non abbia voluto negligentare ciò che è il dovere più glorioso e caro ch’io abbia, lo potranno conoscere coloro che si accorgeranno della negligenza e fretta con cui quest’opera è scritta. Se per questa mia negligenza e fretta appunto volesse taluno incolparmi, io rispondo facilmente, che questo mio ardire di tentare il pubblico è nato dalla importanza del soggetto, e dal punto di vista interessante nel quale mi lusingo di aver osservato il soggetto medesimo; cosicchè la novità e la natura delle ricerche mi raccomandassero invece dell’ultima diligenza che io non ho potuto usare. La maggior parte delle cose che qui stanno scritte, erano già state pensate e confusamente registrate sono già alcuni anni. Ne ho dato alcun cenno in un foglio periodico che da una società di amici si pubblicava. Questo cenno, comparso al pubblico come un frammento sullo Stile, ha avuto l’onore di essere tradotto in uno de’ più eccellenti e filosofici giornali della Francia : dopo, incoraggito da alcuni eccellenti ingegni che approvavano la mia maniera di considerare lo stile, ho spinto più innanzi le mie meditazioni; cosicchè, d’una idea nell’altra, la cosa è giunta allo stato in cui trovasi presentemente.

Io mi sono sforzato di assoggettare alla filosofia dell’animo, che con poca proprietà vien detta Metafisica, e meglio dovrebbe chiamarsi Psycologia, questa parte dell’eloquenza, che sotto il nome di Stile viene compresa, abbandonata fin ad ora quasi intieramente alla fortuita impulsione del sentimento, ed alla sconnessa ed irriflessiva pratica di un lungo esercizio. Non sono mancati in questo secolo alcuni sublimi spiriti, che nelle opere loro hanno dato non oscuri cenni di voler connettere lo studio delle belle arti colla nuova maniera di filosofare, e di assoggettarlo all’analisi ed al ragionamento: ma, oltrechè molti sono stati trattenuti e soverchiamente intimoriti dalla più ripetuta che provata obbiezione, che i precetti e le regole non formano i grandi scrittori e i grandi artisti, nissuno ancora ha preso a trattare intieramente di una parte considerabile delle belle arti con quel metodo di accurata analisi, dal qual solo, combinato con l’osservazione, la perfezione dello spirito umano e quella delle scienze tutte, e la scoperta di tutto il vero che non eccede i limiti delle facoltà nostre, può aspettarsi. ha incominciato un grande edificio, e i filosofi di questo secolo lo hanno considerabilmente accresciuto e migliorato. In questa parte istessa delle belle arti io potrei citare i più gran nomi che hanno felicemente incominciato a sottomettere al dominio della filosofia anche il buongusto, che altro non è che l’arte di regolare l’attenzion nostra intorno alle idee, come piacevoli o dispiacevoli, se la vera Logica non è altro che l’arte di regolarla intorno alle medesime, ma come simili o dissimili, identiche o diverse. Il sig. , il più grande forse e certamente il più filosofo tra i matematici di questo secolo, quanto grandi e nel medesimo tarpo quanto utili ed importanti verità non ci ha egli date intorno alle traduzioni, e su questa istessa materia, di cui io tratto presentemente, nell’articolo dell’, e nelle sue ?

Il celebre , ed altri troppo famosi e superiori ad ogni mia lode, che non occorre qui nominare, hanno saputo portare la luce dell’analisi in questa parte delle lettere resa sterile ed infeconda dal fosco pedantismo e dalla servile imitazione. Essi hanno incominciato a ricercar nelle facoltà nostre, nella nostra maniera d’intendere e di sentire, l’origine e le leggi del buongusto, leggi così invariabili, come lo possa essere l’umana natura; il ben sapere, cioè il ben sentire le quali, è la più prossima e la più sicura disposizione alla perfetta esecuzione di quelle. Io non voglio qui adottare la troppo facile e troppo comune maniera di tessere un lungo catalogo di autori, e dei loro sentimenti ed opinioni intorno all’oggetto di cui si tratta in quest’opera. Le copiose e comode compilazioni, le quali oggi abbondano in ogni parte, mi avrebbero facilmente messo in istato di aggravare la pazienza de’ miei leggitori con un immenso corredo di citazioni, confrontando i passi paralleli, confutando laboriosamente le opinioni diverse, discutendo con microscopica diligenza tutte le minime differenze di tutte queste opinioni e sentenze: ma io rinuncio volentieri alla gloria di dotto e di erudito, per isforzarmi di ottener quella, più invidiosa e più tarda, di accrescere il numero de’ ragionamenti precisi ed adequati nelle materie che interessano o l’utilità o l’innocente felicità degli uomini; e di far ciò senza noia, rapidamente e con un discreto numero di pagine. Ho voluto dunque soltanto far menzione de’ sullodati filosofi, al coro de’ quali può aggiungersi l’immortale dello per il suo ; perchè tutti questi autori si sono non solamente avvicinati ai principii da me posti intorno alla natura dello Stile, ma anche talora hanno detto quasi l’equivalente: ma quelli che sono esercitati in questa sorte di meditazioni e di ricerche, sapranno distinguere ciò che io ho fatto da quello che altri fatto hanno in una materia, nella quale la novità consiste in una maggior precisione d’idee, ed in una più esatta coerenza di più lunghe e più generali deduzioni.

Queste materie non possono riscuotere quell’interno fremito di una tenera sensibilità, che è il più lusinghiero elogio che si possa fare a chi cerca di eccitarla; non lasciano però di essere un oggetto interessante a chi considera che le bellezze tutte che dallo stile dipendono, sono quelle sole che più d’ogni altra perpetuano ne’ volubili animi degli uomini, e rendono comuni e palpabili alla distratta e pigia mollezza degl’ingegni le più grandi verità; perchè cangiandosi con continue vicissitudini le oscure opinioni sulle cose, ed essendo le ricerche intorno alla natura di quelle, disparate e remote dalla solita e più desiderata apparenza degli oggetti, le grazie sole e la forza dell’elocuzione le richiamano, e le combinano in un modo che interessi la svogliata attenzione; e vestendole di quei colori che permanenti sono e più immediatamente ci feriscono, si moltiplicano per l’universale ricerca, e si rendono popolari e perpetue.

Ma qui facilmente dovrei essere rimproverato per l’aridità colla quale stanno scritte la maggior parte di queste Ricerche, e per la rapida e troppo astratta maniera con cui le mie riflessioni sono esposte. Quanto a questo rimprovero, facilmente si risponde, che dove si tratti di esaminare con qualche precisione idee e combinazioni di quelle, non è possibile che l’esame non si riduca ad una specie di calcolo secco e disadorno, che non prende la sua forza che da se medesimo, non dalle cose accessorie, colle quali non si debbe interrompere, e diletta più per la sua evidente precisione e nuda grandezza, che per gli ornamenti che non farebbero altro effetto che di allargare ed allontanar di troppo quelle idee le quali, perchè ne dipende tutto il risultato, vogliono essere strette ed unite, e senza interposizioni enunciate. Vero è che io avrei potuto, con esempi opportuni ed opportunamente collocati, correggere e rendere più sensibile la troppo metafisica analisi che qui si contiene. Ma ciò ho fatto in vari luoghi, se non l’ho fatto dappertutto, dov’era acconcio e forse necessario: io non ho avuto tempo, per le occupazioni che il mio dovere m’ingiungeva, di architettare simmetricamente e nel miglior modo queste mie Ricerche; ma sono stato costretto di abbandonarmi a quell’ordine ed a quella non interrotta serie di pensieri che mi forniva la natura della ricerca che io facevo più per rinvenire il vero, che per pretendere che questo medesimo ordine fosse il più opportuno alla maggior parte de miei leggitori. Ho dunque posto quegli esempi che naturalmente mi si sono presentati, trascurando la troppo lunga fatica di cercar gli altri che potessero mancare. La natura di questo scritto dimostra chiaramente che io non lo destino che a quelli che non sono affatto digiuni di buona filosofia, e che sono avvezzi a seguitar con qualche costanza e con qualche attività una non breve serie d’idee. All’imparziale e ponderato giudizio di questi io sottometto questo scritto; mentre quegli altri che i libri non leggono altrimenti che per distrarsi dal tormento di esaminar se stessi, o per avere occasione di poter aguzzar un epigramma, e la relativa e limitata gloria di begli spiriti ottenere, non potranno che rifiutarlo con disprezzo, come una misteriosa sciocchezza: ma i primi, io lo spero, ben lontani da ciò, suppliranno alle mie mancanze, e rettificando le mie idee, finiranno di ridurre in sistema, ed in iscienza certa e da certi principii dedotta, ciò che prima era per lo più un frutto straordinario di uno spontaneo vigore e di una lunga sperienza sopra regole sconnesse di pura pratica.

Ella è questa appunto la ragione che ha fatto a taluni con giustizia reclamare contro l’inefficacia delle regole che, ben lungi di elevare e spingere gl’ingegni, ne circoscrivevano troppo servilmente i confini, e ne rallentavano il libero impeto e la originale energia. Queste regole non erano per lo più che il ridurre a canoni generali le bellezze già combinate dai maestri dell’arte, quando piuttosto dovevano essere osservazioni pure generali sulla maniera con cui essi le avevano combinate; e mentre queste si doveano cavare dal fondo del nostro cuore, ricercando a qual combinazione d’idee, d’immagini, di sentimenti e di sensazioni egli si scuota e si irriti, ed a’ quali resti inerte e stupidamente indifferente, si sono piuttosto volute rinvenire nel proporre solamente una parte di queste, combinazioni già da’ gran maestri esaurita come modello di tutte le altre, senza ricercare ed indicare ciò che tanto varie e disparate maniere di dilettare, che l’esperienza ci additava, potessero avere di comune per produrre sugli animi degli spettatori quel sempre medesimo fremito interno di piacere soavissimo ed insaziabile. Ecco ciò che io ho tentato di fare intorno allo Stile. Ben lontano dal credere di avere detto tutto ciò che si poteva dire, e di averlo detto senza temere taccia alcuna di critica, scorgo che pur troppo le mancanze di precisione così facili in così inviluppata materia, e i vuoti considerabili in un oggetto così vasto, non tanto per se stesso quanto per l’intima connessione che ha con tutto il restante delle belle arti, saranno frequenti; ma solamente mi lusingo di essere riuscito di poter avviare gl’ingegni degli Italiani, che sono stati i maestri e gli esecutori delle belle arti di Europa, a considerarne la filosofa; onde gl’innocenti ed incolpabili piaceri dell’intelletto divengano un oggetto di scienza e d’istituzione, come formanti una non disprezzabile diramazione dell’utilità comune, ed ancora della virtù umana, che dal sentimento prende l’origine sua, i suoi motivi e i suoi precetti.

In due parti ho divisa quest’opera; per ora non si pubblica che la prima parte, ma incessantemente dopo alcuni mesi seguirà la seconda. Alcune circostanze mi hanno indotto a dare in due riprese ciocchè più volontieri avrei voluto unitamente pubblicare. Io profitterò di questo tempo per supplire nella seconda parte a que’ difetti ed a quei vuoti che una più matura considerazione e le onorate critiche degli amatori sinceri della verità potranno suggerirmi.

Introduzione

ct

ct Fino ad ora comune opinione è stata che le regole e i precetti non formino nè un oratore nè un poeta; essere necessaria una non intesa ispirazione, ed un non so qual estro primitivo dominatore delle menti. Troppo cecamente si obbediscono i sublimi ingegni, e si propongono come inalterabili norme alla nostra imitazione: le loro formole, le espressioni, le frasi, le bellezze tutte sono registrate e messe in catalogo; ma rarissime volte si è cercata la maniera con cui sono arrivati a ritrovarle, ed il perchè facciano una così dolce impressione sovra di noi. Testimonio ne siano quasi tutte le istituzioni poetiche e rettoriche fin or pubblicate, le quali non salgono giammai all’origine dei nostri sentimenti; riboccanti di osservazioni eccellenti e finissime su i risultati di una lunga esperienza, non s’internano ad indagarne i pricipii motori. Un’eccellente Poetica sarebbe quella che insegnasse a risvegliare in se stesso l’indolente ed indeterminata sensibilità, che facesse scorrere lo spirito osservatore su tutte le cagioni che gli produssero piacere o dolore. Uomo forse non v’è che tolto alla uniforme ed abituale serie d’azioni a cui la maggior parte è destinata, e che incallito non sia dall’età e dalla facile consuetudine, il quale non acquisti tutt’i germi, benchè non isviluppati, del grande e del bello. Sono le osservazioni sopra le interne operazioni dello spirito, non sulle esterne manifestazioni di esso, che formano le vere istituzioni. Mio scopo non è di dare i precetti tutti dell’eloquenza e della poesia, ma soltanto di fermarmi principalmente intorno alla parte di queste due belle arti emulatrice dell’invenzione, e perpetuatrice delle più grandi ed importanti verità, cioè l’espressione, ossia lo stile. Se i miei sforzi non riusciranno, in parlando dello stile, a spandere una luce nuova su tal materia, serviranno almeno a scuotere le menti italiane, e a dirigere la fervida loro inquietudine a tentare di scoprire quel secreto che i gran maestri ci hanno celato. Io parlo solamente a quegli animi pronti e penetranti che sanno ripiegarsi in se medesimi a sentir profondamente, ed a quegl’ingegni arditi e liberi che si formano una scienza de’ loro pensieri e non degli scritti altrui. Amo che le mie ricerche, qualunque esse siano, diventino proprie e sostanziali del

lettore; ma perchè ciò egli faccia, deve correre con eguale fatica la mia strada, senza ch’egli sia spinto ad ogni passo da una laboriosa e torpida diligenza.

Così, credo, facendo, avrò convinto almeno in parte i miei leggitori, che in quanto allo scrivere eccellentemente si appartiene, non sia questo un dono di natura, ma uno studio dell’arte diretta da principii certi e da norme inalterabili: perchè se con un sol principio bene sviluppato si arriva a discernere subito fra la moltitudine delle espressioni le migliori, e se da questo istesso principio caverò il modo di avvezzar l’immaginazione e l’intelletto a trovar prontamente copia di espressioni, fra le quali scegliere le più opportune; confesserà ognuno esservi lo stesso artificio a scriver bene, come vi possa essere a far qualunque altra cosa ove si ricerchino i necessari materiali, e meglio quelli si sappiano disporre.

I. Esposizione del principio generale

ct ct Sotto il nome di stile comunemente s’intende la maniera di esprimere con parole i concetti dell’animo nostro: basta in questo momento la volgare definizione, finchè non sia arrivato ad una più precisa e filosofica. Ogni discorso è una serie di parole che corrisponde ad una serie d’idee; ogni discorso è una serie di suoni articolati: dunque ogni differenza di stile consiste o nella diversità delle idee, o nella diversa successione de’ suoni rappresentatori. La diversità delle idee consiste o nelle idee medesime o nell’ordine con cui esse sono disposte, o nell’uno e nell’altro insieme. La diversità dell’ordine de’ suoni può essere relativa alle idee medesime per quella segreta analogia che passa fra le sensazioni dell’udito e quelle degli altri sensi, come l’essere veloci o lente, aspre o dolci, e simili circostanze comuni. La diversità de’ suoni può essere relativa alla disposizione ricevuta dall’uso comune che chiamasi grammatica: può essere relativa alla maggiore e minore armonia con cui le parole si succedono scambievolmente. Mio scopo non è di parlare di quella parte di stile che appartiene semplicemente alle parole, ma di quella parte che appartiene alle idee.

Un semplice sguardo su di noi stessi ci manifesta che ogni nostro discorso consiste o nell’enunciare una verità o nell’eccitare un sentimento; ma che diverse possono essere le strade che conducono a questi fini. Chiamo idee, o sentimenti principali per le idee, quelle che sono solamente necessarie, acciocchè dal loro paragone ne possa risultar l’identità o la diversità, nel che consiste ogni nostro giudizio: e per i sentimenti, quelli che sono il solo oggetto del nostro discorso sia per manifestare le nostre, sia per risvegliare in altri sensazioni di piacere o di dolore, nel che consiste ogni nostra passione. Chiamo idee o sentimenti accessorii quelle idee e quei sentimenti che si aggiungono ai principali, che sono i soli necessari, e che ne aumentano la forza e ne accrescono l’impressione; il che come avvenga, si vedrà in appresso.

La diversità dello stile non può consistere nella diversità delle idee o de’ sentimenti principali , se per diversità di stile intendasi l’arte di esprimere in diverse maniere la stessa cosa. Riflettasi che una serie complicata d’idee o di sentimenti può sottodividersi in molte serie parziali , ciascheduna delle quali contenga dei principali rispetto a se medesima. Vi possono dunque essere differenti stili rinchiusi, per così dire, l’un dentro l’altro. In generale ogni semplice affermazione o negazione presa da se non è stile; ma una serie d’affermazioni o negazioni, tutte subordinate ad una principale affermazione o negazione, potendo essere diverse e diversamento disposte, possono formare lo stile.

Qualche volta l’idea o il sentimento principale non sono espressi nel discorso; ma gli accessorii gli esprimono sufficientemente. Qualche volta l’idea o il sentimento principale essendo complicati, e nel discorso espressi con tutti o parte dei loro componenti, potendovi essere scelta in queste circostanze, può esservi diversità di stile. Un’idea o un sentimento principale composti, enunciati colla loro parola corrispondente, non formano stile; enunciati per mezzo delle loro parti, possono ammettere stile, quando le circostanze permettono la scelta indifferentemente di queste parti.

Dunque lo stile consiste nelle idee o sentimenti accessorii che si aggiungono ai principali in ogni discorso. Riduciamo questa definizione dello stile a qualche cosa di più preciso. Tutte le nostre idee o sentimenti in ultima analisi si possono considerare come derivanti dalle sensazioni semplici, siano cinque o più i sensi dell’uomo, siano interni od esterni; perchè ancora tutte le più complicate idee e le più astratte e generali sono sempre occasionate o accompagnate da qualche sensazione, o da qualche confusa ed interna affezione di piacere o di dolore associata a tali idee, o spessissimo ancora dalla semplice sensazione auditiva o visibile della parola. Non gioverebbe in questo ultimo caso obbiettare che si tesserebbero lunghi ragionamenti sopra idee non ben conosciute, perchè tali ragionamenti si fanno spesse volte secondando l’analogia della lingua, senza che la mente sia conscia di tutti gli elementi che formano la catena del raziocinio.

Ma il piacere delle cose sensibili non si fa sentire nell’animo dell’uomo se non per mezzo delle sensazioni: dunque la bellezza dello stile dipenderà immediatamente dallo esprimersi di quelle, dal risentimento che si eccita nell’animo dalle parole che le rappresentano: dunque lo stile consiste nelle sensazioni accessorie che si aggiungono alle principali: dunque quanto maggior numero di tali sensazioni, e quanto più interessanti potremo addensare intorno all’idea principale in maniera che sieno compatibili con essa e tra di loro, tanto maggiore sarà il piacere che ci darà lo stile. Due sole ricerche dunque ci restano per la perfetta applicazione del principio: l’una il sapere quali siano i limiti oltre i quali il cumulo e l’interessamento delle sensazioni nuoce invece di giovare; come si aiutino o si danneggino scambievolmente, e l’ordine migliore con cui possano essere disposte; e questa ricerca sarà l’oggetto della prima parte: l’altra quali siano i mezzi di esercitare l’animo nostro a quel pronto e vivido risentimento, per il quale facilmente ecciti in se stesso una copia di moltiplici e varie sensazioni, le quali scegliere e combinare si possano nel miglior modo possibile; e questa sarà l’oggetto della seconda parte.

Per formarci un’idea più chiara del poco che noi abbiamo detto finora, e del più che resta a dire, bisogna riflettere, che trattandosi di stile, le parole sono il mezzo, ossia lo stromento eccitatore di tali sensazioni. Ora fra tutto l’immenso corredo delle parole che formano il corpo di una lingua, alcune eccitano veramente ed immediatamente sensazioni nell’animo; altre non l’eccitano immediatamente, ma bensì risvegliano l’immagine di altre parole, e talvolta queste parimenti di altre, le quali poi risvegliano le sensazioni; altre finalmente quantunque le risveglino immediatamente, pure ne rappresentano e ne eccitano un numero così grande alla volta, che non possono che confusamente e debolmente esser sentite; onde l’attenzione o niente percepisce, o si ferma soltanto su pochissima parte del tutto significato da tali parole. Per sentire la verità di ciò non è necessario tessere una lunga e minuta storia dell’origine delle lingue: basti il sapere che si assegnano due naturali principii alla formazione di quelle; l’espressioni organiche del piacere e del dolore e le imitazioni degli oggetti da esprimersi; onde di questi due principii con tutte le loro combinazioni si sono formate, secondo la diversità dei bisogni^ e secondo la differenza degli aspetti nei quali le cose sono stale vedute, tutte le parole primordiali e radicali delle lingue. Ora esaurite facilmente e l’espressioni naturali e proprie delle nostre affezioni, e la limitata imitazione degli oggetti, tutto il resto delle parole dovette formarsi dalle combinazioni delle radicali; parimenti dalle combinazioni delle combinazioni, e così successivamente: dal che ne avvenne, che complicandosi gli oggetti da esprimersi nel medesimo tempo che si complicavano le parole, queste per un doppio titolo dovettero perdere la loro efficacia; onde le combinazioni più remote dall’origine venivano prima a risvegliare nell’animo non l’oggetto troppo composto a cui erano state adattate, ma le parole di cui erano state immediatamente formate, le quali sovente non le idee che la cosa medesima eccitava rappresentavano, ma solamente secondo l’occorrenza alcuna delle circostanze che quella accompagnavano. Dunque ogni nostra ricerca ed ogni nostro esame dovrà farsi intorno alle sensazioni medesime, ed alle combinazioni di quelle; e le parole dovranno esser riguardate principalmente come eccitatrici più o meno immediate di tali sensazioni, o combinazioni di sensazioni.

A misura che le sensazioni elementari si associano e si aggruppano tra di loro, cresce il piacere finchè l’attenzione vi resiste; e segue l’energia di tutto l’oggetto; ma al di là del limite vario ma costante fissato ad ogni essere sensibile, gli avviluppamenti delle medesime sensazioni diminuiscono il piacere medesimo. La moltiplicità dei lati dell’oggetto fa che languide ed oscure si presentino alla vacillante attenzione. Nella scelta delle idee accessorie sceglieremo dunque non sensazioni elementari non troppo complicate, ma combinazioni primitive e sensibili di sensazioni elementari (così opera la natura: essa ci inonda di fasci di sensazioni alla volta, presentandoci masse e non elementi). Quanto maggior numero di tali sensazioni risplenderanno intorno alle idee principali, tanto maggiore sarà il piacere per chi legge o ascolta, perchè sentirà un maggior numero di corde sensibili fremere dentro di se; ma al di là di un certo numero, la copia soverchierà l’attenzione che sempre si sforza di seguire ogni nuova impressione che le è presentata; e stanca ed incerta si fermerà sopra alcune delle più interessanti: tutte le altre restando impercepite, faranno interruzione di senso e di piacere, ed una tale interruzione dev’essere spiacevole. Per esempio, delle due espressioni sguainar la spada, o snudar il ferro, vede ognuno esser più bella la seconda che la prima: l’idea di spada quantunque tutta composta di sensazioni, pure il troppo numero di un oggetto così composto rende incerta ed indeterminata l’attenzione, invece che l’espressione di ferro ci richiama ad una sensazione sola e determinata, la quale lascia il luogo necessario alle altre impressioni che dall’animo si debbono contemporaneamente sentire per tutta l’estensione della proposizione. Ben è vero che per alcuni i quali abbiano un grand’uso; per esempio, della spada, e molto si siano esercitati intorno di quella, potranno più facilmente a questa parola di spada sentirsi risvegliar con chiarezza e precisione tutte le idee che sotto questo nome vengono compreseonde forse più piacere aver possono ascoltando o leggendo la parola spada, di quello che la parola ferro; ma per il maggior numero non sarà così. Basta questa riflessione per farci chiaramente intendere l’origine delle tanto diverse opinioni e discrepanti giudizi degli uomini anche di gusto raffinato intorno alle cose di stile. Le circostanze di ciascheduno fa che altri più, altri meno idee sentano interiormente risvegliarsi dalle parole pronunciate o lette; e non è così facile di cangiar questa propensione dell’intelletto loro; onde differentissimi saranno i risultati che da ciascuno per ciascuna maniera di stile ne nasceranno. Di qui è che l’assuefazione, l’uso, la comoda imitazione faranno più convergere i giudizi degli uomini sopra lo stile? che la concorde uniformità de’ sentimenti, la quale solo si troverà in quelle cose, verso delle quali li bisogni e le comuni sensazioni stabilmente gli uomini piegano e dirigono: dunque soffriremo la simultanea combinazione di più sensazioni finchè l’attenzione non resiste al netto concepimento di esse; ma quando la combinazione rendesse l’attenzione dubbiosa ed incerta, ricorreremo alle sensazioni precise e determinate; e tanto più facilmente vi ricorreremo, quanto sapremo, che riducendo un oggetto composto di molte sensazioni a qualcuna delle più precise e determinate che lo compongono, se si perde la simultanea impressione di molte sensazioni, si è ricompensato colla maggior estensione che ha l’espressione precisa e determinata, poichè l’analisi delle nostre idee c’insegna che gli oggetti composti, sciolti nelle sue parti principali, si riducono ad alcuni pochi elementi comuni, dalla varia combinazione dei quali e la differenza delle idee e quella delle cose risulta. Così l’espressione composta di spada, ridotta all’espressione precisa e determinata di ferro, non ci presenta immediatamente e vivamente tutte le parti di una spada; ma invece rappresentandoci al vivo il principale componente di quella, cioè il ferro, fa scorrere la mente con rapidità a tutti gli usi ed agli estesi rapporti di questo metallo: suggerisce dunque una maggior quantità d’idee senza esprimerle; del qual fenomeno si parlerà in appresso.

Non solamente il maggior numero delle sensazioni, ma la scelta di quelle che si rinforzano reciprocamente, e molto più l’idea principale, rendono migliore lo stile. Ma in qual maniera un’idea può essere rinforzata nell’animo nostro? In due maniere: l’una coll’analisi dell’idea medesima nelle sensazioni dalle quali è occasionata , vale a dire nella enumerazione di tutti o di parte de 1 componenti i più energici che immediatamente non sono presentati dall’espressione propria ed adequata dell’idea totale: dico di tutti o di parte de’ componenti l’idea totale, perchè spessissimo una parola esprimente soltanto una parte dell’idea totale ci darà una espressione più forte della parola corrispondente all’idea del tutto: se la parte che si esprime rappresenta un’idea tale che determini necessariamente tutto il resto, che sia la più considerabile per rapporto alla sensazione dell’oggetto in tutte le sue circostanze, farà certamente un maggior effetto della parola rappresentante un’idea totale, cioè un fascio d’idee non ben percepite. Chi dice cento vele invece di cento navi, esprime idee parziali invece d’idee totali; ma l’idea di vela determina necessariamente l’idea di una nave, dell’uso di quella, del suo movimento, della cagione di questo, e nel medesimo tempo è la parte più considerabile per rapporto alla sensazione che si ha di una nave in quasi tutte le sue circostanze. L’altra maniera di rinforzare un’idea nell’animo nostro consiste nell’esprimere le sensazioni associate naturalmente coll’idea principale, perchè richiamandola tante volte quante sono le diverse idee associate, si fissa e si perpetua nell’animo con maggiore costanza e chiarezza. E qui notisi, che qualunque sorta d’idee accessorie formanti lo stile debbono essere necessariamente idee associate o associabili nella immaginazione coll’idea principale; anzi il legame di associazione dev’essere ben più forte colla principale, che fra di loro, a misura dell’importanza di quella; altrimenti se il legame di associazione è più forte tra le accessorie che colla principale, l’accessorio diventa principale, ed il principale accessorio; il che rende lo stile confuso ed inviluppato, perchè la sintassi ed il raziocinio sono legati in un modo, e le rappresentanze che le parole destano nell’immaginazione, in un altro. Ora le idee si associano nella mente o per immediata successione di tempo, o per coesistenza di luogo, o per similitudine di qualità. Se dunque la differenza fra le sensazioni combinata col loro maggior numero compossibile abbellisce lo stile, eccellenti saranno le accessorie che hanno coesistenza di luogo, o successione immediata di tempo, e differenza di qualità; o viceversa, similitudine di qualità, e differenza di luogo o di tempo.

Oltre il numero delle sensazioni, oltre la scelta di quelle che si ripercuotono tra di loro, e di più l’idea principale, debbesi considerare nella scelta delle idee accessorie la quantità dell’interesse delle sensazioni medesime. Le sensazioni sono più o meno interessanti a misura che sono più precise e determinate, a misura che sono più vivaci, a misura che sono più grandi e più varie; e tutto ciò fino ai limiti posti ad ogni intelletto, oltre i quali nasce il dolore e la confusione.

Sono ancora le sensazioni più o meno interessanti a misura che nascono da oggetti più o meno piacevoli, più o meno dolorosi; anzi egli è conosciuto fenomeno che noi preferiamo nelle belle arti la nera e tenebrosa immagine del dolore alla ridente e serena del piacere, sia per un tacito paragone che noi facciamo della nostra coll’altrui situazione, perchè l’eccitarsi in noi simili idee ci faccia avidamente correre all’esame dell’attuale stato nostro, e questo esame attuale non può farsi se non si risvegli la nostra attenzione a considerare quella folla di minutissimi piaceri di cui la nostra vita è quasi continuamente inondata, e che sono cotidianamente per noi perduti a cagione della torbida rammentanza del passato e degl’inquieti nostri slanci nell’avvenire; sia perchè nei quadri tristi e patetici quantunque i punti principali sieno dolorosi , pure nella moltiplicità delle sensazioni componenti ve ne sia un maggior numero di piacevoli, o perchè occupati sempre più di noi stessi che delle altre cose, il piacere non è così forte come il dolore per obbligare l’attenzion nostra, per la quale attenzione noi siamo meno obbligati agli oggetti provanti piacere che a quelli sofferenti dolore, per il che questo secondo più infallibilmente che non il primo ci guarisce dalla noia che esclusivamente ad ogni altro sentimento ci crucia e c’infastidisce; sia perchè l’immagine degli oggetti che presenti sarebbero dolorosi, essendo necessariamente più debole, rientri nei limiti del piacere; sia finalmente perchè questo misterioso piacere appartenga ad un sesto senso interiore, il quale non corrisponda immediatamente agli oggetti esterni, ma bensì solamente alle sensazioni prodotte da’ suddetti oggetti: fars’egli comunica e penetra tutto il dominio de’ sensi esterni. Pare che le associazioni delle idee appartenenti a’ sensi differenti non possano farsi che per un legame comune: forse questo legame è anch’egli occasione di una terza specie di sensazione, oltre le due associate.

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