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Memoriale

Paolo dello Mastro · 1875 · Free in the US

12,192 words · about 51 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: PD-US · Published in 1875 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Memoriale_di_Paolo_dello_Mastro_(De_Antonis)&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Paolo dello Mastro
Language
Italian
Published
1875
Length
12,192 words · about 51 min
Sections
3 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (3)
  1. Front matter under 1 min
  2. Avvertenza about 4 min
  3. Testo about 47 min

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ct

Indice

Avvertenza

Benché il Diario di Paolo di Benedetto di Cola dello Mastro, sia conosciuto, perchè qualche storico od erudito ne ha fatto menzione, riproducendone anche de’ passi, e per la moltiplicità degli esemplari mss. che trovarmene in parecchie biblioteche di Roma e d’altre città, tuttavia non ancora, ch’io mi sappia, ne è stata fatta una apposita pubblicazione, quantunque e pel tempo che vi si dipinge e per i fatti che vi si svolgono meriti davvero un posto segnalato fra quanti ci lasciarono memorie che ora servono ad illustrare la storia romana dell’Evo Medio. Nè è a credere che il Diario di , edito dal grande , potesse far sospettare che quello di Paolo dello Mastro ne fosse un riassunto speciale, e quindi tornasse inutile la sua pubblicazione; dappoichè i fatti narrati da entrambi, sebbene talvolta si corrispondano quasi esattamente, tal’altra però ci narrano avvenimenti che trascurati dall’uno, sono registrati dall’altro, o almeno talune cose che appena accennate dal primo, sono svolte ampiamente dal secondo. Quindi il solo confronto dei due testi può riuscire utilissimo a chi senza por mente all’importanza di un privato Memoriale in Dialetto, si attenga meramente a storici raffronti. E tut- tavia v’ha di più; poichè, come nel Diario di Paolo dello Mastro si scorgono lacune d’interi anni, così anche quello dell’Infessura, sebbene meno frequenti, ha mancanze assai rilevanti; tantochè in un codice cartaceo mss. (n°. 1344) della biblioteca Corsiniana «Sommario de’ Diari di alcuni Pontefici. Autori Stefano Infessura, e Paolo Magistri» ritrovansi così promiscuamente avvicendati i due Diarii, date vi si succedono regolari, non presentando che varianti di nessun rilievo.

Quattro codici mss. di questo Diario ho potuto rinvenire nelle biblioteche e negli archivi di Roma, due dei quali, come ho accennato, nella biblioteca Corsiniana, uno nella biblioteca Vaticana, (ed è il meno pregevole), il quarto nell’archivio Soderini, deposto presso il notaio sig. Giuseppe Garroni, e gentilmente indicatomi dal ch. sig. avvocato .

È facile cosa determinare il valore di ciascuno di questi codici comparandoli fra loro. Tutti quanti sono di recente data, per quel che ne pare alla scrittura, che non è anteriore al secolo XVII. Peraltro non è a credere che queste copie procedano tutte da una fonte unica, perchè troppo notevole è la differenza che si scorge fra loro.

Il codice miscellaneo Vaticano, segnato n°. 5255, ed indicato dal Muratori nella sua prefazione al Diario di Stefano Infessura, è il più incompleto, perchè mancante di alcuni capitoli, e così scorretto, da non doverne fare che poco conto. Le ultime sedici carte di questo volume in 4°. p°. comprendono la nostra Cronaca, portante il titolo: Memoriale di Pauolo di Benedetto di Cola dello Mastro dello Rione de Ponte.

Più importanti sono i due codici della Corsiniana, l’uno segnato n°. 128, col titolo: Diario di diuerse attioni notabili successe in diuersi pontificati incominciando dall’anno 1327 in tempo del pontificato di Gio. XXII fino a settembre del 1561 del pontificato di Pio Quarto; l’altro promiscuo dell’Infessura e del Magistri, dall’anno 1294 sino al 1494 ecc., a cui già accennammo di sopra. Il primo di questi codici è in foglio, nitido, di carte 162, ed accuratamente scritto con caratteri del XVIII secolo; il secondo in 8°. p°., è scritto a caratteri abbastanza oscuri, ma con ordine mirabile di date, e chiarezza di esposizione dei fatti.

Importantissimo è il codice dell’archivio Soderini: Diario e memorie di diuerse cose accadute in Roma dal 1422 al 1524 in fol. gr. di 100 carte; il quale sebbene sia di trascrizione recente, e mancante anch’esso di alcune notizie, che sono riportate dal codice Corsiniano, tuttavia ha conservato quella forma di Memoriale privato o libro di ricordi tracciato dall’autore, quasi direi per suo uso, mentre nei testi già menzionati non si scorge più altro che una quantità di appunti storici separati per ordine di data. È questo il codice che ho credulo presentare come testo della presente pubblicazione, giovandomi a quando a quando degli altri per illustrarlo, adempierne le mancanze, o darne le varianti, evitando così di correggere quei passi che mi parvero oscuri, sbagliati od omessi per colpa certo dell’amanuense, al che fare non mi credetti avere sufficiente autorità. Il codice suddetto, e da me prescelto, è ricco più d’ogni altro di notizie che si riferiscono alla famiglia dello scrittore Paolo dello Mastro; quindi ho creduto superfluo di far di lui una particolare menzione, potendo il lettore raccogliere le sue notizie dallo stesso Diario le quali perchè d’importanza affatto personali, furono omesse, siccome inutili, dalla maggior parte degli amanuensi.

E pur tenendomi solamente al valore storico di questo Diario, accennerò che io prescelsi il codice Soderini perchè mi parve che in esso fossero più che in ogni altro conservate le forme del dialetto romano del secolo XV, dal che m’era facile presumere della sua fedeltà dal lato eziandio della storia.

Il codice Vaticano e i due della Corsiniana, copie di copie, hanno avuto gradatamente alcune mutazioni di ortografia e di linguaggio, tanto che ogni men che esperto filologo può riconoscervi i sensibilissimi cangiamenti che si venivano succedendo nel dialetto romano; cangiamenti che si accettavano dagli amanuensi i quali, perchè ignari o presuntuosi, adottarono pur copiando i nuovi modi di dire imposti dalle successive modificazioni del linguaggio. Certamente anche il codice da me prescelto deve aver patito notabili mutazioni, facili a riconoscersi; sono queste peraltro di piccola entità in proporzione di quelle degli altri codici da me esaminati.

A chiarire alcuni punti di questa Cronaca ho creduto frapporvi poche noterelle storiche, non perchè io creda che i fatti a cui si accenna da Paolo dello Mastro abbiano bisogno di essere confortati di note, ma perchè trovandomi averle fatte per mio uso, ho dovuto cedere alla vanità di stamparle. I lettori vorranno perdonarmi questa colpa, e voglia Dio che sia la sola da me commessa nella presente pubblicazione.

Testo

Al Nome sia dell’Altissimo Dio, e gloriosa Vergine, e di tutti li Santi della Corte del Cielo, che ce prestino grazia, che potamo bene, et honestamente viuere in questo mondo. Questo sarao un libro de memoria delle Cose, che occoreranno fatto per mi Pavolo de' Benedetto di Cola dello Mastro dello Rione di Ponte nell’anno 1422 adij ultimo di novembre.

Raccordo lo Pauolo predetto, che in nell’anno 1422. a dii ultimo di novembre lo die di Santo Andrea Apostolo lo fiume di Roma cresceuo si forte, che allacao in molti lochi, cioè allo Altare granne de’ Santo Cielzo, et ionze à quello lione che stao rempuosto in nello Palazzo dello Conte de’ Tagliacuozo lo menore, e coperse l’archi di Ponte Santi Petri, et in Santa Maria Retonna rimase priva (?) pei più de’uno mese, perchè se aparao la Chiavica, che è dentro, e fece molto danno per Roma, perchè la Crescenza fu si subita che lomo non repoteo reparare. Lo crescere ello screscere durao tre die.

Fo recordo Io Pauolo, che nell'anno 1431. adij XI di febraro in nelle vinti hore scurìo lo sole, e questo notificao la morte di Papa Martino V°..

Recordo Io Pauolo in nell’anno 1431. a dij 14. di febraro à doi hore innanzi die morìo Papa Martino V°., e fù de’ Casa della Colonna, lo quale visse in nello Papato quattordici anni e tenne uno quieto, e tranquillo stato, che se annaua con l’auro in mano attorno a Roma a doi ciento millia de’ notte e di die sicuro, e fece uno granai bene alla città di Roma.

Recordo Io Pauolo, che a dì primo di marzo 1431. li Cardinali si miseno in Conchiave in nella Minerua e fu di Jouedie ad 24. hore, e fù sbarrata la Piazza della Minerva, e fu guardata da Romani.

Recordo Io Pavolo, che in nell’anno preditto a dì tre di Marzo alle 21 hore fu creato . e fu de Sabato, lo quale si chiamava Monsigniore de’ Siena, e abitava in Tristevere, e fu Venetiano.

Recordo Io Pavolo che in nell’anno preditto a dì XI di Marzo fu coronato Papa Eugenio in nelle Scale di Sancto Pietro, e miseli la Renno in Capo lo Cardinale di Sancti quattro, e poi annò a Sancto Joanni Laterano, e fu adestrato dalli Offitiali di Roma, e poi se ne tornò à Sancto Pietro.

Recordo Io Pavolo preditto, che in nell’anno 1431 a dì 22 di Aprile, e fu lo die di Sancto Ivorio venne lo Prencipe, cioè lo Nepote di Papa Martino V°. e pigliao Porta da Via come Nemico, e venne per infino a Sancto Iuorio, e la si fisse. Partissi Stefano Colonna adì 24. di Aprile, e venne per infino alla Casa, e poi venne a Sancto Marco con molta Jente darme, e fanti, e là trovao la sbarra de’ Romani, e fecero un' granne Battaglia, dove che Stefano Colonna fu rotto, e sconfitto da Romani, fulli sbudellato lo Cavallo sotto, e furno presi de’ molti della soa Gente, e fulli messa à sacco la Casa, e quella dello Prencipe, e molte altre Case de’ loro sequenti.

Recordo Iio Pavolo, che in nell’anno 1431. a dì tre di Luglio morìo Monsigniore d’Aquileia, lo quale stava a Sancto Biagio della Pagnotta.

Recordo Io Pauolo preditto, che in nelli 1432 a di 17 di febraro la Domenica ultima dello ditto mese se menno la Moglie Giuorio mio frate, cioè la figlia di Janni Damiano.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1432. adi 7 di Aprile cadè una Jelata sì terribile che guastao tutte le vigne di Roma, e fece uno granne danno.

Recordo Io Pauolo preditto, che in nell’anno 1432. a dij tre di novembre nacque a Giuorio mio frate, a prima soa Rede femina, alla quale ponè nome Lucretia, Dio le presti bona ventura.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1433 a dij sette di aprile fu dichiarato in Concistorio la Pace frà Papa Eugenio quarto, e lo , e fu bannita per Roma.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1433. a dij 21. di marzo venne lo Imperadore Gismondo à Roma, et entrao per Porta Castiello, e folli facto molto honore, cioè, che fu messo sotto Palio d’oro coll'arme della Ecclesia, e dello Puopolo, e l'arma soa, e iocauoli innanti li Jocatori di Testaccio, e molti altri colle facole, e colle parme d’oliuo, e venne l’incontro lo Confalone dello Puopolo di Roma, e fu adestrato dalli Conservatori e Caporioni, e molti altri Principi di Roma per infino alle Scale de Sancto Pietro, e la trovao lo Papa Eugenio quarto colla sede parato, e pigliarosi per la mano, e gero allo Altare granne de Sancto Pietro, e la odiero una messa, e poi se ne vennero insiemi dalla Nave dello Sodario, e là li forno posti doi scandetti con doi Capitali, doue se inginocchiorno, e folli mostrato lo Sodario benedetto.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1433. adij ultimo di Maio fu incoronato lo Imperadore in Sancto Pietro con tutte quelle Cerimonie che si fanno, e poi che fu detta la messa se partiò esso, ello Papa, elli Cardinali, e gessiero de Sancto Pietro, lo Imperadore venne colla Corona in testa d’oro, e fu portato pesoli per infino a’ pede alle Scale di Sancto Pietro, e là aspettao lo Papa, poi chello Papa fu venuto stettero un pezzo insiemi à favellare, e poi cavalcao lo Papa, ello Imperadore, e giero insiemi. Lo Papa annava ’a mano dritta, et accompagniaolo per infimo alla Concave di Piazza Castiello, e fuorno adestrati dalli Offitiali di Roma, e poichè furono alla Conca lo Papa se tornò allo Palazzo, e lo Imperadore pigliao la Via à Sancto Janni Laterano, e quando fu in nello Ponte Sancto Pietro, là fece Cavalieri lo figlio di Carlo Orsino, lo quale hà nome Misser , e fece più altri Cavalieri, e poi se nè gio a Sancto Janni per questa via, cioè per via de Papa per infino a Sancto Marco, e gessìo à , et annao a , e pigliao per Portogallo e gio a Sancto Janni, e basao l’Altare granni che era bora di Vespero, e pigliao la soa Devotioae, e tornao a pranzo a Sancii quattro e poi tornò allo Palazzo, lo quale era quello, come sali lè Scale eli Sancto Pietro a Mano manca, e pei la molta Jente che era in Roma in questo tiempo li impedimentiero (sic) lo camino, che quando fu a Casa erano 24 hore, e tutte queste Cose furono in questo die ultimo di maio 1433. Lo die di Pasqua Rosata.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1433. a dij 13. di agosto lo imperadore si partio de Roma con tutta la soa Gente, e gessio per Porta Salara, e gio verso lo suo Paiese.

Recordo Io Pauolo che 111 nell anno 1433. a dij 25. di Agosto lo die di Sancto Mar torneo venne , e lo Conte con molta Jente, e pigliaro , e , e , e passaro innello latio, e predaro de molto Bestiame, e fece io molto danno a’ Romani, e pusò li Stendardi soi a Sancta Anese, e quello die si partio Papa Eugenio e gio in Castiello, e poi venne in Sancto Lorienzo in Namaso, et a certi dij da poi se ne andauo in Fristevere.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1434. a dij 29. di Junnio li Romani pigliaro la Signoria di Roma, e gridavo viva lo Puopolo, e la Libertà, e fu di Sabato a 22. hore, e la notte vennero pigliaro lo Campituoglio, e dierno parecchie ferite allo Senatore e cacciarolo via, e poi se ne andaro in Trastevere dove stava Papa Eugenio, e pigliaro lo Camer- lengo, cioè lo Nepote dello Papa, e miserolo in prigione in Campituoglio. In questo die se partio lo Cardinale dell’Ursini e quello delli Conti, e miserosi in casa de’ Pavolo di Govio, e li stettero per infine a dij 2 di loglio, e poi li Signori mannaro un banno, che a pena della Testa niuno Signiore, nè Barone se dovesse accostare in nelli Tenimenti di Roma, donne che lo Cardinale delli Conti se partio la notte à quattro hore di Casa de’ Pauolo de Govio, e per una Sannola se nè anno in Castiello Sancto Angelo.

Ricordo lo Pauolo che in nelli 1434 a dij 4 di Luglio Papa Eugenio quarto se fugio dello Palazzo suo de Trastevere, come fraticello dell’ordine de Sancto Pauolo, e gio à riparomea esso con un’altro fraticello, et in una Barchetta per fiume se ne anno per infino ad Huostia, donne che fu saputo in Roma la soa partenza, si trasero dereto certi Jovini de Roma per terra con valestra e sassi, e siilo incalzare per inlino ad Huostia remettendolo sempre a latrone, et a’ busciarone, et a Huostia trovò una Galeazza, e misesi in Mare, e annò a Firenze.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1434. a dij 29 de’ ottobre la sera de’ Sancto Simeone e Taddeo venne la gente della Ecclesia, cioè lo Patriarcha de messer , et Ursino, et annaro a porta de’ Sottiguiano, e gridarono viva la Chiesia, lo trattato, che era dentro se uno rumone (sic) , et andaro alla porta, et tuolsero la porta, ella Jente della Chiesia entrao dentro; quanno fu sentito questo in ponte, se leuò rumore alla Sbarra, e pigliao la Sbarra, e quelli di Castiello, cioè , ella soa brigata entrò dentro, et annaro allo Campituoglio, e pigliaro lo Campituoglio, e spresonaro lo Camerlengo e menarolo a Castiello. Allora per scò, e colla sio de’ Bocchalua se nascosero in Casa nostra, perche lo detto per (sic) era stato delli Signori. Item (sic). La dimanè seguenti venne lo Camerlengo e cacciao de Castiello tutti quelli prisoni, che furo presi in quello trattato doppio che fu fatto in Castiello, ciò fuoroValeriane Muto e Jacomo de’ Roma, huomo de’ arme, Licito Mataleno et altri Cittadini che furono presi in quello trattato.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1436 adij 17 di Agosto lo Patriarcha Alessandrino, cioè Misser Joanni Vitelleschi da’ Corneto, pigliao Palestrina, e Zagaruolo, e Gallicani, Rienzo Colonna sè ne fuggio esso, elli suoi seguaci.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1436 a dij 10 di settembre fu attenagliato Poncilletto da Campituoglio per infino in , e li in mi paro di forche fu impiccato, Questo li fu fatto perchè leuao rumore in Roma quando li Romani gridarò viva lo Puopolo e la Libertà, come aio scritto qua reti, et esso stette in Campituoglio tutto quello tiempo, che Romani hebbero la Signoria, e non se faceua in Roma piu, che lui volesse, e poi doppo questo si condusse a pigliare una delle porte de’ Roma come Rubello di Sancta Chiesia, e per questa cascione fu muorto.

Recordo Io Pauolo, che nelli 1437 a die 2. di febraro lo die di Sancta Maria in me menai Jacovella mia moglie a Casa.

Recordo Io Pauolo preditto che in nell’anno 1437 adì 9 di xmbre la notte della Concettione della nostra Donna, e fu lo lonedi à notte alle cinque hore mi nacque una mia prima rede femina, alla quale pognìo nome Nistasi. Dio li faccia gratia, che pozza esser bona serua d’esso Dio, e che pozza bene, et honestaniente vivere in questo monno e che Dio li presti bona ventura.

Fu revelato essenno revelato, fu cercato di pigliare li malfattori. Questi erano dello Regame, et erano Beneficiati di Santo Janni et haveano uno Zio Canonicho della ditta Ecclesia, et avea nome Misser Nicola, et era dello Regame allo quale, sentenno lo maleficio pigliò questi suoi Ncpoli, e disselli quello che havea sentito di loro, e quelli li palesano tutto, e dieroli quelle prete, che non aveano vennute, e lo ditto Misser Nicola li mandò via verso Campagnia à dij dapoi non trovanno li malfattori, fu preso Misser Nicola lo Zio, e menato denanti allo Governatore di Roma, e domandollo de questo fatto, e lui sempre denegava, et in fine fè lo sacramento, che non ne sapea niente, e questo fece per non incolpare li suoi Nepoti, non che esso ci fosse incolpato a niente, ma per lo sacramento, che ne fece fu condannato a muorte, e fu cercato per li malfattori; e fuoro ionti de sopra à Velletri, e fuorono menati a Roma, e fuoro martoriati, e confessaro tutto et a cui l’aveuano vennute, e quelli che aveano comperato fu de bisognio che rendissino le ditte preti, e perle, e perdierono lo prezzo, che ci haueuano speso, e li malfattori fuorono connannati a muorte per questa forma, cioè, che lo (x) ditto messer Nicola Garuofolo, e Capo Guocciola fuoro desgradati in nello Aracelo, e poi furo posti in tic Caie di legnio in nella , che stavano relevate in alto un’asta de’ Lancia, e lì stetteno tre dij, e tre notti, mai non finco de provare (sic) e poi furno menati à Campidoglio, e fu letta la Sententia, che lo ditto Messer Nicola fosse menato a Cavallo anti de reto per infine in nella Piazza de Santo Janni, et in quello ormo doga esser impiccalo, e lo detto messer G. e Capochuocciola degano essere trascinali alla Coda de’ doi Asini per infino in nella ditta piazza, c li li degano esser tagliate la mano ritta e chianellarle in quello muro dove stavo...... ella lopa; e li corpi loro degano esser brusciati così fue fatto, et a dij da’ poi fuorono rechonficate le ditte prete, e perle in nelli detti Apostoli, e lo Senatore lesse una Bolla, che anno quelli de Santo Janni, che la fece quello Papa, che adornao quelle teste che a pena di scommunicatione chi mai trovassi overo penzassi di toccare le ditte cose, e poi fu concesso allo Puopolo che potesse sallire suso alli detti Apostoli, e vedere, e toccare, come piacea a loro, che a voler raccontar la nobiltà delle dette cose serria inestimabile a dirlo, che mai non fu veduta la più eccellente cosa, e de tutto questo ne fu fatta memoria in quello muro come entri in nella prima porta de Santo Janni da’ mano dritta.

Recordo Io Pauolo preditto, che in nelli 1440 a dij 9 de marzo , e fu lo sabato de’ Palme, lo Castellano de Castiello Santo Angilo, che se chiamava messer Antonio de’ Redi da Padova pigliao lo cardinale di Firenze, che era messer Janni Vitelleschi da Corneto, e pigliavolo alla porta dello Castiello; stavono affavellare con esso, li pig1iao le retine), e disse: Voi sete presone, et in quello stante li fu calata la Caditora denanti, et de reto li fu tirata una Catena, che stava sotterrata in terra, e non fu potuto aiutare da persona, perchè le Genti de’ arme soe, che menava era passato porta dello bronzo, e li fu calata la Caditora, che non potiero tornare ad aiutarlo; e fu presone, e messo in Castiello, et esso fece una granne deffesa, e saltava la Catena, et uno lo grapao con una lancia a rampino, con fatiga lo diero in terra, e deroli doi ferite una in nella gota, e l’altra sopra lo genuochio, et a forza sei dij lo fero morire; e fu sepellito in nella Minerva, e l’arma so a erano doi Vitielli, uno d’oro e l’altro celestio.

Recordo Io Pauolo che in nell’1441. a dij 15 di febraro, e fu di mercordi, in nellora delle messe me riaque da’ Jacovella mia moglie una mea erede maschio, alla quale Benedetto mio Padre, perchè naque de’ mercordìe, che è lo die de’ Santo Lorienzo, volse che li fosse posto nome Rienzo; lo Dio li presti buona ventura in questo Mundo, e che possa esser buono homo.

Recordo Io Pauolo, che in nell’anno 1441 a dij 25 de marzo, e fu di venerdì, à Giuorio mio frate nacque da Angelora soa moglie uno figlio maschio, allo quale pone nome Mariano; Dio li conceda grazia, che possa esser buono homo in questo Mundo.

Recordo Io Pauolo, che in nelli 1441 a dij 17 di luglio lo die de reto a Santo Alesso, e fu de’ martedie, se morio Nastasi mia figlia, alla quale Dio l’aia misericordia ad essa, et a tutti quelli, che sò passati da questa presente vita.

Recordo Io Pauolo, che in nelli 1441, e fu l’ultima domenica di Settembre, Benedetto mio Patre maritao Renza nostra sore a Rienzo dei Coluza de’ Cecolo, e deoli fiorini ottocento fralla dote e lo acconcio, e feceli lo mezo (?) dello velluto, e questo appare per contratto di Pietro Mellino pubblico Notaro.

Recordo Io Pauolo, che in nelli 1441, a dij 9 di ottobre vene a Roma uno Abate de’ Santo Antonio, lo quale era de Egitto, et era uno granne Signiore dello Prete Givanni, e venne con forza 12 monaci, e quanno entrao la porta fu adestrato dallo Castellano de Castiello, lo quale avè nome misser Antonio da Padova, e dall’altro lato li Conservadori di Roma, li quali erano o Mancino, e Pauolo Sanguignio, e Antonio Baffo, e questi lo adestrao per infino a Santo Biasio, e poi lo adestraro li Caporioni per infimo a Santo Lorienzo in Namaso, e li desmontaro, e lo seguenti die li fu mostrato lo Sodario, e poi li fue mostrate le Teste de’ santo Pietro, e Pauolo, e quelli dij lì fu fatta una nobile processione, e questo li fu fatto, perchè erano X piani de foco e crescèro in nella fede dello Battismo.

Recordo Io Pauolo che in nelli 1441. a dij 15. di ottobre, gìo Tomas mio fratello allo studio di Peroscia collo figlio de Stefano Matharano e collo figlio dello Mancino, et à pochi dij se ne annò a Siena.

Recordo Io Pauolo, che in nelli 1442 dello mese di maio, venne in Roma uno Predicatore chessi chiamava frate Berardino, lo quale predicao in nella piazza dello Aracielo alla guglia, et era piena la piazza, e li mieroli di Campituoglio de gente; che fu stimato, che a quelle prediche ce fossero x mila persone; e mise de’ molti paci in Roma, e fece battezzare parecchi Judij, e fece abrusciaro Finiccola, che era una granne fattucchiera e strega; ellì, in quella piazza di Campituoglio furono portati tutti i giuochi de tavole, e carte che erano in Roma, e fu fatto uno Gastiello de legnamele, e lì fu abrasciato unni cosa.

Recordo lo Pauolo, che in nelli 1442, dello mese de Jugnio a 26 dii lo Re di Raona pigliao Napoli, che lo aveva tenuto accampato parecchi anni, e funne messo a sacco una granne partita.

Recordo Io Pauolo, che in nelli 1442, a dij 20 dello mese de Ottobre, moro Juliana mia Zia sore de mia Matre, che stava maritata con casa de’ Guiduero de’ Parioni, a cui Dio aia misericordia allanima soa.

Recordo Io Pauolo, che nelli 1442, a dij 13 del mese di Decembre, e fu de’ Jovedì, naque a xpofano de Rosa una soa prima rede, de’ Gironyma mea Cunata figlia de Jo. Cecho Jo. Bellem°, alla quale pone nome Lucretia; che Dio li presti bona yendra in questo Mundo, e che esso Dio la faccia bona femmina.

Recordo Io Pauolo, che in nelli 1443, a dij 12 de maio e fu de’ Domenica, in nelli Matutini, a’ Giuorio mio frate nacque da’ Agnilora soa moglie una rede femina, alla quale ponè nome Julia, Dio la faccia bona serva desso Dio, et esso li presti bona ventura in questo Mundo.

Recordo Io Pauolo, die in nelli 1443. a dij 24 de’ maio, e fu de’ venerdì, fu preso lo sig.r , lo quale fu manato cercando in Campituoglio, e come fu suso, fu fatto presone, e fecelo pigliare lo Patriacha. cioè Maestro Luisci et era Cardinale de Santo Lorienzo in Damasco, e questo fu uno venerdie, e tenello infine allo lunedie seguente, e lo lundei, su li matulini, li fece tagliare la testa in nella sala della rascione de’ Campituogiio, e poi la fece portare in nello Aracielo, e lì fu trovato la manina per tempo, a cui Dio perdoni.

Recordo Io Pauolo, che nelli 1443. a dij 23 dello mese di Jugno fu la vigilia de Santo Janni ne’ mañamo a marito Renza nostra sore, e Rienzolo de Coluza de Ceccholo dello Rione de Regola, a cui Dio li guardi insieme, e qui dì sotto scriveremo li pegni della detta Renza.

Renedetto nostro Patre duc. ij. Angelo Deiabò duc. ij. Francesco dello Scrofolaro duc. ij. Giuorio de Benedetto duc. ij. Xpofaro de Rosa duc. i. Guidoro duc. 1/2 Mariano de Mascio de Tino duc. i. Janni Scõ de Becchaluva ine. i. Antonio Damiano duc. i. La Moglie de p Teliõe spetiale duc. i. Francisco de Baroarino duc. i.

Recordo Io Pauolo, che nelli 1443, a dij ultimo di settembre, Papa Eugenio quarto revenne a Roma, e fu uno Sabato alle 22 bora, et entrao per porta dello Puopolo, et in santa Maria dello Puopolo dormìo quella notte, e la Domenica dopo pranzo chavalcao e venne sotto palio, e fu adescato dalli offiziaii, e fulli fatto molto honore, cioè elicili fumo coperte le vie dove cavalcao per infino a Santo Pietro, e molte altre feste de’ dèvisali (sic), e ionto a Santo Pietro, andao a basare l’altare granne, et alla tornata li fu mostrato lo Volto Santo benedetto.

Ancora recordo Io Pauolo, che in quello die che venne, era da longi a Roma circa a cinque miglia, fece manare uno banno per Roma, e fece più che adoppiare le Gabelle de’ Roma, donne che Romani ne fuoro molto malcontenti, et avarianolli fatto assai più honore, che nolli fecero.

Recordo Io Pauolo che nelli 1444, a dij 12 dello mese di settembre, fu de sabato nelli 22 bora, ’u trovato muorto nello letto lo Cardinale de Santo Marco, lo quale se chiamava messer Agnilotto e fu de’ Casa delli Palozi, che svitava all’arco de fosco de Berta, e furali trovate 32 ferite adesso, tutte mortali, e stette circha a di otto, che mai non fu saputo chi lavessi fatto, e lo Papa fece annare uno banno per Roma, chi avea, overo chi sapea chi havesse fatto lo detto maleficio lo dovesse rivelare allo Vicecamerlengo in penitenza, e sarria tenuto secreto, e sarriali perdonato lo ditto maleficio, e più che guadagnava cinqueciento Ducati d’oro, e questo Banno mannò lo Papa, overo qualche granne Maestro de’ conto per havere la valuta pe ben (sic) cento migliara de ducati che li furro trovati tra denari, e robba. Lo ditto Cardinale fu amazzato un die che la famiglia soa era annata a Ripa, che haveva fatto venire una Nave de’grano per la provisione soa, et era remaso in Casa un suo Cameriere, che lo aveva allevato picolino, lo quale se chiamaua Antoniello de’ Rocca priora, et era figliolo d’una soa matre da’ latte, e lo maledetto Aritoniello quanno vide adormito in su lo letto, e quello annò co’ un’arco, et appuntollilo nella Zina, e passollo dalli Reni, e poi pigliao uno cortiello, e deoli molte ferite, e poi pigliò uno Zappiliello, e dicoli in sù la testa, e poi se ne annò dove stava una cassa, e ruppe la ditta cassa, e pigliao quelli denari che volse et arienti, e portolli accasa della matre, e poi tornò credenno che lo Cardinale fosse morto, et annò a Carlo nepote dello Cardinale, e piagnienno disce, oimè che Mionsig.r è ammazzato, e quanno annaro alla Camera lo Cardinale era anco vivo, ma non potea parlare, e gridanno lui insieme con Carlo, Signior mio, chitta muorto (?) lo Cardinale à zennò colle mani al lui, e lui che era apoiato ad una fencstra disse a Carlo, vedi che dice, che sono entrati, et esiti per questa fenestra, e Carlo se la crese; e fatto che ebbe lo zenno lo Cardinale morì. Lo ditto Antoniello era un’omo, che niuna perzona non averia mai penzato che lui avesse fatto si fatto maleficio, ma perchè lui era stato in Casa a quello tiempo, se stimava che dovessi sapere chillo avesse fatto, e per questa cascione fu preso, e Carlo coll’altri Parienti dello Cardinale scusandolo, che non era possibile, che lui fosse stato, e lui dicendo sempre amazzatemi perchè io deti fare miglior guardia, e lo ditto Antoniello fu forte martoriato, e mai per martorio non confessò niente. Un die annò lo Soldano ello Vicecamerlengo alla presone, e con loseguie, con dirli che lo Papa perdonava à chi l’havesse fatto, li cacciaro de’ bocha, come era stato lui, e chiuto e come, et ogni còsa. Lo ditto Antoniello fu giustiziato in questa forma, che fu trascinato per infino a Casa dello ditto Cardinale, e lì trovò lo Carro, e fu attenagliato per Roma, et in li furono tagliate le mani, e poi fu impiccato, e squartato, e messi li quarti per le porte di Roma, e lo quarto collo Capo remase impiccato in Campo di fiore, e le mani fuoro chiavellate in su lo Ponte de Santo Pietro in quelli archi de Preta, che stao su lo Ponte, una da un lato, e l’altra dall’altro lato; et a questo maleficio non ci fu incolpevole (sic) nullo se non lui, che lo confessò de bocca soa, e disse che non l’aveva fatto a petizione di perzona; che in uno die fu penzato et in uno die fu fatto.

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