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Indice
Prefazione
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Rosa Luxemburg
Piccola, bruna, gli occhi scintillanti, la parola facile, sarcastica, pronta all’attacco ed alla risposta, Rosa Luxemburg rivela in tutta la sua personalità fisica ed intellettuale la sua origine polacca. Spirito geniale, agile, dotata di una cultura solida — è addottorata in economia politica — ella è stata sempre nel Partito Socialista tedesco l’avversario implacabile e temuto del revisionismo e della corrente riformista, al cui predominio è dovuta in grande parte la degenerazione nazionalista della Social-democrazia durante la guerra.
Con i suoi discorsi e con i suoi scritti, Rosa Luxemburg ha sempre combattuto la concezione di un metodo socialista, che si basa sopratutto sui quadri, sulle cifre, sulle «casse pesanti» dell’organizzazione e considera come secondario nella lotta proletaria il fattore dello spirito rivoluzionario; che ai vantaggi immediati sacrifica l’azione generale volta alla realizzazione del programma socialista; che sparpaglia e sminuzzola le forze e l’energie della classe operaia per ottenere quelle gocce d’ocqua nel mare, che sono le riforme politiche ed economiche, se non intaccano il regime capitalista.
Marzista intelligente ed illuminata, Rosa Luxemburg ha sempre preconizzata «una tattica socialista risoluta, che provoca nella massa il sentimento della sicurezza, della fiducia, dell’ardore nella lotta, al contrario di una tattica esitante, debole, ispirata ad un deprezzamento della forza proletaria, che esercita sulla massa un’azione paralizzante e perturbatrice".
E la valorosa militante ha predicato con l’esempio personale. Già, prima della guerra, nei Congressi e nella stampa, essa intanto che fronteggiava l’opportunismo dei Legien e dei David, conduceva una campagna serrata contro la politica imperialista e militarista delle classi dirigenti tedesche. Chi non ricorda il clamoroso processo intentato a Rosa Luxemburg, nel 1913, dal Ministero della Guerra, per «offese all’esercito»? Sul «Vorwaerts», essa aveva denunziata la vergogna delle brutalità inflitte dagli ufficiali ai soldati. Il giorno dei diballimenti, la compagna Luxemburg, assistita dal suo avvocato (il quale a sua volta aveva all’attivo due anni di fortezza per «offese all’esercito»!), si presentò davanti al tribunale di Berlino con una lista di 900 casi dettagliati e documentati di maltrattamenti nelle Caserme ed invitò il tribunale a citare le 900 vittime e le parecchie migliaia di testimoni. I giudici preferirono rinviare il processo....
Venne la guerra ed il militarismo si prese la rivincita: fin dai primi giorni, Rosa Luxemburg fu arrestata. Rimessa in libertà dopo tre mesi, pubblicò con (il vecchio teorico e militante della Social-democrazia, il veterano della gloriosa lotta anti-bismarckiana, l’amico fedele di , di , di , di Singer) il primo numero della rivista l’«Internazionale», stampato a Zurigo. La Luxemburg ed il Mehring furono arrestati e condannati ad un anno di carcere.
In libertà il 19 luglio 1916, Rosa Luxemburg è nuovamente arrestata dopo quattro giorni. E d’allora sino alla Rivoluzione di novembre, nonostante la sua malferma salute, anima di ferro in un corpo debole, tra un periodo e l’altro di prigionia, ha continuato infaticabile la sua opera per intensificare la rinascenza socialista del popolo tedesco.
Adesso, Rosa Luxemburg è alla testa dei massimalisti tedeschi per sottrarre la Rivoluzione dal pericolo dell’opportunismo democratico dei social-maggioritari e per avviarla risolutamente alla méta suprema: la realizzazione integrale del Socialismo. Domani, la Terza Internazionale — depurata da ogni cascame del socialismo guerresco e governamentale, ritornata alla sua missione storica — avrà in Rosa Luxemburg una teorica, la quale non subordina la logica e la dirittura del pensiero socialista al sentimentalismo delle «circostanze eccezionali» (la giustificazione di tante deviazioni!) ed una militante, la cui azione s’ispira unicamente ad uno rigida concezione del dovere socialista. ct Non soltanto per rendere omaggio ad una fra le più belle figure dell’Internazionale Socialista, la Libreria Editrice dell’, pubblica — per la prima volta in Italia — questo studio di Rosa Luxemburg su «Lo sciopero generale, il Partito ed i Sindacati».
Al libro, edito nel 1907 dalla Federazione socialista di Amburgo, gli avvenimenti odierni conferiscono una significante attualità. All’indomani della Rivoluzione russa del gennaio 1905, Rosa Luxemburg dimostrava come quella Rivoluzione non fosse che un episodio della lotta — politica ed economica ad un tempo — intrapresa e condotta dal pro- letariato russo non per ottenere parziali riforme nei rapporti fra proprietà e lavoro e nella forma politica del regime capitalista, ma per il fine supremo della realizzazione socialista, per la trasformazione sostanziale del regime, per l’abolizione della proprietà privata, per la sovranità del Lavoro. La storia dello sciopero generale in Russia non è soltanto la storia della Rivoluzione russa, ma ne mette in rilievo il carattere essenzialmente classista, e soltanto conoscendo la storia dello sciopero generale in Russia si può comprendere come la Rivoluzione del marzo 1917 non potesse arrestarsi alla fase riformista del governo Kerensky, ma dovesse culminare ineluttabilmente nel movimento risolutivo del novembre 1917 e nella instaurazione del regime massimalista. La Rivoluzione russa del marzo 1917 non è stata un gesto di protesta contro la guerra, nè ha avuto menomamente il limitato scopo di abbattere l’autocrazia per sostituirvi un regime democratico, ma fu un più decisivo episodio della lotta latente contro la struttura economica-politica della società russa. Le circostanze speciali della guerra ne facilitarono lo scoppio: non lo determinarono. E neppure la trasformazione del regime czarista da autocrate a costituzionale o parlamentare lo avrebbe arrestato od impedito, come a trattenerlo fu vano lo sforzo del governo riformista del .
Certuni critici, i quali pur tengono a dirsi «marzisti convinti", hanno preteso porre in dubbio la capacità realizzatrice del regime massimalista a causa della «immaturità delle condizioni storiche". Secondo essi, la Russia non è matura per una Rivoluzione socialista! Appartengono a quella categoria di teologhi del marxismo, che fin dal 1907, Rosa Luxemburg metteva tanto spiritosamente in burletta. Ignorano o dimenticano la maturità rivoluzionaria del proletariato russo, acquistata con venti anni di lotta classista e tipicamente rivoluzionaria nelle forme dello sciopero generale. Se non si brucia una casa per accendere una sigaretta, neppure si conduce una ventennale lotta classista e rivoluzionaria per metter capo ad una repubblica borghese, che dia al capitalismo maggiori possibilità di dominio ed al proletariato lo scherno di una libertà politica fittizia, che un Decreto governativo può togliere o limitare dall’oggi al domani, e lo lasci nella soggezione economica di prima.
Con intuizione profonda, Rosa Luxemburg, la quale non è una marzista ciecamente «convinta", ma una marxista ragionante, fin dal 1907 poneva in luce il carattere schiettamente massimalista del movimento proletario russo e delle sue finalità immediate. La Rivoluzione russa, dal novembre del 1917, sta realizzando i «risultati pratici", i «guadagni» ottenuti dal proletariato russo grazie agli scioperi generali di un ventennio, di quelli scioperi generali, che secondo gli schematici ed i burocratici del movimento operaio, si chiudevano «al passivo». Sono le sorprese della Storia! ct Nella seconda parte del suo studio, Rosa Luxemburg analizza acutamente quel fenomeno di degenerazione classista che è la distinzione «tecnica» fra sciopero generale economico e sciopero generale politico. Degenerazione più diffusa che non sembri e dovuta sopratutto ad una brutta malattia: la miopia sindacale, non meno dannosa della miopia parlamentarista.
A causa di tale miopia, non si distingue la differenza sostanziale fra sciopero di categoria e sciopero di classe. Ora, se uno sciopero di categoria ha carattere specificatamente economico, ogni sciopero generale, qualunque ne siano il movente ed il fine, è azione rivoluzionaria di classe e quindi ha carattere politico.
«Ogni movimento, con il quale la classe operaia si posa come classe in faccia alle classi dominanti e durante il quale cerca di vincerle con una pressione esterna, è un movimento politico. Ad esempio, il tentativo per ottenere da qualche capitalista in una officina od in una categoria una riduzione delle ore di lavoro, è un movimento puramente economico. Al contrario, il movimento per ottenere la legge delle otto ore è un movimento politico. Ed è così che movimenti economici isolati degli operai sono sempre un movimento politico, ossia un movimento di classe per far trionfare gl’interessi operai sotto una forma generale». (, Lettera a Bolte, 3 novembre 1871).
Labbicci della dottrina socialista!
Ma restringendo sempre più il cerchio dell’orizzonte sindacale, gli specializzati in funzionarismo sindacale non soltanto hanno perduto di vista il carattere politico, perchè classista, del movimento operaio, ma hanno confuso la parte con il tutto: una parziale azione di classe — l’economica — con l’azione generale.
Ne sono venute fuori le più aberranti stranezze. La «neutralità»! L’organizzazione sindacale «neutra» nella lotta di classe politica. Poi, la divisione «tecnica» di quella forma tipica dell’azione rivoluzionaria di classe che e lo sciopero generale. Questo è economico e lo dirige il Sindacato; quest’altro è politico, e lo dirige il Partito! Così, fra le altre cose, si contrappone Sindacato a Partito e sono qui le prime radici di quell’anfibio, di quell’ermafrodito «Partito del Lavoro» che sonnecchia inavvertito nel cuore di ogni funzionario sindacale e che di quando in quando la massa proletaria disperde con un gesto possente, quando esprime — nelle elezioni, nelle manifestazioni, nei grandi movimenti collettivi — la sua fiducia al Partito Socialista, come suo tipico organismo di classe. Giacchè la massa proletaria, ridendo sul naso ai burocratici ed ai tecnici della «neutralità» e della «divisione» non separa le due organizzazioni del movimento operaio: i Sindacati ed il Partito, ma istintivamente assegna ad esse il vero e specifico ufficio rispettivo. «I Sindacati rappresentano gl’interessi di gruppi ed uno studio di sviluppo del movimento operaio; il Socialismo rappresenta la classe operaia e gl’interessi collettivi della sua emancipazione».
Rosa Luxemburg ha sottoposto ad una serrata critica queste concezioni della «neutralità" e della «divisione», così contrarie all’interesse del movimento di classe e dell’azione proletaria. Oggi, che la guerra ha affrettato la maturità di condizioni storiche favorevoli all’azione massimalista del proletariato — durante le quali il Partito Socialista è chiamato dalla stessa forza degli avvenimenti a compiere la sua missione direttiva, come è dato constatare nella stessa Germania, dove i Sindacati si sono automaticamente ritirati dalla piattaforma dell’azione rivoluzionaria di classe — , lo studio della Luxemburg è avvalorato da quei decisivi ed indiscutibili documenti, che sono I FATTI.
Parigi, dicembre 1918.
Questo opuscolo esce quando l’autrice non è più, perchè è stata assassinata a Berlino.
Dovremo scriverne l’elogio funebre?
No.
Rosa Luxemburg ha, insieme a , suggellato col suo corpo straziato dalla brutalità dei soldati accecati, un apostolato di cui queste pagine sono un lieve ma non obliabile segno.
Rosa Luxemburg è stata sopraffatta e vinta; ma ci sono sconfitte che sono vittorie, e ci sono vittorie più funeste delle sconfitte.
Perchè Rosa, Carlo e cento altri vinti nella sanguinosa settimana di gennaio hanno lottato per cose grandi, per lo scopo più nobile dell’umanità che soffre, per la sua redenzione morale e materiale; essi hanno versato il loro puro sangue per cose sante. E da ogni goccia di quel sangue sorgeranno i vendicatori....
La via crucis della classe operaia non è ancora finita.
Ma il giorno della redenzione si avvicina....
Lo sciopero generale nella Rivoluzione Russa
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Fin qui gli scritti e le dichiarazioni del Socialismo internazionale relativi alla questione dello sciopero generale datano quasi tutti dall’epoca anteriore alla Rivoluzione russa, che fu la prima esperienza su vasta scala di questo mezzo di lotta. Nella loro concezione s’ispirano essenzialmente al criterio seguìto da , il quale nella sua critica su e sulla sua fabbrica di rivoluzioni in Spagna, scriveva nel 1873:
«Lo sciopero generale è, nel programma di Bakounine, la leva che farà scatenare la Rivoluzione sociale. Un bel mattino tutti gli operai di tutte le officine di un paese, o magari del mondo intiero, abbandonano il lavoro e con questo atto costringono, in quattro settimane al massimo, le classi possidenti o a capitolare o ad entrare in battaglia contro gli operai, in modo che questi allora hanno il diritto di difendersi e possono approfittare dell’occasione per finirla con la vecchia società.
«Tale progetto non è muovo: i socialisti francesi e anche i socialisti belgi hanno spesso, dopo il 1848, inforcato questo cavallo di parata; ma in origine è di razza inglese. Durante lo sviluppo rapido e vigoroso del chartismo, si predicava, fin dal 1839, il «Santo Mese», la sospensione del lavoro realizzata nazionalmente, e questa predicazione aveva trovato tale eco, che gli operai industriali del Nord tentarono, nel luglio del 1848, di applicare il programma. Nel Congresso degli Alleanzisti (Ginevra, 1° settembre 1873) lo sciopero generale ebbe un grande posto nella discussione, ma si riconobbe da tutte le parti, che per farlo occorreva un’organizzazione completa della classe operaia ed una cassa piena; dall’altra parte, gli avvenimenti politici e lo sviluppo delle classi dominanti avvieranno all’emancipazione dei lavoratori prima encora che il proletariato giunga a darsi questa organizzazione ideale e questo gigantesco fondo di riserva. E se poi li avesse già, non avrebbe bisogno dello sciopero generale per arrivare al suo scopo»..
Noi abbiamo qui gli argomenti, che negli anni successivi regolarono l’atteggiamento della democrazia socialista internazionale riguardo allo sciopero generale. Sono fatti sulla stessa misura della teoria anarchica dello sciopero generale, ossia la teoria dello sciopero generale come mezzo della Rivoluzione sociale, in antagonismo con la lotta politica quotidiana della classe operaia. E si riducono a questo semplice dilemma: o il proletariato non è ancora in possesso di organizzazioni di classe potenti ed allora non può realizzare lo sciopero generale; o è già potentemente organizzato ed allora non ha bisogno dello sciopero generale.
Questa tesi, veramente, è così semplice e così inattaccabile a prima vista, che durante un quarto di secolo, ha reso al movimento operaio moderno servizi non lievi, sia come arma logica contro le frottole anarchiche, sia come mezzo ausiliare per diffondere l’idea della lotta politica negli strati più profondi della classe operaia. I progressi giganteschi del movimento operaio in tutti i paesi moderni durante gli ultimi venticinque anni, sono la testimonianza più chiara in favore della tattica della lotta politica, preconizzata da Marx ed Engels in opposizione al Bakounismo.
ct Adesso, la Rivoluzione russa ha sottoposto la tesi ad una revisione fondamentale. Per la prima volta nella storia della lotta di classe, essa ha reso possibile una realizzazione grandiosa dell’idea dello sciopero generale, aprendo così una nuova epoca nell’evoluzione del movimento operaio.
Non ne segue certamente che ed abbiano a torto sostenuto la tattica della lotta politica o che fosse errata la loro critica dell’anarchismo. Tutto al contrario: gli stessi ragionamenti, gli stessi metodi, che servivano di base alla tattica di Marx e di Engels, servono ancora oggi alla pratica della democrazia socialista e sono gli stessi, che nella Rivoluzione russa hanno prodotto nuovi elementi e nuove condizioni della lotta di classe. La Rivoluzione russa, quella stessa rivoluzione, la quale costituisce la prima esperienza storica dello sciopero generale, non solamente non è una riabilitazione dell’anarchismo, ma anzi equivale ad una liquidazione storica dell’anarchismo. La triste esistenza alla quale l’anarchismo era stato condannato dal potente sviluppo della socialdemocrazia in Ger- mania, fino ad un certo punto poteva spiegarsi con il dominio esclusivo e la lunga durata del periodo parlamentare. Si poteva credere che una tendenza basata sull’«esplosione», sull’«azione diretta», una tendenza «rivoluzionaria» nel senso più stretto dell’appello alla levata di scudi, sonnecchiasse momentaneamente, nella calma della pratica parlamentare, per risvegliarsi in un periodo di lotta aperta, per riprendere vita in una rivoluzione della piazza e per dispiegare allora la sua forza intima.
La Russia specialmente sembrava fatta per servire da campo di esperienza all’azione anarchica. Un paese, ove il proletariato non aveva alcun diritto politico e soltanto una debolissima organizzazione; un miscuglio variopinto di popolazioni diverse; la mancanza di cultura nella massa del popolo; un regime, che governava con l’uso bestiale della forza... tutto ciò sembrava fatto apposta per dare all’anarchismo una potenza repentina, per quanto forse effimera. Ed infine, la Russia era storicamente la culla dell’anarchismo. Ma la patria di doveva essere la tomba della sua dottrina. Non solamente in Russia gli anarchici non si trovavano e non si trovano alla testa del movimento di sciopero generale, non solamente la direzione dell’azione rivoluzionaria politica e dello sciopero generale è intieramente nelle mani delle organizzazioni socialdemocratiche, combattute con accanimento dagli anarchici come «un partito borghese», o nelle mani d’organizzazioni socialiste più o meno influenzate dalla socialdemocrazia e ad essa affini — come il Partito terrorista dei «socialisti rivoluzionari» — ma gli anarchici non appariscono assolutamente come seria tendenza politica nella Rivoluzione russa. In una sola piccola città della Lituania, a Bialystok, ove le condizioni sono in particolar modo difficili — miscuglio di operai di nazionalità diverse, sparpagliamento della piccola industria, livello basso del proletariato — si conta, fra sei o sette organizzazioni rivoluzionarie differenti, un gruppetto di «mezzi anarchici» dediti soltanto a provocare imbarazzi e confusioni. Altrettanto si nota a Mosca ed in altre due o tre città.
Ma a parte questi pochi gruppetti, qual’è veramente la parte sostenuta dall’anarchismo nella Rivoluzione russa? Esso è doventato l’etichetta di ladri e di volgari saccheggiatori; sotto la Ditta sociale dell’«anarco-comunismo» furono commessi la maggior parte dei furti e delle rapine a danno dei privati, che in questo periodo di momentanea difensiva della Rivoluzione appaiono come un’ondata di fango. L’anarchia nella Rivoluzione russa non è la teoria del proletariato combattente, ma l’insegna ideologica della canaglia rivoluzionaria, brulicante nel solco aperto dalla Rivoluzione. E senza dubbio, così finisce la carriera storica dell’anarchismo.
ct Del rimanente, lo sciopero generale fu realizzato in Russia non come un mezzo per balzare d’un colpo in piena Rivoluzione sociale, risparmiandosi il periodo della lotta politica e specialmente del parlamentarismo, ma come un mezzo per creare anzitutto al proletariato le condizioni della lotta politica quotidiana e del parlamentarismo. La lotta rivoluzionaria in Russia, della quale l’arma più efficace è lo sciopero generale, è condotta dal proletariato precisamente per la conquista di quei diritti e di quelle condizioni politiche, la cui importanza e la necessità nella lotta per l’emancipazione della classe operaia furono per la prima volta illustrate da e da , in opposizione all’anarchismo. Così, la dialettica della storia, la roccia sulla quale riposa tutta la dottrina del Socialismo marxista, ha fatto sì, che l’anarchismo al quale era indissolubilmente legata l’idea dello sciopero generale è oggi in contraddizione con la pratica stessa dello sciopero generale; mentre, al contrario, lo sciopero generale, combattuto un tempo come contradditorio all’azione politica del proletariato, apparisce oggi l’arma più potente della lotta politica per i diritti politici.
Se dunque la Rivoluzione russa rende indispensabile; una revisione fondamentale della vecchia concezione marxista dello sciopero generale, ciò non vuol dire che il marxismo ne esca sconfitto. Al contrario, i suoi principii fondamentali riportano una vittoria sotto una nuova forma.
ct La prima revisione risultante dagli avvenimenti russi si riferisce alla concezione generale del problema. Fin da oggi tanto gli zelanti partigiani di una «prima prova di sciopero generale» in Germania — come Bernstein, Eisner, ecc. — quanto agli avversari di tale prova, che s’incontrano nel campo sindacale — ad esempio: Boemelburg — s’ispirano in fondo alla stessa concezione: la concezione anarchica. Gli opposti non si escludono, ma si completano a vicenda.
Per la concezione anarchica, infatti, la speculazione diretta sulla Rivoluzione sociale concerne l’aspetto e non la sostanza. Per l’anarchica non esistono che due sole cose, come condizioni materiali indispensabili alle sue speculazioni rivoluzionarie: le nubi del cielo, l’«azzurro», e poi la buona volontà ed il coraggio di salvare l'umanità dalla valle di, lacrime capitalista, nella quale geme oggi. È nell’«azzurro» che da sessant’anni si è trovato che lo sciopero generale rappresenta il mezzo più breve, più sicuro, più facile di fare il pericoloso salto in una società migliore. E nello stesso «azzurro» si è scoperto di recente, con la speculazione teorica, che la lotta sindacale è la sola e reale «azione diretta delle masse» e per conseguenza la sola lotta rivoluzionaria — ultimo ritornello, com’è noto, dei «sindacalisti» francesi ed italiani. La disgrazia dell’anarchismo ha voluto, che i metodi di lotta improvvisati nell’azzurro non soltanto erano conti fatti senza l’oste, ma nella maggior parte dei casi, poichè non contavano con la triste realtà disprezzata, tali metodi si trasformavano insensibilmente da sogni rivoluzionari in ausiliari pratici della reazione. Ora, è su questo stesso terreno della considerazione astratta ed incurante della storia, che si collocano coloro, i quali vorrebbero proclamare in Germania lo sciopero generale, in un giorno fisso del calendario, con decreto della Direzione centrale, e coloro, i quali vorrebbero eliminare dal mondo il problema dello sciopero generale, proibendone la «propaganda».
L’una e l’altra tendenza partono dall’idea comune e puramente anarchica, che lo sciopero generale sia un semplice mezzo tecnico, che a volontà possa essere «usato» o «proibito», come una specie di coltello, che si possa tener chiuso in saccoccia od aprire ed adottare quando si voglia.
Veramente, gli avversari dello sciopero generale rivendicano giustamente il merito di prendere in considerazione il terreno della storia e le condizioni materiali della situazione attuale in Germania, in contrasto ai «rivoluzionari romantici», i quali spaziano nell’azzurro e non vogliono assolutamente tener conto della dura realtà, delle sue possibilità ed impossibilità.
— Fatti e cifre! Cifre e fatti! — gridano essi; come Gradgrind nei Tempi difficili di . E quel che avversari sindacalisti dello sciopero generale intendono per «terreno della storia» e per le «difficoltà materiali» sono due elementi differenti: la debolezza del proletariato e la forza del militarismo prusso-tedesco. L’insufficienza delle organizzazioni e delle casse operaie, le imponenti baionette prussiane: ecco i «fatti e cifre» sui quali questi dirigenti dei Sindacati basano la loro politica pratica per quanto riguarda lo sciopero generale.
Certamente, le casse sindacali e le baionette prussiane sono fatti molto materiali ed anche molto storici, nel senso di . Ma sono anche del materialismo poliziesco, giac- chè i rappresentanti dello Stato contano molto, e persino esclusivamente, sulla potenza effettiva del proletariato organizzato e sulla potenza materiale delle baionette e dallo specchietto comparativo di queste due cifre, continuano tranquillamente a cavare questa conclusione: — Il movimento operaio rivoluzionario è prodotto da individui agitatori ed istigatori; dunque, nelle carceri e nelle baionette noi abbiamo un mezzo sufficente per renderci padroni di questi «fatti spiacevoli».
La classe operaia cosciente della Germania da lungo tempo ha afferrato lo spirito di questa teoria poliziesca, secondo la quale ogni movimento operaio moderno sarebbe il prodotto artificiale ed arbitrario d’un pugno di «agitatori ed istigatori» senza coscienza.
Ma si manifesta la stessa concezione, quando due o tre bravi compagni si costituiscono in drappello di guardie notturne per mettere in guardia la classe operaia contro le manovre pericolose di alcuni «rivoluzionari romantici» e contro la loro «propaganda per lo sciopero generale»; oppure quando, dalla parte opposta, si muove una lacrimosa campagna d’indignazione da coloro, i quali si credono — per non so quali accordi «segreti» fra la Direzione del Partito ed il Comitato generale dei Sindacati — defraudati di uno scoppio dello sciopero generale in Germania.
ct Se dipendesse dalla «propaganda» incendiaria dei rivoluzionari romantici e dalle decisioni segrete e pubbliche dei Comitati direttivi, non avremmo avuto sin qui un solo sciopero generale in Russia. Non vi è alcun paese, nel quale, come in Russia, si sia così poco pensato a «propagandare» o persino a «discutere» lo sciopero generale.
Ed i pochi esempî isolati di decisioni e di accordi della Direzione del Partito Socialista in Russia, tendenti a proclamare direttamente lo sciopero generale — come il tentativo nell’agosto 1905 dopo lo scioglimento della Duma — dànno quasi tutti un resultato infelice. Se la Rivoluzione russa c’insegna dunque qualcosa, è anzitutto che lo sciopero generale non si «fa artificiosamente, nè si «decide» o si «propaga» nell’azzurro, ma che è un fenomeno storico il quale si produce ad un dato momento, per una necessità storica derivante dalle condizioni sociali. Il problema dunque può essere esaminato e discusso non con speculazioni astratte sulla possibilità o sulla impossibilità, sul vantaggio o sul danno dello sciopero generale, ma con lo studio dei momenti e delle condizioni sociali, durante le quali lo sciopero generale sorge nella fase attuale della lotta di classe; in altri termini, non con il giudizio soggettivo dello sciopero generale in quanto sia o non sia desiderabile, una con l’esame obbiettivo delle origini dello sciopero generale, nel quadro delle necessità storiche. Nell’azzurro dell’analisi logica astratta, si può dimostrare tanto l’assoluta necessità e la sconfitta certa dello sciopero generale, quanto la sua piena possibilità e la sua vittoria sicura. Il valore della dimostrazione è così lo stesso nei due casi: ossia nullo. Il timore manifestato davanti la «propaganda» per lo sciopero generale ed espresso persino con la scomunica formale dei pretesi colpevoli di tanto delitto, non è nient’altro che il risultato di un ridicolo malinteso. È tanto impossibile di «propagare» lo sciopero generale come mezzo astratto di lotta, quanto è impossibile di «propagare» la rivoluzione.
Rivoluzione e sciopero generale: forme esteriori della lotta di classe, idee, le quali hanno senso e contenuto soltanto in relazione a situazioni politiche ben determinate.
Se qualcuno si proponesse di fare dello sciopero generale come forma di azione proletaria, il soggetto di un’agitazione in piena regola e portasse a spasso d’«idea per guadagnare poco a poco ad essa la classe operaia, si darebbe un’occupazione oziosa ed anche così vana ed insipida, come quella d’uno, il quale volesse fare argomento di una speciale agitazione l’idea della Rivoluzione o delle barricate. Se lo sciopero generale è divenuto oggi il centro dei vivo interesse della classe operaia, gli è che esso rappresenta una nuova forma di lotta e, come tale, il sintomo certo di un profondo cambiamento interno nei rapporti delle classi e nelle condizioni della lotta di classe. Se la massa dei proletari tedeschi — nonostante l’ostinata resistenza dei suoi dirigenti sindacali — si dedica con un interesse così ardente a questo nuovo problema, ciò testimonia del suo istinto rivoluzionario e della sua vivace intelligenza. Ma a questo interesse, a questa nobile sete intellettuale, a questo slancio verso l’azione rivoluzionaria non si risponderà con una dissertazione, dovuta ad una ginnastica cerebrale astratta, sulla possibilità o sull’impossibilità dello sciopero generale; si risponderà invece spiegando la marcia della Rivoluzione russa, la sua importanza internazionale, l’acuirsi dei conflitti di classe nell’Europa occidentale, le nuove prospettive politiche della dotta di classe in Germania, il compito e i doveri della massa nelle lotte future. Soltanto sotto questa forma, la discussione sullo sciopero generale condurrà ad allargare l’orizzonte intellettuale del proletariato, ad aguzzare la sua coscienza di classe, ad approfondire le sue idee ed a fortificare la sua energia per l’azione. Ora, esaminando la questione con questo criterio, si vede quanto sia ridicolo il processo criminale intentato dagli avversari del «socialismo rivoluzionario».
ct Lo sciopero generale, quale si presenta nella odierna discussione in Germania, è un fenomeno particolare, molto chiaro e molto semplice, con limiti precisi. Non si parla che di sciopero generale politico. Si pensa ad una grandiosa sosta simultanea di lavoro del proletariato industriale, decisa in occasione di un importante fatto politico, in base ad un accordo stipulato fra le Direzioni del Partito e dei Sindacati; ad uno sciopero eseguito ordinatamente con la più completa disciplina ed ancor più disciplinatamente terminato su una parola d’ordine data al momento opportuno dalle Direzioni, rimanendo inteso che il regolamento dei sussidi, delle spese, dei sacrifici — tutto il bilancio materiale dello sciopero! — sia ben fissato in precedenza, con precisione. Se noi confrontiamo adesso questo schema teorico con lo sciopero generale quale realmente si svolge in Russia, non corrisponde ad alcuno degli scioperi che si sono avuti in qui, e che del rimanente gli scioperi generali avvenuti in Russia offrono una tale diversità di realizzazione, ch’è assolutamente impossibile parlare di uno sciopero schematico, astratto.
Non soltanto gli elementi dello sciopero generale differiscono secondo le città e le regioni, ma il suo stesso carattere generale si è modificato nel corso della Rivoluzione. Gli scioperi generali in Russia hanno avuto una loro storia e chi vuol parlare dello sciopero generale in Russia, deve anzitutto conoscerne ed averne presente la storia. Il periodo per così dire: ufficiale, della Rivoluzione russa incomincia il 5-22 gennaio 1905, col sollevamento del proletariato di Pietrogrado, con quella sfilata di 200.000 operai davanti al palazzo dello czar, che terminò con un terribile macello. La micidiale fucilata di Pietrogrado fu, come è noto, il segnale della prima serie gigantesca di scioperi generali, che estendendosi in pochi giorni in tutta la Russia diffusero l’appello della Rivoluzione da Pietrogrado a tutti i punti dell’impero negli strati più estesi del proletariato. Ma questo sollevamento di Pietrogrado, il 5-22 gennaio, non era che il punto culminante di uno sciopero generale, che aveva abbracciato tutto il proletariato della capitale nel gennaio 1905. Ora, questo sciopero del gennaio a Pietrogrado avvenne sotto l’influenza immediata del gigantesco sciopero generale che poco prima, nel dicembre 1904, era scoppiato nel Caucaso a Bakou, e tenne lungo tempo anelante tutta la Russia. Ma a loro volta, gli avvenimenti del dicembre a Bakou non erano che un ultimo e vigoroso rampollo dei grandi scioperi generali che nel 1903 e 1904 avevano scosso, come un periodico terremoto, tutto il mezzogiorno della Russia, ed il cui prologo era stato lo sciopero generale di Batum, nel Caucaso, il marzo 1902. Ed infine, questo primo movimento di sciopero generale nella catena continua dell’eruzioni rivoluzionarie non è a sua volta separato che per cinque o sei anni dallo sciopero generale degli operai tessitori di Pietrogrado, nel 1896 e 1897. E se il movimento d’allora sembra separato dalla Rivoluzione d’oggi, per alcuni anni di apparente calma e di reazione energica, chiunque conosca l’evoluzione politica interna del proletariato russo sino al grado attuale di coscienza di classe e di energia rivoluzionaria, farà incominciare da questi scioperi generali di Pietrogrado la storia del periodo attuale della lotta di classe. Essi avevano inoltre, per il problema dello sciopero generale, un’altra importanza: contenevano di già in germe tutti gli elementi principali dei successivi scioperi generali.
ct Anzitutto, lo sciopero generale del 1896 a Pietrogrado si presenta come una lotta parziale puramente economica, per questione di salario. Esso aveva per causa le intollerabili condizioni di lavoro dei filatori e dei tessitori di Pietrogrado; giornate di 13, 14 e 15 ore, salario miserabile, inoltre tutto il repertorio delle più indegne vessazioni padronali. Eppure gli operai avevano sopportato lungo tempo questa situazione, finchè un incidente, in apparenza minima, non fece passare la misura.
Nel maggio 1896, in occasione dell’incoronamento — rimandato da due anni per paura dei rivoluzionari — dello czar Nicola II, i padroni diedero prova di zelo patriottico con l’imporre agli operai tre giorni di forzata disoccupazione, ma rifiutarono di pagare i salari di queste tre giornate. Gli operai tessitori, irritati, si posero in movimento e decisero lo sciopero per rivendicare: il pagamento delle tre giornate di forzata disoccupazione, l’orario di 10 ore, l’aumento del salario.
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The end
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