Read here

Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti

Paolina Leopardi · 1887 · Free in the US

74,969 words · about 5 h 15 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Free in the US: this text is in the public domain in the United States; it may still be in copyright elsewhere.

Licence: PD-US · Published in 1887 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lettere_di_Paolina_Leopardi_a_Marianna_ed_Anna_Brighenti&action=history). · Wikisource contributors

Text from Wikisource and set out for reading on screen; no words of the book are rewritten or summarized. How RedLectern is built

About this book

Author
Paolina Leopardi
Language
Italian
Published
1887
Length
74,969 words · about 5 h 15 min
Sections
113 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (113)
  1. Front matter under 1 min
  2. Prefazione about 10 min
  3. I. A Marianna Brighenti - A Bologna about 1 min
  4. II. Alla stessa about 2 min
  5. III. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  6. IV. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  7. V. Alla stessa - A Bologna about 4 min
  8. VI. Alla stessa - A Siena about 2 min
  9. VII. Alla stessa - A Siena about 2 min
  10. VIII. Alla stessa - A Bologna about 1 min
  11. IX. Alla stessa - A Bologna about 1 min
  12. X. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  13. XI. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  14. XII. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  15. XIII. Alla stessa - A Ferrara about 3 min
  16. XIV. Ad Anna Brighenti - A Ferrara about 4 min
  17. XV. A Marianna Brighenti - A Ferrara about 3 min
  18. XVI. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 4 min
  19. XVII. A Marianna Brighenti - A Bologna about 2 min
  20. XVIII. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  21. XIX. Alla stessa - A Ravenna about 3 min
  22. XX. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 3 min
  23. XXI. A Marianna Brighenti - A Fermo about 4 min
  24. XXII. Alla stessa - A Fermo about 3 min
  25. XXIII. Alla stessa - A Fermo about 5 min
  26. XXIV. Ad Anna Brighenti - A Fermo about 5 min
  27. XXV. A Marianna Brighenti - Ad Ancona about 2 min
  28. XXVI. Alla stessa - Ad Ancona about 1 min
  29. XXVII. Alla stessa - Ad Ancona about 3 min
  30. XXVIII. Alla stessa - Ad Ascoli about 4 min
  31. XXIX. Ad Anna Brighenti - Ad Ascoli about 2 min
  32. XXX. A Marianna Brighenti - A Pisa about 3 min
  33. XXXI. Ad Anna Brighenti - A Pisa about 4 min
  34. XXXII. A Marianna Brighenti - A Pisa about 4 min
  35. XXXIII. Ad Anna Brighenti - A Pisa about 2 min
  36. XXXIV. A Marianna Brighenti - A Roma about 3 min
  37. XXXV. Ad Anna Brighenti - A Roma about 4 min
  38. XXXVI. A Marianna Brighenti - A Roma about 4 min
  39. XXXVII. Alla stessa - A Roma about 3 min
  40. XXXVIII. Alla stessa - A Roma about 3 min
  41. XXXIX. Alla stessa - A Bologna about 4 min
  42. XL. Alla stessa - A Cremona about 5 min
  43. XLI. Alla stessa - A Cremona about 3 min
  44. XLII. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  45. XLIII. Ad Anna Brighenti - Ad Arezzo about 3 min
  46. XLIV. Alla stessa - A Firenze about 2 min
  47. XLV. A Marianna Brighenti - A Bologna about 2 min
  48. XLVI. Alla stessa - A Bologna about 5 min
  49. XLVII. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  50. XLVIII. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  51. XLIX. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 1 min
  52. L. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 1 min
  53. LI. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  54. LII. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 4 min
  55. LIII. A Marianna Brighenti - A Novara about 2 min
  56. LIV. Alla stessa - A Novara about 3 min
  57. LV. Ad Anna Brighenti - A Novara about 2 min
  58. LVI. Alla stessa - A Novara about 3 min
  59. LVII. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  60. LVIII. Alla stessa - A Novara about 2 min
  61. LIX. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  62. LX. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  63. LXI. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 2 min
  64. LXII. Alla stessa - A Genova about 1 min
  65. LXIII. A Marianna Brighenti - A Bologna about 3 min
  66. LXIV. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  67. LXV. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  68. LXVI. Alla stessa - A Lisbona about 4 min
  69. LXVII. Alla stessa - A Porto about 3 min
  70. LXVIII. Alla stessa - A Madrid about 3 min
  71. LXIX. Alla stessa - A Madrid about 4 min
  72. LXX. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  73. LXXI. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  74. LXXII. Ad Anna Brighenti - A Bologna about 2 min
  75. LXXIII. A Marianna Brighenti - A Pavia about 2 min
  76. LXXIV. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  77. LXXV. Alla stessa - A Bologna about 3 min
  78. LXXVI. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  79. LXXVII. Ad Anna Brighenti - A Forlì about 4 min
  80. LXXVIII. A Marianna Brighenti - A Forlì about 4 min
  81. LXXIX. A Marianna Brighenti - A Forlì about 3 min
  82. LXXX. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  83. LXXXI. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  84. LXXXII. Alla stessa - A Modena per Vignola about 4 min
  85. LXXXIII. Alla stessa - A Modena per Vignola about 3 min
  86. LXXXIV. Alla stessa - A Modena about 3 min
  87. LXXXV. Alla stessa - A Modena about 3 min
  88. LXXXVI. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  89. LXXXVII. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  90. LXXXVIII. Alla stessa - A Porto about 3 min
  91. LXXXIX. Alla stessa - A Modena per Campiglio about 4 min
  92. XC. Alla stessa - A Modena per Vignola a Campiglio about 3 min
  93. XCI. Alla stessa - A Forlì about 4 min
  94. XCII. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  95. XCIII. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  96. XCIV. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  97. XCV. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  98. XCVI. Ad Anna Brighenti - A Forlì about 2 min
  99. XCVII. A Marianna Brighenti - A Forlì about 3 min
  100. XCVIII. Alla stessa - A Forlì about 2 min
  101. IC. Alla stessa - A Forlì about 3 min
  102. C. Ad Anna Brighenti - A Forlì about 1 min
  103. CI. A Marianna Brighenti - A Modena about 2 min
  104. CII. Alla stessa - A Modena about 2 min
  105. CIII. Alla stessa - A Modena about 2 min
  106. CIV. Alla stessa - A Modena about 2 min
  107. CV. Alla stessa - A Modena about 2 min
  108. CVI. Alla stessa - A Modena about 2 min
  109. CVII. Alla stessa - A Modena about 2 min
  110. CVIII. Alla stessa - A Bologna about 2 min
  111. CIX. A Marianna e Nina Brighenti - A Modena about 2 min
  112. CX. A Marianna Brighenti - A Bologna about 2 min
  113. CXI. Alla stessa - A Modena about 1 min

Continue:

Front matter

ct ct ct ct ct ct ct

ct ct ct ct

Indice

Prefazione

ct e lettere di , che per la prima volta veggono la luce in questo libro, si rinvennero fra le carte appartenute a Marianna Brighenti, figlia di , morta poverissima e più che settuagenaria pochi anni or sono in Modena. Scampate, quasi per miracolo, con poche altre, dalle mani d’un tabaccaio, le acquistò il chiaro Prof. , il quale ebbe la bontà di affidarmele.

Da queste lettere in gran parte io tolsi argomento alle mie , accolte da autorevoli periodici letterari e da eminenti cultori degli studi sul Recanatese, con una benevolenza che superò di gran lunga le mie stesse speranze; il favore che onorò il mio modesto libretto m’indusse a pubblicare quasi per intero il carteggio, del quale io m’era valso, e che avrebbe potuto portar luce novella su molti fatti, fino ad ora o del tutto ignoti, o mal noti.

Ho pensato che sarebber validissimo aiuto per conoscere intimamente la famiglia del sommo poeta delle queste

lettere, in cui confida ogni suo segreto più intimo a colei, che fu certamente la prediletta fra le sue amiche, e che da lei fu tenuta in conto di sorella. Da queste lettere inoltre veramente emerge il carattere della buona Contessa, e in queste lettere troviam minutamente descritta la sua mesta istoria: le disillusioni continue che le amareggiarono la vita, e le poche dolcezze che di quando in quando gliela consolarono. L’amicizia della Leopardi con Marianna Brighenti, e la sorella di questa, Annetta, durò inalterata per quarant’anni, dal 1829 al 1869: le lettere delle Brighenti erano a Paolina uno dei pochi conforti nell’abborrito soggiorno di Recanati. Versava nel cuore delle amiche le amarezze che le rendean così tristi i suoi giorni: faceva ad esse il racconto dei suoi amori.

Tutta la sua esistenza fu un continuo. desiderio d’amore. E, svanito ogni sogno, diceva vana la vita, salutava sola speranza la tomba, così come il sommo fratello, il quale, poichè aveva conosciute a sè inter- dette per sempre le gioie dell’amore, invocava, supremo bene, la morte.

«Ho bisogno d’amore, amore, amore!» scriveva nel 1822 al fratello Carlo Leopardi, e così alle Brighenti : «Io voglio ridere e piangere insieme, amare e disperarmi, ma amare sempre ed essere amata egualmente, salire al terzo cielo, poi precipitare». Esclamava la vita esserle morte continua ed atroce, poichè l’amore era fuggito per sempre da lei. Così Giacomo cantava dolorosamente nella :

L’ideale dell’uomo che Paolina avrebbe voluto possedere, era infinitamente lontano dalla realtà, sicchè, a quella creazione vaga della sua fantasia innamorata, ella avrebbe potuto dire quello che Giacomo alla sua Donna:

E, pur sprezzando la vita, infinitamente ella stimò la bellezza, così come che diceva la bellezza onnipossente.

Nessuno della famiglia Leopardi somigliò tanto a Giacomo, quanto ; per questo principalmente il sommo poeta predilesse a tutti la sorella. Raramente due fratelli si somigliarono tanto, come quei due, così valorosi entrambi ed entrambi così infelici.

Paolina adorò le arti belle: sopra tutte la musica: la sua gran passione erano le opere del . Anche Giacomo, se non fu per la musica addirittura entusiasta in tutto il senso della parola, amò sinceramente quest’arte, come la grande sorella della poesia: nuova e solenne smentita all’asserto del Gauthier che raramente si trovi nei poeti l’amore per le musicali bellezze.

Paolina amava singolarmente lo strano e l’ignoto e uno de’ suoi desideri più fervidi era di viaggiare e vedere tutte le meraviglie della natura: le giacciaie della Svizzera, il cielo di Napoli, un’aurora boreale. Sconsolata di tutto, desiderava quello come il solo conforto alla sua mesta esistenza. Com’è bella la natura, ella diceva, ma com’è brutta la vita». E :

Coltissima in tre letterature, nell’Italiana, nella Latina e nella Francese, era pur versata mediocremente nella filosofia. Era pessimista, come il fratello, specialmente in fatto d’amore. Aveva preso ad odiare acerbamente tutti gli uomini e compiangeva le amiche quando le dicevano d’essersi innamorate, come se le annunciassero allora la più terribile e la suprema delle sventure. Diceva essere il meglio vivere, liberi da ogni affetto, giorni squallidi, ma tranquilli, così come Giacomo diceva di sè nell’Aspasia:

In una cosa non somigliò a : in certi pregiudizi di casta, i quali facevano strano contrasto con molte idee filosofiche e sociali ch’ebbe comuni col sommo fratello. Alle Brighenti, che le chiedevano conto d’un certo suonatore, Monaldo Fidanza, dubitando ch’ella lo avesse amato un tempo, Paolina rispondeva secco secco: «Sappi che da suo padre noi compriamo panno bleu le livree!».

Assai diverse da quelle del poeta della canzone all’Italia furono pure le sue idee politiche. Aveva preso ad odiare i liberali, fino a dirli talvolta indegni dello stesso nome di uomini, e nei moti sfortunati, ma fecondi del 1848 ella non vedeva nulla più che un novello castigo divino.

Nè somigliò al fratello nella fede, fervidissima principalmente ne’suoi ultimi anni. Verità o errore, certo quella fede fu sola a consolarle i giorni amareggiati da tanti e così gravi dolori.

Gli ultimi dolori, e forse i più grandi della sua vita, glieli cagionarono gli scritti del suo Giacomo, in cui egli mostrava teorie religiose, tutte opposte alle sue; quegli scritti le strappavano dolorosamente le mistiche speranze di rivedere in un’altra vita il fratello, e le davano invece la certezza straziante di non aversi a ricongiunger mai più con quell’anima adorata.

Il fervore della sua fede religiosa giungeva a tale, da farle benedire alla impudente menzogna divulgata dal Padre ed imprecare al , immemore del reverente affetto ch’ella gli aveva un tempo portato. Non pare più la stessa che un giorno pendeva dal labbro del sommo improvvisatore in prosa, e che non si stancava di ammirare e di amare quell’uomo, al quale doveva pur tanto il suo diletto fratello.

Grandi dolori le arrecavano ancora le accuse scagliate contro i genitori, proclamati colpevoli dell’infelicità del fratello. Ella pure aveva un giorno levato voci di protesta contro il governo domestico, che la costringeva ad una vita priva di ogni gioia, che le rendeva vani i suoi desideri più cari e più ardenti: e amare querele contro quel governo, contro la rigida severità materna e la debolezza del padre udremo nelle lettere ch’ella scrisse alle amiche. Più tardi, affranta dai dolori, spenta la primiera vi- vacità del carattere, tutta assorta in altre speranze più tranquille e non terrene, parve dimentica di tutto, e si levò a difendere quelli stessi che prima aveva accusati. Però negli anni giovanili vivamente e pur giustamente ella aveva protestato contro l’aspra schiavitù in cui era tenuta. Non le si permetteva di uscir mai di Recanati, tranne le poche volte in cui portavasi coi genitori a visitare la santa casa di Loreto. Le era interdetta ogni corrispondenza, anche con donne, e per iscrivere alle Brighenti doveva ricorrere all’inganno, facendosi complice il buon Sebastiano Sanchini, il quale riceveva le lettere dirette a lei e gliele consegnava poi di notte tempo nella biblioteca, quando tutti dormivano, con gran mistero, quasi si trattasse d’una congiura. Le Brighenti eran venute nel 1831 a Fermo, a poche miglia da Recanati, e , che pure avrebbe desiderato ardentemente di vedere una volta almeno le amiche, è costretta a scriver loro che, se anche fosser venute nel suo paese, nè alla chiesa, nè dalla finestra avrebbe potuto scambiare un solo sguardo con esse.

«Con una menomissima parte di quella libertà che godono tutti quelli che vivono, scriveva, io godrei almeno un momento dell’ineffabile giora che voi, o care, mi fareste provare; ma io non mi azzardo a dire il rigidissimo sistema d’osservazione in cui io sono tenuta, e che mi fa sicura di non dover trovare pace fuor che..... già comprendi dove». ùIl governo domestico ella non lo chiamava altrimenti, che schiavitù, catena orribile, che la costringeva a vivere senz’anima, senza pensiero. . I matrimoni offerti all’infelice fanciulla, erano mandati a monte l’un dopo l’altro, quasi sempre per questione di dote. E la rigidezza usata in questo con lei, non era diversa da quella che i vecchi Leopardi aveano usato con Carlo Leopardi, quando sposò, contro l’avviso loro, quell’angiolo vero di bellezza e di bontà, che fu Paolina Mazzagalli. Ma la Mazzagalli, per quanto nobile, non era abbastanza ricca, e per sette anni, dal 1829 al 1836, le fu interdetto di por piede nella casa dei Leopardi. Ma per la povera tutto fu vano: il suo sogno di avere un giorno una casa propria, di sentirsi riamata da un uomo, a cui avrebbe voluto dare tutti i suoi pensieri e tutto il suo affetto, svanì, e ai genitori principalmente ella dovette l’infelicità della sua vita. Però, anche quando ella levava quelle amare, ma giustissime proteste contro chi la rendeva infelice, non sospettò giammai, come talvolta aveva sospettato il fratello, del cuore paterno. amò il padre ardentemente in vita, e lo pianse, morto, con lagrime di dolor vero. E veramente era in fondo d’animo buono, amò i suoi figli d’un affetto profondo; il suo peccato furono i molti pregiudizi strani, ai quali, con una cocciutagine piuttosto unica che rara, volle conformare ogni sua azione. Ebbe una fiducia eccessiva nella sicurezza el suo pensare: confessava, senza reticenze, egli stesso che gli pareva sragionasse chiunque non la pensava come lui. Con tutto ciò fu debolissimo verso la moglie, donna più di testa che di cuore e ossequente a massime stranamente rigorose di perfezione cristiana. I rapporti di lui coll’Antici sono mirabilmente descritti dalle parole di Paolina: « Si dette il caso, quand’io era piccina, piccina, anche forse quando non ero nemmeno nata, che la gonna di mia madre, s’intrecciò fra le gambe di mio padre, non so come. Ebbene, non è stato più possibile ch’egli abbia potuto distrigarsene. Se non era questo fatto, noi ottene- ་ vamo tutto da Papà ch’è proprio buonissimo, di ottimo cuore, e ci vuole molto bene; ma gli manca il coraggio di affrontare il muso di mamà anche per una cosa lievissima, mentre ha quello di affrontare il nostro assai spesso, poichè, Marianna mia, non se ne può più affatto affatto.

Io vorrei che tu potessi stare un giorno solo in casa mia, per prendere un’idea del come si possa vivere senza vita, senz’anima senza corpo. Io conto di esser morta da lungo tempo, quando perdei ogni speranza, dopo aver sperato tanto tempo inutilmente, allora morii; ora mi pare di esser divenuta cadavere, e che mi rimanga solo l’anima, anch’essa mezzo morta, poichè priva di sensazioni di qualunque sorta».

Dei bisogni dell’età giovanile, e dei caratteri ardenti dei figli, Adelaide non riuscì mai a farsi un giusto concetto, e le parevano ingiuste le pretese de’ suoi figli, di togliersi qualche volta dalla monotonia della casa paterna e del borgo natale, di cercare anche fuori delle mura domestiche e l’affetto e l’amicizia, e di pascere le loro anime d’altre speranze e d’altre dolcezze che non fossero quelle della famiglia e della religione. Poi la famiglia ella non si curò di renderla cara ai suoi figli coll’amorevolezza, colla confidenza vicendevole; voleva comandare a bacchetta, e in casa sua richiedeva la regola d’un convento.

- «E pure, io non sono intesa, diceva dolorosamente , no non lo sono - ah si, hanno ragione, è vero! Io ho da mangiare quanto voglio, da dormire quanto voglio; posso lavorare e non lavorare, se mi piace: non sono innumerabili quelli che si chiamerebbero felicissimi se potessero fare questa mia vita? Dunque sono io che non mi contento mai, che ho dei desideri insaziabili (poichè il mangiare e il dormire non mi contenta), che formo l’infelicità mia, e l’altrui. È vero, io non me ne ero accorta! Se io potessi cambiare questa mia testa e questo mio cuore, con la più sciocca testa e il più freddo cuore che fosse al mondo, lo farei volentieri, e certo sarei allora più felice e più lieta».

Quello di Adelaide fu forse errore, più che di cuore, di principi, ma errore che la storia non può perdonarle, come non può perdonare a Monaldo la debolezza eccessiva con cui cedette sempre ai voleri di lei. Fu soverchia la severità con cui giudicarono. alcuni i genitori di : - s’arrivò a far credere una mente volgare, e Adelaide una madre priva affatto di cuore. Da questo però al dirli genitori in tutto meritevoli dell’affetto dei figli, ci corre, e, spassionatamente studiando i documenti che li riguardano, mi pare che non si possa formare di essi un così indulgente giudizio.

Non furono tiranni; ma non bastano a scusarli gli errori della loro casta e quelli del loro tempo. Genitori tali nessuno augurerebbe a chi ama, a chi vorrebbe che nella famiglia trovasse quelle dolcezze, che sono le più soavi e le più necessarie.

ct

Ed ora due parole intorno ai criteri seguiti nella scelta e nella stampa di queste lettere.

Le lettere della alle Brighenti sono 164; ma io pubblicai soltanto quelle che avevano una vera importanza, o per la storia della sua famiglia o per l’intima conoscenza del carattere di lei. Per questo riguardo le lettere scritte negli ultimi anni sono di assai poco conto, essendo generalmente brevi biglietti in cui la buona Contessa non fa che dare in succinto alle amiche notizie della sua salute, e chiedere della loro. Talvolta le conforta nei dolori molti e gravi che le affliggono, e al conforto la buona Signora unisce di quando in quando un soccorso, fedele all’amicizia antica e affettuosissima che la legava ad esse. Ben poche di quelle ultime lettere io diedi alla luce, per non aumentare la copia delle pubblicazioni inutili; pubblicai invece quasi tutte quelle scritte dal 1830 al 1840, perchè quasi tutte, storicamente, importantissime.

Nella stampa m’attenni scrupolosamente agli autografi. Le date, quando non apparivano nelle lettere, le dedussi da ragionevoli congetture.

Io non so quale accoglienza avrà dal pubblico questo libro; mi riempirono il cuore di speranza le autorevoli parole che ne salutarono l’annuncio. A me basta, pubblicando questi nuovi documenti, la coscienza d’aver fatto opera modesta, ma utile agli studi leopardiani. Coll’odierna tendenza della storia letteraria, i documenti non sono mai troppi, per salvarci da errori o da giudizi troppo avventati.

Parma, nel Marzo del 1887.

I. A Marianna Brighenti - A Bologna

ct ct ct

Stimatissima Signora Marianna

Sebbene non abbia io il bene di conoscerla personalmente, pure ho parlato tanto con mio fratello di Lei e de’ suoi, e delle cose sue, che molta stima ed interesse io prendo per quanto riguarda si Lei come la sua famiglia. Ed è appunto in favore di questo interesse che io chiedo perdono del venire ora, sebbene sconosciuta, a domandarle nuove del suo Sig. Padre in nome di mio fratello , che ansiosamente desidera sapere se il Sig. , se Lei, se tutti i suoi stanno bene, se si ricordano di lui, e dell’amicizia che li ha legati insieme sino ad ora.

Da tempo immemorabile egli non ha avuto più lettere dal suo genitore; egli spera che goda buona salute, che non lo abbia ancora dimenticato, ma se Lei vuole avere la bontà di accertarmelo, noi le ne saremo veramente obbligati, e cagionerà a mio fratello gioia grande. Egli saluta caramente Lei, e tutti i suoi uno ad uno. Per la sua salute non molto buona egli mi ha incaricato di questa commissione, quale io con piacere eseguisco, poichè mi procura la compiacenza di attestarle l’interessamento che io prendo per la sua famiglia, e di farle ancora i miei rallegramenti per la nuova carriera da Lei intrapresa, quale io le auguro di vero cuore piena di felicità e di onore, come prosperamente ha già sominciato ad esserle. La prego dei miei complimenti al Sig. , ed ai suoi, ed a volere di nuovo scusare l’incomodo che le porto, mentre sono di cuore

II. Alla stessa

ct ct

Preg. Signora Marianna

Io dubitava bene che non fosse mai pervenuta al suo destino una mia lettera diretta al suo Sig. Padre (dopo la carissima sua da Modena), poichè da quel tempo non abbiamo avuto alcuna notizia nè di lei, nè della sua famiglia. Per commissione di mio fratello scriveva in allora al Sig. Pietro, e lo ringraziavo della sua ultima di lui amatissima al medesimo, e lo assicuravo ch’Egli e tutti i suoi vivrebbero eternamente nella sua memoria e nel suo cuore. Ora vedo che quella lettera si è perduta e me ne duole, chè questa perdita è cagione che lei non mi ha tenuto la parola di darmi notizia delle sue imprese e delle sue glorie; e se non avessi veduto soventi volte il suo nome ripetuto con onore nei giornali teatrali, me ne sarei doluta ancora di più. Ed ora io mi rallegro tanto tanto con lei dei suoi felicissimi passi, i quali la dimostrano chiaramente provetta nell’arte amabilissima da lei abbracciata, e mio fratello se ne rellegra con me, ed entrambi desideriamo che abbia effetto la sua venuta in Ancona per avere allora il contento, egli di rivederla, ed io di fare la sua conoscenza.

Mio fratello seguita sempre nel suo stato di salute debolissimo, con il suo solito male al capo ed agli occhi che gl’impedisce anche la più piccola applicazione, e che rende perciò la sua vita molto infelice. La cordialità e l’attaccamento di lei e dei suoi gli è sempre di consolazione, ed io posso accertarla ch’egli ha i medesimi sentimenti per lei e per tutta la sua cara famiglia.

Che le dirò poi del rame del ritratto di ? É stata tanta la nostra aspettazione, il nostro desiderio di riceverlo, questo dono graziosissimo del suo Papà, che temevamo pur troppo che non giungesse mai nelle nostre mani: — e così è stato. Noi non lo abbiamo ricevuto! e dopo tanto ritardo possiamo sperare che non si sia smarrito? Lei non può immaginarsi quanto sia grande il nostro dispiacere per questo caso; ma ciò non fa che mio fratello ed io non rendiamo distinte grazie al suo buon Papà, il quale certo non poteva farci dono più gradito.

La prego di presentare i miei complimenti ai suoi, ed ella mi creda con tutto l’affetto

III. Alla stessa - A Bologna

ct ct ct

Ecco ch’ella ha riveduto, e lasciato mio fratello! So quanto ed ella, e suo Padre, e tutta la sua famiglia lo amano, e m’immagino bene il contento che avranno provato nel vederlo. Quando poi sia stato quello di nel trovare tutti loro costi, dove, per qualche tempo, aveva disperato di trovare, io me lo figuro, conoscendo qual posto distinto tutta la famiglia Brighenti tenga nel cuore di mio fratello, il quale me ne ha parlato sempre con il più grande amore, e mi diceva che il piacere che avrebbe provato nel rivedere il suo papà, era come se avesse riveduto uno della nostra famiglia. Egli sperava di giungere all’improvviso, come avrebbe certamente fatto, se qualche incomodo sofferto non lo avesse trattenuto, e non gli avesse fatto differire la partenza di più settimane, e perciò io non le scrissi nulla in questo proposito. credendo ch’egli potesse eseguire il suo desiderio. Ma, o aspettato o non aspettato ch’egli sia giunto, la consolazione scambievole sarà egualmente stata grande, e deliziosa. Il desiderio mio sarebbe di ricevere da lui lettere frequenti e lunghe; ma come sperarlo, conoscendo quanto gli sia d’incomodo lo scrivere?

Ed ecco che io non so se ha veduto la famiglia Tommasini, s’egli è andato a Parma, se la sua salute col viaggio si è migliorata ecc. Mi perdonerà ella, se chiedo notizie a lei, a quella che deve averlo veduto tutti i giorni del suo trattenimento costi? Mi farebbe certo gran piacere, se ciò non le fosse di noia, e mi compenserebbe un poco per il dolore della separazione ch’ella può credere quanto sia grave. Da costi mi ha mandato un caro dono, che io terrò sempre con il più grande affetto, e che m’immagino da quali mani sia uscito, e perciò anche queste ringrazio con tutto il cuore. Sempre più piango e piangerò la perdita del tal pacco; e il nome della non mi sarà mai molto gradito. Si faranno, come Ella dice, delle ricerche all’Ufficio della diligenza in Roma, ma pur troppo saranno inutili. Che fa ella, cara signora Marianna?

Attendo sempre e scorro impazientemente i giornali teatrali, per vedervi il suo nome: ma ora ella riposa, e ne ha ragione, dopo le fatiche del carnevale. Godo nel sentire che anche la sua sorellina si disponga a correre nella medesima car- riera, la qualo io ho considerata sempre come dilettevole, e quasi invidiabile. Faccia, la prego, a questa sua sorella, i miei affettuosi saluti, ed ai suoi genitori i miei distinti complimenti, ed ella riceva un abbraccio della sua amica

La prego a dirigere da ora in poi (nel soprascritto soltanto) le sue lettere al sig. D. Sebastiano Sanchini a Recanati. Se Ella ora suppone ch’io non sia molto felice, ha ragione, perfettamente ragione.

IV. Alla stessa - A Bologna

ct ct ct

Mia Cara!

Ebbene, sia fatto come voi volete, e come il mio cuore giá desiderava, e voleva proporvi; ma anche voi farete lo stesso con me, non è vero? Io lo spero, ed essendo questo il primo favore ch’io vi domando dopo che voi con le vostre care ed affettuose parole mi avete dato il diritto di chiedervene qualunque, non ho alcun dubbio di doverlo ottenere. La vostra carissima lettera mi ha rallegrato, consolato, intenerito. La viva amicizia che voi mi dimostrate e che io contraccambio con eguale tenerezza, mi fa provare dei sentimenti ch’io credevo di non dover più gustare, ora che da lungo tempo sono divenuta fredda ed insensibile anche all’amore. E come non lo sarei dopo di aver perduto da gran tempo la speranza di unirmi all’oggetto che io amavo, e dopo di aver veduto morire sotto i miei occhi un fratello, giovane amabilissimo, vero angelo di bontà e d’ingegno? Noi avevamo passato insieme ventitre anni, senza separarci un momento, ci amavamo tenerissimamente, ed egli era quasi il mio prediletto! Non potete mai immaginarvi, o Marianna mia, quale spasimo di dolore io abbia provato, e quale inesauribile sorgente di affanno e di melanconia questa perdita terribile sia cagione a me, che desidero con tutto il cuore di vedere finita una vita, che è continuamente abbeverata di dolore e di pianto....

Ma perchè io vi contristo, o mia cara? Voi dovete essere allegra, brillante; voi, che senza dubbio farete col vostro canto palpitare i cuori dalla gioia e dal piacere, voi non dovete conoscere il dolore nemmeno per ombra ed io certo non vi avrei parlato mai delle mie pene, se voi medesima non mi aveste ispirata una confidenza grandissima nel vostro cuore e nella vostra amicizia, che mi sarà sempre di consolazione e di superbia. Spero che anche voi avrete in me la stessa confidenza, e che crederete sortite veramente dal fondo del mio cuore le parole con le quali io vi assicuro di una tenerezza vivissima, e di una amicizia eterna.

Fra gli altri motivi che hanno renduto così triste la mia vita e che hanno disseccato in me le sorgenti dell’allegrezza e della vivacità. uno è il vivere in Recanati, soggiorno abbominevole ed odiosissimo; un altro poi è l’avere in Mamà una persona ultra-rigorista, un vero eccesso di perfezione cristiana, la quale non potete immaginarvi quanta dose di severità metta in tutti i dettagli della vita domestica. Veramente ottima donna ed esemplarissima, si è fatta delle regole di austerità assolutamente impraticabili, e si è imposti dei doveri verso i figli che non riescono loro punto comodi.

Ci vogliamo però tutti un bene infinito, ed a forza di assuefazione si riesce a sentire meno gravoso il peso di queste sue massime. In conseguenza di questa cosa vede con gran dispiacere, anzi non vuol soffrire ch’io faccia amicizia con alcuno, perchè (dice essa) ciò distoglie dell’amore di Dio; e non può vedere nessun soprascritto di lettera a me diretta, fosse anche del suo Santo protettore. Ed è per questo ch’io vi ho pregata a cambiare la direzione della vostra, come avete fatto, e come vi compiacerete di continuare. Ora dovrei chiedervi perdono dell’avervi parlato tanto di me, e delle cose mie; pure non lo faccio, perchè lo avete voluto voi, e perchè se voi mi parlerete, come io spero, egualmente di voi e delle cose vostre, delle vostre speranze, dei vostri studii, dei vostri successi, io ne sarò estrememente contenta e consolata. Mi sono stati assai grati i dettagli che mi date di e del noto pacco; ma lo credereste? Giacomo nelle sue quattro righe che ogni settimana ci scrive, non ci ha detto una parola di questo affare; ed io, come vedete, non posso mostrare a Papà di saperlo. Scriverò dunque subito a Giacomo affinchè ci scriva, o faccia scrivere, o mandi quel brano di lettera, di cui voi mi parlate. Ma certo è cosa molto curiosa che essendo questo pacco tanto vicino a noi, non sia ancora in mano nostra.

Dunque voi andate in Toscana! È inutile ch’io vi dica quanta compiacenza io ne abbia per voi e per la vostra famiglia, alla quale presenterete i miei complimenti. Terrò sempre gradita memoria delle vostre gentili offerte, e vi prometto di prevalermene con pienissima libertà tutte le volte che mi occorra.

Ma quanto siete buona ed affettuosa! Lasciate ch’io vi baci e vi abbracci, come abbraccio pure vostra sorella, alla quale volevo dire una parola ma non vedete che non ho sito? Che essa dunque mi scusi. Giacomo ha scritto, e ha mandato tutto, onde a momenti speriamo di avere il pacco.

V. Alla stessa - A Bologna

ct ct ct

Cara Marianna mia!

La vostra carissima lettera non poteva giungere nè più gradita nè più desiderata; essa mi ha compensato della pena che mi avevano cagionato i vostri complimenti dell’ultima.

Sapevo bene, e mi ripetevo ad ogni istante che voi mi scrivevate in tal modo per togliermi dei dispiaceri, ed io ritrovavo in essa nuove prove di vostra delicatezza e bontà; ma siamo forse noi sempre padroni della nostra ragione? Con tutto quello ch’essa mi diceva io temevo che voi mi amaste meno di quanto mi facevate credere con la vostra antecedente ed ero in continua smania di averne un’altra la quale mi ridonasse la mia amica, i suoi sentimenti, ed il suo affetto, che sarei inconsolabile s’io perdessi. Ed è venuta finalmente quest’altra, ed io la tengo, e la metto sul mio cuore, cui fa provare della calma e delle sensazioni cosi nuove, così dolci, ch’io vorrei sapere e potervi ringraziare quanto lo meritate per tanta vostra bontà, per tanto amor che mi mo- strate, e per le vostre espressioni così affettuose e consolanti. Ma sapete ch’io scorgo in voi una anima rara, un cuore come se ne trovano pochi, veramente invidiabile, eccellente? Non so se combiniamo insieme nella stima e nella diffidenza generale degli uomini, ma io che so e vedo quanto poco vale questo genere umano, tutto composto di egoismo, di puro egoismo, e quanto sono rari ed impercettibili quelli che si possono, non dico amare, ma stimare, tanto più io vi ammiro, o cara, e vi considero come un ente privilegiato, e stimo fortuna grande, inaprezzabile l’avere acquistata la vostra amicizia, ed il vostro onore, che voi mi avete offerto, e che ora io considero già come mio.

Quanto mi sono cari i dettagli che mi date di voi, della vostra famiglia! ma quanto vi compiango per avere amato tanto tempo invano. Quanto mai avete dovuto essere infelice! Io sapevo che ai nostri tempi questa è sempre la sorte delle persone che amano come voi, o che hanno un cuore come il vostro; ma e che cosa dunque ha di buono la vita, quando abbia ad essere composta di pene simili, e non è meglio, mille volte meglio, morire nelle fasce? Mi pare che mi abbia nominato l’oggetto del vostro amore, ed io l’ho dimenticato; nè crediate ch’io ora voglia saperlo, poichè già non lo conosco, e poi io l’odierei, oh sì! l’odierei assai, assai ma voi consolatevi, o anima mia, colla certezza che non meritava certo l’amor vostro chi ha disprezzato un cuore così tenero e sensibile come quello della mia amica. Ed a proposito di amore, sapete che mia cugina è divenuta gelosa di voi, benchè non vi conosca? le ha raccontato ciò ch’egli vi diceva di Carlo Leopardi; nostro fratello, ch’era egli un bel giovane, e la comparazione che voi faceste di lui con , ebbene! essa non vorrebbe certo che Carlo vi vedesse, e non vuole ch’egli le parli di voi, e in somma ne è gelosa!

Ma non crediate mica perciò che mia cugina sia una stravagante nè una sciocca; essa non fa altro che amare perdutamente suo marito, e considera come una disgrazia irreparabile il perdere uno solo dei suoi pensieri. E, giacchè vi ho nominato mia cugina, voglio dirvi che anch’essa è per me un oggetto di sommo dolore, nel tempo stesso che ci amiamo tenerissimamente. Io la ho amata tanto questa cara persona che me ne ero fatto quasi un idolo; essa era l’unico mio pen- siero vegliando e dormendo, essa era per me il vero tipo della bontà, non avevo altro desiderio che di vederla, e, come potete bene figurarvi, avevo renduto mamà cost gelosa, che io ne ero disperata; ma ora che mia cugina è divenuta moglie di mio fratello, e che i miei genitori non volevano, io non la vedo più, e sono rimasta sola, affatto sola! Voi non potete figurarvi i miei pianti, il mio dolore, ed io non potrei mai descriverlo.

Da più giorni vi rinnovo assai di sovente, anzi tutte le volte ch’io passo dinanzi ad un certo quadro, i ringraziamenti per il caro dono che il papà vostro ha fatto a Giacomo. Se sapeste quanto mi ha divertito lo svolgere quel pacco, e trovarvi delle carte appartenenti ad una certa mia amica! per esempio un sonetto in onore suo una coperta di un libro di musica; tutti oggetti ch’io tengo con un poco di devozione e di entusiasmo. Ora vi preparerete al viaggio. per la Toscana, non è vero?

Non ve lo vorrei dire, ma pure, v’invidio, se non altro perchè avete uno scopo nella vita; e certo molto onorevole ed affettuoso. E se voi sapeste che vita oziosa che faccio io, vi spaventerebbe: io non faccio che dormire, e desiderare di dormire semprepiù, fosse anche per sempre! Addio cara ed amatissima! Mi scriverai prima di partire per la Toscana?

The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.

Loading the full text…