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G. ZIDIMECO
La Valle Seriana
GUIDA
Dedica
alla gentile
soave ed imperitura memoria
di
ADA LUIGIA SASSI-ZAMBETTI
che tanta parte di me stesso
seco portò morendo
queste pagine sulla Valle Seriana
dedico
Prefazione
La Valle Seriana, dotata dalla natura di un importante corso d’acqua, fiancheggiata da ameni colli svolgentisi in non meno vaghi monti, ricchi di acque salubri e di prodotti molteplici, traversata da una comoda ferrovia, popolata da molti e grandiosi opifici, danti lavoro e lucro a molte migliaia di abitanti, si può ben oggi chiamare una delle più felici fra le sue consorelle delle Prealpi.
Gli è perciò che una Guida descrittiva, storica, artistica e pratica di questa Valle ci è parsa non solo opportuna ma necessaria, per non dire indispensabile. — Far meglio conoscere i suoi prodotti, il suo commercio, le sue industrie, renderne più note e più apprezzate le sue bellezze, farla meta gradita di deliziose escursioni e di piacevole soggiorno ai nazionali e ai forestieri — ecco lo scopo della medesima.
Il buon volere che vi abbiamo messo ci fa sperare che non sarà per riuscirvi sgradita. Che se fossimo riusciti almeno ad accontentarvi, vi daremo in un’al- tra prossima pubblicazione il resto della valle: Valle Seriana Superiore, sino alle sorgenti del Serio ed a’ suoi laghi, fra i quali il lago Maggiore, che se proprio proprio non è il Verbano, non manca peraltro di bellezze e di particolarità sue speciali. — Valete.
Milano, maggio 1900.
AVVERTENZA. — A comodo dei Signori Ciclisti che pedalanti percorrono questa Valle, abbiamo stimato opportuno aggiungere a questa Guida alcuni dati sulla viabilità della medesima, dati tolti dalla pregiata Guida-Itinerario pubblicata a cura del Touring Club Ciclistico Italiano (Associazione Nazionale fra Ciclisti e Viaggiatori. Sede Centrale: Milano, Via Gabrio Casati N. 2). — Vedasi in fine).
NB. Per questa Guida vennero consultate le seguenti opere:
. . — Venetiis, 1531.
. . — Bergamo, 1804
. . — Bergamo, 1816.
. . — Annali universali di statistica, Vol. 39.
. Idem, idem.
. . — Bergamo, 1805.
. ossia storico, politico, naturale, ecc. — Bergamo, 1825.
.
. .
. , opera voluminosa ed importantissima.
Bergamo
BERGAMO.
(Vergamum — Bergomum — Berg-hem).
L’origine di Bergamo è remotissima. e volevano che i Bergamaschi scendessero dagli Orobii; è certo però che 250 anni avanti G. C. essi vennero assoggettati a Roma e più tardi ottennero la cittadinanza romana. Molto soffrì Bergamo nelle invasioni barbariche e dovette piegare la fronte a tutte quelle orde immense che, come torrente furioso, si rovesciavano giù dalle Alpi verso le pianure del Po. Governata da un Duca (Ottone?) sotto i Longobardi, conquistata da Arnolfo re di Germania, arsa dagli Ungari chiamati da re Berengario, si resse nel IX secolo a comune libero e come tale entrò a far parte della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa. Nella seconda lega contro , viste pericolare le sorti dell’armi si rivolse all’opposto partito. Nel 1332 i Visconti riunirono sotto il loro potere anche Bergamo. Travagliata dalla discordia dei Guelfi e de’ Ghibellini, la città continuò sotto quel potere fino al 1427, poi spontaneamente si diede in potere della repubblica Veneta. Qui non finirono però le vicende di questa città perchè nelle lunghe guerre di dominazione che si combatteva in Italia fra gli Spagnuoli, i Tedeschi ed i Veneti al principio del XVI secolo, Bergamo fu uno dei luoghi più contrastati e nello spazio di solo quattro anni fu assediata, presa e ripresa per ben dodici volte. Ritornò dopo in potere della Repubblica di Venezia, quindi fece parte della repubblica Cisalpina, poi del Regno d’Italia come capo del Dipartimento del Serio, poscia del R. Lombardo-Veneto ed ora è capoluogo d’una ricca e importante provincia d’Italia. — Bergamo fu travagliata da una pestilenza terribile che uccise tre quarti della sua popolazione (1629-30).
Bergamo è fabbricata a guisa di anfiteatro sopra a tre poggi che s’innalzano in mezzo a ridentissime colline fra i fiumi Serio e Brembo. Alla città che è cinta da mure solidissime e da bastioni, fanno corona parecchi sobborghi, quattro dei quali sono cinti da altre mura e formano come un sol corpo colla città, sicchè, mentre l’antica Bergamo si dice città alta, i sobborghi chiamansi città bassa. Le fortissime mura di Bergamo sono ora ridotte ad amenissimi luoghi di passeggio.
Di molti edifizî è ricca la città di Bergamo. Il Duomo di Bergamo riedificato nel 1480 da e restaurato nel dal cav. , è un bell’edifizio che, fra le molte cose degne di osservazione, ha un ricchissimo altare disegnato dall’ e da Filippo Alessandri. Il tempio di Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo), formato a croce greca, è il più bello della città, ricco com’è di pitture dovute ai pennelli del Camillo Procaccini, del , del , dello e del . In detta chiesa evvi la Cappella Colleoni. Nella città bassa è la chiesa di S. Alessandro, ricca essa pure di buoni dipinti. — Oltre alle chiese sono in Bergamo bei palazzi, fra i quali, primeggiano quelli della Prefettura, del Palazzo Nuovo di Bergamo, architettato dallo , quello dell’Accademia Carrara, ecc. ecc. È interessantissimo fra gli edifizi di Bergamo anche quello della fiera.
Molti uomini celebri hanno avuto i natali in quest’illustre città. Nomineremo, fra altri, Aldovrandi Ulciporzi professore di diritto a Venezia nel 1271; Arrigo Capra orefice, divenuto letterato egregio, ed amico del ; l’agostiniano , storico del suo ordine; il Reggio, professore di eloquenza; il , medico insigne; , padre del grande ed infelice ; i poeti , , , ; l’architetto , il Bartolomeo Colleoni, gran capitano ed il grande , maestro di musica a cui la patria ha nell’anno 1897 innalzato un monumento, originale nel suo concetto.
NB. Di Bergamo vedansi, per tacere d’altre, le seguenti guide: 3 3 3
Redona
È Redona un comune di ab. 1282 secondo l’ultimo censimento, 1881. È composto di parecchie frazioni, quali: Baio, Carpega, Cinquedò, Foppa, Formica, Monterosso, Marsanico, Martinella e Zogno. Ha stazione propria. Sua superfice censita Ettari 346. Ufficio postale a Bergamo, da cui dista 1800 metri e quasi forma un suo sobborgo. Feracissimo e ridente è il suo suolo. Parte si stende al piano e parte si dilata sulle pendici meridionali del monte Maresana. Ha boschi produttivi, molti gelsi e dà copiose raccolte di cereali. Serve di villeggiatura suburbana a varî signori bergamaschi.
Arte. — Chiesa prepositurale (pieve di Seriate) dedicata a S. Lorenzo. Vi si ammirano le seguenti pitture:
Nel coro, pala rappresentante S. Lorenzo, titolare, opera delle più pregiate del nostro Gian Paolo Cavagna. Quadro del nostro Roncelli colla data 1588. Altro quadro di Andrea Vicentino. Un Crocefisso, opera del nostro Andrea Fantoni. Statua della B. V. del Rosario del nostro Sanzi.
Industria e commercio. — Ha varie filande per la seta, una cartiera, una sega da legnami, molini da grano; rinomato quello a sistema americano Samuele Zopfi le cui farine sono conosciute, vendute e ricercate su molti mercati anche fuori di provincia. Il vasto fabbricato di detto molino trovasi sulla strada provinciale e dista a pochi metri dal Comune e dalla Ferrovia della Valle Seriana, Valle Seriana.
Scuola e beneficenza. — Classi obbligatorie. — Pia Istituzione denominata «Consorzio» a favore partorienti e infermi meschini.
Memorie storiche. — Nelle vicinanze si possono ancora vedere i ruderi di due antichi castelli. Si dice che in uno di questi, e precisamente ai 3 aprile 1160 si togliesse la vita la virtuosa donzella Antonia Bonzi, per sottrarsi, come dice la cronaca, alle impudiche brame di Federico Barbarossa.
Torre Boldone
Per comodissimo stradone, a km. 2,400 a greco da Bergamo trovasi Torre Boldone colla Imo Torre. Sua superfice censita Ettari 333. Ufficio postale in luogo. Popolazione abitanti 1118. Come la finitima Redona anch’essa si stende parte al piano e parte sulla falda orientale del monte Maresana. Fertilissimo ha pure questo paese il suolo, col beneficio di comoda irrigazione. Aria saluberrima.
Arte. — Ha la chiesa parrocchiale (pieve di Seriate) di vago disegno, come il campanile, di forma ottagona, a croce greca ed è dedicata a S. Martino Vescovo. Vi si ammira dalla cupola una medaglia dipinta dal Ferrari rappresentante la gloria di S. Martino Vescovo. All’arcata dell’altar maggiore la morte di S. Martino dello stesso. Vi si ammirano pure due altri bei quadri dello sbrigativo nostro Antonio Cifrondi.
Industria e commercio. — Mulini da grano, seghe per legnami, un maglio per ferro, un cotonificio messi tutti in moto da una roggia derivata dal fiume Serio.
Scuole e beneficenze. — Scuole obbligatorie. — Per la beneficenza vi è l’opera pia Misericordia, scopo della quale è un’annua distribuzione di sale a tutte le famiglie del comune e soccorsi in denaro a circa 42 poveri infermi. Nel casale di Imo Torre, appartenente alla nobile famiglia Camozzi vi era un monastero di Domenicani trasferito da S. Carlo Borromeo in Bergamo.
Ranica
Proseguendo la strada provinciale a due chilometri circa da Torre Boldone, sei da Bergamo ed a tramontana si trova Ranica. Comprende le frazioni di Biandazzo, Chignola, Gatta, Piazza e Riva. Sua superficie Ettari 407. Popolazione ab. 1243. Ufficio postale a Bergamo.
Il suo territorio in parte è montuoso, in parte è piano. La parte montana è coltivata a boschi e vigneti; la pianura è feracissima di frumento. Vi prosperano anche i gelsi e le piante fruttifere.
Arte. — Bella è la sua chiesa prepositurale. Fra le sue eccellenti pitture sono da notarsi: Pala all’altar maggiore rappresentante il martirio: S. Felicita madre e suoi figli e fratelli martiri, opera del nostro Zucchi. La Deposizione di Cristo dalla croce, di Gian Paolo Cavagna. Il battesimo di Gesù, con altri quattro quadri che si attribuiscono al nostro Giovan Battista Moroni ed una recente del Francesco Coghetti.
Industria e commercio. — Vasti, grandiosi cotonificii e molte altre industrie vi prosperano felicemente.
Scuole e beneficenza. — Scuole obbligatorie. — L. P. Misericordia.
Villa di Serio
Chi percorrendo la strada provinciale o la ferrovia spinge lo sguardo al di là del Serio, ove ha più esteso il suo letto, vede Villa di Serio. Ha parecchie frazioni come: Rinnovata, Calvera, Caselle, Casino, Casetti, Fontane, Sedrine, Frana e Tassere.
Sua superficie Ettari 409. Popolazione 1067. Ufficio postale al vicino Scanzo.
Il territorio, bagnato dal Serio, è in alcune parti ghiaioso e quindi improduttivo; nel resto è ferace e coltivato a biade, gelsi e viti, che danno un vino di eccellente qualità. Questo paese era detto una volta Riva di Serio perchè appunto trovasi sulla sponda del Serio a km. 7,800 da Bergamo.
Arte. — La prepositurale di grandiosa e bella architettura è dedicata a Santo Stefano protomartire. Vi si ammira all’altar maggiore un celebre dipinto di (il nostro Talpino) e sono pur degni di osservazione due buoni affreschi che si credono del e del . Possiede essa chiesa anco uno stendardo dipinto dal celebre nostro nel quale rappresentasi da una parte S. Stefano protomartire, dall’altra il divin Redentore risorto. Altri lavori pregevoli di sacro argomento vi si trovano in alcuni Oratori sparsi nelle vicinanze.
Industria e commercio. — Vi prospera l’industria della seta.
Scuole e beneficenza. — Scuole obbligatorie. — Sonvi due opere pie: Luogo pio della pietà e La Misericordia.
Memorie storiche. — Durante il dominio veneto, unitamente a Scanzorosciate, Rosciate e Pedrengo, ebbe varî privilegi ed immunità che venivano appellati di prima dedizione.
Alzano Maggiore
È capoluogo di mandamento del circondario di Bergamo da cui dista km. 5,12. Compongono il Mandamento i seguenti comuni: Albino, Alzano di sopra o minore, Aviatico, Bondo Petello, Desenzano al Serio, Nembro, Nese, Pradalunga, Selvino e Vallalta.
È sede di una Pretura, con stazione di R. Carabinieri, Ufficio del Registro, Agenzie delle Imposte ecc. ecc. Ufficio postale. Cassa di Risparmio.
Come Comune ha una popolazione di ab. 2520 compresa la frazione di Brumano. La stazione ferroviaria della Ferrovia della Valle Seriana è a pochi passi. Superficie Ettari 258. Il suo territorio si estende in monti, in colli, in piano. Nel primo boschi cedui, nei colli e nel piano fertile in viti, cereali e gelsi. Ha vie e fabbricati degne di osservazione; negozi molti ed assai ben tenuti e provvisti; alberghi comodissimi, illuminazione elettrica. Si potrebbe dire di lui: «Ecco un paese che s’incammina a diventar città.»
Arte. — La , dedicata a S. Martino V., e costrutta su un disegno del rinomato architetto . Ha tre navate sostenute da dodici colonne di marmo colla volta tutta a stucchi di Giovanni Sala da Lugano ed ha lateralmente tre altari per parte tutti di finissimi marmi e riccamente ornati. Ma fra tutti e per l’eleganza del disegno e per la preziosità del materiale si distinguono il maggiore (in coro) e quello nella cappella del Rosario. Il pulpito è una meraviglia di scoltura, tutto costrutto di fino marmo e vi si ammirano segnatamente quattro grandi statue che lo sostengono, messe in iscorcio, così maestrevolmente figurate che si considerano forse le migliori opere degli eccellenti nostri scultori e Bottega di Bartolomeo Manni. Quanto poi alle pitture, quelle nei ripartimenti della volta sono del nostro , e delle due laterali nel presbiterio, quella a destra, entrando (la quale rappresenta il Santo titolare che risana un infermo in mezzo a molto popolo) si crede dai più lavoro del nostro , ma alcune figure veramente Talpinesche fanno dubitare che opera sia piuttosto di Chiara Solmezza fatta con direzione di suo padre.
Quella di fronte, rappresentante S. Martino che da morte richiama un fanciullo con attorno molte persone, è opera del nostro , il quale grandiosamente
dipinse anche sopra la porta principale della chiesa S. Martino a cavallo, in atto di cedere al nudo mendico, la metà del suo mantello.
Il quadro poi nel coro nella parte opposta al sopranominato del presbiterio nel quale si rappresenta il Santo titolare in abito vescovile in mezzo a vari santi, è dello stesso insigne autore, e l’altro quadro sul fianco opposto, rappresentante lo stesso santo in abito militare, viene comunemente attribuito al nostro Roncelli. La pala all’altare di S. Giuseppe, a sinistra del presbiterio, è di . E nel quadro all’altar di S. Cristoforo, la testa del Santo è opera del Giovanni Battista Piazzetta e il resto del lavoro, della (?) straniera scuola. Merita poi particolare osservazione la grandiosa cappella sull’altro fianco del tempio dedicata a M. V. del Rosario. L’altare è ricco di preziosi marmi e di grande e nobile disegno. La cappella è tutta a stucchi riccamente dorati con eccelsa cupola ed ha varie pitture degne di essere vedute; ma quelle che più lo meritano sono le due laterali: rappresentanti la prima la regina Ester che sviene al cospetto di Assuero, e la seconda Giacobbe, che si presenta a Rachele, futura sua sposa. La prima è opera del rinomato Giovan Battista Dell'Era, bergamasco, mancato di vita sulla prima metà di questo secolo, sgraziatamente ne’ suoi più verdi anni; della seconda, il celebre . L’altare sul lato destro di questa cappella, è adorno di un pregiatissimo quadro, rappresentante il martirio di Pietro martire, opera delle più belle del nostro . Meritano speciale menzione le sue Sagrestie di Alzano Lombardo. Nella 1ª le pareti sono a ripartimenti occupati da grandi armadi pregevolissimi per gli ornati e per le opere a tarsia delle quali sono coperti. Sopra di essi armadi poggiano alcuni gruppi di statue ed altre figurano isolate lavorate pur esse in legno e maestrevolmente. E fra un armadio e l’altro e lateralmente alle due porte, si veggono delle medaglie custodite da cristalli, lavorate in marmo rappresentanti fatti scritturali.
La 2ª di queste sacristie, supera nella preziosità de’ suoi ornamenti la 1ª e la 3ª. Quest’ultima è tutta ad armadi con- tinui minutamente intarsiati ed adornati di rabeschi anche a rilievo. Questa ha ancora delle belle statuette di bosso aderenti alle piccole lisene nei ripartimenti ed inoltre poggiate sulle loro cimase dei cancelli forniti di cristalli a tutta luce, i quali racchiudono quanto di bello può dare la scultura in legno. Vi sono 27 medaglioni in bosso rappresentanti i fatti principali dell’antico e nuovo testamento in minute figure mirabilmente rilevate; e fra l’una e l’altra di queste medaglie, un gruppo isolato di figure di maggior grandezza, rappresentante ciascuno il martirio di un apostolo, dei protomartiri e d’altri santi.
Nella parte di mezzo, di fronte alla porta, havvi scolpito in marmo un bel crocifisso colla Vergine e S. Giovanni a Lato. Ed in fianco a basso, vi sono due genuflessori lavorati pur essi a tarsia, e sopra dei medesimi due medaglie in bosso custodite da cristallo rappresentanti la Crocifissione e Deposizione di Cristo.
Tutte le opere a tarsia, sono del nostro rinomato Giovan Battista Caniana e tutti i gruppi delle statue nonchè le medaglie in bosso, sono del più volte lodato Andrea Fantoni, avendo ambidue questi nostri artefici gareggiato nella perfezione. Gli stucchi nella 2ª e 3ª di queste sacristie sono di G. Sala da Lugano ed i freschi nella volta, parimenti della 2ª, sono del nostro Antonio Cifrondi. Questa chiesa è doviziosa anche di argento e di ricchi sacri arredi.
Vicino a questa parrocchiale, havvi la chiesa di S. Pietro Martire, disegno del Jacopo Sansovino, con pitture del veneto Litterini e del Gian Paolo Cavagna.
Industria e commercio. — L’una e l’altro fiorentissimi. Filande e torcitoi di seta, gualchiere, tintorie, cartiere, cementi idraulici ecc. ecc. Vi si tiene una fiera annuale dall’11 al 13 novembre, detta fiera di S. Martino, molto frequentata.
Scuole e beneficenza. — Asilo infantile, e tutti i corsi delle scuole elementari. — Collegio per fanciulle nel monastero delle Salesiane. Ospitale a Congregazione di Carità.
Uomini illustri. — Varie nobili famiglie di qui trassero origine. Citeremo fra altre le venete Berlensi, Minelli, Vianolli, Pellicioli, e le bergamasche Mosca e Torriani. Vi nacquero varî uomini distinti nelle armi, nelle scienze, nelle lettere, fra cui il dotto teologo , il conte , uomo dottissimo in antiquaria e munificente istitutore dell’Accademia Carrara di Pittura in Bergamo e che ebbe a fratello il Cardinal .
NB. Vedasi la raccolta di Statuti: , tradotti dal latino per d’ordine del consiglio di detto comune. Bergamo, Santini, 1744, in-4°.
Alzano Minore
A mezzo km. da Alzano Maggiore, sempre sulla strada provinciale, incontrasi Alzano Sopra, paese di abitanti 610. Ha un estimo di Ettari 136. Ufficio postale ad Alzano Maggiore.
Il suo territorio, come quello del finitimo Alzano Maggiore presenta le tre gradazioni di monti, colli, pianura. Ben coltivata quest’ultima produce in abbondanza ogni sorta di cereali; vi si coltiva pure la vite e il gelso.
Arte. — La Parrocchiale è dedicata al martire S. Lorenzo e fra le sue pitture havvene una insigne all’altare dello Spirito Santo rappresentante la Vergine cogli Apostoli nel Cenacolo, opera rinomata del nostro , e forse l’unica nella quale l’autore vi abbia espresso al vivo il proprio ritratto.
Industria e commercio. — La maggior parte degli abitanti è dedita all’agricoltura. Sonvi però una cartiera a mano, due seghe per legname, due filande di seta ed un torcitoio.
Scuole e beneficenza. — Scuole obbligatorie. Vecchia e nuova Misericordia a soccorso de’ suoi poveri.
Nese
Sulla sinistra del fiume omonimo che affluisce nel Serio, a 7 km. da Bergamo e uno da Alzano Lombardo, comunicante con Bergamo mediante la strada provinciale e colla Ferrovia della Valle Seriana (Stazione di Alzano) trovasi Nese che comprende le frazioni di Buro, la Busa, il Gramusone e la Nesa.
Sua superficie Ettari 453. Abitanti 1301. Ufficio postale ad Alzano Maggiore.
Il suo territorio si stende in parte a pianura, in parte a collina e per molta parte a montagna. Produce vini, melicone o granoturco e una grande quantità di stramaglie. Vi si coltivano i bachi che danno assai e ottimi bozzoli.
Arte. — Il Comune ha locali proprii per Municipio, Scuole ed Asilo infantile. N. 2 acquedotti comunali, che servono anche a fornire l’acqua pubblica ad Alzano. Ha uno sviluppo di km. 11 di strade comunali. La Chiesa parrocchiale, sotto l’invocazione di S. Giorgio, è di antica costruzione ed ha di osservabile la pala all’altar del Crocifisso opera del Jacopo Palma il Giovane, il quadro della Madonna del Rosario e quello di S. Antonio da Padova, lavoro del nostro Carlo Ceresa, i due quadri dello sbrigativo Antonio Cifrondi, rappresentante l’uno la nascita di G. C. e l’altro il transito di S. Giuseppe. In sacristia poi si hanno tre quadri. Una Vergine con altre figure del lodato Gian Paolo Cavagna e l’Adorazione dei Magi e S. Felice cappuccino, che dalle mani della V. M. riceve Gesù Bambino, lavoro del medesimo Ceresa.
Industria e commercio. — Cotonificio Figari: operai 400. Stabilimenti serici Fenaroli-Pedroni, Cementi Società Italiana e Fratelli Pesenti. Stabilimento della Società Alzanese per la luce elettrica e forza elettrica. Conta quattro trattorie, cinque altri venditori di vino, cinque esercenti pizziccheria, ben forniti, prestinaio, liquoristi, ecc.
Scuole e beneficenza. — N. 3 Maestri, uno nella frazione montuosa Burro. Asilo infantile costrutto nel 1890-91 per oblazioni private, che pure lo mantengono. Conta N. 100 bimbi circa.
Una Congregazione di Carità pe’ suoi poveri.
Uomini illustri. — Patria è Nese di già ministro dei lavori Pubblici del Regno. A Milano e precisamente vicino alla ferrovia Nord, v’è una via che mette al Parco col nome appunto di Via Paleocapa.
Memorie storiche. — È uno dei più antichi paesi della Valle una volta chiusa con Porte essendo transito Doganale per la Valle Brembana Via Nese, Monte Nese, Poscante.
NB. — Molte delle suesposte notizie si devono alla cortesia dell’onorevole sig. Sindaco dì questo Comune, al quale rendonsi qui doverose grazie.
Nembro
Tre km. dopo Nese e dieci da Bergamo (Stazione propria, linea Ferrovia della Valle Seriana) tutto disposto lungo la strada provinciale, troviamo il grosso, vistoso e mercantile borgo di Nembro. Comprende le frazioni di Salmezza, Trevasco e Viana (Nembro).
Superficie Ettari 1429. Popolazione 3638. Ufficio postale in luogo.
Il suo territorio, intersecato dal Serio e dai due canali che provvedono Bergamo d’acqua, è assai fertile in granaglie, viti e pascoli, ed è ricco di boschi. Contiene pure cave di alabastro calcare preziosissimo, di colore testugginoso, impiegato fastosamente nella costruzione di altari da chiese, apprezzati dai visitatori. Ha pure varie fontane abbondanti di un succo petroso che incrosta e impietrisce gli oggetti vegetali su cui si spande.
Arte. — La sua Chiesa arcipresbiterale, dedicata a S. Martino Vescovo (il Parroco è mitrato) è stata rifabbricata con grandioso disegno. Dessa è ornata di insigni pitture fra le quali le più rimarchevoli sono quelle del prelodato Talpino, () che adornano l’altare del Rosario e l’altro del S.S. Crocifisso coi santi Francesco e Bernardino, quest’ultimo uno dei capi lavori dell’insigne pittore. Vi è anche la pala dell’altare di fronte a quello del Rosario, degno veramente d’osservazione, ed è di pennello antico assai nobile.
Industria e commercio. — Molti de’ suoi abitanti (di quelli non adibiti all’agricoltura ed agli stabilimenti) si occupano a scavare ed a ridurre pietre coti che si trovano alle falde del Monte Misma, monte posto a mezzodì del paese. Queste pietre coti, che servono per affilare ferri da taglio, si spacciano in tutta Europa. È alla nobile, antica e filantropica famiglia Rusca il vanto di aver portato all’apogeo questo ramo di industria.
Ha ancora filande e filatoi da seta, edifici per la riduzione del ferro. Fuori appena del paese osservasi il vasto, gran- dioso Cotonificio Crespi che dà lavoro a parecchie centinaia di operai.
Scuole e beneficenza. — Asilo infantile. Classi obbligatorie. — Ospitale e L. P. Elemosinieri.
Uomini illustri. — Citeremo fra tanti:
Lanfranco Colleoni arciprete locale prima, poi del Duomo di Bergamo. — Monsignor Cristoforo Magnini, Vescovo di Polignano, che ne’ suoi dieci anni di residenza tenne sempre, in essa Chiesa plebana, le sacre ordinazioni generali facendo in tutta la diocesi le veci di Monsignor Vescovo Lorenzo Gabrieli e del suo successore Niccolò Lippomano. — Gaspare Boselli, poeta di gran stima. — Galeazzo Boselli, altro poeta. — Massimo Riccobelli — Giovanni Vito Franzini.
La frazione Salmeggia poi diede i natali ad (Salmezza) conosciuto meglio, come già si disse, sotto il nome di Talpino, pittore che sì da vicino imitò la maniera dell’ ed a’ suoi figli Francesco e Chiara pure abili pittori. Morì il Talpino il 23 febbraio 1626 in Bergamo e sepolto nella Chiesa di S. Alessandro della Croce.
Memorie storiche. — Sotto il dominio veneto, Nembro era capoluogo della Valle Seriana inferiore e sede del Giusdicente.
Alcuni de’ nostri storici vorrebbero che Viana sia derivato da Alano e vorrebbero che questo fosse il sito ove Beorgor, re degli Alani, fu sconfitto da Ricimero, generale romano. Vorrebbesi anche (e questo si raccoglie da antichi scritti) che infatti in un sito, alquanto sopra Alzano, infinite ossa e teste più grandi dell’ordinario trovaronsi, ed una sepoltura fra le altre ove era un uomo intero ancora, armato di maglia ed altre armi, che discoperto si risolvè in polvere.
Ancora in Nembro alla Chiesa sussidiaria di S. Pietro in Colle esisteva un castello assai rinomato a tempi de’ Guelfi e Ghibellini. Ed alla Chiesa della B. V. delle Grazie, detta dello Zuccarello, sopra un’amena eminenza (santuario celebre e frequentatissimo per grazie e miracoli) esistette un antico castello.
Nella Casa Tassoni a Lonno fu trovata l’antica lapide:
interpretata: Publio Albio Liberto Palatina (Tribu).
Monte Misma
Fra i tanti monti, tutti ameni e vaghi che fiancheggiano la nostra strada, il Maresana, il monte Canto tra Ranica e Ponteranica, il monte Reina su cui poggia Bondo Petello, il monte Monte Cornagera, il Ganda, il Verteva, ecc. e nella Valle Gandino il Pizzo Rasa, il Pergale, il Monte Farno, la Guasa, il Campo di E ed altri, non dispiaccia ai lettori intrattenerci del Monte Misma che troviamo alla nostra destra (sempre partendo da Bergamo verso la Valle Seriana). Esso misura un’altezza di m. 1159 ed è rimarchevole per alcune fonti di acqua che scaturiscono dalle sue falde e che hanno la proprietà d’impietrire i minuti vegetali. Vi abbondano le cave di pietra arenaria che poi si lavora e si riduce a cote e si cava molta calce nei cui massi trovansi sovente pallottole di silice più o meno voluminosa, coperte talvolta di una specie di astuccio calcare più duro della roccia stessa. Sulle falde boreali di questo monte stanno le sorgenti del torrente Lujo, uno degli affluenti del Serio. Stupenda è la vista che di lassù si gode, talchè faceva scrivere al conte nel suo (versi sciolti ad Elisa):
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . D’un’insolita luce allora il sole Sfolgorò del meriggio, e tutta apparve Dove divide l’Appennin selvoso, E dove la gelosa Alpe racchiude La bellissima Italia; ecco di Brenno Grandeggiar la città sui patrii colli Che il Serio bagna, e tutti irriga o lambe Quanti vedi paesi in sul declive Sparsi delle montagne, e là tra quelle Cinte di ghiaccio eterno orride vette Si rinserra la Deccia algente Valle Cui diede il Cielo del negato argento E d’auro compenso il ferro, Colà i Ciclopi, dall’arcigno volto Scintillanti di foco, ed i fumosi stridenti Magli, e le sudate incudi. Più lunge ecco le cime, onde trabocca Oglio, che onusto del Camuno i tronchi Larici adduce, poi ristagna in lago, E già forse a te par specchio Lago d'Iseo. Sul destro fianco scorgerai l’opima Lanifera Gandino; a fronte statti La terra cui del Serio emulo il Brembo Dà nome e solca; sull’alpestre spalla Si prolunga di lui povera d’acque. Scarsa di messi la romita Valle Imagna. Ricca d’eletti gelsi unico pasco Al prezioso vermicel cinese
Sul confin d’Orobia estrema appare L’agricola Caprino, e quel cui guardi Più dell’altri benigno è lo spumoso Cherio, che bello di feconde rive Scorre lunghesso della tua Trescore, Dalle sulfuree terme e dall’apriche Pampinose colline. . . . . . . . .
Nella Chiesa di Santa Maria del Misma vedesi un quadro del Giovan Battista Moroni. Rappresenta l’Assunzione di M. V., che viene da molti angeli portata in Cielo; veggonsi abbasso gli Apostoli in diversi atteggiamenti, e di rara bellezza è la figura di S. Pietro che scorgesi di prima veduta in ginocchio colla testa appoggiata ad una mano, che guarda in alto dietro S. Giovanni in piedi col libro del Vangelo aperto, alcuni in ischiera inginocchiati (, tomo 1, pag. 166) altri in piedi....
Albino
Ecco Albino (Italia) a km. 13,87 da Bergamo, 6 da Alzano Maggiore, traversato dalla strada provinciale Bergamo-Clusone. Comprende le frazioni di Fiobbio e Casale (Albino). Sua superficie Ettari 1342. Ufficio postale in luogo. Stazione ferroviaria a poca distanza. Popolazione 3440.
Il suo territorio è coperto di boschi di castagni, di alberi cedui e di pascoli ed ha terre ben coltivate, specialmente a gelsi. Il paese, un bello e pulito luogo davvero, risiede in sito ameno sopra una prominenza, ha vie ben selciate con trottoir ed è ornato di fontane. Ricchi qui pure ed eleganti i negozii, comodi e pulitissimi gli alberghi.
Arte. — La sua Chiesa prepositurale, dedicata a S. Giuliano Martire; era antica, ma ora è ricostruita con grandioso disegno e resa ufficiabile il 26 ottobre 1816. Conserva di pregevole un’ancona dell’eccellente Il Moretto maestro del rinomato Giovan Battista Moroni. Altra ancona rappresenta la S.S. Trinità ed è opera di esso Moroni con un altro quadro dello stesso rappresentante il Redentore colla Croce, altro rappresentante S. Giuliano, S. Albino e M. V. del ; ed uno rappresentante l’Annunciata del celebre oltre altri quadri di buoni autori.
Ha avanti di sè una piazza spaziosa e, sul fianco di essa, sopra la muraglia della casa di ragione del L. P. Misericordia vedesi dipinta a fresco dal prelodato Moroni una Vergine col Bambino avente a’ piedi dei poveri, lavoro ben degno di quel grande artista. Peccato che il tempo colle sue ingiurie la guasti.
In altre chiese: A S. Rocco, eretta nel 1575, su di un colle, vi si osserva la sua forma a croce greca e l’àncona del suo altare maggiore attribuita al pennello del nostro Gian Paolo Cavagna.
M. V. del Pianto, all’ingresso d’Albino, per chi viene da Bergamo, eretta nel 1525. L’ancona è di Enea Salmezza (il nostro Talpino) ed i suoi freschi architettonici sono del nostro Azzola.
Industria e commercio. — Sino da tempi antichi, Albino era borgo assai commerciante: sostò alquanto per nequizia de’ tempi, ma oggi ha ripreso lena e vigore. Notasi, prima di entrare in Comune, prospiciente il Convento de’ Cappuccini, il vasto Cotonificio Albini, alimentato da una roggia tratta dal Serio. Oltre questo sonvi molte filande di seta. Altro ramo d’industria è quello della lavorazione del ferro e del rame.
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