Capitolo 1
Anche quella notte, dunque, Paulo si disponeva ad uscire.
La madre, nella sua camera attigua a quella di lui, lo sentiva muoversi furtivo, aspettando forse, per uscire, ch’ella spegnesse il lume e si coricasse.
Ella spense il lume ma non si coricò.
Seduta presso l’uscio si stringeva una con l’altra le sue dure mani di serva, ancora umide della risciacquatura delle stoviglie, calcando i pollici uno sull’altro per farsi forza; ma di momento in momento la sua inquietudine cresceva, vinceva la sua ostinazione a sperare che il figlio s’acquetasse, che, come un tempo, si mettesse a leggere o andasse a dormire. Per qualche minuto, infatti, i passi furtivi del giovane prete cessarono: si sentiva solo, di fuori, il rumore del vento accompagnato dal mormorio degli alberi del ciglione dietro la piccola parrocchia: un vento non troppo forte ma incessante e monotono che pareva fasciasse la casa con un grande nastro stridente, sempre più stretto, e tentasse sradicarla dalle sue fondamenta e tirarla giù.
La madre aveva già chiuso la porta di strada con due spranghe incrociate, per impedire al diavolo, che nelle notti di vento gira in cerca di anime, di penetrare in casa: in fondo però credeva poco a queste cose, e adesso pensava con amarezza e con una vaga derisione verso sè stessa, che lo spirito maligno era già dentro la piccola parrocchia; che beveva alla brocca del suo Paulo e si aggirava intorno allo specchio di lui appeso accanto alla finestra.
Ecco che infatti Paulo si moveva di nuovo; forse era appunto davanti allo specchio, sebbene ai preti ciò non sia permesso. Ma che cosa non si permetteva Paulo, da qualche tempo in qua?
La madre ricordava di averlo spesso sorpreso, in quegli ultimi tempi, a specchiarsi a lungo come una donna, a pulirsi e lucidarsi le unghie, a spazzolarsi i capelli che si tirava in su dopo averli lasciati crescere, quasi cercando di nascondere il sacro segno della tonsura.
Egli poi usava dei profumi, si puliva i denti con polveri odorose e si passava il pettine persino sulle sopracciglia...
Le sembrava dì vederlo, adesso, come se la parete divisoria si fosse spaccata: nero sullo sfondo della sua camera tutta bianca, alto, fin troppo alto, dinoccolato, andava e veniva col suo passo distratto di ragazzo, inciampando e scivolando spesso, ma tenendosi sempre in equilibrio. Aveva la testa un po’ grossa sul collo sottile, e il viso pallido oppresso dalla fronte prominente che pareva costringesse le sopracciglia ad aggrottarsi per lo sforzo di reggerla e gli occhi lunghi a star socchiusi; mentre le mandibole forti, la bocca grande e carnosa e il mento duro parevano a loro volta ribellarsi con sdegno a questa oppressione, senza però potersene liberare.
Ma ecco che egli si fermava davanti allo specchio, e tutto il suo viso diventava luminoso perchè le palpebre si sollevavano e nella trasparenza degli occhi castanei la pupilla raggiava come un diamante.
La madre si compiaceva, in fondo, nel suo cuore di madre, a vederlo così, bello e forte; quando il passo furtivo di lui la richiamò alla sua pena.
Egli usciva, non c’era più dubbio, usciva. Aprì l’uscio della sua camera. Si fermò di nuovo. Forse tendeva anche lui l’orecchio ai rumori intorno. Solo il vento continuava a sbattersi contro la casa.
La madre tentò di alzarsi, di gridare.
— Figlio, Paulo, creatura di Dio, férmati.
Ma una forza superiore alla sua volontà fermava lei. Le ginocchia tremavano, come cercando di ribellarsi a quella forza infernale: le ginocchia tremavano, ma i piedi non volevano muoversi; era come se due mani possenti li fermassero al pavimento.
Così il suo Paulo potè scendere silenzioso la scaletta, aprire la porta e andarsene: il vento parve portarselo via d’un colpo.
Solo allora ella riuscì ad alzarsi, a riaccendere il lume, ma anche questo con difficoltà, perchè gli zolfanelli lasciavano lunghe scie di luce violetta sul muro ov’ella li sfregava ma non si accendevano.
Finalmente la piccola lucerna d’ottone sparse un velo di luce nella cameretta nuda e povera come quella di una serva, ed ella aprì l’uscio e si sporse, ascoltando. Tremava; eppure si moveva tutta d’un pezzo, dura, legnosa, con la testa grossa sul corpo bassotto e forte che, rivestito d’un panno nero scolorito, pareva ritagliato a colpi di scure dal tronco d’un rovere.
Dall’alto del suo uscio ella vedeva la scaletta di ardesia, ripida fra le pareti bianche, e in fondo la porta che il vento scuoteva sui cardini. Vide le stanghe levate da Paulo appoggiate al muro, e fu presa da un impeto d’ira.
No, voleva vincere il demonio. Depose il lume sull’alto della scaletta, scese e uscì anche lei.
Il vento la investì con violenza, gonfiandole il fazzoletto e le vesti; pareva volesse costringerla a rientrare: ella si legò forte il fazzoletto sotto il mento, e procedè a testa bassa come per dar dì cozzo all’ostacolo: così rasentò la facciata della parrocchia, il muro dell’orto e la facciata della chiesa: arrivata all’angolo di questa, si fermò. Paulo aveva svoltato di là e attraversava quasi di volo, come un grande uccello nero, con le falde del mantello svolazzanti, il prato che si stendeva davanti ad una casa antica addossata quasi al ciglione che chiudeva l’orizzonte sopra il villaggio.
Il chiarore ora azzurro ora giallo della luna travolta da grandi nuvole in corsa illuminava il prato erboso, la piazzetta sterrata davanti alla chiesa e alla parrocchia, e due fila di casupole serpeggianti ai due lati d’una strada in pendio che andava a perdersi fra le macchie della vallata. E in mezzo a questa appariva, come un’altra strada grigia e tortuosa, il fiume che a sua volta andava a confondersi tra i fiumi e le strade del paesaggio fantastico che le nuvole, spinte dal vento, componevano e scomponevano ogni tanto sull’orizzonte allo sbocco della valle.
Nel paesetto già più non si vedeva un lume, un filo di fumo. Dormivano, le povere casette arrampicate come due file di pecore su per la china erbosa, all’ombra della chiesetta che col suo esile campanile, riparato a sua volta sotto il ciglione, pareva il pastore appoggiato al suo vincastro.
Gli ontani in fila davanti al parapetto, della piazza della chiesa si sbattevano furiosi al vento, neri e sconvolti come mostri; al loro fruscio rispondeva il lamento dei pioppi e dei canneti della valle: e a tutto quel dolore notturno, al- l’ansito del vento e al naufragare della luna fra le nuvole, si confondeva l’angoscia agitata della madre che inseguiva il figlio.
Fino a quel momento ella s’era illusa nella speranza di vederlo scendere al paesetto per visitare qualche malato: eccolo invece che correva come trasportato dal diavolo verso la casa antica sotto il ciglione.
E nella casa antica sotto il ciglione non c’era che una donna sana, giovine e sola....
Ed ecco che, invece di dirigersi alla porta come un semplice visitatore, egli andava dritto alla porticina dell’orto, e questa si apriva e si chiudeva dietro di lui come una bocca nera che lo ingoiasse.
Allora anche lei si slanciò attraverso il prato, quasi seguendo il solco fra l’erba lasciato da lui, fino alla porticina contro la quale puntò le mani aperte spingendo con tutta forza.
La porticina non cedette: anzi aveva come una forza di repulsione; e la donna ebbe voglia di percuoterla, di gridare: guardò in su e palpò il muro come per provarne la resistenza: infine, disperata, tese l’orecchio; ma si udiva solo il fruscio stridente degli alberi dell’orto, che, anch’essi amici e complici della loro padrona, pareva volessero col loro coprire ogni altro rumore intorno.
La madre però voleva vincer lei, voleva sentire, sapere.... O meglio, poiché in fondo all’anima sapeva già la verità, voleva illudersi ancora d’ingannarsi.
Senza cercare oltre di nascondersi, andò lungo il muro dell’orto, lungo la facciata della casa, e più giù ancora, fino al portone del cortile: e palpava le pietre come cercandone una che cedesse, che lasciasse un buco per entrare.
Tutto era solido, compatto, chiuso: il portone, la porta, le finestre munite d’inferriata, parevano le aperture d’una fortezza.
La luna, in quel momento chiara in un lago d’azzurro, illuminava la facciata rossastra sulla quale ricadeva l’ombra del tetto spiovente ricoperto d’erbe: i vetri delle finestre, senza persiane ma con gli scurini chiusi di dentro, brillavano come specchi verdognoli riflettendo le nuvole e gli squarci d’azzurro e gli alberi mossi del ciglione.
Ella tornò indietro, rasentando con la testa gli anelli di ferro infissi nel muro per legarvi i cavalli: si fermò di nuovo davanti alla porta, e d’un tratto, davanti a quella porta alta su tre scalini di granito, riparata sotto un arco gotico e listata di ferro, si sentì umiliata, impotente a vincere, più piccola di quando bambina s’indugiava lì sotto con gli altri ragazzi poveri del paesetto aspettando che il padrone uscisse e buttasse loro qualche soldo.
A volte, in quel tempo lontano, la porta era spalancata e lasciava vedere un ingresso scuro lastricato di pietra, con sedili pure di pietra: i ragazzi si spingevano fin sulla soglia gridando e la loro voce rimbombava nell’interno della casa come in una grotta: una serva s’affacciava per scacciarli.
— Come, ci sei anche tu, Maria Maddalena? Non ti vergogni ad andare coi monelli, grande come sei?
E lei si scostava intimidita, pur volgendosi ancora a guardare con curiosità l’interno misterioso della casa; e così si scostava adesso, stringendosi le mani disperata e volgendosi a guardare la porticina che aveva ingoiato il suo Paulo come un trabocchetto: ma a misura che rifaceva i suoi passi e ritornava verso casa si pentiva di non aver gridato, di non aver buttato dei sassi contro la porta per farsela aprire e tentare di riprendersi il figlio: si pentiva, si fermava, tornava ad avanzarsi, tornava a ritirarsi, spinta e risospinta da un’incertezza angosciosa: finchè l’istinto di raccogliersi, di radunare meglio le sue forze prima del combattimento decisivo non la incalzò verso la sua casa come una bestia ferita al suo covo.
Appena fu dentro chiuse la porta e si lasciò cadere seduta sulla scala.
Dall’alto scendeva il chiarore tremulo della lucerna, e tutto, nell’interno della piccola casa fino a quel tempo ferma e tranquilla come un nido fra le rocce, pareva oscillasse: la roccia era scossa nelle sue radici, il nido stava per cadere.
Il vento fuori strisciava più intenso: il diavolo limava la parrocchia, la chiesa, il mondo tutto dei cristiani.
— Signore, Signore! — gemette la madre: e la sua voce le parve quella di un’altra donna.
Allora guardò la sua ombra sulla parete della scala, e le fece un cenno con la testa. Sì, le pareva di non essere sola: e cominciò a ragionare come se davvero un’altra persona la sentisse e le rispondesse.
— Che fare, per salvarlo?
— Aspettarlo qui, finchè torna, e parlargli chiaro e forte, subito, mentre ne sei ancora in tempo, Maria Maddalena.
— Egli s’irriterà. Egli negherà. E meglio andare dal vescovo e pregarlo di mandarci via da questo luogo di perdizione. Il vescovo è un uomo di Dio e conosce il mondo. M’inginocchierò ai suoi piedi: mi pare di vederlo, vestito di bianco, nel suo salone rosso, con la croce d’oro raggiante sul petto e due dita dritte a benedire. Sembra Gesù in persona. Gli dirò: Monsignore, lei sa che la parrocchia di Aar, oltre all’essere la più povera del Regno, è colpita di maledizione. Per quasi cento anni è stata senza parroco e gli abitanti s’erano dimenticati di Dio, poi ce ne andò uno finalmente, di parroco, ma Monsignore sa che uomo fu quello. Buono e santo fino ai cinquant’anni: riedificò la parrocchia e la chiesa, fece costruire un ponte sul fiume, a spese sue: e andava a caccia e faceva vita comune coi pastori e i cacciatori. D’un tratto cambiò. Divenne cattivo come il diavolo. Faceva stregonerie. Cominciò a bere, diventò prepotente e manesco. Fumava la pipa, bestemmiava e sedeva per terra a giocare le carte coi peggiori mascalzoni del paese: che perciò lo amavano e lo proteggevano; mentre gli altri lo rispettavano appunto per questo. Poi negli ultimi anni si chiuse dentro la parrocchia, solo, senza neppure una serva: non usciva più se non per celebrare la Messa, ma la celebrava prima dell'alba e nessuno ci andava. E dicono che la celebrasse ubriaco. I parrocchiani non osavano accusarlo per paura e perchè è si diceva che era protetto dal diavolo in persona: e quando si ammalò nessuna donna volle andare ad assisterlo; nè donne e neppure uomini, di quelli per bene, andarono ad assisterlo nei suoi ultimi giorni; eppure alla notte si vedevano tutte le finestre della parrocchia illuminate, e si dice che, in quelle notti, il diavolo abbia scavato un passaggio sotterraneo, di qui al fiume, per portarsi via anche la spoglia mortale del prete. E per questo passaggio lo spirito del parroco ritornava, negli anni di poi, dopo la sua morte, e imperava ancora nella parrocchia, dove nessun altro sacerdote voleva venire ad abitare. Un prete veniva da un altro paese tutte le domeniche, a celebrare la Messa e a seppellire i morti; ma una notte lo spirito del parroco morto fece crollare il ponte. Dieci anni la parrocchia rimase senza prete, finchè venne il mio Paulo. Ed io con lui. Si trovò il paese e gli abitanti inselvatichiti, senza fede; ma tutto rifiorì, dopo la venuta del mio Paulo; come la terra al ritorno della primavera. Però i superstiziosi dicevano bene: malanno incoglierà al nuovo parroco perchè lo spirito dell'altro regna ancora nella parrocchia. Alcuni dicono che non è neppure morto; che vive qui in una abitazione sotterranea comunicante col fiume. Dico la verità, io non ho mai creduto a queste cose, nè mai ho sentito rumori. Sette anni siamo qui, col mio Paulo, come in un piccolo convento. Fino a qualche tempo fa Paulo viveva ancora come un bambino innocente: studiava e pregava, e viveva per il bene dei suoi parrocchiani. Qualche volta suonava anche il flauto. Non era allegro, di carattere, ma era sereno. Sette anni di pace e di abbondanza come quelli della Bibbia. E non beveva, il mio Paulo, non andava a caccia, non fumava, non guardava una donna. Tutti i denari che poteva mettere da parte li metteva per ricostrurre il ponte sotto il paese. Adesso ha ventotto anni il mio Paulo; ed ecco che la maledizione lo coglie. Una donna lo prende nelle sue reti. Monsignor Vescovo, ci mandi via di qui; salvi il mio Paulo: altrimenti egli perderà l’anima come l’antico parroco. Eppoi bisogna salvare anche la donna: è una donna sola, dopo tutto, esposta anche lei alle tentazioni nella solitudine della sua casa, nella desolazione di questo paesetto, dove nessuno è degno di farle compagnia. Monsignor Vescovo, vossignoria conosce questa donna: ha ospitato Lei e tutta la sua corte quando venne in visita pastorale. Ce n’è roba e spazio, in quella casa! E la donna è ricca, indipendente, sola: troppo sola! Ha fratelli e una sorella, ma tutti lontani, sposati e viventi in altri paesi. Essa è rimasta qui sola, a badare alla casa e al patrimonio: e va fuori raramente. Il mio Paulo neppure la conosceva, fino a poco tempo fa. Il padre della donna era un uomo un po’ stravagante, mezzo signore, mezzo villano, cacciatore ed ere- tico. Basti dire che era amico dell’antico parroco. Non andava mai in chiesa; ma durante l’ultima sua malattia mandò a chiamare il mio Paulo; e il mio Paulo lo assistè fino alla morte, e gli fece un funerale come non s’era mai veduto in questi luoghi. Non una persona del villaggio mancò: neppure i bimbi lattanti tenuti in braccio dalle loro mamme. Poi il mio Paulo continuò a visitare l’unica superstite della casa. E questa orfana vive sola, con delle cattive serve. Chi la guida, chi la consiglia? Chi l’aiuta se non l’aiutiamo noi?
Ma l’altra le domandò:
— Sei certa, Maria Maddalena? Sei veramente certa di quello che pensi? Puoi davvero presentarti al Vescovo e parlare così di tuo figlio e di quell’altra persona, le prove in mano? E se nulla è vero?
— Signore, Signore!
Nascose il viso tra le mani e subito vide il suo Paulo e la donna in una stanza terrena della casa antica: una stanza vasta, che dava sull’orto, con la volta a cupola, il pavimento di cemento battuto seminato di pietruzze di mare; un gran camino si sprofondava in una parete, con due sedili ai lati e davanti un canapè antico; le pareti imbiancate con la calce erano ornate di armi, di teste di cervi con le corna, di quadri con le tele nere che cadevano a brandelli e dove appariva solo, qua e là, nuotante nell'ombra, qualche mano di colore terroso, qualche scorcio di viso, o una treccia di donna o qualche frutto.
Paulo e la donna stavano seduti davanti al fuoco e si stringevano la mano....
— Signore! — ripetè la madre gemendo.
E per sfuggire alla visione diabolica ne evocò un'altra. Ed ecco quella medesima stanza illuminarsi d'una luce verdognola che penetra dalla finestra a inferriata aperta verso il prato, e dalla porta nel cui vano scintilla il fogliame dell'orto ancora umido della rugiada d'autunno. Passa una corrente d'aria che muove qualche fogliolina secca sul pavimento e fa dondolare le catenelle dell'antica lampada d'ottone posata sul camino.
Da un uscio socchiuso s’intravedono altre stanze un po’ buie, con le finestre chiuse.
Ella sta lì ad aspettare, con un regalo di frutta che il suo Paulo manda alla padrona di casa. E la padrona viene, quasi di corsa ma un po’ diffidente; viene dalle stanze buie; vestita di nero: il suo viso pallido, stretto fra due conchiglie di trecce nere e le mani bianche scarne emergono dall’ombra come quelle delle figure dei quadri intorno.
Ed anche quando appare tutta, nella luce della stanza, la sua persona piccola e sottile ha qualche cosa di sfuggente, di sospettoso. I suoi occhi grandi, foschi, fissano subito il cestino delle frutta deposto sulla tavola, poi avvolgono con uno sguardo profondo la donna che sta ad aspettare, e un sorriso rapido, che è di gioia ma anche di derisione, le illumina la bocca triste e sensuale.
E il primo dubbio della madre, ella ancora non sa perchè, nasce in quel momento.
Capitolo 2
Ella non sapeva ancora perchè, ma ricordava la premura con la quale la fanciulla l’aveva accolta, facendola sedere accanto a lei e domandandole notizie di Paulo. Lo chiamava Paulo come un fratello; ma trattava lei non già come una madre comune, ma quasi come una rivale che bisognava blandire e addormentare.
Le fece servire il caffè in un grande vassoio d’argento, da una serva scalza che aveva il viso bendato come un’araba; le parlò dei suoi due fratelli lontani e potenti, compiacendosi, senza parerlo, a comparire in mezzo a loro come fra due colonne che sostenevano l’edificio della sua vita solitaria. In ultimo la condusse a vedere l’orto dalla porta della stanza.
Fichi violacei coperti d’una polvere argentea, e pere, e grappoli d’uva d’oro ap- parivano tra il verde scintillante degli alberi e delle viti. Perchè Paulo aveva dunque mandato il suo dono di frutta a chi ne aveva già tanta?
Ancora adesso nella penombra tremula della scala la madre rivedeva lo sguardo ironico e tenero che la fanciulla le aveva rivolto nel congedarla, e il suo modo di abbassare le palpebre grevi, come s’ella non conoscesse altro modo di nascondere i sentimenti che le trasparivano dalle pupille.
E quegli occhi, e quel modo di rivelare con impeto di sincerità ma poi subito di nascondere la propria anima, rassomigliavano straordinariamente a quelli del suo Paulo; tanto che nei giorni seguenti, mentre per il contegno di lui il sospetto cresceva e si faceva terrore, ella non pensava con odio alla donna che lo induceva in peccato, ma pensava al modo di salvare anche lei come se si trattasse di una sua figlia.
Capitolo 3
L’autunno e l’inverno erano passati senza avvenimenti che confermassero il suo sospetto; ma ecco al ritorno della primavera, col soffiare dei venti di marzo, il diavolo si rimetteva all’opera.
Paulo usciva di notte e andava nella casa antica.
— Come farò dunque a salvarli?
Il vento rispondeva, di fuori, come irridendola, e urtava la porta.
Ed ella ricordava che anche nel venire al paesetto, col suo Paulo appena nominato parroco, dopo che lei era stata per vent’anni serva e aveva resistito ad ogni stimolo di vita, privandosi dell’amore e del pane per tirar su bene il suo povero ragazzo e dargli il buon esempio, un vento furioso li aveva colti in viaggio.
Si era anche allora di primavera, ma tutta la vallata sembrava d’un tratto ri- presa dall’angoscia invernale; ogni foglia si torceva, gli alberi si piegavano e pareva guardassero di qua e di là spauriti le nuvole che salivano rapide nere e lucenti da tutte le parti dell’orizzonte e andavano le une contro le altre, come eserciti in battaglia; grossi chicchi di grandine cadevano come palle bucando le foglie tenere.
Allo svolto della strada, dove questa domina la vallata e comincia a scendere verso il fiume, il vento aveva investito con tale impeto i viaggiatori che i cavalli s’erano fermati, nitrendo, con le orecchie dritte per la paura. E il vento infatti scuoteva i loro freni come un bandito che li fermasse al collo per assalire i viaggiatori. Persino Paulo, che pure aveva l’aria di divertirsi, gridava con accento di vaga superstizione:
— E proprio lo spirito indiavolato dell’antico parroco che ci vuol mandare indietro.
Il vento gli rubava le parole di bocca e le sperdeva lontano; ed egli tentava di sorridere con ironia; un sorriso a mezzo che lasciava vedere solo i denti dal lato sinistro della bocca; ma il suo sguardo era triste, nel fissare il paesetto che appariva come in un quadro appoggiato alla china verde, sopra la striscia agitata del fiume, all’ombra del ciglione carico di nuvole.
Passato il fiume, il vento sì calmò un poco. Tutti gli abitanti del paesetto, che aspettavano il nuovo parroco come il Messia, si erano riuniti nella piazza della chiesa.
Ed ecco d’improvviso i più giovani di essi si riuniscono in gruppo e scendono incontro ai viaggiatori fino alla riva del fiume.
Vengono giù come uno stomo d’aquilotti della montagna: l’aria è agitata dai loro gridi.
Arrivati accanto al loro parroco lo circondano, lo conducono in trionfo, esplodendo di tanto in tanto i loro fucili in segno di gioia. Tutta la valle echeggia delle loro grida e degli spari: persino il vento si placa e il maltempo cessa.
Anche in quell’ora di angoscia la madre palpitava d'orgoglio rivivendo quell'altra ora di trionfo. Le pareva ancora di andare come in sogno, di essere trasportata da quei giovani chiassosi come da una nuvola ardente, e accanto a lei il suo Paulo, così ancora fanciullo, e intorno al quale tutti quelli uomini forti si inchinavano, assumeva un aspetto quasi divino.
Si va su, si va su. Nei punti più alti e nudi del ciglione brillano fuochi di gioia, le fiamme sullo sfondo delle nuvole nere sventolano come bandiere rosse; e il paesetto grigio, le chine erbose, e le tamerici e gli ontani lungo il sentiero ne sono illuminati.
Si va su, si va su. Sopra il parapetto della piazza sorge un altro muro di corpi protesi, di teste ansiose, a punta quelle degli uomini incappucciati, circondate dalla frangia svolazzante dei fazzoletti quella delle donne. Brillano gli occhi delle bambine, beate dello spettacolo; e sul profilo del ciglione le figurine smilze e nere dei ragazzi che attizzavano ì fuochi sembrano diavoletti.
Attraverso la porta spalancata della chiesa s'intravedono tremolare come fiori di narciso al vento le fiammelle dei ceri; le campane suonano a distesa; e le nuvole stesse, sul cielo di pallido argento, accumulandosi tutte intorno al campanile, pare si fermino a guardare e aspettare.
Un grido s'alza dalla piccola folla.
— Eccolo! Eccolo! Sembra un santo.
Dei santi, però, egli aveva solo l'aspetto tranquillo: non parlava, non rispondeva ai saluti; non sembrava neppure commosso per quella dimostrazione popolare; solo stringeva le labbra e abbassava le palpebre inarcando le sopracciglia come se la fronte gli pesasse. D'un tratto la madre, quando furono in mezzo alla folla, lo vide piegarsi da un lato, come stesse per cadere: un uomo lo sostenne; egli si sollevò subito e corse dentro la chiesetta, s'inginocchiò davanti all'altare e intonò il rosario.
Le donne rispondevano piangendo.
Capitolo 4
Quel pianto di povere donne, ch’era tutta un’espressione di amore, di speranza, di desiderio verso un bene non terreno, la madre se lo sentiva risalire dalle viscere in quell’ora di angoscia. Il suo Paulo! il suo Paulo! Il suo amore, la sua speranza, il suo desiderio verso un bene non terreno, ecco che glielo prendeva lo spirito del male; e lei stava lì ferma in fondo alla scaletta come in fondo a un pozzo, senza tentare di salvarlo.
Le sembrò di soffocare: il cuore le si gonfiò, duro come una pietra; le fece male. Si alzò per poter respirare meglio, risalì e riprese il lume; e tenendolo alto si guardò attorno nella sua cameretta nuda, dove il solo letto di legno e un armadio tarlato si tenevano compagnia come due vecchi amici.
Era una camera di serva, la sua: ella non aveva mai preteso di mutar sorte, contentandosi della ricchezza ch’era per lei l’esser madre del suo Paulo.
Passò nella camera di lui: bianca, col piccolo letto verginale, un tempo questa cameretta era ordinata e semplice come quella d’una fanciulla: egli amava la quiete, il silenzio, l’ordine, e teneva sempre i fiori sul tavolino da studio, davanti alla finestra; da qualche tempo però non si curava più di nulla; lasciava i cassetti aperti, i libri sulle sedie, e anche per terra.
Dall’acqua con cui s’era lavato prima di uscire, esalava un forte profumo di rosa: una veste di lui stava buttata lunga distesa per terra come un’ombra: l’ombra di lui caduto.
Quell’odore, quell’ombra, scossero di nuovo la madre dal suo avvilimento; sollevò con sdegno la veste caduta, e sentì di aver tanta forza da sollevare così anche lui. Poi mise un po’ d’ordine nella camera, camminando forte senza più darsi pena di smorzare il rumore delle sue scarpe da contadino. Riaccostò al tavolino la sedia di cuoio ov'egli sedeva per studiare, e ne sbattè i piedi sul pavimento come per ordinarle di star lì e prometterle che egli sarebbe tornato presto al suo posto: poi guardò verso il piccolo specchio appeso accanto alla finestra....
Nella casa di un sacerdote non è permesso tenere specchi: egli deve vivere senza ricordarsi che ha un corpo. Per questo, almeno l'antico parroco osservava la legge; e lo si vedeva dalla strada farsi la barba guardandosi nel vetro della finestra aperta, dietro il quale metteva un panno nero! Paulo invece era attirato dallo specchio come dalla fontana dove c'è un viso che sorride, attira e fa cadere dentro.
Ed ella strappò dal chiodo il piccolo specchio che rifletteva il suo viso scuro e sdegnato e i suoi occhi minacciosi: l'ira a poco a poco la vinceva. Spalancò la finestra, lasciando penetrare il vento per purificare l'aria; e i libri e i fogli sulla tavola parvero animarsi, svolazzando qua e là fino agli angoli più lontani della camera; la frangia della coperta del Ietto tremò tutta, la fiammella del lume si piegò paurosa.
Ella raccattò i fogli e li rimise sul tavolino. Allora vide una Bibbia aperta, con una figura colorata che a lei piaceva tanto, e si chinò a guardarla meglio: ecco, è Gesù pastore con le pecore che s’abbeverano al fonte in mezzo alla foresta: fra i tronchi degli alberi, sullo sfondo azzurro dell’orizzonte s’intravede una città rossa, illuminata dal tramonto: una città santa, la città della salvezza.
Sì, nei tempi passati egli vegliava la notte studiando; la finestra davanti a lui s’apriva sul ciglione fiorito di stelle; l’usignuolo cantava per lui.
Il primo anno di residenza nel paesetto, egli parlava di andarsene, di tornare nel mondo; poi s’era come addormentato, all’ombra del ciglione, tra il mormorio degli alberi: e sette anni erano passati così, e la madre non lo incitava a muoversi perchè erano tanto felici lassù, nel pae- setto che a lei sembrava il più bello della terra perchè il suo Paulo ne era il Cristo e il Re.
Rinchiuse la finestra e riattaccò lo specchio che rifletteva il suo viso divenuto pallido, con gli occhi velati di lagrime.
Ancora una volta si domandò se non s'ingannava. Si volse, prima di uscire, verso il crocifisso appeso alla parete davanti ad un inginocchiatoio, sollevando la lucerna per vedere meglio: e nella mossa che fecero le ombre le parve che il Cristo scarno, nudo, teso sulla croce, piegasse la testa per ascoltare quello che lei voleva dirgli. Allora grosse lagrime le caddero dagli occhi, lungo il viso, sopra le vesti: e le parvero di sangue.
— Signore, salvaci tutti. Anche me, anche me. Tu che sei pallido, senza sangue, col viso, sotto la corona di spine, dolce come la rosa nel rovo; tu che sei sopra le passioni nostre, salvaci tutti.
E uscì rapida; scese nuovamente la scaletta, attraversò le stanzette terrene. Al chiarore improvviso della lucerna, qual- che mosca si svegliava ronzando intorno agli spigoli dei vecchi mobili.
Dalla stanzetta da pranzo, sulla cui piccola finestra alta il vento e il rumore degli alberi del ciglione si sbattevano con un fragore di pioggia, passò nella cucina e sedette davanti al camino, dove il fuoco era già coperto di cenere.
Anche là dentro tutto tremolava per il vento che penetrava dalle fessure: e le pareva di essere, non in quella lunga e bassa cucina col soffitto obliquo sostenuto da una infinità di travi e travicelli anneriti dal fumo, ma in una barca in mezzo al mare sconvolto.
E benché decisa ad aspettare il ritorno del figlio e cominciare subito la lotta, cercava di credere ancora d'ingannarsi.
Trovava ingiusto che Dio le mandasse un dolore così. Ed ecco di nuovo ricostruiva tutto il suo povero passato, frugando nei suoi giorni per trovarvi il seme del male presente: e tutti i suoi giorni erano lì, sul suo grembo, duri e puri come i grani del rosario che le sue dita tremanti palpavano.
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