A’ la Maestà del Re Catolico
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ORTO à la Maestà Vostra lo suo naturale Servitore con la presente Inventione uno accrescimento di rendita in tutti i suoi Regni, & Stati, non meno notabile, che santissima; poiche i Popoli di spontaneo moto, & per riportarne commodo, concorreranno ogn’anno à pagargliela. Et potrà ben la sapere da li suoi Ministri Camerali, a quanto gran numero di centinaia di migliaia sia, & farà col tempo tuttavia per ascendere detta rendita, che le porto: Et come io ce l’habbi fatta acquistare da una cosa, che era avanti à gli occhi d’ognuno, se ben non era ancora avvertita da nessuno. La molta lontananza, l’età declinata, & il non essermi trovato il modo, non mi hanno concesso, che prima di publicarla, io mi havessi potuto transferire al conspetto de la M. V. per liquali impedimenti infraposti, molto poca ricompensa riporto del grande accrescimento, che faccio a V. M. da li suoi Ministri d’Italia, per la limitatione de le facultà loro: Et però quando V. M. conforme a l’altre gloriose attioni sue, volesse lasciare (come io devo sperare) testificato a tutte le posterità, che la Regia generosità sua, anco per se stessa andava à scontrare li servitori suoi utili; quando che eglino per l’impotenza loro non havevano potuto arrivare là dove era la persona del gratissmo, & pio loro Rè; oltre l’animo che ella suscitarebbe in molti, di essere tuttavia più studiosì di sempre accrescere il potere, & l’havere de la M. V.; sperarei ancor io per la parte mia, mediante la liberalità ch’ella mi havesse usata, mettere in piedi un tal Christiano aiuto à beneficio perpetuo di tutti i poveri del suo Regno di Napoli, donde io sono oriundo; che & appresso gli huomini, & appresso Dio, apparisse sempre splendida, & laudatissima l’attione di detta magnanimità, che meco si fosse compiaciuta di essercitare. Et la gratia di che io, per ciò poter fare, humilissimamente la supplico, & con che potrebbe la M. V. mostrare tal giusta liberalità sua verso me; si è, che in detto suo Regno ella conceda à me, & à miei heredi, & successori in perpetuo, quello che li Ministri suoi non mi hanno potuto concedere se non per dieci anni solamente; Cioè; Che nessun Figulo possi in detto Regno lavorar Vasì di terra per tener il Vino; nè farli alcuna de le circonstanze che ci vanno dentro ò fuori, se non n’hanno licenza, & non se ne convengono con mè & miei heredi come si è detto: E il quarto del mezo reale, ò più per soma, che ciascun’anno se ne cavera, giuntamente con tutte l’altre conditioni stese nel Privilegio havuto da detti Ministri de la M. V. Se prima di scoprirle un tanto beneficio, col prometterglielo solo, V. M. senz’altro mi harebbe fatta una tal perpetua concessione; hoggi ch’ella è certa che riesce vero, & che non ha dubitatione, devrò io sperare che la M. V. non me l’hab- bia a fare, quando che resta senza dubio assicurata da la promessa? Non pensarei certo cosa conforme à la grandezza de l’animo suo Regio a pensar simil cosa. Anzi molto poco mi mostrerei informato de l’heroica generosità, & vertù de gli antichi, & gloriosi suoi Maggiori; da quali ella certo non degenera. Sperarò dunque conforme à ciò che da tanta Maestà si deve sperare. Et cosi pregandole dal Sign. Dio lunga vita, & pienissima contentezza di posterità, & prosperità, farò fine, inchinandomi a la M. V. con tutta quella riverenza & ossequio che devo. Di Roma li 24. di Decemb. M. D. XCIII.
D. V. Regia, Catolica Maestà
A’ l’illustrissimo et reverendissimo signor mio, et padrone colendissimo, il sig. Cardinale Montalto
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A benignità, & il favore di V. S. Illustriss. fù la prima & efficiente causa, che la mia Inventione fosse intesa da li Signori Camerali di Roma. Nè certo saria seguito cosi facile l’accettarsi, & privilegiarsi essa mia Inventione da altri Principi, & Stati, si come è stato fatto; se non fosse preceduto l’essempio del capo del mondo Roma. Si ha però da havere tutto l’obligo del bene, che verrà à l’Italia, & al mondo da l’evidenza di essa mia Inventione à la benignità naturale, & vera volontà di giovare che io trovai in V. S. Illustriss. La quale Se non si fosse havuta si pronta; non è dubio, che sepolto rimaneva questo publico beneficio. Imperoche senza l’essempio di Roma difficilmente io harei potuto trovar fede. Io dunque & li miei tutti ce le sentimo però talmente obligati, che non potendo aspirare à riconoscere con qualche notabile attione la grandezza di tanto beneficio venutoci non meno da detto primo scontro della sua benignità, che da l’ombra, & favore con che sempre poi s’è degnata continuare di protergerci; havemo preso per hora questo partito, di farne una testificatione perpetua (si come già credo che resterà fatta) col mezo di queste presenti righe. A’ fine che, si come mentre durerà il mondo haurà da godere l’humana società de la mia Inventione, (di che certo non par che si possa dubitare, per essere dentro di essa la publica utilità, & l’evidenza, & la verità, che non potran mai mancare, ò restar depresse); cosi anco mentre esso mondo duri, con essa mia Inventione vada quasi in quadro d’immortal pittura rappresenta- to l’obligo, che & io, & la posterità mia con me deveranno havere à V. S. Illustriss. & à l’illustriss. Casa sua per quel tanto di commodo che ce ne sarà risultato. Anzi entro in speranza, che dal vedere il resto de Principi, che ancora non mi hanno concesso il Privilegio, & appresto à quali tutti già n’è stato supplicato, & instrutto detto mio negotio; che io vivo, & riposo sotto l’ombra di V.S. Illustriss. si degneranno à la fin fine in virtù d’una tal notitia, essermene homaitanto più volontiermente cortesi. Massime poiche da l’uscita di questo mio Libretto sarà rimasa dichiarata a l’Altezze loro la realità, di ciòche io loro permettea. La quale realità facilmente anco desterà ne l’animo loro questa consideratione, Che repugna la natura de l’honore in un Principe ricevere da un inferiore ò per se, ò per li suoi sudditi un qualche segnalato beneficio, & negare à l’incontro una modesta ricompensa à colui da chi il beneficio effettualmente hà ricevuto, massime quando lungo tempo, & con ogni humile, & honorato modo le loro Altezze ne hà supplicato. In una tal fiducia adunque molto sicuramente vivendo, & insieme appoggiato ne la solita, benigna, felice protettione di V.S. Illustriss. spererò tuttavia, che non vorranno mancare à me solo di quella naturale, ordinaria loro generosità, con che sono soliti avanzarsi di grandezza d’animo verso qualunque mai lor promise cosa notabile, & degna. Col qual fine resto io, & li miei pregando à V. S. Illustriss. & a l’illustriss. sua Casa lunghissima vita, & perpetuo accrescimento di felicità. Et con l’intonare una tanto buona nova al mondo, che in virtù de la bontà verace di V. S. illustriss. esse mondo hà guadagnato, che non si gli guasterà mai più Vino; bacio à V. S. Illustriss. con ogni humiltà, & riverenza le gratiosissime mani, raccomandandandomi ne la sua felice gratia. Di Roma à li 24. di Decembre. M. D. XCIII.
D.V.S. Illustriss. & Reverendiss.
Li privilegi havuti sino a questo giorno
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A la Reverenda Camera Apostolica spedito un pezzo fà.
Dal Serenissimo Signor Duca d'Urbino spedito un pezzo fà.
Dal Serenissimo Doge & Illustrissima Signoria di Venetia spedito un pezzo fà.
Da lo Stato di Milano spedito un pezzo fà.
Dal Serenissimo Duca di Savoia spedito un pezzo fà.
Dal Regno di Napoli.
Da tutti gli altri Serenissimi & Principi & non spedito ancora, ma promessomi da parte, da parte si tarda ancora à farmi la gratia.
Ma perche sono Principi benignissimi, & Repub. generosissime & à gara fautori di chi promuove cose sante, & evidentemente ottime; si spera tuttavia, che Iddio grande, & la propria bontà loro li moverà à non degenerare da cioche son soliti.
Tutti li detti Privilegij circa le conditioni sono uniformi col seguente del Signor Duca di Savoia. Solo nel tempo sono differenti.
Quello del Serenissimo Doge & Illustrissima Signoria di Venetia è differente da tutti, come che si sono compiaciuti di farmi gratie maggiori di cio che io seppi dimandare.
Privilegio del Serenissimo Duca di Savoia
PRIVILEGIO
DEL SERENISSIMO
DUCA DI SAVOIA.
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E meritano laude, & premio quelle persone, che hanno con l’industria loro portato qualche memorabile beneficio à la Patria, ò al Principe loro; senza dubio parimente devono con ogni ragione essere riconosciuti, & premiati quelli; che esercitando il loro ingegno, insegnano modo, col quale si giova al Principe, & si rende più facile il vivere à tutti gl’huomini. Proponendoci dunque Gio. Antonio Fineo Sacerdote Baren. Diocesis, di voler publicare à particolare beneficio degli Stati, & Dominio nostro una sua Inventione di conservar lungo tempo, ò almeno per dui anni ogni sorte di vino non corrotto; Et che ciò farà, senza adoprarvi cosa schifa, nè dannosa à la sanità. Et insieme havendoci mostrato, come mediante la detta sua Inventione, possiamo santamente accrescere l’intrate de la nostra Camera, & Fisco; senza gravare i sudditi nostri; anzi con apportare loro molta commodità, & molta satisfattione: Noi, abbracciando volentieri l’accettabile offerta di esso Fineo; ci è parso di concederli; come per le presenti, di nostra certa scientia, autorità suprema; & con nostra deliberatione, havuto anco so- pra ciò il parere del nostro Conseglio; Concediamo ad esso Fineo, quel tanto di ricompensa, che ci hà fatto supplicare & dimandare.
Dado primamente privilegio ad esso predetto Gio. Ant. Fineo, & suoi heredi, & legitimi successori, per lo spatio di quarant’anni, da cominciarsi dal giorno che in Turino egli pubblicherà tale suo secreto, & Inventione; che nessuno altro di qual si sia conditione, ò grado, eccetto esso Gio: Antonio, & suoi heredi, & successori come sopra; possi usare durante detto tempo di quarant’anni, in questi nostri Stati, & dominio la sudetta Inventione; se prima non pagherà ogn’anno in mano di chi à ciò sarà deputato, mezo fiorino per soma del Vino, che mediante tale Inventione si vorrà conservare. Secondo. Vogliamo, che per li dui primi anni il pagamento del detto mezo fiorino sia tutto di esso Fineo, & successori come sopra; Et poi il restate tempo habbino esso Fineo, & successori da godere la quarta parte solamente libera da ogni peso; & il restante sia applicato al Fisco, & Camera nostra Ducale.
Terzo; che volendo li nostri Ministri presenti, & futuri in qual si sia parte del nostro Dominio affittare la nostra rata parte de i detti emolumenti, Vogliamo che il detto Fineo, & come sopra siano preferiti ad ogn’altro per l’equal prezzo.
Quarto; occorrendo che alcuno occultamente in fraude del presente nostro ordine usasse di questo rimedio, senza pagare la sudetta Tassa; Vogliamo che s’intenda subbito incorso in pena de la perdita del Vino; da applicarsi il quarto al detto supplicante, & suoi heredi, come sopra, l’altro quarto à l’accusatore; & il resto al nostro Fisco Ducale. Quinto; Vogliamo che non sia lecito nè permesso ad altri, che al detto supplicante, & suoi heredi & deputandi da loro, fare instrumenti, overo ordegni, che saranno necessarij per mettere ad effetto il secreto sudetto; sotto pena à chi contraverrà di dieci scudi per ciascuno ordegno; da applicarsi come sopra. Sesto; prohibemo, & espressamente vietamo à tutti gli sudditti de gli Stati, & Dominio nostro di qualsivoglia conditione, lo stampare, & far stampare, & vendere per lo spatio di venti anni, libri, & scritture, che contenghino simile Inventione, & modo di usarla, eccettuati solo esso Fineo, suoi heredi & come sopra, sotto pena de la perdita de libri, & scudi cento per ciascuna volta che contraverranno; da applicarsi come sopra.
Settimo, perche è sempre facil cosa aggiungere à le già trovate; se pure occorrerà che durante il detto tempo di quarant’anni, altri trovassero cosa da ridurre questo secreto à maggior perfettione; non vogliamo però che faccia pregiuditio alcuno al supplicante & come sopra; nè à questo Privilegio che gli babbiamo concesso.
Ottavo; occorrendo, che da noi, ò nostri descendenti, successori, & Ministri si accrescesse la Tassa del pagamento, à quelli che vorranno usare di questa Inventione; Vogliamo, & dechiaramo, che sia accresciuta anco à beneficio del detto supplicante suoi heredi, & come sopra, à la rata come sopra. Nono, se occorrerà che alcuno voglia usare l’Inventione, & Ordegno sudetti, per altro capo che della conservatione del Vino; cioè per altro qualsivoglia commodo ò satisfattione, che del non guastare il Vino; Vogliamo, che ne più nè meno, sia ognuno tenuto pagare in mano delli Deputati a ciò la Tassa di sopra espressa, & stare a l’osservanza di tutti li Capitoli di sopra recitati, & nel presente Privilegio contenuti. Decimo; per più chiarezza di quello si concede al Privilegiato sudetto; Dechiaramo che gli emolumenti che egli caverà da la fabricatione de gli Ordegni, che conservaranno il Vino detta sopra nel quinto capo, & da la Stampa detta nel capo sesto, s’intenda essere tutti di esso Fineo, & suoi heredi, come sopra. Et solo intendiamo, che la nostra Camera & Fisco habbi à participare dopò li dui primi anni, come sopra; per li tre quarti del mezo fiorino, che si pagherà ogn’anno per la soma di Vino, da coloro che vorranno servirsi di detta Inventione. Per il che finallmente à tutti nostri Magistrati, Ministri, Ufficiali, Vassalli, & Sudditi, massime alli Senato, & Camera nostra di Conti, di quà & di là da monti, che dopò publicato detto secretone la Città di Torino, ad ogni richiesta del supplicante, & suoi heredi come sopra; faccino publicare questo Privilegio per tutto il detto nostro Dominio per publico bando, à fine che venghi a notitia di tutti, & l’osservino, & faccino inviotabilmente osservare da ogn’uno, per lo spatio di detti quarant’anni, rigorosamente procedendo contro i trasgressori. Dato in Nizza li 20. di Luglio 1592.
C. Emanuel.
P. Aulliet.
Privilegio de la Serenissima Signoria di Venezia
PRIVILEGIO
DE LA SERENISSIMA
SIGNORIA
DI VENETIA.
ASQUALIS Ciconia Dei gratia Dux Venetiarum, & c. Universis & singulis de suo mandato Rectoribus quorumcunque locorum nostrorum cætarisq. ministris, & Representantibus nostris quibuscunque, necnon Magistratibus huius Urbis nostræ Venetiarum ad quos harum executio spectat, seu spectare poterit, significamus hodie in Consilio nostro Rogatorum captam fuisse partem tenoris, et infra videlicet. Che riuscendo vero quanto si offerisce di raccordare D. Gio. Ant. Fineo Clerico, che darà modo, ò secreto di conservar per anni doi li vini, senza che si possino corrompore, ò guastare, & senza adoperar in esso cosa alcuna dannosa à la sanità: non essendo cosa raccordata da altri, ò descritta nelli libri publici, publicato esso secreto, & conosciuto per tale, quale è sopradetto co’l consiglio de Medici, approbato con li doi terzi delle ballotte di questo Conseglio, & posto in essecutione, sia ad esso concesso per anni venti, che alcuno di qual conditione si voglia, non possa in questa Città, nè in altra del stato nostro usar il secreto sopradetto per conservar li Vini di cadauna sorte, senza sua licenza, ò de suoi commessi, heredi, & successori, ò di chi haverà causa da loro, se non sarà d’accordo con lui. Nè da altri si possa far’ in questo Dominio l’ordegno, che conservarà il vino, ò possa lavorar’ senza la licentia sopradetta, sotto pena di perdere il Vino, li ordegni, & di pagar scudi cento per cadauna volta. Et medesimamente li sia concesso privilegio, che per anni vinti prossimi non possa altro, che lui, ò chi haverà causa da lui nel sopradetto Dominio stampare il Trattato del secreto predetto, sotto pena di perdere li Trattati stampati, quali siano del supplicante, & di pagar ducati 200. ogni volta, che si contrafarà: da esser’ divise tutte le sudette pene un quarto all’accusatore, un quarto al Magistrato, che farà l’essecutione, un’altro all’Arsenal’, & l’ultimo ad esso Gio. Antonio, suoi heredi, & successori, ut supra. Et circa la stampa sia tenuto osservar quanto è disposto per le leggi nostre in materia di stampe. Quare vobis supradictus omnibus, & singulis mandamus cum Senatu, ut supra dictam partem observetis, & ab omnibus inviolabiliter observari facere debeatis. Datæ in nostro Ducali Palatio, Die xiiij. Martij Indict. v. M. D. XCII.
Col Sigillo di Piombo de l’illustriss. Signoria.
Al bel Regno di Francia, a l’inclita Germania, & a tutte l’altre Provincie Oltramontane
AL BEL
REGNO DI FRANCIA,
A l’Inclita Germania, & a tutte l’altre
Provincie Oltremontane.
GIO. ANTONIO FINEO.
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rego il grande Iddio, che doni presto al bel Regno di Francia un’Re, che sìa emulo de la virtù di quei santi, & Christianissimi Re, che anticamente la Francia hà havuto, Difensori della Fe Catholica; Ossequentissìmi de’ Romani Pontefici; Zelatori de la dignità, & Maestà de la santa Apostolica Romana Sede. Et che creato che sia, faccia de l’emolumento, che potrà cavare da questa mia Inventione quello, che ne farò io, in servitio de la santa Religione Catholica.
Prego insieme, à l’inclita Germania, & à l’altre Preclare Nationi Oltramontane, la gratia de lo Spirito Santo, che le tiri à l’unità de la Fede, de la quale è Maestra verace la S. Sede Apostolica Romana: Acciò essi & noi con un Core, con una bocca, con uno spirito, fatti amanti, secondo il precetto divino, l’uno de l’altro, di compagnia pigliamo impresa di combattere per la Verità nostra, contra tutte le nation infedeli, & barbare à gloria del Re, de’ Re Christo, che e la vera gloriatio nostra.
Lettori prudentissimi
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EN sà ciascuno di voi, che di tutte le cose la più forte è la verità, & che in ogni materia essa verità per queste trè salde, & sole vie si prova; Cioè,
O per ragion naturale inconcussa;
O per esperienza evidente, che così mostra;
O per testimonianza di tanta moltitudine di homini, che non si possa dire, che non sieno bastanti à darne piena fede.
Per tutte queste trè vie voi vederete, che io entro à provare la verità del mio rimedio, col quale pretendo di non lasciar mai guastare li Vini in qualunque Paese. Et precisamente per l’ultima. Cioè, del dare finalmente testimonianza d’un millione d’homini vivi, che l’adoprano, & li riesce. Et se pure si volesse di molti homini gravi già mille anni morti, anco questi si potriano indurre à darne ogni fede,come leggendo questo Libretto vi accorgerete. Tanto supplico, che vi piaccia ben leggerlo,& se non tutto,la metà almeno. Che così troverete,che nó sol questo, ma vi havrò man tenuto tutto quello, che un pezzo fà così largamente io vi hò promesso.
Ma, se come siete curiosi di cose buone, vorrete seguitare di leggerlo tutto, spero che restarete molto maggiormente consolatissimi. Toccarete con mano, ch’io porto di più al Mondo tutti questi altri non men, nobili, che notabili beni, che voi non aspettavate, et che se da me vi fossero stati detti avanti tratto;gli havreste senza dubio tanto manco creduti. Quali beni son questi che già in un tratto vi rappresento, e metto avanti à gli occhi. Cioè,
1 - Oltre che il vino non vi si guasterà mai; Ch’è il primo, et più importante Capo;
2 - Secondariamente; Chi non hà Cantina, ò Cellaro potrà far senza.
3 - Non havrete mai più à conciarvi le Botte, et farete in perpetuo franchi da questa spesa.
4 - Ne’ Paesi acquosi, dove Vino naturalmente nasce cattivo, sarà ne l’avenire bono, nel grado però, che quel Paese lo può dare.
5 - Li Raspati, e gli Acquati si conservaranno tutto l’Anno, se saranno d’Uve ben mature, come sono quelle de paesi caldi.
6 — Ne’ Paesi deve il Vino si cocea, non accaderà cocerlo più. Senza pure una cottura le quarantine degli anni durerà.
7 — Si leva l’occasione à gli Hosti di adulterare, et far misture a’ Vini, con le quali ti guastavano lo stomacho.
8 — Che vi si diminuisce et spesa, et fatica, et pensiero.
Ultimo — Che à tenere le mie Botte in Sala, ò ne la stessa Camera dove si vive, si dorme, et si introduce ordinariamente chi vuole trattare qualche cosa con noi, esse Botte vi faranno più tosto vista nobile, et civile, che vita d’Hosteria.
Dimando però à li Lettori Prudenti, et di bona volontà, che per debito de l’integrità loro, et per la fede che si deve al vero, come havranno letto il tutto, persuadano chi non intende, et non sà quanto sanno essi, l’abbracciare questa mia Inventione, et questo sì accetabil dono, che porto al Mondo: et precise à non dovere nessuna casa, nessun homo provido stare senza leggere questo trattatello. Imperoche quante più volte sarà letto, più commodi, et più gusti vi si troveranno, se chi legge, ò chi l’ascolterà sarà qualche poco perspicace. Nè il povero haverà forsè à suoi dì fatto spesa per lui più utile.
Et perche si conosca molto presto, che tutto quello che si è promesso, et si dirà, è da tutti i lati verita infallabile, et inconcussa; et che, (come si dice ne le Scole) Non contingit se aliter habere; intendetene la prima cosa la ragion naturale; che già da essa comincierò immediatamente.
Ragione naturale de la verità, & infallibilità de l’Invenzione investigata da Giovanni Antonio Fineo, circa il conservare lungo tempo li Vini in ogni Paese senza potersi guastare
UE sono le cause essentiali, & più reali (come per prova, & indubitatamente si vede) che fanno guastare li Vini.
L’una è la cattiva Botte;
L’altra è l’aria calda, et li Venti caldi de la state.
Che queste due cause, sieno di ciò le cause vere; accorgetevi quanto à la prima de la Botte, Che come essa Botte habbia preso qualche cattivo odore, ò di legno marcio, o di muffa, ò di molliccio, ò d’acquigno, ò d’altro mal sapore, & difetto, frà pochissimi dì il Vino haverà preso il medesimo mal’odore, & sapore, ch’era ne la Botte. Et quanto più vi si tiene, tanto più, & il Vino guasta la Botte, & la Botte il vino. Et questa è cosa, che quasi la sanno tutti, per occorrere, & sperimentarsi ogni dì.
Similmente, come la State cominci à fare ben caldo, ancora che gagliardi, & boni siano li Vini, & ancora che siano bone, & senza difetto le Botte, in che sono tenuti; nondimeno bona parte di essi facilmente si guasta.
Et in certi Paesi se ne guasta, la maggior parte.
Et in alcuni Paesi si corrompono quasi tutti, massime in quelli, dove i caldi sono grandi, ò le Cantine sono poco fresche, ò li Vini sieno deboli, ò per natura poco durabili, & poco boni.
Quando adunque il vino si guasta da la mala qualità de la Botte; la causa del suo guastarsi è manifesta: perche verrà dal mal’odore, ò di muffa, ò di legno marcio, ò d’altro qualsivoglia sapore, & diffetto, c’havesse la Botte, come si è detto.
Bisogna hora vedere qual’è l’altra causa, che etiam ne le Botte senza difetto fà guastare essi vini; & la State massimamente, quando soffiano li venti australi, che per l’ordinario portano ardentissimi caldi.
Io havendo havuto bona consideratione sopra questo punto; mi son fermato in una ragione, che ò essa è la vera, ò certo più sensata di essa per insino ad hora non credo se ne sia trovata. Et che essa ragione, che io dirò sia la vera, quasi posso arditamente asseverarlo: poiche la sperienza lo può mostrare ad ogn’uno evidentissimamente. Et essa ragione è questa.
Ogni Vino hà in se una parte sottilissima, spiritale, & ignea, che à ben considerarla, senz’altro è la virtù innata, intrinseca, conservativa del Vino, & (per dir così) è l’humido radicale del Vino. Et che nel Vino sia tal parte ignea, & spiritale, più che in nessun altro liquore creato, nessuno lo può negare: poiche si vede da l’acqua vite, che se ne cava.
Colui dunque, che potesse tenere difesa questa parte spiritale, ò humido suo radicale al vino, che mai non li mancasse, ò non ne evaporasse, ò non se gl’infermasse, certa cosa è, che mai non se gli guastarebbe il Vino, per picciolo, & debolissimo, ch’egli fosse. Che saria, come se (per essempio parlando) si dicesse d’un corpo humano, che se li potesse perpetuamente conservare l’humido suo radicale, ò li suoi spiriti vitali.
Ma è quasi impossibile à lungo andare poter conservare al vino intera tal parte ignea. Prima, per il pericolo, à che è sottoposta la Botte; la quale per ottima che sia: se niente sarà mal turata, ò farà danno da qualche banda, quello spirito in pochi dì ne evapora da quella banda, donde può traspirare. Et cosi il Vino restando senza il vigore intiero del suo spirito (che è quasi l’humido suo radicale, & è la detta parte ignea, che si è narrata) ogni dì manca di sanità, & passa almeno al farsi Aceto, come si vede tutto dì da la sperienza.
Secondariamente, torno à dire, Che è quasi impossibile à lungo andare conservare intera al Vino tal parte ignea: perche per tenersi anco la Botte benissimo turata, & con diligenza governata; & sia ciò ne Paesi, & lochi dove prevaglia l’aria calda, & li venti caldi; pure detta parte ignea, & spiritale in poco spatio di tempo gli è tolta, ò in tutto; ò in grandissimo modo estenuata per i medesimi pori del legno, di che è fatta la Botte. Et la ragione è, che essendo essa parte ignea sottilissima, transpira naturalmente, & volentieri và ad unirsi à l’altra parte ignea simile à se in maggior quantità, di che è pieno il mondo allhora. Che è l’aria ambiente caldissima, & detti venti Australi de la state, che sono di natura ignea ancor essi. Anzi detta parte ignea del Vino non solo traspira, ma anco per i pori de la Botte, è succhiata naturalmente da detta aria, & Venti caldi. Et la ragione necessaria di tal cosa è.
Perche ogni parte corre volontieri ad unirsi al suo tutto quando che può.
Similmente. Perche ogni simile appetisce il suo simile, & lo tira anco à se, quando che può.
Et finalmente. Perche il simile in maggior quantità attrahe anco, & unisce à la sua Sfera il simile in minore quantità.
Di modo che per dette MASSIME, che sono chiarissime in Filosofia; l’aria, & venti caldi de la state, che sono il simile in maggiore quantità, tirando, & succhiando per li pori de la Botte il lor simile in minore quantità (che è quella parte ignea, spiritale, & sottile del Vino) succhiano la virtù innata conservativa, & (come dire) l’humido radicale di esso Vino. Onde frà poco si corrompe non altrimente, che un corpo al quale sia mancato l’humido suo radicale, & uscitone l’anima. Per il che il vino diventa ò aceto, ò muffo in modo, che tuttavia il vino guasta la Botte, & la Botte il vino, come si è detto di sopra.
Che detta aria, & venti caldi de la State, che sono gli Australi per propria natura loro debilitino ogni virtù spiritale, per non cercare essempi lontani, si vede, che lo proviamo tutti ne’ corpi nostri medesimi. Imperoche in tali caldi, & venti, ci sentimo la State languidi, & come snervati, & privi del solito vigore, & vertù.
Et se talvolta non cvi aiutassimo con i contrarij à for- tisicare la natura, molti dariano se non ne la rìsolutione, almeno in qualche sorte d’infermità.
Essendo adunque questa la causa vera, perche li Venti, et aria calda guastino li Vini; Et essendo causa verissima, che li guastino parimente le male qualità de le Botte; facile è stato il trovare il remedio, perche mill’anni si conservino. Et però si è considerato di fare con poca spesa (et senza dubio manco de l’ordinaria) una Botte, che assicura il vino da tutti i sudetti pericoli. La qual Botte (ancora che tu no’l volessi credere) havrà tutti le seguenti mirabili conditioni.
La prima conditione si è; Che non potrà mai pigliar difetto di legno marcio, nè di muffa, nè di altro qual si sia cattivo odore, et sapore.
La seconda che tutti li pori se le serrano di modo, che in eterno per essi il Vino non potrà evaporare quel suo spirito, et parte ignea, nè li potrà per essi essere succhiato da l’aria calda, nè da venti australi per ardentissimi, non che caldissimi, che la state fossero. Anzi per l’opposito, restando essa Botte impenetrabile; la detta spiritale virtù del vino rimane però dentro di essa sempre intatta, vigorosa, et unita à la parte sua crassa (come dire) col corpo del Vino. Di modo che, d’anno in anno il Vino in detta Botte per tale impenetrabilità, più si affinerà, et più diventerà perfetto. Conservandoseli (per dir così) lo spirito suo intatto, et gagliardo, che sempre lo vegeta, et lo migliora.
La terza conditone, (che è cosa nobilissima, et notabilissima) Tal Botte sarà incorrottibile Che non potrà tarlarsi, nè marcirsi, nè pigliar cattivo odore mai in eterno.
La quarta & ultima, (che avanza forse ogni credere) Conciata questa Botte la prima volta, non havrà in perpetuo mai più bisogno di essere acconciata, nè supplita di cerchi, nè di doghe, nè di altro bisogno, ò maestranza. Cosa che in perpetuo ti leva da servitù, & da spesa. Dove à le Botte d’hoggi con farci spesa, & servitù quasi continua; il più de le volte ti si guasta anco il vino, si che spesso lo butti via.
Di modo che col servirti di questa tale novamente investigata Botte, oltre che ti conserverà il vino una quarantina d’anni, & gli Raspati, & gli Acquati per un’anno almeno, & forse anco la Cervosa, anzi ogni specie di liquore che habbi de lo spiritoso; ti avanzerai di più ogn’anno la spesa, che hoggi ti và ad acconciare le botte.
La qual spesa, che tu sai hoggi à l’acconciatura, monta forse più che non importa il mezo giulio per soma, di Vino, che tù pagherai al tuo Principe in ricompensa di potere usare questa Botte, ch’io ti mostro.
La spesa, & perdita poi, quale si fà da chi cuoce il Vino, così del calo che fà in terzo, ò per metà, in altra minore quantità, come anco quello, che si spende ne le legna, & nel fare altri varij rimedij d’Acquavite, di cose Speciate, alumi, chiare d’ova, zolfo, & tant’altre pastriglie, che si usano in Roma, & in più parti d’Italia, & fuori, che costano tutte pure assai; & peggio, che ti consumano non solo la Borsa, ma lo stomacho, & la Vita; queste spese (dico) cbe tu avanzi, io non te le metto à conto.
Quale sia questa Botte, si accusa assolutissimamente in cinque parole. Et pare in principio, che sia una vanità, ma come vi si pensa è irrefragabilissima verità
UESTA mia Botte adunque è tale. Si dà ella ad intendere, (chi l’haveria creduto?) in meno di dieci parole. . Come tenite il Vino in Botte, tenitelo in Vettine. Ma mi accorgo, che à molti di voi è parso, che à cambio d'havervisi à dire una notabil cosa, et una cosa admirabile, io vi habbi detto una scioccheria; Et senza quasi io già sento che dite; NATUSESTRIDICULUSMUS. Tuttavolta io vi dico, che à torto vi mettete in fuga. Adagio adunque. Piano. Et di gratia del Savio. NESISSAPIENSAPUD. sia detta questa volta per tutti, come anco per tutti egli volse, che s’intendesse detta. Cioè, NE SITIS SAPIENTES APUD . Finite prima d’intendermi, & inteso, che haverete come và fatta questa Vettina, allhora ogni persona ragionevole dirà, che POTESTISRECTUMIUDICIUMIUDICARE. Io spero, anzi son certo, (se la ragione, & la sperienza han pur loco in qualche parte de gli huomini) spero (dico) che finito, che harete di leggere questo breve trattatello; ciascuno di voi haverà tocco con mano, & resterà chiarissimo, che oltre non si gli guasterà mai Vino, tenendolo in una tale Vettina, li tornerà senza dubio, & di gran lunga anco à più utilità, & meno fastidio, & spesa, & sarà cosa più civile, anzi à fatto nobile il servirsi per l’avvenire più tosto di detta Vettina, che hora io ti propongo, che di tutte le Botte, che fin’hoggi s’adoprano.
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The end
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