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Indice
Al cristianissimo et potentissimo gran Delfino di Gallia, et di Navarra
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R À tutte quelle coſe, che muovono, & diſpongano l'huomo all'opere eroiche, la più vrgente, & più efficace è quella, dell'orme, & veſtigie delli ſuoi anteceſſori, concioſia coſa che in ſentire, & intendere ciaſcuno, che il padre, & l auolo ſuo fece & diße, ſe gli accende, & infiamma cotanto l'intelletto, & la volontà,
te, che non oſtante, che egli ne ſia d'animo alieno, ad ogni modo ſi sforza ad operare virilmente, et che ciò ſia vero, teſtimonio ce ne ſia frà gl'altri il gran Capitano Annibale Cartagineſe, quale ſapendo, che Amilcare ſuo padre era stato inimico de Romani, tutto il tempo di ſua vita, non fece mai altro, che portar arme contro di loro. Li Romani ſteſſi nō per altro allargarono il loro Imperio dalle Colonne d'Ercole, all Eufrate, & dal Reno all' Atlante, che per ripigliare ſucceſſiuamēte l'impreſe de paſſati; Li Ottomanni hauendo per oggetto le impreſe delli loro antenati hanno con gran pregiuditio del Criſtianeſimo fondato vn lungo, & largo Imperio. Il Magno Vgone, & il Duca Goffredo con gli altri Signori Franzeſi nel riguardar l'opere di Carlo Martello, di Pipino, & di Carlo Magno, raquiſtorno il ſacro Santo Sepolcro di Cristo. Li Re di Francia, che ſucceßero di poi, per le cagioni predette mandorono di là dal Mare grandi eſerciti, e tal volta vi paßarono in perſona, & anche per mantenerui guerra poſano per il loro Regno le decime Saladine. Lodouico il Santo dal quale Vostra Maeſtà deſcende, non ostante l'eßere egli andato in Egitto prigione del Soldano, volſe morire pugnando contro alli infedeli per la fede di CristoLa onde altiſſimo, & magnanimo Si-
gnore, ſi come li ſua paſſati, & li alieni hanno nelle opere bellice imitato, & ripreſo le cauſe delli loro paßati, coſi conuiene, che quando ſarete in età idonea, pigliate, & proſeguiate contro alli Turchi quella guerra già per alcune età dalli Principi Criſtiani più preſto ſtuzziccata, che tentata. Il che facendo non dubito punto, che non riuſciate vn nuouo Carlo Magno, & che non aquiſtiate alla Corona di Francia oltre all'Imperi & Regni, nuoui titoli, & nuoue prerogatiue. Per ilche ſarete incoronato non come gli antichi per mano d'huomini, ma da Criſto steßo, & perche la maggior difficultà, che habbino i Principi del Mondo, è quella, di chi ricordi loro le coſe, però non tantosto ſi è inteſo il feliciſſimo vostro naſcimento, che io vi dono, dedico, con ſacro, indirizzo queſte mie poche fatiche acciò che contenēdo eſſe gli ecceſſi, et glorioſi fatti delli vostri anteceſſori, vi habbino a eßere a ſuoi tempi vn ricordo imagine, et ſimulacro di grande et magnanime impreſe. Nel che come nato di vn nuouo Scipione Henrico Quarto Re della Gallia, et di Nauarra, et della Cristianiſſima Maria, che procede da quel fulgore di guerra Signore Giouanni de Medici, mi perſuado, che ſi come eſſo padre voſtro contro il parer di quelli che miſurano i caſi, hà liberato la Francia dalle ſeditioni
Ciuili, & dall'arme foreſtiere, coſi Voi Maſſimo Sire contro all'opinione delli diſcredenti habbiate à liberare dalle mani de Turchi Conſtātinopoli, & Gieruſalem, al che vi aiuti l'onnipotente Idio; acciò ſi rimetta nel ſuo peculiare patrimonio il vero culto della Santa Religione. Hora dunque altiſſimo, & potentiſſimo Delfino non vi ſia diſcaro per l'innata voſtra corteſia di degnarui ad accettare questo mio rozzo diſcorſo, nel che mostrarete di aggradire la buona volontà di vna perſona, che hà bramato, & brama tutta via più di ſeruire la ſacra Corona di Frācia, che però genufleſſo mi vi inchino, & faccio reuerenza, baciando humiliſſimamente quella destra, che in tal caſo ſi hà adoperare valoroſiſſimamente.Di Firenze il dì 20. d'Ottobre 1 6 0 1.
Di V. Maestà humiliß. & deuotiß. ſeruitore.
Breve descrizione dello aquisto di Terra Santa. Di Antonio Mossi
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Auendo io bene ſpeſſo nell'oſſeruare l'ordine delle coſe, & de caſi, trouato; che quanto più rispetto all'intelletto humano le hanno del difficile, & dell'impoſſibile; tanto più per occulta potenza, & virtù di quello, che il tutto regge, & muoue, hanno del poſsibile, & del facile, & quanto queſto ſia vero, lo proua largamente il Caſo di Terra Santa; Perciòche nō era coſa, à che meno il Chriſtianeſimo di Ponente penſaſſi, che al farne, ſi come fece, la recuperatione. Atteſo che l'Italia era piena di diſcordie, La Francia turbolenta. L'Alemagna ſottoſopra dà la guerra. La Spagna per la maggior parte preda delli Iſmaelici: & all'incontro le coſe delli infedeli nella maggior proſperità, che le foſſero mai ſtate, nulla di meno Iddio per farci cognoſcere in tale fatto, che l'era opera ſua, & nō noſtra, & perche noi l'haueſſimo ad attribuire à lui, & non à noi nō volſe, che
lo Inuentore fuſſi ne Re, ne Monarca, ma pouero, & ſempice Eremita, il quale per tal conto, come appreſſo narrerò, meſſe inſieme infinita potenza criſtiana. Ma prima ch'io ſpieghi queſto ragionamento, è neceſſario, ch'io moſtri i Turchi. che gente foſſero, & donde veniſſero. Furono coſtoro ſecondo molti Scrittori quella gente, che Aleſſandro Magno ſerrò con porte di ferro di là, da monti Caſpi, ò vero ſecondo altri Caùcaſi per diuertire, che non ſcorreſſero per la Media, & per l'Armenia. Ma perche queſta metafora di ferrare con porte di ferro venga inteſa, voglio breuemente diciferarla; Fu il fare loro Aleſſandro queſto, l'edificare ī quello ſtretto, ch'è infra il mare Bachù, & li monti Caſpi, la forte Città d'Aleſſandria, hoggi detta Derbrento, dà gl'Armeni chiamata Miralì, la quale per la fortezza, & ſtrettezza del luogo, doue è ſituata, e atta a impedire il paſſaggio à ogni grande eſercito. Ma li Turchi, nel modo, che volſe il caſo l'anno della criſtiana ſalute circa 740 paſſorno per le dette porte della Scitia nella Media, & hauendola rouinata, & guaſta fecero il ſimile all'Armenia, & alla Perſia con altre prouincie adiacenti, & hauendo fatto tali coſe, ſi riuolſano verſo Ponēte, & ſi īpadroniſcono della Cilicia, & coſi continouādo di guerra in guerra in verſo mezzo giorno, occuporno la Soria, & la Giudea, & per altre bande la Cappadocia, la Bitinia, la Frigia, la Pāphilia, la Liccia, & finalmente quaſi tutto quel che ſi dice Aſia minore, & in quello, che le coſe erono in ſi felice termine, auuenne, che vn Pietro Eremita Borgognone, ò vero
Piccardo, della Citta d'Amienſe andò in habito di Mendico à viſitare il Sacro Sāto Sepolcro di Criſto, con tutti i luoghi ſanti della Giudea, & ritrouandoli dà quelli ſcelerati Barbari profanati, a quali in cābio di celebrarui li criſtiani diuini vffitij, vi eſercitauano li peſsimi, & beſtiali riti Maomettani, & quelli poueri criſtiani ch'habitauano in quel paeſe, erono dà loro tenuti in gran miſeria, & intollerabile ſeruitù, & la fede criſtiana rimaneua eſtinta in quel luogo: onde ella hebbe origine. la onde eſſo di queſte calamità hebbe ſi gran compaſsione, che acceſo di honorato Zelo ſi propoſe di liberare dalla ſeruitù de Barbari quel sātiſsimo paeſe. Ma in quello che egli andaua tal coſa diſcuſſando, conobbe, che ſi ricercauano forze di potente Imperatore, & non di Romito Onde come coſa impoſsibile cominciò à torſela dal penſiero. Scriue il Sabelico, & l'Accolti, che in quello che egli dormiua, gli apparue vna Statua maggior del naturale gli diſſe: Pietro ſegui l'impreſa, che tu hai incominciata, altrimenti tu farai mal' fine, & Pietro riſpondēdo gli diſſe. Chi ſete Voi, che mi fate queſto comandamēto. Et ei gli diſſe.. Io ſono Giesù, che non t'abbandonerò. Imperò fatti di buon animo. Pietro riſuegliandoſi andò à trouare Simeone Patriarca di Gieruſalem; al quale hauendo conferito il caſo, dopo hauere lungamente diſcorſo, concluſono di mandare al Papa per aiuto, & poi che eſsi hebbono cotal' fatto ſtabilito: il Patriarca per muouerlo à quello, gli ſcriſſe lettere, le quali conteneuano i profanamenti de tempi, & l'atroci agonie, che à tutte l'hore, i noſtri ſop-
portauono dà Barbari, & il mancamento della buona Religione, ſupplicandolo, & pregandolo per le viſcere di N. S Giesù Criſto a prouederui, facēdo del caſo Pietro Ambaſciadore, il quale eſſendoſi dà lui accomiatato, ſi ſciolſe da Lidi di Paleſtina, & ſe ne venne in doue trouò . Principe delle coſe ſacre de criſtiani, & hauendoli preſentato le lettere del Patriarca, con grand'energia in voce gli narrò le calamita, & le miſerie di quel pouero paeſe, & egli hauendo dalle lettere, & dal parlare di Pietro inteſo il mal eſſere di quella Prouincia, dopo hauerla compatita per ſolleuarla da tanta afflittione, publicò vn concilio in Chiaramonie Città d'Aluernia; doue per muouere, & per inanimire li Principi, & li Popoli ad andarui, viſitò molte ricche, & nobili Città, & in oltre vi ſi trasferì in perſona; nel quale luogo nella prima Seſsione, ſi trouorono cō lui 310 Veſcoui, & poi che gl'hebbono con ſacri offizij, & con preci inuocato lo aiuto diuino, il Papa propoſe l'aquiſto di Terra Sāta, & perche lo Spirito Santo gl'illuminaſsi a quello, con lunga, & ornata oratione diſſe loro.
O circoſtanti sò, che in fra di Voi non è neſſuno che non ſappia, come per diſcordia, & negligenza de noſtri anteceſſori è ſtato da Turchi, nemici del nome criſtiano occupato il Sacro Santo Sepolcro di Criſto; con tutta la Giudea. Doue al preſente dominano, & ſignoreggiano, non già in quel modo, che s'vſa infrà i padroni, & vaſſalli; ma in forma Barbarica, & Tirañica. perciòche v'hanno profanato i Tempi, & ſtuprato le Vergini, conſtretto con i Martori li Secolari,
& li Religioſi a rinnegare il Santiſsimo nome di Criſto. Hora non s'aſpettando a ſolleuare gl'huomini, & il luogo da tante calamità, & da tante miſerie alli Barbari, & alli Sciti; ma noi criſtiani, i quali già ſiamo qui per queſto effetto ragunati. La onde ſtante queſto trattiamo il fatto fraternamēte, perciòche noi ſiamo interpreti, & ſegretari delle coſe diuine, & guardia del gregge di Criſto, in quella forma che erano gl'Apoſtoli, & obligati per ogni minimo, non che per tante migliaia di redempti in quello, a mettere la vita, & a morire per la fede, onde per ciò quella poteſtà, & facultà, che ci ha dato Iddio, ſpendiamola perla ſalute comune, & non la riuolgiamo alle noſtre paſſioni. Qui non ſi tratta di liberare il Sepolcro di Ceſare, & di Pompeio, ne di trarre di cattura Arabi, ne Barbari; ma il Sepolcro di Criſto, & gēte, in lui noſtri fratelli ricomperati da eſſo col medeſimo ſangue, & lauati nella medeſima acqua, che ſiamo noi, i quali del continuo ſtanno appreſſo a quelli diſpietati Barbari in ceppi, & in catene. Per due cagioni ſi pigliano le guerre, l'vna è per vendicare l'ingiurie, l'altra per allargare l'Imperio; hora ſe alcuno per tal conto deue far quello, chi lo deue far più di noi? i quali habbiamo il noſtro Dio da ſcellerati ladroni offeſo nel nome, nelli Templi, & nelli precetti, ne fedeli, & nel dominio. Et certamente ſe noi andremo conſiderando, non hà la ſua Chieſa riceuuto maggior percoſſa, che quella de Maomettani, perciòche eglino hanno ſpento nell'Affrica il nome criſtiano, occupato gran parte della Spagna, aſſaltato la Francia, depredato l'Italia,
ſaccheggiato Roma, aſſediato Conſtantinopoli, preſo Gieruſelemme, & Antiochia, donde la noſtra Religione, & primitiua Chieſa hanno origine. Ma li Turchi vna delle loro ſpetie molto più terribile di tutte l'altre, come ſott'entrata alle ragioni degli Arganei non pretende più vn luogo, che vn'altro, ma tutto il Criſtianeſimo. Hora ſe noi ci facciamo beffe del caſo, & non prouediamo a tanto pericolo, & a tanta tēpeſta, che ci ſopraſtà: non ſeguirà meglio di noi, che del reſto. Io ſdegno qualche volta meco medeſimo, quando io veggo gli nimici a guiſa di Draghi venirci tutti orgoglioſi contro, de noi, come ſe fuſſimo priui del vſo della ragione ſtiamo a ; Se li Cartagineſi la terza volta che gl'hebbono a fare con li Romani, faceuano prima quella reſiſtēza che fecero poi, che gl'hebbero dato loro ogni apparato di guerra, haurebbono forſe fatto a Roma, quello che riceuetteno a Cartagine. Non è egli gran pazzia il poter contraſtare col nemico a braccia ſciolte, l'aſpettare di farlo poi a braccia legate? non ſiamo noi quelli pazzi, ogni volta & quando noi poſſiamo aſſalire li Turchi aſpettare a farlo quando ci haueranno diuorato, & conſumato? Ma già che l'eſperienza ci moſtra il graue errore del paſſato; non vi vogliamo perſeuerare; Correggiamolo per l'auuenire. Facciamo vna reſolutione honorata. Abbracciamo queſta impreſa con tutto il cuore, & con l'affetto delle forze noſtre, no ci ſpauenti la lontananza, ò grādezza de la Cauſa: perciòche Dio da cuore, fortezza, & conſiglio a coloro, che ſi conformano in lui. Hora deſiderando noi
da eſſo la ſalute dell'anime noſtre, che poſſiamo noi far meglio, per ottener tal gratia, che farli ſacrificio di noi, & delle noſtre facultà? Et perche tal coſa habbia effetto; vinca la virilità la viltà, la liberalità l'auaritia, la Caſtità la laſciuia, & la virtù il vitio. Ma che mi vò io diffondendo nel parlare, ſe già vi veggio dipinta in fronte l'imagine dell'impreſa? Con queſte, & con molt'altre coſe diede fine al ſuo ragionamēto. All'hora i Padri ſoprafatti dalle ragioni: moſsi da l'eloquentia del dire. vinti da cauſa ſi pietoſa; non tanto per debito del loro Vfitio, quanto per volontà propria, gl'offeriſcano per tal'effetto nō ſolo di loro, ma di tutto quello, che poteſſi dependere da loro, la uita, & le facultà, et egli viſto la lor gran prontezza, preſe del fatto buoniſſima ſperanza, & già che con buon principio fu finita la prima Seſſione, ſi diede mano a la ſecōda. doue il Papa per eſſerui al prefinito di molti Principi comparſi molti perſonaggi, & Ambaſciadori, non volſe, che ſi eſcludeſſi alcuno, ma che tutti vi interueniſſero. Et perche queſta impreſa fuſſi abbracciata vniuerſalmente con affetto, fece leggere le lettere del Patriarca, & ſupplire a Pietro in voce. Doppo diſſe loro. O figliuoli, & fratelli in Chriſto, Voi ſentite gl'Ambaſciadori d'vna Città Santa, che vi domanda aiuto della guerra, che gli è fatta loro da figliuoli del Diauolo. Hora il darglielo non tocca più all'Oriente, che all'Occidente, che al reſto del mondo ma a tutto il criſtianeſimo, perciòche quello, che ſi perde quiui, è rouina, & vergogna noſtra. O quanto è laido il vituperio, che eſſendo noi più potenti di lo-
ro, con fauore di Criſto comportiamo tal coſa? laſciādo cōculcare la cauſa della Religion criſtiana, da vno viliſſimo inimico, o di quanto biaſmo ſarēmo degni appreſſo li poſteri, ſe ci ſteſſimo otioſi con le mani a cintola a vedere? Certo che Iddio ci darà punizione. Non giurammo noi, quando togliemmo il Batteſimo d'eſſere nella militia di queſta vita criſtiana, & di ſeguitare Criſto noſtro Duce? Hora ſe noi abbandoniamo la Croce ſuo veſſillo, come lo ſeguitiamo noi adeſſo che egli vi batte. Apritegli le fineſtre del petto, collocatelo nel centro del cuore, chiedetegli conſiglio di quello, che egli vuole, che ſi faccia del ſuo ſantiſſimo Sepolcro, & de noſtri fratelli, che tutto il giorno ſon' tanto oppreſſi, & angariati. Non era in quel tempo l'Imperio de Turchi à Gieruſalem, ma dētro alle porte Caſpie, hora non ſolo ſi eſtende, di qua da li ſteſſi Monti, ma dal Mare Egeo a quello di Perſia. Crediamo noi che coſtoro, che hanno rouinato l'Imperio di Perſia, debilitato il Greco, che ſian' per far meglio a quello di Roma, perciòche egli nō hāno riſpettato li Saracini, che ſono pur' come loro Maomettani, tanto meno riſpetteranno noi, che gli ſiamo contrarij di Religione. Hora perche tal coſa non habbia a ſuccedere. Impugniamo la ſpada. Andiamogli ad affrontare, ributtiangli nelle campagne della Scitia. Habbiamo noi forſe, eſſendo tanto potenti, & hauendo Criſto per Duce, & per Capitano, a dubitare della vittoria? Nò per certo, & ſe Matio, Curtio, & Oratio per ſaluare la patria ſi eſpoſero alla morte, tanto più dobbiamo farlo noi, per ricuperare il patrimo-
nio a Criſto. Arriuaua già l'Imperio de criſtiani per inſino all' Eufrate, & hora non paſſa l'Eleſponto. Fù dalli voſtri antichi, & Signori Franzeſi preſo più volte l'arme per la Religione. Carlo Martello non eſſendo ne Re, ne figliuolo di Re, in queſto paeſe d'Aluernia ammazzò in vn' giorno più di quarāta mila Saracini. Carlo Magno, del qual tanto vi gloriate, infrà le molte impreſe che fece contro a eſſi, non recuperò egli delle lor mani Gieruſalemme? hora ſi come Voi vi veſtite de lor' titoli, & de lor honori; coſi vogliate imitarli con fatti. Imperò non perdete tempo, ne mettete dubbio, ò ſcuſa. Fate il ſimile ancor voi. Non è per tempo neſſuno paſſato d'Europa in Aſia Duca, ò Capitano, che non habbi hauto vittoria, & acquiſtato titolo di Magno. Et però ſe farete tal coſa, ne ſeguirà, che li poueri diuerranno ricchi, & li ignobili nobili, & li Nobili Signori, & ſeguendo di grado in grado Conti, Marcheſi, Duchi, & Re, perche colà è l'oro, & le gemme, le ricchezze, & gli Stati, gli Regni, & gli Imperij. Imponerete legge a Barbari liberarete li voſtri fratelli dalla tirannica ſeruitù, i quali vi ricognoſceranno come Angeli mandati dal cielo, & aquiſterete appreſſo alli poſteri eterna lode. Et queſte coſe promeſſeui da me in voce non ſono mie, perciò che io non sò quello, che io mi parli; ma è Criſto, che parla per mezzo della mia lingua, il quale perche mettiate tal coſa ad effetto, vi ſpianerà li Monti, vi innalzerà le Valli, tranquillerà li Mari ſi come fece nelli tempi antichi al popolo di Iſrael. Et in quel che il Papa ſi diffondeua nel parlare, li circonſtanti per la ſantità della
/ o Erette Deferitone jiBprcfa.*psr] autorità i^òtiiicakvp-r Mettere del Patriarca s perii dìi colio di Pieno, come afflaci da lo Spìnto baro tominciorono tutti a gridare,iddio vuo le. Iddio v uole, Alihora ii papa impofèiriertfio, & ri* prefe il ragionamento, & dille. Non lenza voler diuino voi vi fece eletti quella imprelà; /Jlhora Ande* maro Vefcouo d’Anicjo, & dietroi lui Guglielmo Vefcouo d Araufio Prelati di (àntilììma vira lègh ioginocchiorono d’auanti,& gli chiesero in gratìa d’an dare a tali aquiRi, & egli hauendoli lodati della pron tezza del atto gli Claudi, & polè loro vna Croce di lana rolla in su la (palla delira, de commcflè. ehe la por taffino cucita fopra larme.dicédoa gl altri, che facef ièto ìifìrmie. il Papa hauendo ottenuto il (do intento, licentio il Cóci/io,& impofe a 111 Vefcoui, che per le loro Dioceh perfùadeffino li Principi, de li popoli a quella itnprefajScnuono molti.chtìciKfo quello che < ] ue ^ §* orn <> ffi Chiaramente; lì lèppe la fera dellefeehi lidia miracolaiamente per tutta la Grilliamone que 5 SÌ‘ fto deue P srcr dl nierauiglia, perchè a Roma, fenza nunt *° * lum2no leppe la nuoua della vittoria di Po Aliali» ih llumio contro a Latini, quella di Paolo Radilo contiro a Perico» Re di Macedonia, quella di Dominano — Imperatore Remano controgrAÌemanni s & in Pado biftonaRo ua quella di Celare cótro Pompeo & in Atene quel^TXiuio la de Locrcfi contro alli Crotonati, 5 c ne tempi più n Decf 1U róòd&rni, a Roma quel la di Papa Gfouanm vigefìmo xiiorado teizo contro Aladffiao Re di Napoli, & a Fiorenza Sirene quella di Campammo, & la morte di Papa Gregorio Twlltnc.. Vfidecimo,& per la lofeana di quella vittoria Nana u lene!
Di Terra Santa. ir % le nel fiume del Fò,dehDuca Filippo contro aili Ve- I,p °sg:a ncziani. Hors fé iddio permeile, che fi Spelli in tal modo quelle, taro più fi può credere che permettefse F ’°f^ quella, che era per d’altare la fua Religione. Furono nella i.par. a quella cauta di oon piccolo gioii amento molti C*c o deiMo«radiai di Giemtalemme,& d’Aatiochia, i quali no po co Bugatto tendo comportare il Firannico Dominio de Turchi nd >-? c, fc haueuano abhàdonatoie patrie loro,& erono venuti * 2355? per r/;talia,& per la Francia mendicando, il che rende ua a popoli eompaffioneuolc.& mifero Ipettacolo. Commofièfi per tutte quelle cofe tanto il crillianefi^ mo.che h Principi ripieni di Religione andorono IVno dopò l’altro a gara a farli ddcriuérc. Fui!primo di tutti Vgone fratello dei Re di Francia,per il che li aquiilò titolo di Magno,& dietro a lui Goffredo Bugtion, figliuolo d Eullatio Conte di Bologna in Fracia. il quale era dai Zio falciato bercele del Ducato di Loreno, con Baidouioo,& Eullado fuoi fratelli.Sc ol tre a loro dua Roberti, 1 vno Conre della Fiandra, Se l’altro Duca di Normandia. 11 Velcouo di Pois Stefano Conte di Blela, & Ciarc; Raimondo Conte di Tolofa, & molt’altri, che troppo lungo farebbe i[ raccontarli. Fu da quelli potentati abbracciato que. Ha impreta con tanto affetto, che molti di loro ven. dcrono,&: impegnorono li Stati, Arpino Còte di Bu r gesvendè laContea ai Re di Francia} il Ducadi Nori mandia vendè al/ifratelli il Contato di Goltanza, Se i impegnòlaDucea. Goffredo vendè ai Vefcouo di i Legie il Ducatodi Buglione, il Conte di Santo Egi» dio alienò molto del patrimonio, & altri che fecero B 2 il limile
f l Bretit Deferitone firmile, il quale per effer breue.qui gli Tati,,. Et dal
"f»3 n ®- | e S na «iiche citi receno con le Croci, queih. &affre
miprefè, che furon* far re di poi’, fi chiamorono Croi ciate. & poi che fumo in punto co gl’eferciti s auuiò iecondo /a commodka de paraggi, parte di loro’ per fa Germania,per 1 VngheriaA altra parte per IltateJ & per la Macedonia a Coftantinopoli. Ma il Magno Vgone u andò in modo dffercntc.perciòche cOendo entrato con alcuni in Durazzo,per veder la Città, vi rudal Gouernatore di efTa fatto captino,* però vi era coii gl altri andato prigione. Era in quello fatto belliflimo vedere, perciòche tutte le Contrade di Mare & di Terra,che tragittano d’Inghilterra,Fràcia, Ger mania,* Icahaa Confiàtinopoli,eronocoperte d’arniate,& d’cfaeitUtaJ che pareua, che li nofiriandaf iew a riempiere 1 Oriente di Colonie. Gli Spagnuoli quantunque foffero molesti in cafa da Mori, nulla di meno ve n’andò buona parte di loro. I Veneziani, Genouefi, Jngiefi,& i Pjfani vfeironofuora Con le «naggion armate,che tnaifaceffero.Boemondo Nor. mandoSignor grandifiìmo di Puglia uedendo tanti Signori andar via gli panie vergogna di rimaner a caia s & pero depofe un’interina litiche egli haucua co
uggier’luo fratello, & andò con Tancredi luo Nipote
hghuolo dieflò Ruggieroaquefia imprefa,menando feco ventimila foldati il fìoredel Aulonia: del la Melapia,Daunia, Velimi, c Marfi, Sannini, Cam pani, Lucani, Bruti,* di tuttoquello, che fi dice hug gl Regno di Napoli; con i quali Boberto Gudhrdo il grande loro padre poco dinanzi fi gtad>mperio-, & gloria
2)/T erra Santa. ij al gloria fi era squillata in molte nationi dìralià, accef re fe dal medefimo defiderio di gloria, modo dalla fa * ma della virtù di Boernóio andorno (otto la fua in* ó fegna,& perchè quelli efcrciti haueflero più facile»:r c he fuffi poffibii’ i’imprefo,!! Papa, & il Re di Fràcia ij con Decreti,& con Priuilegi gli fecero tutt) li fauori, a cne poteuano. hauendo il Papa (òllimito in fuo luo3 go per Legato il Vefcouo d’» nicio quello, che fu il -j primo ad inginocchiarfcli d’auantLnel Concilio deea to di Chiaramente. Ma già che eoiloro furono ar. rinati a Conilantinopoli, AjelTo Imperato! Greco gli», riceuette in fai principio benignamele;, ma poi ò che r fuffi inuidiofo della lor glorialo pure che riceucffide danni,ò vero che dubiraffi, che rouinati li Turchi nò T fi voltaffino córro di lui,ò per qual fi uoglia altra ca t gione, cominciò a nemicargli. Ma in quello mezzo a vi giunfe il Duca Goffredo Buglioni con grand’efèr. e i t0 > *1 quale per la fama delle (ue virtù,bontà,& fede 5 haucaa ottenuto dal Re deih Vngheri pailò, & vetro. Uaglia, il che per alcuni danni fattogli da quelli, che i eron paflàti, ad altri ha usua negato, kt in oltre vi. giunfè Boemondo Normando, il quale per non fi fi. >, dare de Greci, per amor delle antiche inimicizie, che. hebbe egli. & fuo padre con efii Greci,hiueua fatto la. ViadelfctoJia,&dcllaTeffi>g!ia,&dellaTracia. Ma [ in ogni modo era da loro (lato molto trauagiiato.. Fu da quelli duoi Principi, poi che fuion giunti in, campo, per le prime cote mandato a chiedere ali’Im, peradore il Magno Vgone,& quelli,che eron con lui: coi) pioteilijche (è non glielo daua ^ o gli faceua alca male.
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«wle,cheg!i fpiarterebbonola città, fcrouinerebbo T P^ fe» & & gli altri,& h fece pace, ma nonhebbe tatofto fatto que JJo, che egli con perfidia Greca pensò di far loro con I ìnfidie, quello che non gl’era ballato l’animo di far con I aimc,& a battaglia aperta,& però ilaotequefto lotto molo di diuertire aili dannide Campi, gli nC er co, che voleflero andare ad alloggiare ad un luogo detto Balchema. fito limilea vno Polefine; pctcl oclieja State gilè continente,&i‘Autunno,& Verno mediante la Marina, & vn’Fiume, diuenta vn’llola A "i,r f** io tal tempo di Terra non lì può andar d altró«P«unponte,ii quale e®, haucua pentì,o, noi che 11 noftri vi foffero paflati, & che il firn fi folTe ridotto m forma tale, di romperlo, <5c farueli morire di farne,o dar loro lemedefime, ò peggiori cenditioni, che non diedero 11 Sanniti aili Roman, alle forche (-laudine. Ma II noftn hauendo il fi ne Rcligiofo nó penlando a tata malizia ^v’andoroo ad alloggiare, doue dimororno tanroache lòprauéne la pioggia & che fi continente diuentò Jfoia. Mìhorz IWradore paredon tempo di metterei! fuo mai’ animo ad effet to, vici con gran gente delia città & però p pannarli, 01 a con moli,oracon coloni ora con pretdii fi ve niualoro apprelTando, & quando gli parue hauerla cela
Di Terra Santa.
bo co ^ a in mano, mandò gran gente a rompere il ponte; ie, Et per tenere li notòri in quello tanto occupati. ordino nò che Fuilìino nel tempo iteflo affaitati di dietro dal» dif k Naui, Ma Goffredo hauendo veduto quelli andajo menti non fi fidàdo interamente del Imperadore, ma ne dò la notte.tòeffa Baldouinoluo fratello con lèi mila >li caualii alla guardia dei Ponte, ma non vi effendo di ié• molto arriuato, che li Greci comparfero per rouinar>n lo, & egli faccndofi loro incontro^ appiccò & dopò àr cen g ran menar di mani gli roppe, & radse in fuga I lo Facendo il fimile gi altri noff ri deili alloggiamenti a er quelli, che gl’haueuano aliatati con le Naui, & poi fQ che li notòri hebbero paffato quetòo pericolo tòante il à- tradimento fi horrédo,cominciornoa trattare in luo, 0 go di far guerra a Ili Turchi,farla aff/mpetadore. Ma 3, egli auuilàndofi di tal cofa, mandò in campo vn fuo figliuolo aIculàrfi,dicendo chetutto quello, cheera feguito,era flato con Tuo grandifpiacere, & che nulla i- ne hauea làputo. Imperò che voleua eller loro amili co,& eflò (uo figliuolo ftarebbe in campo per tòatico [ 3 fino a che Goffredo andata nella Città a trattare con c lui la pace. Li notòri quantunque fapefsino, che le 5 feufè erono falle» non dimeno per non lo ridurre in r diiperatione, che io facelsi accordarli con li Turchi e vicini,& anco per non far guerra,in cablo de Barbari e alii cr;tòiani,& perchè uolédo paflàrin Afìaia Tua ami c cizia confifteua dalla perdita alla vittoria difiimuio{ rollo il calo, & accetrorne le Iculè, & coli effendo retòaf o il figliuolo nd Campo,Gottohedi andò nella a Città a trattar con lui la pace» àc poi che egli hebbe nceuuto
Paolo Emi iio nel4. Nel 109.7 per fc,& vettoaagli a> & all’incontro che egli doudfi’ha- «nere quali mttoquello.che s’aquidaua, fuorché®. h tufalemme & a Giudea* coli hauendo Gottosi 9 f-rmocon lui lecondmoni tornò in Campo & fece! *< le ratificare, alihora il noltri cominciorno a trattare le «.n/iGtccifam,Ilarmente Mainaci tanto(pun- h tandolaPrimaucra non gi parendo più da-perder T tempo, per quello diretto di Mare, che diuidei’Afia p: dal Europa chiamato Bosforo, pailorno ì Afta pigliò cl quel luogo tal nome per edemi date fecondo |fff uo c noft,T‘j! S ’ Ìa ° la d ’ InaC °,r3muM «in ^ ^° c a^N^{^^l <do. J i aCCarn f,at ^ a iCa/ccc?°ne Cie g> «della Bituma, regione del Afia minore, giù detta pi Migidoma, nel qual luogo, per abbattere l’erefia di pt Netìorio,& Éutichiofùfatto vn Cóciliodi 6,0 Ve & fcoui,& quiuis VD1 infieme tutta la poterà cridiana ai & tanti Principi, che non feron cognofout, fe non al per nome, fi cognobbero m fatto. Scriuono molti & Autoridcgm di fede, che furono in queda imprefa D fcomilafanti 1 &, QO mila caualli. Ma Papa Otto- gl ne,& altri dicono,che furono in tutto joo mila com nt totentljnfia quali fur moltcdonne d’animo uiri/e hi che haueuano voluto feguir’li lor mariti; Pareua mie le do eliruto proprio un’Monaderio,perchè ui fi cele or atidrmnfvffi ra u t ’ Vffi:,J P J r ’P nd0COnt ’ rìu --- Dio per il ’ ustoria ne infra di luto era publico. huomo ò femi ce
T>t*Terra Santa» 17 con tta di- mal nome. Hora come può far di’ meno uno, ter il che habbia affetto di Religione a legger quelle colè, [ paf & veder le prelènti,di non (1 Icàdalezzare? percioche ha- * Turchhchc erono allhora di h da rElelpòto, & no Gr’c ^usuano ne Galeone Giannizzeri, ne Tamarri, & redi 9 Lle lh Principi la prefano loro contro con tato sfor •:cc- zo, 8 c hora chedominano perlógitudme tutto quel-are k»cht era da Buda d’Vngheria al Tauri*, & per iatiun- tedine tutto quello che è da Barnagato à Gaffa, della icr ^aurica Cheronelaòc che mantengono in tempo di tlìa P ac e> & di guerra più di trenta mila Pretoriani da loro;/i© ch amati Giannizeri,& centocinquàta mila Tamarri uo con altre buone milicie,& più di ceto Galere in Ma, li te,& hanno nel Colchide in Arabia, & in sltre bande Zìi gran numero di feudatari], & li Principi moderni la rta pigliati* lor. contro fi debolmente. Ma quello de di pendedainuidiada dilcordia,&da auarizia, perciò» fc che quello dice,e non mi cocca.perchè 10 fon’fon-ta. la. no; ^neii altro,io nóuoglio fpédece per altri; & quel in altro, io non uogho ch’il tale lì faccia troppo gràde, ti & in quello modo,quella potenza, & autoriti che fa Dio ha deto loro per difela, & falute della lua Reli)- gione, la riuolgano in pallioni primate, & all’ocealìo n ne nclluno lì muoue,& ognuno Uà fermo. Ma doue, hanno n àcato gl’huominJjha proueduto Dio, il qua e le dobbiamo, Se hora, & fempre, & di quella Sedi ogn’a’tra cola ringratiare poi che egli hi niello fra di i loro la fame.& la pelle,& la guerra, fattogli ribellare: il TranfiJuanc,& il VaJIaccho,che le tali cole non fuc j cedeuano,quelle refoiutioni, che non hano farro per C cffga
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The end
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