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Alcune lettere delle cose del Giappone. Dell'anno 1579. insino al 1581

Compagnia di Gesù · 1584 · Free in the US

33,631 words · about 2 h 21 min to read

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Author
Compagnia di Gesù
Language
Italian
Published
1584
Length
33,631 words · about 2 h 21 min
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Indice

Lettera annuale del P. Francesco Carrion

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O I che per ordine del P. Viſitatore, che queſt'anno gionſe al Giappone, per l'auenire ſi ha da ſcriuere una ſola volta l'anno à V. P. dandole raguaglio di tutto quello, che N. S. opera per queſti ſuoi ſerui inutili in tanti diuerſi regni; acciò le molte lettere non cagionino più toſto confuſione, che chiarezza: per far queſto più diſtintamente & con più ordine, procurerò con l'aiuto del Signore darle informatione al meglio. che ſi potrà di quanto s'è fatto queſt'anno: prima trattando delle coſe in commune, & poi deſcendendo a i luochi particolari.

Quanto al primo, ſtiamo adeſſo nel Giappone cinquantacinque della Compagnia, de quali 23. ne ſono Sacerdoti, & fratelli 37. parte ſtudenti, & parte Coaiutori. In quanto à quello che tocca à noſtri, vniuerſalmente parlando, ſiamo stati tutto queſt'anno ſani, eccetto alcune infirmità di poca importāza. Ha

ciaſcuno procurato conforme à quel che N. S. gli communica, corriſpondere à ſua vocatione, & à l'eſercitio, per il quale fu chiamato à questi paeſi. Alcuni attendono alla conuerſione de'gentili, , & inſegnando: altri ſi preparano à far il medeſimo à ſuo tempo, imparando la lengua del paeſe, & ſtudiando quel che biſogna: altri finalmente con l'eſercitio di Marta prouedono quel che biſogna alle caſe; procurando ogn'uno conforme al ſuo talento ſeruire à N. Sig. à la Compagnia, & a l'aiuto di queſta gente; viuendo tutti, per la diuina gratia quieti & contenti. In quanto à quel che tocca al corpo de la Compagnia in queſte parti, da tre anni in qua è notabilmente accreſciuto; perciò che prima erauamo 18. & hora 55. de'quali la maggior parte è venuta dall'India, et gli altri ſono ſtati riceuuti quà; & tra tutti ſono due o tre ſoli Giapponeſi gli altri ſono Portugheſi; quali vennero qui con la naue, che ſuol venire dalla China ogni anno. Co'l qual numero nō ſolo crebbe l'animo, e le forze à quelli che qui ſtauano, ma crebbe anco molto il frutto: e ſi diede ordine à molte coſe, quali per il gran mancamento di operarij, non ſi poteuano coſi ben'ordinare. Si moltiplicorono più reſidenze, ponendo alcuni padri doue prima non erano; partendoſi tra molti il peſo c'haueua vn ſolo: benche fin adeſſo, non ſi è potuto già partir ſi bene, che ſia giuſto, e proportionato à ciſcuno, & con gran difficultà ſi potrà far mai; per cagione delli pochi operarij, che ſempre ci , paragonati all'opra ſi grande.

Si ſono però li Padri alquanto allegeriti, & i Chriſtiani più aiutati, & conſolati; & oltre di ciò, i Padri che ſtauano ſolo per le reſidenze, ſono stati accompagnati con grande loro conſolatione & per eſſerſi moltiplicate le reſidenze, i Chriſtiani ſono anco più iſtrutti nè le coſe de noſtra S. Fede.

Si è fatto anco vn ſeminario de'noſtri,nel quale ſtanno adeſſo quindeci ò ſidici ſtudenti imparando la lenga del paeſe; Et in due anni hanno fatto tanto profitto, che delli Padri, che ci ſono stati queſti duoi anni paſſati, molti adeſſo odono confeſſioni; Et delli fratelli alcuni ſtanno tanto auanti, che s'intendono benißimo con li giapponeſi, e potriano confeſſare, ſi fuſſero ordinati; però per loro maggior profitto, vanno ancor meglio ſtudiando la lengua con più diligenza e feruore, che mai; & in queſto mentre ſi legge lor vna lettione d'humanità. Coſtoro eſſendo ancora giouanetti, & di bello ingegno con la Dio gratia ſono per fare frutto notabile, & riuſciranno molto buoni operarij, per aiutare a la conuerſione di queſti populi. Il farſi queſto Seminario de noſtri, fù vna de le coſe di più importanza, che ſi poteſſe mai fare, per aiuto de la Compagnia che ſtà nel Giappone. Percioche continouandoſi fra pochi anni hauremo molti, che ſapranno la lengua, e ſaranno buoni operarij, & potranno predicare, & confeſſare, & attendere alla conuerſione de'gentili: eſſendo che fin'à quest'hora non habbiamo potuto ben ſupplire ne à l'vno ne à l'altro.

Il modo di viuere de noſtri in queſte parti è ſtare in vna continoua peregrinatone, circondati ſempre da pericoli di morte: percioche hauendo ciaſcuna Reſidenza adoſſo di ſe molte chieſe, e luochi, è neceſſario che vadano continouamente peregrinando da vn luoco all'altro, viſitando le chieſe e li Chriſtiani: il che non è di picciolo trauaglio; particolarmente in paeſi tanto freddi, con tanta neue l'inuerno, & l'eſtate con tanti caldi e piogge; oltre di ciò eſſendo tutto'l Giappone inuiluppato e pieno di tante guerre, e mutationi, che non stà mai in vn medemo ſtato. Nel mezzo di tanti nemici, & di tante perſecutioni, che ſi vanno imaginando i Bonzi, & altri gentili, ci trouiamo alle volte molto alle strette, coſi per mare come per terra di nemici, e di ladri: in luochi di tante falſità, & calunnie, che ci appongono i gentili, & le perſecutioni di fuoco, e di arme, che vanno ſempre per tutto doue è guerra: che non viuono i noſtri quaſi mai queti, & ripoſati: vedendoſi ben iſpeſſo circondati dalla morte d'ogni canto. Con tutto ciò N. S. con ſua diuina prouidenza li guarda, e conſerua: e queſto è puramente opera di Dio, eſſendo che li Giapponeſi fanno tāto poco caſo di vccidere vn'huomo di qualſiuoglia ſtato, quāto fariano di vccidere tante formiche; & perciò la maggior parte di loro morono à fil di ſpada. Tuttauia ancorche molte volte i noſtri ſi nelle mani de'nemici, fin à queſt'hora nō ha permeſſo il Signore che ſi sfodraſſe pur vna ſpada ſopra di loro. Et queſto auuiene, ò perche noi nō la meritia

mo, ò che ci custodiſſe Iddio N. S. per la gran neceßitâ, che vi è di operarij in questi paeſi: ò per ventura ci ſerba la corona per altro tempo inſieme con molti altri. Quello di che douemo noi dare più gratie à Dio, & in che manifeſtamēte ſi vede, queſta opera eſſer ſua, è, che paſſando i nostri ſempre per tanti trauagli, e pericoli in vn paeſe tanto inquieto; nel qual è neceſſario mutar affatto la propria natura, & in quanto al vitto, & in quanto alli coſtumi; eſſendo il modo di viuere di quà molto diuerſo da quello di Europa; tuttauia N. S. ci aiuta tanto, che tutti i noſtri viuono quieti, e conſolati con molta pace, & carità tra loro; & con grand'amore, & obedienza à li Superiori. Et queſto baſti, in quanto à quel che tocca à lo ſtato, & vita de'noſtri. Circa le coſe del Giappone, è queſta terra tanto inquieta, per le continue guerre, & mutationi de'ſtati, che vi ſono; che veramente vi e grandißima confuſione; Et ben pare che ſtà ſopra di eſſa la ſpada della diuina giuſtitia, caſtigando li tanti & ſi graui peccati, che ſono tra queſta gentilitâ: percioche ſtà ſempre il paeſe così ſottoſopra, che non ſtà mai nel medemo ſtato: e pare che'l tutto stia pendendo per vn filo; perche chi hoggi è gran Signore, domani ſarà niente; & doue hora ſi ſtà in quiete & pace, da quà à poco ſarà tutto perturbato: il che non e piccolo trauaglio e diſturbo per la conuerſione d'Infideli, & per la conſeruatione delli già Chriſtiani, & di gran diſcontento de'noſtri. Perche molte volte quando ſtanno per racorre il frutto delle fatiche di

gran tempo; all'improuiſo ſi leua vna tempeſta, che disfà il tutto, diſturbando conuerſioni grandiſſime, che ſtauano per maturarſi; & alle volte la tempeſta è ſi grande, che baſta per rouinare quello che era già edificato. Si leuano tal'hora tali perſecutioni contro li Chriſtiani, che bastano a far cadere i deboli, & per far ſopportar grandi tormenti anco a valoroſi. Et benche questo l'habbiamo veduto molte volte nel Giappone, è però ſtato molto più quest'anno, nel quale per tutto vi ſono tante guerre, quante gia mai ce ne fuſſero da molti anni in qua: e ſtando li noſtri con gran contento, e ſperanza; ſi viddero in vn tratto caduti in gran diſguſti. Et fin adeſſo le coſe non ſono al quiete, ma dipendono dal fine di queſte guerre; dal quale conforme a chi reſtera vittorioſo, ſi hà da ſperare, o gran frutto nella conuerſione, è pace della Chriſtianita; ò grandi perſecutioni e tribulationi contro di quella.

Ha da ſapere voſtra P. che tutto'l Giappone, che contiene in ſe ſeſſantaſei regni piccioli, ſta diuiſo in tre Iſole, ò in tre parti principali. La prima contiene in ſe cinquantatre regni, doue ſta la Citta di Meaco, capo di tutto'l paeſe, e la più nobile, e principale. Tra molti Signori e Re di quelle parti, ve ne ſono due particolarmente i più potenti di tutti gli altri. Il primo ſi chiama Nobunanga, qual è adeſſo Signor del Meaco, & di altri vintiquattro ouero vintiſei regni. Il ſecondo, e il Re di Amangucci, che ſi chiama Mori,

qual è anco Signor di altri dodici regni, o tredici. Tra questi duoi Signori, & loro ſeguaci, vi regna adeſſo crudelißima guerra, pretendendo ciaſcuno di loro rouinar l'altro, e reſtar padrone del tutto. Queſto Nobunanga con ſuoi figliuoli molto i noſtri; & all'incontro Mori è crudel noſtro nimico, di modo che vincendo Nebunanga, ſi ſpera gran profitto ne la : ma ſi dubita, di tutto'l contrario vincendo Mori; e pare che gli Padri, e la Chriſtianità ha da patire grandi trauagli in quelle parti. E benche Nobunanga fin' adeſſo (come a ſuo luoco ſi dirà) vada molto vittorioſo, e proſpero: tuttauia per eſſer nel Giappone tante , e tradimenti, il fine della guerra è tanto incerto, che potriano hauer vittoria anco i nemici.

La ſeconda parte ne la quale ſi diuide il Giappone ſi chiama Ximo, che contiene in noue regni, & quantunque ancor quiui ſiano molti Signori pero il principale di tutti e il Re di Bungo, qual era Signor aſſoluto di cinque regni, & haueua gran poſſanza in tuti gli altri. Contra di coſtui, per hauer perduto in vna giornata campale doppo d'eſſer già fatto Chriſtiano, come diremo a ſuo luoco, ſi leuo ſi grane guerra in tutti i ſuoi regni, alzandoſi contra di lui vn Signor del regno di Figen chiamato Riſoij, che ſi troua adeſſo il Re di Bungo molto alle ſtrette. Si leuò ne l'iſteſſo Bungo li noſtri ſi crudele perſecutione, che mancò poco non fuſſero tutti ammazzati; ne

IO LETTERA fiatino ancora troppo ficuri, perchè [e iddio permettere, che quelli del Bjofoij > quali ftanno per bora ajjai forti, e fono nofiri nemici, bauejfero vittoria-, fi dubita y che cofiinBungo, come in ogni altro luoco del R egno di Figen, hauremo flrane perfecationi > Et per il contrario s’ilFS di Bm &° ottiene lavittoria % [periamo fi farà gran prefitto ne Iol conuerfione y di modo che tutto dipende dal fine di qnefleguerre, quali [uccedendo)bene come fi [pera s haurà V. T. l’anno che viene co’l Diurno aiuto nuoue molto felici» e tutto al ruuerfo, fucce. derido le cofe al contrario. ■Nondimeno ejfendo 7 ^.S. quelche gira quefla ruota, [periamo eh in qùalfiuogUa modo [uccederà, ne [eguirà grande vtile per i nofiri, ir per la dilatatione di [ua [anta legge * Da ter^a parte èvna ifola chiamata Xico> che contiene in [e quattro regni, ir è fituata nel mezZ.® & l’altre due [udette. In quefia [e ben babbiamo vn signore principale Chrifliano, qual è Signor divn regno di quei quattro, chiamato Tofa: tuttauia perchè egli fid già fono quattro ò cinque a nnì fuor a delfuo regno > per ejferfi leuato contro di luivn’altro Signore che li tolfe lo fiato: per quefla cagione y finVdeJ[o non babbiamo in quelle parti alcuna refidenza* ne vi fono CbriFtiani. Quefio Re di Tofavenendo dal Re di Bungo, eh è fuo parente per aiuto, & vdendo le cofe di noftra. legge,fi bateZZ® j ÌT da l’hora in poi che faranno quattro

DEL GIAPPONE. u quattro dùnque anni, gli diede ’HtS. tanta granai &forte^a 3 che bauendo Con l’aiuto del le di Bungo dopo d’effer Cbriftiano, ricuperato buona parte ’del già perduto regno > i5 bauendolo dalli a poco di nono perduto affatto,Tempre è fiato falda nella fede, fen^a frandal’v^arfi di cófa alcuna. Et bòra che flà iarn altro regno d Signor fio amico, che lo fauonfce-, effondo quel Signor e tutti Uffoi gentili-, egli con tutto ciàffmprefid [aldo & fermo. Scriue continouamente alli Padri nofiri,che fianno in Eungo, dando loro nona di fe n de la fuaco fianca ne la fede.Jgiorni paffati ffriffcyna lettera al T.Fran ceffo Caural, pregandolo,gli mandaffe alcun libro denoto in tengua i Ciapponeff, co’l quale fi potefie aiutare, <& confolare, tra tante tribulationi. Gli ffriffe anco, cbaueua riceuut orna grana grande da ’tq.S.tf era, che tra tanta gentilità baueua trouator>n pouero cieco già Cbriftiano infin dal tempo del buon P. Maeflro Fr ance fio <£f che fubito fi lo menò fico, <£r fpeffo trattaua con effo lui, de te cofe di Dio, & de CbriHiani: à quali mofira tanto amore, che quando sa che à cafogionge à quella terra qualche Cbriftiano, ancorché ftayn peffatore,lo fd entrare nelle fue flange‘ydouefeonformeallì co fiumi del Giappone) non pofion entrami fi non perfine molto honorate. ‘Piaccia al Signor darli perffmran ^a, e modo, co’l quale racqui fti’l’fuo regio: che ottenendolo tiert animo di far in efio grande Chriflianitd: perchè l’altrayotta quando andaua ricuperali do il perduto, baueuagiddatoynluoco molto buono per

«lettera no per i padri, con intrata /ufficiente d fuflentare alcuni d’efii. Quello è quello che tocca alle cofe del Giappone inyniuerfale: Hora trattaremo in particolare delli regni, ne’quali habbiamo alcuna rcfiden^aE Cbrittianità, quanto più fommariamente fard pofiibile; narrando foto le cofe notabili occorfe quell’amo; anchorthe fard neceffario Infoiarne molte y per non ejfer tanto prolijfo. Et perchè la feconda parte del Giappone, la quale contiene noue regni, èia prima che fi trouayevendo da la China: & per ejfer e in quelle parti maggior numero di Chrifliani, che ne Valtre, particolarmente nel Regno di Figen, doue ordìnanamente yengono le nane de Tortugbefi, perciò da quefto cominciaremo. Del regno di Figen. I L regno di Figen, come è già detto fi troua alle frontiere quando fi yiene dalla China al Giappone: jla pofto d irentadue gradi e me^o di altera; Et perchè ha molti buoni porti, ordinariamente fogliono yenire d queflo regno le imbarcationi de’Vortugbefi, e quid hanno i loro trafichi con giapponeft; & nel qual tempo yi concorrono d‘ogni parte i mercanti del paeje, che è come tempo di fiera per tutto’l Giappone. Se ben quello regno è diuifo tra molti Signori de’

DEL GIAPPONE 13 quali ciafcuno pofiiede parecchie miglia di terra, con molti popoli <£T forte^xe -, fono però quafi come tra noi Marchefi, Duchi, & altri fimili Signori i quali quando pomo fi fanno guerra ~vn l’altro, procurando ciafcuno ejfer maggior del fuo micino. Et benché cofloro fianOi come Signori ajfoluti di loro terre; hanno però fempre Vii certo reconofcimento ad alcuno, che fia tra loro. il più potente; fluendo con lui tal’hora in pace > (T tal’hora in guerra fecondo l’occafioni. Talché le cofe non Jìanno mai, uel medefmo flato -, <£r chihora è il più potente, invn tratto diuiene infimo: & chi adeffo è aguale à gli altri, fra pochi giorni fi fà signor di tutti. Et cofi da pochi anni in qua quel ch’e Signor quafi di tutto il regno di Figen, è ~vn Signor gentile chiamato Hiofòij, il quale da’vilifiimo fiato, in poco tempo fi algò tanto, che quafi tutti li Signori di Figen, oper amore,0 per for^a, lo riconofcono per Superiore: eccettoyn falò. Inquefio regno habbiamo Chriflianineleterre di tre Signorino fi chiama Signor di.Arima, il quale pochi anni [ornerà le quafi di tutto Figen-, 4y per ejferfi leuati contra di lui altri Signori egli refla bora aguale -, & forfè anco minore de gii altri fe bene per ejfer e egli già flato capo di tutto’l regno, è tuttauia molto filmato:<£r quefto falò fin’adeffo non è fugettoaBfpfoij, & farà Signore di circa cinquanta ò feffanta milia anime. Ideile fue terre in diuerfi luochi habbiamo già

J4 lettera fatti.circa dodeci mila Chrittiani, la maggior parte (Le M.ilift fecero ber fa ire anni, infieme col Signor di Arima, che fi Mamma & era tenuto per Re: il qual fi batterà,# era già perfarfi Cbnttmo ancoro figlio, ’# quafi tutti li Signori principali delle ke terre, eccetto alcuni pochi, i quali con i loro Bonzi procurauano impedir quell’opera. Stando cofi le cofe piacque à Dio’H, Signore che l Re cadef fé infermo con yna apoflema, che gli nacque nelle (vaile, della quale f/d pochi di, pafià à migliora, poco tempo dopo fatto Cbrijlmo, Et j perchea Bonc-ì

alcuni Signori non poteuano foffrire, cb el Signor

loro fojfe Chrifìianofedendo ch’infibreue tempo era morto,commiorno d direbbequefio era cattivo deiCamis, #lotoques, (checefi chiamano gli r dolich’adorano) Con quejlo ejfendoche fuo figlio, ilqual rcftò ber eie del regno, era giouanetto, c gentile, fileuò grande perfecutione cóntraiVadri, & Chrtjìianii frettando per terra molte Croci,c’baueuano alzate,brugiorono la Chiefa. Furono anco forzati molti à retrocedere quantunque molti non confenùjfero, mafìime quelli di Cachino chù, dotte ne faranno più di ducente famiglie: quali determinarono più pretto partir fi abandonando i loro beni, ò morire, che Inficiare la fede riceuuta. Laonde non bebbe ardire Armandone procedere più oltre contri di loro, e cofi reflorno fiempre fermi ne la fede, e tta con efii loroyn noflro Taire, myna refiiienZa, che quiui h abbiamo- V affata quella furiati tornò d leuare la maggior partede Cbnjliam, 1 i Vi fariano necejfarie molte re fidente, nondimeno per carefiia de operarii, non habbiamo quid altro che tre cafe; la prima e in ’Hqngafaqm, la quale è lontana da Cochinochù circa due pofle itfvi èvn porto di mare molto buono, doue fuole venire ordinariamente la naue diTortughefì. Quitti faranno più di quattrocento cafe fatte da diuerfi Chrifliani, i quali ejfendo perfeguitati da i loro Signori elefferopiùtoflo perdere le proprie cafe ir beni temporali, chela fede di Chriflo. Quid ordinariamente ftanno due "Padri con vn fratello; i quali hanno cura di tutta quella parte dell’Ifola, che ft dìuide con "vn braccio di mare largo circa, vn miglio e mezz°. ’Nell’altra parte flà Omura, con laltre terre di Don Bartolomeo, quali Jono diuife da quel braccio di mare in due parti, nelle quali habbiamo due reflien^e: vna in Omura, ÌT l’altra in Cuxi; che fono li migliori luochi, e fortezze c ^ e fl ano m *l ue ^ £ P artl?/*“ > e " dici, ir l’altra venti miglia più di ■ là di "Nanpqfaqui. Inciafcuna di queste ci Slà vn padre, ir vn fratello, ch’anno penfìero di molti luochi ir Chiefe, che fono di U attorno. N^n attendono alla comerflone, per effer già tutti CferpW»

DEL GIAPPONE. 17 ( benché non manchino mai di quando in quando alcuni gentili, che "vengono di fuori per conuertirfi ) ma folo fi occupano, in confeffarc, & amaefirare i Chrifhani; ministrando loro i farramenti, ’fluendo tra loro in conùnom peregrinatione: tuttauia hauranno butterato quejfanno più di àucento perfone, che fono andati da diuerfi luoghi, ÌT dimorano in quelle terre. Sta qucSìo paefe molto difpcflo per poteruifi far gran frutto, feci fuffero operarij, che lo coltiuajfero; Je ben tutti li paefani Slamo adejfo con gran timore di guerre, e riuolutioni; perchè quantunque Don Bartolomeo Sia in vn certo modo figetto, dl{ioM > pur perchè quefia fogettione è forcata, è tirannica, & egli non ci fi può bcnaccommodare per molte ragioni che ha: fi dubita che fyofoij difincato che fard dall’altre guerre che fa con altri Signori fubit 0 la tona con lui, per il gran defio che ha di pojfedere le terre di lui. Terà confidiamo nel Signore che i fuoi difegni non riufcirar.no. Fece grandi offerte Don Bartolomeo al T. v{filatore t mostrandogli molti fegni d’amore -, 0 leua fi fac effe altro nelle fue terre, fe non quanto ordinammo iVadri.Il V. Vifitatoreha determina, tofirgranfondamento in quelle terre con l’aiuto di £>to,Jè le guerre nonVimpedifcona. La ter^a Cbriftianitd habbiarno nell’lfola di Fi, rando, la quale è dvn altro Signor gentile, di poco maggiore, à minor Siato e gente, che gli altri B due

LETTERA

8 L, C, * *

dtiefudem. HeUefue terre b abbiamo più Cbrifliani,quali fanno in due ifolette piccole diduoi Signori principali, parenti del fudetto rando, i quali fono amendue CbriZiam. W f Firandocapo di tutto den^a, doue vnfratello) ’ due padri con m fratello -, e di Za>a»»o ai aiutare i Chrifìianf, che fUnnoairdtreduelfoleyidn ti ami che fi batterono hanno patito»***/* tempi molte perfecutiom da nftfjf» ^ ’ er. rando, che è crudel nemico de Cbnjham: Ma per che queHi due Signori fono principali tra oro,r fciabora di prrfeguitarli. Con quefla mala volontà, che molra coftuiaUecofe noflre, fi riomolto pochi in ^ando > &iTadri altro f? non infegnare & ^nferuareigiacomert ti: afpenando con grati partenza, che fi offer J lóro occ afone per dilatare noflrafanta fede. Ha la compagnia conof:imento UT amicitia qu. fi con tutti li Signori di quejlo regno di dano dvifitare à fuoi tempi con grandi compimenti di che fono pieni li giapponefi: ir è ben necejf rio ch’in Lochi tanto inflabili, procuriamo Zar bene contutti, UT hauerli per amici quanto Però fin adeffo nonv’è Cbnftiano alcuno nelle terre loro:fe nonfujfero alcuni pochi, che fi fono battezzati nell’altre terre di Chrifiiam quando con alcuna occafionecifono andati: e cojìoro foglmo alle volleyenire doue fanno i padri, per conferì, confolarfi con efii loro.

DEL GIAPPONE. IP Del Regno di Fingo. A Lli confini del regno di Figen, fla’l remo di Fingo, & c della ìurijdittionc del ledi lungo. Qmui babbiamo anco Chrisliani inyna ifola detta Mcufa, & è diuifa tra cincjue Signori i quali Je ben fono Signori affolliti, fono però minori detti fodetti, bZo ’Zir?liden Z a, claconuerfione nonvaia inondi: Mtouio olle Volte fono vifitoti do i Padri, cbe fiorino in Fondi; e loro vanno anco a viCitareiPadri. De la Cbiefa ne ha curavn buon vecchio, il quale infegna la Dottrina Chrifiianx dii fanciulli: & le fette quando fi M cono» leve loro demi fermom,ò libri fpirituah, <Uè come padre di tutti -, talché viuono comedoni Cbrifiiani. Si tiene per certo che morendo il Sionore quale ha più di fejfanta ami fuo figliuolo ffZ^JuJ.ilqJJe è fratello di BonBartnlomeo fudetto Signor di Otnura, perchè non è figliomwale madotùuo, b* mcovncug, no già Chriftiano, Pelli Regni di Chicuflem, & di Chiqungo.

DEL GIAPPONE. Il poppata, ricca di mercanti, & pafa fette milita fuochi. Quefla Città benché fta tutta di gentili» non ci habbiamo manco trecento Chrifiiani: nientedimeno per cjfere quella terra tanto principale, & per ejfer quel regno fotto la giurifdittionedel He dilungo, ci ftd da molti anni in qua

vna refident^a, doue fanno due padri & Vn fratello}

& e fondo quella terra ricca & data aìlivitij, ftconuertonomolti pochi. Li noflri vanno fe. minando la parola di Dio doue pomo, ir doue fono afcoltati. Si fono fatti in alcuni luochi del medemo regno, lontani da Facata da quindeci, ò "Vinti miglia, circa feicento Chrifiiani, i quali fono vifttati d certi tempi da li Tadri, che Ranno in Facata. 7^e Valtro regno detto Chiqungo,ch‘è pur del He di Fungo, e confina^ da quella parte con Valtro regno di Chiqufcen y ft fono fatti alcuni altri pochi ChrtJUam: però quefl’anno per le guerresche fono fiate d quei regai, & p er il pericolo in che Jiauano, ferrea poter far per adeffo profitto alcuno fiondo il tutto ardendo in guerra, ft ritirorno 1 padri al regno di Figen, refiando quiuivn Chrifiia”°ycha cura della Chiefa: ir perchè in opti luogo di quefìi occorrono fempre alcune cofe di bene, è di ^k~fff^ e f e i,ene • T*- non farebbe difcarovdirle, jarebhe peròvn non finir mai. ’Honlafciaro tuttauia dir igilo che quitti occorfe dvn nofiro fratello,che j-d la lingua molto bene,4j predica aUi gentili,e trat; T? W Con *fii loro fr.finche.ftadovn porno invn E 3

LETTERA ceno luoco, tir paffando di la alcuni gentili fedendolo che fiaua loto, determinorno tra loro ucciderlo: tir Finalmente lo affalirono; llfratello cadde in terra, tir fubito due di loro gli furono ado/Jò ■con le fpade nude; però piacque d Dio ’pf S.chea^ questo affatto giunfero in fretta alcuni Cbrifiiani ■armati per difendere il fratello, che fiaua appettando di finir la Vitate fu manifefla previdenza diurna, che non Tvccideffero v ò per timore de Chriftiani, che veniuano ~verfo loro; ò perchè t{.S. non permeffe ch’efequiffero la loro mala -volontà: giorni li CbriSìiani doue era’l fratello, egli li trattenne, affin che no fuffero iti a far briga con i gentili. Quefìo batti in quanto alle cofe di Chiqufcen, tir di Facata: doue paffate le guerre con l’aiuto• del Signore torneranno i padri a contiuouare l’opra cominciata. Del Regno di Bungo. H abbiamo "vnaltra chriStianità nel regno di Bungo. Il % di queStò regno, come è già detto, il più potente di tutti li Signori epe fono in questi nuoue regni; tir effendo che dal princìpio che -venne la Compagnia al Giappone,fempre ci ha fauoriti molto -, procurorno i Vadri valerft di lui, UT hauer la rejìden^a in quel regno: & effendocofìui ancora gentile, ci favori tantoché prima a Dio, tir poi a lui fi deue quanto fi è fatto nel Giappone fin a quefl’hora. Vercioche per le^

DEL GIAPPONE.,* fne lettere ir fattori, furono riceuuti li Tadfi nel Meaco,& in ’molti altri regni:<& fi quietor no, ir fopirono molte perfezioni eccitate da Bon V contra la Cbriflianita, ir cantra iTadri Et quantunque egli dal principio diede libera licenza, che ognuno Uberamente fi potejfe farChrifhano nelle fue terre; con tutto ciò ejfer.do erti Rimato peryn 0 de più prudenti del Giappone: ir ■vedendo i fuot vafialli, che non trattala di farfi ■egli ChrifLano j facevano fi poco conto della no* ■ ^ denotiti Tadri j che in -vinticinque mmo più, che dimororno i notiti Tadri in Lungo, fecero fi poco frutto in quella gente, ch’d pena in tutto quel tempo fi fecero due milia Chtiflianì m quel paefe, ir quetìi ordinariamente erano perfone molto baffe, poueri, ir infermi; quali -vemuano a curarfi in mo fpedale, che quiui fecetreiTadn Talché la noftra legge era da tutti f“; ‘7 tlfn * T “ ehm g /i««‘i mpiagati,<£r poueri: talché i Tadri nceueuano ogni giorno mille oltraggi& ingiurie. Terò la tolleranza, ir partenza, che corona l’opere: ^ la gran prouidenAa di 7V. S. C rt °rt l T ì Ch f C ° n, tdÌ P rÌnc W fi fondi Jua f acciàe r ef r * & fi J cm f° ndan ° L^andi, e fuperbi; accio cofi (come dice VeApoflolo) fi dia a fua diU ’ZTrl U n mta Ul ghna ’ ordinò le co f ein tal co e tiùdirT qU f° tem P ° 5 quando tiauanole J Jn ^Pf^te bimanamente parlando: fi fe“ ll W° * Urifilano; r non di qualfiuoglia 4 modo

4 LETTERA

modo, mà delli più coflami, pii ir cattolici di quanti fe ne fumo fatti mai in tutto’l Giappone, & perchè quefla hifloria di Bungo > è la co fa di più edificatione, è di più merauiglia: è donde fi può meglio conofcere quanto iftabile fti il Giappone, ir quanto fta differente la firada dà Dio, dalle firade de gVhmmini, Ì5 anco acciò per effa più perfettamente fi conofca come yanno a yicenda le confolationi, trauagli che patifcono i ncfiri nel Giappone, trattarà delle cofe accadute quefl’amo in quello regno alquanto più diffufamente di quel c’ho fatto de gli altri. Già l’amo paffuto fi Jcriffe a Voflra V. come queflo buon % di Bungo tffendo anchor gentile y è yiuendo molto inquieto con la Regina fua moglie, per effer ella naturalmente difficile, ir infopportabile. tìauendo egli lafciato il gouerno delli cinque regni c’haueua al Trencipe fuo figliuolo, fecondo l’yfo del paefe 5 nel quale yniuerfalmeate quando i nobili hanno figliuoli grandi, confegnano loro le cafe ili; gouerno de le terre y riducendofi a yiuere pomatamente con "vn poco d’intrata che fi lafciano. Et yolendo egli quietamente yiuere quel poco di yita che gli refia, parendogli impofiibile far quello infieme con yna doma tanto firana e terribile come la regina (che pareua yn’altra Ie^abel ) determinò fecondo l’yfo del paefe ripudiarla, ir piglìarneyn’altra, con chi poteffeyi

DEL GIAPPONE. */ kere più quietamente: & poi battendolo già fatto» per alcune occafioni che occorjero 5 fi andò egli più di lungi che mai fuffe, dal fatfi Chrifìiano, ydi alcuni ragionamenti di nofira /anta legge, è pitie* citte a Dio ’Ncflro Signore ejaudire le contiroue orationi, è facrificij, ch’ogni di per la fua conuerfione fi faceùano: & gli mafie & gli illuminò di tal for te il cuor e, che fi determinò cofi egli come la fua nucua moglie farfi battimare: il che non yolfe mai fare la mala regina legabel, per efferella inimicifiima di nofira fama fede. Sitai* tigorno donque tutti due, & fi contrade tra loro il matrimonio conforme a l’yfo di Santa Chiefa cattolica. Et effendo il I{e perfora tanto principale, è tenuto per cofi fimo, “volò fubito la fama della fua conuerfilone per tutto: Di modo che molti diceuano, che non accadeua ydir altre ragioni per conuertirfi, fe non-veder il Ze di Bungo tanto fauio, è dotto in tutte le fette del Giappone conuertito. Et effendo egli entrato per la yera porta i tocco da Dio, quantùnque haueffe lafciato i regni d fuo figliuolo; cominciò fubito a communicare, quel ch’egli haueua gufato a gli altri, che non lo conofceuano. È tra quelli, che cominciamo a mouerfi, fu il Juo figlio già nuouo le: il quale yedendo la determir.atione di fuo padre, per il grande rifpetto che gli porta, intrato in fe fieffo lodaua quel che fuo ’■ padre haueua fatto. Ma dall’altro canto fommamente refifieua a queHi fuoi buoni defi

^5 LETTERA derij la Regina le^abel fua madre, &vn frateilodi lei, detto Cbicacat.1, con molti altri Signori d’importanza; che come nemici di Klcftra Santa legge, riprouauano quel ch’aueua fattoi Re, & refifteuano alla buona volontà del giouane: ÉT quel che più li facea refisienga, era l’hauer viffur / to fin’all’bora licentiofamente Jecondo gli appetiti fuoi, dato a tutti li vittj, peccati > e diletti mondani, ne’quali viuono quefli Signori parendogli la nofìra legge troppo dura, poiché toglie i? taglia via il tutto ponendo l’huomo invnavita molto flretta. Et cofi combattendo con fe fleffo inclinandofi bora quefla, hor all’altra parte: con l’aiuto di Dio, econfeglio di fuo padre, finalmente fi determinò anc’egli, voler vdir il catechifmo, e cominciò al • principio fecretamente, ma poi fi determino vincere valorofamente ogni difficultà vdendo in palefe le cofedi fua fallite. Del medefmo parere fu la regina fua moglie, ig cofi cominciamo tutti due da fenno ad- imparare le cofe della fede cattolica. Et perchè baueua già determinato con fuo padre acquiflare il regno di Fiunga,che li toccaua di ragione, per hauerglilo donato il proprio Re, hauendoglielovfurpato il Re di Safuma, qual è R e di tre regni in questi medemi paefi. Haueuan determinatoinfieme, il padre, & il figlio, chequeflo regno acquiftato che fuffe, reflaffe fatto l’imperio & gouernodel Re vecchio. Determinorno anco, che l’itteffo Revecchio andafje yerfo Fiunga con l’efercito, qual era molto potente, di circa quaranta mi

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