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Guida del viaggiatore per la città e per li dintorni di Trento

Nicolò Toneatti · 1837 · Free in the US

10,588 words · about 44 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Author
Nicolò Toneatti
Language
Italian
Published
1837
Length
10,588 words · about 44 min
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Contents (12)

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A chi legge

Un anonimo mi favorì della presente guida di Trento, ed io nella considerazione (sebbene ne sia uscita poco fa una da erudita penna) di far cosa grata al viaggiatore collo stamparla e perchè contiene in poche pagine tutto quello, che può interessare, e perchè riesce di poco costo, non esitai punto a pubblicarla. Se l’operetta corrisponda allo scopo, che mi sono proposto, non lo so; per me basta che ragionevole sia stato il mio fine: se poi corrisponde, avrò il piacere di aver cooperato con un libretto, che costa pochi carantani all’altrui utilità, e diletto. Vivi felice.

Trento gli 8 novembre 1836.

I. Trento, e suoi abitanti. Comune, distretto, circolo, e diocesi di Trento

Trento (Tridentum), terra de’ Reti, elevata a romana Colonia da Augusto, cinta di mura prima dagli Etruschi, indi da Teodorico re degli Ostrogoti, scelta a sede di un Ducato da’ Longobardi, incorporata in seguito al Regno germanico, e data in dono qual marca da Corrado il Salico a’ proprj Vescovi divenne sede d’un Principato dell’Impero romano-tedesco, il quale fiorì sotto il vescovo Bernardo Clesio, cardinale, consigliere e segretario di stato dell’Imperatore Massimiliano, come lo dimostrano i fabbricati di buon gusto, che segnano quell’epoca, l’acquedotto a Trento procurato, il bel ponte di legno coperto a S. Lorenzo, distrutto nelle ultime guerre l’anno 1796, e che da alcuni geografi moderni viene anche a’ nostri dì come esistente descritto, gli statuti municipali pubbli- cati sotto di lui, che meritano essere preferiti a quelli, che fino a' tempi nostri vigevano nelle vicine città italiane, e tedesche.

Secolarizzati i Principati ecclesiastici passò in forza della pace di Luneville sotto il dominio dell’Austria, indi venne unita al Regno di Baviera, e fu residenza del Capitanato del Circolo ai confini d’Italia, uno dei tre circoli, nei quali era diviso il Tirolo, in seguito formò parte del Regno d’Italia, e divenne residenza della Prefettura del Dipartimento dell’alto Adige, e finalmente ritornò sotto gli auspicii dell’Austria, e fu costituita residenza del Capitanato del Circolo di Trento, uno dei sette circoli, ne’ quali venne divisa la provincia del Tirolo, e Vorarlberg.

Questa città è situata quasi nel centro del Tirolo meridionale al grado di lat. 46, 5, 30, e long. 28, 40, 41, all'altezza di 524 piedi parigini sopra il livello del mare, e giace quasi nel mezzo di quella parte di valle atesina, che coll'occhio si può scorgere a Trento, mentre questa è della lunghezza di circa 14 miglia, 6 al nord, ed 8 al sud di Trento, e della larghezza di un miglio e mezzo. Viene lambita al nord-ovest dal fiume Adige, alla sinistra del quale è posta, e che quivi incomincia ad essere navigabile con barche di gran carico, essendo con zattere navigabile già a Bronzollo presso Bolzano. Da tutte le altre parti la circondano mura di 22 piedi di media altezza, fornite di merli e di torricelle. La figura della sua pianta si avvicina molto a quella di un cuore, ed il suo perimetro è di circa un miglio italiano.

La vicinanza del fiume, e del colle a levante denominato le Laste le procurò comode vie, perchè sono tutte selciate a minuti ciottoli di granito da quello condotti, e fornite di marciapiedi, e canali di pietra da questo somministrata: si distinguono esse per la regolarità loro, e per ritrovarsi la maggior parte nella direzione di est-ovest, e nord-sud. Le case sono solide, ben costrutte, ed edificate alla maniera italiana. Il colle testè citato, che procaccia alle vie marciapiedi, e canali, pei quali scorre acqua tolta dal vicino torrente Fersina, e che ai fabbricati dona solidità, fornisce pietre da co- struzione, e da lavoro, sì bianche, che rosse, e nella sua continuazione a Trasasso presso Civezzano bel marmo lumachella.

La città è provveduta di buona acqua da bevere mediante due fontane, e varj pozzi, nei quali nella parte più bassa della città ritrovasi l’acqua dell’Adige, che si filtra passando per l’arenoso terreno, e nella più alla l’acqua scolata dal vicino colle, che da taluno come più leggiera viene creduta acqua di fonte: per la pulitezza della città, e pel pericolo d’incendj scorrono per le vie dei rigagnoli. Il clima è salubre, e la temperatura massima ascende a † 26 R., la media a † 14 R., e la minima a — 6 R. I venti, che dominano sono il borea, il greco, e rare volte l’austro.

Trento ha cinque porte. La porta di S. Martino al nord conduce (per Lavis, Salorno, Egna, Bronzollo, stazioni postali) a Bolzano, distante da Trento 32 miglia.

Quella d’Aquileja, volgarmente dell’Aquila, all’est (per Pergine, Borgo, stazioni postali) porta a Bassano, lungi 48 miglia da Trento.

La porta Nuova, pure all’est, t’invia al comune di Povo.

La porta Maria Teresa, già Croce, al sud (per Roveredo, Ala, Peri e Volargne, stazioni postali) conduce a Verona, alla distanza da Trento di 52 miglia, e

Finalmente la porta di Lorenzo, o Bresciana, all’ovest (per istrada piuttosto cattiva, ma romantica, il perchè non vi sono stazioni postali) ti dirige, percorsa la valle di Bucco di Vela, e parte di Val di Sarca, per valle di Giudicarie, o pel lago di Garda a Brescia, lungi per istrada postale da Trento 75 miglia.

A Trento quindi si uniscono varie strade, che congiungono le Provincie venete, e la Lombardia coi vicini paesi tedeschi, e tale unione di strade qualifica Trento per città riguardevole in commercio di transito; e diffatti essa ancora con dolore si ricorda del tempo, nel quale fiorivano le fiere di Bolzano, che mettevano in comunicazione commerciale l’Italia colla Germania, e del tempo, nel quale si distingueva per commercio di economia Venezia. Di presente fa commercio colle proprie valli, che la circon- dano, di alcuni articoli colle vicine Provincie italiane, e coi prossimi paesi tedeschi, e di seta anche con Londra, e Lione. Ritira le merci coloniali, gli oli, i saponi, e le cere da Trieste, e Venezia, il grano, ed il pollame dalle vicine provincie venete, e dal lombardo, i buoi da macello dalla Pusteria, i buoi da tiro dagli altri paesi dei Tirolo tedesco, i porci, che altre volte provedevansi anche in Ungheria, gran parte dallo stato Pontificio, la canapa da Bologna, e Ferrara, il lino, e le tellerie dal Tirolo tedesco, i panni, e le cotonarie dall’Austria, dalla Boemia, e dalla Moravia, e le stoffe di seta da Milano, e da Vienna, ed esporta zuccheri della propria Raffineria, seta lavorata, e da lavorarsi, vino, acquavite, rosolj, confetterie, salami, saurcraut, erba sommaco, e carta da scrivere, e da stampa.

Ogni terzo lunedì del mese si tiene mercato di animali, e così pure il primo lunedì di quaresima, il quale mercato si chiama Fiera della Casolara, che dura otto giorni, come quello di S. Giovanni Battista, di S. Michele, e di S. Martino. I mercati più frequentati sono quelli di Fiera della Casolara, e di S. Martino. Essi sono visitati da molti mercanti di bestiame, da’ villici, che comprano il bestiame giovine, o mal tenuto, e che lo rivendono ridotto in istato migliore con qualche guadagno, e da veneti, e lombardi. Il dì di S. Lorenzo, e di S. Bartolammeo, che corrono nel mese di agosto, tiensi una specie di mercato di seta, frequentato da coloro, che hanno piccole partite di seta, e dai mercanti all’ingrosso di questa merce del Tirolo meridionale.

La popolazione della città coi sobborghi, e colle case disperse nella campagna intorno a Trento secondo i dati somministrati dalla Descriptio Diœcesis, et Cleri Tridentini dell’anno 1837 ascende a 12466 abitanti, divisi in tre distretti parrocchiali, cioè nel distretto della Cattedrale, nel distretto di S. Maria Maggiore e nel distretto delle unite due parrocchie de’ SS. Pietro, e Paolo, e Maria Maddalena. Tra questi abitanti si distingue il possidente di media classe per coltura, il nobile per attenzione nel far ben coltivare le campagne di sua proprietà, l’artigiano per esattezza ne’ suoi lavori, il mercante per fina speculazione, e la bassa classe, che è agricola, o occupata nelle professioni inferiori, non forma una ciurmaglia di persone inattive, e dannose alla società, come in altri luoghi si scorge. Il clero è colto, ed esatto osservatore de’ suoi doveri. Il temperamento del trentino è in genere il sanguigno.

I cibi della classe agiata, e della classe bassa sono assai semplici, e consistono per la prima in carne di manzo, e di vitello nato da pochi giorni, il quale viene somministrato dalle valli di Rendena, di Sole, e di Fiemme, e dal comune di Pinè, ed in pane di formento, del quale maggiore è l’uso di quello preparato alla maniera francese, che di quello preparato alla maniera italiana; l’uno e l’altro ridotto a perfezione mediante l’attenta, e provida cura del saggio Magistrato, e per la seconda classe in polenta, legumi, ed erbaggi. Si conosce pure la cucina italiana e tedesca, ed in alcune case anche la francese. Il pesce vien fornito dall’Adige, e dai laghi di Molveno, Pinè, Caldonazzo, Terlago, e Garda, e nell’inverno si conduce dalla vicina Venezia anche pesce marino non salato. Il selvaggiume è poco in relazione delle alpi, che circondano ovunque il trentino, e che lo dividono naturalmente in valli. Il vino migliore vien raccolto in Mesiano, Gocciadoro, Ravina, Romagnano, e Calavino, ed il vin retico imbandiva le mense anche dell'opulento romano. L' altra campagna produce pure buon vino, il quale non è a porsi in confronto col già accennato. La bassa classe usa il sì detto acquarello, e vin piccolo, distinto col primo, o col secondo dei due nomi secondochè coll'uva pigiata si mescola più, o men acqua. Nell'estate il trentino beve volentieri della birra, che veniva ritirata dal vicino Tirolo tedesco, e della quale presentemente esistono in Trento due fabbriche. L’olio, che si vende in Trento, viene alle volte mescolato coll'olio raccolto in alcuni luoghi di valle di Bucco di Vella, di val di Sarca e della costiera d’Arco, e di Riva, il quale sa un ingrato odore e sapore, forse per la non conosciuta retta maniera di prepa- rarlo. La valle di Sole, e precisamente i villaggi di Pejo e Rabbi somministrano alla città acque acidule, marziali, delle quali ultimamente istituì chimica analisi l’erudito professore di chimica presso l'Università di Padova Dott. Ragazzini.

Nel vestito si osserva del lusso, maggiore nelle donne, che negli uomini; lusso, che si estese alla vicina campagna, dove i coloni mostrano in tutta la vita loro della mollezza. Il vestito de’ vecchi contadini è semplice, netto, e decente. Nel Trentino, come pure in tutto il Tirolo italiano non si conserva un vestito nazionale, che in Tesino nel distretto di Sirigno.

L’abitazione è ovunque comoda, pulita, e fornita di mobili di buon gusto.

I divertimenti de’ Trentini consistono nel passeggio, nel teatro, che si apre poche volte all' anno, nelle conversazioni, nelle quali è comunissimo il discorso sul prezzo de' prodotti, e sulle speculazioni da intraprendersi in proposito di questi a somiglianza delle conversazioni delle città commerciali, nelle quali nulla si ode, che al commercio non si riferisca, nell’andar in maschera, e nel ballo in tempo di carnovale, nei giuochi della palla, e del pallone, e nel bersaglio. I giuochi di carte formano il trattenimento della classe più agiata; tuttavia non sono molto coltivati come altrove.

Si parla in Trento un dialetto italiano, creduto il migliore, che ad eccezione del veneto venga parlato nell'Italia superiore. L'abate Bettinelli nel suo risorgimento della letteratura italiana dopo il mille lo annovera fra i dialetti d’Italia, che partecipano più degli altri dell'asiatico.

Molti sono gli uomini, che in Trento in scienze, arti, e lettere si distinguono, e si distinsero, dei quali si ommetteranno i viventi per non offendere la loro modestia, e dei trapassati solo pochi si accenneranno per non sortire dai limiti proposti, e per non entrare in una materia, che merita estesamente, e da intelligenti persone essere trattata. Basti il rammentare il pittore Gironimo da Trento, l’incisore Antonio Fantucci, i miniatori Annunzio Galluzzi, e Fedele Galluzzi sua figlia, lo scultore Alessandro Vittoria, l'architetto Simone Dal Pozzo; i giureconsulti Rovereti, Pilati, Barbacovi, ed i medici Giulio Alessandrino, Gio. Batt., e Francesco Borsieri, e Pietro Paolo Dall'Arme.

Il comune di Trento, oltre la città, i sobborghi, e la campagna intorno alla città, comprende Piedicastello (pop. 329 distante da Trento 1/4 d’ora), e Vela ( pop. 457 dist. 1 ora ), e conta 13252 abitanti.

Il distretto della città abbraccia il comune di Trento, ed i comuni di Sardagna (pop. 535 dist. 1 1/4 ora), Ravina (pop. 688 dist. 1 1/4 ora), Romagnano (pop. 498 dist. 1 3/4 ora), Mattarello (pop. 1217 dist. 2 ore), con Valsorda (pop. 185 dist. 2 ore), frazione dello stesso comune verso Vigolo, comune del distretto di Civezzano, Gardolo (pop. 1068 dist. 3/4 d’ora), Cognola (pop. 1292 dist. 3/4), con Villamontagna (pop. 221 dist. 1 1/2 ora), ed ha di popolazione 18956 abitanti.

11 Circolo di Trento si divide in 15 distretti. A quello della città presiede un Magistrato politico ed economico, ed a- gli altri un giudizio distrettuale, che è pure foro ordinario di prima istanza in affari di diritto civile per tutto il distretto. Questi sono:

1.° Il giudizio distrettuale di Vezzano per le valli di Bucco di Vela, e di Sarca.

2.° Di Civezzano pei paesi siti nel monte all'est di Trento.

3.° Di Pergine pei paesi circonvicini, il quale è anche I. R. Sostituzione montanistica per le miniere di rame misto a poco argento, che ritrovansi nel distretto.

4.° I giudizj di Levico — e 5.° di Borgo per Valsugana, la quale produce la miglior seta del Trentino, ed esporta castagne verso la Germania.

6.° Il giudizio di Strigno pei paesi circonvicini, e per Tesino. Gli abitanti dì questo paese scorrono l’Europa tutta con incisioni, e miniature di vario genere, e ritornano, pervenuti ad una età avvanzata, a godere in patria i loro guadagni, essendo soggetti al mal di patria, o male svizzero. 7.° Il giudizio di Lavis per la valle atesina al nord di Trento per Cembra, e valle di Giovo.

8.° I giudizj di Mezzolombardo, — 9.° di Cles, e

10.° di Fondo per la valle di Non, e pei paesi con quella confinanti posti alla destra dell’Adige.

11.° 11 giudizio di Malè per la valle di Sole.

La valle di Non è la più deliziosa del Trentino. Parte degli abitanti di questa valle, e di quella di Sole si portano l'inverno in Italia a segare a mano il legname destinato per costruzioni, a scoppare cammini, a rattoppare utensili da cucina di metallo, e ad acconciare vetri nelle imposte delle fenestre.

12.° Il giudizio di Cavalese per la valle di Fiemme. Questa valle fa traffico in particolare di legnami da costruzione coll’ Italia, ed i varj mulini a sega, siti alla foce del torrente Lavis nell'Adige, luogo detto ai Vodi di Lavis, appartengono ad una società di mercanti di legnami, che fa ivi preparare il legname condotto col mezzo del torrente dalla val- le di Fiemme. Possiede belle cave di marmo visitate e descritte alcuni anni sono dal professore dell’accademia di Venezia Zandomeneghi.

13.° Il giudizio di Primiero per la valle dello stesso nome residente a Fiera di Primiero, e

14.° Il giudizio di Fassa, pure per la valle dello stesso nome, residente a Vigo di Fassa.

La diocesi di Trento abbraccia 3 circoli, cioè circolo di Trento (pop. 187379 ab.), circolo di Roveredo (pop. 105815 ab.), e circolo di Bolzano (pop. 111187 ab.), e comprende 35 decanati, dei quali 16 sono nel circolo di Trento, 9 in quello di Roveredo, e 10 in quello di Bolzano; suddivisi i primi in 62 parrocchie, e 220 chiese curate minori, i secondi in 30 parrocchie, e 128 chiese curate minori, ed i terzi in 50 parrocchie, e 102 chiese curate minori. Essa ascende alla popolazione di 404381 abitanti, e conta 811 scuole elementari frequentate nel 1836 nei giorni feriali da 31361 fanciulli e 24501 fanciulle, e nei giorni festivi da 7415 fanciulli, e 6394 fanciulle.

II. Principali contrade di Trento esposte in ordine di passeggio per comodo del viaggiatore

Entrando da porta S. Martino si percorre il borgo di detto nome, il quale termina alla seconda porta, sita fra la torre verde, e l'alto muro, che unisce questa alla torre di Castello. Quivi si aprono tre strade, la prima presso il fiume, difesa da questo con grosso muro, e fornita di piramidi di viva pietra, si chiama Vo, l’altra porta al castello, che si presenta nel più bello suo aspetto, e per la piazza della Mostra conduce a porta Aquileja, o in contrada S. Marco, e la terza detta Contrada Tedesca finisce col Cantone. Sul Cantone, piazzetta, ove sembra concentrato il più vivo commercio di Trento, oltre quella percorsa, si vedono tre strade, una nella direzione di ovest si est, l’altra di est a ovest, e la terza di nord-sud: quella, che scorre da ovest a est, è la Contrada di S. Marco, che con- duce a Porta Aquileja; la seconda da est a ovest si appella Contrada Lunga, che in via retta ti porta nella Contrada del Seminano, e da quella alla Portella, e passata questa a sinistra conduce in Contrada della Prepositura, ed a destra a Porta di S. Lorenzo, o Bresciana; e la terza da nord-sud nomasi Contrada di S. Pietro. Quest’ultima termina nella piazza detta del Macello, dove fan capo tre altre contrade una da nord-sud che chiamasi Contrada delle beccarie vecchie, e che passando da lato alla Piazza dell’Erbe, piazza ben fornita di erbe, di frutta, di legumi, di butirri, e di pesce a seconda che lo permette la stagione, porta nella Contrada di S. Vigilio; la seconda da ovest a est ti conduce nella Piazza della Posta vecchia, e da questa per la contrada di S. Maria Maddalena, che è una continuazione di detta piazza, a Porta Aquileja. Andando per la terza contrada da est a ovest, che prende il nome di Contrada Oriola si arriva nella Contrada di S. Benedetto, che nella direzione di sud a nord alcune case dopo la chiesa di detto santo assume il nome di contrada del Teatro nuovo, che finisce nel suo incontro con contrada Lunga, e che nella direzione di nord a sud porta nella piazzetta sì detta Piazzolla, la quale ti mette nella lunga Contrada che conduce in Borgo nuovo. Pria per altro di passare per questa è necessario rivolgersi a destra, e percorrere la Piazza grande del Duomo, colla quale si uniscono due vie nella direzione di sud a nord; Contrada Larga, che è la prima, termina unendosi con Contrada Lunga, e Contrada di S. Maria maggiore, che è la seconda, conduce alla chiesa di egual nome, e nella sua continuazione porta il nome di contrada delle Orfane, la quale fa capo nella Contrada del Seminario. Avanti uscire da Piazza grande è prezzo dell’opera osservare la bella prospettiva della chiesa del Seminario in fondo a Contrada Larga, la grande fontana in mezzo alla piazza, ed il Duomo, che col finestrone, coll'andito fornito di eleganti loggiette, coll'atrio alla porta settentrionale, adorna di colonne, e di leoni, colla cupola in cima, e col campanile in fondo fa di se bella e maestosa mostra. Il bucco, che vedesi nel coperto della navata maggiore ricorda, come ai 7 giugno 1809 una palla d'obizzo venne colà lanciata dalla truppa francese, che volea impadronirsi di Trento. Ritornando indietro, e passeggiando la lunga Contrada, della quale di sopra si fece menzione, la prima contrada, che si ritrova nella direzione di ovest a est, è la contrada che conduce direttamente nella piazza dei rivendicoli, detta altre volte piazza delle oche, e da questa nella piazza nuova delle erbe; la seconda chiamasi Contrada di S. Vigilio, che ti dirige verso Porta nuova, e la piazza, la quale fa fronte a questa, denominasi Piazza dietro al Duomo. Egli è conveniente fermarsi presso la casa a sinistra, colla quale termina Contrada S. Vigilio, per osservare la parte più finamente lavorata del Duomo. Continuando il cammino si entra nel Borgo nuovo, ai principio del quale si unisce Contrada di S. Trinità, che va nella direzione di ovest a est. Passato Borgo nuovo per Porta Maria Teresa si esce da città, e si passa in Borgo Santa Croce.

III. Indicazione delle cose, e dei luoghi che si riferiscono ai bisogni d'un viaggiatore

1.° I. R. Capo Commissariato di Polizia, vedi Superiorità locali, distrettuali ecc.

2.° Valuta in corso, pesi e misure. La valuta viene distinta in legale ed abusiva; la prima è sul piede di F. 20 la marca fina d’argento, e la seconda sul piede di F. 25. Si usa quella (che si paga nella moneta di convenzione), nei pagamenti da farsi alle reggie casse, e questa nei contratti giornalieri, e nei pagamenti fra privati. Nella prima il pezzo da x. 20, o la lira austriaca si computa pure 20 carantani, nella seconda x. 25, sicchè il carantano nella valuta abusiva equivale a quattro centesimi; computo assai comodo per gli italiani, che frequentano Trento, perchè più facilmente, che colla valuta d’Impero, la quale si usava prima dell’anno 1816, riducono in questa valuta la valuta loro di lire, e soldi. Tanto nella valuta legale, che abusiva si usa il fiorino, che si divide in sessanta carantani. Alle volte si sente, nello stabilire il prezzo ad una cosa, la voce tron, e soldo; il tron, che formava altre volte l’antica lira di Trento dividesi in 20 soldi, ed equivale a x. 12, il perchè il soldo corrisponde a 2 e 2/5 centesimi, di lira austriaca.

I pesi, e le misure dei solidi, e dei liquidi, e di superficie sono quelli, che furono introdotti come legali in tutte le provincie tedesche, cioè i pesi e le misure usate nell’Austria inferiore. Solo nella seta, e nelle gallette (bozzoli de’ filugelli) si ritenne il vecchio peso piccolo, che si usava nel principato trentino, nel quale la libbra è di 12 oncie.

3.° Spedizioneri, e Commissionarj.

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4.° Stampatori, Libraj, e Cartolaj.

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Tutti i prenominati sono anche cartolaj, e legatori di libri.

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7.° I. R. Caserma ex Convento delle Orsoline, al quale si va pel vicolo in fondo a Piazza grande.

8.° Posta dei Cavalli. È unita all’albergo dell’Europa, ove anche facilmente ritrovansi ritorni per Bolzano, Roveredo ecc.

9.° Posta delle lettere, carro di posta, e velocifero, vedi Superiorità locali, distrettuali, e circolari.

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12.° Scuole, vedi stabilimenti d’istruzione, e di educazione.

13.° Gabinetto di lettura, contrada Larga N. 513. Si ritrovano le migliori gazzette tedesche, italiane, e francesi, ed i migliori giornali italiani.

14.° Botteghe di vario genere. Se alcuno volesse provvedere merce, od oggetti occorrenti a chi viaggia, esse si ri- trovano nelle contrade commerciali di Trento, cioè sul Cantone, in Contrada Tedesca, Contrada Lunga fino al caffè Mazzurana, Contrada S. Pietro, Contrada delle Beccarie vecchie, Contrada Oriola, Contrada S. Benedetto, Piazzolla, nella Contrada, che dirige in Borgo nuovo, ed in Borgo nuovo.

IV. Cose degne di particolare osservazione

1.° Acquedotti. I canali di viva pietra, ne’ quali, come si è già detto, scorre l'acqua, condotta per uso della città dal vicino , nelle contrade di recente selciate meritano, e per l’invenzione, e per la solidità di essere da chicchessia bene esaminati. Di quest’acquedotto, che ha della romana magnificenza, siamo debitori alle cure del chiarissimo Sig. Conte , Podestà di Trento, benemerito eziandio per avere tratte alla luce certe notizie della patria storia, che erano avanti la scoperta da lui fattane del tutto ignote, o in folte tenebre involte.

2.° Fontana grande Fu eretta di viva pietra dal pubblico municipio nella piazza grande del Duomo sul disegno, e sotto la direzione di certo Jongo da Trento l’anno 1768. Essa rappresenta Nettuno, che vittorioso s’innalza su d’un gruppo di Delfini fra festeggianti Sirene, e Tritoni. Ascendendo l’acqua sorte da prima per la bocca de’ Delfini, indi per particolare condotto discendendo viene spinta ad alti zampilli per la bocca delle Sirene, de’ Tritoni, e de’ cavalli marini, sopra i quali siedono i Tritoni. Il recipiente superiore, nel quale versano l’acqua i delfini esistenti a piè di Nettuno, è d’un sol pezzo di pietra rossa.

3.° Teatro nuovo. Eretto dalle fondamenta da Felice Mazzurana passò in proprietà di una società, il perché presentemente si appella Teatro sociale. Fu incominciato il 12 febbrajo 1818, nel qual giorno venne murata solennemente la prima pietra, e fu aperto per la prima volta il 29 maggio 1819 avendosi rappre- sentata — la Cenerentola — col ballo — la Gundeberga. — È senza confronto il più bel teatro del Tirolo, e fra quelli d’Italia non occupa un posto dispreggevole. Il disegno è del Sig. Giuseppe Maria Ducati, e dipintori furono Ambrosi, e Cipolla. Manca di facciata relativa. Esso giace nella Contrada del Teatro nuovo N. 231.

4.° Castello. „Sorge, dice un valente scrittore delle cose patrie, „sopra lo scoglio quest’ammirabile fabbrica, che tutta signoreggia la città: la parte settentrionale (la torre) fu eretta ne’ bei tempi di Augusto, quella di mezzo (castel vecchio) è opera dell’ottavo, e del nono secolo, e la meridionale (castel nuovo) fu murata in principio del secolo decimosesto (sotto Bernardo Clesio nel 1534.) In tal modo si veggono unite in questo castello le varie vicende dell’architettura: un anello di ferro, che ne congiunge due d’oro“. Si aggiungerà solo, che si chiamava castello del mal consiglio, e che solo al momento che divenne residenza principesca assunse il nome di castello del buon con- siglio — Castrum boni consilii — Piazza della Mostra N. 1.

5.° Tor verde. Questa torre viene attribuita agli Etruschi, e da altri ai Reti, ed è unita alla torre di castello mediante alto muro. Si appella tor verde, perchè è coperta di tegole di questo colore. È lambita all’ovest dall’Adige.

6.° Tor Wanga. È di cotto, e pentagona nella base per far fronte all’Adige, che con forza in essa si scaglia. Fu edificata dal vescovo Federico Wanga, da cui assunse il nome. Giace presso il ponte, e la porta di S. Lorenzo. In questa torre da sediziosi, capo de’ quali fu Bellanzani, fatto prigione venne rinchiuso il vescovo, e principe Giorgio de’ Lichtenstein.

7.° Palazzo Galasso sì detto palazzo del diavolo. Fabbricato da Fugger, indi per le vicende de’ tempi ridotto in deplorabile stato venne di recente al pristino lustro restituito dal cavaliere Zambelli. Senza confronto questo palazzo è il migliore di città pel buon gusto, pel maestoso disegno, e per la esatta esecuzione dello stesso. Solo dispiace a chi l’osser- va, che sia esso mancante dell’ala destra, che dovea estendersi, come quella a sinistra, fino all’Adige. Vi è unita nobile cappella con pittura che rappresenta Gesù orante dell’Udine. È sito in Contrada Lunga N. 519.

8.° Palazzo Tabarelli. Fu eretto dal Decano Tabarelli, e si crede da taluno sul disegno procuratosi da Bramante da Urbino. Contrada S. Benedetto N. 252.

9.° Palazzo Thunn, che non è ancor ridotto a suo termine, il perchè non se ne fa che solo menzione. Tuttavia la parte, che fu già fabbricata, può piacere a chiunque lo visita. Contrada Larga N. 509.

10.° Palazzo pretorio, o della giustizia unito alla torre di piazza grande, un dì Episcopio. Merita di essere esaminato nella sua facciata verso piazza grande. La torre, che è la più alta fra le torri di Trento, eccettuata quella di Castello, è destinata presentemente, come la tor Wanga, a custodia degli imputati di qualche delitto. Piazza grande N. 351.

11.° Seminario vescovile ex convento de’ Gesuiti con chiesa annessa, della quale più sotto si farà parola. La parte sopra la chiesa a est è destinata per le scuole elementari maschili, e femminili, e la parte sotto la chiesa a ovest per lo seminario vescovile, e per lo studio teologico. Venne esso ampliato con facciata eguale al vecchio fabbricato dal vescovo, e principe Francesco Saverio de Luschin, Contrada Lunga N. 522.

12.° Duomo La cattedrale, o il Duomo costrutto di viva pietra è un maestoso tempio di semigotica architettura, che segna il secolo XIII. Architetto di parte fu Adamo di Arogno comacino. L’altar maggiore edificato nel 1744 con iscelti marmi non è adattato al tempio, sebbene pregiabile, e difficile da essere eseguito ne sia il disegno. Esso s’innalza sopra l’ora otturato ingresso alla antica cappella di S. Massenza, che giace sotto al Duomo, e della quale vedonsi le fenestre nella facciata del Duomo a est. La cappella del Crocefisso, nella quale si conserva il Crocefisso di grandezza naturale, ai di cui piedi, come risulta da appostavi inscrizione, furono pubblicati i decreti del sacro sinodo, che fu in Tren- to tenuto, fu eretta dal vescovo Francesco degli Alberti nel secolo XVII. Ha questo tempio la figura d’una croce latina, il braccio maggiore della quale è diviso in tre navate sostenute da 14 piloni a sedici angoli. Il coro è finamente lavorato. Meritano particolare attenzione le scalette nell’interno a sud, e nord, comprese nella grossezza del muro, che conducono ai campanili, uno dei quali non è fabbricato, che per metà; i due fenestroni a nord, e ovest, e le loggiette, e gli atri delle porle per di fuori nelle facciate a nord, ed est, presso l’ultima delle quali nell’interno vedesi un antica urna fornita di ferrata, che viene ritenuta come deposito delle reliquie di S. Adalprete, vescovo di Trento, e martire. Oltre le due porte testè accennate possiede il Duomo una terza porta a ovest, che è la maggiore, a destra della quale il primo altare che si ritrova è dedicato a Maria addolorata, di cui in nicchia si conserva una bella statua in legno tenuta in gran venerazione. Delle pitture contenutevi si parlerà altrove. È decorato di urne sepolcrali, e monumenti con relative inscrizioni. Di questi noi non ne accenneremo, che tre soli, come quelli, che rammentano fatti della patria storia, cioè quello di , il commentatore di , medico di corte del vescovo Bernardo Clesio, quello dello stesso Bernardo Clesio, e finalmente quello del veneto duce Sanseverino, quivi sepolto in memoria della vittoria sui Veneziani riportata da Trentini capitanati dal valoroso Giorgio di Pietrapiana mercè l’ajuto a Trentini prestato dall’Imperatore Massimiliano in allora Conte del Tirolo; la quale vittoria avendo avuto luogo il dì di S. Lorenzo si decretò per sempre dal senato, e dal popolo di Trento nel predetto giorno ogni anno pubblico rendimento di grazie, che viene eseguito coll’intervento del Magistrato politico-economico nella chiesa parrocchiale di S. Maria maggiore. Le due sagrestie sono sontuose, e ben provvedute di sacri aredi. Come cattedrale è officiato questo tempio dal vescovo, e principe, dal capitolo consistente in 8 canonici, ai quali presiede il Decano, e da 26 beneficiati, e come chiesa arcipreturale da un arci- prete con un numero sufficiente di cappellani. Il santo, al quale questa basilica è dedicata, è S. Vigilio, vescovo di Trento, di nazione romano, martirizzato in Giudicaria circa l’anno 410 dell’era volgare, di cui nell’altare della prima sagrestia si conservano le reliquie in urna d’argento assieme ad altre preziose reliquie. Ai 26 di giugno corre la sua festa, nella quale in Trento v’è gran concorso di popolo. In essa la mattina ha luogo la processione, portandosi solennemente assieme alle reliquie dei santi, che quivi conservansi, l’urna di S. Vigilio, e la sera sulla piazza grande si eseguiscono i fuochi artificiati.

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