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Indice
Prefazione
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Il signor in quel suo prezioso Corso Elementare di Zoologia, che è ormai diffuso in quasi tutte le scuole d’Europa, ha creduto conveniente l’ommettere il trattato sugli organi e sulle funzioni della generazione. L’età e la classe degli studiosi ai quali è particolarmente consacrato il libro, esigevano questo riguardo, che nessuno può non approvare pienamente.
Ma la scarsità delle opere di Storia Naturale prestantisi all’educazione progressiva della gioventù in Italia, ha fatto sì, che il libro del signor Milne Edwards vi si trovi anche fra le mani di persone più inoltrate e nell’età e nel senno e negli studii, che non gli alunni degli ordinarii collegi e de’ licei. Per esse la lacuna espressamente lasciata dall’illustre professore di Parigi è dunque un vero difetto, cui l’editore italiano saggiamente pensò supplire con un trattatello apposito, del quale diede a me l’incarico.
Nell’accingermi a quest’impresa, ho ben veduto come le difficoltà del soggetto siano accresciute dal confronto coll’opera stessa del signor Milne Edwards; ma ho sperato che valesse appunto questa considerazione a meritarmi indulgenza presso il lettore.
Ho procurato eziandio, per quanto è possibile, evitare parole ed esempi che potessero solleticare una non lodevole curiosità. Già dissi a qual sorta di studiosi sia destinato questo trattatello; ho però lusinga che la sua inopportunità pe’ giovanetti sia riconosciuta piuttosto nelle previe cognizioni occorrenti alla sua intelligenza, che nella natura stessa de’ fatti esposti e degli argomenti discussi.
Torino, 31 Ottobre 1849.
1. Nozioni generali
ct Gli animali hanno la facoltà di rigenerare alcune porzioni de’ loro tessuti: anzi perfino alcune parti de’ loro organi. Questa facoltà, limitata ne’ quadrupedi e negli uccelli alle sole produzioni epiteliche, o cornee, va guadagnando col discendere alle classi inferiori; e già vediamo le lucerte riprodurre la coda: le salamandre ripristinar le zampe amputate (); gli aracnidi ed i crostacei le antenne e le gambe. Se le attinie sono convenientemente divise in due o tre parti, ciascuna di queste ha la proprietà di riprodurre il mancante; e così risultano due o tre individui da un solo. Un modo analogo anche naturale di propagazione fu indicato da nel lombrico di terra, da nelle najadi ed in altri vermi; ma, come verrà forse occasione di osservare in seguito, meglio studiato il fenomeno, l’analogia non va in questi casi oltre l’apparenza superficiale.
La facoltà indicata delle attinie è ancora più maravigliosa nell’idra d’acqua dolce, come dimostrano le famose esperienze di , che verso la fine del secolo scorso fecero maravigliar l’Europa. È dunque ben sicuro esservi animali che si possono moltiplicare per scissione o separazione di parti. La quistione si riduce a sapere, se e dove questo modo di propagazione è veramente naturale; ora l’osservazione, quanto alle stesse attinie, non meno che quanto alle idre, decide per la negativa. Pare che nella natura gli esempj di questo modo di moltiplicazione siano ristretti ad animali delle infime classi. I rizopodi, formati da una polpa omogenea, estensibile e contrattile (sarcode), senza organi permanenti di sorta, almeno visibili, dove lasciano un brano del corpo, lasciano materia per un nuovo individuo. asserisce che la separazione naturale di un individuo in due o più consimili ha luogo anche in molti infusorii; per esempio ne’ paramecii, nelle vorticelle, ec. Questi animali diconsi scissipari.
Le attinie e le idre si propagano in un altro modo, che servì a stabilire una certa analogia tra questi animali ed i vegetabili. Su di una parte del loro corpo spuntano, come per eccesso di nutrizione, bottoni, gemme, che a poco a poco sviluppansi in altrettanti individui simili alla madre che li sopporta; dalla quale poi si distaccano in progresso di tempo, per vivere di vita propria e indipendente e moltiplicarsi secondo l’istessa legge. Questa facoltà è comune agli altri animali della medesima classe (polipi), fine’ quali però i nuovi individui rimangono per lo più aderenti al corpo de’ progenitori, e col loro moltiplicarsi all’infinito, rendono sempre più estese e complicate le diramazioni della colonia. È spontanea e giusta la qualificazione di gemmipari adoperata per questi animali (fig. 1).
Vi hanno infine degli animali che sebbene privi affatto nel loro semplicissimo corpo di organi particolari per la riproduzione della specie, non si moltiplicano nè per separazione di parti nè per bottoni: ma invece per vera formazione interna di germi, che in alcuni casi si sviluppano nel seno stesso degli individui generatori: in altri casi invece sono emessi appena formati, e prima che incominci il loro sviluppo. Si ha così la generazione germipara.
Troviamo esempj di questo processo in molti infusorj, la cui struttura estremamente semplice si può ridurre a quella di una pura cellula, che ha la facoltà di produrne altre nel suo interno. Un caso particolare di questo modo di generazione ci viene offerto dalle gregarine, animaletti unicellulari che si incontrano parassiti nell’intestino di un gran numero di insetti e vermi, e la cui interessante storia fu illustrata recentemente dalle belle osservazioni de’ signori , e . Vivono esse in gran numero di individui entro un medesimo viscere del loro ospite, ma libere le une dalle altre. Tutte quelle di una medesima specie e d’un istesso grado di sviluppo sono perfettamente fra loro identiche, nè è possibile in modo alcuno distinguerle in maschi e femmine. Tuttavia giunta l’epoca della propagazione, si accoppiano strettamente, perdono ogni indipendenza di movimento, e infine si lasciano inviluppare da una membrana che si forma attorno ad ogni coppia. Il che avvenuto non tarda a succedere in ambo gli individui una dissoluzione del corpo, nella cui sostanza si producono i germi di una nuova generazione di gregarine. Questi germi quando sono completamente formati hanno un tegumento resistente quasi di pergamena, e la forma di una spola, d’onde venne loro il nome di navicelle. Sparito col tempo il tramezzo di separazione delle cavità de’ due individui, non resta altro che il sacco sferico, inviluppo di questi, pieno delle anzidette navicelle. Questi sacchi sono quindi evacuati colle feci dell’insetto o del verme in cui furono prodotti, e rimangono così abbandonati laddove quegli insetti e quei vermi sogliono vivere e nutrirsi, finchè trangugiati da un altro di questi, trovano opportunità per svilupparsi. La qui unita serie di figure spiegherà meglio di ogni ulteriore parola la storia delle gregarine (fig. 2). fi
Ma per quanto numerosi appajano i casi di questi varj modi di propagazione, essi devonsi considerare come pure eccezioni o particolarità, davanti la legge veramente generale che stabilisce necessarj alla generazione degli animali il concorso di organi appositi, ed il contatto de’ loro prodotti. Mentre per la formazione delle gemme propagatrici nei polipi o de’ germi degli infusorj non v’ha una parte designata del corpo, non v’ha organo speciale, non v’ha sesso, noi vediamo quanto sia giusta la distinzione che si fa anche volgarmente di quasi tutti gli animali in maschi e femmine; queste produttrici dell’uovo, quelli del liquido fecondatore. Vedremo in seguito che le istesse attinie, gli stessi polipi in certe determinate condizioni di sviluppo generano per uova e non più per gemme: e che all’estremo opposto della scala animale, i mammiferi, i quali generano figli vivi, non si sottraggono all’indicata legge, in quanto che questi figli vivi provengono sempre da uova sviluppatesi nell’alvo materno, piuttosto che fuori di esso, come accade nella pluralità degli animali che sono veri e genuini ovipari.
La distinzione di maschi e femmine impossibile in quegli animali che non hanno organi del sesso, e che perciò si dicono agami, non ha più luogo nemmeno in quegli altri che, presentando congiunte in un medesimo individuo le parti maschili e le femminili, sono chiamati ermafroditi od androgini.
Premesse queste cognizioni, esaminiamo singolarmente gli organi riproduttivi de’ due sessi.
2. Apparato maschile
ct La parte veramente essenziale di questo apparato è una ghiandola, ora unica, ora doppia e simmetrica, destinata a secernere un umore particolare detto seme o sperma. Questa ghiandola chiamasi testicolo. Nella pluralità degli animali essa trovasi nella cavità del ventre, e versa all’esterno la sua secrezione mediante un piccolo canale che ha preso il nome di condotto deferente o spermatico, il quale in molti animali incomincia per lo più da un’appendice del testicolo, detta epididimo, e coll’ultima sua porzione detta condotto ejaculatore termina in un’appendice particolare (pene), più o meno sviluppata secondo le età e le stagioni, e destinata a versare l’umor prolifico nell’atrio sessuale della femmina.
Non possiamo accennar qui minutamente le ulteriori complicazioni di quest’apparato nelle classi superiori e particolarmente ne’ mammiferi; e quindi ci limiteremo ad aggiungere che in molti casi lungo il tragitto che il seme deve percorrere, innanzi esser versato fial di fuori, si incontrano sacchetti od espansioni del condotto deferente, destinati a serbatojo temporaneo del seme stesso. Tali sono le vescicole seminali de’ mammiferi, quelle ancor più sviluppate de’ cefalopodi, ec. ec. Per altro convien dire che nella maggior parte de’ casi queste così dette vescicole seminali non servono solamente a ricettacolo del seme: ma anche ad una secrezione particolare che si aggiunge a quella de’ testicoli (fig. 3).
Il seme è un liquido più denso dell’acqua, d’aspetto più o meno lattiginoso; pel quale carattere lascia già travedere ciò che viene confermato dalle osservazioni con un microscopio sufficientemente forte; cioè la sua composizione di una parte liquida e di una moltitudine di corpicciuoli solidi. Questi sono anche dotati di una sin- golare proprietà, che è quella d’un movimento anguillare così svariato e vivace da apparir quasi spontaneo: motivo per cui furono considerati come veri animali fin dal primo loro scopritore , e chiamati zoospermi, od animaletti spermatici. L’ordinaria loro forma è quella di filamenti ficon un’estremità ingrossata a guisa della capocchia d’uno spillo; e questo ingrossamento fu considerato come il corpo, il filo come la coda dell’animaletto, per una certa analogia con altri esseri detti cercarie, ne’ quali una organizzazione animale è più riconoscibile. In alcuni però, come per esempio ne’ crostacei, questa forma è assai differente (fig. 4).fi
In questi ultimi tempi essendo insorti fortissimi dubbj sull’individualità animale di questi corpicciuoli, furono meglio designati col nome di spermatozoidi, o di fili spermatici. Dobbiamo al prof. Kölliker una bella serie di ricerche tendenti a dar tal vigore a questi dubbj, fino a distruggere definitivamente l’antica supposizione. Questi corpicciuoli infatti non palesano a qualunque ingrandimento del microscopio alcuna traccia di struttura organica; non si pro- pagano; si formano entro le cellule di una glandula come tutti i materiali essenziali delle secrezioni, ben diversamente de’ veri animali. Quanto al loro movimento, l’ignorarne la vera causa non è titolo bastante per assegnar loro il carattere di veri individui animali. È un fenomeno vitale senza dubbio, ma analogo a quello che si verifica nelle cellule isolate dell’epitelio ciliato, nelle quali nessuno ha mai preteso veder per questo altrettanti animali viventi per sè.
La vitalità degli spermatozoidi si mantiene per lungo tempo, anche allorquando per l’atto dell’accoppiamento sono passati nell’apparato sessuale femmineo. Ne abbiamo un esempio nell’osservazione fatta da Siebold sulle femmine delle vespe, le quali conservano il seme raccolto in apposito ricettacolo durante un’intiera invernata, per fecondar poi le uova in primavera senza ulteriore concorso del maschio.
Molto comunemente gli spermatozoidi, ricercati entro il condotto deferente o le sue appendici, si veggono radunati in fasci, in modo quasi da comporre colle capocchie tutte riunite una massa sola. Anzi negli insetti, scendendo questi fasci pel canale deferente, ed anche nel testicolo stesso, sono provveduti di una sottile membranella che li tiene riuniti, e che forma così un sacchetto contenente i corpicciuoli dello sperma. Ne’ crostacei questi sacchetti sono ancor più visibili per la maggior grossezza della parete, e meritano propriamente il nome che loro fu apposto di spermatofori.
Ne’ meandri del condotto spermatico de’ cefalopodi, Swammerdam e Needham hanno scoperto una moltitudine di piccoli corpi vermiformi, della lunghezza di alcune linee, formati principalmente di una tonaca esterna resistente che racchiude un sacchetto allungato terminante in tubo spirale. Questi corpi, versati dal condotto spermatico nell’acqua, si contraggono, cambiano figura, e infine dopo varj contorcimenti scoppiano e lasciano escire il contenuto. I moderni che li ripresero in esame, dimostrandone più accuratamente la struttura interna, che è assai complicata, diedero in varie congetture: e chi volle considerarli come zoospermi giganteschi, e chi invece come vermi parassiti. fiMa il loro contenuto, che è il vero sperma de’ cefalopodi, e l’analogia con quanto abbiam già detto osservarsi ne’ crostacei, ci autorizzano ad attribuir loro nessun’altra natura fuori di quella di puri spermatofori (fig. 5).
Talvolta si uniscono al liquor seminale altri umori secreti da ghiandole particolari, come per esempio ne’ mammiferi quello della prostata e delle così dette glandule di Cowper.
3. Apparato femminile
ct Come v’ha nel maschio un testicolo ed un canal deferente, così nella femmina havvi un ovario ed un ovidutto. Oltre queste parti se ne danno altre che si possono considerare come accessorie, per la loro mancanza in un gran numero d’animali: tali sarebbero per esempio un utero ed una vagina.
L’ovario è la glandula destinata a secernere l’uovo, ossia il prodotto essenziale della femmina nell’atto ge- nerativo. Esso pure talvolta è unico ed impari, talvolta doppio e simmetrico, ciò che deve naturalmente intendersi anche dell’ovidutto, ossia del canale che riceve le uova dall’ovario e le avvia verso l’apertura sessuale. L’utero è un’espansione al termine di questo ovidutto, nella quale le uova sono destinate a soggiornare per qualche tempo onde svilupparvisi; in alcuni casi, ficome vedremo in seguito, gli embrioni nati da queste uova devono anzi contrarre aderenza vascolare colla parete interna dell’utero stesso, onde aver materiali del loro accrescimento. La vagina si forma dalla congiunzione de’ due ovidutti; non è ben distinta perciò negli animali che hanno un solo ovario; o ne’ quali gli ovidutti si aprono direttamente sia all’esterno, sia in una cavità comune anche allo sbocco dell’intestino, e che dicesi cloaca. Tale è appunto il caso degli uccelli, dove inoltre l’ovario destro è ordinariamente atrofico, e quindi anche il corrispondente ovidutto (fig. 6).
Negli insetti la vagina, che soventi va confusa coll’ovidutto, si complica per l’aggiunta di sacche particolari. Una di queste, che riceve durante la copula il pene del maschio e si riempie di sperma, è detta borsa copulatrice: un’altra, di struttura assai variabile e complicata per l’aggiunta d’uno speciale apparato glandolare, sembra più particolarmente destinata a serbatojo del liquor seminale, e dicesi quindi ricettacolo del seme: finalmente apronsi nella vagina due altri organi glandolosi simmetrici destinati alla secrezione del glutine che spalma le uova e le fa aderire ai corpi sui quali vengono dalla femmina deposti.
Esaminando le uova non mature, tolte dalle celle dell’ovario, ancora piccole e trasparenti, in qualunque genere d’animali, si trovano, quanto all’essenza, costituite sempre dalle medesime parti; cioè da una membrana esterna, con un contenuto liquido; ed entro il sacchetto che ne risulta una seconda vescicola, la quale contiene altri piccoli corpicciuoli.
La membrana esterna, dal nome del suo contenuto, che è il tuorlo, o vitellus de’ latini, chiamasi membrana vitellina: essa è anista, cioè priva di ogni struttura. fiIl tuorlo, che nelle uova appena formate è in piccola quantità e trasparente, col progresso della maturanza aumenta assai e si rende opaco, per una moltitudine di piccoli granuli che lo riducono simile ad una densa emulsione e frammezzo ai quali trovansi anche molte goccioline d’olio (fig. 7).
La vescichetta interna che preesiste al tuorlo, conserva il primitivo volume, si rende sempre meno visibile per l’addensarsi attorno di essa della materia granulosa del tuorlo stesso, ed abbandonando il centro dell’uovo si porta sempre più verso la sua peri- feria. Per la sua grande importanza fisiologica, e dal nome del suo scopritore, fu chiamata vescicola germinativa o di Purkinje; e macchie germinative i corpicciuoli opachi del suo contenuto. Si è osservato in alcuni animali la formazione di questa vescichetta germinativa e quella del tuorlo in follicoli separati.
Queste sono le parti essenziali dell’uovo: ma convien aggiungere che esso ha un inviluppo particolare in un’altra membrana che da principio è addossata alla vitellina, ma che se ne allontana per distensione, appena l’uovo ha abbandonato l’ovario. Quest’altra, membrana che dicesi membrana testacea è più densa e stipata della vitellina stessa; ma concede tuttavia passaggio al fluido nel quale l’uovo trovasi immerso cadendo dall’ovario. Negli uccelli e ne’ rettili questo fluido è l’albume che secernesi nell’ovidutto; ne’ pesci invece è l’acqua nella quale le uova sono deposte.
Indipendentemente dall’atto della fecondazione, l’uovo nel passaggio dall’ovario all’esterno del corpo, subisce alcuni importanti cambiamenti che in via di esempio esamineremo nella gallina comune. Giunto esso a completa maturanza, grandemente accresciuto in volume, rompe la capsula dell’ovario nel quale era contenuto, (detta calice) e passa nell’ovidutto. In questo semplice passaggio la vescichetta germinativa scompare, ed il suo contenuto forma a poco a poca alla periferia del rosso o del tuorlo una piccola macchia circolare bianca, detta cicatricola. L’uovo discende lentamente per l’ovidutto, ingrossando sempre per l’aggiunta dell’albume, ed acquistando quella forma allungata che gli deve esser propria. La mem- brana vitellina forma ai due poli opposti dell’uovo due prolungamenti che per la discesa dell’uovo stesso in rotazione spirale, si attorcigliano e producono le così dette calaze. Il guscio calcare non si forma che verso la fine dell’ovidutto: alla sua estremità più ottusa corrisponde internamente un piccolo spazio pieno d’aria, che si aumenta sempre più collo sviluppo dell’embrione e che si dice follicolo o camera d’aria (fig. 8 e 9). fifi
4. Differenze sessuali
ct Per quanta sia la corrispondenza reciproca fra le varie parti dell’apparato generativo de’ due sessi intorno alla quale occorrerà in seguito ulteriore parola, i caratteri costanti dello sperma e delle uova faranno sempre riconoscere anche negli animali inferiori il testicolo e l’ovario, e le dipendenze dell’uno e dell’altro.
La distinzione de’ sessi è facile nella maggior parte degli animali che cadono comunemente sotto la nostra osservazione, anche senza l’ispezione anatomica degli organi della generazione, che sono nella massima parte nascosti; perchè varj caratteri di statura, di colori, d’ornamenti accompagnano spesso le essenziali differenze sessuali e le fanno riconoscere anche volgarmente. Ma in alcune classi di animali queste differenze sono ben più rilevanti, e tali da esser causa de’ più grandi errori nelle classificazioni, poichè sono portate fino ad abolire ogni rassomiglianza fra il maschio e la femmina d’una medesima specie. Eccone alcuni esempj.
Tra i crostacei dell’ordine de’ succhiatori o parassiti, v’hanno alcune specie componenti fila famiglia delle lerneidi, delle quali per lungo tempo non si conobbe il maschio, tanta è la disparità di forma di volume e di abitudini che regna tra esso e la femmina. Questa vive aderente per lo più alle branchie de’ pesci, succhiandone gli umori ed ingrossando a dismisura per lo sviluppo delle ova, delle quali porta ripieni due sacchetti dietro l’addome; non ha vere gambe articolate come gli altri crostacei, fi e piuttosto direbbesi rassomigliante ad un verme. Il maschio invece presenta i carat- teri di crostaceo ben riconoscibili, ha gambe articolate, non è parassito, e solo all’epoca della generazione si fissa in prossimità dell’orifizio sessuale della femmina e la feconda. Ma ciò che v’ha di più singolare si è la enorme sproporzione di volume fra il maschio e la femmina, che nel massimo stato di rigonfiamento di questa, si fa salire da qualche autore fino al rapporto di 1:4600. Non dobbiamo ommettere però che questa femmina nello stato di gioventù ha subìto, quanto alle forme, le stesse metamorfosi del maschio; ma nel mentre questo si è arrestato a un dato periodo, essa continuò fino a trasmutarsi in una sorta di verme, scendendo di grado, per così dire, nella scala gerarchica animale (fig. 10).
Dell’argonauta del mediterraneo non si offerirono fin qui all’indagine de’ naturalisti se non individui femmine. Su questo animale vive, quasi ne fosse parassito, una sorta di verme allungato con molte ventose all’ingiro del corpo, pel quale appunto Cuvier ebbe a creare il suo genere Hectocotyle della classe degli elminti. Ora per contrapposto a quanto abbian ora veduto dell’argonauta, tutti questi individui di Hectocotyle esaminati finora sono di sesso maschile; circostanza che, appoggiata da qualche altro carattere anatomico di analogia fra due animali tanto diversi, rende sommamente probabile l’opinione del sig. Kölliker, il quale considera il preteso verme parassito dell’argonauta come il maschio di questa specie.
Per esprimere con maggior facilità nelle opere e nelle collezioni di storia naturale queste distinzioni di sesso, i naturalisti hanno scelto per convenzione il simbolo ♂ (Marte) pel maschio; e quello ♀ (Venere) per la femmina.
5. Ermafroditi
ct Gli individui che portano riuniti gli organi maschili e femminili, si chiamano, conte già abbiam detto, erma- froditi od androgini. Sebbene questi casi occorrano comunemente e per legge normale nelle classi inferiori, pure le osservazioni accurate de’ moderni ne hanno ristretto il numero, dimostrando in molti animali dianzi giudicati ermafroditi, la completa separazione de’ sessi. Recentemente un distinto naturalista danese, il sig. Steenstrup, trascorse ad un altro eccesso, negando perfino la realtà dell’ermafrodismo in natura; appoggiandosi particolarmente sulle molte cause di errore che possono illudere i naturalisti intorno alla precisa determinazione de’ sessi e su false premesse di teoria. Questo sforzo d’ingegno non ottenne però il risultato che si era proposto. Esistono in natura veri e reali ermafroditi, presentanti nel medesimo tempo non solamente gli organi de’ due sessi, ma i prodotti caratteristici di entrambi.
Grandissima corrispondenza esiste fra le parti sessuali del maschio e quelle della femmina, in modo da rappresentarsi reciprocamente. Le une e le altre provengono dai medesimi organi rudimentali dell’embrione, i quali si sviluppano in un modo o nell’altro, secondo che, per cause finora ignote, si deve più tardi pronunciare il sesso. Negli insetti si è persino osservato qualche volta lo sviluppo abnorme di organi femminili da un lato, di maschili dall’altro; e pretendesi che il medesimo caso, sebbene assai più raramente, sia occorso in individui delle classi de’ crostacei e de’ pesci. In questo ermafrodismo laterale si è anche notato che le parti femminili sono ordinariamente a sinistra; la qual circostanza è in rapporto collo sviluppo normale ed esclusivo dell’ovario sinistro negli uccelli. Giammai però in questi casi entrambi gli apparati sessuali sono capaci delle rispettive funzioni; sovente anzi vi ha sterilità completa d’ambe le parti.
Mancano esempj ben avverati di ermafrodismo di qualunque specie ne’ mammiferi, negli uccelli, ne’ rettili. Ciò che si è potuto riferire a questo riguardo, dipende da false interpretazioni e da puri cambiamenti di forma o disposizione delle parti dell’uno o dell’altro apparato sessuale. Recentemente il signor Jacobson assicurò aver trovato piuttosto di frequente in rospi, presentanti i caratteri esteriori de’ maschi, un ovario col suo ovidutto, talvolta rudimentale soltanto, ma in altri casi perfettamente sviluppato, e posto al disopra de’ testicoli, fra questi e le appendici pinguedinose. Questa osservazione merita di esser confermata da ulteriori ricerche. I veri casi normali di ermafrodismo non si riscontrano che negli animali delle classi inferiori, particolarmente ne’ molluschi e ne’ polipi; e sembra che la natura abbia voluto supplire in tal modo alla loro troppo scarsa o nulla facoltà locomotiva che renderebbe impossibile o per lo meno assai difficile il ravvicinamento di due individui e le nozze consecutive.
Si devono ulteriormente distinguere gli ermafroditi in due categorie. In alcuni casi ogni individuo basta a sè stesso; produce ed emette nel medesimo tempo uova e seme, e provvede così anche isolatamente alla propagazione della propria specie. Di questi ermafroditi autogami abbiamo numerosi esempj nella divisione de’ raggiati di Cuvier, come nelle ascidie ed in molti polipi che vivono fissati in perpetuità sugli scogli del mare.
Negli altri ermafroditi, che diremo eterogami, un individuo solo non vale a produrre le uova e fecondarle contemporaneamente col proprio seme: fa d’uopo che si accoppii ad un altro individuo della sua specie. Alcuni anellidi, come le sanguisughe ed i lombrici e la maggior parte de’ molluschi sono in questo caso: e qui ricorre subito alla nostra mente l’esempio volgarissimo delle lumache comuni che si vedono frequentemente in primavera accoppiate ne’ nostri giardini, in modo che l’organo maschile di un individuo sia introdotto nell’orifizio femmineo dell’altro e viceversa. Si è ammesso anzi per lungo tempo che in questo atto ogni individuo fosse nel medesimo tempo fecondato e fecondatore: ma una più accurata indagine ha dimostrato invece che da tale accoppiamento un solo individuo rimane fecondato. Tutto induce a credere che in questi animali le funzioni di maschio e di femmina siano alternanti.
Convien fare negli ermafroditi di questa categoria un’ulteriore distinzione anatomica. In alcuni, come nelle sanguisughe, gli organi sessuali sono affatto distinti e non si riuniscono che in vicinanza del loro sbocco: in altri, come ne’ molluschi, una stessa glandula secerne i materiali dell’uovo e del seme; e questa glandula prende allora l’appellativo di ermafroditica. Nella lumaca comune e ne’ generi affini, il follicolo del seme è contenuto entro fifi quello delle uova, come un dito in un guanto, sebbene ciascuno sia poi provveduto di un condotto escretore particolare; in altri casi invece, una medesima glandula fatta a grappolo porta acini distinti, femminili e maschili (fig. 11 e 12).
6. Epoca degli amori
ct L’attività e lo sviluppo degli organi sessuali non sono costanti in ogni tempo dell’anno; ma ricorrono a periodi determinati e varj a norma delle specie. È universalmente salutata la primavera come la stagione delle nozze, sia per le piante, come per la maggior parte degli animali che popolano le nostre campagne; e in vero possono considerarsi quasi come un’eccezione le specie che vanno in amore o sotto le brume autunnali, o ne’ rigori del verno, come per esempio il lupo fra i mammiferi, i salmoni fra i pesci.
Non solamente queste epoche sono contrassegnate da un grande sviluppo di uova o di spermatozoidi negli organi a ciò destinati; ma anche dal manifestarsi di nuovi caratteri consensuali, quali sono per esempio lo sviluppo di certe ghiandole cutanee sovente odorifere ne’ mammiferi, il maggior lusso delle piume negli uccelli, le creste dorsali de’ tritoni, ec. In generale questi caratteri secondarj sono tanto più appariscenti, quanto più lungo è l’intervallo fra l’una e l’altra epoca nuziale; quindi più negli animali che generano una sol volta all’anno, che in quelli che s’accoppiano più volte. Fanno maraviglia a questo riguardo gli insetti per l’enorme differenza tra le forme della larva e quelle che presentano dopo subìte le metamorfosi. In quest’ultimo loro stadio passano una vita brevissima ed appena sufficiente all’opera della propagazione, opera che essi non rinnovano mai, per la morte che li colpisce appena vi hanno adempiuto un’unica volta. Da tutto ciò si vedrà con quanto fondamento i naturalisti prescelgano di studiare i caratteri degli animali alla stagione in cui questi caratteri sono maggiormente spiegati e l’organismo è, per così dire, più completo: la quale stagione è appunto quella degli amori.
Essa è contrassegnata anche da un cambiamento notevole nel morale e nelle abitudini degli animali. Alcuni che d’ordinario sono d’indole tranquilla e pacifica, diventano irrequieti e furibondi pel possedimento delle femmine che difendono o contrastano perfino con pugne accanite. Molti pesci abbandonano i profondi recessi del mare per salire lungo le correnti de’ fiumi, e depositarvi il frutto de’ loro apatici amori; alcuni insetti, abbandonata la loro dimora terrestre od aquatica, spiegano le ali nelle libere vie dell’aria.
Per tutti gli animali, senza distinzione veruna, l’attitudine a procreare ricorre a periodi determinati, più o meno distante l’uno dell’altro. La medesima specie umana non si sottrae a questa legge, per quanto volgarmente si creda il contrario.
7. Ibridi
ct Uno de’ più sicuri dati che servono di fondamento all’idea della specie, è quello dell’accoppiamento spontaneo produttor di una prole feconda. La natura è così gelosa conservatrice de’ caratteri primitivi della specie che ha infuso a questa una ripugnanza decisa ad immischiarsi per connubio con specie differenti. L’unione sessuale di due individui di specie diverse avviene tuttavia abbastanza di frequente negli animali che per la domesticità o per la schiavitù sono in parte sottratti alle leggi ed alle libertà naturali. Ne abbiamo troppi esempj volgari, perchè sia necessario il farne la citazione. Basta non di raro che un solo di questi individui sia allo stato di schiavitù per dar luogo a questa deviazione dal piano della natura. Così vediamo, per esempio, le anitre selvatiche scendere talvolta sui laghetti delle nostre ville, a congiungersi coll’anitra muschiata domestica. In qualche rarissimo caso soltanto non è necessaria questa circostanza, e possono due individui veramente liberi e di specie differenti, ma affini, incontrarsi per via e congiungersi in amore. Sembra certo che il tetraone medio non sia una vera specie, ma solo fondata su qualche individuo nato dall’urogallo maschio e dalla femmina del comun gallo di monte. Anche in questo caso però bisogna scorgere la lontana influenza dell’uomo, che inseguendo nella caccia una selvaggina così ricercata, ha potuto costringere ad uno stato di isolamento dalle loro famiglie legittime i due individui di questa coppia, e forzare il maschio salace e forte come in tutte le specie poligame, a sfogar l’istinto amoroso su di una femmina che non gli appartiene.
I prodotti dell’accoppiamento di individui di specie diversa, diconsi ibridi, o bastardi. La natura, quasi volesse punire in questi la colpa de’ genitori, e sempre nel suo intento della stabilità delle specie, li ha fatti generalmente sterili od infecondi. La vera causa di ciò è ancora un mistero, poichè non v’ha differenza alcuna tra gli organi sessuali de’ cavalli o degli asini, e quelli de’ muli. Alcuni autori vorrebbero riscontrarla nella mancanza degli spermatozoidi nel seme del mulo, che altri pretendono invece aver osservati. È questo un argomento che richiama sempre la speciale attenzione de’ fisiologi.
Si danno tuttavia de’ veri ibridi fecondi; sia per caso raro e fortuito, sia costantemente. Si citano casi di mule pregnanti, su’ quali però attesa l’estrema loro rarità, è lecito ancora spargere qualche dubbio; ma non sono rari gli esempj di fecondità degli ibridi di cardellino e canarino. Lo stambecco produce colla capra comune una prole feconda. Le varietà che si moltiplicano giornal- mente delle razze de’ nostri cani domestici, provengono assai probabilmente non già da una specie unica, ma da più specie di varie contrade del mondo, le quali immischiatesi per forza dell’addomesticamento, hanno dato bastardi sempre fecondi. È bene non perder di vista che queste ed altre simili deviazioni dalle norme primitive della natura si effettuano sempre sotto l’influenza dell’uomo; per cui a queste nozze generatrici di ibridi, è tolto il carattere della spontaneità e della naturalezza.
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