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Quattro leggende
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A chi legge
A me parve sempre (e par tuttavía) che non piccolo beneficio faccia a’ buoni studi chiunque tolga a pubblicare qualcuno di que’ tanti Testi a penna, citati nel Vocabolario della Crusca, che giacciono tuttora nelle pubbliche o private biblioteche senza l’onore della stampa, pasto non di rado delle tignuole e de’ topi. Primieramente, perchè viene ad arricchire le lettere di nuovi esemplari di bello ed elegante scrivere, dei quali non è mai troppa la copia. In secondo luogo, perchè agevola la via a chiunque voglia accrescere ed emendare il Vocabolario di nostra lingua; singolarmente dove chi li pubblica si faccia ad esaminare accuratamente e sottilmente le voci già addotte dagli Accademici nelle passate impressioni, ed a notare con oculata diligenza quelle che utilmente si potrebbero allegare nelle future. Queste considerazioni, accompagnate da un’altra non men vera; che simili scritture dureranno nella memoria degli uomini, finchè durerà questo nostro dolcissimo idioma; mi recano oggi (che voglio onorare e festeggiare il meglio che per me si possa un nobilissimo e caro matrimonio) a dar fuori colle stampe quattro Leggende, che ebbero vita nel miglior tempo di nostra lingua, e tutte e quattro assai volte citate nel soprammentovato Vocabolario della Crusca. Ciò sono la Leggenda della Ascensione di Cristo, quella dello Spirito Santo in Pentecoste, quella della Natività di San Giovanni Battista, e quella finalmente della Invenzione della Croce.
Esse furono scritte originalmente in latino dal Beato Iacopo da Varagine de’ Frati Predicatori, lodato Arcivescovo di Genova; ma il traduttore nel recarle a volgare talora vi aggiunse qualche cosa del proprio, e spesso omise qui e qua a bella posta molti brani, quando più e quando men lunghi, e per fino intere faccie, spogliando così le Leggende di racconti poco credibili, o di citazioni inutili, o di certe divisioni e suddivisioni piene di scolasticume, che non avrebbero fatto che scemare il diletto delle pie persone, per le quali egli dovette essersi addossata questa fatica; se già non si volesse dire, lui avere avuto alle mani un qualche Leggendario accorciato, sapendo noi per certo, che un Bernardo Guidonis, ed altri, tolsero ad abbreviare la più parte delle Leggende scritte dal Varagine, affine di purgarle da molti fatti, che mal reggono ad una sana critica.
Il Codicetto da cui le ho tratte è in carta pecora, del secolo XIV, scritto in bellissimo carattere rotondo, e molto correttamente; ed è quel medesimo (come ne fa fede il riscontro degli esempi) che adoperarono gli Accademici della terza impressione, dove queste Leggende furono per la prima volta allegate, sopra un Testo a penna di Simon Berti, detto nell’Accademia lo Smunto, ora sotto il titolo speciale di ciascuna Leggenda (del che danno notizia gli Accademici nella Tavola delle abbreviature), ora sotto quello di Legg. SS. Pad. S. B., come si vede alla voce offensa, la quale appartiene alla Leggenda dello Spirito Santo: ora di Vit. S. Gio. Batt. S. B., come si ritrae dalle voci calzamento, casato, chiosa, e contendere, tutte spettanti alla Leggenda della Natività di S. Giovanni Battista; la quale è ben altra cosa dalla Vita, opera egualmente citata fino dalla
prima impressione sopra Testi a penna. Di queste due ultime abbreviature non fu fatta menzione alcuna nella Tavola suddetta, nè da quelli della terza, nè da quelli della quarta impressione. Questo Codicetto del Berti passò, forse per dono del medesimo, a Francesco Redi, nella cui librería era segnato col numero 146, ed ora si conserva, cogli altri Manoscritti di questo celebre medico e letterato, nella Laurenziana, segnato col numero 11. Nella guardia del libro vi è scritto di carattere del Redi il suo nome, e cognome coll’anno 1657, e queste precise parole: Queste Leggende sono assai buone per la lingua.
Egli è anche da sapere che le due prime Leggende, cioè quella dell’Ascensione di Cristo, e dello Spirito Santo, vennero innestate da Domenico Maria Manni nel IV Tomo delle Vite de’ Santi, traendole da un Codice di qualche antichità del signor Panciatichi; e che sopra questa stampa del Manni, quella dello Spirito Santo venne allegata dagli Accademici della quarta impressione alla voce iubileo, nel qual passo il Codice Berti legge giubileo. Anche quella dell’Ascensione fu allegata sulla stampa medesima alla voce nebula, pognamo che gli Accademici non ne dessero notizia nella Tavola, come dovevano e fecero dell’altra. Del resto, quantunque la lezione del Codice già Berti sia generalmente migliore di quella del Codice che servì al Manni per la sua edizione, pure ho trovato talora di che giovarmene; ed ho accennato a piè di pagina le principali varianti. Le altre due, per quello che io ne so, non furono stampate mai, e sono degnissime, come le prime, della pubblica luce. Chi sia stato colui che le recò in volgare (non se ne facendo nel Codice alcuna menzione) non mi è stato possibile di rintracciarlo, come non fu possibile al Manni per le prime due. Ben è vero che dalle voci e dai modi del dire, che si trovano per entro a queste scritture, mostra d’esser vissuto nella prima metà del secolo XIV, e di aver avuto nello scrivere assai valore.
Due Tavole ho poste in fine di queste quattro Leggende. Nella prima ho raccolto tutte le voci citate nella terza e quarta impressione del Vocabolario sull’autorità del Codice Berti da me esemplato, accennando i non molti luoghi, dove il Vocabolario è da emendarsi, per renderlo concorde colla lezione del Testo a penna. Queste lievissime differenze debbono ascriversi, piuttosto che ad errori, a sbadataggini o di chi trascrisse gli esempi, o degli stampatori. Nella seconda ho registrato alfabeticamente quelle voci e que’ modi di favellare, che mi parvero tuttavía citabili in una nuova e più corretta e ricca edizione del Vocabolario nostro; la quale io medesimo sarei presto di fare con dodici è più mila tra giunte, correzioni, e miglioramenti (avendole già pronte per la stampa), dove i tempi corressero meno infelici pe’ buoni studi; e singolarmente per la lingua; o i Mecenati fossero men rari, o più generosi. Gradisci, cortese lettore, queste mie affettuose cure; che il gradimento tuo sarà più che sufficiente guiderdone ad ogni mia fatica, durata a prò di questa nostra carissima lingua, la quale io amo ogni giorno più; e ogni giorno veggo con dolore, che si va a perdere tra quei medesimi che dovrebbero zelare studiosamente per la sua conservazione, e pel mantenimento del suo antico lustro; e vivi felice.
Leggenda dell’Ascensione di Cristo
L’Ascensione del nostro Salvatore fue fatta xl dì dopo la Resurrezione. Della quale Ascensione dovemo vedere per ordine vii cose. onde la prima questione è, onde salìo Cristo in cielo. La seconda è, perchè non andòe incontanente dopo la Resurrezione, ma indugiossi xl dì. La terza è, in che modo andòe in cielo. La quarta, con cui andòe in cielo. La quinta, con qual merito andòe in cielo. La sesta, ove andò. La settima ed ultima, perchè andò in cielo. Quanto è alla prima questione, cioè onde salìo Cristo in cielo; dovemo intendere che di Monte Uliveti dalla parte di Bettania andòe in cielo. onde fece Cristo andare li suoi discepoli in Monte Uliveti. E in quello medesimo dìe della sua Ascensione apparìo due fiate agli Appostoli, cioè alli undeci, quando cenavano nel cenacolo. Onde tutti li Appostoli, e li discepoli, e le femine abitavano in Ierusalem, in quella parte che si chiamava Mello, e chiamavasi Monte Sion. Quivi era uno grande albergo, nel quale era usato Cristo di stare con li xii Appostoli anzi che fosse morto, nel quale stavano ora li xi Appostoli: e tutti li altri discepoli, e le sante femine, ch’erano usate di seguitare Cristo, stavano in altre case intorno alli Appostoli. E cenando li xi in quello cenaculo, apparìo Cristo loro, e riprese la loro durezza, e la loro incredulitade. E mangiato ch’ebbe con loro, comandò loro c’andassero in Monte Uliveti dalla parte di Bettania, e quivi apparve loro un’altra fiata, e benedicendoli, davante a loro andòe in cielo. Ed essendo poi in quello luogo edificata la ecclesia, ove avea Cristo tenuti li piedi quando si levòe in alto, non si poteva mai coprire lo pavimento della ecclesia: anzi quando li maestri lastricavano col marmo, levavasi in alto, e percoteva loro la faccia. Onde infino al dìe d’oggi si possono conoscere e vedere l’orme de’ piedi di Cristo nel luogo, onde andòe in alto. Quanto alla seconda questione, cioè perchè non andòe Cristo in cielo incontanente dopo la Resurrezione, ma indugiossi xl dì; dovemo intendere che di questo sono tre ragioni. La prima è, per dimostrare la veritade della Resurrezione, e della morte. Onde la morte di Cristo fue provata bene e sufficientemente nelli tre dì, che stette il corpo nel sepolcro; ma la verace Resurrezione, acciò che fosse bene approvata, volle più lungo ispazio di più dì; e perciò ebbe maggiore ispazio di tempo tra la Resurrezione e l’Ascensione, che tra la Passione e la Resurrezione. La seconda è, per consolazione delli Apostoli. Onde se la consolazione divina dee soperchiare la tribulazione, e il tempo della Passione di Cristo fue tempo di tribulazione alli Apostoli, più dì deono essere questi tra la Resurrezione e l’Ascensione, che quelli tra la Passione e la Resurrezione. La terza è, per la significazione, acciò che per questo intendiamo che la tribulazione dee essere ristorata per la consolazione. Onde secondo che stette morto nel sepolcro quaranta ore lo Segnore nostro, e questo fue tempo di tribulazione, così stette xl dì con li discepoli nel tempo della consolazione; sì che rispuose il dìe all’ora, e xl dì a xl ore, nelli quali xl dì confermò che fosse vivo e risuscitato Cristo. Quanto alla terza questione, cioè in che modo andò Cristo in cielo; dovemo sapere che furono quattro modi. Lo primo fue potente, imperciò che per sua propia forza e vertude andòe in cielo: e avvegna che andasse in nebula, non fue per aiuto o per necessitade, ma dimostròe che ogni creatura è suggetta al creatore. Lo secondo modo fue palese, cioè vedendolo li discepoli fue levato in cielo. Onde egli disse: Vado ad eum, qui misit me. Io voe al mio Padre, che mi mandò, e nessuno di voi mi domanda ove vado; quasi dica: Io vado in cielo sì palesemente che tutti lo vedete. E perciò volle che il vedessero andare in cielo, acciò che fossero davante alla gente testimoni dell’Ascensione sua: e ancora acciò che si rallegrassero di vedere andare in cielo la natura, e la carne umana, e desiderasser di seguitarla. Lo terzo modo fue allegro; imperciò che giubilavano gli Angioli. Onde dice il Profeta: Ascendit Deus in iubilatione. Lo quarto modo fue veloce. Onde dice il Profeta: Exultavit ut gigas ad currendam viam. Egli si levò come uno gigante a correr lo suo viaggio. Egli andòe velocemente, concio sia cosa che salìo tanto spazio quasi in uno momento. Dice Rabbi Moises, grande filosofo, che ciascuno circulo di ciascuno pianeto del cielo hae in grossezza cinquecento anni, cioè tanto spazio quanto potesse uno andare di piana via in cinquecento anni. Ancora dice, che intra circulo e circulo è via di cinquecento anni. dunque conciosia cosa che sono sette circuli di sette pianete, sarà, secondo il suo detto, dalla spera del fuoco insino al cielo, ove sono le stelle, tanto spazio, quanto potrebbe altri andare d’una piana via in sette mila anni, andando ogni dìe xl miglia, e ’l migliaio fosse due milia passi. Ma se questo è vero, Dio solo lo sa, che fece le cose tutte in numero, e in peso, e in misura. dunque salendo Cristo di terra in cielo fece grande salto. Quanto alla quarta questione, cioè con cui andò Cristo in cielo; dovemo sapere che andò con grande preda d’anime, e con grande moltitudine d’Angeli. E questo si dimostra in ciò che dice una chiosa, che alquanti Angeli minori, non conoscendo pienamente il mistero della divina Incarnazione, e della Passione, e della Resurrezione, vedendo venire Cristo al cielo con grande moltitudine d’Angeli, e di sante anime, maravigliaronsi, e dissero alli Angeli, che erano con Cristo: Quis est iste rex gloriæ? Chi è questo re glorioso? Ed ebbe lo Signore nostro allora rosso il corpo suo, cioè bagnato di sangue, perciò c’avea le margini delle piaghe nel corpo suo. Onde dice Santo Dionisio, che li Angeli fecero questione a Cristo, dicendo: Quare rubrum est vestimentum tuum? Perchè è sanguinoso lo tuo vestimento? cioè lo corpo. E dovemo sapere che volle Cristo riservare le margini nel corpo suo per cinque cagioni, secondo che dice Beda. Onde dice così: Lo Segnore volle riservare le margini nel corpo suo, e mostreralle nel giudicio, acciò che confermi la fede della Resurrezione, e per dimostrarle al Padre suo, pregandolo per li peccatori, e acciò che veggano li buoni quanta misericordia ebbe Iddio inverso loro, salvandogli con la morte sua; e acciò che li dannati veggiano come sono giustamente dannati, dispregiando il beneficio della Passione; e acciò che mostri lo trionfo della sua vittoria. Quanto alla quinta questione, cioè con quale merito andòe in cielo Cristo; dovemo sapere che Cristo andòe in cielo con tre meriti. Lo primo fue merito di veritade; imperciò ch’elli adempiè a noi quello ch’elli ci promise per li suoi Profeti. Lo secondo fue merito di mansuetudine; imperciò che fue sacrificato, come pecora mansueta, per la vita del popolo. Lo terzo fue merito di giustizia; imperciò ch’elli scampò l’uomo, e trasselo della forza del diavolo, non per potenza nè per forza ma per giustizia. E per queste tre cose dice bene lo Profeta: Propter veritatem, et mansuetudinem, et iustitiam deducet te mirabiliter dextera tua. Per la veritade, e per la mansuetudine, e per la giustizia tua, la potenza tua maravigliosamente ti porterà in cielo. Quanto alla sesta questione, cioè ove andò Cristo; dovemo sapere che andòe in cielo; e sono quattro cieli. Lo primo è materiale: e questi sono molti, cioè aereo, etereo, olimpo, igneo, sidereo, acqueo, ed empireo. Lo secondo è cielo razionale, cioè ogni uomo giusto; e chiamasi cielo l’uomo giusto, imperciò che Dio abita in lui. Onde dice la Scrittura: Anima iusti sedes est sapientiæ. L’anima dell’uomo giusto è sede di sapienzia, cioè Dio: e chiamasi l’uomo giusto cielo, perciò che la conversazione sua è in cielo. Lo terzo è cielo intellettuale, cioè l’Angelo. Onde l’Angelo si chiama cielo, per ciò che è altissimo quanto alla dignitade e alla eccellenzia; è bellissimo per natura e grazia e gloria; ed è fortissimo per vertude e potenzia. Lo quarto è cielo supersustanziale, cioè egualitade della divina eccellenzia. E da questo cielo venne Cristo ad incarnare nel mondo; e a questo ritornòe, quando si partìo quinci, cioè a dicere che Cristo, umiliandosi a venire ad essere simile al servo, discese; ma dimostrando la sua deitade, tornò al cielo, cioè fue simile al Padre. E li primi tre cieli trapassò Cristo, e andò infino al quarto supersustanziale, cioè al suo Padre, col quale è una cosa. E perciò dice lo Profeta: Elevata est magnificentia tua super coelos. Sopra tutti li cieli è esaltata la tua grandezza. Quanto alla settima e ultima questione, cioè perchè andò Cristo in cielo; dovemo sapere che nove furono l’utilitadi dell’Ascensione di Cristo in cielo. La prima, fu che ne ricevemmo l’amore divino, cioè lo Spirito Santo. Onde Cristo disse alli discepoli: Nisi ego abiero, Paraclitus non veniet ad vos. Se io non vado in cielo, lo Spirito Santo consolatore non verrà a voi. La seconda utilitade, fue maggiore conoscimento di Dio. Onde dice Cristo: Si diligeretis me, gauderetis utique, quia vado ad Patrem. Sopra questa parola dice Santo Agostino così: Imperciò volle portare via da noi la forma del servo, acciò che noi vedessimo spiritualmente Iddio. La terza, è lo merito della fede. Onde dice Santo Agostino: Cristo si partì da noi, e andòe in cielo, acciò che torniamo a noi, tornando al cuore nostro, e troviamo lui. La quarta, è la nostra securitade. Onde egli andòe in cielo, per essere nostro avvocato davante al Padre. molto potemo essere sicuri, quando avemo cotale avvocato. La quinta, è la nostra grandissima dignitade. Non è grandissima dignitade a noi, quando la nostra natura è esaltata infino al lato ritto del Padre onnipotente Iddio? La sesta, è fermezza della nostra speranza. Onde dice Santo Paolo Apostolo: Noi avendo lo grande Pontefice Gesù Cristo figliuolo di Dio davante al Padre, lo quale è passato in cielo, tegnamo salda la confessione della nostra speranza. La settima, è lo dimostramento della via. Onde dice Santo Agostino: Lo Salvatore è fatto nostra via: dunque leviamoci suso, e andiamo dopo lui. L’ottava, è l’aprimento della porta celestiale: onde canta la santa Ecclesia: Tu, devicto , Aperuisti credentibus regna Coelorum. Tu, Cristo, avendo superato e vinto lo tormento della morte, apristi lo reame del cielo a coloro, che credono in te. La nona, è apparecchiamento del luogo: onde dice Cristo: Vado parare vobis locum. Io voe in cielo ad apparecchiare a voi lo luogo in vita eterna. Amen.
Leggenda dello Spirito Santo in Pentecoste
Lo Spirito Santo fue mandato in questo dìe alli Appostoli in lingue di fuoco, secondo che narra la istoria del libro degli Atti degli Apostoli. Nel quale mandare dovemo considerare, per modo di questioni, otto cose. La prima questione è, da cui fu mandato lo Spirito Santo. La seconda, in quanti modi si manda, o fue mandato. La terza, in quale tempo fue mandato. La quarta, quante fiate fue mandato agli Appostoli. La quinta è, come fue mandato. La sesta è, in cui fu mandato. La settima, perchè fue mandato, cioè per quale utilità. L’ottava ed ultima, perchè fue mandato, cioè quale fue la cagione. Quanto alla prima questione, cioè da cui fue mandato nel dìe di Pentecoste lo Spirito Santo; dovemo sapere, che lo Padre mandò lo Spirito Santo, e lo Figliuolo mandò lo Spirito Santo; ed esso Spirito Santo mandò e diede se medesimo. Che ’l Padre lo mandasse, dice Santo Giovanni Evangelista: Paraclitus autem Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo. Lo paraclito Spirito Santo, lo quale manderà il Padre nel mio nome. Che ’l mandasse lo Figliuolo, dice Santo Giovanni medesimo: Si autem abiero, mittam eum ad vos. S’io mi partirò, io vi manderò lo Spirito Santo. Che esso Spirito Santo mandasse se medesimo, si mostra in questo modo. Esso Spirito Santo è Iddio, e perciò dirittamente Dio mandòe se medesimo, e lo Spirito Santo è una cosa con Dio. Quanto alla seconda questione, cioè in quanti modi si manda, o fue mandato lo Spirito Santo; dovemo sapere ch’è mandato in due modi, cioè visibilemente, e invisibilemente. Visibilmente è mandato, quando si mostra per alcuno segno palese: invisibilemente, quando viene ad abitare nelle caste menti. Dello invisibile mandare, dice Santo Giovanni Evangelista: Spiritus ubi vult spirat, et vocem eius audis, sed nescis unde veniat, aut quo vadat, cioè a dire, lo Spirito Santo entra ove vuole, e fa intendere la voce sua, e non sapemo onde viene, nè dove vae. Del visibile mandare, dice San Bernardo: Onde conoscemo lo avvenimento dello Spirito Santo? certo conoscemolo dal movimento del cuore, dalla fuga delli vizii, e dallo racconciamento de’ costumi. L’avvenimento visibile dello Spirito Santo si dimostra per alcuno segno palese: onde dovemo sapere che in cinque figure visibili è mostrato lo Spirito Santo. La prima, fue in figura di colomba sopra Cristo, quando fue battezzato. Onde dice Santo Luca Evangelista: Descendit Spiritus Sanctus corporali specie, sicut columba in ipsum. Discese lo Spirito Santo in corporale figura, come colomba in Cristo. La seconda, fu in figura di nuvolo chiaro; e questo fue quando Cristo si transfigurò davante alli discepoli nel Monte. Onde dice Santo Matteo Evangelista: Adhuc eo loquente ecce nubes lucida obumbravit eum; cioè a dire: E favellando alli discepoli Cristo, venne uno nuvolo chiaro, e coperselo. La terza, fue in ispezie di fiato. Onde dice Santo Giovanni: Insuflavit et dixit eis: Accipite Spiritum Sanctum. Favellando Cristo agli Apostoli, soffiando inverso loro, disse: Tenete lo Spirito Santo. La quarta, fue in figura di fuoco. La quinta, in figura di lingua: e in queste due spezie apparve oggi lo Spirito Santo. Quanto alla terza questione, cioè in quale tempo fue mandato lo Spirito Santo; dovemo dicere e sapere che fue mandato l dì dopo la Resurrezione di Cristo; e questo fue significato nel vecchio Testamento, ove comandava la legge che nelli l anni era ribandito ogni malfattore; e ogne isbandito e’ poteva tornare alla cittade, onde era sbandito: e questo si chiamava l’anno del giubileo e significava lo Spirito Santo, lo quale fue mandato negli cinquanta dì dopo la Resurrezione, ed è perdonamento de’ nostri peccati. Quanto alla quarta questione, cioè quante fiate fue mandato alli Appostoli lo Spirito Santo; dovemo sapere che fue mandato tre fiate. La prima, anzi la Passione di Cristo, e questo dare fue quanto a fare miracoli. Onde quando Cristo mandòe li suoi discepoli a predicare, diede loro potenza sopra li demoni, e a curare le infermitadi. Questi miracoli si fanno per lo Spirito Santo. Ma non seguita perciò che faccia miracoli qualunque hae in sè lo Spirito Santo; imperciò che, secondo che dice Santo Gregorio, li miracoli non fanno santo l’uomo, ma mostrano che sia Santo: e ogne persona che fa miracoli non ha in sè lo Spirito Santo. Dunque Dio fa li miracoli per autoritade; gli Angioli per abilità della materia, in cui gli fanno; e li demoni fanno miracoli per vertudi naturali, le quali conoscono nelle cose: e l’incantatori li fanno per occulti patti e contratti, che fanno con li demoni; e li santi uomini li fanno per palese loro giustizia; e li mali cristiani li fanno per segni di palese giustizia. La seconda fiata, fue dato lo Spirito Santo dopo la Resurrezione a perdonare li peccati: e quando lo diede soffiò in loro, e disse: Ricevete in voi lo Spirito Santo, e li cui peccati voi perdonerete, saranno loro perdonati. Ma non puote alcuno perdonare li peccati quanto alla colpa, nè quanto alla pena eternale, nè quanto alla divina offensa; imperciò che questi peccati sono perdonati per dono della grazia donata nell’anima da Dio. Ma dicemo che ’l prete perdona, in quanto dà ad intendere ch’è assoluto dalla colpa, e in quanto commuta e iscambia la pena del purgatorio in pena temporale, e in quanto della temporale scema e perdona. La terza, fu dopo l’Ascensione, cioè oggi nel dìe di Pentecoste, a confermare li cuori degli Appostoli, che di niuno tormento avessono paura. Onde dice Santo Agostino: Tale è la grazia dello Spirito Santo, che se egli truova tristizia, sì la manda via; se truova rio desiderio, sì lo consuma; se truova paura, sì la cessa via. E Santo Leo papa dice: Era oggi lo Spirito Santo aspettato dagli Appostoli, non come dovesse ora incominciare ad abitare prima nelli loro cuori, ma acciò che più ferventemente accendesse li suoi petti, e più copiosamente li mondasse, non incominciando a dare lo dono, ma multiplicando e accrescendo sopra quello c’avevano già ricevuto; e non fue nuovo lo Spirito Santo oggi in loro, ma fue più abbondevole e largo. Quanto alla quinta questione, cioè in che modo fue mandato lo Spirito Santo; dovemo sapere che fue mandato con suono in lingue di fuoco, e le lingue apparvono sedendo. Prima dico, che fue mandato con suono celestiale, perciòe che li fe celestiali, e rimosse da loro ogni terrena sollecitudine. Onde li Santi, quando sono pieni della grazia, non possono ricevere in sè licore di vana dilettazione, e quando assaggiano la celestiale soavitade, non hanno desiderio delle terrene dilettazioni. e questo segno ebbono gli Appostoli, che non vollero terrene cose avere, ma ciò c’aveano, divideano tra li poveri. Ancora fue mandato in lingue di fuoco: e fue in questo modo mandato, acciò che favellassero gli Appostoli, e dicessero parole accese, e predicassero la legge del fuoco, cioè dell’amore, e della caritade. Ancora le lingue apparirono sedendo, a significare che alli segnori e alli giudici, li quali quando sentenziano seggono, è necessario e bisogno loro d’avere lo Spirito Santo, a conoscere ogne veritade. Onde lo Spirito Santo dàe autoritade a perdonare il peccato. Onde dice Santo Giovanni Evangelista: Accipite Spiritum Sanctum, et quorum remiseritis peccata, remittuntur eis. Ricevete lo Spirito Santo, e a cui voi perdonerete li peccati, saranno perdonati. Ancora dà lo Spirito Santo sapienzia a giudicare, e mansuetudine a sopportare. Quanto alla sesta questione, cioè in cui fue mandato lo Spirito Santo; dovemo sapere che fue mandato nelli Appostoli e nelli discepoli; imperciò che fuoro vaselli mondi e apparecchiati di ricevere lo Spirito Santo per sei condizioni, che aveano in sè. La prima era, che furono riposati nell’animo. Onde dice Isaia Profeta in persona di Dio Padre: Super quem requiescet Spiritus meus, nisi super humilem et quietum? Sopra cui si riposerà lo Spirito mio, se non sopra colui ch’è umile e riposato? La seconda condizione degli Appostoli, che fuoro per amore congiunti. Onde dice nel libro delli Atti degli Appostoli: Erat eis cor unum, et anima una. Erano d’uno cuore, e d’una volontade. Onde secondo che lo spirito dell’uomo non dà vita alle membra, se non sono insieme unite nel corpo; così lo Spirito Santo non dà vita, se non a quelli che sono in uno animo: e secondo che ’l fuoco si spegne dividendo le legna, così lo Spirito tra coloro si spegne, che sono in discordia. Onde si canta degli Appostoli: Invenit eos concordes charitate. Lo Spirito Santo trovòe li Appostoli in concordia di caritade. La terza, ch’erano in luogo secreto; e questo si dimostra quando dice: Erant in eodem loco. Erano in quello medesimo luogo, cioè nel cenaculo, ove si raccoglievano insieme. Onde dice Osee Profeta in persona di Dio: Ducam eum in solitudinem, et ibi loquar ad cor eius. Io meneròe il mio servo in luogo secreto, e quivi favelleròe al cuor suo. La quarta, ch’erano e perseveravano in orazione. Onde cantasi nella Ecclesia: Orantibus Apostolis Deum venisse nuntiat. Allora oravano quando fuorono ripieni da Dio. La quinta, ch’erano pieni d’umilitade e di pace. Onde, secondo che dice Santo Giovanni Evangelista, prima diede pace alli discepoli Cristo, e poi mandò loro lo Spirito Santo. La sesta e ultima, ch’erano levati in contemplazione; onde dice una chiosa:Chi disidera lo Spirito Santo, trapassi l’abitazione terrena e carnale per contemplazione di mente. Quanto alla settima questione, cioè perchè utilitade fue mandato lo Spirito Santo; dovemo sapere che fue mandato per sei cose. La prima fue, a consolare li contristati. Onde dice Isaia Profeta: Spiritus domini super me, ut darem consolationem lugentibus. Lo Spirito Santo venne in me, per dare consolamento a quelli che stavano in pianto. La seconda, a vivificare li morti. Onde dice Santo Giovanni Evangelista: Spiritus est qui vivificat. Lo Spirito Santo vivifica la mente. Ed Ezechiel Profeta dice: Io manderò in voi lo Spirito, e viverete. La terza, a santificare li immondi, onde tanto è a dire santo, quanto mondo: e secondo che si chiama Spirito, perchè vivifica, così si chiama Santo, perchè mondifica e santifica da ogni immondizia. La quarta, a confermare amore tra coloro, ch’erano in discordia; onde egli è detto nostro padre; e se egli è padre, e noi siemo figliuoli suoi; dunque dovemo essere in concordia e in pace, secondo che dee essere fratelli e amici. La quinta, a salvare li giusti. Onde tanto è a dicere Iesu, quanto Salvatore. E lo Spirito Santo venne nel Salvatore, cioè a salvare noi; e perciò dice Cristo: Ipse est quem mittet Pater in nomine meo. Esso è lo Spirito Santo, lo quale vi manderà il Padre nel nome mio. La sesta e ultima cagione, per la quale venne lo Spirito Santo, fue ad ammaestrare coloro che non erano savi. Onde questo si dimostra quando dice: Ille docebit vos omnia. Esso Spirito v’insegnerà ogni cosa. Quant’all’ottava questione, cioè perchè cosa fue mandato lo Spirito Santo; dovemo sapere che fue mandato per la orazione: onde venne orantibus Apostolis, quando istavano in orazione. E Santo Luca dice: Orante Iesu descendit Spiritus Sanctus.
Leggenda della Nativitade di Santo Giovanni Battista
Santo Giovanni Battista è innominato in molti nomi. Onde è detto San Giovanni Profeta; e in ciò si manifesta lo suo sottile e alto conoscimento. Ed è detto amico dello Sposo, cioè di Cristo Sposo della Santa Ecclesia; e in ciò si dimostra lo speziale amore inverso lui di Cristo. È detto lucerna ardente; e in ciò s’intende fervente santitate. È detto Angelo; e in ciò s’intende lo brivilegio della virginitade. È detto voce; e in ciò s’intende l’umiltà sua. È detto Elía; e in ciò s’intende ch’è degno d’ogni onore. È detto Battista, cioè battezzatore del Salvatore. È detto banditore del giudice; e in ciò s’intende la eccellenzia della sua predicazione. È detto precursore; e in ciò si dimostra lo suo eccellente e sollicito studio ad apparecchiare l’anime a Dio. La nativitade di Santo Giovanni Battista fue in questo modo annunziata da Gabriello Arcangelo. David, re di Ierusalem, volendo accrescere e aggrandire e multiplicare lo sacrificio di Dio, lo quale facevano li fedeli di Dio nel vecchio Testamento, ordinòe c’avesse nel tempio xxiv, li quali erano chiamati sommi pontefici, ma uno di questi era maggiore, ed era chiamato princeps sacerdotum, lo principale delli sacerdoti. Onde della schiatta di Eleazar ve ne puose xvi, e di quella di Itamar ne puose viii, e ordinòe che ciascuno la sua settimana offeresse lo sacrificio, e ponesse lo ’ncenso all’altare; e Abía ebbe l’ottava settimana; della cui generazione fue Zaccaría, vecchio egli e la moglie sua Elisabet, e non avevano figliuoli. E Zacchería incensando la sua settimana l’altare, e ’l popolo aspettando di fuori, l’Angelo Gabriello venne a lui. E Zacchería ebbe grande paura quando lo vide. E l’Angelo disse: Non temere Zacchería; imperciò che la tua orazione è esaudita da Dio. Qui dice la chiosa, che propia cosa è delli buoni Angeli, quando appariscono, che confortano altrui: ma li rei angeli, cioè li demoni, quando altri teme, sì accrescono la paura. E disse l’Angelo a Zacchería: Tu avrai uno figliuolo, lo quale avrà nome Giovanni; lo quale non berà vino nè siccera; e andrà dinanzi al Segnore, cioè precederà Cristo con vertute e con ispirito simile a quello di Elía Profeta. Santo Giovanni è chiamato Elía per quattro ragioni. La prima è per lo luogo; imperciò che amendue stettero nel diserto. La seconda è per lo cibo e per lo vestimento; che amendue furon d’un modo vestiti e pasciuti. La terza è per l’uficio; c’amendue furono precursori; ma quegli del giudice, e questi del Salvatore. La quarta è per amore, c’avevano di Dio. Onde la parola dell’uno e dell’altro ardeva come una facellina. E Zacchería, considerando ch’era vecchio e la sua moglie era sterile, incominciò a dubitare: e secondo ch’è usanza delli Giudei, chiese alcuno segno all’Angelo come potesse essere ciò c’avesse detto. E l’Angelo, imperciò che Zacchería no gli credette, sì gli mandò sopra la piaga della taciturnitade, cioè che li tolse la potenzia del favellare. Dovemo notare che suole altri dubitare sanza colpa in quattro modi. Lo primo è quando la promessione è quasi fuori di modo grande; sì che quasi nolla puote credere colui, a cui è fatta, secondo che si legge d’Abraam. Onde quando Dio gli promise che ’l suo seme, e li suoi discendenti possederebbero la terra cananea, Abraam, dubitando come potesse essere così grande promessione, disse: Oi, Segnor mio, come posso io sapere che sia vera la tua promessione? Allora li fue dato certo segno di ciò. Lo secondo modo è quando colui, a cui è fatta la promessione, reputa se medesimo insufficiente e debole a ciò, secondo che fue detto a Gedeone: Tu liberrai la cittade e ’l popolo di Ierusalem: ed egli dubitando, disse: O, Segnor mio, come potrò io liberare Ierusalem, con ciò sia cosa che ’l mio casato è basso e vile, e io sono minimo nella casa del mio padre? E domandòe segno come potesse essere questo: ebbelo. Lo terzo è quando la promessione pare ragionevolemente impossibile, secondo che fue quando Dio disse ad Abraam: La tua moglie Sarra ingraviderà, e avrà figliuolo: e Sarra incominciò a ridere dopo l’uscio, e disse; Poi ch’io sono invecchiata, e ’l mio marito è vecchio, avrò figliuoli? quasi dica; non è cosa creditoia. Perchè dunque solamente Zacchería dubitando fue più battuto che quelli che detti sono? conciò sia cosa che la promessione che fatta li fue pareva impossibile, come quella d’Abraam, e questi non fuorono battuti. E dovemo sapere che fue battuto Zacchería per due cagioni. La prima fue, per accrescere lo miracolo, e in quello parto riavendo Zaccaría la favella, fue miracolo, e l’uno con l’altro fue maggiore. La seconda cagione fue, imperciò ch’egli domandò segno da Dio, come potesse dare fede alla promessione; e Dio li diede quello segno, che gli tolse la favella. E uscendo Zacchería fuori del tempio, e avendo perduto la potenzia del favellare, diede alcuno segno al popolo ch’era di fuori del tempio, c’avea veduta alcuna visione nel tempio. E quando ebbe compiuta la sua settimana del suo officio nel tempio, tornòe alla sua casa, e fue ingravidata Elisabet: e sentendosi gravida stette cinque mesi nascosa: e la cagione fue, secondo che dice Santo Ambruogio, imperciò ch’ella si vergognava essere pregna in vecchiezza, e che non credesse altri ch’ella desse opera alla volontade e al desiderio della carne in sua vecchiezza; e per tutto ciò era allegra di non portare la vergogna della sterilitade, imperciò che è vergogna alle femine non avere il frutto del matrimonio, per lo quale si fanno le nozze, e per lo quale si scusa lo carnale congiugnimento del matrimonio con la moglie. E nel sesto mese la beata Vergine Maria, la quale avea già conceputo nel suo ventre lo Salvatore, vogliendosi rallegrare con colei, c’avea perduta la sterilitade, e avendo compassione alla sua vecchiezza, andòe ad Elisabet a casa sua. E quando la salutòe, Santo Giovanni, essendo già ripieno dello Spirito Santo, sentìo venire a sè lo Figliuolo di Dio, e per l’allegrezza si rallegròe nel ventre della madre; e movendosi lo salutòe, non potendolo salutare con voce: onde si rallegrò quasi come volesse salutare, e fare reverenzia. La beatissima Vergine Maria stette con la sua cognata tre mesi servendola; e quando fue nato lo fanciullo, la Vergine prima lo levò di terra, e come ella fosse vecchia, lo seppe diligentemente governare e conciare. Qui dovemo sapere che Santo Giovanni ebbe nove privilegii singulari e speziali dalli altri Santi. Lo primo fue, che quello medesimo Angelo, che annunziò Cristo, annunziò lui. Lo secondo, che si rallegrò nel ventre della madre nello avvenimento della Vergine Maria. Lo terzo, che la madre di Cristo prima lo ricolse in sue mani. Lo quarto, che fue sciolto la lingua del suo padre quando egli nacque. Lo quinto, che prima ordinòe lo battesimo. Lo sesto, che dimostròe Cristo col dito alla gente, e alli discepoli suoi. Lo settimo, che con le mani sue battezzò Cristo elli. L’ottavo, che Cristo lo commendòe e laudò più che neuno altro Santo. Lo nono, che stando egli nel limbo, annunziò a coloro che v’erano, che tostamente Cristo verrebbe a loro, lo quale era venuto nel mondo. E per questi nove privilegii è chiamato da Dio Profeta, e più che Profeta. La vita di Santo Giovanni fue santissima, quanto alli costumi suoi; onde fue chiamato Angelo da Dio. Onde dice lo Profeta Malachía: Io mando l’Angelo mio, che apparecchi la via davanti alla faccia tua. È detto Agnolo, imperciòe che ebbe in sè, e adoperòe l’oficio di tutti li Agnoli. Prima ebbe officio de’ Serafini. tanto è a dicere Serafino, quanto ardente spirito nel divino amore: imperciò che li Serafini, più che tutti li altri, sono accesi dell’amore di Dio. E di Santo Giovanni si dice nello Ecclesiastico: Surrexit Elias quasi ignis. Levossi Elía, cioè Giovanni con fuoco acceso. Ebbe officio de’ Cherubini. onde tanto è a dire Cherubini, quanto pieni di sapienzia. E Santo Giovanni fue pieno di scienza, perciò che fue termine del peccato, e fue principio della grazia. Ebbe officio de’ Troni. tanto è a dire Troni, quanto spiriti c’hanno a giudicare. E Santo Giovanni giudicava e riprendeva Erode, quando disse: Non è licita cosa a te, che tegne la moglie del fratello tuo. Ebbe officio delle Dominazioni. ciò sono spiriti, li quali ci ammaestrano come dovemo segnoreggiare li nostri sudditi. E Santo Giovanni era amato dalli suoi sudditi, e era temuto dalli re e da’ signori. Ebbe officio delli Principati, li quali sono spiriti che c’insegnano avere reverenzia alli nostri maggiori. E Santo Giovanni dice di se medesimo: Non sono degno di sciogliere li calzamenti suoi, cioè del suo Signore. Ebbe officio di Potestati: ciò sono spiriti c’hanno a costrignere l’avversarie Podestadi: ciò sono demoni, e dalli quali non fue soperchiato Santo Giovanni, e dalli quali elli ci liberòe quando ci disponeva e ordinava al battesimo della penitenzia con le sue predicazioni. Ebbe officio delle Virtudi: ciò sono spiriti per li quali Dio fa li miracoli. E Santo Giovanni fece molti miracoli, e dimostrògli in se medesimo. Grande miracolo fue mangiare mele salvatico e locuste, e vestire peli di cammello, e stare nel diserto, e molti altri che fece. Ebbe officio d’Arcangeli quando revelava le maggiori cose a noi, secondo che si perteneano alla nostra salute, e al nostro ricomperamento, quando ci mostrava e insegnava conoscere Cristo, dicendo: Ecce agnus Dei, qui tollit peccata mundi. Ecco l’agnello di Dio, lo quale perdona e spegne le peccata del mondo. Ebbe officio d’Angeli quando annunziòe le minori cose, cioè le cose che si pertegnono alli nostri costumi, e alla conversazione c’avemo l’uno con l’altro. Onde diceva: Poenitentiam agite, et neminem concutiatis. Fate penitenzia, e non fate ingiuria l’uno all’altro. Dovemo sapere che la nativitade di Santo Giovanni si celebra per tre ragioni. La prima si è, perciò che fue santificato nel corpo della madre sua. La seconda è, perciò ch’egli prima annunziòe a noi la eternale allegrezza, cioè Cristo. La terza è, imperciò che l’Angelo disse: In nativitate eius multi gaudebunt. Nella sua nativitade molti si rallegreranno. E perciò degna cosa è, che noi ci rallegriamo nella sua nativitade. Dovemo sapere che Santo Giovanni ebbe in sè la perfezione di tutti li Santi. Onde egli fue Profeta, quando disse: Qui post me venturus est, ante me factus est. Quegli che verrà dopo me, fue fatto prima di me. Fue più che Profeta, quando col dito mostrò quello che profetavano li Profeti con la lingua. Fue Apostolo, perciò che fue mandato da Dio. Onde fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Johannes. Fue mandato da Dio uno uomo c’avea nome Giovanni. Fue martire, imperciò che per la giustizia sostenne morte. Fue confessore, perciò che confessus est, et non negavit. Confessòe Cristo, e nol negòe. Fue vergine; onde per la virginitade sua fue chiamato Angelo: Ecce ego mitto Angelum meum. Io mando l’Angelo mio. Dovemo sapere, che questo dìe della nativitade di Santo Giovanni Battista passò di questa vita Santo Giovanni Evangelista, cioè in simigliante dìe, rivolti anni. Ma celebriamo la sua festa nel terzo dìe dopo Natale; imperciòe che in quello dìe fue dedicata la sua ecclesia, e la nativitade del Batista si rimane nel suo dìe. Ancora dovemo sapere che non è convenevole cosa di contendere qual sia in paradiso maggiore tra il Batista, o lo Evangelista, secondo che molti contendono; e questo fue mostrato miracolosamente da Dio. Onde furono due dottori della divina Scrittura, l’uno delli quali faceva maggiore lo Batista, e l’altro lo Evangelista; e di ciò dovevano disputare insieme palesemente. E avendo ordinato lo dìe della disputazione, ciascuno procacciava le autoritadi e le ragioni, con le quali potesse provare e magnificare quello che più aveva in animo. E la notte dinanzi
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The end
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