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Informazioni su questo libro
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Canto Primo | 3
Una lonza leggiera e presta mollo, Che di pel maculato era coperta. E non mi si partia dinanzi al volto; Anzi impediva tanto il mio cammino, 35 Ch’ io fui per ritornar più volte vòlto. Tempo era dal principio del mattino; E il Sol montava in su con quelle stelle Ch’ eran con lui, quando l’ Amor divino Mosse da prima quelle cose belle; 40 Si che a bene sperar m’ era cagione Di quella fera alla gaietta pelle, L’ ora del tempo, e la dolce stagione: Ma non si, che paura non mi desse La vista, che mi apparve, d’ un leone. 45 Questi parea, che contra me venesse Con la test’ alta e con rabbiosa fame, Sì che parea che l’ aer ne temesse: Ed una lupa, che di tutte brame Sembiava carca nella sua magrezza, 30
32. Una lonza leggiera. Con l’immagine di questa lonza è rappresentata Firenze, sempre vana e mutabile.
36. più volte vélto, più volte rivolto indietro.
37. * Tempo era dal principio ec. — È modo ellittico, che va spiegato e supplito presso a poco cosìi— Era il tempo che primo corre, o segue, dal sorgere o dopo il sorgere del mattino. Non mi tratterrò più sopra osservazioni di tal fatta, contento d’averne una volta avvertito il sagace lettore. *
38. /2 Sol ec., il Sole in ariete, tempo di primavera , in che fu creato il mondo. l
40. * Mosse. Creò e die movimento. *
42. * Il Costa leggeva di quella fera la gaietta pelle. Ed annotava: « Intendi: » che i colori gai di quella fera gli erano » di buon augurio; e, nel senso morale, » chel’esteriore politezza e leggiadria di » Firenze gli davano speranza di non » lrovare ostacoli a quella consolazione e
» a quella pace della quale è detto di » sopra. » La nostra lezione viene a dire, che l’ora del tempo e la dolce stagione gli eran cagione a sperar bene di quella fera dalla pelle gaietta. Al/a per dalla nello stesso senso trovasi anche sì Can-
- to XVI di questa Canlica: Prender la lonza alla pelle dipinta. *
43. * L’ ora del tempo. L’ora mattutina del giorno (il venerdì santo), in che ricordavasi il gran mistero della Redenzione. *
45. /eone. Con l’immagine del leone è rappresentata la possanza di Francia, o sia Carlo di Valois, il quale condusse in Italia le armi francesi, e poi le volse contro i Ghibellini.
46.* venesse, venisse, dall’antiquato venere.*
49. una lupa. Con l’immagine della lupa è rappresentata Roma, o sia la podestà secolare di Roma, e più generalmente il guelfismo.
90. Sembiava , sembrava.
E molte genti fè già viver grame. Questa mi porse tanlo di gravezza Con la paura, che uscia di sua vista, Ch’ io perdei la speranza dell’ altezza. E quale è quei, che volentieri acquista, 55 E giugne il tempo, che perder lo face, Che in tutti i suoi pensier piange e s’ attrista; Tal mi fece la bestia senza pace, Che, venendomi incontro, a poco a poco Mi ripingeva là, dove il Sol tace. 60 Mentre ch’ io rovinava in basso loco, Dinanzi agli occhi mi si fu offerto Chi per lungo silenzio parea fioco. Quando vidi costui nel gran diserlo, Miserere di me, gridai a lui, 65 Qual che lu sii, od ombra, od uomo certo. Risposemi: Non uomo, uomo già fui, E li parenti miei furon Lombardi, E Mantovani per patria ambedui. Nacqui sub Julio, ancorchè fosse tardi, 70
51. grame, misere, dolorose.
52. mi porse tanto di gravezza , mi cagionò sì grave turbamento.
53. che uscia di sua vista ,infendi: che altrui porgea coll’ aspetto.
54. /a speransa dell'altezza, intendi la speranza di giungere alla sommità del monte.
55. Z quale ec., e come colui che e desideroso di guadagnare, e si altrista quando giunge il tempo che gli fa perdere le cose acquistate.
58. bestia senza pace, bestia priva di pace, irrequieta.
GU. Za dove il Sol tace, cioè al fondo oscuro della valle. Disse altrove: in loco d'ogni luce muto.
62. mi si fu offerto, mi si offerse.
63. parea fioco, fiacco, debole, per ‘avere molto taciuto. Forse qui vuol significare la non curanza in cui era fino a’suoi tempi giaciuta l’opera di Virgilio.
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* Un lungo e assoluto silenzio può produr la fiocaggine e per l’ inerzia medesima che infiacchisce gli organi vocali, e per certa viscosità che nell’inazione si raccoglie nel meato della voce. *
66. Qual che tu sii, chiunque tu sii: uomo certo, cioe uomo vero e vivo.
67. Nonuomo, cioe, non sono uomo.
68. parenti, genitori.
69. * E Mantovani, Virgilio nacque veramente in Andes, oggi Pietola, villaggio poco distante da Mantova, nel consolato di Cn. Pompeo e M. Licinio Crasso, }’ anno di Roma 684. *
710. MNacqui sub Julio ec. Pare a prima giunta che questo verso voglia dire : nacqui negli ultimi anni della dittatura di Cesare ; ma questa spiegazione non istà, quando si consideri che Virgilio nacque 28 anni dopo il nascimento di Cesare, e 20 prima della sua dittatu-
Canto Primo 5}
E vissi a Roma, sotto il buon Augusto, Al tempo degli Dei falsi e bugiardi. Poeta fui, e cantai di quel giusto Figliuol d’ Anchise, che venne da Troia, Poichè il superbo Ilion fu combusto. 75 Ma tu perchè ritorni a tanta noia? Perchè non sali il dilettoso monte, Ch’ è principio e cagion di tulta gioia? ‘Or se’ tu quel Virgilio, e quella fonte, Che spande di parlar sì largo fiume? 80 Risposi lui con vergognosa fronte. O degli altri poeti onore e lume, Vagliami il lungo studio e il grande amore, Che m’han fatto cercar lo luo volume. Tu se’ lo mio maestro e il mio autore: . 85 Tu se’ solo colui, da cui io tolsi Lo bello stile, che m° ha fatto onore. Vedi la bestia, per cui io mi volsi: Aiutami da lei, famoso saggio, ra. Forse meglio s’interpreterebbe così: nacqui ai tempi gloriosi di G. Cesare, quantunque fosse tardi rispetto ai più gloriosi della romana virtù. * Ancorche fosse tardi. Ciò dee riferirsi al nascere di Virgilio e non al regnare di Giulio. Virgilio nacque quando già Giulio Cesare contava qualcosa più di tren- Vanni; ma essendo questi stato ucciso nel 56 di sua età, quando Virgiliv ne avea soli 25, dice d’esser nato troppo tardi per poter affermare d’aver vissuto ai tempi del gran Dittatore; poiche vita non è per l’uomo il vegetare, ma sì l’ operare all’eternità della fama. E in questo senso dice qui appresso d'esser vissuto sotto il buon Augusto, perche lui regnante scrisse quei poemi immortali. * ‘
74. Figliuol d' Anchise, Enea.
75. fu combusto , fu arso.
16. a tanta noia, cioè alla noia, all'affanno della selva.
80. /argo fiume, cioè copioso fiume.
81. Risposi lui, risposi a lui. * Gli antichi tacevano spesso la preposiz. a avanti i pronomi di persona, e dicevano, per esempio, parlai lui, parlò noi ec. *
83. Vagliami, mi valga, mi giovi. * Il lungo studio e il grande amore ; Jo studio riguarda l’ intelletto , l’ amore ìl cuore. *
84. cercar, cioè attentamente considerare.
89. * /o mio maestro e il mio autore. Maestro che m? insegni ; autore che del tuo esempio m’inspiri e mi inciti. *
87. * Lo bello stile. Intendi il carattere poetico, di cui niuno & miglior maestro di Virgilio. Seppur non accenna qui le sue ecloghe latine in cui imitò il gran Poeta, e dalle quali trasse molta fama. *
88. /a bestia, cioè la lupa.
89. Presso i Greci i Poeti eran chiamati col nome di 99921 . sapienti.
1°
Ch’ ella mi fa tremar le vene e i polsi. 40 A te convien tenere altro viaggio,
Rispose, poi che lacrimar mi vide,
Se vuoi campar d’ esto loco selvaggio: Chè questa bestia, per la qual tu gride,
Non lascia altrui passar per la sua via, 9
Ma tanto lo impedisce, che 1’ uccide: Ed ha natura sì malvagia e ria,
Che mai non empie la bramosa voglia,
E dopo il pasto ha più fame che pria.
Molti son gli animali, a cui 8° ammoglia,
E più saranno ancora, infin che il veltro
Verrà, che la farà morir di doglia. Questi non ciberà terra nè peltro,
Ma sapienza e amore e virtute,
E sua nazion sarà tra Feltro e Feltro.
94. gride, gridi. * È terminazione primitiva della seconda voce del pres. dell’Ind. che spesso s’incontra negli antichi scrittori in prosa e in rima. Vedine le ragioni nell’Analisi critica de’ Verbi italiani del prof. V. Nannucci. *
100. Bfolti son gli animali ec. Intendi, secondo il senso morale, molti sono i potentati co’ quali Roma si collega, e più saranno ec. É
101. il veltro, così chiama Uguccione della Faggiola, * al quale intitolo questa cantica, e per cui un tempo sperò di veder risorgere le prostrate cose dei Ghibellini e della povera Italia. Alcuni altri, e con buone ragioni, intendono in questo veltro Can grande della Scala, che allevato in una casa nemica acerrima ai Guelfi potea benissimo dar molta speranza ai Ghibellini, sebbene nel 1300 non avesse che 9 anni. Le parole, E sua nazion sara tra Feltro e Feltro, vanno prese per un vaticinio di futura conquista, per cui avrebbe esteso il suo Stato (sua mazione) sulla Marca Trivigiana, su tutto il territorio di Padova, e su la Romagna. /eltre è nella Marca Trivigiana, Afonte Feltro è in Romagna. V’ebbe pur chi opino, ma non senza qualche tortura del testo, che non sia qui designato alcuno eroe certo, ma solo si esprima la ferma speranza in un futuro riordinatore d’Italia.*
103. Questi ec. Non farà suo cibo, sua delizia, nè di poderi (terra), nè di denaro (peltro). Con questo verso il Poeta allude forse alla sentenza del suo esilio, per la quale egli fu privato dei suoi beni e condannato nella somma di lire 8000. * E fors’anche vuol mordere obliquamente la smodata ambizione ed avarizia dei molti tiranni d’Italia ai suoi tempi,che nulla curando il bene dei governati, attendevano solo a guadagnar per qualunque via territorio e denaro. — Peltro è una lega di argento vivo e stagno: qui è preso per denaro in generale, come Ì’ aes dei Latini. *
105. sua nazion ec. La sua famiglia (di Uguccione) abitava tra Feltro e Feltro, cioe nel mezzo della Feltria tra un monte e l’ altro di questo nome. Di questa spiegazione siamo debitori al chiarissimo signor Troya. —* Ma come mai, sc intendeva d’ accennar la sua fa-
Canto Primo 7
Di quell’ umile Italia fia salute, Per cui morì la vergine Cammilla, Eurialo, e Turno, e Niso di ferute: Questi la caccerà per ogni villa,
Fin che l’ avrà rimessa nell’ inferno,
Là onde invidia prima dipartilla.
Ond'’ io per lo tuo me’ penso e discerno, Che tu mi segui, ed io sarò tua guida, E trarrotti di qui per luogo eterno,
Ove udirai le disperate strida,
Vedrai gli antichi spiriti dolenti,
Che la seconda morte ciascun grida: E vederai color, che son contenti
Nel fuoco, perchè speran di venire,
Quando che sia, alle beate genti:
Alle qua’ pei se tu vorrai salire, Anima fia a ciò di me più degna;
- miglia, il luogo di sua origine, ha egli detto — sara? *
106. Di quell’ umile Italia. Alcuni interpretano l’ italia iotera: ma a noi pare che si debba intendere quella parte marittima e bassa dell’Italia, cioè il Lazio, pel quale, e non gia per l' Italia intera, combattendo morirono Cammilla figliuola di Metabo re de’ Volsci, Eurialo e Niso giovani troiani, e Turno figliuolo di Dauno re de’ Rutuli.—*Umile chiama l’Italia o in riguardo al suo scadimento dall’ antica gloria, o per fare usare a Virgilio l’epiteto stesso con che l' ha distiata nella sua Eneide. *
107.* Per cui morì ec. Rammenta Virgilio con particolar compiacenza questi eroi del suo poema, siccome i primi che morirono combattendo gli uni per la difesa, gli altri per la conquista di una terra da cui egli ripete il principio del latino impero; e quest’è forse la ragione perche dice assolutamente che morirono per l’Italia. Del resto è difficile ad intendere perchè questo mistico veltro debba recar salute ad una parte sola d’Italia, e nona tutta. *
108. * Il MS. Estense, con miglior disposizione, porta Exrialo e Niso e Turno di ferute. *
109. * 2a caccerà per ogni villa, le darà la caccia perogni città ove si ricovri. La lupa cacciata è, come si è detto, il guelfismo ; il veltro l’eroe ghibellino. *
111. La onde invidia, la donde invidia: intendi, moralmente, |’ invidia portata agl’ imperatori; prima avv. primamente.
112. me’, meglio. *Gli antichi dissero meio , e per apocope mei’ e me?. *
114. E trarrotti ec. Intendi: io ti trarrò di qui facendoti passare per luogo eterno, cioè peì regni dell’ altra vita.
117. * Che la seconda morte, cioe tantochè ciascuno invoca con gridi l’annientamento. *
118. color ec. Intendi: color che sono nel fuoco del Purgatorio.
121 qua’, quali.
122. Anima ec., cioe Beatrice, che
8 DELL'INFRRNO
Con lei ti lascerò nel mio partire: Chè quello imperador, che lassù regna,
Perch’ io fui ribellante alla sua legge,
Non vuol che in sua città per me si vegna. In (utte parti impera, e quivi regge,
Quivi è la sua cittade e l’ allo seggio:
O felice colui, cu’ ivi elegge!
Ed io a lui: Poeta, io ti richieggio
Per quello Iddio, che tu non conoscesli,
Acciocch’ io fugga questo male e peggio, Che tu mi meni là dov’ or dicesti,
Si ch’io vegga la porta di San Pietro,
E color, che tu fai cotanto mesti.
Allor si mosse, ed io li tenni dietro.
nel Canto XXX del Purgatorio si mostra a Dante per essergli guida al Paradiso.
124. /mperador ec. cioè Dio.
125. * ribellante qui sta semplicemente per alieno dalla sua legge, 0 non seguace di essa; se pure non si accenni una qualche resistenza all’ interna voce, che in lui come in tutti i sapienti dovea gridare contro 1’ assurdità del Politeismo e il morale disordine che ne seguita, degradante l’umana dignità.*
126. *per me ec., da me sivegna, che vale in somma, ch’ io vegna. *
127. /n tutte parti ec., in tutte le altre parti stende il suo potere, ma quivi propriamente risiede. * /mperare, ha seco l’idea d’un comando in virtù di forza e assoluto, a cui bisogna obbedire vogliasi o no. Reggere, è governar con amore, e coll’ occhio sempre rivolto al bene dei retti. *
129. cu’ ivi elegge, che elegge per abitare ivi.
132. * Acciocch’ io fugga questo male e peggio. Questo male, la selva, e peggio, di restar qui ingoiato dalle bestie.*
134. /a porta di San Pietro, la porta del Purgatorio, dove è custode un angiolo che tiene le chiavi di S. Pietro. Dice il Lombardi con molti al. tri commentatori : Si ponga mente che Virgilio gli ba detto: E trarrotti di qui per luogo eterno , Ove udirai le disperate strida ec. Strana risposta sarebbe la seguente : « Menami dunque lù ove dicesti, acciocche io vegga la porta del Purgatorio, ed oda le disperate strida di quei che sono nell’Inferno. » Perciò io interpreterei volentieri così: « Menami dunque la ov’ ora dicesti, acciocchè io vegga la porta dell’ altra vita, di cui ha S. Pietro le chiavi, per la doppia potestà di legare e di sciogliere. * Alcuni intendono per /a Porta di S. Pietro il Paradiso; e certo al Poeta dovea parer mill’ anni di veder quello, e di sbrigarsi presto degli altri due luoghi, ch'egli vo- Jentieri avrebbe fatto di meno di visitare, se non gli fossero stati mezzo necessario per giungere al suo desiderio. *
135. E color ec., e coloro che dici essere cotanto mesti, cioè i dannati.
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The end
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