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Manuale del pittore restauratore

Ulisse Forni · 1866 · Scanned text · Free in the US

141,233 words · about 9 h 53 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Author
Ulisse Forni
Language
Italian
Published
1866
Length
141,233 words · about 9 h 53 min
Sections
47 reader sections
Text
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Rights
Public domain in the United States · PD-US by publication date

 

Contents (47)
  1. Proemio about 28 min
  2. Capitolo I about 5 min
  3. CAPITOLO II. Trasporto di un dipinto a fresco sull’ incannicciato about 3 min
  4. Capitolo III about 6 min
  5. Capitolo IV about 2 min
  6. Capitolo V about 2 min
  7. Capitolo VI about 2 min
  8. Capitolo VII about 3 h 5 min
  9. Capitolo I about 5 min
  10. Capitolo II about 4 min
  11. CAPITOLO III. Della Calce e dei Cementi about 4 min
  12. CAPITOLO IV. Del Gesso, e delle sue diverse preparazioni about 1 min
  13. CAPITOLO V. Della Magnesia c deir Allumina about 2 min
  14. CAPITOLO VI. Deir Argento in conchiglia e in polvere about 2 min
  15. CAPITOLO VII. Dell’ oro in polvere ed in conchiglia about 6 min
  16. CAPITOLO IX. Della Carta da lucidare disegni, pitture e stampe about 2 min
  17. CAPITOLO X. Dei Pastelli coloriti about 3 min
  18. CAPITOLO XI. Delle Matite naturali c artificiali about 4 min
  19. Capitolo XII about 2 min
  20. Capitolo XIII about 1 min
  21. CAPITOLO XIV. Delle Gomme about 2 min
  22. CAPITOLO XV. Delle Colle about 13 min
  23. CAPITOLO XVI: Dii Fiele «li bue. purificato about 2 min
  24. CAPITOLO XVII. Delle Tempere about 3 min
  25. CAPITOLO XVIII. EScl Lilargirio, e del Sale di Saturnio about 1 min
  26. Capitolo XIX about 5 min
  27. CAPITOLO XX. Delle Desine solide about 11 min
  28. CAPITOLO XXI. Degli Olii (issi o seccativi, e «Sella Glieerma about 11 min
  29. Capitolo XXII about 8 min
  30. CAPITOLO XXIII. Della rettificazione degli olii essenziali e degli spiriti about 5 min
  31. CAPITOLO XXIV. Mei Luto about 1 min
  32. CAPITOLO XXV. Dei Mastici about 1 min
  33. Capitolo XXVI about 4 min
  34. CAPITOLO XXVII. Delle Vernici a spirito about 7 min
  35. Capitolo XXVIII about 6 min
  36. CAPITOLO XXIX. ■Iella soluzione «li gomma elastica, e «li gutlaperclia about 3 min
  37. CAPITOLO XXX, Delle Tentici ad olio grasso about 9 min
  38. CAPITOLO XXXI. Dei Seccativi about 5 min
  39. Capitolo XXXII about 15 min
  40. Capitolo I about 17 min
  41. CAPITOLO II. Colori gialli e aranciati about 37 min
  42. Capitolo III about 54 min
  43. CAPITOLO IV. Colori forimi about 10 min
  44. CAPITOLO V. Colori neri about 8 min
  45. CAPITOLO VI. Colori azzurri about 35 min
  46. Capitolo VII. Capitolo VII about 37 min
  47. Indice about 12 min

Continue:

Proemio

Fra le tante e utili applicazioni delle arti imitative, quella del restaurare e conservare le opere di Pittura dovrebbesi ritenere per una delle più importanti, e perciò meritevole di esser condotta al maggiore perfezionamento.

Ondechè sarebbe stato assai giovevole, che siccome di tante altre professioni hanno scritto ampiamente uomini valentissimi in quelle, così pure delle tecniche e delle pratiche del restauro avessero discorso coloro specialmente che ne fecero particolare esercizio. Ma disgraziatamente per questa professione ci è stata sempre troppa incuranza o mistero; sì che quei pochi i quali meglio la esercitarono, sentirono probabilmente la invidia di custodire come un segreto il frutto delle loro esperienze e fatiche, per cui brevemente e quasi per digressione non ce ne tramandarono se non pochi ed empirici cenni : altri poi incerti sempre nelle loro idee e senza cognizione pratica ne parlarono. 1

1 Vedi Manuel d’ Iconographie Chrètienne grecque et latine , traduit du manuscrit byzanlin , le Guide de la Peinture , par le D.r Paul Durand; pag. 45-65. Paris 1845. Abbecedario Pittorico del P. Orlandi , tav. IV , Pitture, p. 481, 2a ediz., Bologna, 1719. Ristretto delle cose più notabili della città di Siena, di Giovannantonio Pecci , a pag. 45; Siena, 1761. L’Autore cita un metodo di restaurare le antiche e guaste pitture in tela, inventato da un tal Niccolò Franchini.

La stessa curiosa invenzione è altresì riportata dall’ abbate Luigi Lanzi nella sua Storia Pittorica delV Italia, e precisamente in fine della Scuola Senese. i

Manuale del Pittore Restauratore.

PROEMIO.

Un sensibile progresso nell’ arte di restaurare le pitture non risale in Toscana al di là del 1796. In quest’ anno il granduca Ferdinando III chiamò da Roma Vittorio Sampieri senese per affidargli il restauro dei quadri delle RR. Gallerie di Firenze. Onde innanzi a quel tempo tutto il poco che ha relazione colle pratiche di quest’arte non può utilmente interessare, inquantochè da tutti gli artefici moderni sono esse ormai per esperienza riconosciute fallaci e difettose.

Il pittore Michele Ridolfi lucchese, è quello tra i nostri che con i suoi scritti ci ha comunicati alcuni pensieri intorno al modo di restaurare all’ encausto le pitture a fresco ; 1 ma i mezzi da questo artista impiegati nella riparazione delle pitture di Amico Aspertini in San Frediano di Lucca, e quelli da lui praticati in altre opere che si rinvengono in quella città, non conseguono 1’ effetto da esso vantalo ; onde non sarà facile che altri si appigli ad imitarlo.

A dire il vero, i Francesi furon quelli che più si studiarono di propagare alcuni processi moderni da essi adoperati in questa professione ; e fra gli autori che ne parlarono, meritano maggior considerazione il Mérimée, 2 il Vergnaud,3 il De Burtin, 4 il Prange,5 * * 8 e per

1 Scritti vari riguardanti le Belle Arti, del dipintore Michele Ri* dolfi, Lucca, \ 844.

2 De la Peinture à l’huile , ou des procèdès employés dans ce genre de peinture depuis Hubert et Jean Van-Eych jusqu’à nos jours; par J. F. L. Mérimée, Paris, 1850.

3 Manuel du Peinlre en bdtimens , du fabricant de couleurs , etc., par A. D. Vergnaud, 7e édit. Paris, Encyclopédie Roret , 1856.

res à tout amateur de tableaux, et à tous cenx qui veulent apprendre à

juger , apprécier et conserver les productions de la Peinture etc., par

F:\-Xav. De Burtin, Valenciennes, 4 846.

8 V Art de restaurer et de conserver les vieux tableaux , par C. F. Prange, Supplèment au Manuel des jeunes artistes et amateur s en Peinture , par M. P. L. Bouvier, 3e edit. Paris, Librairie Berger-Levrault et Fils. ‘ x

PROEMIO.

ultimo il Déon.1 La operetta di quest’ultimo insieme con quelle degli scrittori sopracitati non basta però a formare un lavoro compiuto in ogni specie di restauro, eccettuato quello intorno ai quadri a olio.

Peraltro ci fa molta maraviglia come il Déon proponga oggidì il vecchio sistema di ritoccare a olio pitture cosiffatte. Se lo usarono i suoi predecessori imitando i nostri artisti del secolo scorso, non per questo può esser buono. La esperienza del passato ci condusse alla scoperta di migliori metodi, non conosciuti per ora dal signor Déon. Quindi più ingiuste ci sembrano le osservazioni emesse dall’ artista francese sul conto nostro ; perciocché, se ha creduto di potere impunemente accusare tutta Italia d’ indolenza e d’ ignoranza vandalica nel conservare o riparare dalle ingiurie del tempo le opere pittoriche che possediamo, si è ingannato a partito:2 i fatti rispondono il contrario.

Il Déon, rivelandoci ciò che si pratica in Francia e altrove, ci pone in grado di rispondere che in Roma, in Firenze, in Milano, in Venezia, in Bologna ed in altre città d’ Italia si restaurano opere eccellenti per conto ancora di alcuni Francesi ed altri stranieri; per la qual cosa possiamo lusingarci di non essere tanto indietro in qu’est’ arte quanto lo suppone e lo predica 1* autore.

Più volte sdegnatomi contro la ingiusta accusa che ci feriva , desiderai che qualcuno dei nostri artisti ne avesse assunto la difesa , rendendo di pubblica ragione quello che presentemente si pratica fra noi nell’ arte del restauro; ma lo attesi invano : onde con rammarico mi sono dovuto convincere che tuttavia si nutra la debolezza di custodirne il segreto; e se così fosse, l’ artista

1 De la conservatìon et de la restauration des Tableaux , etc., par lloiiin Déou, Paris, 4 854.

a Vedi 1’ operetta citata, a pag 45 e 4 6.

PROEMIO.

francese non avrebbe infine tutti i torti. Il perchè, volendo riparare al mio ed al comune interesse, mi sono risoluto di assumere io questo carico , non già con presunzione di riempire la lacuna che pure esiste, ma sibbene per animare coll’ esempio non solo coloro ai quali spetterebbe la tutela dell’onor nostro, ma sì ancora tutti quelli a cui un solenne dovere imporrebbe di rialzare in buon credito un’ arte che ancora da molte rispettabili persone si sogguarda con troppa sfiducia.

Questa mia debole fatica è il frutto non solo della esperienza, ma del continuo studio fatto in molti e utilissimi trattati dell’arte pittorica, i quali più d’ ogni altra cosa mi hanno suggerito le cautele ed i mezzi riguardanti il restauro delle pitture a fresco, a tempera e a olio. Quindi mi crederei assai fortunato se la esposizione sincera di queste mie tecniche e pratiche rivelazioni potesse combattere accuse non meritate, come altresì recare qualche poco di lume a quei giovani artisti i quali all’ esercizio del restauro bramassero dedicarsi. Ciò nondimeno, se, con tutta la buona intenzione, mi fossero sfuggite cose importanti all’ arte , e se le esposte mancano d’ ogni grazia ed eleganza; gli artisti perdonino alle involontarie mancanze, e gli uomini di lettere sieno cortesi d’ indulgenza alla mia imperizia di scrittore.

A questo Manuale precede una breve ma indispensabile introduzione, ove si discorre del pregiudizio gravissimo di coloro che non vorrebbero si restaurassero le opere di pittura. Si combatte in pari tempo questo pregiudizio, e si mostra che adoperato il restauro con le debite cautele e con appropriati studi, esso è il miglior modo di mantenere o prolungare^ esistenza delle opere pittoriche a vantaggio e decoro dell’ Arte.

L’ operetta è divisa in tre Parti : nella la, che ho

PROEMIO.

suddivisa in Ire sezioni distinte, si tratta del modo di restaurare le pitture a fresco, quelle a tempera, e i quadri a olio; nella 2% dei materiali che s’ adoprano in quest'arte; nella 3a, dei colori propri a ciascuna delle tre maniere di dipingere.

Firenze , 14 Dicembre 1863.

*

INTRODUZIONE.

Per opinioni emesse da gravi autori si è divolgato il pregiudizio , che non si possa o non si debba riparare ai danni e alle ingiurie del tempo che ci consuma poco a poco tante preziose pitture operate dai sommi artisti dei secoli passati.

Sennonché, a questo pregiudizio si oppone la saviezza di quelli che a buon diritto sentono il dovere di rispettare e conservare nel miglior modo possibile quei tesori inestimabili che ancor ci rimangono , come monumenti solenni di quel primato artistico, a cui pervenne il genio italiano.

Ma per nostra sventura anco il buon volere è combattuto talvolta da certe utopie, le quali vengono alimentate dal pregiudizio o dalla inesperienza : dalle quali cose non sempre va esente il testo medesimo dell’ aretino Biografo. Egli dettò la severa sentenza, da noi posta in fronte a questo libro , a proposito del restauro fatto da Giovannantonio Bazzi 1 del dipinto a fresco del Signorelli , rappresentante la Circoncisione del Signore , che trovasi in Volterra nella chiesa di San Francesco. Dalle parole medesime del Vasari apprendiamo , che in quell’ opera « il putto avendo patito per l’umido, fu rifatto dal Sodoma molto men bello che non era. » 2

E ciò è probabilissimo, non già perchè il Bazzi non

1 E non Jiazzì, come dissero tutti dopo il Baidinucci. Vedili Commentario alla Vita di Giovannantonio, detto il Sodoma, scritta dal Vasari; ediz. Le Monnier, voi. XI, pag. 159.

2 Vedi la Vita di Luca Signorelli, ediz. mcd., voi. VI, pag. 158.

INTRODUZIONE.

sapesse dipingere i putti, ma perchè non è facile che un pittore provetto si scordi del proprio stile o maniera, e possa cambiar la sua in quella di un altro , senza che vi passi diversità nella imitazione. Il Bazzi era certamente un valente pittore, ma non un pratico restauratore, e ciò vuol dire assai. Egli , franco e sicuro di ben riuscire nell’ impreso lavoro, avrà ridipinto quel putto come seppe meglio. E sia pure che vi ponesse tutta la sua non solita diligenza ; ciò nullameno lo avrà fatto simile ai tanti suoi che ha di pinti, cioè lo avrà disegnato e colorito nella sua maniera caratteristica e abituale.

Nato il Signorelli trentanove anni avanti al Bazzi, egli era di un fare più gastigato e magro di quest’ ultimo ; per il che più difficile si rendeva al Bazzi il restauro di quel dipinto, il quale certo esigeva scrupolosa e servile imitazione , non facile a rinvenirsi nell’ artista provetto , e specialmente in quello che era già di alta rinomanza, e che spesso sentivasi voglia del fare in fretta.

Noi teniamo per fermo che ogni pittore originale, se d’ improvviso si adatta a fare un lavoro di restauro su qualsiasi pittura antica o moderna , non possa riuscirvi a dovere , nè stare a petto di quello che , oltre ad essere artista valente, possiede ancora le pratiche cognizioni e le attitudini necessarie al restauratore. Un pittore abituato a trattare l’arte libera secondo il proprio genio, non può limitarsi a ritoccare con pazienza scrupolosa un vecchio e guasto dipinto, che richiede la massima economia di pennello. Esso, piuttosto che assoggettarsi alle leggi del restauro, rifa totalmente di nuovo quello che vede in parte guastato : cosi, invece di rispettare quanto è più possibile l’ originale avanzo dell’opera, involontariamente la svisa, la guasta, nel modo forse che avvenne al Bazzi. Pensiamo che un restauro fatto dal Vasari non sarebbe riuscito migliore di quello del Bazzi !

Anco il Baldinucci racconta nella vita di Guido Reni, 1

1 Notizie de’ Professori del Disegno, di Filippo Baldinucci, Dcceu:cIIf, della parte III , del secolo IV , edizione accresciuta con annotazioni del Manni , Firenze, I7G7 : Tomo XII, pag. 85.

INTRODUZIONE.

che questo valente maestro « dava nelle furie quando sen- » tiva che alcun pittore avesse ardito di toccare pitture di » antichi maestri, tutto che lacere e guaste; cosa che egli » non volle mai fare. »

Chi non sa esser cosa ardimentosa e difficile quella di restaurare un vecchio e guasto dipinto? Tuttavia non si creda il migliore dei consigli quello di rinunziarvi; perchè nel primo caso, se il restauro è affidato a chi può e sa meglio farlo, abbiamo il vantaggio di prolungare la esistenza ad un monumento artistico d’ importanza e di pregio ; mentre nel secondo siamo sicuri di perderlo in breve e per sempre. Allora non rimane che un tardo risentimento dei posteri contro la barbaiie o dabbenaggine di coloro ai quali spettava il dovere di conservarlo.

Ma un errore predicato da persone stimabili sotto altri rispetti, trova nonpertanto seguaci , e tra questi è da considerare il dotto ed acutissimo Milizia, che così ne scrisse; 1

»... metter mano nelle opere altrui insigni alterate » dal tempo, è un deformarle; il che è peggio che distrug- » gerle.

» Un quadro disaccordato e guasto dagli anni sia ri- » toccato da mano esperta. Per un momento farà buona » comparsa, ma da lì a poco diverrà peggio di prima, per- » che le nuove tinte cambiano e disaccordano colle vecchie. » Si ricorre perciò ad un altro medico, che promette più » miracoli, quanto più è ignorante; costui applica nuovi » topici, e indi a poco l’ammalato peggiora. Eccoci al ciar- » latano, il quale spietatamente scoria, impiastra, strofina, » raschia, lava, impiastra, invernicia; e addio quadro! »

Dalle parole di quest’ uomo dotto si arguisce che ai suoi tempi l’arte del restauro esercitavasi molto male. Ma vorremmo, se fosse possibile, che il Milizia stesso potesse vedere il progresso già ottenuto, in cotale arte, da’ suoi tempi a oggi, e siamo convinti che si ricrederebbe; perchè il perfezionamento consiste appunto nelle pratiche materiali, le quali andarono sempre migliorando.

1 Dizionario delle belle arii del Disegno, di Francesco Milizia. Vedi nelTomo II l’articolo Ritoccare Kdiz. Bolognese del 1827

IO

INTRODUZIONE.

Perchè il Milizia ci dice che ritoccato un guasto dipinto dà mano esperta per un momento faceva buona comparsa, ma di lì a poco , alterandosi i nuovi ritocchi , diventava peggio di prima ? Ciò appunto ci prova che il cambiamento dei colori rimessi dipendeva dal metodo con che si applicavano. Allora i restauratori non solo ungevano con olio fìsso i quadri che ripulivano, ma con esso scioglievano i colori per ritoccarli. Uguale risultato subiranno i ritocchi a olio che si praticano dal Déon 1 e da quei che ne seguiranno P esempio , quantunque preparino i colori con poco olio; perchè la minima aggiunta di questo, basta per alterare i restauri e sollecitamente.

Noi abbiamo avuto da ripulire non pochi quadri così restaurati, ma per toglierne i ritocchi già induriti dagli anni, ci occorse adoperare tanta pazienza e costanza, cui possono solamente giudicare coloro che ne fecero esperimento. Di più , abbiamo riscontrato che taluni restauratori non solamente ritoccavano con colori diluiti a olio, ma davano su tutto il dipinto delle vernici fatte con resine durissime , sciolte con olii fìssi e cotti, le quali adesso non si userebbero dal più inetto rattoppatore di mediocrissimi quadri.

Tuttavia, non bisogna credere che la sola pratica 2 * * e la scelta di materiali migliori bastar possano al buon risultato d’ un perfetto restauro : occorre che il restauratore stesso sia forte nei rispettivi studi artistici , senza i quali mancherebbe delle teorie necessarie sempre in tutte le occorrenti operazioni.

L5 esempio ed i fatti trascorsi ci sieno di scorta per non addormentarci nella indolente fiducia , perchè la critica veglia , nè cessa tuttavia di frustare severamente, e con ragione, coloro che camminano colla guida dei ciechi. E qui mi giova riferire quello che ne pensa oggi il professore Pietro Selvatico.

1 Opera citata , pag. 117.

2 « Quelli che s* innamorano della pratica senza la diligenza , ovvero

scienza , per dir meglio, sono come i nocchieri eh’ entrano in mare sopra nave

senza timone o bussola , che mai non hanno certezza dove si vadano. Sempre la

pratica debbe essere edificata sopra la buona teorica . . . , così in pittura , come in ogni altra professione.» Leonardo da Vinci, Trattalo della Pittura,

INTRODUZIONE.

Questo appassionato scrittore di arti belle, nel suo libro Sull educazione del pittore storico odierno italiano , là dove tratta della moda di possedere celebri gallerie di quadri antichi, cosi scrive : 1

« A render più diffusa e più radicata ne* ricchi questa » forsennataggine pei vecchi dipinti, cooperano molto al- » cimi ristauratori di quadri, i quali soffiano di continuo » in quella ignoranza e ne smungono coi più furbeschi » artifìzii il denaro, ghignazzando poi forse a spalle dei » dabben uomini che in essi confidano. Chi si conosce un » poco di arte deve altamente sdegnarsi ripensando agli » impiastricciamenti con cui i più de’ ristauratori sogliono » imbrattare le secchie tele, e tolgono via da esse quello » che ancora vi rimane dei loro autori. Bisogna vederli » con quante mestiche , e velature, e sfregamenti, e ver- » nici, ed olii cotti, e non so dirvi quante altre sporcizie » strofinano, rinettano, coprono, scarnano il dipinto che » hanno fra le mani, per poi presentarlo lucido e pulito al » gonzo amatore, che affascinato da quel lisciume paga a » peso d’ oro la preziosa gemma, e la mostra al pubblico » come un capo lavoro del Correggio o di Tiziano o di chi » meglio piace al ristauratore d’ infinocchiargli. E se il po- » veretto sapesse poi che in quel suo tanto idoleggiato di- » pinto non vi è quasi più nulla di originale fuori della » tela o della tavola su cui è colorito ! se il poveretto avesse » veduto, come chi scrive queste pagine, le mille trappo- » lerie, i mille piastricci usati dai racconciatori per far com- » parire tanti gioielli, certe dipinture degne appena di » tappezzare le botteghe dei rigattieri, vi so ben dire io » che gli passerebbe il ruzzo di acquistare quadri vecchi , » e non avrebbe più il cruccio di udire gli artisti ridere » alle sue spalle !

» Nè è punto da aspettarsi che fra questi ristauratori » ve ne siano di tanto eccellenti da non urtare negli ac- » cennati scogli, e da non guastarvi in niun modo il vostro » dipinto, o

E qui 1’ autore, per avvalorare maggiormente la sua

1 Vedi la ediz. di Padova del 1842, pag. 493.

INTRODUZIONE.

opinione, riporta la sentenza del Milizia, già sopra citata. Dipoi prosegue cosi :

« Sarebbe ormai tempo che ognuno andasse persuaso, » essere certamente miglior partito tenersi i buoni dipinti » coi danni impressivi dal tempo, e tutto al più usare di » alcuna precauzione onde quelli non progredissero, anzi- » chè farli in nessuna maniera rappezzare. Se noi si divisi, » sì ribellanti ad ogni comunanza di pensieri e d’ idee, dico » noi Italiani gridassimo dall’Alpe al Faro l’anatema contro » alla dannosa genìa dei ristauratori che ora si moltiplica » come il lombrico tagliato a pezzi, forse farebbero senno » i doviziosi, e s’ avvedrebbero quanto buttino miseramente » 1’ oro per formarsi gallerie, che di scelto d’ ordinario non » hanno che le sfarzose cornici ; e quell’ oro invece con- » vedrebbero, fra il plauso e le benedizioni di tutta la pe- » nisola, ad incoraggiamento di molti abili artisti ora lan- » guenti fra le strettezze della fortuna , ordinando loro » vasti dipinti che aggiungerebbero gloria alla nazione, » onore a chi li allogasse. »

Da queste considerazioni messe in campo dal Selvatico rilevasi, che anch’esso tien dietro al vecchio e rancido pregiudizio di coloro che lo precedettero, imperocché riporta il già detto dal Milizia, aggiungendo solamente di aver veduto coi propri occhi dei trappolatori e rappezzatori di quadri vecchi, degni del disprezzo universale. Ma, con tutto il rispetto dovuto a questo cultore delle arti belle, non possiamo applaudire all’ anatema da lui scagliato contro tutta la spece o genìa , com’ egli dice , dei restauratori che furono, che sono e che saranno ; perciocché senza distinguere i buoni dai cattivi, gli utili dagl’ inetti, ne emergerebbe una critica troppo ingiusta contro quei pochi da esso non conosciuti , i quali tuttavia godono la pubblica stima di onesti e capaci restauratori. Nè potremmo altresì convenire con lui nè con altri , che meglio fosse di prevenire solo agli ulteriori danni dei buoni dipinti , anzi che restaurarli. Se così avesser fatto i nostri padri e si continuasse ancora in cotal guisa, sarebbe cosa ridicola, anzi mostruosa e ributtante quella di vedere gallerie di quadri

INTRODUZIONE.

mezzo guasti, o al più riparati da semplici stuccature o rabberciature, siccome sembra consigliare il Selvatico. Allora più che mai quel disaccordo inquieterebbe gli occhi degli studiosi artisti e amatori di pittura ; e quel deperimento sarebbe cosi progredito, che oggi non vedremmo più in essere le tante pubbliche gallerie e raccolte private che tuttavia c’incantano, se non che per compiangerne il negletto e doloroso abbandono. Perciò la opinione del Selvatico ci sembra che manchi di logica previdenza intorno alla conservazione delle opere pittoriche.

Ma il Selvatico nelle sue critiche, scritte sempre con tono troppo assoluto e acrimonioso, svela chiaro quanto sia incoerente a sé stesso in fatto d’ arte. Eppure sappiamo che allorquando era onnipotente in Venezia si adoprò affinchè quell’ Accademia, alla quale egli presiedeva, acquistasse nuovi dipinti dalle disciolte collezioni e gallerie private che andavano vendendosi ! che fece restaurare non pochi quadri della pubblica Pinacoteca, e parecchi ancora appartenenti a varie chiese, fra i quali il celebratissimo San Pietro martire, capolavoro di Tiziano !

Se per fatalità il numero dei cattivi restauratori di soverchio progredisce, si dovrà per questo rinunciare all’arte del restauro? No certamente, essendoché tutto il male non deriva soltanto dai cattivi artefici, ma si ancora da coloro che di questi si servono. I conservatori , gli amatori e i collettori d' opere pittoriche, non dovrebbero fidarle fuor che a restauratori di specchiata onoratezza e capacità. Ma non sempre così vanno le cose. La presunzione, 1’ avarizia e l’ignoranza si frappongono spesso al buono e lodevole effetto di quest’arte. Gl’impudenti restauratori, che non hanno altra virtù se non quella di adulare e secondare la debolezza e spilorceria di certi clienti, sono generalmente i preferiti, poiché questi si contentano di una vile mercede, che sovente è superiore a quel che merita la loro miserabile nullità. Così gli artisti valenti e virtuosi bisogna che scendano alla concorrenza dei guastamestieri, ovvero sopportino con rassegnazione la ingiustizia sociale.

Ecco le ragioni per cui si moltiplica lo sciame dei u

INTRODUZIONE.

pessimi restauratori , ecco come si spreca inutilmente del denaro, che tuttavia si potrebbe meglio impiegare; ed ecco infine i motivi per cui tanto ingiustamente è disprezzata un’ arte così meritoria e importante , che tornerebbe utile e gradita, quando chi la esercita ne fosse bene al possesso. Perciò ci sembra necessario far qui conoscere alla nostra gioventù le qualità e gli studi che, a parer nostro , si rendono indispensabili a coloro che vogliono dedicarvisi.

Per riuscire valente restauratore bisogna prima di tutto esser pittore. Dopo di che, il giovane artista dovrà esercitarsi a studiare e analizzare scrupolosamente le maniere speciali tenute dai respettivi maestri antichi delle varie scuole nostre e straniere, per potere all’ occasione conoscere e giudicare scientemente ogni e qualunque varietà di stile caratteristico che le distingue, per poi mettere in opera mezzi meccanici e tecnici che più convengono al restauro di qual siasi pittura.

Sarà pure utilissimo , quando si possa con circospezione e riguardo, far tesoro di calchi dai buoni originali dipinti o disegnati, e ombreggiarli un poco. Essi giovano moltissimo all* esercizio educativo della mano e dell’ occhio del restauratore. Talvolta si danno de’ casi in cui da questi ricordi si ottiene il mezzo di far meglio e con più facilità e garbo un restauro ad una pittura di quel maestro che si è studiato , purché 1’ opera in riparazione non sia del tutto rovinata e guasta, ma soltanto mancante di alcune sue parti.

Occorre ancora che il restauratore sia diligente e paziente, non per soverchia o naturale freddezza, ma per necessaria deliberazione. Non uscirà mai un buon lavoro dalle mani di coloro che sono per abitudine impazienti e trascurati. Non importa che il restauratore sappia inventare al pari dell’ artista compito, perocché allora non potrebbe nè saprebbe adattarsi all’ annegazione del proprio genio e sapere. Esso non ha da inventar nulla, ma da imitar tutto e servilmente. Però la sua educazione non tanto dovrà limitarsi a copiare perfettamente le opere altrui , ma dovrà compiere altresì il tirocinio dell’ arte fino a ritrarre con

INTRODUZIONE.

molta perizia la natura vivente ; per lo che fa di mestieri conoscere le attinenti teorie della prospettiva lineare ed aerea onde potersi valere con fondamento e scienza del disegno, dell’ armonia, del chiaroscuro, dell’ avanti e indietro degli oggetti, del rilievo e dell’ effetto di ciascuna parte in relazione e corrispondenza col tutto. Queste cognizioni insegnano al restauratore il modo di non guastare o stonare un’ opera quando la ripulisce , la ritocca, o le toglie la vecchia vernice per darvene su una nuova.

Ma per conoscere 1* uso o 1’ abuso e le adulterazioni commerciali dei materiali che occorrono all’arte, consigliamo e raccomandiamo caldamente ai giovani restauratori che studino un poco la cnimica, senza di che opererebbero a caso, specialmente nelle pratiche del colorire. '

Molti pittori, ci duole il dirlo, trascurano questo importantissimo studio, dando ascolto a certe false dottrine di taluni , i quali sostengono che il colorito non s’ insegna. Ma guai a coloro che credono a questa asserzione, perocché mancando essi delle debite cognizioni, cadranno nelle triste conseguenze che tutti sanno. Il colorito e le sue respettive modificazioni nelle ombre e nei lumi s’ imparano al pari delle altre teorie di cui si compone 1’ esercizio del- 1’ arte. Ma non è questo il subietto che a noi importa di svolgere, essendoché tal quesito sia stato validamente discusso e provato abbastanza non solo da valenti estetici in

1 Oggi i trattati di chimica applicata facilitano agli artisti il mezzo di apprenderla da per sè , o con breve corso di elementari lezioni. Citeremo quelli a nostro avviso più adatti:

« La Chimica applicata alle arti, di G. A. Chaptal, 4» ediz. italiana con nuove aggiunte. Milano, 4 820.

t> Saggio analatico-chimico sopra i colori minerali e sul modo di procurarsi gli artefatti, gli smalti e le vernici, di Lorenzo Marcucci; con osservazioni fatte dal medesimo sopra la pratica del dipingere a olio tenuta ne’ migliori tempi, dalle scuole Fiorentina, Veneziana e Fiamminga. Con note di Pietro Palmaroli restauratore di quadri antichi. 3a ediz., Milano, 4 853.

» Il Trattato di Chimica applicata alle arti, del sig. Dumas , versione italiana. Milano, 4 829-46.

» Chimica elementare, con le sue principali applicazioni alle arti e all’ industria, di A. Bouchardat, traduzione italiana. Firenze, 4849. »

INTRODUZIONE.

pittura , ma da gravi e rispettabili autorità nelle scienze fisiche e chimiche. 1 * * * V

A noi incombe il solo obbligo di far presentire che nell’arte occorrono tali materiali e colori i quali permettono di mescolarsi l’uno coll’altro con buon successo ; mentre ve ne sono altri che non consentono questa facile possibilità, senza incorrere nel pericolo di vederne e presto delle alterazioni, derivanti appunto dai principii fondamentali e discordi delle loro respettive qualità o composizioni. Perciò la chimica applicata alle arti è d’un giovamento inestimabile, specialmemte ai restauratori, i quali devono più degli altri conoscere i materiali che adoperano, onde i loro restauri si conservino costantemente inalterabili. Allora solo non avverrà più ciò che fu notato e severamente biasimato dal Milizia e da tanti altri. Si profitti dunque dei vantaggi che ci porge una scienza, che a grandi passi va ogni dì progredendo ; cosi eziandio V arte progredirà, e sarà resa giustizia al merito di quegli artisti che la eserciteranno a dovere e utilmente.

Non possiamo però tacere, che del male fatto si discorre molto, mentre si dimentica e presto ogni buona operazione, o si nasconde con maliziosa ingratitudine. Ritiensi per massima costante, che ogniqualvolta si restaura un dipinto, si debba gelosamente occultare V operazione, anche quando è ben riuscita, per timore che quell’opera venga meno ammirata o scemi di valore a carico di chi la possiede. L’interesse privato toglie cosi il merito a colui che la tornò a far rivivere: onde il maggiore elogio che spetta al restauratore è il silenzio!

Molti sono i quadri che passano per non restaurati anco agli occhi dei più acuti conoscitori e artisti , appunto

1 Vedi la Teorica della combinazione dei colori, applicata alla loro

armonia (Mérimée, opera citata, cap. VII , pag. 269 ). Essa è stata tradotta dal Selvatico e messa come appendice al suo libro Sull ’ Educazione del Pittore storico, ec. Padova 1842.

Vedi pure la Memoria di Girolamo Calvi Della norma che per dipingere le ombre deve dedursi dalle osservazioni fisiche più o meno recenti,

ed ora qui anche maggiormente estese. Milano, tipografia Pirola, d842.

V Autore ne lesse un estratto nel terzo Congresso degli Scienziati tenutosi in Firenze nell’ anno \ 84 1 .

INTRODUZIONE.

perchè il restauro è fatto bene. Anzi , spesso avviene che un dipinto, sia pure a fresco, a tempera o a olio, quando per antecedenti ripulimenti non sia stato troppo tormentato , consumato o svelato, ma soltanto impiastricciato da goffi ritocchi, si può e si potrà sempre da valente restauratore tornarlo in quello stato che si trovava, prima che mani profane lo avessero deturpato.

Per la esistenza appunto di questi tesori artistici , la nostra diletta Penisola è visitata e onorata continuamente da innumerevoli viaggiatori di tutto il mondo.

Quanti studiosi artisti di oltremonte e di oltremare vengono a perfezionarsi nelle arti belle in Roma, in Firenze, in Venezia e in altre città d’Italia, noi ben lo vediamo! ma questi non vengono certo a imparare dagli artisti viventi, poiché, ad eccezione di pochi, troppo degenerarono dai vecchi padri ; bensì a studiare i capolavori di quei sommi , i quali se valgono a far progredire altre nazioni che sanno studiarli, a noi pure gioverà conservarli, onde i presenti ed i futuri artisti nostri possano in quelli ispirarsi, emulando i meriti e le glorie delle età perdute. Non vogliamo rinunziare all’utile nostro, ed anco renderci colpevoli in faccia ai mondo, trascurando o guastando tante peregrine memorie che con entusiasmo si ammirano dagli stessi stranieri. No, certamente, ma sì all’uno e all’altro male è d’uopo provvedere.

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