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La vita di Benvenuto Cellini, scritta da lui medesimo : restituita esattamente alla lezione originale con osservazioni filologiche e brevi note dichiarative ad uso dei non toscani

Benvenuto Cellini, B Bianchi · 1852 · Scanned text

258,859 words · about 18 h 8 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Authors
Benvenuto Cellini, B Bianchi
Language
Italian
Published
1852
Length
258,859 words · about 18 h 8 min
Sections
138 reader sections
Text
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Rights
Public domain · PD-US by publication date

 

Contents (138)
  1. Front matter about 1 min
  2. Prefazione about 12 min
  3. Libro Primo about 7 min
  4. Libro Primo about 7 min
  5. Libro Primo about 4 min
  6. Libro Primo about 3 min
  7. Libro Primo about 3 min
  8. Libro Primo about 7 min
  9. Libro Primo about 7 min
  10. Libro Primo about 3 min
  11. Libro Primo about 3 min
  12. Libro Primo about 4 min
  13. Libro Primo about 3 min
  14. Libro Primo about 3 min
  15. Libro Primo about 3 min
  16. Libro Primo about 3 min
  17. Libro Primo about 3 min
  18. Libro Primo about 3 min
  19. Libro Primo about 3 min
  20. Libro Primo about 3 min
  21. Libro Primo about 4 min
  22. Libro Primo about 3 min
  23. Libro Primo about 3 min
  24. Libro Primo about 3 min
  25. Libro Primo about 3 min
  26. Libro Primo about 3 min
  27. Libro Primo about 4 min
  28. Libro Primo about 3 min
  29. Libro Primo about 3 min
  30. Libro Primo about 3 min
  31. Libro Primo about 3 min
  32. Libro Primo about 3 min
  33. Libro Primo about 3 min
  34. Libro Primo about 3 min
  35. Libro Primo about 3 min
  36. Libro Primo about 3 min
  37. Libro Primo about 3 min
  38. Libro Primo about 3 min
  39. Libro Primo about 3 min
  40. Libro Primo about 3 min
  41. Libro Primo about 3 min
  42. Libro Primo about 3 min
  43. Libro Primo about 3 min
  44. Libro Primo about 3 min
  45. Libro Primo about 3 min
  46. Libro Primo about 3 min
  47. Libro Primo about 3 min
  48. Libro Primo about 3 min
  49. Libro Primo about 3 min
  50. Libro Primo about 3 min
  51. Libro Primo about 3 min
  52. Libro Primo about 3 min
  53. Libro Primo about 3 min
  54. Libro Primo about 3 min
  55. Libro Primo about 3 min
  56. Libro Primo about 3 min
  57. Libro Primo about 3 min
  58. Libro Primo about 3 min
  59. Libro Primo about 3 min
  60. Libro Primo about 4 min
  61. Libro Primo about 3 min
  62. Libro Primo about 3 min
  63. Libro Primo about 3 min
  64. Libro Primo about 7 min
  65. Libro Primo about 4 min
  66. Libro Primo about 7 min
  67. Libro Primo about 3 min
  68. Libro Primo. 14 about 4 min
  69. Libro Primo about 3 min
  70. Libro Primo about 3 min
  71. Libro Primo about 3 min
  72. Libro Primo about 3 min
  73. Libro Primo about 3 min
  74. Libro Primo about 3 min
  75. Libro Primo about 3 min
  76. Libro Primo about 4 min
  77. Libro Primo about 3 min
  78. Libro Primo about 3 min
  79. Libro Primo about 3 min
  80. Libro Primo about 7 min
  81. Libro Primo about 4 min
  82. Libro Primo about 3 min
  83. Libro Primo about 3 min
  84. Libro Primo about 4 min
  85. Libro Primo about 3 min
  86. Libro Primo about 3 min
  87. Libro Primo about 3 min
  88. Libro Primo about 4 min
  89. Libro Primo about 4 min
  90. Libro Primo about 3 min
  91. Libro Primo. Idi about 3 min
  92. Libro Primo about 3 min
  93. Libro Primo about 3 min
  94. Libro Primo about 3 min
  95. Libro Primo about 4 min
  96. Libro Primo about 3 min
  97. Libro Primo about 3 min
  98. Libro Primo about 3 min
  99. Libro Primo about 3 min
  100. Libro Primo about 3 min
  101. Libro Primo about 3 min
  102. Libro Primo about 3 min
  103. Libro Primo about 7 min
  104. Libro Primo about 3 min
  105. Libro Primo about 4 min
  106. Libro Primo about 3 min
  107. Libro Primo about 3 min
  108. Libro Primo about 3 min
  109. Libro Primo about 3 min
  110. Libro Primo about 3 min
  111. Libro Primo about 3 min
  112. Libro Primo about 3 min
  113. Libro Primo about 3 min
  114. Libro Primo about 3 min
  115. Libro Primo about 3 min
  116. Libro Primo about 3 min
  117. Libro Primo about 3 min
  118. Libro Primo about 3 min
  119. Libro Primo about 3 min
  120. Libro Primo about 3 min
  121. Libro Primo about 3 min
  122. Libro Primo about 3 min
  123. Libro Primo about 4 min
  124. Libro Primo about 3 min
  125. Libro Primo about 3 min
  126. Libro Primo about 4 min
  127. Libro Primo about 4 min
  128. Libro Primo about 3 min
  129. Libro Primo about 3 min
  130. Libro Primo about 3 min
  131. Libro Primo about 3 min
  132. Libro Primo about 3 min
  133. Libro Primo about 3 min
  134. Libro Primo about 3 min
  135. Libro Primo about 3 min
  136. LIBRO PRIMO. Quel mi predice vita, e a voi morte about 8 h 36 min
  137. II about 48 min
  138. Libro Primo about 34 min

Continue:

Front matter

SCRITTA DA LUI MEDESIMO,

RESTITUITA ESATTAMENTE ALLA LEZIONE ORIGINALE, CON OSSERVAZIONI FILOLOGICHE E BRÈVI NOTE DICHIARATIVE AD USO DÈI NON TOSCANI

■•Eli CEKA DI B. BIANCHI;

Prefazione

Ristampando la Vita che Benvenuto Cellini dettò di se stesso, mi sono proposto due cose: l’una, di darla come fu veramente dettata da lui; l’altra, di renderla chiara in ogni sua parte ai non Toscani. Al primo intendimento ho fatto collazionare dal principio alla fine col Codice Laurenziano (che è senza dubbio l’originale) l’edizione del Molini del 1832, tenuta giustamente per la più esatta; e dove l’ ho trovata discostarsi da quello anche in cose in apparenza lievissime, ho richiamata la lezione primitiva, salvo gli sbagli manifesti dell’ amanuense. E di sì accurata e scrupolosa fedeltà ho avuto due ragioni: primieramente, perchè io stimo che uno dei pregi che più fanno cara questa Vita sia appunto quella ingenuità e semplicità di parlar familiare toscano, senza studio, senz’arte, tutto natura, perchè leggendo non ti par leggere, ma udire alla presenza il fiorentino popolano che quasi per passatempo ti racconta schietto e franco le sue avventure, con uno stile vivacissimo e pieno di grazie tutte spontanee, e congenite al suo idioma. Dove che se per vaghezza di maggior correzione si voglia, come dai passati editori più o meno s’è fatto, ora introdurre qualche particella, ora levarla, qua rimodernare una voce, là raggentilire o riordinare una frase; corrotto così il tipo originale , non si avrà più là dentro la vera immagine del parlar familiare toscano , e le parole, alterata T impronta, non ritrarranno più nè il loro secolo nè

b

VI

PREFAZIONE.

la lor condizione: cosicché, invece di una scrittura genuina ed esemplare, si avrà un lavoro diverso, sparso di ritocchi e leccature, da spiacere ad ogni uomo di buon gusto, come sempre spiace veder la mano del pedante contaminare le opere del genio. Secondamente, questa fedeltà mi parve apprezzabile anche perchè la forma e i modi stessi del dire ritraendo per lo più della forma della mente e di tutto l’uomo, ho creduto che presentando questa Vita come l’è nata, colle sue irregolarità, coi suoi difetti, si dia all’accorto lettore un altro mezzo, dopo quello dei fatti narrati, per giudicare della natura dell’ingegno, delle abitudini, e del grado di cultura di quest’uomo singolare. Nel qual confronto se si troverà tra l’una cosa e l’altra, tra l’essere e il dire, una certa corrispondenza o relazione, il piacere del leggere crescerà grandemente.

Per renderla chiara e intelligibile a tutti, l’ho corredata di brevi note a quelle voci e modi che sono più particolari al popolo toscano , o che più non s’ odono oggi nel comune parlare ; ed ho anche apposto delle avvertenze o dichiarazioni a certi periodi e costrutti molto usati al Cellini , che è quanto dire al nostro popolo , dove non apparisce regolare la sintassi, e possono imbarazzare chi ha imparato la lingua solo per istudio di regole e negli scrittori più forbiti. Chè nel Cellini, a dir vero, si ha proprietà di parole, ricca varietà di modi bellissimi, evidenza di descrizioni maravigliosa; ma quei nessi che tanto fanno alla chiarezza e all’eleganza dello scrivere, quella cura del volgere e condurre il periodo alla giusta sua conclusione, non di rado vi sono desiderati. La connessione è spesso più nell’ intelletto del dettatore che nelle forme grammaticali; e talora, per dir troppe cose, e dirle tutte d’un tratto, e quasi con quell’ impeto che succedonsi le idee nella sua prontissima fantasia, ne lascia qualcuna non

PREFAZIONE.

VII finita di dire, o non coordina convenientemente le diverse proposizioni; onde avviene che, all’ultimo, o non si ha periodo, o per difetto di unità si ha talmente ingombro e avviluppato, che non è facile trovarne il filo. Si aggiunga, ciò che pur potrebbe generare oscurità al lettore non avvertito, l’uso frequentissimo del participio o del gerundio invece del verbo assoluto, del pronome congiuntivo in luogo del dimostrativo, l’alterazione e il guasto di molte voci, la ridondanza di altre, e finalmente una quantità di modi dittici senza numero. Tale è lo scrivere del Cellini , e tale presso a poco è il parlare della nostra svegliatissima plebe.

Io dunque, ove s’incontri una di queste difficoltà, o particolarità di dire, la dichiaro brevemente, contento di mettere chi legge nella via d’ intendere e nella ragione delle cose. Se non che io debbo avvertire, che come certi modi notabili ricorrono più d’una volta, non sempre ho ripetuto la nota; e talora è pur avvenuto d’ alcuno (non certo de’ più reconditi), che passato senza osservazione da prima, è stato notato in seguito quando è ricomparso e ch’io me ne sono avveduto. Il che non credo potrà importare gran fatto , sempre che il lettore non si faccia a leggere da mezzo o a salti, ma proceda dal principio alla fine, come dee fare se voglia formarsi una giusta idea del Cellini , e anche giudicare di questo mio lavoro.

Un’ altra cosa a cui ho molto badato, è stata la punteggiatura, che ho regolata in modo da ottener sempre il miglior ordine possibile nei periodi, tantoché sono riuscito talvolta con questa semplice industria a ravviare e rischiarare certi costrutti, che, diversamente distinti, apparivano informi e bizzarri, e per tali erano stati notati dai precedenti editori.

Provvedendo poi ad una più atta disposizione mate-

Vili

PREFAZIONE.

riale del testo, poiché nel Codice seguita non mai interrotto e tutto d’ un filo da un capo all’ altro , 1’ ho diviso, più opportunamente che ho potuto, come in tanti paragrafi, segnandoli coi numeri romani; e così, senza portare alterazione di momento all’ originale, ho fatto che il libro divenisse anche più gradevole a chi legge, per quei riposi che si offrono di tratto in tratto ai suoi occhi.

Finalmente ho voluto che a questa Vita seguitasse anche nella nostra edizione il corredo dei Documenti, come in quelle del Piatti e del Molini. Ma perchè anche questa Appendice stesse con miglior ragione, ho procurato che i Documenti si partissero in due Serie: la prima fosse di quelli che riferendosi agli ultimi sette anni della vita del Cellini, vengono a supplire in qualche modo a ciò che manca della narrazione di lui medesimo, e possono considerarsi come il seguito e il compimento della Vita; l’altra Serie contenesse quelli che pur riguardando i tempi da lui narrati, o descrivono più minutamente cose già accennate, o ci fanno conoscere dei fatti in essa Vita del tutto taciuti. F. anche questi Documenti sono stati per amor di esattezza in varj luoghi riconfrontati cogli originali.

Così mi pare che nulla siasi tralasciato dal canto nostro perchè questa edizione incontrasse sotto ogni aspetto il gradimento delle discrete persone.

B. Bianchi.

DESCRIZIONE DEL CODICE LAERENZIANO

tratta dall’ edizione del Molini, 1832.

IX

« Il Codice è quel medesimo che il Gellini affidò a Benedetto Varchi perchè lo esaminasse e correggesse, e che da questo gli fu poi rimandato senza quasi nessuna mutazione , come si deduce dalla seguente lettera che Benvenuto gli scrisse nel mandare a riprenderlo.

Molto eccellentissimo virtuoso M. Benedetto , et maggior mio osservandissimo.

Da poi che Vostra Signoria mi dice che cotesto simplice discorso della vita mia più vi soddisfà in cotesto puro modo, che essendo rilimato e ritocco da altrui ; la qualcosa non apparirebbe tanto la verità quanto io ò schritto , perchè mi son guardato di non dire nessuna di quelle cose che con la memoria io vada a tentone , anzi ò ditto la pura verità , lasciando gran parte di certi mirabili accidenti che altri che facessi tal cosa ne harebbe fatto molto capitale, ma per bavere hauto da dire tante gran cose, e per non fare troppo gran vilume ò lasciate gran parte delle piccole; io mando il mio servitore acciocché voi gli diate la mia bisaccia, e il libro. E perchè io penso che voi non harete potuto finir di leggere tutto, sì per non vi affaticare in così bassa cosa , e perchè quel che io desideravo da voi V ò h avuto , e ne sono satisfattissimo , e con tutto il quor mio ve ne ringratio , bora vi priego che non vi curiate di legger più innanzi, e me lo rimandiate, serbandovi il mio Sonetto, che quello ben desidero che senta un poco la pulitia della vostra maravigliosa lima , 4 e da ora innanzi verrò a visitarvi e servirvi volentieri di quanto io sappia e possa. Mantenetevi sano, vi priego, e tenetemi in vostra buona gratta. Di Firenze addì 22 di Maggio 1559. 2

Quando Vostra Signoria pensassi di poter fare qualche poco di aiuto a questo mio fratino 3 con quei degli Agnoli , ve ne terrò molto obbrigo. Sempre atti comandi di Vostra Signoria paratissimo.

» Il suddetto prezioso Codice fu acquistato fino dal 1811 (salvo errore) dal culto signor segretario Luigi Poirot, gran collettore e conoscitore di libri rari italiani, il quale lo trovò presso di un rivenditore di libri conosciuto col nome di Cecchino dal Seminario , uomo carissimo ai ricercatori di rare edizioni , e così chiamato perchè teneva la sua bottega dirimpetto all’ antico Seminario fiorentino. Alla morte del signor Poirot, avvenuta nel marzo del 1823, passarono tutti i codici manoscritti della sua libreria , e questo fra gli altri , nella Biblioteca Laurenziana a cui gli aveva lasciati per testamento.

4 Non apparisce fatta correzione nessuna neppure nel Sonetto.

2 Siccome i fatti descritti nella Vita del Cellini arrivano al 1562, è chiaro che egli continuò a scriver questo libro anche dopo che gli fu restituito dal Varchi.

3 Parla qui di Fra Lattanzio, cioè Antonio, figlio di Domenico Parigi, detto Sputasenni, pel quale potranno vedersi varii dei Documenti stampati dopo la Vita, e specialmente il LI Serie Prima di questa nostra edizione 1852.

4 L’ autografo di questa lettera conservasi nel Codice Strozziano 481 intitolato Lettere originali dì diversi a M. Benedetto Varchi j che dall’Archivio Mediceo è ora passato fra i preziosi Codici della Libreria Palatina.

X DESCRIZIONE DEL CODICE LAURENZIANO.

» Il detto Codice è un volume in foglio composto di 519 carte numerate da una sola parte, rozzamente coperto di cartapecora, con guardie della stessa pelle. A tergo della prima coperta del libro sta scritto — De’libri d’ Andrea di Lorenzo Cavdlcanti. — Sul recto della prima carta, che segue la guardia, si legge quanto appresso:

— Di questo singolarissimo libro fu fatta sempre grande stima dalla buona e sempre a me cara memoria del signor Andrea Cavalcanti mio padre , quale a nessuno volse lasciarlo copiare , schermendosi ancora dalle replicate istanze che gliene fece il Serenissimo e Reverendissimo Principe Cardinale Leopoldo di Toscana etc. perchè

Sol ne gli arabi regni una Fenice Vive a se stessa e genitrice e prole ,

Onde del mondo è in pregio: a’rai del sole È vii quel che d’ avere a ciascun lice.

» A tergo di questa dichiarazione è scritto di propria mano del Cellini il Sonetto e la Dichiarazione che sono a pag. xi. Colla carta seguente comincia il testo scritto a dettatura del Cellini dal fanciullo figlio di Michele di Goro Vestri, e seguita fino a carte 460 tergo. Altre tre carte e porzione d’ un’ altra che seguono, sono scritte' da mano incognita. Dalla metà della carta 464 tergo lino alla line dell’opera, il tutto è scritto di carattere del Cellini medesimo. Termina il volume con cinque carte bianche, salvo la prima, al principio della quale sono le sole parole dappoi me n'andai a Pisa.

» Che sia questo V identico volume che il Cellini mandò a Benedetto Varchi affinché lo rivedesse, non è da dubitarsi, giacché in vari luoghi di esso, come è stato osservato nelle note, s’incontra qualche parola di carattere del Varchi, il quale ha pur posta la sua firma al Sonetto stampato a pag. 182, che nel Codice trovasi a carte 219.

«Lorenzo Maria Cavalcanti, che scrisse l’avvertimento recato qui sopra, donò poi questo Codice al Redi,1 il quale trasse dal medesimo le voci che furon registrate nel Vocabolario medesimo. Ignorasi come dalla libreria Redi questo prezioso volume giugnesse quindi di mano in mano fino alla bottega di quel rivenditore che si accennò.

» Dal fin qui detto, chiaramente apparisce che questo è l’unico Codice originale dell’ opera; che il Cellini certamente non ne fece altra copia ; che il Cavalcanti non lasciò copiarlo ad alcuno , e che in conseguenza tutte le altre copie manoscritte, che si trovano in varie biblioteche, sono tratte da qualche copia clandestina dell’autografo, e quindi tutte difettose, giacché agli errori del primo copista, il quale deve aver fatto il suo lavoro in fretta, ciascheduno avrà aggiunti (benché spesso sotto il nome di correzioni) gli errori e gli arbitrii suoi propri i.

» Il carattere del Codice è facilissimo a leggersi, ma le singolarità che di frequente s’ incontrano nella sintassi, il modo bizzarro di coniugare i verbi tutto proprio del Cellini, la punteggiatura o mancante del tutto, o visibilmente viziosa, rendono alcuni passi di assai difficile intelligenza. »

1 Vedi il Vocabolario della Crusca, Firenze 1729, volume VI , pag. 15 nota. 23.

XI

SONETTO.1

Qvesta mia Vita trauagliata io scriuo Per ringratiar lo Dio della Natura,

Che mi die l’Alma e poi ne ha huto 2 cura,

Quel mio Crudel Destin, d’ offes' ha priuo , 5 Vita hor gloria e Virtù piu che misura , 4 Gratia ualor beltà cotal figura 5 Che molti io passo e chi mi passa arriuo,

Sol mi duol grandemente hor eh’ io cogniosco Quel caro Tempo in uanita perduto Nostri fragil pensier s' en porta ’l Vento.

Poi che ’l pentir non ual staro contento Salendo qual’ io scesi il Benuenuto6 Nel fior 7 di questo degnio Terrei! Tosco.

Io avevo cominciato a scrivere di mia mano questa mia Vita , come si può vedere in certe carte rappiccate , 8 ma considerando che io

4 Nel Codice il Sonetto e la dichiarazione che sta sotto al medesimo sono di mano del Cellini. Leggonsi l’una e l’altro sopra una pagina impastata sulla carta che serve di guardia al volume, e sulla quale sta scritta quella dichiarazione di mano del figlio d’ Andrea Cavalcanti recata nella Prefazione. Per offrire un saggio al lettore del modo di scrivere del Cellini, abbiamo dato esattamente questo Sonetto secondo che leggesi nel Codice originale.

2 e poi3 e poiché: ne ha hutOj corruzione popolare, invece di ne ha avuto.

3 Quel mio Crudel ec. Intendi: Esso Dio ha privo, privato, d’offesa quel mio crudel Destino; cioè ha tolto al mio Destino di potermi offendere. Questo concetto è ripetuto nella Vita a pag. 152.

4 più che misura j oltre misura, soprabbondante.

5 beltà cotal figura j presenta, compone un tal bello in me: seppure non si volesse prender la parola Jìgura per nome, e sottintendere nella frase ora Iddio ni’ ha dato : ma io sto per la prima interpretazione.

6 Salendo qual ’ io scesi ec. andando ora in alto quanto già scesi basso, il Benuenuto 3 io che fui il benvenuto ec.j alludendo al buono augurio del padre alla nascita di lui, il qual augurio gli fu poi nome.

7 nel fior3 intendi: in Fiorenza.

8 carte rappiccate. Vedesi infatti nel Codice che le sette prime carte son rappiccate alle strisce d’altre; nelle quali strisce si osservano dei frammenti di parole di mano del Cellini. Questo principio della Vita fu ricopiato dal giovinetto Michele figlio di Michele di Goro di casato Vestri.

XII perdevo troppo tempo , e parendomi una smisurata vanità , mi capitò innanzi un figliuolo di Michele di Goro della Pieve a Groppine , 4 fan - ciullino di età di anni xiiii incirca, ed era ammalatuccio. Io lo cominciai a fare scrivere , ed inmentre che io lavoravo , gli dittavo la Vita mia ; e perchè ne pigliavo qualche piacere . lavoravo molto più assiduo e facevo assai più opera . Così lasciai al ditto tal carica, quale spero di continuare tanto innanù quanto mi ricorderò.

4 II giovine, a cui il Cellini dettava la propria Vita, apparteneva alla famiglia Vestri dalla Pieve a Groppine (nella Diocesi dJ Arezzo, vicino a Terranuova), e chiamava si egli pure Michele, come si rileva da un Ricordo estratto dalle Filze di Giustificazioni dal 1556 al 1558 del Regio Ufizio delle Revisioni e dei Sindacati di Firenze, ove si legge: Copia di Partile di M. Benvenuto di Giovanni Cellini scultorei levate dai Libri del Castello di Firenze per me Michele di Michele di Goro Vestri dalla Pieve a Groppine di V aldarno di Soprai finite di levare questo dì 13 di dicembre 1556. ( Ediz . P.)

LA VITA

DI BENVENUTO DI M° GIOVANNI CELLINI

FIORENTINO

SCRITTA PER LUI MEDESIMO IN FIRENZE. 1

Libro Primo

I. Tutti gli uomini cPogni sorte, che hanno fatto qualche cosa che sia virtuosa, o sì veramente che le virtù somigli, doverieno, essendo veritieri e da bene, di lor propia mano descrivere la loro vita ; ma non si doverrebbe cominciare una tal bella impresa prima che passato 2 Y età de’ quaranf anni. Avvedutomi d’ una tal cosa, ora che io cammino sopra la mia età de’ cinquantotto anni finiti, e sendo in Fiorenze patria mia, sovvenendomi di molte perversità 3 che avvengono a chi vive; essendo con manco di esse perversità, che io sia mai stato insino a questa età (anzi mi pare di essere con maggior mio contento d’ animo, e di sanità 4 di corpo che io sia mai stato per lo addietro); e ricordandomi di alcuni piacevoli beni e di alcuni inistimabili mali, li quali, volgendomi indrieto,5 mi spaventano di maraviglia che io sia arrivato insino a questa età de’ 58 anni, con la quali6 tanto felice-

1 Nel Codice l’intitolazione diceva così: Al nome di Dio vivo e imortale. Vita di Benvenuto Cellini oreficie et scultore schritta di sua mano propia. A queste parole, or cancellate, il Cellini ha sostituito quelle che abbiamo stampato in fronte a questa pagina.

2 prima che passato , sottint. sia.

5 perversità, malignita di fortuna , traversie.

4 e di sanità: sottint. e di maggior sanità.

5 indrieto e indreto , metatesi usata oggi solamente dalla plebe per indietro.

6 la quali invece di la quale : terminazione fatta direttamente dal latino

VITA DI BENVENUTO CELLINI.

mente io, mediante la grazia di Dio, cammino innanzi....1

II. Con tulio che2 quegli uomini che si sono affaticati3 con qualche poco di sentore di virtù, 4 hanno dato cognizione di loro al mondo, quella sola doverria bastare, 5 vedutosi essere uomo 6 e conosciuto: ma perchè egli è di necessità vivere in nel modo che uno truova come gli altri vivono,7 però in questo modo 8 ci s’ interviene 9 un poco di boriosità di mondo, la quali ha più diversi capi: il primo si è far sapere agli altri, che F uomo ha la linea sua da persone virtuose et antichissime. Io son chiamato Benvenuto Cellini, figliuolo di M° Giovanni d’ Andrea di Cristofano Cellini: mia madre Ma 10 Elisabetta di Stefano Gran acci, e Y uno e l’altra cittadini fiorentini. Trovasi scritto in nelle 11 croniche fatte dai nostri Fiorentini molto antichi et uomini di fede, sequalis, e che si trova anche in altri antichi, come si trova simili , tali, invece di simile e tale. La qual cosa non avendo saputo i passati editori della Vita del Cellini, reputarono un errore questa terminazione, e la cambiarono sempre nella comune, ed oggi solamente usata, quale.

1 II Cellini si e qui scordato di mettere il compimento del periodo, ola conclusione del suo ragionamento, che doveva essere, a quanto pare, questa o altra simile: mi sono risoluto di scrivere la mia vita. Si osservi che questa dimenticanza è molto facile in chi parla, se e stato distratto da troppe proposizioni incidenti.

2 Con tutto che. Questa proposizione eccettuativa o correttiva si referisce all’idea sopra espressa di scriver la propria vita.

3 si sono affaticati. Per aver miglior periodo avrebbe dovuto dire, essendosi affaticati; ma nel Cellini è frequente lo scambio del participio nel verbo, e viceversa.

4 sentóre di virtù, significa possedimento di alcun valore in qualche arte o scienza.

3 doverria bastare, suppl. ad essi, e int. quella cognizione.

c vedutosi essere uomo : dal plurale si passa qui al singolare, ma la proposizione rimane ad ogni modo nella sua generalità.

7 in nel modo che uno trova come ec. forma popolare che ha del ridondante, e che vale quanto dire: nel modo in cui vede che gli altri vivono. — in nel: da in el, per in il, raddoppiata l’w si fece innel.

8 in questo modo, cioè, nello scrivere la propria vita.

9 ci s’ interviene, c’entra, ci ha luogo.

40 M° int. Maestro. Ma Madonna.

in nelle: in questo caso 1’ in vale dentro, dal provenzale inz e ins. Se pur non si vuol dire chesimil forma è nata dall’ in, che trovasi anticamente fatto ine, seguendo l’articolo, onde uniti insieme si ebbe ineia, e raddoppiate poi per natura di pronunzia le due consonanti, inneità.

LIBRO PRIMO, condo che scrive Giovanni Villani, si come si vede1 la città di Fiorenze fatta a imitazione della bella città di Roma, e si vede alcuni vestigi del Colosseo e delle Terme. Queste cose sono presso a Santa Croce: il Campitoglio era dove è oggi Mercato Vecchio: la Rotonda è tutta in piè, che fu fatta per il tempio di Marte; oggi è per il nostro San Giovanni. Che questo fussi così, benissimo si vede e non si può negare; ma sono ditte 2 fabbriche molto minori di quelle di Roma. Quello che le fece fare dicono essere stato lulio Cesare con alcuni gentili uomini romani, che, vinto e preso Fiesole, in questo luogo edificorno una città, e ciascuni 3 di loro prese a fare uno di questi notabili edifìzi. Aveva lulio Cesare un suo primo e valoroso capitano , il quale si domandava Fiorino da Cellino, che è un castello il quale è presso a Monte Fiasconi a dua miglia. Avendo questo Fiorino fatti i sua4 alloggiamenti sotto Fiesole, dove è ora Fiorenze, per esser vicino al fiume d’Arno per comodità dello esercito, tutti quelli soldati et altri, che avevano a fare del ditto capitano, 5 dicevano: andiamo a Fiorenze, sì perchè il ditto capitano aveva nome Fiorino, e perchè nel luogo che6 lui7 aveva li ditti sua alloggiamenti, per natura del luogo era abbondantissima quantità di fiori. Così nel dar prencipio alla città, parendo a lulio Cesare questo bellissimo nome, e posto a caso, e perchè i fiori apportano buono aurio,8 questo nome di Fiorenze pose nome alla ditta città; et ancora per fare un tal favore al suo valoroso capitano: e tanto meglio gli voleva, per averlo tratto di

^ sì come vale chej cioè , che la città di Firenze si vede fatta ec.

2 ditte „ cioè, le ditte.

3 Ciascuni per ciascuno : cosi odesi nel contado qualcheduni^ nissunij per qualcheduno j nessuno.

^ Sua plurale tanto mascolino che femminino, usato dalla plebe per suoi e sue j egualmente che mia e tua3 per miei o mìe, tuoi o tue.

3 avevano a fare del ditto capitano : cioè, avevan bisogno del capitano, o avevano interessi con lui.

6 chej in che, in cui.

7 lui. Il popolo usa quasi sempre lui_, lei lorOj anche al nominativo.

8 aurio. Cosi ha veramente il Cod. e così trovasi ripetuto a pag. 11 del Codice (pag. 8 di questa edizione). E voce popolare che vale augurio. Nell’uno e nell’altro luogo del Codice vedesi questa parola corretta per altra mano, che sospettasi del Varchi, in augurio. Noi non abbiam creduto dover alterar nulla dell’originale.

VITA DI BENVENUTO CELLINI.

luogo molto umile, e per essere un tal virtuoso fatto 1 da lui. Quel nome 2 che dicono questi dotti immaginatori et investigatori di tal dipendenzie 3 di nomi, dicono4 per essere fluente a FArno, questo non pare che possi stare, perchè Roma è fluente al Tevere, Ferrara è fluente al Po, Lione è fluente alla Sonna, Parigi è fluente alla Senna, però hanno nomi diversi e venuti per altra via. Noi troviamo così, e così crediamo dipendere 5 da uomo virtuoso. Dipoi troviamo essere de’ nostri Celimi in Ravenna più antica città d' Italia, e quivi è gran 6 gentili uomini: ancora n' è in Pisa, e ne ho trovati in molti luoghi di Cristianità; et in questo Stato ancora n'è restato qualche casata, pur dediti all’arme; chè non sono molti anni da oggi che un giovane chiamato Luca Cellini, giovane senza barba, combattè con uno soldato pratico e valentissimo uomo, che altre volte aveva combattuto in isteccato, chiamato Francesco da Yicorati. Questo Luca per propia virtù con Y arme in mano lo vinse et ammazzò con tanto valore e virtù, che fe maravigliare il mondo, che aspettava tutto il contrario : in modo che io mi glorio d'avere

10 ascendente mio7 da uomini virtuosi.8 Ora quanto io m'abbia 9 acquistato qualche onore alla casa mia, li quali a questo nostro vivere di oggi per le cause che si sanno, e per l' arte mia, quali non è materia da gran cose , al suo luogo

4 fatto j stato creato, educato.

2 Quel nome : allude al nome di Fluenzia3 che dicono alcuni essere stato

11 primo nome della nova città, per esser vicina ad Arno fuente. Se non che il Cellini prende il vocabolo fluente nel senso di posta sul fluente3o fluviale onde dice Roma fluente al Tevero ec.

3 dipendenzie3 derivazioni, origini.

dicono : questo è un richiamo del dicono espresso sopra. Costruisci: Quel nome (di Fluenzia) che dicono per esser fluente ec.

3 dipendere 3 discendere, avere origine.

6 gran3 cioè, gran numero di3 o molti.

7 lo ascendente mio : la mia origine.

8 virtuosi : valorosi.

9 Ora quanto io m abbia ec. La prima parte di questo periodo, che è così nell’ originale, o per parole omesse dall’amanuense, o per mala composizione, non dà senso discreto. Facendo però a indovinare, mi pare chè il Cellini abbia voluto dir questo: « Io dirò a suo luogo quale onore io abbia potuto recare alla mia casa nelle condizioni dei tempi in cui viviamo, e coi soli mezzi dell’ arte mia, che è di piccole cose. »

Libro Primo

io le dirò; gloriandomi mollo più essendo nato umile, et aver dato qualche onorato prencipio alla casa mia, che se io fussi nato di gran legnaggio, e con le mendace qualità io P avessi macchiata o stinta.1 Per tanto darò prencipio 2 come a Dio piacque che io nascessi.

III. Si stavano nella Yal d’ Ambra li mja antichi, e quivi avevano molta quantità di possessioni; e come signorotti, là ritiratisi per le parte, 3 vivevano: erano tutti uomini dediti all’arme e bravissimi. In quel tempo un lor figliuolo, i! minore, che si chiamò Cristofano, fece una gran quistione con certi lor vicini e amici: e perchè Funa e F altra parte dei capi di casa vi avevano misso le mani, e veduto costoro essere il fuoco acceso di tanta importanza, che e’ portava pericolo che le due famiglie si disfacessino affatto; considerato questo quelli più vecchi, d’ accordo li mia, levorno via Cristofano, e così F altra parte levò via F altro giovane origine della quistione. Quelli mandorno il loro a Siena: li nostri mandorno Cristofano a Firenze, e quivi li comperorno una casetta in Via Chiara dal monisterio 4 di SanPOrsola,5 et al Ponte a Rifredi li comperorno assai buone possessioni. Prese moglie il ditto Cristofano in Fiorenze, et ebbe figliuoli e figliuole; e acconcie tutte le sue figliuole, il restante si compartirne li figliuoli di poi 6 la morte di lor padre. La casa di Via Chiara con certe altre poche cose toccò a uno de’ detti figliuoli, che ebbe nome Andrea. Questo ancora lui 7 prese

* stinta : può essere da stignere, levar la tinta, oscurare j e può essere invece di estinta j spenta.

2 darò prencipio: sottint. a narrare.

3 per le parte j cioè per i partiti, per le fazioni che affliggevano in quei

tempi la Toscana. *

* dal monisterio „ presso il monisterio. Il da non è in questo caso la prep. significante moto da luogo, o il de latino, ma Y ad fatta da per la trasposizione del d in grazia del suono. O, se vuoi, è la preposizione a_, a cui per la stessa ragione dell’eufonia si è premesso il d„ che pur s’ è messo avanti ad altre parole: per es. avanti e davanti ^ amendue e damendue 3 onde e donde j esso e desso ^ entro e dentro ed altre.

3 Questa casa in Via Chiara, popolo di San Lorenzo , è quella segnata col numero comunale 5079. Vi è stata posta una iscrizione per cura del signor Giuseppe Molini.

6 di poi : dopo.

7 Questo ancora lui : modo popolare che vale : questi pure come gli altri.

1* moglie et ebbe quattro figliuoli masti.1 Il primo ebbe nome Girolamo, il secondo Bartolommeo, il terzo Giovanni, che poi fu mio padre, il quarto Francesco. Questo Andrea Cellini intendeva assai del modo della architettura di quei tempi, e come sua arte, di essa viveva: Giovanni, che fu mio padre, più che nissuno degli altri vi dette opera. E perchè, siccome dice Yitruio,2 in fra V altre cose, volendo fare bene detta arte, bisogna avere alquanto di musica e buon disegno, essendo Giovanni fattosi buon disegnatore, cominciò a dare opera alla musica, et insieme con essa imparò a sonare molto bene di viola e di flauto; et essendo persona molto studiosa, poco usciva di casa. Avevano per vicino a muro 3 uno che si chiamava Stefano Granacci, il quale aveva parecchi figliuole tutte bellissime. Sì come piacque a Dio, Giovanni vidde una di queste ditte fanciulle che aveva nome Elisabetta; e tanto gli piacque, che lui la chiese per moglie: e perchè r uno e T altro padre benissimo per la stretta vicinità si conoscevano, fu facile a fare questo parentado; et a ciascuno di loro gli pareva d’ avere molto bene acconce le cose sue. In prima quei dua buon vecchioni conchiusono il parentado , di poi cominciorno a ragionare della dota, et essendo 4 infra di loro qualche poco di amorevol disputa; perchè Andrea diceva a Stefano : Giovanni mio figliuolo è T più valente giovane e di Firenze e d'Italia, e se io prima gli avessi voluto dar moglie, arei aule 5 delle maggior dote che si dieno a Firenze a' nostri pari: e Stefano diceva: Tu hai mille ragioni, maio mi trovo cinque fanciulle, con tanti altri figliuoli, che, fatto il mio conto, questo è quanto io mi posso stendere. Giovanni era stato un pezzo a udire nascosto da loro, e sopraggiunto all’ improvviso disse: 0 mio padre, quella fanciulla ho desiderata et amata, e non è li loro dinari: 6 tristo7 a coloro che

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