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COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI STUDI STORICI UNIVERSITÀ DI TORINO
Edoardo Manarini I due volti del potere Una parentela atipica di ufficiali e signori nel regno italico Ledizioni
© 2016 Ledizioni LediPublishing Via Alamanni, 11 – 20141 Milano – Italy www.ledizioni.it info@ledizioni.it Edoardo Manarini, I due volti del potere. Una parentela atipica di ufficiali e signori nel regno italico Prima edizione: luglio 2016 ISBN cartaceo 978-88-6705-453-4 ISBN ePub 978-88-6705-454-1 Copertina e progetto grafico: ufficio grafico Ledizioni
Parte I Parentela, relazIonI, PolItIca
I personaggi identificati con il nome collettivo di Hucpoldingi costituirono una delle principali parentele aristocratiche di origine carolingia a lungo attiva ai vertici del regno italico con obiettivi e aspirazioni di rango spiccatamente marchionale. Giunti in Italia nella matura età carolingia al seguito di Lotario I, gli esponenti del grup - po parentale seppero mantenere posizioni politiche di estrema pre - minenza fino a buona parte del secolo XI, in costante dialettica con i detentori del potere regio e con gli arcivescovi ravennati. I diversi personaggi agirono ed ebbero relazioni in un ampio settore dell’Ita - lia padana e appenninica. Proprio per superare le difficoltà imposte dalla notevole dispersione geografica, evidente nella disamina delle fonti d’archivio, è stato necessario considerare i legami di parentela nel modo più ampio possibile, conferendo così massima importanza a ogni singolo legame orizzontale di tipo cognatizio rinvenuto. A questo proposito, per sgombrare il campo da fuorvianti equivoci concettuali, è sembrato più corretto adottare in riferimento alla compagine parentale dei secoli IX-XI l’espressione “gruppo parentale”, piuttosto che quella di “famiglia” 1. Quest’ultimo termine rimanda, infatti, con eccessiva evidenza ai legami parentali di tipo agnatizio, caratteristici di un’epoca successiva e molto diversi dalle solidarietà parentali proprie delle Sippen germaniche e delle parentele carolinge altomedievali2. L’espressione “gruppo parentale” è invece più adegua- 1 Per la differenza tra Hausaltsfamilie (gruppo domestico) e Verwandschaftsfamilie (parentela) cfr. h.w. goetz, Coutume d’héritage et structures familiales au haut Moyen Âge, in Sauver son âme et se perpétuer: transmission du patrimoine et mémoire au haut Moyen Âge , a cura di F. bougard, c. la rocca, r. le Jan, École française de Rome, Roma 2005, p. 203 sgg. 2 Le differenze tra la struttura parentale cognatizia, orizzontale, e quella agnatizia, verticale, sono enunciate da Georges Duby in G. duby, Medioevo maschio. Amore e matrimonio, Laterza, Roma Bari 1988, p. 132 sg.
34 PARTE I: PARENTELA, RELAZIONI, POLITICA ta a rappresentare il carattere estremamente inclusivo di quei larghi legami cognatizi. Allo stesso tempo, in sede di ricostruzione storica sarà verificato caso per caso il carattere e il grado di attività ed effica - cia di ogni legame parentale orizzontale rinvenuto.
Infine, è bene notare come la notevole profondità cronologica della documentazione, inusuale per uno studio sui gruppi aristocratici di origine carolingia, permetta di riflettere sugli sviluppi storici di lungo periodo, inserendo così l’intera vicenda hucpoldingia nella più ampia cornice del regno italico. Le vicende prosopografiche e politiche del - la parentela coprono, infatti, un arco cronologico di quasi tre secoli, dalla prima menzione del capostipite Hucpold, nel capitolare dell’847, alle prime compiute attestazioni dei Conti di Panico quali signori territoriali entro ampi settori dell’Appennino bolognese, all’inizio del secolo XII. In tutto sono state identificate dodici generazioni, per oltre una sessantina di individui.
Inoltre, giungere oltre il 1100 con la ricostruzione genealogica ha consentito la composizione di due diversi ordini di problemi: da un lato l’ampio intervallo cronologico ha permesso di cogliere a pieno la trasformazione del potere hucpoldingio da una tradizionale voca - zione funzionariale di epoca carolingia a una concreta preminenza signorile sui settori patrimoniali degli ultimi decenni del secolo XI; dall’altro l’esteso schema genealogico assicura un più agevole controllo delle diverse ricostruzioni proposte dalle storiografie locali, di am - bito bolognese e fiorentino in particolare, i cui tentativi di ritrovare le ascendenze delle famiglie signorili bassomedievali locali sono talvol - ta incappati in errori prosopografici e approssimazioni interpretative.
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Il rapporto con il regno (847-945) Il gruppo parentale degli Hucpoldingi appartenne alla grande ari - stocrazia posta ai vertici dell’impero e legata alla dinastia pipinide carolingia. Il primo esponente conosciuto, Hucpold, fu vicino all’im - peratore Lotario I e, a seguito delle disposizioni di quest’ultimo, venne in Italia, dove costituì le basi per il radicamento della sua discendenza mediante alleanze politiche e matrimoniali.
Abbracciare ampi orizzonti patrimoniali e politici era la prassi per i gruppi aristocratici all’apice della società carolingia 1. Il caso di Hucpold e della sua discendenza tuttavia presenta una propensione pressoché totale verso la scena italica, tanto da guadagnarsi l’ammi - razione di Liutprando di Cremona, che li vede come difensori dell’orgoglio italico in opposizione agli invasori bavaresi nell’ultimo scorcio del secolo IX2. Le frammentarie testimonianze in nostro possesso, tuttavia, permettono l’individuazione del territorio corrispondente alla romana Alamannia, fra Svizzera, Germania e Francia, quale probabi - le luogo di provenienza del capostipite Hucpold e forse dei suoi avi 3. Inoltre, la duratura professione della legge franca ripuaria consente di risalire ancora più indietro nel tempo e accostare le origini del gruppo parentale a quelle terre bagnate dal corso del Reno, dove già in epoca romana si erano insediati i franchi ripuari4. 1 cammarosano, Nobili cit., p. 174 sgg. 2 Il brano è compreso nell’Antapodosis di Liutprando di Cremona a proposito del racconto di un duello sostenuto da Ubaldo I, il cui titolo di capitolo è significativamente: «qualiter in duello Langobardus Bagoarium occiderit»; cfr. Cap. 1.2. 3 Come testimonia l’episodio contenuto in Epitome cit., p. 370. 4 Ancora nel secolo IX, il regno di Lotario I – da lui noto come Lotaringia – è chiamato significativamente regione Ripuariorum, mentre suo figlio Lotario II è deno - minato a sua volta rex Ripuariorum: cfr. Annales Xantenses et Annales Vedastini , a
36 PARTE I: PARENTELA, RELAZIONI, POLITICA La storia del gruppo hucpoldingio in Italia inizia alla metà del secolo IX nell’ambito della spedizione militare contro i saraceni progettata da Lotario I e suo figlio Ludovico. Le prime tre generazioni, considerate nel presente capitolo, contano un numero relativamente esiguo di individui, nove attestati con sicurezza. Le linee parentali sono carat - terizzate da una sostanziale esogamia monogamica e da accentuata ipergamia5, laddove la posizione e il rango sociale del consorte erano superiori a quelli hucpoldingi; sono inoltre contraddistinte da una modesta prolificità, tra i due e i tre figli in media. Si tratta quindi di unioni matrimoniali adatte all’incremento del prestigio sociale e alla conquista di nuovi spazi politici e patrimoniali in molteplici ambiti del regno.
La coniuge di Hucpold è nota solo grazie al racconto dell’ Epitome chronicorum Casinensium con il nome di Andaberta6. Della coppia conosciamo tre figli: Berta, probabilmente nata oltralpe, Ubaldo, attivo una ventina d’anni dopo la venuta in Italia del padre, ed Engelrada, attiva alla fine del secolo e sposata con Martino della famiglia raven - nate dei Duchi. Berta non diede figli poiché fu badessa del monaste - ro fiorentino di S. Andrea; Ubaldo ebbe due figli da una donna che possiamo ragionevolmente supporre appartenente al gruppo degli Adalbertingi7: Berta II, che succedette all’omonima zia, e Bonifacio, figura preminente del gruppo per tutta la prima metà del secolo X. Engelrada ebbe anch’essa due figli: Pietro, che divenne diacono della chiesa ravennate, ed Engelrada II, che sposò Tegrimo, i cui discendenti diedero in seguito origine al lignaggio dei Guidi.
La sintesi genealogica proposta palesa gli ambiti di azione intrapresi da Hucpold al suo arrivo, mantenuti poi dai suoi discendenti delle prime generazioni. Giunto in Italia e divenuto conte di palazzo, Hucpold cercò di stabilire il proprio gruppo laddove le alleanze politiche gli permisero acquisizioni patrimoniali significative: ciò si verificò in cura di B. sImson, Impensis bibliopolii Hahniani, Hannover Lipsia 1909, p. 12 sg., 19. Per la professione della lex Ripuaria da parte del gruppo parentale, osservata nel secolo XI, cfr. Cap. 7.2. 5 Gli elementi specifici nel determinare la tipologia dei legami matrimoniali at - testati sono: il grado di parentela fra i coniugi, che in base ai gradi della consan - guineità configura l’unione come endogamica o esogamica; la gerarchia sociale, che misura il rapporto e il rango dei due coniugi e lo classifica come ipergamico, isogamico o ipogamico; infine lo spazio, che nel quadro dell’alleanza fra gli uomini delle due famiglie dà conto della prossimità o dell’allontanamento della sposa dalla famiglia di origine. Questi tre elementi di analisi sono delineati in M. aurell, Stratégies matrimoniales de l’aristocratie (IX e-XIIIe s.), in Mariage et sexualité au Moyen Âge. Accord ou crise? Actes du colloque (Conques, 15-18 octobre 1998), a cura di M. Rouche, Presses de l’Université de Paris-Sorbonne, Parigi 2000, p. 187. 6 Epitome cit., p. 370. 7 Si trattava con ogni probabilità di una figlia di Adalberto I marchese di Toscana; cfr. Cap. 1.2.
I RAPPORTI CON IL REGNO (847-945) 37 territorio fiorentino e in Romagna. Con l’avvento dei Guidonidi al trono italico, il figlio Ubaldo prese le loro parti divenendone uno dei condottieri più valorosi. Fu probabilmente in questo periodo che gli Hucpoldingi penetrarono in territorio emiliano, giungendo allo scontro con il gruppo dei Supponidi.
L’autorità che Bonifacio raggiunse in seguito, durante il breve regno del cognato Rodolfo II di Borgogna, gli permise di consolidare la pro - pria preminenza anche nella nuova area di influenza, che si aggiunse, almeno per la parte bolognese, alle due precedenti aree patrimoniali, dove il gruppo cercò in seguito di sviluppare poteri di natura signori - le. Possiamo dunque rilevare all’altezza della seconda e terza genera - zione l’immissione del gruppo parentale in un distretto istituito per decisione regia con fini politico-militari8; immissione che modificò la fisionomia del gruppo, dilatandone l’influenza e promuovendone il potere al rango marchionale.
L’elemento fondante l’azione parentale nel primo secolo in Italia fu il costante tentativo di inserimento e radicamento patrimoniale ri - cercato non solo attraverso l’accesso a honores pubblici e mediante un forte legame di Königsnähe, ma anche attraverso rapporti, prevalentemente matrimoniali, con l’aristocrazia di più alto rango e già da tem - po radicata in Italia. Fu proprio quando la corona andò a esponenti di questo ceto che il gruppo guadagnò posizioni preminenti, inserendosi definitivamente nella comunità di chi comandava. Alla metà del se - colo X, con l’epilogo del regno di Ugo di Provenza, gli Hucpoldingi conseguirono infine una decisiva presenza politica in due marche diverse: quella di Spoleto e Camerino, ottenuta dallo stesso Bonifacio insieme al figlio Tebaldo, e quella di Tuscia, tramite il matrimonio della figlia di Bonifacio, Willa, con il marchese Uberto. Al contempo in Romagna, i discendenti di Engelrada e Martino arrivarono a minacciare la posizione egemone dell’arcivescovo di Ravenna. La compagi - ne parentale raggiunse così con la terza e la quarta generazione l’apice del proprio potere nell’ambito del regno italico, portando a definitiva maturazione le relazioni e i processi di potere inaugurati da Hucpold al suo arrivo in Italia. 1.1. Hucpold conte di palazzo di Ludovico II La vicenda del gruppo parentale hucpoldingio nella penisola italica, lo abbiamo accennato poc’anzi, ha inizio alla metà del secolo IX con l’attività politica e militare di Hucpold, capostipite eponimo della pa- 8 Sulla formalizzazione di questo modello “tipico-reale” di rapporto governanti – aree governate cfr. G. sergI, I confini del potere. Marche e signorie fra due regni me - dievali, Einaudi, Torino 1995, p. 40.
38 PARTE I: PARENTELA, RELAZIONI, POLITICA rentela9. Ripercorriamo in breve la situazione politica di quegli anni per dare un appropriato contesto di riferimento alle sue attività. Nell’840 Lotario I, impegnato nell’incessante pretesa di dare reale valore al titolo di imperator nei confronti dei fratelli minori10, dispose la successione del primogenito Ludovico come Unterkönig in Italia 11, replicando quella regalità di secondo piano che lui stesso aveva sperimentato nei confronti del padre Ludovico il Pio12. All’inizio del suo regno, dunque, Ludovico II dovette misurarsi con un ambiente politico costituito per la maggior parte da personaggi legati al padre e in primo luogo a lui fedeli13. A loro volta, le aristocrazie che formavano i quadri amministrativi del regno italico anche dopo l’incoronazione ufficiale di Ludovico, avvenuta a Roma nell’844 14, non potevano prescindere, in ordine ai loro tentativi di consolidamento dinastico, dalla dialetti - ca con il potere imperiale di Lotario15, stabilmente incentrato oltralpe. 9 Cfr. il medaglione biografico dedicatogli in hlawItschka, Franken cit., pp. 204- 206; nella medesima opera si trovano anche le biografie di Ubaldo, p. 199 sg. e di Bonifacio, pp. 156-158. 10 Per gli avvenimenti che portarono alla definitiva spartizione di Verdun dell’843 cfr. P. rIché, Les Carolingiens. Une famille qui fit l’Europe, Hachette, Parigi 1997, p. 179 sgg. 11 Il concetto è chiarito in F. bougard, La cour et le gouvernement de Louis II, 840-875, in La royauté et les élites dans L’Europe carolingienne (début IXe siècle aux environs de 920), a cura di R. le Jan, Centre d’histoire de l’Europe du Nord Ouest, Villeneuve d’Ascq 1998, p. 250 sg. e la nota 7 per ulteriori rimandi bibliografici. 12 Appare eccessivo parlare di «umiliazioni [subite da Ludovico II] che denuncia - no all’interno [del regno] un potere debole», come si afferma in P. delogu, Strutture politiche ed ideologia nel regno di Ludovico II.
Ricerche sull’aristocrazia carolingia in Italia 2, in «Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano», n. 80, 1968, p. 142. 13 Oltre a non poter emanare diplomi e battere moneta, in quegli anni Ludovico poteva disporre al più di un primo nucleo di cappella, a noi nota nella sola persona del diacono Benedetto, futuro vescovo di Cremona: bougard, Ludovico II, re d’Italia, imperatore, in DBI, vol. 66, 2007, p. 387. Inoltre, negli anni Quaranta e Cinquanta la corte era formata da fedeli di Lotario, principalmente ecclesiastici, come Notingo vescovo di Verona, Giuseppe vescovo di Ivrea e Amalrico vescovo di Como; cfr. Id., La cour cit., p. 253 sg. 14 L’incoronazione avvenne a margine dell’indagine disposta da Lotario per chiarire le vicende legate all’elezione di Sergio II. Nella circostanza l’imperatore inviò il figlio e lo zio Drogo arcivescovo di Metz a Roma insieme a truppe e rappresentanti ecclesiastici e laici del regno. Chiarita la posizione del pontefice, Ludovico fu consacrato e incoronato rex Langobardorum il 15 luglio dal papa; al contempo, la de - legazione imperiale ricevette la dedizione di Siconolfo dux Beneventanorum e del suo seguito nei confronti dell’imperatore Lotario; cfr. la biografia di papa Sergio II in Le Liber Pontificalis. Texte, introduction et commentaire, a cura di L. duchesne, vol. II, De Boccard, Parigi 1955, pp. 86-101; e la voce dell’anno 844 in Annales Bertiniani, a cura di G. waItz, Impensis bibliopolii Hahniani, Hannover 1883, p. 30 sg. 15 Una parte considerevole dei diplomi concessi da Lotario fra l’840 e l’846 è ri - volta a istituzioni religiose italiche o a personaggi attivi in Italia; per un’ampia e problematica lettura dei diplomi imperiali di Lotario cfr. E. screen, The importance
I RAPPORTI CON IL REGNO (847-945) 39 Fino alla rinuncia al trono, infatti, l’imperatore conservò una grande influenza sul figlio e sui protagonisti dell’aristocrazia italica 16, che occupavano i luoghi chiave del regno. Hucpold fece il suo ingresso sulla scena italica proprio nell’ambito di una consistente operazione mili - tare pianificata da Lotario nell’847 e indetta mediante il capitolare De expeditione contra Sarracenos facienda17.
Il motivo all’origine della spedizione fu la devastante incursione saracena che nell’agosto dell’846 colpì il Lazio e portò saccheggio e di - struzione a Roma, arrecando forti danneggiamenti alla stessa chiesa di S. Pietro. In risposta, l’imperatore si mosse in due direzioni: anzitutto, predispose una consistente raccolta di tributi per avviare il restauro della chiesa e per la costruzione di una cinta muraria intorno a essa, le cosiddette mura leonine. Inoltre, formò un’armata per scacciare i pirati arabi dalle loro basi in Italia meridionale e al contempo di diri - mere definitivamente la questione della successione del ducato beneventano, diventata essa stessa un elemento di instabilità e insicurezza per il regno italico e per la città papale 18. Affidato il comando delle operazioni al figlio Ludovico, l’imperatore costituì i vescovi Pietro e Anselmo e il conte Guido come suoi missi con l’incarico di recar - si a Benevento e colà comporre l’ormai decennale guerra civile fra Siconolfo e Radelchi 19, prima dello sforzo bellico congiunto contro i saraceni. Per la spedizione fu disposta la mobilitazione dell’intero esercito d’Italia e di parte di quello di Francia, di Borgogna e di Provenza, of the emperor: Lothar I and the Frankish civil war, 840-843, in «Early Medieval Europe», n. 12/1, 2003, pp. 31-43. 16 bougard, La cour cit., p. 255. 17 Capitularia regum Francorum , a cura di A. boretIus, V. krause, vol. II, Impensis bibliopolii Hahniani, Hannover 1897, pp. 65-68, doc. 203.
Gli studi di Zielinski hanno permesso di stabilire la datazione del capitolare, non specificata nel testo e fissata dai primi editori degli MGH all’autunno dell’846, alla primavera dell’anno precedente: cfr. H. zIelInskI, Ein unbeachteter Italienzug Kaiser Lothar I. im Jahre 847, in «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», n. 70, 1990, pp. 1-22 e I d., Reisegeschwindigkeit und Nachrichtenübermittlung als Pro - blem der Regestenarbeit am Beispiel eines undatierten Kapitulars Lothars I. von 847 Frühjahr (846 Herbst?) , in Diplomatische und chronologische Studien aus der Arbeit an den Regesta Imperii , a cura di P.J. heInIg, Böhlau, Köln Wien 1991, pp. 37-49. Il testo del capitolare con traduzione in italiano si trova in I capitolari italici. Storia e diritto della dominazione carolingia in Italia , a cura di C. azzara, P. moro, Viella, Roma 1998, pp. 151-157, doc. 33. 18 Cfr. O. caPItanI, Storia dell’Italia medievale, Laterza, Roma Bari 2004, p. 138 sgg. 19 Pietro è identificabile come vescovo di Arezzo o di Spoleto; Guido è il marchio di Spoleto, il primo di questo nome; sconosciuto rimane invece Anselmo. Per la missione di pacificazione di Benevento è disposto da Lotario anche l’intervento di Sergio magister militum di Napoli. Tuttavia la situazione si compose solo in se - guito all’assedio di Benevento compiuto da Ludovico nella primavera dell’848, al quale seguirono sotto l’egida dello stesso Ludovico gli accordi che portarono allo sdoppiamento del ducato beneventano, già previsto da Lotario nel medesimo ca - pitolare; cfr. bougard, Ludovico cit., p. 388.
40 PARTE I: PARENTELA, RELAZIONI, POLITICA stabilendone inoltre tempi e percorsi20, componenti e disposizioni di battaglia.
Il capitolare riporta poi i nominativi dei personaggi a cui l’imperatore rivolgeva il suo appello in prima persona. Fra questi, Hucpold è compreso nel secondo elenco, tra quelli che nihil habent in Italia21, e come signifer del contingente militare transalpino. La posizione e l’incarico di rilievo nella composizione della scara francisca collocano Hucpold nel novero delle personalità laiche ed ecclesiastiche preminenti tra le 20 Ludovico avrebbe dovuto riunire l’esercito in modo da giungere a Pavia il 25 gennaio 848, per poi arrivare a Larino (CB) alla metà di marzo. 21 Capitularia regum Francorum cit., p. 67 sg. Le liste di nomi sono in tutto tre: il primo elenco è formato da chi deteneva benefici in Italia, quindici individui in tutto, ai quali era chiesto lo sforzo economico principale per raccogliere i fondi da de - stinare a Roma per l’erezione delle nuove mura. Il secondo elenco conta ventidue persone che non detenevano benefici in Italia, alle quali sono aggiunti dieci conti, che dovevano detenere un honor pubblico ma non un beneficio. Questi trentadue individui, con i relativi seguiti, formavano la parte più consistente dell’esercito e, benché alcuni fossero già presenti sul suolo italico da anni – ad esempio, il conte Autramno agì nel regno, in particolare nel Modenese, a partire dall’826: cfr. hlawItschka, Franken cit., pp. 144-146 e P. bonacInI, Conti ed ufficiali pubblici nel distretto modenese nel medioevo, in Formazione e strutture II cit., pp. 131 sgg.; mentre Ioseph, compreso fra coloro che non avevano benefici in Italia, è forse da identificare con l’omonimo vescovo di Ivrea, arcicappellano e missus di Lotario: A.A. settIa, Cronotassi dei vescovi d’Ivrea (sec.
V-1198), in «Bollettino storico-bibliografico subalpino», n. xcIII/1, 1995, p. 250 – la maggior parte di essi doveva provenire da oltralpe. La terza e ultima lista fornisce l’inquadramento militare dato alla spedizione, pro - gettato secondo una razionale organizzazione territoriale volta a ottimizzare i tempi della chiamata alle armi e valutata considerando i rapporti di forza fra i fedeli dell’imperatore. Le truppe erano inquadrate in tre scarae. La scara era una formazione permanente di guerrieri d’élite, composta da cavalieri adatti per mis - sioni rapide che non richiedessero l’ordinaria leva dei vassalli; cfr. J.F. verbruggen, L’armée et la stratégie de Charlemagne, in Karl der Grosse. Lebenswerk und Nachleben, a cura di H. beuman, W. braunFels, vol. I, Schwann, Düsseldorf 1965, pp. 420-436, in particolare p. 421 sg. La prima era formata dagli uomini provenienti dalle circo - scrizioni dell’Italia settentrionale, al cui comando erano posti Everardo marchese del Friuli, Liutfrido conte di Trento, Adalgiso conte di Parma e un tale Wito non altrimenti conosciuto. Vessilliferi di questa scara erano Bernardo conte di Verona, Alberico conte di Milano e Bebbo, non identificato ma compreso nel primo elenco di chi deteneva benefici. La seconda comprendeva i coscritti dei territori appen - ninici centrali, comandati da Guido duca di Spoleto e da Adalberto, che riportò la cosiddetta dinastia bavara al potere in Tuscia dopo la ribellione paterna dell’834 nei confronti di Lotario: cfr. C.G. mor, Bonifacio, conte e duca di Lucca , in DBI, vol. 12, 1971, p. 95 sg. Erano vessilliferi Wicfredo conte di Piacenza e Autramno conte di Modena, Eribrando, Farulfo, Himperico e Tresegio, questi ultimi non altrimenti conosciuti. La terza raccoglieva le truppe transalpine, i cui tre conti al comando erano compresi anche nella precedente lista di conti e dunque erano già presenti in territorio italico. Anche due dei cinque vessilliferi, Beieri e Arnolfo, sono fra i conti inseriti nel precedente elenco, mentre Hucpold, Aquino e Sigirico sono elencati fra coloro che non detenevano benefici in Italia.
I RAPPORTI CON IL REGNO (847-945) 41 aristocrazie fedeli a Lotario22, unite tra loro da relazioni e solidarietà di lungo corso ravvisabili anche oltre l’impegno militare in Italia. Buona parte di questi personaggi, infatti, partecipò a una grande assemblea tenutasi a Sermorens tra 858 e 860 23, dove insieme «religiosissimi et venerabiles patres illustrissimaque societas comitum» si riunirono per dirimere una disputa patrimoniale intercorsa fra il vecchio e potente arcivescovo di Vienne Agilmaro, arcicappellano di Lotario tra 843 e 84824, e un certo conte Wigerico 25. La presenza di Hucpold dimostra la durevole persistenza delle reti di relazione da lui instaurate prima della sua venuta in Italia, in particolare con le eminenti personalità civili intervenute in quell’occasione, quali i conti Gerardo e Fulcrado – rispettivamente di Vienne e di Arles 26 – in precedenza incaricati del comando della scara di cui Hucpold era stato alfiere. Non sembra consigliabile spingersi oltre nelle considerazioni a par - tire dal solo accostamento dei nomi propri offerto dalle liste inserite in queste due fonti. L’analisi fin qui condotta permette perlomeno di inquadrare Hucpold fra quei franchi che costruivano la loro carriera sociale sul rapporto di fidelitas con l’imperatore Lotario. Inoltre pos - siamo stabilire con una buona dose di certezza che alla metà del secolo IX egli non deteneva alcun honor di tipo pubblico nella sua terra di origine27. La partecipazione alla spedizione italiana dell’848, con il prestigioso incarico di vessillifero nei quadri dell’esercito imperiale, gli permise di conquistare l’inserimento nelle gerarchie aristocratiche italiche e, al contempo, di ampliare le proprie relazioni oltralpe fra i vertici civili e religiosi dell’area meridionale della Lotaringia.
Conclusa positivamente la spedizione con la divisione del ducato beneventano e la temporanea sconfitta dei pirati saraceni 28, iniziarono anni fondamentali nei quali Ludovico inseguì un maggiore margi- 22 Identificabili con conti e vescovi di Provenza e Borgogna: G. albertonI, L’Italia carolingia, NIS, Roma 1997, p. 47. 23 Per l’ipotesi di datazione del placito cfr. R. PouPardIn, Le royaume de Provence sous les Carolingiens (855-933), Boullion, Paris 1901, p. 4, nota 2. 24 Cfr. il medaglione biografico in N. nImmegeers, Èvêques entre Bourgogne et Pro - vence. La province ecclésiastique de Vienne au haut Moyen Âge (V e-XIe siècle), Presses universitaires de Rennes, Rennes 2014, p. 338. 25 La memoria del placito fu trascritta nel cartulario della chiesa viennense, ben - ché senza data; è edita in G.D. mansI, Sacrorum conciliorum nova et amplissima col - lectio, vol. xvIII.1B, Zatta Veneti, Venezia 1773, col. 971 sg., doc. 80; cfr. anche Description analytique du cartulaire du chapitre de Saint-Maurice de Vienne, suivie d’un appendice de chartes et d’une Chronique inédite des évêques de Valence et de Die, a cura di U. chev alIer, Céaset, V alence 1891, p. 29, doc. 99. 26 Su questi due personaggi cfr. PouPardIn, Le royaume cit., pp. 3-14. 27 Per un’analisi lessicale e contenutistica del termine honor, contrapposto a beneficium, cfr. L. Provero, Apparato funzionariale e reti vassallatiche nel Regno Italico (secoli X-XII), in Formazione e strutture III cit., pp. 195-204. 28 albertonI, L’Italia cit., p. 48.
42 PARTE I: PARENTELA, RELAZIONI, POLITICA ne di autonomia in Italia e al contempo la piena associazione al potere imperiale del padre oltralpe. Se questo sforzo pervenne all’unzione e incoronazione imperiale a Roma nell’850 e si concretizzò mediante un forte impegno legislativo nella promulgazione di nuovi capitolari di chiaro valore programmatico29, esso dovette giocoforza incardinarsi su quelle personalità già presenti in Italia e fedeli a Lotario, dalle quali il giovane re non poteva in alcun modo prescindere30. La carriera di Hucpold coincise strettamente con il quadro appena delineato: da vessillifero della scara francisca, composta da vassalli e conti di Lotario, divenne comes sacri palacii di Ludovico31. Questa carica gli conferì un’importante posizione a corte con specifiche funzioni di amministrazione della giustizia, quale rappresentante diretto del re e responsabile del palazzo regio di Pavia 32. Nell’arco del decennio fra l’851 e l’860 abbiamo notizia di due assisi giudiziarie che lo videro impegnato con la medesima funzione di intermediario del sovrano a capo dei funzionari del tribunale palatino. Nella prima occasione Hucpold, insieme ai conti Adelgiso33 e Achedeo e ad altri iudices di palazzo, diede supporto a Teoderico, messo e consiliarius di Ludovico, nella decisione di indire un placito per comporre la lite fra gli abitanti di Cremona e il loro vescovo Benedetto34.
Il secondo placito che lo vide protagonista precedette, e forse pro - piziò, la ribellione di Lamberto duca di Spoleto e Ildeberto conte di Camerino nei confronti dell’imperatore35. Nel marzo dell’860, l’intero entourage di palazzo partecipò in territorio spoletino al placito presie- 29 bougard, Ludovico cit., p. 388. 30 delogu, Strutture cit., p. 150 sg. Tuttavia è necessario tenere presente quanto af - fermato in precedenza sulla Unterkönig di Ludovico, che non può essere descritta nei termini così negativi adottati da Delogu nell’articolo citato. 31 Per i funzionamenti degli incarichi amministrativi all’interno dell’impero carolingio cfr. K.F. werner, “Missus-Marchio-Comes”: Entre l’administration cen - trale et l’administration locale de l’Empire carolingien , in I d., Vom Frankenreich zur Entfaltung Deutschlands und Frankreichs: Ursprünge, Strukturen, Beziehungen. Au - sgewählte Beiträge. Festgabe zu seinem 60. Geburtstag, Thorbecke, Sigmaringen 1984, pp. 108-156, in particolare sull’ufficio di conte palatino p. 126 sgg. 32 G. FasolI, I re d’Italia (888-962) , Sansoni, Firenze 1949, p. 207. Era prevista una grande esperienza nel campo della giurisprudenza, di cui tuttavia nel caso di Hucpold non siamo informati; cfr. P. dePreux, Le rôle du comte du Palais à la lumière des sources relatives au règne de l’emperor Louis le Pieux (814-840) , in «Frühmittelalterliche Studien», n. 34, 2000, pp. 94-111. 33 Si tratta del supponide Adelgiso I, conte di Parma, fra i comandanti della spe - dizione beneventana; cfr. hlawItschka, Franken cit., p. 110 sg.; L. Provero, Chiese e dinastie nel mondo carolingio , in Storia di Parma , vol. III.1: Parma medievale: poteri e istituzioni, a cura di R. grecI, Monte Università Parma, Parma 2010, pp. 47-50. 34 I placiti del Regnum Italiae , a cura di C. manaresI, vol. I, ISIME, Roma 1955, pp. 193-198, doc. 56. 35 Per la ribellione e gli avvenimenti successivi cfr. T. DI carPegna FalconIerI, Lamberto, in DBI, vol. 63, 2004, p. 206.
I RAPPORTI CON IL REGNO (847-945) 43 duto dal vescovo Wibodo e da Adalberto comes stabuli36. L’intero personale del tribunale palatino aveva seguito l’imperatore in un viag - gio attraverso la Romagna 37, fra l’autunno dell’859 e quello dell’anno successivo38, per giungere ai confini spoletini «pro iustitiarum com - moditate et malignorum astutia deprimenda». In questa occasio - ne Hucpold, per conto dell’imperatore, chiamò dinnanzi ai giudici Ildeberto, conte di Camerino 39, perché rispondesse della detenzione impropria di alcuni beni di proprietà regia. L’andamento del giudi - zio, molto rapido e lineare40, permette di intuire e tratteggiare i primi tentativi di Ludovico II atti ad affermare più solidamente la propria autorità imperiale sul regno italico41.
Sebbene la carica ricoperta a corte non prevedesse il controllo di alcuna base territoriale sulla quale cercare di consolidare la propria presenza, Hucpold sfruttò le opportunità relazionali che la sua pre - minente posizione a palazzo gli permise di instaurare42. Innanzitutto, 36 I Placiti cit., vol. I, pp. 234-236, doc. 65. Il vescovo Wibodo è titolare della dio - cesi di Parma tra l’857 e l’892: Provero, Chiese cit., pp. 52-56. È probabile si tratti di Adalberto I di Tuscia, figlio di Bonifacio II, già impiegato da Ludovico nell’855 per una missione a Roma; cfr. la biografia, anche se datata, di G. FasolI, Adalberto di Toscana, in DBI, vol. 1, 1960, p. 218 sg. L’identificazione è avanzata in R. rInaldI, Le origini cit., p. 218. 37 Componevano il consesso, oltre il già citato comes stabuli , il conte palatino Hucpold, il conte Achedeo pincerna primus, Dructemiro arcicancelliere, Winigiso armiger, Begeri nobile ottimate, Bebo consiliarius, Reginario cappellano vel de reliquis quampluribus palatii. Tra questi individui ritroviamo alcune delle personalità comprese negli elenchi del capitolare dell’847: Begeri è inserito nella lista dei conti e fra i signiferi della scara francisca; Bebo compare fra chi deteneva benefici e fra i signiferi della prima scara, quella relativa al nord Italia. 38 Il viaggio in Romania si colloca fra l’incontro con Lotario II dell’autunno 859 e la disposizione del dotalicium di Angelberga del 5 ottobre 860. 39 È attestato in questo territorio fin dall’844; cfr. la nota introduttiva a un placito dell’850 datato al settimo anno del suo comitato in I Placiti cit., vol.
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The end
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