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VERGINIA.
COMEDIA DI M. BER nardo Accolti Aretino intitolata la Ver ginia, con un Capitolo della Ma donna, nuovamente corretta, & con somma diligentia ristampata.
M D XXXV.
Argumento
irginia amando, el Re guarisce, et chiede Di Salerno el gran Principe in marito; Qual costretto a sposarla, e poi partito Per mai tornar fin che viva si vede: Cerca Virginia scrivendo mercede, Ma el Principe da molta ira assalito, Le dimanda s’a lei vuol sia redito Dua condition qual impossibil crede: Però Virginia sola et travestita Partendo, ogni impossibil conditione Adempie al fin con prudentia infinita: Onde el Principe pien d’ammiratione Lei di favore et gratia rivestita Sposa di nuovo, con molta affettione.
Proemio
onne che di bellezza et castitate Vincete el Sole, et vincete Diana, Et voi fama et honor di nostra etate, Non huomin, anzi dei in carne humana Et quai certar con ogni antiquitate Potete, et vincer la gloria Romana; Se mortal prego ha in voi loco, o potentia, Non ne negate benigna audientia; Voi udirete el mirabil ingegno, L’alta prudentia, l’impossibil cosa, Patientia, costantia, in ira, et sdegno, Virile ardire, et impresa dubbiosa, Co’l qual per venne al fine, al suo disegno Una donna prestante et virtuosa
Prologo
Salernitana, & d’humil patre nata, Del suo signore accesa, innamorata.
E piatosi accidenti di costei Sol son representati a questo effetto, Che ne casi sinistri, acerbi, & rei Mai si disperi uno spirto perfetto, Et per mostar che d’huomini & di dei Puo vincer l’ira un prudente intelletto, Et ch’ardir, tempo, ingegno, oro, & parole Fanno ottenere al fin cio che l’huom vuole.
Et s’el troppo aspettar vi fussi grave Vostra clementia perdonar ne deve Che molta acqua bisogna a grosse nave, Et molto tempo a materia non leve Ma forse l’atto fia tanto soave Che lungo spatio fara parer breve, Et se grato non fia come si crede, Non commendate quel, ma nostra fede.
Fuga di qui la superba ambitione, La voglia e sitial d’argento & oro, Vil mercatura, ingrata adulatione. Mecanica arte, ingiurioso foro, Ciascun, remosso odio, ira, & passione. Presti silentio in aspetto decoro, Nessun tumulto, o suon ell’aer giri, Se gia non son d’amorosi sospiri.
Atto primo
onna non credo sia sopra la terra Qual più persegua ogni cielo ogni stella Di me ridotta in amorosa guerra Semplice, & in esperta damigella Amor nel petto mio scolpito serra, Una faccia crudel piu ch’el sol bella, Et cinto ha per accrescer le mie pene Me bassa, & vil d’altissime cathene:
Io d’Hippocrate fisico figliuola: Virginia infortunata in sempiterno, Amo Alessando che progenie sola Fù del Principe invitto di Salerno; Et quel che piu mio tristo spirito invola E che equale a lui me non discerno, Questa è pur cosa horrenda impia & proterva Che s’accenda del suo signor la serva:
So ch’io non son a la sua altezza equale, Misera lassa io lo conosco & veggio, Ma tanto è cieco amor tanto è mortale Ch’io vedo & lodo el meglio, & seguo el peggio Poi ch’al soccorso mio cosa non vale Amor per minor duol la morte chieggio Poi che mi sforza questo signor degno Con bellezza, virtu, gratia, & ingegno.
Chi mira el mio signor notare in mare, Et romper l’acque col purpureo petto, Chi lo rimira un corsier cavalcare, Et girarlo ne l’aria a suo dispetto Chi lo rimira, o correre, o saltare, Cacciar le fiere o giostrar per diletto D’amarlo ha gran ragion, che queste prove Havren forza a levar sua sposa a Giove.
La chioma sua par quella d’Absalone, Di Ganimede el suo purpureo volto, Come chi rose infra viole pone, O qual rubino in bianco avorio avolto, Et per accrescer piu mia passione El poterlo vedere anchor m’è tolto, Che di qui sta lontana esta mia stella Col Rè Alphonso in Parthenope bella:
Ma chi è questo che dal destro corno Attraversa la via pronto & veloce? Ne si cura s’el Sole, a mezzo el giorno, Con impeto maggiore avampa & coce? Parlarli intendo, o mio Corriere adorno Ascolta alquanto la mia debil voce, Et dammi s’io ne son degna responso, Che fa la corte, & che fa el Re Alphonso?
Madonna presto la risposta spaccio Ch’el gran camin c’ho affar mi sprona & frange
Che de monti Riphei calcare el ghiaccio Intendo, & trappassare et Nilo e’l Gange. Sappi che una fistola ha nel braccio El Re Alphonso, & ogn’hor grida & piange, Et dubita sua vita non finisca. Che medico non trova ch’el guarisca.
Hor su forse che amor haura pietate Di me incauta sua fedel soggetta So che guari gia el mio padre Hippocrate Una Regina da fistola infetta. Io tengo quel liquor pien di bontate, S’io rendo al Re sua sanita perfetta, Di Salerno di poi che fia guarito Dimanderolli el Principe in marito:
Hor che farai, o Virginia infelice, Vuoi tu volare al ciel senza haver ale? A te haver tanto sposo non lice, Ma a qualche donna di sangue reale, Columba se, non te stimar Phenice, Maggior ruina fa chi troppo sale. Di quel trito proverbio habbi paura, Che misurato è, chi non si misura:
Ma se per sposa gia con gratie nove Hebbe Bacco Adriana al lito tristo Se gia amarno, & possederno Giove Due humil Nimphe Semele & Calisto,
Perche non debbo far l’ultime prove Per poter far del mio Principe acquisto? Chi ha rispetto assai, mai satia voglie, Et chi l’arbor non sal, frutto non coglie:
Starò richiusa qual vil feminella, Qual ha lagrime & strida sol per armi? Tanto mi stringe quella faccia bella, Ch’io dispongo, o morire, o contentarmi, Ma spero anchor che quella forte stella Mi potria scior, come pote legarmi, Che gia mi fa la sua forza infinita Sopra l’etate, & sopra el sesso ardita:
In casa andrò pel famoso licore El qual richiuso tengo in vaso d’auro Ch’al Re guarira el braccio, & a me el core, Et posseder farammi el mio thesauro, Qui non bisogna, o indugio, o timore, S’io voglio a danni miei, trovar restauro, Che ne suo servi amor, ch’è dio magnanimo Sollecitudin vuole, ingegno, & animo.
Poi chel sol quasi in Occidente è fitto, Et ombra porge ogni selva ogni sasso Fuor della terra al marittimo litto Piglian nostro camin con lento passo.
Forse linira el duol da cui trafitto E giorno & notte el miser corpo lasso Perche la spira ogn’hor, si soave aura Ch’ogni affannato spirito restaura.
Stendesi el regno mio Parthenopeo D’Apulia a salti, & di Lucania al monte, Et ha el mare Adriatico & lo Egeo Per termin suoi, & Grecia opposta a fronte, Ma che mi val? se questo dolor reo, Non tole el regno o le ricchezze pronte? Conosco ben, ma con mio danno espresso, Ch’io ho regno & thesor, ma non me stesso.
Italia, Gallia, Germania, & Egitto Fatto ho cercare, & nel tempio di Giove, Et dove Alcide sue colonne ha fitto, La steril Libia, ove mai tuona, o plove Lo Hidaspe, el Tago, & l’infelice litto Ove il magno Pompeo perse sue prove Et non ritrovo ad mia vita meschina Arte, herba, incanto, ingegno, o medicina:
Prin.O nobil Re in molte adversitate, Si vede se l’huomo ha molta prudentia: Quando incurabil sia l’infirmitate Non ce miglior ripar che patientia: Ma so che le tue doglie fien curate Con arte, ingegno, o vecchia esperientia,
Non ponga ad te disperation l’assedio Che non è male alcun senza rimedio.
Nel mondo vedi hor lieta pace, hor guerra, Hor notti o cure, & hor candidi giorni, Et così vedi rivestir la terra, Hor di ghiaccio, hor di rose e fiori adorni, Se la tua maiesta qualche duol serra Forza è ch’el mare irato in calma torni Che se eterna non è cosa terrena Non debba essere eterna la tua pena.
Re.Io non spero giamai trovar più pace, Et questo è quel che mi confonde & duole Che in questa nostra rea vita fallace Ferma felicita non vede el Sole. Poi che forza e seguir quel che al ciel place, Non medici o ripar più el mio cor vuole Che a huom di gran mal posto in servitute Sola speranza e non sperar salute.
Vir.Me, che spegner desio mio mortal foco, O serva, o Dario mio seguiterai: Et spero ch’el camin nostro fie poco, Che Napoli da noi si vede hormai. Io veggo molta gente in questo loco, Glie el Re, che fo? anderò? o nò? anderai: Ron.Che cerchi donna, o qua drento che vuoi? Vir. ●Ron.Parlare al Re. ●Sta indrieto che non puoi.
Come profumi o pien di vino & stolto Voler tal donna a torto ingiuriare? Se non ti muove el suo pietoso volto Non so che cosa ti possa mutare? Ron.Io non mi curo de le donne molto. ●Gen.Che una gia mi stratiò. ●se al Re parlare Vuoi damigella, a dirgliel m’abbandono Perche servo di donne nato sono.
Vir.Giovin benigno di cosa importante Ho io da conferir con la corona. Et non mi curo di questo ignorante. Ch’un ch’è villan non puo far cosa buona Gen.Maiestà sacra, una donna prestante Promette assai, se con teco ragiona Par gemma in oro, & fresco giglio in horto, Ne veder la potrai senza conforto.
Re.Se è bella, io son contento che la chiami Et che innanzi al conspetto mio sia posta. Ma guarda non sia quella che tu ami Che rotta & fredda è stata tua proposta Vir.Te salvi el ciel; se tua salute brami Laquale à forse in questo vaso ascosta, Io vengo ad te per adorarti & poi Ad guarirti del mal, se guarir vuoi.
Re.Partiti, parte, con passi non lenti, Che s’io non riguardassi a tuoi verdi anni
Ti porrei in tante pene, angoscie e stenti, Che penseresti a tuoi non a mie danni, Di tutto el mondo e medici eccellenti Non han potuto curare e miei affanni, Et tu curar li vuoi? questo tuo vanto Merta pena, dolor, carcere, & pianto:
Vir.Non mi sprezar, che, spesso un humil, verme Spesso herba abietta, & spesso limose acque, Porgan conforto a nostre membra inferme, Qual , & tacque. Tutte le humane menti non son ferme Ad un saper, perche al ciel cosi piacque: Quel che medici regno, & thesor tuoi Non han fatto, sil fo? che dirai poi?
Io fui da generata, Ad cui non visse el par sotto el tuo imperio, Da cui fu gia da fistola salvata Una Regina nel greco emisperio, Dannar la cosa pria che sia provata In tanto Re mi par gran vituperio: Io spero tanto far, che di mie prove Tu stupirai in terra, & nel ciel Giove.
Re.Poi che mutar mi fai contra mia voglia Quello che havea nel cor deliberato, Et in man di donna piu leve che foglia Far por mia vita, mio thesoro & stato
Io giuro a te per piu tua pena & doglia, Per la corona, & pel petto sacrato, Che se non mi guarisci in otto giorni Faro in foco bruciar tua membri adorni.
Vir.El giuro tuo non estimo una dramma, Che certa sono in me non havra loco: Poi, nutrita di fiamma, esca di fiamma Sono io in terra elemento del foco: Ne temo ardor, che tanto ardor m’infiamma Che a spegnerlo el mar tutto saria poco: Così volessi mia sorte fatale Che chi m’abbrucia, ardessi in fiamma equale.
Ma dimmi o Re poi che a morte aspra & pianto Io sotto pongo mia misera vita, Facendo quel di che mi ho dato vanto Con la salute a te restituita, Che premio dai ad un merito tanto? O che gratia da me fie consequita? Re.Ciò che chieder sapra tuo ingegno grato Se ben chiedessi el mezzo del mio stato.
Vir.O Re a questo non va el mio disegno Io voglio in premio al tuo guarito male, Per mio marito un baron del tuo regno Qual chiedrò, benche a me fussi inequale: Ma perche el parlar mio non ti sia a sdegno, Non fie tuo figlio, o di sangue regale.
Et darmel giurerà la tua persona Pel sacro petto, & per l’alta corona.
Re.Prometto & giuro per la testa mia, Per la corona & pel petto sacrato, Che quel che chiederai tuo sposo fia Se gliavien che tu m’habbia liberato; Ma voi fate costei guardata sia Per fino al termin da noi deputato, Che in crudel fiamme la faro morire, Se in otto giorni non mi puo guarire.
Ma.Figliuola mia ho di te gran pietate Che sò che corri alla tua morte espressa. Molto mi muove tua tenera etate, Laquale a crudel legge hai sottomessa, Vir.O chara madre mia non dubitate Che bene osservero ogni mia promessa. Sara del Re la doglia & la mia spenta, Et voi anchor restarete contenta.
Sil.Gia son passati i sei de gliotto giorni Che Virginia doveva el Re guarire Ne si sa che salute anchor li torni, Se si sapessi, e si sentiria dire Ahimè come potro que membri adorni Veder in mezzo alle fiamme perire? Ma prima che veder sì crudel sorte Intendo darmi di mie man la morte.
Amor non veditu che senza lei Glialtar tuoi non saran piu riscaldati? Ne piu sforzar potrai glihuomini & dei Ne tanti spirti eccelsi humilitati. Non Papho, o Cipri, o monti Citherei Seran d’ambrosia, o di fior coronati. Ch’ogni tua forza & tutti e templi tuoi Son posti in mezzo a potenti occhi suoi.
Huomini, Donne, Dee di terra, & mare Audite le mie preci lagrimose, Dhe non lasciate in le fiamme mancare Di Virginia le membra pretiose Voi ne vedrete gliuccei lamentare E monti, i fiumi, con le querce annose Et mossi da sua pena & dolor tanto Terra, acqua, & ciel? usar sospiri & pianto:
Et se mia vita vuoi,o fato crudo In cambio della sua, mia vita togli, Se lei non vive oue ogni speme includo, Credi tu poi ch’al mondo viver vogli? Mai de sta man partirà el ferro crudo Sin de sto dubbio Virginia non sciogli. Per far con morte a l’alma mia la strada Et seguire el suo spirto ovunque e vada:
Giul.Silvio getta, nascondi el ferro ignudo In viso al ciel che ti preserva & ama
Perche vuoi tu, o disperato & crudo Ferire el corpo, l’anima, & la fama? Sil.Accioche quella in cui mie speme includo Non vegga in fiamma, el cor mio morte chiama Ch’io non vo vita senza sua salute, Et farli fe della mia servitute.
Giul.Non dubitare o Silvio, hor ti conforta, Perche Virginia tua fatta è felice. L’alma del Re vive, qual era morta; Della fistola ha tratta la radice: Una collera verde in sangue smorta Gliha fatto vomitar questa Phenice: Ch’el duol del tristo humor del braccio è fora Et finalmente el Re per dea l’adora:
Sil.Giulio non m’ingannar che far nol dei, Benche del Re tu sia Camerier fido. Forza al fin m’è saper suo casi rei, Allhor m’ucciderò s’hor non mi uccido. Giul.Io non t’inganno ne’ngannar potrei Te ch’amo tanto, lascia ogni tuo strido. Vien con me, drento, se tuo cuor non crede. Che cio vedrai con occulata fede.
Re.Mai uno huom savio disperar si deve D’ottener cosa che possibil sia: Ch’il crederia ch’el mio braccio sì in breve Libero al tutto d’ ogni pena sia?
Mia vita si struggea come al sol neve, Hor l’ha saluato una fanciulla pia Quel ch’erbe, medicine, huomini & dei Non poten fare, ha potuto far lei.
Venga Virginia presto al mio conspetto, Che mai a tanto don non sarò ingrato, Vir.Che dimandate signor mio diletto? Re.Che dica quel baron t’è in sposo grato: Vir.O Re el cor da troppo amor costretto Se chiede quel non dee sia perdonato, Largite a me, che v’ho tolto da morte Di Salerno el gran Principe in consorte.
Re.Dhe dimanda altro don figliuola mia Più tosto el regno teco io vo partire Benche per fede obligato ti sia Potrai da me maggior ben conseguire, Che se a tua voglia consentito fia Nascera sdegno, pianti, incendiij & ire Chiedi thesori, accio stia el regno in pace, O uno altro baron qual piu ti piace.
Vir.Se a me donasse le odorate ariste D’Arabia, se i liquor persi, o Sabei Se l’arene del hermo in or commiste. Se le gemme de gl’Indi & de Caldei, Se facessi segar miei membre triste; Di quel c’ho detto mai mi muterei;
Che piu stimo ottener tal signor degno C’haver del mar, o della terra el regno.
Re.Gran gratia è questa c’ha chiesto costei. Di darli un tanto signor per marito S’io nol do sono un Re, & manco allei. Sil do, si truova el Principe schernito, Ma della fede mia mai mancherei, Da cui son debitor che m’ha guarito. Hor su dinanzi alla mia maiestate Di Salerno el gran Principe chiamate.
Prin.Te salvi o Re el ciel sommo & superno Che mi comanda la tua maiestate? Re.Morto è tuo padre, che vada a Salerno Poi sei cresciuto d’anni & di bontate, Et che del stato tuo pigli el governo Con prudentia, giustitia, & con pietate, Et una donna bella & virtuosa Menerai teco, qual t’ho data in sposa.
Prin.Et chi è questa dama signor mio? Re.Quella che m’ha de sto braccio guarito. Prin.Adunque a figlia di vil medico io Principe tal son dato per marito: Mai sara ver, prima con ferro rio M’ucciderò che l’habbi consentito, O Re, o signor mio tu dishonori Me, la mia casa, e miei progenitori:
●Re.Arme, non sposa vo seguire: ●la sposa Non impedisce armarti & stare in sella. Prin. ●Re.Non è di Regal sangue: ●è virtuosa. Prin. ●Re.Nobil non è: ●ell’è casta, & è bella. Prin. ●Re.Mia casa infamo: ●tanto è gloriosa. Che non bisogna aggiunger gloria a quella: Prin. ●Re.Dota non ha: ●da me la dota havrai: Prin. ●Re.Mai non consento: ●sì consentirai:
Principe replicar piu non bisogna Ch’ogni tuo replicare è fumo al vento, Voi tu ch’io che son Re resti in vergogna? Che a lei rompa la fede el sacramento? Che m’ha data la vita? el tuo cor sogna, Se fuggir cerchi el mio comandamento: Prin.Servo tuo son & sforza mi puoi tu O Re, ma lieto non saro mai più.
Re.Sì sarai, fa venir l’alta Regina E regalmente Virginia adobbata. El Vescovo, e un notar di disciplina. Ch’io vo dinanti me sia lei sposata. Fa Sescalco una cena peregrina Una mensa regal sia apparecchiata, Se sorte, o povertate alcuno stratia, Venga hoggi a me ch’a tutti farò gratia:
Di tutte queste mie parole note Sarai fedele scriba uno instrumento
Di Salerno el signor che tanto puote, Pigliar per sposa Virginia è contento A cui di Sarno do el contado in dote Not. ●VirEt tu Virginia consenti. ●consento Not.Et tu Principe pio alto & da bene ●Prin.Che di? ●Sì dico ch’ubbidir conviene.
Re.Hor su Principe mio con questo anello Adesso sposa la vezzosa mano, Non basta anchor, nota quel ch’io favello Basciar te la conviene, o forte, o piano Ha Virginia ti fuggi el volto bello, Parti el basciar del Principe sì strano? Vir.Stran non mi par, ma parmi honesto sia. Ch’el volto nieghi quel ch’el cor disia.
Ves.Benedicavi quel c’ha fatto il tutto Et lungo tempo vi corservi insieme In pace, in gaudio, & di voi nasca frutto Degno di monarchie alte & supreme D’una generatione in altra addutto. Viva in eterno el vostro dolce seme, Et voi duo chiare stelle a tempi nostri, Remirate el figliuol de figli vostri.
Re.Hor andian drento alla famosa cena Sia in questa notte fatto festa & gioco Che veramente è felice & serena.
Atto secondo
Ura profana abhorrita fortuna, Mai contenta star ferma in uno stato: Tu sempre giri con rota importuna E ’l basso elevi & l’alto hai ruinato, Et l’huom ch’è giusto senza causa alcuna Persegui, & quel ch’è ingiusto, fai beato: Ne morte, o prego in te pietate arreca Però chiamata sei fallace & cieca:
Tu non riguardi a gli altissimi regni, Non riguardi a thesori, o nobiltà, Et sempre cerchi offendere e più degni Ch’el mal piu duole in piu felicità. Come hai rotto, o crudele i miei disegni. Con questa donna, che con falsità M’ha costretto a sposarla, & per più doglia Ha vinto col suo inganno la mia voglia?
Quante donne di illustre & regal sangue Accorte, ricche, belle a meraviglia Ho recusato, hora el cor mio che langue Consente haver d’un medico la figlia? Sposo non li sarò ma mortale angue: S’amor lei salva, & me isdegno consiglia: Io vo mostrare a questa donna oscura, Che cosa violente poco dura:
Io voglio andare al Re per tor licentia Et dir che per Salerno io vo partire Per preparar con gran magnificentia Le nozze, & far poi Virginia venire: Ma altrimenti fia la mia sententia Che el Monsenese intendo preterire. Et consumare in Francia, e miei verdi anni Così giusto è l’ingannatrice inganni:
Tra tanti mali ho pur qualche conforto Ch’al signor Re mia scusa è stata accetta, Licentia ho havuta, & punir voglio el torto, Che m’ha fatto e sta donna maladetta: Hormai el legno mio navica in porto Che veggio andar pe suo piè la vendetta, O sposa aspetta me, l’aspettar fia Quel de giudei ch’aspettano el messia.
Inteso ho come el Duca di Milano Ha gran guerra col nobil Re di Francia Li voglio andar: & qual buon Capitano Fama acquistar con spada, & con la lancia Così farò de sta Virginia vano El desio, el fervore & l’arrogancia Ne mai tornare a Salerno piu spero Se lei non muore o entra in monistero.
Vir.Misera lassa & in mal punto nata Virginia sfortunata che farai?
Già certa son che la crudel andata Del mio signor è per non tornar mai, Morte fa ch’io ti sia raccomandata, Me uccidendo a duo satis farai. Perche in una hora me trarrai di stento, El Principe farai lieto & contento.
Tu se partito o mio charo signore Abbandonando me tua fedel serva? Ma non m’hai gia renduto el tolto core. Che in se la faccia tua scolpita osserva: Se di sposarmi havevi un tal dolore Che non mi uccider pria con man proterva? Che volontier per farti beneficio T’havrei fatto del corpo sacrificio.
Torna signor tu non tornera in vano Se non per altro almen per darmi morte. Ucciderami tu con la tua mano, Ch’a morir di tua man fie’l duol men forte. Sol di te un bascio sforzato inhumano Ha gustato la tua trista consorte, Che charo costa mia pallida fronte Gia convertita di lagrime fonte:
Crudo amor tu se quel che ti dai vanto Di dileggiar tutte l’humane cose Tu vuoi de tuoi soggietti hor risi, hor pianto Hor dolce pace hor guerre sanguinose
Tu converti in un’hora in strido el canto Fai le luci ridenti, lagrimose, Con ferro, con venen, sospetti e invidie Ch’al fin son tutti li tuo doni insidie:
Vir.Hor al Re trappassar di dentro voglio. Per tor licentia d’andare a Salerno Qual pien di stupri, furti, ire, & cordoglio Per non starvi el signor esser discerno. Forse s’el stato suo d’infamia toglio, Et de le terre rassetto el governo. Del signor mio ch’a torto mi distratia. Racquisterò la gia perduta gratia
Io ho dal Re la licentia impetrato D’andar, ma non vò gia com’i vorrei. Che non vuol mia crudel fortuna & fato Troppo contraria, a giusti pensieri miei: Andianne amici al camin disegnato, Et col favor de li huomini & di dei, Piglian verso Salerno el nostro corso Che forse al dolor mio darà soccorso.
Cal.Magnanima & illustre principessa Son de Salernitani imbasciatore, A darti vengo obedientia espressa, Per parte l’oro, & l’huomaggio & l’honore Et mantenerti la fede impromessa Si come sposa del nostro signore.
Et obbediendo a tuo precetti soli, Porren per te robba, sangue & figliuoli:
Vir.Orator saggio & d’ogni virtu pieno. Te & color che ti mandon ringratio: Et humilmente prego el ciel sereno Che togliate & lor d’affanno & stratio: Giusto abondante, pacifico, ameno. Tener quel popol mai mio cor fia satio. Et sforzerommi se Dio lo concede. Rimeritar, tanto amor, tanta fede:
Ruf.Signor da poco in qua par tu ti sfaccia. Si come neve posta al sole ardente. Hor che vuol dir la tua pallida faccia? El tuo silentio & solitaria mente? El dimostrar ch’ogni piacer ti spiaccia El mangiar poco el tuo dormire niente, E pensieri, i sospir mi fà gran segno Ch’amor t’habbi legato nel suo regno.
Prin.Tua presuntione a punirti m’invita. Che vuoi saper s’el cor mio è lieto, o more Ruf.Sforzami fede una pieta infinita, Et fo l’uffitio di buon servitore: Se tu non scopri la mortal ferita, Chi potrà mai curare el tuo dolore? Lasso non vedi che te stesso uccidi Se de la tua salute li diffidi?
Forse ti darò io qualche consiglio Che lenirà questo tuo duolo amaro: Se ben mi se signor; per anni figlio. Esser tu mi potresti; o patron charo: Prin.Hor su servo fedel partito piglio, Sol per dar al mio mal qualche riparo Chi so’ ch’è vera, la vulgar sententia, Che lunga etate ha lunga esperientia.
Ruffo l’amare è de giovani usanza. Se tu mi adiuti in cio liber ti faccio, Conosci della vedova Gostanza, Camilla bella? per lei mi disfaccio, Ruf.Conosco quella ch’ogni bella avanza, Così l’havessi io questa notte in braccio Prin. ●Ruf.Che ditu traditor? ●non per errore, Ma per portarla a te charo signore.
Lascia signor el duol, la pallidezza, Che alfin ben condurai questo lavoro. In te è gioventu, in te bellezza, In te copia di gemme, argento, & oro. In te prudentia, in te piacevolezza: Tu secreto, sollecito, & decoro: Ardito, & fermo, qual salda colonna, Da espugnare el ciel, non ch’una donna:
Prin.Questo non basta: che consiglio dai? Ruf.Che ti vesta da donna e vada à lei
Prin.La mi conosceria, nol farem mai Ruf. ●Prin.Tola per forza? ●pria m’ucciderei Ruf.Qualche incanto, o malia tu le farai Prin.Non voglio; & s’io volessi io non saprei Ruf.Vanne ivisibil per negromantia, Prin.Io andero el mal che Dio ti dia:
Ruf.Non far signore io ho altro rimedio Prin. ●Ruf.Qual’è? ●vogl’ire a la madre a parlare. Con le promesse li porrò l’assedio Lasciami pure a mio modo frappare. Prin.Se tu mi levi d’amoroso tedio Io non ti lascierò gia mai mancare. Ruf.●Prin.●Ruf.Che? el malanno? ●che detto hai? ●che dentro Vadi, che hora in casa a Gostanza entro:
Ruf.O Ruffo sventurato, & poco accorto. Pur se venuto di donne a le mani Qual sempre odiasti, meglio era esser morto. Meglio esser in galea de catelani, Non guardan donne mai ragion ne torto Et han quella pieta c’han proprio i cani Quando nacquero il Dio andava a spasso Et credo la facessi sathanasso.
Di questo mal n’è causa el frappar mio, Che m’ha posto alle spalle questo peso: S’i vo a Gostantìa che gli dirò io? Io potrei esser bastonato & preso,
Pur ch’el patrone sfoghi el suo disio Poco si cureria s’io fussi appeso: Et s’io non vo al mio signor fo fallo, Che tratto el veda a coda di cavallo:
Io voglio andar & usar preci, pie, Et se non vale, usar volto di Marte: Per non pagar el nol di mie pazzie A me bisogna usar ingegno & arte; Di là di qua dirò molte bugie, E ingannar voglio l’una, & l’altra parte, Et forse anchor, chi sa? meglio è provarsi, Potria di me la madre innamorarsi?
Gos. ●Ruf.Chi è. ●amico tuo Gostantia pura. Et se ascolterai quel che ti dico. Ascolterai tuo bene, et tua ventura, In sempiterno restarai felice. Vieni a la porta & non haver paura, Ch’io porto d’ogni ben tuo la radice. Gos. Poi ch’el parlar con meco ti diletta. Volontier udirotti, io scendo, aspetta.
Ruf.Madonna di prudentia el primo segno, E pigliar la ventura quando viene, De Salerno el gran Principe alto & degno De Re Alphonso, più entrata tiene, Lui donerà non che thesoro, un regno Et sprezza come fango, oro, & cathene,
Tu savia se, egli ama la tua figlia Di contentarlo meco ti consiglia.
Gos.Fuggi di qui scelerato importuno, Paio ti donna di tal qualitate? Voglia mi viene hor senza indugio alcuno Con l’unghie haverti le guance squarciate: Non a Re, non a Principe nessuno Vender voglia mia fama, o castitate, Se mai piu dirmi tal cosa t’avezzi, Io ti faro tagliare in mille pezzi.
Ruf.Hier frappai tanto al mio Principe degno. A cui promessi di farlo beato. Ma poi che non riesce il mio disegno Che faro io? ohime chi son spacciato; Se caricasse me d’un verde legno Non si direbbe, o quanto ben gliè stato? Perch’io pazzo, bugiardo, sciocco, & grosso Promesso ho quello che osservar non posso:
Io veggo il signor mio di casa uscire, O lingua adiutami hor, se non, ti taglio. Dubito forte di suoi sdegni & ire, Et che con meco non giuochi a sonaglio: Non ce miglior ripar che bugie dire, Prin. ●Ruf.Ruffo che fai? ●signore hor ti raguaglio Prin.Hai parlato a Gostanza o molto, o poco? Ruf.Sì, che la fussi abbrucciata intro ’l foco:
Mai vidi donna con tanta arroganza, Questa mia guancia ha havuto aporre in terra, Ma per questo non perder la speranza, Che l’arbor per un colpo non s’atterra, Non sai signor delle donne l’usanza? Che voglian pace quando chieggan guerra, Chi minaccia, & par brusca alle parole, Quanto piu niega allhor tanto più vuole.
Mostron le donne haver semplice ingegno, Poi volpe è quella che colomba pare, Fingan nel volto di malitia pregno Non veder, ma di la veggon dal mare, Di Gostanza, & Camilla ogni disegno Apertamente ti vo dichiarare La figlia a te, la madre el tuo thesoro Vogliono, el diavol non sa quanto loro.
Prin.Ruffo alla madre ritornar bisogna, Questa lettera mia presentarai. Ruf.Se me ne torna poi danno, & vergogna? Prin.Per mio amore in pace el porterai. Ruf.Me amo piu che te qui el tuo cor sogna: Prin. ●Ruf.Che di poltron? ●ch’ubbidito sarai. Andrò, ma non dirò quel che vuoi tù Perche la mamma mia non ne fà piu:
Purche lui goda non cura el padrone Ch’io del mio sangue tingessi el terreno,
Io vo pensare alla mia salvatione, Crepi pur lui se sà, & venga meno; La lettera m’ha dato porterone, Ma chi sà se la serpe io porto in seno? Prima ch’io la presenti non mi lice Aprirla, & veder ben quel ch’ella dice?
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