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Spinge natura ogni mortal' ingegno Cercar, inueſtigar, diſcorrer' l'arte, L'inſtinto de le genti, il bel diſſegno. Solcaſi il mare con l'antene è ſarte, Aſia la grande, l'Aphrica è l'Europa: Ad ogniun piace uer le ritte charte Qui fiumi inuolti ſon, qui ualle zoppa, Qui stan gl'armeni: qui ſtan gli affricãti: Quinci l'Egytto con Libia ſagroppa: E quindi gl'Ethiopi huomin Nigranti Viuon ne le gran Sabie, qual ſerpenti: Prudenza è gentilezza tal ſembianti: Saper: è perciò non risguarda ſtenti Quel che ricercha l'habitabil polo Vedeſi in picchol' corpi alpeſtre menti: Vedeſi hora, doue ſgonfia il colo: Oue L'eſtade, più che'l Verno tuona. Portatil Chaſe quel che Marco polo E Giouan da Villa alquanto ti riſuona, Dico di Tartaria, credo ch'al nome Comenci titillar tua mente buona, Mente uaga di legger queſte ſome: Ne ſoſpettar di fauole, ò nouelle, Coſtor c'han fritto colſero le pome Contenti d'obbedir à tue loquelle Pontefice Romano: unica Chieſa. Ma che più tu uoi legger quelle. Pigliale che uedrai rima disteſa: Vdirai coſe qual non ſia credibile: Credibile ſeran, puoi che ſia inteſa La cauſa è come il fatto fo elegibile. Finis.
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Alli Lettori
O R R E N D O Glianni del Signore. M. CC. XLVII. Papa Innocentio IIII. Volendo retraher le genti Barbare da tanta crudeltà, che uſauono uerſo li huomini, e maſſime Chriſtiani. Quantunque in ogni luocho, ſi publicaſſe la Cruciata, Mandò tamen Ambaſciatori nelle parti orientali, Frati Minori, e Predicatori. Li quali preſo camino in Tartaria, ſcriſſero diligentemente il ſuo uiaggio: Notando cioche con proprij occhi haueuano ueduto, e da molti Chriſtiani che habitano nel paeſe fermamente inteſo. Pertanto in queſta operetta candido Lettore, coſe merauiglioſe, & ueriſſime de Tartari uederai, Ne piu di quello, che loro medeſimi dicono. I che ſon poſti gli Nomi a cieſcheduna parte, e Capitolo, cioè Frate Giouanni Minore, & Frate Simone Predicatore, Acciò ſi poſſi ſapere come ſi accoſta il detto de uno a l'altro. Leggi adunque Gentil Lettore prima, & poi uedrai quāto diletto, & frutto ſi riceue, a legger quelle coſe che ben non habbi ueduto, ſei certo eſſer uere, &
utile al uiuer noſtro: Ma ſe a l'oppoſito nō apprecij, ne curi tal coſa, Certo non puoi fuggir nome de ingrato, Concioſia che per tuo amore queſti doi ualenti huomini (laſciamo tante fatiche, freddi, uigilie, ſudori, gelo, altre incommodita innumerabile ſofferte) per tuo amore, dico di loco in loco, di paſſo in paſſo, tutto quello, che da molti era tenuto per fabule, hanno uoluto ueder con diligenza, e nanti che moriſſeno, laſciarti per ſua memoria, & utilita tua.Vale.
Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria, per alcuni frati dell'Ordine minore
Rouaſi nelle parte Oriẽtali una Prouincia detta Mõgal, ouero Tartaria. Queſta e ſituata da quella parte che l'Oriente ſi congiunge con l'. Et de qui è il Paeſe di certi Popoli, che ſi dimandano Leitai & anche Solanghi. Da mezo giorno e la ſede de li Saracini, fra l'Oriente e mezo giorno habitano gli Humi, & da l'Occidente li dal'Aquilone, circonda il Mare Oceanno. In alcuni luochi e montoſa, & in alcuni ha molte pianure, ma tutta quaſi in ogni canto e piena d'harena. Non e fruticoſa nella centeſima parte: impercioche nõ pol far frutto ſe non e irrigata da fiumare, che li rariſſime ſe ritrouano. Onde ne Vilaggi ne Citta alcuna ui è edificata: ſaluo una che ſi dimanda Carcurim. e ſi dice ſufficientemente eſſer buona. Noi certo non hauemo ueduto quella, ma ſemo ben ſtati uicino a meza dieta: quando a Syraorda che è la maggior corte de l'Imperatore dimoraßemo, auenga che queſto paeſe ſia molto ſterile: nientedimeno e molto concedente a nutrir be-
ſtiami Sono certi lochi che hanno alquanti boſchetti, & oltra queſti legname alcuno non ſi ritroua. p̃tanto coſi l'Imperator como li Principi & altri ſacociano a ſedere in terra, e cuoceno le ſue uiuande con ſterco di Boui & Caualli. Lo aere e mirabilmente inordinato, a meza eſtade, tuoni, lampi, et ſaette, donde molti allhora periſcono, & caſcano le neue alte per li campi: ſono etiandio in queſto paeſe ſi freddi & crudeli uenti che a le fiate nō ſi pol appena caualcare, onde como foſſemo a Orda, che coſi chiamano le ſtanze de l'Imperadore Principi per lo gran uento giaceuamo gettati in terra, e per la gran poluere chel uento inalzaua nulla uedeuamo. Mai nello inuerno pioue, ma ſpeſſo nella eſtade, e coſi poco che appena la poluere e radice di herbe ſi poſſono inaquare. Qui anchora cade molte uolte grande tēpeſta: e queſto noi uedeſſimo che quādo l'Imperator poi la elettione doueuaſi ponerne la ſedia regale, cadde tanta tempeſta che de la ſubita ſua reſolutione CLX huomini nella corte forano ſomerſi: e molte robe, e ſuoi habitacoli traherno fora. Viè ancora ne la eſtade toſto un gran caldo, e di ſubito freddo grandiſſimo.
De la forma, habito, & uiuer loro.Cap. ij. A forma de li Mongali ouer Tartari, e eſtratta da tutti gli altri huomini. Pero che tra gli occhi & le galte ſono larghi più de gliatri, le galte etiandio ſono prominente molto da le maſcelle, hanno il naſo piatto e breue, li occhi piccoli, e le palpebre fino a le ciglia eleuate e ſopra il capo a modo de ſacerdoti, radendo da l'una e l'altra parte del frōte, piu ch'in mezzo, fanno capegli longhi, glialtri como le femine laſciono creſcere de quali fanno due code e liganole drieto le orechie. Hanno li piedi piccoli, li ueſtimēti coſi degli huomini como de le donne ſono fatti ad un medeſimo modo. Non uſano mantelli, cappe, o capucci ma portano ueſte fatte a marauiglia de Bucharanno de ſcarlato, ouer Baldaquino, qual ſono forti et precioſi panni, e quelle che ſon fodrate hanno le pelle di fora e ſono aperte da la parte de dietro, que etiam pende una coda piccola fino alli genocchi, le quale non loro lauano, ne mancho permetteno che ſian lauate, ſpecialmente fin che dura il tempo de tuoni, le ſue habitatione ſono rotōde a modo de pauiglioni fatte di Bachette & uer-
ghe di ſopra, a mezzo il coperto hanno una feneſtra rotonda, per laqual entra lo lume, & eſcie lo fumo. Pero che ſempre a mezzo fanno foco. Il colmo, e le bande ſono coperte di feltro, del medeſimo ſono anche le porte, queſte ſue trabacche alcune ſe disfanno e portanſi da ſommieri doue ſi uole, altre nō ſi poſſono disfare, ma nelle carette coſi intiere ſi portano, e quelle ſempre portano ſeco uadano in guerra, o in altro luogo, ſono molto ricchi de animali, cioe Camelli, Boui, Capre, e Pecore, li Caualli & altre beſtie, da ſoma, ſono appreſſo loro in tanta quantita che non credo, tutto il reſto del mondo n'habbia tāti. Ma Porci & altri animali non hanno. Lo Imperator Baroni & altri magnati, habundano d'oro, argento, ſeta, e pietre precioſe, li cibi de quelli ſon tutte le coſe che ſi poſſon mangiare, hauemoli ueduto mangiar fino Pedocchi, beuono lo latte de li animali, & in gran quātita pur che ſe ne troui di quello de beſtie da ſoma, pero che nello inuerno li richi ſolo ne beuono, ma li poueri cuoceno del meglio ne lacqua, e lo laſciano diſſoluer poi la matina ne beuono uno o doi bichieri, & a le uolte piu non mangiono quel gior-
no, quando e la ſera ſe da a ogniuno un poco di carne, e ſorbeno il brodo, ma ne l'eſtade che hāno del latte a ſufficientia rare uolte mangiono carne, ſe non le uien donata, o che ſia ſtata preſa a cazza come ſono ucelli e fiere ſaluatiche.
Delli ſuoi coſtumi. Capitolo. iij.
Anno alcuni coſtumi che ſon molto laudabili, & alcuni in tutto abhomineuoli, ſono piu obedienti a li ſuoi patroni che molti de noi, coſi Religioſi como ſeculari, impercio che portano a quelli ſomma riuerentia, ne mai li diriano una boſia coſi facilmente, ne fariano altro di quello li uiene impoſto. Rare uolte e quaſi mai contendono inſieme, Guerre. riſſe, queſtione, homicidio tra loro niuno interuiene, non ſi ritrouano Aſſaſini & robatori: onde le ſue ſtanze e carette doue ſono gran theſoro, ne con ſerrature, ne con altro inſtrumento ſe chiudeno, ſi alcuna beſtia e ſmarrita colui che la uede o laßala ſtare, o la conduce a quelli che hāno queſto officio: apreßo liquali colui che l'ha perduta la ricerca, & ſenza alcuna
difficulta ſe la piglia, uno honora l'altro, e liberalmente con familiarita cōmunicano le uiuande, benche poche ſiano apreſſo loro. Sono huomini di grāde tolerantia, pero che alle uolte che ſon ſtati uno e doi giorni ſenza mangiare ſopportano ualentemente, e cantano, e giocano, como ſe haueſſino ben mangiato. Nel caualcare ſoſtēgono gran freddo, & anche caldo intolerabile. Fra loro quaſi mai e alcū piacere, e benche molto s'imbriachino, tamen nella ſua imbriachezza mai cōtendono. Niuno ſprezza il compagno, ma quanto po li da aiuto. Le ſue donne ſono caſte, ne tra loro mai ſi dice de la ſua impudicitia, ma alcune di quelle dicono parole aſſai brutte e dishoneſte, li Tartari uerſo tutti gli altri huomini ſon ſuperbiſſimi, e reputano coſi nobili como ignobili da poco, e li ſcherniſſono. Onde uedemo nella Corte de l'Imperatore, il grā Prince de Roſſia, e'l figliuolo de lo Re di Giorgini, e molti Soldani niſſuno honor riceuer da quelli, anci coloro che alla cura ſua erano aſſegnati, benche foſſero uili li andauono di ſopra, e ſempre teneuano il primo loco, anci ſpeſſo biſognaua ſedeſſeno drieto le ſue ſpalle. Oltra di queſto ſono uerſo glialtri
huomini iracondi e diſdegnoſi, e quaſi mai dicono la uerita al principio ſono loſingheuoli, ma poi pūgono como ſcorpioni. Concioſia che ſono ingannatori e fraudolēti, e ad ogniuno ſi poſſono con l'aſtutia ſua dāno inciampo. Quello mal che li uoleno fare a marauiglia occultano, acio non ſe ne auedano e trouino qualche remedio contra le ſue aſtutie, ſono ſporchi nel mangiare, & altri ſuoi fatti, la imbriachezza ſommamente honorano, e poi che alcuno ha molto beuuto uomita, e toſto corre a beuer di laltro, prontiſſimi ſono adimandare, a donar auariſſimi, e ſe alcun foreſtiero appreſſo loro e morto non ſi dice nulla.
De la legge, & conſuetudine loro.Cap. iiij.
Veſto hanno nella ſua legge ouer coſtume, che occidono li huomini e le donne che ſi trouano in adulterio manifeſto. ſimilmente ſe una uergine cade in fornicatione cō alcuno ambedoi ſon meſſi a morte, ſe ſi ritruoua qualcheduno che aſſaſini, o robbi in paleſe ſenza pieta alcuna è ammazato. A qualunche diſcopre li
conſigli, maxime quādo uāno a battagliare, li dāno cēto battiture delle maggior che poſſa dare un ruſtico col baſtone. Coſi etiandio quando li minori offendono alcun de ſuoi maggiori non li perdonano, ma grauemente lo battono. Generalmente ſe maritano con tutti e ſuoi propinqui (eccetto la madre e la figlia che ſia ſorella da parte di eſſa madre) p̃cio che la ſarabbe da parte di padre, e la moglie di eſſo padre, poi la ſua morte ſoleno torre. Anche la moglie del fratello, il piu giouene poi la ſua morte ouero alcun de la parentela conuien che la togli. Onde eßendo noi li, un certo Prēcipe di Roſſia che ſi chiamaua Andrea fo accuſato al Baty che menaua Caualli fori di Tartaria, e uendeuali adaltri, e benche queſto non foſſe prouato li fu data la morte. La qual coſa ſaputa il fratello minore e la moglie di quello ch'era morto, uēnero a ſupplicar il prefato Prencipe che la terra nō li foſſe tolta, ma quello comandò al giouine che toglieſſe la cognata, & ad eſſa ſimilmente che l'accettaſſe per marito, quella riſpoſe uoler piu toſto la morte, che far contro la ſua legge. Coſtui nientedimeno ben che ambidoi rifiutaſſino quanto poteuano, conſtrin-
ſeli per forza a far queſta coſa nephanda. Poi la morte de li primi mariti, le moglie de Tartari nō facilmente piu ſi maritano, ſe non uoleſſi forſe alcuno tuor la cognata, o madregna. Non e apreſſo loro differentia alcuna tra baſtardi, e legittimi, ma il padre da cio che uol ad ogniuno, per tanto ſi ben ſono di ſangue reale, coſi ſi fa Principe il figliuol naturale como q̃llo della Regina. onde hauēdo il Re di Georgia, ò Scotia, doi figliuoli uno chiamato Melich legitimo, e l'altro Dauid, nato de adulterio, morendo laſſo una parte del paeſe al naturale Melich, a cui etiam da parte de la madre ueniua il Reame per la ſucceſſion feminile, uenne da l'Imperator de Tartari, percio anche Dauid preſe tal camino, uenuti adonque ambidoi a Corte, e dati grandiſſimi doni, adimandaua il figliuol naturale che li foſſe fatta iuſtitia a modo di Tartaria, e coſi fo data la ſententia contro Melich, che Dauid il maggiore la heredita che li haueua laßata il padre quietamente in pace poſſedeſſe. E concioſia che un Tartaro habbi una moltitudine di moglie, ha ogniuna caſa per ſe, e famiglia, hor con una, hor con l'altra, mangia, beue, e dorme il Tartaro, niente di
meno una fra le altre e la maggiore, cõ laqual piu ſpeſſo dimora, & con tutto che ſon tãte, mai di leggiero ſi appizano inſieme.
De le ſuperſtitioſe traditioni, che loro o li ſuoi maggiori hanno fatto.Cap. V. Er certe conſtitutione, che loro o li ſuoi anteceſſori hanno ordinato, dicon alcuni peccati eſſer indifferẽti, uno e poner il coltello nel foco ouer a qualunque modo tocchare il foco col ferro, & etiam tirar fori della caldiera le carne col coltello, ouer tagliar con la manera appreſſo il foco: Imperoche credono, coſi tagliarſi la teſta al foco. Vn'altro è appoggiarſe a quel flagello, con che ſi ꝑcuote il Cauallo: perche loro nõ fanno cio che ſiano ſperoni, & con la medeſima ſcorizata toccar le frezze, pigliar ucelli gioueni, & occiderli. Batter il cauallo col freno, uno oſſo romper con un'altro, Gettar in terra latte, o altre uiuande, Vrinar nella ſuo ſtanza: La qual coſa ſe alcuno fa di uolonta, è occiſo, ſi per neceſſità biſogna che dia molta pecunia a lo incãtatore, dal qual uien mondato, e purificato. Il quale etiandio facci
che la ſtanza con tutte le macerie paſſino per mezzo duoi fuochi. Innanci che a queſto modo ſia purificata, Niuno è ardito intrare, o portar fori alcuna coſa. Oltra di queſto ſe qualche morſello ſi mette nella bocca di uno, che non lo potendo ingiottire lo mandi fuora: ſubitamente per la feneſtra tonda della ſua ſtanza, lo cauano fuora, e ſenza pieta l'ammazano. E ſe alcuno zappa ſopra la porta della ſtanza di un Prencipe, perde la uita. Molte altre coſe hanno ſimile a queſte, che reputano peccati. Ammazzar li huomini, aſſaltar lo paeſe d'altri, e robarli le ſue faculta, e fare cōtro li comādamēti e p̃hibitioni di Dio, è nullo peccato appreſſo di loro. De la uita eterna, e dānatione niente ſanno, credono ſolamēte poi la morte, uiuer ne l'altro mondo, moltiplicar in beſtiami, mangiar, e bere, & far cioche faceuano in queſta uita preſente. Nel principio della Luna, ouero quando è piena, cominciano quello che uogliono fare, e chiamono eſſa Luna grande Imperatore, e pregando quella ſe ingenocchiano. Tutti quelli che dimorano nelle ſue ſtanze biſogna che ſi purifichino per il fuoco, la qual purificatione ſi fa in cotal modo. Prima ap-
pizzano duoi fuochi, e duoi haſte mettono appreſſo quelli, & una corda in la ſommita delle haſte: ligano poi ſopra la corda certi pezzi di Burcharano, ſotto la qual corda, e ligature tra quelli fuochi paſſono li huomini, le Beſtie, e li habitacoli. Sono ancho due donne, una de quì, e l'altra de lì, che ſpargēdo de l'acqua, recitano certi incantamenti. Et ſe alcuno e ammazzato da ſaetta biſogna al preditto modo paſſare tutti quelli, che dimorano in quello loco. La ſtanza, il letto, la carètta, li feltri, le ueſte, e cioche hanno, da niuno ſi tocca, ma da tutti ſi rifuta como coſa immōda: Et accio breuemente dica tutte le coſe, penſano che ſi purghino col fuoco. Onde quando uiene qualche Ambaſciatore, Principe, o altra perſona, biſogna eßo, e li ſuoi doni per duoi fuochi, accio ſi purifichi paſſare. Concioſia che temono non ſi porti qualche incanto ueneno, o coſa nociua.
V E S T A Parte Orientale, la qual habbiamo detto diſopra, como ſi chiama Mon-
gal, et in che modo è ſituata: Hebbe anticamente quatro Popoli (como ſi dice) il primo Popolo in lingua loro diceuaſi Iekamongal, cioè a dire grandi Mongali. Il ſecondo Summongal, cioè Aquatici Mōgali, che erano eſſi Tartari da un fiume Tartar coſi nominati, il quale bagna lo ſuo paeſe. Lo tero Merkath, Lo quarto Metrith. Tutti queſti haueuono una medeſima forma, e lenguaggio: benche tra loro in diuerſi Principi, e prouincie foßero diuiſi. Nel paeſe di Iekamōgal, fo uno detto Chingis, Coſtui cominciò eſſer robuſto Cazator, et imparò robar li huomini, e far botini, et a poco etiandio andaua per le Citta, e qualūque poteva: pigliaua, e faceualo ſuo ſeguace. Coſi inclinò li ſuoi Cittadini, che lo ſeguitauano per Capitaneo in male operare, & cominciò a combatter con li Aquatici Mongali, ouero Tartari, e quelli ſoggiugò, morto lo Prencipe loro in battaglia. Doppoi uinſe li Merchathi, e procedendo oltra, ottenne etiandio lo Imperio de Metrithi. Vdito queſto li Naimani hebbono a gran ſdegno, che Chingis foſſe coſi eleuato: Queſti haueuano habuto uno ualēte Imperatore, a cui tutte le preditte Nationi di
Tartari dauano tributo. Sendo queſto morto ſucceſſero li figliuoli in loco ſuo. ma perche gioueni, e ſtolti non ſapeuano regger il Popolo, erono fra loro diuiſi, & in diuerſo uoler partiti: Ne p̃ queſto ceſſauano moleſtar li cōfini de li Tartari, e far molte Correrie. Per la qual coſa Chingis congrego inſieme tutti li ſuoi ſubietti, il ſimile li Naimani, e Karakitai Popoli, uennero all'incontto. Peruenuti adonque in una Valle ſtretta, fo fatta la battaglia, et ſuperati li Naimani, et Karakitai dalli Tartari: Quelli che potero ſcampare ſi fuggirno glialtri foro fatti prigioni. Fra queſto mezzo lo Octoday delli p̃ditti Karakitai, Cam figliuolo de Chingicam, poi che fo cōſtituto Imperatore, edificò una certa Cittade, la quale hebbe nominata Chanil. Appreſſo quì, uerſo mezzo giorno, è un deſerto grande, in elqual ſi dice per certo habitar huomini ſaluatichi, li quali niente al poſtuto parlano, ne hanno giunture nelle gambe, & s'e alle fiate cadeno, non ſi ponno leuare per ſe ſteſſi: ma nientedimanco hanno tanta diſcretione, che fanno feltri di lana de Camelle, con quali ſi ueſtono, e reparano il uento impetuoſiſſimo. E quādo ſono ſagittati da Tar-
tari, mettono nelle ferite certe herbe, e fortemente fuggono da quelli.
Itornati nel ſuo paeſe ſe apparecchiorno a guerra cō li Kithai Popoli: e di ſubito moſſo il Campo introrno nelli ſuoi confini, la qual coſa ſentendo lo Imperatore de Kithai moſſe l'eſſercito ſuo cōtro a quelli, e fo comeſſa una dura battaglia, nella quale uinti li Tartari: tutti e nobili loro furono occiſi ſe non ſette. Onde fino al di d'hoggi quando uoleno battagliare qualche contrada, & alcuno menazali de occiſione: dicono per il paſſato etiandio occiſi non rimaneſſemo piu che ſette, & tamen hora ſemo creſciuti in tanta moltitudine, e perciò non ſi ſpauentemo di tal coſa. Chingis, et gialtri che rimaſero, ſe fuggirno nella ſua Terra. Et concioſia che al quanto ſe haueſſino ripoſſato. Vn'altra fiata ſi preparò alla guerra, & andò contro li Huyri: Queſti ſono Chriſtiani Neſtorini, rimaſto per tanto uinci-
tore tolſe, & uſurpò le ſue littere. Peroche li Tartari fin quà ſcrittura alcuna non haueuano: Hora tale è la littera di Mōgali. De qui partito uenne al paeſe de Sarhuyur, e de Caraniti, e de Hudirath, li quali tutti ottenuti, ritornò nella Patria: e pigliato alquanto di ripoſſo, ragunò tutti li ſuoi Soldati, & aßaltò un'altra fiata li Kithai, & longamente combattēdo con quelli pigliaro una gran parte del paeſe, e conſtrinſero lo Imperatore chiuderſi nella ſua Citta maggiore, laqual tāto tēpo oſſidiorno, che in tutto mancorno le uettouaglie allo eſſercito. Non hauendo adonque, che mangiare commandò Chingiscam a ſuoi, che di diece huomini, uno deſſero a mangiare. Quelli della Citta uirilmente con ſagitte, & altre machine dalli muri, ſe difendeuano, & poi che manchorno li ſaſſi gettauono lo Argento liquefatto: Imperoche quella Citta era molto piena di ricchezzza. Li Tartari nō potendo uincer quella con guerra, cauorno ſotto terra una grāde uia dal Cāpo, ſino a mezzo la Citta: e da poi diſcoprendoſi entro, e fuori, tanto moleſtorno con l'arme li Cittadini, che rotte le porte, e lo Imperatore, con molti ammazzato, ottennero la Ter-
ra, e portorno ſeco in Tartaria l'oro, e l'argento con tutte le altre ricchezze laßati delli ſuoi in gouerno della Prouincia. Allhora ſuperati li Kithai Chingis fo dechiarato Imperatore: Ma fino al di de hoggi è una parte di queſto paeſe in Mare, la qual non hãno potuto pigliare li Tartari. Sono li Kithai huomini pagani, che hanno lenguaggio per ſe, & etiandio (como ſi dice) lo uecchio e nouo teſtamento, & le uite de Santi Padri, & Hieremiti, e chaſe doue orano a certi tempi, como Chieſe. Dicono etiam hauer Alcuni Santi: Adorano uno Dio, & lieſu Chriſto, e credono la uita eterna, ma non ſi battezzano. La noſtra ſcrittura honorano, e reueriſcono: Amano li Chriſtiani, e fanno molte elemoſine, e parano huomini aßai benigni, & humani. Non hanno barba nella faccia, Concordano in parte gli Tartari.
Oncioſia che, doppoi la prefatta uittoria, li Tartari haueſſino alquanto ripoſſtato, partirono li ſuoi eſſerciti. Et lo Imperatore mandò delli ſuoi figliuoli, detto per nome Foſſut, lo quale etiãdio chiamauaſi Cam, cioè Imperatore, cõtro li Comani, e quali, con molta guerra ſuperati, ritornorno nel ſuo Paeſe. Mandò etrã uno altro figliuolo, contro li Indiani, per il che ſupero l'India minore. Queſti, ſono neri Saracini, che ſon chiamati Ethiopi. Partito l'eſſercito de li, ſe n'andò alli Chriſtiani, che ſono ne l'India maggiore. La qual coſa, udendo il Re di quel Paese, (che da tutti è detto il Prete Ianni) cõgregato l'eſſercito, uenne contro a quelli. Et haueua fatto far imagine di bronzo, le quali poſte ſopra li Caualli, o piu toſto Elephanti, oppoſe a quelli. Drieto quelle, erano huomini con folli, ouer manteſi, che ſoffiando accendeuano un foco artificiato, che di quelle abondantiſſimamẽte oſciua, che con gran ſcorno de l'inimica gẽte li Caualli, & l'inimici, abbruſcia-
ua. Scendea ſi grande fumo da quel fuoco greco in aere, che luce alcuna iui non ſi potea uedere. Allhora li indiani incominciorno a ſcargare li archi, & far piouer ſagitte. Dilche molti morti alle fiere rimaſeno, & gli altri confuſi ſi partirono, ne piu hauemo udito, che ſian tornati.
Itornando per deſerti li Tartari, peruennero ad una Terra, Nella quale (ſi come alla Corte de l'Imperatore con fermezza, ne raccontorno i Chlerici Ruthẽni, & altri che li erano ſtati, ritrouaro certi monſtri, li quali hanno ſpecie di femina, Ma poi che per molti interpreti habbeno dimandato quali foſſero li huomini di quella terra, folli riſpoſto in quel luoco tutte le femine, che naſceuano hauer forma humana: ma li maſcoli di Canne. Mentre che dimorarono in queſta Terra, li Canni nell'altra parte del fiume ſi congregarono inſieme, & ſendo d'inuerno, tutti ſi giettorno all'acqua, poi queſto reuol-
geuanſi nella ſabia, & coſi per lo gran freddo, ſi cõgelaua ſopra di loro quella materia, & poi che ciò molte fiate hebbero fatto, con grãde impeto aſſaltorno li Tartari, ma quelli giettando ſaette ſopra loro parea, che percoteſſero ſaſſi, concioſia che quelle indrieto ritornauano, ne manco l'altre ſue arme li poteano dar noia alcuna. Ma eſſi Cãni ſaltando in mezzo loro, molti col morder ammazzorno; & coſi foro ſcazzati li Tartari dalla ſua Patria. Onde fin a queſto tempo è un prouerbio tra loro de ciò, che ridẽdo inſieme dicono, Lo mio Padre, ouer Fratello, fu occciſo dalli Cãni, le Donne de quelli che pigliarono, menarno ſeco in Tartaria, & ſon ſtate fino al di della ſua morte. Ma de qui ſcampati, capitorno ad un Paeſe che è detto Rurithabeth: doue li habitatori ſon pagani, & queſti con l'arme uigoroſamente combattendo ſoggiogorno. Hanno tal gente una mirabil conſuetudine, anzi miſerabile, impercio che come il padre dalcuno more ſi raguna tutto il parentado, e lo mangiono. Coſtoro non hãno peli nella barba anci portano in mano un certo ferro (como hauemo ueduto) con lo qual ſempre pelano la barba, ſe qualche pe-
lo ti naſceſſe. Molto bruti ſono: Dequi lo eſſercito ritorno, nella ſua patria.
E LMedeſimo tempo, che foro mandati li preditti eſſerciti a uarie eſpeditioni, auioſſe Chimgiscam, contra Oriente al paeſe de Kergis: loqual allhora non preſe, ma ſi come ne era detto, uenne alli monti Caſpij, e da q̄lla parte, che ariuorno li monti, ſono como di pietra adamãtina, e però le ſagitte, & arme loro traſſe a ſe, a modo di Calamita. Gli huomini, che ſtanno tra li mõti rinchiuſi da Aleſſandro Magno, ſentito il cridor de l'eſſercito (como ſi crede) comincioro a rõper il monte. E quando l'altro tempo poi diece anni ritornorno li Tartari, era rotto il monte: e concioſia che prouaſſino entrare a quelli, mai fo poſſibile, che una nuuola era poſta innanti eſſi, oltra la quale piu andar non poteuano: Coſi toſto erano uicini, perdeuano il uedere. Coſtoro il ſimile, poi che ſentiro li Tartari non proceder oltra,
penſando queſto eſſer da timore, corſono cõ impeto per andarli adoſſo: ma trouata la nebbia, ne loro etiandio potero paſſare. Innanti che ueniſſero li Tartari alli predetti monti, paſſorono piu d'uno meſe per una larga ſolitudine: & inde procedendo piu anche d'un meſe, caminoro per un grande deſerto. Il che fo ritrouato uno paeſe, ma gente alcuna non era d'intorno: pur finalmente ritronorno uno huomo con la ſua moglie, il quale menato alla preſenza de Chingiscam, fo adimandato da l'imperatore, doue habitaſſero gli huomini di quel paeſe. Riſpoſe che in terra ſotto li monti habitauano: Allhora Chingiscam tenuta la ſua dõna, mãdollo dire a quelli, che ueniſſero a lui. Il quale andato, tutto il fatto ricontò: quelli riſpoſero, che in tal giorno ueniriano alla ſua preſenza, per fare il ſuo commandamento. Ma in queſto mezzo per uie occulte ſotto terra ſi ragunorno, e uẽnero diſopra a battagliare cõ Tartari, e molti all'improuiſa ammazzorno. Queſti Popoli quando il Sole uſciua no poteuano ſoffrire quel ſtrepito: Anci come era tal tẽpo bifognaua che poneſſino una orecchia in ter-
ra, e l'altra fortemente chiudeſſino, per non udire quel ſuono horribile: ne etiãdio a queſto modo erano ſi cauti, che da qui molti non moriſſino. Veduto adonque Chingiscam, che feceua nulla, e li ſuoi haueuano il peggio, partiſſe de qui, e menò ſeco quelli duoi, che erano ſtati trouati, iquali dimororno in Tartaria fino alla morte: e dimandati per qual cauſa habitaſſino ſotto terra. Diſſero, che ĩ quello luoco ogni anno a certo tempo quando naſce il Sole faſſi tanto romore, che non ſi puol per modo alcuno tollerare: la qual coſa, acciò non odano, allhora con Tympani, & altri inſtrumenti Muſici, tutti cominciano a ſonare.
Itornando da quel Paeſe Chigiscam, e mancato le uettouaglie patiuano gran fame: Hor per ſorte foro trouate le interiore freſche di una beſtia, e cauato fuora il ſterco, le miſſero a cuocer, e poi innanzi che Chigiscã portate tutti, ſe poſero a mangiare: Per la qual
coſa ordinò lui, che ne ſangue, ne interiori, ne coſa alcuna, che ſi poſſi mangiare (eccetti il ſterco) ſi giettaſſe uia. Venuto adonque nella ſua patria, ordinò li ſtatuti, che di ſopra hauemo narrati: Li quali inuiolabilmente oſſeruano gli Tartari. Poi queſto da una percoſſa de un tuono morì. Hebbe quattro figliuoli, lo primo Octoday, lo ſecondo Thoſſuthcam, il terzo Thiaday, lo quarto non ſapemo il nome. Da queſti quatro ſono diſceſi tutti li Principi de Tartari. Lo primo de figliuoli li Octoday fo Cuyne, che hora è l'Imperatore. Li fratelli di coſtui Octoben, e Chitenen, delli figliuoli di Thoſſuthcam, ſono Baty, Ordu, Siban, Borobaty, che è piu riccho, e poſſente, poi l'Imperator de tutti; Ordu piu uecchio delli Capitani. Sono quelli de Thiaday, Hurin, & Cadan. Del quarto figliuolo de Chingiscam, Mengu, Bithat, & altri molti: La Madre de Mengu detta Serocthan, e gran Signora fra li Tartari, & ſaluo la Madre de l'Imperatore, piu nomata, e potente de tutti (eccetto il Baty) queſti ſono li nomi Ordu è ſtato in Polonia, & Vugaria: Baty etiandio Hurin, & Caden, & Siban, & Duygeth, li quali tutti foro in Vngaria
ria, ma etiam Cirpodan, Il quale anchora è oltra mare contro certi Soldani de Saracini, & altri habitanti lo paeſe tranſmarino. Il reſto è rimaſto in Tartaria, cioè Mengu, Sirenen, Hubibay, Smocur, Car, Gay, Sibedey, Bora, Berca, Coreſa, ſono etiam molti altri Principi de quali non ſapemo il nome.
O Imperator loro ſopra tutti ha un mirabile dominio: concioſia che niuno ardiße dimorar in parte alcuna ſe nõ lui li aſſigna, e quello ordina il loco a Principi, li Principi a Cõduttieri, li Conduttieri a Centurioni, li Centurioni a Decani: tutto quello li uien comãdato ſia qual tempo, e loco ſi uoglia in guerra alla morte, ſenza altra contraditione obbediſcono. Imperò che ſe lo Imperatore adimanda la figlia uergine, o ſorella di alcuno, la danno ſenza contradire: Anci ſpeſſe uolte fa adunare molte donzelle dalli confini de Tartaria, e quelle che uuol ritiene per eſſo: & le altre da alli ſuoi Baroni, & in ogni luoco doue manda meſ-
ſaggi, fa dibiſogno li ſia datto Caualli, e ſpeſe ſenza dimora: Et ſimilmente uenga da qual parte ſi uoglia Ambaſciatori con tributi, è di neceſſita gli ſia datto caualli, carte e ſpeſe. Ma quelli che uengono da Terre, non ſottopoſte a lui, ſono in gran miſeria, e pouertà del uiuer, e ueſtire: e maſſime quando uanno a Principi, e li biſogna tardare. Pero che coſi poco dãno a dieci huomini, che non baſteria à uno, ouer duoi: e ſe li uien fatto miuria, nõ ſi poſſosno lamentare, e peggio che molti doni, coſi da Principi, como Sergenti ſono richieſti. Li quali ſe non darai fanno beffe di te, e reputano da niente, de qui noi gran parte delle coſe, che n'haueuano datto li Chriſtiani per uiuer, fo di biſogno ſpender in preſenti. Alla concluſione coſi tutte le coſe ſono in poteſta de l'Imperatore, che niuno ha tanto ardire che diceße queſto è mio, quello è tuo: ma gli huomini, gli animali, e cio che poſſedono è ſuo.
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The end
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