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Specchio di vera penitenza

Iacopo Passavanti · 1823 · Free in the US

106,025 words · about 7 h 25 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

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Licence: PD-US · Published in 1823 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Specchio_di_vera_penitenza&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Iacopo Passavanti
Language
Italian
Published
1823
Length
106,025 words · about 7 h 25 min
Sections
78 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (78)
  1. Front matter under 1 min
  2. Al discreto lettore about 4 min
  3. Elenco delle più note edizioni dello Specchio di penitenza about 10 min
  4. Elogio di Iacopo Passavanti about 3 min
  5. Prolago about 8 min
  6. Distinzione prima - Capitolo primo about 3 min
  7. Distinzione prima - Capitolo secondo under 1 min
  8. Distinzione seconda under 1 min
  9. Distinzione seconda - Capitolo primo about 2 min
  10. Distinzione seconda - Capitolo secondo about 2 min
  11. Distinzione seconda - Capitolo terzo about 6 min
  12. Distinzione seconda - Capitolo quarto about 5 min
  13. Distinzione seconda - Capitolo quinto about 4 min
  14. Distinzione seconda - Capitolo sesto about 4 min
  15. Distinzione seconda - Capitolo settimo about 4 min
  16. Distinzione terza about 1 min
  17. Distinzione terza - Capitolo primo about 7 min
  18. Distinzione terza - Capitolo secondo about 9 min
  19. Distinzione terza - Capitolo terzo about 5 min
  20. Distinzione terza - Capitolo quarto about 22 min
  21. Distinzione quarta about 1 min
  22. Distinzione quarta - Capitolo primo about 11 min
  23. Distinzione quarta - Capitolo secondo about 3 min
  24. Distinzione quarta - Capitolo terzo about 3 min
  25. Distinzione quarta - Capitolo quarto about 7 min
  26. Distinzione quinta about 2 min
  27. Distinzione quinta - Capitolo primo about 4 min
  28. Distinzione quinta - Capitolo secondo about 5 min
  29. Distinzione quinta - Capitolo terzo about 11 min
  30. Distinzione quinta - Capitolo quarto about 10 min
  31. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra come in certi casi la persona si può confessare altrui che al propio prete about 8 min
  32. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra chente e quale dee essere il confessoro about 3 min
  33. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra come il prete confessore dee avere, colla scienzia, discrezione, e spezialmente in quattro cose about 6 min
  34. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra come il confessoro dee fare l’assoluzione e degli scomunicati e degli altri peccatori about 4 min
  35. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra il modo che dee tenere il confessoro in domandare il peccatore che si confessa about 5 min
  36. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra come il confessoro dee tener celate le cose ch’egli ode nella confessione about 2 min
  37. Distinzione quinta - Capitolo quarto - Qui si dimostra di quali peccati il confessoro dee domandare il peccatore; e quante sono le circostanze de’ peccati delle quali il confessoro dee domandare about 5 min
  38. Distinzione quinta - Capitolo quinto about 5 min
  39. Distinzione quinta - Capitolo sesto about 6 min
  40. Distinzione quinta - Capitolo sesto - Qui si dimostra che quattro sono i casi ne’ quali la persona è tenuta di riconfessarsi da capo about 13 min
  41. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Dove si dimostra di quali peccati si dee fare la confessione: e che sono tre maniere di peccati under 1 min
  42. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra che cosa è il peccato originale, e come ogni uomo e ogni femmina che nasce secondo il comune corso della natura, l’ha seco about 2 min
  43. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra se la Vergine Maria ebbe il peccato originale about 6 min
  44. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra che cosa è il peccato about 2 min
  45. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra quale è la seconda maniere de’ peccati under 1 min
  46. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra quale è la differenza ch’è tra ’l peccato veniale e ’l peccato mortale about 13 min
  47. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra s’ e’ peccati veniali si debbono confessare about 5 min
  48. Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra di quali peccati si dee altri confessare; e cominciasi il trattato de’ vizi principali, e di quelli che nascono da loro about 2 min
  49. Trattato della superbia under 1 min
  50. Trattato della superbia - Capitolo primo about 2 min
  51. Trattato della superbia - Capitolo secondo about 3 min
  52. Trattato della superbia - Capitolo terzo about 11 min
  53. Trattato della superbia - Capitolo terzo - Qui si pone un’altra distinzione della superbia, la quale si distingue per dodici gradi about 2 min
  54. Trattato della superbia - Capitolo quarto about 3 min
  55. Trattato della superbia - Capitolo quinto about 9 min
  56. Trattato della superbia - Capitolo quinto - Qui si dimostra quali sono i segni che Dio abbia in odio la superbia about 3 min
  57. Trattato della superbia - Capitolo quinto - Qui si dimostra come la superbia offende gli angioli e gli uomini about 3 min
  58. Trattato della superbia - Capitolo quinto - Qui si dimostra come la superbia offende e nuoce al propio suggetto, cioè all’uomo nel quale ella regna about 7 min
  59. Trattato della superbia - Capitolo sesto about 3 min
  60. Trattato della superbia - Capitolo settimo about 2 min
  61. Trattato della superbia - Capitolo settimo - Qui si dimostra come sono tre cose per le quali si può correggere la superbia about 12 min
  62. Trattato dell'umiltà under 1 min
  63. Trattato dell'umiltà - Capitolo primo about 2 min
  64. Trattato dell'umiltà - Capitolo secondo about 3 min
  65. Trattato dell'umiltà - Capitolo terzo about 9 min
  66. Trattato dell'umiltà - Capitolo quarto about 9 min
  67. Trattato dell'umiltà - Capitolo quinto about 3 min
  68. Trattato della vanagloria about 1 min
  69. Trattato della vanagloria - Capitolo primo about 4 min
  70. Trattato della vanagloria - Capitolo secondo about 4 min
  71. Trattato della vanagloria - Capitolo terzo about 2 min
  72. Trattato della vanagloria - Capitolo quarto about 5 min
  73. Trattato della vanagloria - Capitolo quinto about 4 min
  74. Trattato della scienza about 24 min
  75. Trattato della scienza - Della seconda scienzia, cioè umana about 1 min
  76. Trattato della scienza - Della terza scienzia, cioè diabolica about 11 min
  77. Trattato della scienza - Della terza scienzia diabolica about 23 min
  78. Trattato de' sogni about 37 min

Continue:

Front matter

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Al discreto lettore

Quando il tipografo-editore della Biblioteca Nazionale mi palesò l’intenzione di comprendere in essa il celebre Specchio di penitenza del Passavanti, fu mia non tarda nè preparata risposta, che poco era da travagliarci intorno a questa ristampa, perciocchè quant’era da farsi per la correzione di un tal libro, lo avessero già operato i tre Accademici della Crusca che, volendolo l’intera Accademia, attesero a ripubblicare quel testo principalissimo di nostra lingua nel 1725. I consigli, poi, degli esperti e degli amici che nelle occorrenze di tal fatta mai non manchiamo di ricercare, furon cagione che di non poco si trapassassero i limiti di quel primo proposito: perchè l’uno di quelli suggerì di prendere a guida della nostra, anzichè ogni altra impressione, un qualche antico Manoscritto, a fine che la grafia da seguirsi meglio rappresentasse le inflessioni e la pronunzia già proprie all’età dell’autore; e un altro, di materie tali maestro, mi ebbe altresì mcoraggito a voler tenere sotto gli occhi, oltre alla indicata edizione del secolo a noi più vicino, anche quelle che se ne fecero, non sappiamo per opera di chi, nel decimoquinto, e poi nel decimosesto, per le cure commendevolissime di .

Tra i Testi a penna del Passavanti, de’ quali, come è da presumersi, non è in Firenze scarsezza, stimai da presceglier quello che un tempo appartenne al convento già detto delle Murate, sì perchè non annoverato fra gli altri di cui si valsero gli Accademici, e perchè l’assoluta ignoranza della latinità nel suo trascrittore, senza la quale è impossibile ogni scienza di cose teologiche, ci fu come mallevadrice del non essersi commessa in tale apografo, come forse in qualche altro, alcuna arbitraria mutazione. Esso appartiene, per verità, al cominciamento del secolo quintodecimo; ma tutta antica e fiorentina la favella che dal leggerlo ci risuona; costante o metodico, e generalmente corretto, il modo tenuto dal copista nel tramandarcela; ed i non radi e grossolani errori che vi s’incontrano, anzi che a natural goffaggine, sembrano da attribuirsi alle difficoltà dell’archetipo relativo, ovvero a distratta o rallentata attenzione. Per tali indizii è facile il sospettare che formatrice di quel Codice fosse una delle suore del monastero che sopra dovè nominarsi; ma sarebbe un mero giuocar di sorte lo affaticarsi a ridurre un tal pensiero a qualità migliore che di semplice sospetto. Conservasi esso apografo presentemente nella Libreria Magliabechiana, nella classe IV, ch’è degli Illustrati, sotto il numero d’ordine 59.

Dal confronto tra quel Manoscritto e le tre stampe sopra mentovate, cioè del 1495, 1585 e 1725, è risultata quella nuova lezione, o meglio mistura di lezioni, sulla quale, ben sapendo i gusti diversi e le controversie non ancora cessate su tal proposito, starò, più che altro, attendendo gli effetti della tua indulgenza. Seguitai in tutto mio stile, di cui diedi già saggi diversi, variati secondo l’età degli scrittori e le altre circostanze, e in questa Biblioteca e nell’Archivio Storico Italiano, e pubblicando nel 1844 il Rosaio della Vita: vale a dire, che fui fedele interprete della pronunzia e della grammatica de’ nostri vecchi, ma dell’antichità non ligio al segno di venerar sin’anco le mani che allora in ciò s’adoperavano, e di non usar talvolta la critica per ricondurre a verità gli svarioni in che già quelle trascorsero. Chi poi non possegga o cui manchi il tempo di consultare le tre già dette e oggimai rare edizioni, s’avrà nelle note che la nostra accompagnano le varianti presso che tutte più notabili che in quelle possono trovarsi.

La partizione dell’opera è tale presso a poco qual’essa andò fin qui per gli esemplari a penna ed a stampa; salvo i titoli reiterati o il novamente introdotto a certe parti di essa, ovvero aliene dal soggetto, troppo dall’altre disgregate. Chè meglio ordinare un tal libro dall’autore lasciatoci imperfetto, non sarebbe in vero possibile, se prima non si rinvenga anche il testo latino di questa medesima trattazione, il quale non è sino ad ora chi mostri di aver conosciuto.

Allo Specchio, com’è costume, si fanno seguitare l’Omelia d’Origene sul Vangelo che tratta della Maddalena, e le quattro Concioni liviane di Annibale e Fabio e Scipione, che la credenza di qualche erudito e l’acquiescenza di più altri ci tramandarono come volgarizzate dal medesimo Passavanti. Le ripetute letture che per l’assunto incarico dovei farne, non valsero a confermarmi in codesta opinione: contuttociò, non essendovi chi facesse ricordo del testo latino di Origene, mi diedi a ricercarne, e trovatolo al fine delle altre Omelie Ira le opere di lui, volli Pt|lazionarlo|col}lazionarlo colla presente traslazione, avendo, con tale scôrta, potuto correggere alcuni passi che dalle intenzioni e dal detto dell’Adamanzio troppo mi parvero dilungarsi. Così rispetto a Tito Livio; avvertendo che i più lievi errori, e quelli che possono facilmente credersi dello stesso traduttore, o i veramente insanabili, lasciai passare inosservati, o solo additandoli per qualche mia proposta o congettura.

Non ricopiandosi l’edizione fiorentina del 1725, non si stimò del caso il riprodurre la Prefazione che per essa avea dettato l’accademico Rosso Antonio Martini. Invece della quale, per ciò che spetta alle notizie intorno alla vita dell’autore, parve da seguir l’esempio per altri già datoci ristampando l’elogio che di lui leggesi tra gli Elogi degli illustri Toscani, composto da un religioso del suo stesso Ordine circa vent’anni dopo la fatica durata dagli Accademici; e tuttavia rinfrescandolo, dove ci parve occorrere, di qualche novella annotazione. Credemmo non inutile il tessere un Elenco delle edizioni sin qui fattesi dell’opera del Passavanti; ma non essendoci accaduto di averle tutte a noi presenti, dovemmo contentarci al descrivere soltanto le più ragguardevoli e dai nostri occhi non lontane, accennando sotto brevità le meno importanti, e quelle di cui solo per le bibliografie o per buoni cataloghi potè qui aversi notizia. Vivi felice.

Elenco delle più note edizioni dello Specchio di penitenza

Specchio di vera Penitentia compilato da Frate Iacopo Passavanti dell’ordine de’frati predicatori. — Impresso a Firenze a dì xii di marzo m. cccc. lxxxxv. — 1 vol. in-8. senza numerazione di pagine nè di carte, le quali però sono 146.

Invano si è ricercato di chi procurasse o curasse questa prima edizione, e chi ne fosse lo stampatore. Siccome opera tipografica, essa fu già minutamente descritta dall’Audiffredi. In quanto all’intrinseco, vi s’incontrano lezioni che nessun Codice dei consultati di poi sembra confermare: onde il sospetto che quegli antichi editori compiacessero non raramente al proprio lor gusto ed arbitrio.

Lo Specchio di vera penitenza del reverendo maestro Iacopo Passavanti fiorentino dell’ordine de’ Predicatori. — In Firenze, appresso Barlolommeo Sermartelli, 1580. — I vol. in-12, di pag. in tutto 407.

Precede una dedicatoria di Francesco Diacceto, vescovo di Fiesole, al cardinale Vincenzio Giustiniano, che porta la data dei 27 agosto 1579. Quindi forse l’attribuire che alcuni fanno quest’edizione all’anno precedente a quello nei quale fu pubblicata. L'esemplare che oggi vedesi nella Magliabechiana corretto da capo a fondo dalla mano propria di Leonardo Salviati, e colla data del 1584, fatta pero a penna, cioè con aggiungere quattro I dopo le lettere MDLXXX, è verismiilmente quello che dal Salviati stesso destinavasi a servire d’originale per l’edizione da lui compiuta nel 1585.

E notabile ciò che il Diacceto scriveva nella sua Dedicatoria intorno alle cagioni che il mossero a fare questa fatica; «Quelli venerabili Padri de’Predicatori,.... male misurando le mie forze, mi hanno instantemente ricerco, che confrontati molti testi anticamente scritti a mano, lo divulgassi (lo Specchio) più conforme che possibii fusse all’originale dell’autore, principalmente per utilità de’veri penitenti....; e per giovamento ancora delli studiosi della pura fiorentina favella, de’quali è oggi per tutto il numero grandissimo, si come è manifesta carestia delli autori che con quella proprietà della lingua ch’egli usò. abbiano scritto.»

Lo stesso ec. — Firenze 1581. — 1 vol. in 12.

“Poco dopo, cioè nel 1581, lo Specchio di Penitenza fu ristampato in-12. pure in Firenze.„ Così gli Accademici, nella loro Prefazione alla stampa del 1725. Questa ristampa non è registrata dal , e a noi non è riuscito di trovarla. Quando esista, non potrebb’essere che una copia di quella del 1580, ovvero quest’edizione medesima rimessa, come solevasi, in commercio rinnovandone il frontespizio.

Lo Specchio di vera penitenza del reverendo maestro fiorentino dell’Ordine de’ Predicatori. — In Firenze, appresso Bartolommeo Sermartelli, 1585. — 1 vol. in-12, di pag. in tutto 408.

Precede una lettera di Al magnifico cavaliere Messer Baccio Valori, del dì 15 ottobre 1584. Afferma il Salviati, e gli Accademici confermano, che questa edizione fu condotta sopra una copia a penna già posseduta dal celebre Don Vincenzio Borghini, della quale il non avea potuto avere notizia.

Lo Specchio di vera penitenza del R. M. Jacopo Passavanti Fiorentino dell’Ordine de’ Predicatori. Seconda edizione (sic) revista in Firenze e migliorata con un testo di (sic) e con uno di (sic) aggiuntavi di nuovo una Omelia d’Origine (sic) volgarizzata nel miglior tempo della favella. Di nuovo con ogni diligenza revista e corretta. — Venezia, appresso Pietro Marinelli, 1586. — 1 vol. in-8, di carte non numerate otto, e numerate 157, seguendo a questa il registro ed un’altra carta bianca.

Il Gamba dice questa edizione pessima e sommamente scorretta; e ben lo prova il frontespizio, dove a malgrado delle reiterate proteste revista e migliorata, revista e corretta, si leggono quei madornali spropositi di Reti per Deti, Ravanzati per Davanzati, Origine per Origene. Non sappiamo poi se debba chiamarsi menzogna o ignoranza dello stampatore il dare a questa sua il titolo di seconda edizione, quand’era, al meno che dir si possa, la quarta; ma fu malizia alcerto il riprodurre senz’altro la dedicatoria del Salviati al Valori, quasi per far creder fatta questa ristampa col suo consentimento, e da lui stesso migliorata. Gli Accademici si contentarono di dire che l’edizione eseguita per cura del Salviati “servì di norma a quella che nel seguente anno ne fu fatta in Venezia da Pietro Marinelli, ed a quella del 1608 che pure ne fece in Venezia Giovambatista Bonfadino.„ (pag. VIII.) Trovansi alcuni esemplari di questa edizione colla lettera D invece di R ai cognomi Deti e Davanzati; ed uno n’è oggi posseduto dal libraio sig. Ferdinando Agostini di Firenze.

Lo specchio di vera penitenza del R. M. Iacopo Passavanti ec., terza edizione rivista in Firenze e migliorata con un testo di Gio. Ba- tista Reti e con uno di Bernardo Ravanzati, aggiuntavi di nuovo una Omelia d'Origene ec. — Venezia, Gio. Batista Bonfadino, 1608. — 1 vol. di pag. in tutto 400.

Il Gamba passò giustamente in silenzio questa ristampa di ristampa, in cui nulla e forse di notabile se non la ripetizione degli errori che si trovano in quella del 1586.

Lo Specchio di vera penitenzia di Fr. Iacopo Passavanti ec. (coll'Omelia di Origene.) — Firenze, pel Vangelisti, 1681. — 1 vol. in-12., di pag. in tutto 434.

Precede una dedicatoria di Alessandro Segni Al serenissimo Principe di Toscana. Gli Accademici del 1725 cosi ne ragionano: «Verso la fine del passato secolo, cioè nel 1681, per comandamento del serenissimo Gran Duca di Toscana Cosimo III...., fu ristampata quest'opera coll'indirizzamento del senatore Alessandro Segni, allora vice-segretario dell'Accademia della Crusca. Ma occupato il Segni nel grau lavoro del Vocabolario, di cui in quel tempo appunto colla sua assistenza principalmente s’andava preparando la nuova ristampa, non vi si potè con tulla la necessaria diligenzia applicare, sicchè scevra da lutti i passati difetti uscisse fuori questa edizione, ed anche di nuovi, per l’inevitabile disavvedutezza degli stampatori, sformata non rimanesse» (pag. VIII-IX)

Lo Specchio ec. — Colla data di Firenze, ma fatta in Napoli, 1723 (gli Accademici scrivono 1722). — I vol. in-8.

Precede una dedicatoria del noto Cellenio Zacclori (Lorenzo Ciccarelli di Piedimonte d’Alife) a Donna Aurora nata principessa di Sanseverino. Il Gamba, lodandone l’editore, sembra implicitamente raccomandarla; ma gli Accademici, giustamente sdegnati per le menzogne del Ciccarelli, ne fecero un'assai grave censura; di cui riportiamo quella parte che dimostra come la stampa di Napoli desse occasione alla fiorentina del 1725: «Ultimamente, nel 1722, si è veduto in istampa lo Specchio di Penitenza, portante in fronte la data di Firenze, l'insegna dell’Accademia della Crusca, e l'asserzione di essere stato dalla medesima Accademia corretto e riveduto. La qual cosa quanto al vero sia repugnante e lontana, niuno sarà che malagevolmente s'induca n crederlo, il quale sappia che quelle Opere quali escono di giorno in giorno alla luce coll'approvazione di essa Accademia, debbono necessariamente d’alcuno autentico documento essere corredate; come nel Dante, e negli altri libri a nome di essa dati alla luce, facilmente ravvisare si puote. Ma in celesta edizione, oltrechè mancano i suddetti documenti, tali scorrezioni tratto tratto sparse per entro il testo medesimo si ravvisano, che quasi nulla differenze dalle passate la rendono; e chiarissimo argomento sono che ella non fu mai sottoposta alla censura di quella celebre Accademia, la quale permesso certamente non avrebbe che rotali sconci difetti pur coll'autorità sua Confermati restassero e accreditati.... (Qui seguono le esemplificazioni).... Laonde, affinche con tale impostura non fosse il pubblico pregiudicato, e una si pregiata scrittura, già da tanto tempo colle cattive stampe sconciamente guasta e contraffatta, alla natia bellezza e purità sua fosse ricondotta, è stato giudicalo dover riuscire non meno gradita che utile impresa agli studiosi della lingua nostra il darla novamente alla luce. (Prefaz., pag IX-X)

Lo Specchio della vera penitenzia di Fr. Jacopo Passavanti fiorentino, dell’Ordine de’ Predicatori, dato in luce dagli Accademici della Crusca. — In Firenze, 1725, nella Stamperia di S. A. R., per li Tartini e Franchi. — 1 vo. in-8 grande, di pag. XX e 320.

Precede una Prefazione dettala dall'Accademico Rosso Martini, ed il ritratto del Passavanti copiato da un dipinto di Santi di Tito nei chiostri di Santa Maria Novella. I tre Accademici di ciò incaricati (Vedi sopra la nota 1 a pag. V) condussero questa loro edizione principalmente sopra un Testo a penna stato già di Pier del Nero, ed allora tra i MSS. del senatore Giovan Battista Guadagni segnato 63; non omettendo di riscontrarlo con altri due codici: il primo della Mediceo-Laurenziana, plut. 27, cod. 2; il secondo appartenente ad Anton Maria Salvini. Consultarono altresì le due edizioni fiorentine del 1579 e 1681, non facendo (a quanto sembra) capitale di quella già diretta dal Salviati, la quale è tuttavia la sola citata nelle due prime edizioni del Vocabolario della Crusca, degli anni 1612 e 1613. — In questa edizione vennero per la prima volta in luce i Parlamenti tratti da Tito Livio, copiati da un quadernetto trovato fra le scritture di Carlo Dati.

Lo Specchio ec. — Venezia, Girolamo Bortoli, 1741. — 2 vol. in-8.

Il Gamba la dice ristampa dell’edizione del 1681 «fatta con amore,» e coll'aggiunta di «ben intese Tavole di varie lezioni, tratte dall'edizione fiorentina 1725, ed accresciute.»

Lo Specchio ec. secondo l’edizione fatta dagli Accademici della Crusca in Firenze 1725. — Verona, Dionigi Ramanzini, 1798. — 1 vol. in-4.

É ristampa diligente dell’edizione della Crusca, alla quale presiedè il P.Antonio Cesari, che la fece precedere da un suo Avvertimento A chi legge.

Lo Specchio della vera penitenza di Fr. Jacopo Passavanti. ec. — Milano, Società Tipografica de’ Classici Italiani, 1808. — 2 voi. in-8, di pag. XXXVIII-325 e 360.

Precede un breve Avviso a nome della Società Tipografica. Il Gamba la qualifica come una «materiale ristampa» di quella del 1726, vedendovisi tuttavia aggiunta la Vita, ovvero Elogio, del Passavanti, scritta da Giuseppe Gentili.

Lo Specchio di vera penitenza di Fr. Iacopo Passavanti Fiorentino ec, a miglior lezione ridotto dalli Signori Accademici della Crusca. — Bologna, presso i Fratelli Masi e Compagni, 1820. — 3 vol. in-8, piccolo di pag. X-216, 232 e 284.

Il titolo dice abbastanza che ancora in questa edizione non si pensò di recare miglioramento alcuno alla lezione fermata nel 1725. — Questi tre volumi formano il XXVIII, XXIX e XXX della Collezione già procurata da Luigi Muzzi col titolo di Biblioteca Classica Sacra, o Raccolta di opere sacre ed ascetiche che fanno testo di lingua; ma sappiamo che alla stampa di essi il sig. Muzzi non ebbe alcuna parte. Le prime dieci pagine già indicate contengono una dedicatoria degli editori a Monsignor Antonio Codronchi arcivescovo di Ravenna.

Lo Specchio della vera penitenza di Fr. J. Passavanti fiorentino. — Firenze, nella tipografia di Jacopo e Luigi Ciardetti, 1821. — 2 vol. in-8, di pag. XXII-290 e 270.

E' questa pure una semplice ristampa dell’edizione del 1725.

Lo Specchio della vera penitenza di Fra Jacopo Passavanti ec., coll'Omelia di Origene e col Parlamento fra Scipione e Annibale ec. — Milano, Silvestri, 1825. — 1 vol. in-8, di pag. XXIV e 435.

E' il vol. 167 della Biblioteca scelta di Opere italiana pubblicata da Giovanni Silvestri. Nel breve avviso premessovi dal tipografo, si dichiara che questa ristampa e una copia fedele della fiorentina del 1725, e di essersi solamente omessi i numeri marginali che il Biscioni (sic) pose alla sua per quelli che amassero i confronti fra i diversi testi. Per questa erronea credenza, non sappiamo da chi insinuata a quel tipografo, rispetto agli Accademici già incaricati di quella stampa, fu ancora alla Prefazione, nel riprodurla, aggiunto il nome dil (sic) abate. Anton Maria Biscioni.

Lo Specchio ec. — Lugo, Melandri, 1827, — 3 vol. in-12.

Fatta per cura e con utili noterelle di .

Lo Specchio ec. — Venezia, Girolamo Tasso. — 1 vol. in-12.

Lo Specchio di vera penitenza di Fr. Iacopo Passavanti fiorentino ec. con brevi note di . Firenze, tipografia di Piero Fraticelli, 1843; — 1 vol. in-16., diviso in due parti, di pag. in complesso 468.

Vi sono premesse Notizie intorno la vita e gli scritti di Fr. Iacopo Passavanti, tratte dagli Elogi degli Illustri Toscani, per cura dello stesso editore. Questa ristampa fu ripetuta senz'alcuna mutazione anche nell'anno 1846. N’è pregio, oltre alle note adattate al bisogno della gioventù, l’essersi in alcun luogo migliorata la lezione del Volgarizzamento dell’Omelia d'Origene. Del che, per non essersi prima d’ora avuta da noi conoscenza, diamo qui appresso alcuni saggi.

ediz. della crusca | ediz. del fraticelli

Pag. | Lin.

285 | 22 | saresti rallegrata nell'aspettamento della immortal vita | sarestiti rallegrata nell'aspettamento della sua immortal vita

" | 37 | ti voleano | vogliano

" | 39 | e prieghi | e piangilo

286 | 9 | rasciugasti | forbisti

280 | 5 | l'anima mia, che uscendo di questo corpo, di questo fragile vasello del corpo mio, se incontamente potrà. | l'anima mia, uscendo di questo fragile vasello del corpo mio, se incontantemente potrò.

290 | 2 | ardo del suo amore: e languisco per disiderio | ardo tutta e languisco del suo amore per disiderio

291 | 14 | a conoscere, io son colui | a conoscere, dicende: io son colui

" | 23 | e coperta come nuvole | e coperta di nuvole

292 | 8 | perchè ti sarebbe | perchè ti si sarebbe

293 | 28 | e come era stato il fatto | e come era stato fatto

294 | 6 | quando ti vide trasfigurato. Non pensava | quando ti vide trasfigurato; che non pensava

" | 36 | rispondi; che 'l torro | rispondi; che 'l torrò

395 | 24 | O Gesù, amore | O Gesù amor dolce

296 | 11 | si risolse | si rivolse

" | 36 | e disse: Maestro mio, solo tu sai l'animo mio ch'io ec. | e disse Maestro mio, se non: voi sapete il desiderio mio, ch'io ec.

208 | 32 | diro altrui, così: E così | dicere altrui: così o così

I Fioretti di San Francesco e lo Specchio della vera penitenza di Fra Jacopo Passavanti. — Firenze, Poligrafia Italiana, 1847. — 1 volume, in-16, di pag. 416.

Lo Specchio comincia dalla pag. 169; e il libro va privo di ogni preliminare avviso o dichiarazione degli editori.

Nostra edizione. — Firenze 1856.

Elogio di Iacopo Passavanti

Dalla nobile ed antica famiglia de’ Passavanti nacque, nel fine del secolo XIII, in Firenze Fra Iacopo dell’Ordine de’Predicatori, religioso conspicuo per la probità dei suoi costumi e chiaro per le sue dottrine. Nell’età di tredici anni appena vesti l’abito di San Domenico nel convento di Santa Maria Novella, di cui egli fu professo alunno. Ne’ primi anni che intraprese la vita religiosa, procurò di avanzarsi colla buona inclinazione all’esercizio delle virtù morali, e colla perspicacia della sua mente di fare sempre nuovi acquisti nella cognizione delle lettere e delle scienze. Per approfittarsi adunque vie più negli studi, fu ordinato di mandarlo a Parigi, dove allora costumavasi da’ superiori di destinare quei giovani i quali davano sicura speranza di fare utili e notabili progressi nelle più sublimi facoltà. Terminati gli studi, ritornò nella romana sua provincia, e fu stabilito lettore di filosofia in Pisa, quindi passò professore di teologia in Siena, di poi in Roma; e ovunque diede riprova della sua dottrina ed erudizione, particolarmente nelle teologiche lezioni. Sostenute con molla riputazione le cattedre, il maestro generale dell’Ordine istituì il Passavanti vicario generale nella visita incaricatagli de’ conventi della Lombardia. Furono ad esso conferiti altri impieghi ancor decorosi, fra i quali quello di essere stato eletto Priore in diversi conventi, e principalmente in quello di Santa Maria Novella; quantunque del lutto alieno, mentre unicamente il desiderio nutriva di vivere privatamente per solo attendere alla gloria del Signore. Nella sua predicazione fu molto zelante, non meno che eloquente; nella osservanza dell’instituto religioso, esatto ed esemplare; verso di tutti benefico, efficace e potente ne’ fatti e nelle parole; e sopra tutto, uomo di gran consiglio, prevalendosene di Fra Iacopo la Repubblica fiorentina come i privati cittadini, per affari di gran rilievo e di somma importanza. Considerata la di lui somma attiva destrezza nelle ingerenze intraprese ancor difficili, fu deputato come primo Operaio per assistere alla fabbrica della chiesa di Santa Maria Novella, della quale ebbe la consolazione, essendo allora Priore, di vedere il totale compimento; l’abbellì di varie pitture e ornamenti; e molti tri benefici fece a favore di quella e del convento. Fu ancora in tanto concetto e stima di Fra Angelo degli Acciaioli domenicano, allora vescovo di Firenze, che sopra ogni altro lo prescelse per vicario di tutta la Diocesi fiorentina, nella quale dignità esercitò il decoroso ufficio commessogli con piena soddisfazione e universale gradimento. Compose la tanto nominata, dottissima e di lingua purgatissima opera, detta Lo Specchio di Penitenza. Fu questa dal Passavanti scritta prima in latino idioma, e di poi, a comune utilità, dal medesimo volgarizzata. Di questo tratto cosi universalmente commendato, servirà il solo testimonio dei Deputati alla nuova edizione del Decamerone del Boccaccio falla nel 1573, i quali cosi giudicarono: Ma nell'età più bassa fu un maestro Iacopo Passavanti, frate di Santa Maria Novella, più giovane del Boccaccio dieci anni; il quale dopo l'anno 1333, cioè in tempo che furono scritte queste Novelle, mandò fuori in lingua latina un Trattato della Penitenza, ed egli medesimo lo recò in volgare, ma in modo che si conosce maneggiato dal proprio Autore: e si mostra per lo più anzi composto, che tradotto, essendo dal medesimo maestro e padrone dell'uno e dell'altro maneggiato. Or costui fra gli altri pare a noi assai puro, leggiadro, copioso e vicino allo stile del Boccaccio. Fu predicatore molto grazioso, e nello stile suo così facile e

vago e senza alcuna lascivia ornato, che e’ può giovare e dilettare insieme.» Vi è pur del medesimo il volgarizzamento di un’Omilia d’Origene, come ancora l’altra opera intitolata: Additiones vel Commentaria Fr. Thomce de Wallois in libros S. Augustini De civitate Dei; della quale vi è l’edizione di Londra del 1520. Fra Iacopo, adunque, dopo aver passati quaranta anni nel servizio del Signore con decoro del suo Ordine e comune utilità, con sentimenti propri di un religioso devoto ed esemplare, nel dì 15 giugno 1337, intorno all’ora di terza, pieno di meriti e di estimazione rese l’anima al suo Creatore. Al di lui funerale intervenne quasi lutto il clero secolare, con gran numero di altre persone di ogni grado e condizione. Fu a parte deposto il suo cadavere, essendo stato sepolto presso la cappella dei SS. Filippo e Iacopo della famiglia Strozzi, osservandosi un lastrone di marmo, in cui si vede in bassorilievo un religioso con un libro aperto in mano, forse denotante il Trattato della Penitenza, e sotto la figura un vuoto dove facilmente sarà stata l’iscrizione, che ora più non si legge. Di questo illustre domenicano fanno onorata menzione tutti gli scrittori di quell’Ordine; fra i quali il Padre Echard, cogli altri scrittori fiorentini: e quantunque si trovino poche memorie, pur potrà sperarsi avere maggiori notizie nella vita che, tra le altre degli uomini illustri del convento di Santa Maria Novella, va preparando il diligente P. Fra Vincenzio Fineschi, domenicano fiorentino, noto per altre sue letterarie fatiche.

Prolago

Secondochè dice el venerabile dottore messere , Pœnitentia est secunda tabula post naufragium: la penitenzia è la seconda tavola dopo il pericolo della nave rotta. Parla il santo dottore della penitenzia, per somiglianza di coloro che rompono in mare, de’ quali spesse volte interviene che, rotta la nave per grande fortuna e per tempestade che sia commossa in mare, coloro che sono più accorti prendono alcuna delle tavole della rotta nave, alla quale attegnendosi fortemente, soprastando all’acqua, non affondano; ma giungono al rivo o al porto, iscampati del periglio del tempestoso mare. Così avviene degli uomini che vivono in questo mondo, il quale è appellato mare per lo continuo movimento e inistabile istato, e per le tempestose avversitadi e gravi pericoli che ci sono, ne’ quali la maggiore parte della gente perisce. Imperò che non ci si può notare, tra per la gravezza della carne umana e per lo peso del peccato originale o attuale, ch’è in sulle spalle de’ figliuoli d’Adamo, e per la forza delle fortunose onde delle tentazioni, e delle temporali e corporali tribolazioni. Solo Iesu Cristo salvatore, Iddio e uomo, sanza peso di peccato, leggiermente notando, passò il mare di questo mondo. E ciò significò egli, quando, essendo i discepoli suoi nella nave nel mare di Galilea, e avendo grande fortuna per la forza del contrario vento, egli venne a loro andando leggiermente sovra l’onde del turbato mare. La quale cosa non potè fare san Piero, anzi andava al fondo, se la virtuosa mano di Iesu Cristo non lo avesse soccorso. Dove si dà ad intendere, che in questo periglioso mare ogni gente anniega se l’aiuto della divina grazia non lo soccorre; la quale ha provveduto, per iscampo della gente umana, d’una navicella lieve e salda, la quale Iesu Cristo fabbricò colle sue mani del legno della santissima croce sua, cogli aguti chiovi della sua passione, colorandola e adornando col suo prezioso sangue. Questa navicella è la innocenzia battismale, nella quale entrano tutti coloro che sono battezzati del battesimo di Iesu Cristo. E se si conduce e si guida bene, porta sani e salvi al porto di vita eterna coloro che dentro vi perseverano, siccome veri e diritti cristiani. In questa navicella intera e salda passò il mare di questo mondo la benedetta Vergine Maria. Passòvvi san Giovanni Batista, e più altri Santi, i quali furono santificati nel ventre della madre e furono preservati e guardati da speziale grazia divina, che non cadessono nella vita loro in acconsentimento di mortale peccato. Passônvi tutti coloro i quali si chiamano innocenti; cioè a dire, che innanzi che venissono a tale etade che, discernendo il bene dal male, consentissono al male del peccato, al quale la nostra natura corrotta è inchinevole più ch’ al bene, furono tratti per morte naturale o isforzata dalla presente vita corporale, avendo ricevuta la grazia del battesimo: i quali, non per loro merito, però che né sapere né volere né potere hanno ancora del guardare o del conducere la leggiere e bella navicella, ma per lo merito di quello padrone che la fabbricò, e per sua presenzia e grazia la conduce e guida, sanza alcuno impedimento e’ pervengono al porto sicuro e eterno, cioè quello della città superna. Questo fu bene significato nel santo Vangelo, quando Iesu Cristo venendo a’ discepoli suoi ch’ erano nella navicella nel mezzo del mare, e aveano grande tempesta per lo vento contrario, contro al quale non di poteano aiutare, egli, entrando nella navicella, comandò a’ venti e al mare che oltraggiavano e soperchiavano la piccioletta navicella; e cessò la tempesta, e con bonaccia e tranquillitade salvi giunsono al porto, non per loro operare, ma per la virtù e sapienza di Iesù Salvatore. Il governo e la cura del movimento, e ’l conducimento della detta navicella, il celestiale padrone Iddio in alcuno modo, tanto quanto si stende la potenzia e la facultade del libero albitrio, commette e lascia all’uomo, e fal nocchiere quando è venuto agli anni di tale discrezione che possa e sappia e possa volere, col remo in mano, istudiosamente operando, durare fatica nella guardia e nella condotta di sì nobile vasello in che Iddio l’ha allogato e messo. Ma l’uomo, o per nigligenzia, o per ignoranza, o per vaghezza di vana dilettanza, o per sensuale e viziosa concupiscenzia, o per presunziosa speranza, o per imprudenzia, o per tracotanzia, ovvero per poca providenza, il lascia nell’alto mare tanto trascorrere, abbandonando gli argomenti del savio e accorto reggimento, che per impeto di contrari venti, o per percossa degli intraversati sassi, o per rintoppo delle rovinose onde, o per rivolgimento delle ritrose acque, o per abbattimento de’ rigogliosi marosi, o per soperchio del gonfiato mare, o per oltraggio dei rinfranti sprazzi, o per voraggine di pelago profondo, o per iscurità di tenebrosa notte, o per ispaventamento delle fiere bestie, o per lo dolce canto delle sirene vaghe, o per assalimento di crudeli pirati, o per inganno degli amici falsi, sanza riparo sì si rompe e fiacca. Le quali cose dànno ad intendere le ragioni de’ vizi e de’ peccati, che fanno rompere e perdere la pura saldezza della innocenzia; che quanto più sono gravi, tanto più la fiaccano e spezzano; e rimane l’uomo d’ogni bene e grazia privato: né non ha rimedio cotale rompimento, per lo quale si possa risaldare la rotta navicella della santa innocenzia; anzi rimane l’uomo così nabissato, abbandonato e ’ngnudo nel mezzo del tempestoso mare, sanza speranza di gnuno buono soccorso. Solamente d’uno refuggio ha provveduto il misericordioso Iddio il quale non vuole che l’uomo perisca e muoia, avvegna che a sua colpa la navicella salda e lieve della quale Iddio gli avea provveduto acciò che per quella iscampasse, sia fracassata e rotta. E questa è la penitenzia, alla quale conviene che accortamente s’appigli e perseverantemente tegna qualunche vuole dopo la rotta innocenzia iscampare. E questo vuole dire il dottore santo beato Ieronimo, per somiglianza parlando, quando disse ch’ella era la seconda tavola dopo il pericolo della nave rotta, cioé il rimedio e il sicuro rifuggio, poi che perduta e rotta era la prima innocenzia. Dove nota, che come a coloro che rompono in mare, conviene che sieno molto accorti a dare di piglio e a fortemente tenere alcuna tavola o legno della nave rotta, innanzi che l’onde del mare lo traportino, non istante la paura, lo sbigottimento, il dibattimento, l’ansietade, l’affanno, lo spaventamento e ’l conturbamento del capo, e gli altri gravi accidenti che hanno a sostenere coloro a’ quali tale fortuna incontra; così l’uomo che, mortalmente peccando, perde la innocenzia, immantanente, sanza indugio, dee avere ricorso alla penitenzia, non istante qualunque impedimento o ritraimento che ’nduca il commesso peccato. E come dee tosto, sanza indugio, il rimedio della penitenzia prendere, così la dee con perseveranza tenere. E di ciò parla la santa Iscrittura, che dice: Lignum vitae est his qui apprehenderint eam, et qui tenuerit eam, beatus: Ella, cioé la penitenzia, è legno di vita a chi la prende; e chi la terrà, sarà beato. Tale virtù ha questa tavola della penitenzia da quello medesimo da cui la navicella della innocenzia, cioè da Iesu Cristo e dalla sua passione. Onde forse fu significata per quella tavola la qual fu soprapposta al legno della croce, dove era iscritto - Iesù Nazzareno Re de’ Iudei - in tre lingue, ebraica, greca e latina; a dare ad intendere che nella tavola soprapposta alla croce, cioè nella penitenzia, che sopravviene alla innocenzia ed è congiunta con la croce, cioè con la virtù e colla efficacia della passione di Cristo, si contiene salute e salvamento, che dimostra e adopera Iesù Nazzareno. E questo non pure in una gente né in una lingua, ma in tutte le genti e in tutte le lingue, secondo che Iesu Cristo dopo la sua passione e la sua resurressione disse agli Apostoli: Eutes, docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti: Andate, e ammaestrate tutte le genti, e battezzategli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. E santo Luca iscrive nel suo Vangelo, che Iesu Cristo apparendo a’ suoi discepoli dopo la resuressione, disse loro, fra l’altre cose, ch’egli era bisogno di predicare nel nome suo la penitenzia e la remissione de’ peccati in tutte le genti. Questa seconda tavola della penitenzia, dove è lo scampo e la salute della maggiore parte della umana gente, accortamente prese Maria Maddalena dopo la rotta innocenza. Presela san Piero, presela san Pagolo, e generalmente tutti coloro che si salvano, giustificati del peccato per la grazia del Redentore. Del quale novero ci dobbiamo ingegnare d’essere noi peccatori, acciò che non periamo, non essendo nella intera e salda navicella della innocenzia, ma caduti nel mezzo del profondo pelago del dubitoso e angoscioso mare del mondo, e nabissati nel peccato mortale. E acciò che interamente, e con desiderio fervente della propria salute, ogni negligenzia e ignoranzia da noi rimossa e tolta, stendiamo le mani a pigliare questa necessaria e vittoriosa tavola della penitenzia, e perseverantemente la tegnamo, fino ch’ ella ci conduca alla riva del celestiale regno, al quale siamo chiamati; io Frate Iacopo Passavanti da Fiorenza, de’ frati Predicatori minimo, pensai di comporre e ordinare certo e speziale Trattato della Penitenzia; e a ciò mi mosse il zelo della salute dell’anime, alla quale la professione dell’Ordine mio ispezialmente ordina i suoi frati. Provocòmmi l’affettuoso priego di molte persone spirituali e divote, che mi pregorono che queste cose della vera penitenzia, che io per molti anni, e spezialmente nella passata quaresima dell’anno presente, cioè nel mille trecento cinquanta quattro, avevo volgarmente predicato al popolo, a utilità e consolazione loro e di coloro che le vorranno leggere, le riducessi a certo ordine per iscrittura volgare, sì come nella nostra fiorentina lingua volgarmente l’avea predicate. Onde, non volendo né dobbiendo negare quello che la carità fruttuosamente e debitamente domanda, porgo la mano, e scriverò per volgare, come fu principalmente chiesto per coloro che non sono litterati, e per lettera e in latino per gli cherici, ai quali potrà essere utile, e per loro, e per coloro i quali egli hanno a ammaestrare o predicando o consigliando o le confessioni udendo: confidandomi sempre ne’ meriti del padre de’ Predicatori messere santo Domenico, predicatore sovrano della penitenzia; e ancora ricorrendo divotamente al dottore sommo messere santo Ieronimo, la cui vita e la cui dottrina sono essemplo e specchio di vera penitenzia. Pregando nondimeno umilmente coloro che in questo libro geranno, che facciano speziale orazione a Dio per me; che com’io ho assai tempo predicato al popolo della penitenzia e ora ne scrivo non sanza gran fatica, così mi conceda grazia ch’io viva e perseveri insino alla fine in verace penitenzia, acciò che nell’ora della morte la divina misericordia mi riceva a salvamento: amen. E imperò che in questo libro si dimostra quello che si richiede di fare e quello di che altri si dee guardare acciò che si faccia vera penitenzia, convenevolemente e ragionevolemente s’appella Specchio della vera Penitenzia.

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