Front matter
DI
RIVEDUTE
SUI CODICI E SU LE STAMPE
Appendice
Pubblico qui del mio studio: L’Ashburn. 479 è il codice Borghini? quella parte che si riferisce al confronto tra esso codice e il Ricc. 2846, avvertendo che a pag. xiv della prefazione sono caduto in un grosso errore, avendo omesso un non alla riga prima, e dovendosi perciò leggere: «il cod. R. non sono due copie eguali» etc.
L’Ashburn. 479 è quel codice Borghini, che fu copiato da Pier del Nero?
Mettendo a confronto la tavola di esso con quella del Riccard. 2846, possiamo accertare anticipatamente che tutte, o quasi, le rime che stanno nel cod. Ashburn. stanno anche nel Ricc. quantunque in ordine affatto diverso. Ma da questo fatto, all’asserire, come fece il Casini, con sicurezza che il R. è una fedele copia del cod. del Borghini, che si vorrebbe identificare coll’Ashburn. della strada ce ne corre e parecchia. Lo dimostrerà meglio il confronto, che noi fa- remo dello due tavole, avvertendo che per ora non teniamo conto delle due sezioni di rime date da A. a , per delle ragioni che vedremo più oltre. Ecco pertanto il confronto:
1. | || | A. 1; 215; 216-218; 219; 220-222 R. 71; 71; 67-69; 67; 227-230
2. | | | A. 2-13; 14; 15: 16-18 R. 246-257; - - 258 260
3. | | | A. 19-22; 23; 24: 25; 26; 101 R. 237-240; 235; 236; 234; 233; 235
4. M. | | | A. 27-32 R. 262-267
5. | | | A. 33-34 R. 75; 262
6. | | | A. 35-44; 45; 46; 47; 48; 261-262 R. 80-89; — ; 90; — ; 91; 80-81
7. | | | A. 98; 228; 229; 230; 231; 232 R. 272; 272; 270; 271; 278; 274
8. | | | A. 99 R. 244
9. | | | A. 100 R. 62
10. | | | A. 102 R. 63
11. Anonimo | | | A. 103-105 R. 1-3
12. | | | A. 106-116; 117; 118- 139; 140; 141-207 R. 120-130; -; 131- 151; — ; 152-219
13. | | | A. 208; 210-214 R. 114; 93-96
14. | | | A. 223 R. 215
15. | | | A. 224-225 R. 101-102
16. | | | A. 226-227 R. 104-103
17. | | | A. 233 R. 105
Da questo confronto si vede come R. contenga tutte le liriche di o ; mancano due sonetti dati al da A (14-15), accettati dal Casini nella sua pregevole raccolta, ma la ragione di questa mancanza di R è questa: i due sonetti stanno bensì in A, ma sono cassati da lievi segni trasversali, che non ne impediscono però la lettura. Dell’, d’, dell’, i due codici hanno lo medesime rime; di no, ché mancano i numeri 45 e 47, perché cassati, e per la stessa ragione mancano in R i num. 117 e 140 di A. Possiamo quindi affermare che, fatta eccezione dell’ordine, per quanto abbiamo visto fin ora, i due codici sono perfettamente uguali.
Più complicata è la questione riguardante le rime di . Supponendo che questo fosse il cod. Borghini dal quale Pier dal Nero derivò il Ricc. 2846, dovremmo avere in A. tutte le rime attribuite a da R., più altre che fanno parte della stampa del Pilli del 1559, tralasciato da chi copiò il ms. Ricc. Cominciamo il confronto.
Nel cod. A. i nn. 49-97 rappresentano una prima sezione di rime di : in R. la sezione delle rime ciniane è segnata coi nn. 14-46 e contiene le rime che non sono fra le stampale dal Pilli. Il cod. A. poi contiene un’altra sezione di rime di segnata co’ nn. 234-260. Se il Ricc. 2846 fosse una copia dell’Ashburn. 479 (dato che questo fosse il cod. Borghini), dovrebbe contenere lo stesse rimo di che l’altro manoscritto, meno quelle già edite dal Pilli. Vediamolo:
A. 14, 15, 16, 17,18, 19, 20, 21,22, 23, 24, 25,26, 27, 28, 29, 30, 31 R. 92. 93, 239, 247, 52, 65, 70, 72, 90, 51, 71, 212, 245, 244, 251, 255, 259, 53 A. 32. 33, 31, 35, 36, 37, 38. 89, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46 R. 67. 68. 80, 256, 249, 53, 8-1, 95, 215, 96, 88, 85, 86, 94, 258.
Intanto possiamo assicurare che tutte le rime di a lui attribuite da A. e dal libro del Borghini, stanno, benché in ordine diverso, in R. Ora vediamo se le rime date da A. a , e non accolte in R. stiano nella edizione del Pilli. A. contiene le rime ciniane segnate co’ numeri: 49-50; 54-64: 73-79; 81-83; 87; 89; 91; 97; 234-238; 240; 241; 246; 248; 250; 252-254, ma di queste quello segnate co’ numeri: 58; 73-75; 87; 91; 97; 240-241; 246; 252; 254, furono stampate per la prima volta non dal Pilli, ma dall’Allacci. Possiamo quindi dire che R. contiene tutte le rime che stanno in A. meno molte rime di Cino che stanno nell’edizione del Pilli. La mancanza in R. di alcuni componimenti che non sono nel Pilli non si potrebbe spiegare altro che in due modi: o Pier del Nero li credette stampati, o a suo giudizio non li ritenne di . Comunque questo è un tatto che sta a dimostrare come R. non si possa dire così a chiusi occhi copia dell’Ashburnamiano.
Se A. fosse il codice Borghini dovrebbe contenere tutte le rime che stanno in R., più le rime ciniane edite dal Pilli: abbiamo già veduto che esso, e non sappiamo perché, non contiene dodici componimenti di editi non dal Pilli ma dall'Allacci, la qual cosa ci farebbe indurre a credere non fosse A. il libro del Borghini. Ad accrescere questo dubbio aggiungiamo che R. contiene assai rime che mancano in A. Il cod. R. (cfr. la tavola in Giornale Stor., iii, 173 e segg.) contiene in più di A. le rime segnate: 4-13, e questo si può forse spiegare supponendo che Pier del Nero li derivasse d’altra fonte che dal cod. Borghini, i nn. 47-61, che contengono una sezione di rime del , 77-79;(rime di , e ); 92, (la canz. di : O morte della vita privatrice); 99-100, rime di ; 106-113 (rime di Rinaldo d'Aquino, , , , , e ); 115-119, rime di ; 220-226, rime di e ; 231-232, due sonetti di ; 241-243, rime di , e ; 259, canzone di ; 268-269, canzone di e ; 275, una ballata attribuita al . Ora a me sembra si possa affermare che il cod. Ashburn. 479 non può essere il codice del Borghini: 1° perché esso contiene una piccola sezione di rime di che non fa parte della raccolta del Pilli; 2° perché il cod. Borghini, di cui il Ricc. 2846 è una copia, a detta di Pier del Nero, conteneva altre sezioni di rime che non stanno in A. Per supporre che l’Ashburn. 479 fosse il cod. Borghini copiato da Pier del Nero, converrebbe provare che esso fosse a noi pervenuto imperfetto, la qual cosa non credo si possa ammettere, perché ha una numerazione progressiva della stessa mano di chi scrisse il codice. Che il cod. A. sia della stessa famiglia del cod. Borghini, mi par provato dal confronto che abbiam fatto colla tavola del Ricc. 2846; ma che esso sia il codice che Pier di Simone del Nero copiò e per le ra- gioni su dette, e per la diversa collocazione dei singoli componimenti, non si può ragionevolmente sostenere. Dobbiamo adunque concludere che l’Ashburn. 479 contiene bensì plusieurs pièces ècrites de la main de V. Borghini, ma non è, come suppose il prof. Casini, quel codice Borghini, di cui abbiamo copia nel Ricc. 2846.
Amore, i' prego la tua nobiltade
Amore, i’ prego la tua nobiltade ch’entri nel cor d’esta donna spietosa e lei facci’ amorosa sì che la spogli d’ogni crudeltate. 5Odi la nimistà mortal che regna tra lo suo cor e ’l meo novellamente, Amor, ch’esser solevan ’una cosa! Con sì fieri sembianti mi disdegna che par che ’l mondo e me aggi’ a niente, 10e se mi vede fugge e sta nascosa: onde non spero ch’i’ mai aggia posa mentre che ’n lei sarà tanta ferezza, vestita d’un’asprezza che par che sia nemica di pietate.
15Amor, quando ti piace movi inteso e se vai ’n parte elio possi parlare a questa che mi fa guerra sfidata, ben potrai dir che, senza colpa, offeso da lei mi trovo nel mio lamentare; 20onde mi’ alma piange sconsolata. Se non che ’l cor l’ha alquanto confortata e dicele: non pianger, mia sorella; tu averai novella 24ch’amor le porta manto d’umiltate.
Questa ballata, edita la prima volta dal Fiacchi, e riprodotta, quindi, dal Valeriani e dal Nannucci, fu tratta dal famoso codice Pucci, ora sperso. La ripubblicarono il Monaci e il Molteni nella stampa diplomatica del Shig. l. viii, 305. Oltre a questi codd. si conserva pure nel Vat.3214; Riccard. 2846; Ashbur. 479; Magl. vii, 7, 1208 e nel Trivulz.-Bossi 36. Diamo le varianti di tutti i codici, e della stampa del f.
1. C. pregho; 2. V. k entri; 3. f. e lei facci; V. ellei; 4. V. si k ella spogli; 5. V. ke regne; 6. C. el meo; 7. A. R. T, ch esser soleam una cosa; V. kesser; 9. C. chel mondo emme aggi anniente; A. aneente; V. ke... ke; 10. C. semmi; esson nascosa; M. sinascosa; 11. M. chemmai; in V. manca l’onde; 12. M. che lei sarà; V. Kellei; 14. Ke... Ke; 16. C. esse; V. Ke; 17. C. chemmi; M. guerra fidata; 18. C. dire; 19. C. V. dal lei; 21. V. ke l cor; 22. V. diciele; 24. V. k amor.
[Ballata, che i trattatisti chiamano grande. Consta della ripresa e di due stanze: manca della replicazione.
Ripresa: ABbA Stanza: ABCABCCDdX].
Nel vostro viso angelico amoroso
Nel vostro viso angelico amoroso vid’ i begli occhi e la luce brunetta che ’nvece di saetta mise pe’ miei lo spirito vezzoso. 5Tanto venne in suo abito gentile quel nuovo spiritei nella mia mente, che ’l cor s’allegra della sua venuta. Dispuose giù l’aspetto signorile parlando a’ sensi tant’umilemente
10ch’ogni mio spirit’allora ’l saluta. Or hanno le mie membra conosciuta di quel signore la sua gran dolcezza, e ’l cor con allegrezza 14l’abbraccia, po’ che ’l fece vertuoso.
Questa ballata, edita dal Fiacchi di sul codice Pucci, e riprodotta poscia dal Valeriani e dal Nannucci, resta in molti e autorevoli manoscritti. Colla stampa del Chig. l. viii, 305 la diedero fuori il Monaci e il Molteni: resta anche nel Vat. 3214; Riccard. 2846; Ashbur. 479; Laur. xl, 49; Magl, vii, 8, 112; Panciatichiano 24 e Bol. Un. 1289. Diamo le varianti di tutti i codici che la contengono, e della stampa del f giacchè derivano da questa le altre due stampe su ricordate.
1. C. angelicho; 2. C. vidi li belli occhi e; L. 1. brunecta; B. 2. e begliocchi; V. li begli; lucie; 3. L. 1. saecta; A. che n’vece; V. ke nuece; 4. L. 1. perme; 7. V. ke lcor; C. V. A. veduta; 8. C. V. aspecto; C. segnorile; 9. L. 1. tantumilemente; 10. B. 2. allhor saluta; V. c ogne meo spirito allor saluta; 11. C. V. or anno... conosciuta; 12. C. sengnore; L. 1. gran bellezza; V. B. 2. grande dolcezza; M. abbraccia; V. ke l fece.
[Ballata grande. Consta soltanto della ripresa e d'una stanza. Forma schematica simile a quella della ballata I].
Gentil donna cortese e di bon' a're
Gentil donna cortese e di bon’are, di cui Amor mi fè primo servente, merzè, poi che ’n la mente vi porto pinta per non vi obbliare. 5Io fui si tosto servente di voi come d’un raggio gentile amoroso da vostri occhi mi venne uno splendore; lo qual d’Amor sì mi comprese poi, che avante a voi sempre fui pauroso, 10sì mi cerchiava la temenza il core. Ma di ciò grazie porgo a Lui signore, che ’l fè contento di lungo disio, della gioi’ che sentio, la qual mostrò in amoroso cantare. 15In tal maniera fece dimostranza mio cor leggiadro de la gio’ che prese,
che in grande orgoglio sovente salio, fora scovrendo vostra disnoranza. Ma poi riconoscendo com’ v'offese, 20così folle pensier gittò in oblio: quando vostro alto intelletto l’udio. Si come il cervo in ver lo cacciatore, così a voi servidore tornò, chè li degnasti perdonare. 25Perdon cherendo a voi umilemente del fallo, chè scoverto si sentia, venne subbietto in vista vergognosa, voi non seguendo la selvaggia gente. Ma come donna di gran cortesia 30perdonanza li feste copïosa. Ora mi fate vista disdegnosa e guerra nova in parte comenzate; ond’io prego pietate 34ed Amor, che vi deggia umiliare.
Edita dal Fiacchi di sul cod. Pucci, e poscia riprodotta dal Valeriani e dal Nannucci. Resta nei seguenti codici: Chig. l., viii, 305; Vat. 3214; Riccard. 2846; Ashbur. 479; Pal. 204; Parig. ital. 554; Laurenz. xc. inf. 87; Vat. 3214; Trivulz. 36 e Marc. ix, 292, che, come si disse, è copia del codice Bartoliniano, ma nella sezione di rime di contiene anche le rime a lui assegnate dalla raccolta medicea. Varianti:
1. V. kortese e di bonaire; L. 1. bonaire; f. bonare; 2. V. A. prima servente; 3. V. merce ke n la mente; C. a la mente; 4. V. A. ubbiare; 6. V. kome; 7. V. di vostr ocki; 8. V. se m incomprese; 9. k avanti... fu; 10. incerchiaua; 11. L. 2. ma di ogratie; C. A. mad io gratie; f. a quel signore; V. allui; 13. f. della gio; V. C. de la gio ke sent’io; 16. R. della gioi; 17. R. che grande orgoglio; 18. R. fuor scorrendo; f. fuora scorrendo; V. disnouranza; 19. C. V. R. A. come offese; 24. f. li deg.; V. li degaste; 25. V. kerendo; 26. f. che scoverto; 27. L. A. T. P. 1. in guisa; 28. A. Par. T. poi non seguendo; 30. C. le feste; 31. manca in L. 2; 34. L. d’amor che vi deggia; n. da amore.
[Ballata grande: ripresa (ABbA), tre stanze, e senza replicazione. Schema simile alle precedenti].
Dolce è 'l pensier che mi nutrica il core
Dolce è ’l pensier che mi notrica il core d’una giovane donna ch’e’ desia, per cui si fè gentil l’anima mia, poiché sposata la congiunse Amore. 5I’ non posso leggeramente trare il novo esempio ched ella somiglia: quest’angela che par di ciel venuta d’amor sorella mi sembr’al parlare ed ogni su’ atterello è meraviglia: 10beata l’alma che questa saluta! In colei si può dir che sia piovuta allegrezza, speranza e gioi’ compita ed ogni rama di virtù fiorita, la qual procede dal su’ gran valore. 15Il nobile intelletto ched’i’ porto per questa giovin donna ch’è apparita mi fa spregiar viltate e villannia. Il dolce ragionar mi dà conforto
ch’ i’ fè con lei de l’amorosa vita, 20essendo già in sua nuova signoria. Ella mi fè tanto di cortesia che non sdegnò mio soave parlare, ond’io voglio Amor dolce ringraziare che mi fè degno di cotanto onore. 25Com’i’ son scritto nel libro d’amore conterai, Ballatetta, in cortesia, quando tu vederai la donna mia, 28poi che di lei fui fatto servitore.
Questa ballata resta nella maggior parte dei codici da noi esaminati por questa edizione. Resta nei quattro codd. che hanno il maggior gruppo di rime di (Vat. 3214; Ashb. 479; Chig. l. viii, 305; Ricc. 2816) e nei codici derivanti dalla raccolta medicea (Laur. xc inf. 37: Parig. 554; Vat. 3213; Palat. 204; Marc. ix 292). Resta inoltre nel Triv. 36; Magl. vii. 7, 1208. Dal cod. Pucci la stampò il Fiacchi, da cui la derivarono il Valeriani e il Nannucci. Varianti dei codici e delle stampe:
1. V. dolci e; C. dolce il; chemmi; 2. C. che disia; 3. C. gentile; V. per kui; 4. V. posata; 5. f. leggieramente; M. 1. esemplo; V, exempro; 7. A. da cel; f. dal ciel; 8. C. sembl al par; cosi pure ha l’Ubaldini, Tav. al Barb.; 9. M. 1. et dogni; V. acterello et merauiglia; 10. C. chessia piovuta; 12. L. gioia compita; V. e agio comp.; 16. V. ked i porto; giouane; M. 1. vilta e villania; 18. C. e l dolce; 19. V. collei; 22. V. ke; 25. L. como son; 27. C. vedrai; V. uerai; M. 1. et quando tu vedrai.
[Ballata grande: ripresa, due stanze e replicazione.
Ripresa e replic.: ABBA Stanza: ABCABCCDDX].
Questa rosa novella
Questa rosa novella che fa piacer sua gaia giovanezza, mostra che gentilezza, Amor, sia nata per vertù di quella. 5S’i’ fossi sofficiente di raccontar sua maraviglia nova diria come natura l’ha adornata; ma io non son possente
di saper allegar verace prova: 10dil’ tu, Amor, che serà me’ laudata. Ben dico una fïata levando gli occhi per mirarla fiso, presemi ’l dolce riso e li occhi suoi lucenti come stella. 15Allora bassai li mei per lo tuo raggio che mi giunse al core entro in quel punto ch’io la riguardai. Tu dicesti: costei mi piace segnoreggi ’l tuo valore 20e servo a la tua vita le sarai. Ond’io ringrazio assai, dolce signor, la tua somma grandezza, ch’i’ vivo in allegrezza pensando a cui mia alma hai fatt’ancella. 25Ballata giovincella, dirai a quella ch’ha la bionda trezza ch’Amor, per la sua altezza m’ha comandato i’ sia servente d’ella.
Fu pubblicata dal Padre nel volume iii degli: Anecdota litteraria, Roma, 1774, in: Poesie di alcuni antichi rimatori toscani, cioè Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia, Pietro delle Vigne, Ser Lapo Gianni, Buonaggiunta Urbicciani e Maestro Rinuccino, tratte da un ms. dell abate P. A. S. Queste rime, come dice il Serassi, furono tratte da quel.... manoscritto di rime antiche che... è una copia di tre preziosi testi a penna, posseduti già il primo dal Gran Cardinale Pietro Bembo; il secondo da Monsignor Giovanni Brevio, e il terzo da Carlo di Tommaso Strozzi. Il codice ricordato dal Serassi era dunque uno dei testi della raccolta Bertoliniana, e più precisamente deve essere stato il Bergam. Δ37. Il testo dato dal Serassi è molto errato riguardo la punteggiatura, che fu un po’ riveduta e corretta dal Valeriani, il quale ripubblicò questa gentile ballata. Resta nei codd. Chig. l. viii, 305; Vat. 3214; Ricc. 2846; Ashb. 479 e nei testi della raccolta Bertoliniana, dei quali codici ci serviamo soltanto del Bol. Univ. 2448, il più antico e il più corretto degli altri.
2. C. ghaia; V. ke piacer; 5. V. di contare, formando un sol verso col precedente; 7. C. V. l a dornata; 8. V. ma non son; 10. R. che senza me laudata; 11. A. dirò; R. bene dirò una fiata; 12. R. miracol fiso; 13. V. preselmi; 14. C. elli occhi; 15. C. V. allor bassai li miei per lo tuo raggio, formando un sol verso, contro la forma metrica, del resto regolarissima, di questa ballata: 16. C. mi giugne; A. mi giugne, ma di mano del Borghini, mi giunse; 17. R. A. che la riguardai; 20. C. a la sua vita le sarai; 22. C. sengnore; 24. C. pensando acui alma mia ai fatt ancella; V. pensando kui alma mia; 25. V. giovenzella; B. s. giovanzella; 26. C. A. V. R. girai. Non ostante che i principali codd. leggano girai e solo il B. e s. dirai, pure noi crediamo questa sia la vera lezione, suggerita dal senso e dal retto costrutto grammaticale.
[Ballata grande; ripresa, due stanze e replicazione.
Ripresa e replicaz.: aBbA. Stanza: aBCaBCcDdX].
Angelica figura novamente
Angelica figura novamente di ciel venuta a spander tua salute tutta la sua virtute ha in te locata l’alto dio d’amore.
5Dentr’al tuo cor si mosse un spiritello; escì per gli occhi e vennem’a ferire, quando guardai lo tuo viso amoroso e fè il cammin pe’ miei sì fero e snello che ’l core e l’alma fece via fuggire, 10dormendo l’uno e l’altro pauroso: e quando ’l sentii giugner sì orgoglioso, e la presta percossa così forte, temetti che la morte in quel punt’ operasse ’l su’ valore. 15Poi quando l’alma fu rinvigorita chiamava il cor gridando: Or se’ tu morto, ch’i’ non ti sento nel tuo loco stare? — Rispose ’l cor, ch’avea poco di vita, sol pellegrino e senz’alcun conforto, 20quasi tremando e non potea parlare, e disse: Oi! alma, aiutami levare e rimanere al casser della mente! E così insiememente n’andaro al loco onde fo pinto fore.
25Onde mia labbia sì mortificata divenne allora, oi me! ch’ i’ non parea, sentendo il cor morire innavverato. Dicea meco sovente ogni fiata: Ahi lasso, Amor, che giammai non credea 30che fossi con tra me sì spïetato! Ahi che crudele torto e gran peccato fa’ inver di me, sì tuo servo leale; chè merzè non mi vale 34che tu non mi tormenti a tutte l’ore.
Resta nei codici Vat. 3214; Chig. l. viii, 305; Riccard. 2846; Ashb. 479 e Triv. 36. Fu stampato di sul codice Pucci, e riprodotta esattamente dal Valeriani e dal Nannucci. Varianti:
1. C. angelicha; 2. f. v. n. dal ciel venuta; 3. V. salut e virtute; 4. R. A. f. ha in se loc.; 6. A. ch’escì; V. offerire; 8. V. per mei; 9. A. fece via partire; 11. A. et quanto... giungner; R. A. f. il sentir giung.; 12. V. preposta percossa; 13. C. temetter che la more; f. V. R. temetter che la morte: 14. C. ouerasse; 16. C. settu morto; 18. R. rispondeva; 20. f. quasi scemando; V. tremendo non; 21. V. a leuare; 22. R. f. rimenare; 24. C. mandaro; 28. C. ogne; 29. T. f. già non mi cr.; 30. V. inverso me; 81. V. crudele; A. che che crudel torto, 34. C. chettu nomi.
[Ballata grande: ripresa e tre stanze. Ha una costruzione metrica simile a quella della Ballata I].
Ballata, poi che ti compuose amore
Ballata, poi che ti compuose Amore ne la mia mente ove fa residenza, girai a quella, che somma piagenza mi saettò pelli occhi dentro al core. 5Poi se’ nata d’amore ancella nova, d’ogni virtù dovresti essere ornata, ovunque vai, dolce, savia e intesa: la tua vista ne fa perfetta prova, però dir non ti compio ambasciata, 10che spero se’ del mio intelletto appresa. Se tu la vedi nel su’ viso accesa non dicer motto, se fusse adirata,
ma quando la vedrai umilïata parla soave senz’alcun timore. 15Quando cortesemente avrai parlato, con bello inchino e con dolce saluto, a la serena fonte di beltate apprendi suo risponso angelicato, che move lingua di gentil vertute, 20vestuta manto di soavitate. Se l’è ’n piacer d’avermi in potestate non fia suo viso colorato in grana, ma fia negli occhi suoi umile e piana e palidetta quasi nel colore. 25Appresso che lo tuo dire amoroso prenderà la sua mente con paura, del pensoso membrar ch’Amor le dona, dirai com’io son sempre disioso di far li suoi piaceri oltre misura, 30mentre la vita mia non m’abbandona. Di’ che Amor meco sovente ragiona che fu principio d’esta benvoglienza,
quei che la mente e ’l core e mia potenza ha messa in segnoria del su’ valore. 35Tu vederai la nobile accoglienza nel cerchio delle braccia, ove pietate ripara con la gentilezza umana, e udirai sua dolce intelligenza. Allor conoscerai umilitate 40ne gli atti suoi, se non parla villana, e vederai — meraviglia sovrana,— com’ en format’ angeliche bellezze e di novi miracoli adornezze, ond’Amor tragge l’altezza d’onore. 45Movi, ballata, senza far sentore e prenderai l’amoroso cammino: quando se’ giunta parla a capo chino: 48non mi donar di gelosia errore.
Edita, come la precedente, dal Fiacchi, di sul codice Pucci, e riprodotta integralmente dal Valeriani e dal Nannucci. Sta nei codici: Chig. l. viii, 305; Vat. 3214; Riccard. 2846; Ashb. 479;Trivul.36. Fu ristampata dal Tropea in quel suo Saggio di edizione delle rime di , pel quale si servì soltanto del cod. Chig. e Vat. Varianti:
4. f. e n. per gli occhi; 7. A. dovunque; V. sani; 8. f. n. perfetta fede, con evidentissimo errore, giacché la forma schematica dei primi versi di ogni stanza è: ABC-ABC, e nel f. risulterebbe invece: ABC-XBC; 9. C. pero dire piu nommi affatico, ambasciata; V. non ti co piu amb.: 10. A. f. s’hai del mio; R. presa; 11. A. R. et tu la vedi; V. de tu la vedi; nel tu vixo; 14. V. alkun; 17. R. fronte; 22. V. si vixo; 27. A. del discorso; 29. C. piageri; R. li suo piageri; 31. C. V. sovente el ragiona; 33. V. e quei; 34. C. sengnoria; 35. C. vedrai; 36. V. cierkio; 37. A. et vederai sua; 38. f. n. e udirai sua dolce; R. vederai; V. e vedrai; 40. V. so se; 41. C. e sembrerai mer.; 42. C. come formate; 45. V. sanza; 48. C. orrore; A. donare di g. errore.
[Ballata grande; ripresa, quattro stanze e replicazione. Le stanze hanno una costruzione metrica simile a quella della Ballata I. Però la replicazione non ha le stesse rime della ripresa].
Io sono Amor che per mia libertate
Io sono Amor che per mia libertate venuto sono a voi, donna piacente, ch’al mio leal servente sue gravi pene deggiate lenare. 5Madonna e’ non mi manda questo è certo ma, io veggendo ’l suo forte penare e l’angosciar che ’l tiene in malenanza, mi mossi con pietanza a voi piangendo: chè sempre tene lo viso coverto 10e gli occhi suoi non finan di plorare e lamentar di sua debol possanza, merzede a la su’ amanza e a me cherendo. Per voi non mora, però ch’io lo difendo: mostrate in ver di lui vostra allegranza 15si ch’aggia beninanza; merzè, se ’l fate, ancor potria campare. — Non si convene a me gentil segnore a tal messaggio far mala accoglienza,
vostra presenza vo’ guiderdonare 20siccome suole usar buona ragione. Veniste a me con sì libero core di vostro servo avendo cordoglienza: gran conoscenza lo vi fece fare; ond’io vo’ dare al suo mal guarigione: 25portatogli lo cor ch’avea in prigione, e da mia parte gli date allegranza che stea fermo a sua ’manza, di buono amore puro da laudare. — Mille merzè, gentil donna cortese 30del buon risponso e del parlar piacente, che ’nteramente m’avete appagato ed addoblato mia domandagione, sì che ’n ver voi non posso usar riprese: chè mai non trovai donna si valente 35che suo servente abbia si meritato, ch’è suscitato da morte e prigione. Donne e donzelle, ch’amate ragione, or ecco donna di gran valentia,
che per sua cortesia 40vuole suo servo sì guiderdonare.
Edita dal Fiacchi, di sul codice Pucci, e poscia riprodotta dal Valeriani e dal Nannucci. Secondo la lezione dei codd. Vat. 3214 e Chig. l. viii, 305, la ristampò il Tropea nel suo citato Saggio etc. Resta inoltre nei codici Ashb. 479; Riccard. 2846: Laur. xc. inf. 37; Vatic. 3213; Parig. 554; Palat. 204; Magl. vii. 8, 1208 e Trivulz. 36. Varianti:
1. M. 1. suo lib.; C. eo; 2. C. V. piangente; A. piagente; L. ad voi; 3. C. f. grave; P. 1. levare; V. allenare; R. alleggiare; 5. f. e questo è certo; 6. M. 1. el suo; L. P. 1. greve pen.; 7. M. 1. angosciare; 8. A. L. a voi piangendo; R. manca a voi piangendo, o venendo; 9. f. suo viso; 10. M. 1. finono; V. oki; C. elgli occhi; 12. A. merzé della sua amanza | et me cherendo, scritti come due versi distinti; C. V. e me cherendo; 14. A. mostrate ver di lui; R. nostra allegranza; C. V. f. n. poria campare; 18. M. 1. tale accoglienza; 21. V. ad me; L. di vostro amico; R. cordoglianza; V. condoglienza; C. manca: servo; 23. A. portatogli; 27. A. ferma sua manza; 28. C. buono amor; 30. C. parlar piangete; V. rposo, sciolto dal Pelaez (Rime antiche italiane, secondo il testo del Vat. 8214) per: responso; 31. M. 1. mie dom.; 34. f. n. t. che; 38. C. L. de or ecco; A. or ecco, ma manca la parola donna; V. de ecko; valenza; 40. M. 1. se; A. vuole il suo servo.
[Ballata grande; ripresa e tre stanze.
Manca della replicazione].
Amor, io non son degno ricordare
Amore, io non son degno ricordare tua nobiltate e tuo conoscimento; però chiero perdon, se fallimento fosse di me, vogliendoti laudare. 5Io laudo Amor, di me a voi, amanti, che m'ha sor tutti quanti meritato e ’n su la rota locato vermente; chè là ond’ i’sole’ aver tormenti e pianti aggio si bon sembianti d’ogni lato, 10che salutato son bonairemente.
Grazie, merzede a tal signor valente che m’ha si alteramente sormontato e sublimato in su quel giro tondo che ’n esto mondo non mi credo pare. 15Unqua non credo par giammai trovare se ’n tale stato mi mantene Amore, dando valore a la mia innamoranza. Or mi venite, amanti, a compagnare e qual di voi avesse al cor dolore 20impetrerò ad Amor per lui allegranza; chè egli è segnor di tanta beninanza, che qual amante a lui vuol star fedele, s’avesse il cor crudele, si vole inver di lui umiliare. 25Vedete, amanti com’egli è umile e di gentile e d’alter baronaggio ed ha ’l cor saggio in fina conoscenza! Chè me veggendo si venuto a vile, si mosse il signorile com’ messaggio, 30fè riparaggio a la mia cordoglienza e racquistò ’l mio cor ch’era in perdenza,
da quella che m’avea tanto sdegnato: poi che ’l gliel’ ebbe dato, 34m’ha poi sempre degnato salutare.
Edita dal Fiacchi di sul cod. Pucci, e poscia riprodotta dal Valeriani e dal Nannucci: più tardi la stampò il Tropea, secondo la lezione dei codd. Vatic. 3214 e Chig. l. viii, 305. Resta ancora nei codd. Riccard. 2846; Ashb. 479; Magl.vii. 7, 1208 e Trivul. 36. Varianti:
1. R. nobiltà; T. nobilitate; 2. V. C. conoscimento; 3. V. kero; C. perdono; 5. v. f. eo; 6. R. veramente; 8. V. ond io sol aueua auer; f. n. che la ’nd' ìo; 10. V. kessalutato.... bonairamente; 11. f. n. grazie e m.; 12. R. f. che m' ha sì altamente sormontato; in R. ha la nota marginale: era in quel del P.; 13. f. sublimato su quel; 14. V. kennesto; f. questo; 16. f. sentisse al cor dolore; 18. C. compangiare; f. n. accompagnare; 22. C. qual amante uuole allui star fedele; 23. allui; 25. R. M. come gli è umile; 26. V. altero barnaggio; f. altero baronaggio; 28. R. venuto si a vile; 29. V. kome messaggio; 30. V. fe riparaggio, manca in questo codice; 32. V. da quella ka; f. di quella; 33. n. poi che ’l gli ebbi dato; V. poi k egli ebbe donato; f. poi chel gli ebbe donato, con la nota: Questo verso presenta alquanto d’oscurità. Forse potrebbe interpretarsi così: Poi ch’ella gli ebbe dato o restituito il core; 31. V. salutarme, con evidentissimo errore.
The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.
Loading the full text…
The end
You’ve reached the end of Rime.
