Front matter
Malattia scoperta in alcune provincie occidentali dell’Inghilterra, e specialmente nel Contado di Glowcester, e conosciuta sotto il nome di Cow-Pox
Traduzione dall’Inglese nell’Italiano corredata d’aggiunte, e d’una Relazione del vajuolo, che affetta le vacche in Lombardia.
......quid nobis certius ipsis
Prefazione del traduttore
ià da qualche mese nelle Effemeridi Inglesi pervenute a Vienna si era letta la relazione di un nuovo genere di vajuolo comunicabile per inoculazione alla specie umana, il che eccitò tutta l’attenzione di quelli, cui stanno principalmente a cuore i progressi dell’Arte salutare.
In Inghilterra adunque e singolarmente nella Contea di Glowcester si era osservato da molto tempo essere sottoposte le vacche ad una ben singolare malattia. Suol questa far la sua comparsa sotto l’apparenza di pustole, quali nello spazio di circa quattro giorni si elevano, nei susseguenti giorni suppurano, e verso il duodecimo si disseccano a foggia del vajuolo ordinario. L’osservazione ci ha appreso, che coloro, che sono destinati a spremere il latte da questi animali così infetti vanno sottoposti alla medesima apparizione, di pustole ora nelle mani, ora nelle braccia, e quel che vi ha di singolare si è, che se essi non hanno in avanti sofferto il vajuolo, ne restano per sempre esenti, mediante l’accennata pustolazione. Ne nacque quindi la probabilissima conghiettura, che praticata l’inoculazione colla materia del vajuolo vaccino si potrebbero forse diffendere gli uomini dal pericoloso contagio del vajuolo comune. Fu pertanto istituita una lunga serie di sperienze dai dotti Medici Inglesi, fra i quali si deve in primo luogo nominare il celebre Jenner, che da poco tempo pubblicò il seguente Trattato.
L’utile sommo, e il pregio della novità, che si riscontra in queste osservazioni m’indusse a trasportare nell’Idioma Italiano un tal Trattato, onde più sollecitamente si rendesse palese questo nuovo mezzo di preservazione da un sì pericoloso contagio. Alcuni Medici di questa Capitale bramosi di accertarsi di tali esperimenti, si procurarono dall’Inghilterra dei fili imbevuti dal vajuolo vaccino; e da due celebri Soggetti furono con questi inoculati i proprj figli, come già esposi in una breve memoria latina inserrita nel Volume IV. del Sylloge opusculorum selectorum ad praxim praecipue medicam spectantium etc., opera, che saggiamente si pubblica in Pavia dall’Amico Brera.
Per ultimo non mi sembra inopportuno di quì annettere tutto quello, che nei foglj periodici mi è riuscito di riscontrare su tal materia. In primo luogo vi aggiunsi l’opinione di un illustre Soggetto, che si trova inserita nelle Relazioni medico-chirurgiche di Salisburgo (anno 1799 N. 4). Le annotazioni poi del celeberrimo Odier Medico di Ginevra sull’accennato libro di Jenner, le quali si riscontrano nel di lui utilissimo Diario (Journal Britanique N. 68. 70. 72.), o se si risguardi l’inge- gno, con cui sono esposte, o la perizia dell’Arte, che ad ogni passo vi brilla, non può esser ameno, che non siano queste infinitamente gradite.
Ho pure creduto bene d’inserirvi un’esatta Relazione intorno al vajuolo, che infettan le vacche nella Lombardia.
Se finalmente a me sarà dato di leggere ulteriori scritti Inglesi su di questa malattia, come spero possa essere fra poco, tutto sarà da me colla maggior sollecitudine publicato.
Introduzione
nfiniti sono i mali, che l’uomo s’attirò coll’allontanarsi dallo stato primitivo, a cui la natura l’aveva destinato. Il lusso, l’amor dei piaceri, ed anche il puro trastullo lo familiarizzarono con un gran numero d’animali, che non erano originariamente fatti per vivere con lui.
Il lupo abbandonando la natural sua ferocia siede ora in grembo alle dame ; il gatto, la più piccola delle tigri della nostra isola, fatta dalla natura per abitare le selve, è parimente umanizzata e familiare. Le vacche, il porco, la pecora, il cavallo caddero tutti per diversi fini sotto il dominio dell’uomo. Havvi una malattia, a cui i cavalli nello stato d’addomesticamente vanno frequentemente soggetti. I Maniscalchi la chiamano the Grease. Essa consiste in un’infiammazione, e gonfiezza della pianta del piede, da cui sorte una materia di una singolar natura, atta a comunicare al corpo umano (dopo aver subite le modificazioni, di cui parlerò in appresso) una malattia, che ha tanta somiglianza al vajuolo, ch’io son portato a crederla l’origine e la fonte di questo esantema.
In questo Paese, dove si raccoglie il latte, conservansi molte vacche; e l’officio di mugnerle è indistintamente addossato alle persone d’ambedue i sessi. Se un garzone dopo d’aver fasciato un piede d’un cavallo attaccato dal the Grease non abbia avuta la precauzione di ben ripu- lirsi le mani, si metta a mugnere una vacca con diti imbrattati dalla materia morbosa, arriva ordinariamente, che la malattia si comunica alle vacche, dalle vacche dalle vacche passa alle ragazze, che mungono, si diffonde successivamente nel villaggio, e il bestiame, e gli abitanti ne provan i suoi tristi effetti. A questa malattia fu dato il nome di Cow-Pox. Essa si manifesta al capezzolo delle mammelle delle vacche sotto la forma di pustole irregolari. Al primo comparire sono ordinariamente di un colore bleu pallido, che si avvicina molto al livido, o sono circondate all’intorno da un’infiammazione erisipelatosa. Queste pustole, ove non si applichi opportunamente un convenevol rimedio, degenerano frequentemente in ulceri depascenti, che diventano assai moleste. Gli animali se ne risen- tono, la secrezione del latte scema d’assai; si manifestano alcune macchie infiammate in diverse parti specialmente alle mani della gente impiegata a mugnere, e non di rado sul collo della mano, che passano in suppurazione, e prendono la forma delle vesciche prodotte dalle scottature. Il più spesso appajono alle articolazioni, ed alle estremità delle dita; ma tutte le parti ne possono essere attaccate, e dove il luogo lo permette, queste suppurazioni superficiali prendono una forma circolare, il cui labbro è più elevato del centro, ed è di un colore che ha una lontana somiglianza col celeste. Il riassorbimento ha luogo; e compariscono dei tumori in ambedue le ascelle: tutta la macchina n’è affetta; il polso è celere; soffrono gli ammalati dei bri-
vidi, a cui succedono calore, spossatezza generale, dolore ai reni ed alle articolazioni con vomito; la testa pesante, e l’ammalato cade qualche volta in delirio. Questi sintomi più o meno violenti durano generalmente tre o quattro giorni: si formano delle piaghe ulcerose alle mani; piaghe, che attesa la sensibilità delle parti, sono assai moleste, e comunemente guariscono lentamente, diventando non di rado cancerose, come quelle, da cui esse trassero la lore origine. Le labbra, le narici, le palpebre, ed altre parti del corpo sono pure affette da ulceri, il che non da altro deriva, se non da ciò, che queste parti vengono inconsideratamente in contatto, e fregamento colle dita infette dell’ammalato. Non ho mai osservato, che una eruzione sulla pelle sia succeduta allo sparimento dei sintomi febrili, se non se in un sol caso, in cui poco ne apparve sulle braccia. Essa durò pochi minuti; era d’un color rosso vivido, e spari subitamente senza venire a suppurazione, così che io non posso giudicare, se avesse connessione o nò cogli sintomi precedenti. La malattia si comunica dai cavalli alle mammelle delle vacche, e da queste passa negli uomini.
Diverse sono le materie morbifiche, che assorbite nel sistema vascolare dell’uomo possono produrre simile effetto. Ma ciò che rende il veleno del Cow-Pox degno di particolare attenzione si è, che chiunque ne è stato una volta infetto, è preservato per sempre dal vajuolo. Quest’ultimo non può più essergli comunicato, nè esponendolo agli effluvj vajuolosi, nè inoculandolo.
Esporrò nel decorso di questo scritto ai miei Lettori molti esempi di un tale singolare fenomeno.
Caso I.
Giuseppe Merret, ora sotto-giardiniere nella contea di Berkeley, serviva in questi contorni l’anno 1770 in qualità di domestico d’un Fittajuolo, e concorreva a mugner le vacche del suo padrone. Alcuni cavalli appartenenti alla Ferma furono incommodati da piaghe ai piedi, e Mervet era quello, che li curava. Tutto ad un tratto si manifestò nelle vacche il Cow-Pox, e nel tempo stesso comparvero sulle di lui mani diverse ulceri. A queste succedette un gonfiamento, ed una durezza delle ascelle, ed egli si trovò per diversi giorni così male, che non era in istato di proseguire i suoi giornalieri lavori. Priama di quest’accidente non vi era mai stata nella Ferma alcuna vacca, ne era stato adoperato per mugnerle aleuna persona, che attaccata fosse dal Cow-Pox.
In Aprile 1795 essendosi qui eseguita una generale inoculazione, Merret, e tutta la di lui famiglia furono innestati. Erano già trascorsi venticinque anni tra la sua malattia e l'i- noculazione. Ciò non ostante non vi fu mezzo per comunicargli il vajuolo, che gli fu replicatamente inserito nel braccio. Soltanto un’efflorescenza, di apparenza rispelatosa verso il centro, comparve alla pelle, vicino al luogo della puntura. Tutto il tempo, che la di lui famiglia aveva il vajuolo, uno di questi essendone tutto pieno, conversava e viveva in sua compagnia senza partecipargli il contagio.
Egli è necessario d’osservare, che in tutti questi casi, che io racconto, ci siamo con tutta la certezza possibile assicurati, che il soggetto in quistione non aveva prima dello sperimento avuto ancora il vajuolo.
Se queste prove fossero state fatte in una città grande e popolata, ci sarebbe stato luogo al dubbio; ma in un picciol paese, la di cui popolazione è ristretta, e dove viene fedelmente registrato, ogniqualvolta qualcuno è attaccato dal vajuolo, non si corre alcun rischio d’ingannarsi non rimane luogo ad alcun sospetto d’inesattezza.
Caso II.
Sara Portlock di questo paese fu attaccata ventisette anni fa dal Cow-Pox, essendo al servizio di un Fittajuolo in queste vicinanze.
Nell’anno 1792 credendosi a tal titolo preservata dal vajuolo allattò uno de’ suoi figli maschj, che accidentalmente aveva preso il vajuolo, e non ne fu attaccata: per tutto questo tempo abitò essa la stanza infetta senza che ne risentisse effetto alcuno. Essa venne perfino inoculata nelle due braccia, ma ciò non ebbe miglior successo che nel caso precedente.
Caso III.
Giovanni Philipps artigiano di questa Città a nove anni circa fu at- taccato dal Cow-Pox; all’età di sessantadue anni feci io la prova d’innestarglielo, ed ebbi la precauzione di scegliere la materia morbifica della migliore qualità e forza possibile. La presi dal braccio d’un ragazzo prima dell’apparizione della febbre, e la inserii all’istante medesimo. Ciò gli cagionò al momento una sensazione, come di una puntura d’ago; apparve indi un’efflorescenza, che il quarto giorno s’accrebbe, e l’ammalato si lagnava di qualche dolore e durezza verso le spalle; ma il quinto giorno questi sintomi cominciarono a dissiparsi, e da lì a un giorno o due scomparvero interamente senza cagionar alterazione alcuna nella di lui macchina.
Caso IV.
Maria Barge nativa di Woodfort in questa Parrocchia fu inoculata nell’ anno 1791. Un’eruzione di color rosso - pallido comparve al luogo, ove erasi eseguito l’innesto, si difuse e si dilatò in più gran spazio, ma disparve da lì a poco, senza produrre sin-
tomi vaiuolosi . Essa servi più volte di balia a dei ragazzi infetti di vajuolo, senza venirne attaccata. Questa donna aveva avuto il Cow-Pox trent’un anni fa, essendo al servizio d’un Fittajuolo di questa Parrocchia.
Caso V.
Mistriss H — rispettabile Dama di questa Città ebbe nella sua prima gioventù il Cow-Pox: essa ne ven-
ne infetta in un modo assai singolare; lo prese maneggiando diversi stromenti, che venivano adoperati dalla gente di servizio tra cui alcuni se ne trovavano, che mugnevano delle vacche attaccate dal Cow-Pox. Molte ulceri apparvero sulle di lei mani, e si comunicarono al naso, che diventò infiammato e gonfio. Subito dopo questo accidente Mistriss H — si espose al contagio del vajuolo, che le sarebbe stato impossibile d’evitare per poco, che ella avesse avuta disposizione per questo veleno, mentre essa assisteva regolarmente una parente, il cui vajuolo era così violento, che le costò la vita.
Nell’anno 1778 sorse a Berkeley un’epidemìa vajuolosa, e Mistriss H — non credendosi abbastanza sicura da questo contagio (quantunque ella si fosse, come abbiam visto, esposta al medesimo senza provare alcun cattivo effetto) si fece da me inoculare; ed io scelsi in questa occasione la materia morbifica della più attiva qualità. Ciò produsse gli stessi sintomi, che nei casi precedenti; una efflorescenza al braccio senza alcuna influenza sulla di lei constituzione.
Caso VI.
E’ una cosa così notoria tra i nostri Fittajuoli, che coloro che hanno avuto il vajuolo non vengono o nulla, o al più leggiermente attaccati dal Cow-Pox, e che tosto che questa malattia si manifesta nel bestiame, si cercano sempre per assisterlo delle persone, che abbiano avuto il vajuolo, altrimenti gli affari della Ferma anderebbero male.
Nel mese di Maggio 1796 il Cow-Pox attaccò il bestiame del Sig. Baxers Fermiere, che vive in vicinanza di
questo paese. La malattia fu comunicata da una vacca stata comperata infetta in una fiera vicina, e nessuna delle vacche della Ferma del numero di quaranta andarono esenti dal contagio. La famiglia consisteva in un garzone, due serve e un ragazzo, i quali tutti unitamente al Fittajuolo stesso avevano l’incumbenza di mugnere le vacche. Ciascun individuo tra i sovraccennati, eccettuata una delle serve, avevano avuto precedentemente il vajuolo. Accadde in conseguenza, che il Fermiere, ed il ragazzo andarono intieramente esenti dall’infezione; il garzone, ed una delle serve non ebbero, che una, o due pustole sopra un dito, che presto sparirono senza lasciar alcun sintomo, o produrre alcuna alterazione nella lor macchina: l’altra serva invece, che chiamavasi Sara Wynne, e che non aveva avuto il vajuolo, non la scampò così come gli altri, essa fu attaccata dal Cow-Pox; essa sofferse tutti i sintomi da me di sopra descrit- ti in un grado così violento che fu obbligata di restare in letto per molti giorni, non potendo regersi, nè essendo in istato di lavorare secondo il solito nella Ferma.
Il 28 Marzo 1797 io la inoculai, e vi introdussi con tutta la cura possibile la materia vajuolosa per mezzo di due incisioni praticate al braccio sinistro. Apparve una leggier infiammazione secondo il solito all’intorno delle parti inoculate; ma il quinto giorno ogni sintomo era sparito senza produrre alcun effetto ulteriore.
Caso VII.
Sebbene la precedente storia mostri chiaramente, che la costituzione dell’uomo perde la suscettibilità per il Cow-Pox, allorchè esso è stato attaccato dal vajuolo; e sebbene in generale, come io ho fatto osservare, coloro che hanno avuto il vajuolo, e che vengono adoperati 2 mugnere le vacche infette di Cow-Pox, o nulla ne soffrono, o tutti al più prendono delle leggieri ulceri alle mani, che non sono d’al- cuna considerazione, e che non hanno influenza alcuna sulla macchina in generale, pure l’economia animale è soggetta a qualche variazione a questo riguardo, come si potrà vedere nella seguente relazione.
L’estate dell’anno 1796 il Cow-Pox si manifestò nella Ferma del Sig. Andrews (considerevole luogo ove si raccoglie il latte) addetto alla Città di Berkele. Questa malattia venne comunicata, come nel caso precedente, da una vacca infetta stata comperata in un mercato vicino. La famiglia consisteva nel Fermiere sua moglie, un garzone ed una serva; essi tutti, eccettuato il Fermiere (che aveva paura delle conseguenze) mugnevano le vacche, e tutti fuorchè il garzone, avevano avuto il vajuolo: ciò non impedì, che tutti questa volta non venissero attaccati dal contagio. Ciascun d’essi ebbe delle ulceri alle mani, e una certa indisposizion generale di tutto il corpo preceduta da tumori, e da dolori alle ascelle: ma ciò è nulla in paragone di quanto soffri il garzone che non aveva avuto ancora il juolo. Esso fu per qualche tempo obbligato a guardare il letto, mentre gli altri tutti erano in istato di occuparsi senza grave incomodo dei loro travagli ordinarj.
Il 13 Febbrajo 1797. mi prevalsi d’un occasione per inoculare Gulielmo Rodway servendomi del garzone appunto, di cui abbiamo or ora parlato. La materia variolosa fu introdotta in amendue i bracci, nel destro per mezzo d’una incisione, nel sinistro mediante diverse punture nella cute. Amendue s’infiammarono visibilmente nel terzo giorno. In seguito l’infiammazione intorno alle punture spari; ma una leggiera apparenza di risipola si manifestò al luogo dell’incisione, e durò fino all’ottavo Ingiorno, ove l’ammalato risenti una specie d’indolimento nell’ascella destra per lo spazio di mezz’ora. L’infiammazione scomparve quindi rapidamente, e non lasciò dietro di se sintomo alcuno, nè ebbe alcuna influenza sulla macchina dell’ammalato.
Caso VIII.
Elisabetta Winne donna di 57. anni serviva quarant’ott’anni fa in una Ferma in questi contorni. Faceva le funzioni di lattaja, mentre il Cow-Pox si manifestò nel bestiame. Essa partecipò assieme al resto della famiglia di questo contagio, ma in grado assai minore degli altri; mentre comparve una sola leggiera ulcera sul dito minimo della mano sinistra, e soffrì un’indisposizione appena sensibile.
Col più gran piacere mi prevalsi dell’occasione di sperimentar l’effetto del vajuolo sopra una persona, in cui la malattia trent’anni prima erasi mostrata così mite. Il 28. Marzo 1797 la innestai, facendo a tal uopo due superficiali incisioni al braccio sinistro, nelle quali introdussi colla più gran precauzione possibile la materia variolosa. Una piccola eruzione apparve subito, e l’ammalata risentì verso il terzo giorno una specie di pulsazione al luogo, dove erasi operato l’innesto, la quale si dissipò ben tosto, senza lasciar dietro di se alcun sintomo di indisposizione.
Caso IX.
Quantunque il Cow-Pox preservi l’uomo dal vajuolo, ed il vajuolo avuto una volta lo renda inattaccabile dal proprio suo veleno nell’avvenire, pure si danno dei casi, in cui l’uomo è suscettibile d’essere di nuovo qualche volta attaccato dal Cow-Pox. La seguente istoria ne offre un esempio.
Gulielmo Smith di Pyrion in questa Parrocchia contrasse tale contrasse tale malattia essendo al servizio in una Ferma in queste vicinanze l’anno 1780. Uno dei cavalli appartenenti alla Ferma, soffriva delle ulceri alla pianta del piede, ed egli le curava. Per tal mezzo si comunicò la malattia alle vacche, e da queste a Smith: una delle sue mani era ricoperta di diverse piaghe ulcerose, accompagnate da tutti i sintomi descritti di sopra.
L’anno 1791 il Cow-Pox infettò il bestiame in un’altra Ferma, ove egli si trovava, e ne venne attaccato per la seconda volta; e l’anno 1794 ebbe egli la disgrazia di prenderlo ancora per la terza volta. Il decorso della malattia fu la medesima nelle due ultime volte, come la prima.
Nella primavera 1795 egli venne inoculato due volte, senza che il veleno vajuoloso abbia potuto essergli comunicato. Egli visse familiarmente con gente infetta dal vajuolo, anche nel tempo della più forte eruzione, senza risentirne effetto alcuno.
Caso X
Simone Nicols serviva l’anno 1782 presso il Sig. Bromedge, gentiluomo, che viveva in un suo podere in questa Parrocchia. Aveva altresì cura de’ cavalli ammalati d’ulcere ai piedi, e veniva nel tempo istesso adoperato a mugnere le vacche. In tal modo si comunicò la malattia alle vacche la quale però non si manifestò sul capezzolo delle mammelle, che alcune settimane dopo ch’egli aveva cominciato a fasciare i cavalli. Egli abbandonò la casa del Sig. Bromedge, ed entrò al servizio in un altro podere non avendo alcuna ulcera sui suoi diti: tutto ad un tratto le sue mani cominciarono a soffrire al modo solito, e si manifestarono in lui tutti li sintomi da noi già spesso accennati. Egli tacque al suo nuovo padrone il Sig. Cole la natura della malattia, continuò a mugnere le vacche, le quali vennero per tal modo infettate dal Cow-Pox.
Alcuni anni dopo lo stesso Nicols trovavasi impiegato in un podere, ove il vajuolo si manifestò: io lo inoculai con molti altri, ed egli visse in loro compagnia tutto il decorse della malattia. Il suo braccio s’infiammò; ma nè questo sintomo, nè il vajuolo produsse sulla di lui costituzione il menomo effetto.
Caso XI.
Gulielmo Stinchomb trovavasi pres so il Sig. Bromedge assieme con Nicols, allorchè il Cow-Pox attaccò il bestiame, e ne fu disgraziatamente partecipe. La mano sinistra venne gravemente attaccata da ulceri corrosive, e da un tumore di considerabil volume, che apparve all’ascella della parte stessa. La mano destra non ebbe, che un solo leggier tumore: nulla si osservò all’ascella corrispondente.
Nell’1792 Stincbomb venne inoculato, ma senza che ciò producesse altro effetto, che una semplice infiammazione nel braccio, la quale durò pochi giorni. Molti individui vennero innestati al tempo istesso; in alcuni di essi i sintomi vajuolosi furono dei più violenti, che si sogliono osservare. Egli conversò a bella posta con essi, ma non gli riuscì di venir attaccato del vajuolo.
Durante la malattia de’ suoi compagni, paragonando egli i sintomi, che vedeva in essi, con quelli, che egli si ricordava aver accompagnate la di lui propria malattia del Cow-Pox, la più esatta somiglianza fu vista fra gli uni e gli altri.
Caso XII.
I poveri del villaggio di Tortworth in questa Provincia vennero inoculati dal Sig. Enrico Jenner Chirurgo di Barkeley l’anno 1795. Tra essi trovavansi otto persone, che a diverse epoche della lor vita erano state attaccate dal Cow-Pox. Una di esse Ester Walkley era stata da me trattata nel decorso di questa malattia, da cui fu attaccata in un podere, over ella serviva nel villaggio stesso l’anno 1782; ma nè essa, nè alcun altro di quelli, che avevano avuto il Cow-Pox presero il vajuolo, nè per la materia introdotta nel braccio, nè per il commercio cogli altri infetti di tal contagio; fenomeno tanto più felice, quanto che molte di queste povere donne trovavansi in istato di gravidanza.
Caso XIII.
Un caso mi è occorso, in cui la persona essendo stata infetta dalla materia, che scola dalle ulceri delle piante de’ piedi de’ cavalli, inattaccabile dal veleno vajuoloso; un’altro, in cui vi fu pertanto un’apparenza di vajuolo; ed un terzo finalmente, in cui l’eruzione del vajuolo fu incontrastabile.
1. Tommaso Pearce è il figlio d’un Fabbro, e Maniscalco di questo Paese. Egli non aveva mai avuto il Cow-Pox: avendo avuto nella sua infanzia a curare delle ulceri di cavalli appartenenti a suo padre, erausi manifestate sui di lui diti alcune pustole, che vennero a suppurazione, e che gli cagionarono una assai grave malattia. Sei anni dope io lo inoculai al braccio ripetutamente senza poter arrivare a comunicargli il veleno vajuoloso: non apparve altro sintomo, che una leggiere infiammazione in seguito alla introduzione della materia morbifica nel braccio; del resto lo esposi in tutti i modi possibili al contagio vajuoloso sempre senza successo.
Caso XIV.
2. Il Sig. Giacomo Cole Fermiere in questa Parrocchia fu attaccato dallo stesso contagio, di cui abbiam parlato nel caso precedente, ed alcumi anni dopo gli fu innestato il vajuolo. Egli sofferse un leggier dolore all’ascella; e fu incommodato per tre o quattro ore. Apparve una piccola espulsione sulla fronte, la quale però disparve ben tosto senza venire a maturazione.
Caso XV
Quantunque dai due esempi precedenti sembri risultare, che il corpo
umano venga preservato dal veleno vajuoloso, mediante il riassorbimento della materia, che scola dalle ulceri delle piante dei piedi dei cavalli, pure l’esempio seguente prova decisivamente, che non si può intieramente a ciò fidare, eccettuato il caso, in cui la materia dell’ulcere del cavallo non sia stata comunicata alle vacche, e dalle vacche poi sia passata al corpo umano.
Il Sig. Abramo Riddifort Fermiere a Stone in questa Parrocchia, dopo aver fasciata una cavalla infetta da ulcere al piede, venne attaccato da’ piaghe dolorose in amendue le mani, da tumori alle ascelle, e da una grave malattia generale in tutta la macchina. Un Chirurgo del contorno lo curava. Esso rimarcando la somiglianza tra le ulceri, che l’ammalato aveva sulle mani, e quelle che vengono ordinariamente prodotte dal Cow-Pox, e conoscendo gli effetti di quest’ultima infermità del corpo umano, lo assicurò, che egli sarebbe d’ora in avanti preservato dal contagio vajuoloso; ma questa sua asserzione si mostrò fallace, mentre essendosi egli venti anni dopo esposto al contagio del vajuolo, ne venne subito infettato, ed ebbe tutti i sintomi, che ne accompagnano l’eruzione, solo in grado assai mite. Eravi pertanto una certa differenza tra le pustole, di cui egli era ricoperto, e quelle, che si osservano comunemente nelle persone infette dal vajuolo, quantunque difficile sarebbe il definirla. Altri Medici visitarono l’ammalato a mia richiesta, fecero la medesima osservazione; ma per non lasciar luogo a dubbio alcuno sulla reale esistenza del vajuolo lo inoculai colla materia tolta dalle pustole di diversi individui della di lui famiglia, e nacque nel medesimo il vajuolo accompagnato da tutti i sintomi ordinarj.
Caso XVI.
Sara Nelmes, contadina addetta ad una latteria di queste vicinanze, venne attaccata dal Cow-Pox delle vacche del di lei padrone nel Maggio 1796. L’infezione si manifestò in una parte delle mammelle, che era già stata antecedentemente lesa, benchè leggier-
mente, dalla graffiattura d’una spine. Una larga ulcere pustolosa, ed i sintomi ordinarj accompagnarono la malattia. La pustola era così distinta che mi sembrò atta a far conoscere la figura del Cow-Pox, come si manifesta sulle mani. Le due piccole pustole sul collo della mano nacquero adunque dall’applicazione del veleno sopra le minute graffatture della cuticola, e il color livido, che loro è caratteristico, non era visibile al tempo, che io vidi l’ammalata. La pustola sull’indice rappresentò la malattia nel di lei primo principio. In questo caso non apparve alcuna pustola sulla mano dell’ammalata, e quella, che trovasi nella tavola dell’opera originale è tolta da un’altra, e aggiuntavi per rappresentare la malattia subito dopo la di lei apparizione.
Caso XVII.
Per osservare più accuratamente il progresso del contagio, scelsi un ragazzo sano dell’età press’a poco ott’anni per innestargli il vajuclo. La materia fu presa dalla mano d’una inserviente alla latterla, che ne fu infettata dalle vacche del suo padrone: l’inoculazione seguì il 14 Maggio 1796 per mezzo di due superficiali incisioni nel braccio, della lunghezza quasi d’un mezzo pollice.
Al settimo giorno egli si lagnò d’un incomodo all’ascella, ed al nono soffrì un leggier freddo, perdè l’appetito, ebbe qualche risentimento di freddo, e la testa eragli alquanto pesante. Tutto questo giorno era positivamente ammalato, e la notte fu molto inquieto: nel giorno seguente però era perfettamente ristabilito.
La figura delle incisioni nel loro progresso fino allo stato di maturazione era quasi la medesima del vajuolo ordinario. La sola differenza, ch’io osservai, consisteva in una tinta oscura, che prendeva il fluido limpido prodotto dall’azion del veleno, e nella efflorescenza, che si spargeva intorno alle incisioni, e che avevano più carattere risipelatoso di quello, che comunemente si osservò nella materia del vajuolo; ma il tutto finì col produrre sulla parte inoculata delle croste e delle escare, e guarì senza produrre verun inconveniente.
Per assicurarmi, se il ragazzo dopo essere stato infetto così leggermente dal veleno del Cow-Pox, fosse reso inattaccabile dal vajuolo, lo inoculai il primo di Luglio con del vajuolo preso immediatamente da una pustola. Diverse ponture furon praticate in amendue i bracci; la materia vi fu inserita colla più grande attenzione possibile, ma senza effetto. I sintomi furono gli stessi, che noi abbiam già tante volte osservati negli individui, a cui viene comunicato il vajuolo, dopo che essi hanno già avuto o il vajuolo stesso, o il Cow-Pox. Più mesi dopo, l’innesto del vajuolo fu ripetuto, ma ancora senza successo.
Qui le mie ricerche vennero interrotte fino alla primavera del 1798, in cui, a cagione dell’umidità, molti cavalli di questi contorni furono attaccati al principio della stagione da ulceri alle piante de’ piedi, per cui si comunicò il Cow-Pox in diverse delle nostre latterie; e ciò mi procurò l’occasione di proseguire le mie osservazioni su questa singolar malattia, di cui espongo ora il risultato in questo scritto.
Una cavalla appartenente ad una persona, che possiede una latteria in una vicina parrocchia, cominciò ad essere attaccata da ulceri ai piedi verso la fine di Febbrajo 1798, che vennero promiscuamente lavate dai garzoni della Ferma Tommaso Virgoe, Guglielmo Wherret, e Gulielmo Haynes in seguito a ciò si manifestarono sulle mani di questi tre delle ulceri; le glandole linfatiche si infiammarono alle braccia ed alle ascelle: brividi succeduti da calore, spossattezza e dolori universali alle articolazioni erano i sintomi. Con un sol parossismo finì la malattia; dopoventiquattro ore gli ammalati erano liberi dall’indisposizione generale, e nulla rimase, fuorchè le ulceri sulle mani. Haines e Virgoe, che avevano già avuto il vajuolo dissero aver provato gli stessi sintomi, quando erano stati infetti dal medesimo. Wherret non aveva sofferto il vajuolo. Haynes mugneva giornalmente le vacche, e comunicò loro la malattia incirca nel decimo giorno dalla prima volta, che egli lavò le ulceri della cavalla. Sopra i capezzoli delle mammelle sorsero secondo il solito delle pustole di color celeste, e si formarono delle ulceri; ma i rimedj convene voli applicati a tempo impedirono il progresso della malattia.
Caso XVIII.
Giovanni Bacher, ragazzo di cinque anni, venne inoculato il 16 Marzo 1798 colla materia presa dalle pustole della mano di Tommaso Virgoe, uno dei garzoni stati infetti nel caso precedente. Il sesto giorno manifestaronsi sintomi simili a quelli, che la accompagnarono ordinariamente malattia del Cow-Pox: l’ottavo giorno egli era scevro da ogni indisposizione.
Vi era qualche diversità nella figura della pustola al braccio. Ella rassomigliava bensì alla pustola variolosa, ma la somiglianza non era così
cospicua, come nel caso, in cui il veleno si comunica per mezzo dei capezzoli delle vacche, o che la materia, che scola dalle ulceri dei cavalli, viene per mezzo delle vacche comunicata al corpo umano.
Questo sperimento venne instituito per conoscere il progresso e gli effetti di questo contagio, ove esso viene a propagarsi. Noi abbiamo osservato di sopra, che il veleno del cavallo comunicato direttamente alla macchina umana, non può riguardarsi come sicuro preservativo contro il vajuolo; ma che questa benefica proprietà appartiene alla materia prodotta sul capezzolo delle vacche. Se il veleno passando dal cavallo nel corpo umano, come nel caso presente, acquisti la stessa proprietà, restava ancora indeciso: io aveva il progetto di assicurarmene nell’attual caso, ma il ragazzo fu messo fuor di stato di poter esser inoculato, avendo egli disgraziatamente presa in una casa di travaglio una febbre contagiosa subito dopo il nostro sperimento.
Caso XIX.
Guglielmo Summers, ragazzo di cinque anni e mezzo, venne innestato lo stesso giorno di Bacher colla materia presa, dal capezzolo di una vacca infetta, una cioè di quelle, di cui abbiam parlato al caso XVII. Il sesto giorno cadde ammalato; ebbe un’accesso di vomito, e tutti i soliti suoi sintomi in un grado però assai mite, e che durarono fino all’ottavo giorno, ove egli si ristabilì intieramente. I progressi della pustola prodotta dalla inserzione del veleno furono gli stessi osservati nel caso XVIII. colla sola differenza, che non si rimarcò in questo caso, come in quello, la tinta livida.
Caso XX.
Da Guglielmo Summers la malattia venne trasferita a Guglielmo Pead ragazzo di otto anni innestato il 28 Marzo. Nel sesto giorno risentì un dolore all’ascella; nel settimo nifestaronsi in lui tutti i sintomi, che
The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.
Loading the full text…
The end
You’ve reached the end of Ricerche sulle cause e sugli effetti del vajuolo delle vacche.
