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Prefazione dell'editore
ct ct ct Spesse volte rivolgendo io gli spogli e le copie, che ne’ primi anni della giovanezza dagli autografi di , e da’ codici a penna, che quel grand’uomo raccolse, di farmi ho preso diletto; nell’abbattermi in questa Notizia, la quale appunto da uno di que’ codici allora trascrissi, sempre dispiacere sentiva, che in pubblica luce non l’avessi mai tratta. Di giovamento singolare ella parevami per avere indizio d’opere di disegno affatto perdute, per iscoprire o fondatamente discernere gli autori d’altre tuttora esistenti, per illustrare maggiormente il merito d’artefici già rinomati, per far conoscenza d’altri disconosciuti, per accrescere il numero degli amatori e promotori delle arti belle, e dare risalto al favore ch’essi vi hanno prestato; per avere in somma un nuovo apparato di certe e interessanti memorie, onde arricchire l’istoria di quelle nobili discipline, le quali in ogni bene costituita città vogliono essere coltivate e protette. Forte stimolo mi si aggiungeva a fare quest’edizione dal vedere, che dopo ancora d’essere stato posto in chiara veduta da scrittori celebri il fervore de’ Veneziani nell’accogliere e favorire le arti stesse, e nell’instituire gallerie di pitture e musei di anticaglie, nuove ricordanze degne di esser sapute questo scritto medesimo pure porgeva; per le quali viensi a indubitatamente conoscere che su questo fatto non se ne sa poi tanto, da credere che molto ancora non ne rimanga all’oscuro.
E, per vero dire, quale e quanto grande complesso di notizie, o già divolgate, o recondite, non fa d’uopo che si esponga, se questo argomento con piena scrittura trattare si voglia! Da rimotissimi tempi cominciò in Venezia l’arte del dipingere; siccome ognuno conosce, per poco che dell’antichità della scuola nostra informato sia. Di quella si servirono li buoni antichi per abbellire le chiese, e insieme per mettere dinanzi agli occhi de’ fedeli le istorie principali della Religione, non che per adornare le abitazioni private, seguendo in questo l’universale costu- me: ma usaronla ancora sino dal secolo tredicesimo per tramettere all’età seguenti la rimembranza degli avvenimenti gloriosi della Repubblica, facendo dipingere nel palazzo pubblico la venuta di a questa città (, Enneades Marci Antonij Sabellici ab orbe condito ad inclinationem Romani Imperij, Lib. XVI. , , p. 538. , , p. 64.). Quanto poi a monumenti antichi, non aspettarono eglino a farne conto e a raccoglierli quando, ricondotte le lettere e le arti a buona coltura per tutta Italia, biasimo ne veniva a coloro che la patria sprovveduta di essi e disadorna lasciavano, piuttosto che lode singolare a quelli che adoperavansi nel farne incetta: ma sino dal principio del secolo stesso, profittando dell’acquisto di Costantinopoli, parte nobilissima dello spoglio loro han- no voluto che consistesse in opere antiche d’arte e suppellettili specialmente per lavoro preziose; le quali siccome retaggio legittimamente avuto, con giusta ambizione dalla posterità conservate sino a’ tempi nostri, famose divennero e ricercate.
Nel secolo che venne appresso tanto era invalso l’uso della pittura, che all’occasione della fiera dell’Ascensa da’ nostri e da’ forestieri commercio anche di quadri far si soleva ( p. 4.). Con raro esempio poi statue, pitture, disegni, medaglie antiche, e altre sì fatte cose qui s’avevano in pregio, e straniere persone venivano a provedersene; siccome fece Oliviero Forzetta cittadino di Trevigi assai ricco, di cui certi Ricordi di proprie faccende dall’erudi- tissimo Sig. Canonico dati al pubblico ciò comprovano manifestamente (, p. 151.). Notabile cosa è, che nel 1335. quel Trivigiano qui cercasse quattro puttini di marmo, tagliati fuori da un’antica scoltura di San Vitale di Ravenna: Item quæras de quatuor pueris de Ravenna lapideis, qui sunt taglati Ravennæ in Sancto Vitale. V’è perciò buon argomento da poter credere che sino da allora trasferiti fossero stati a Venezia que’ due bassirilievi di marmo Pario con quattro puttini, forniti dello scettro di Giove e della spada di Marte, che collocati poi furono nel coro della chiesa di Santa Maria de’ Miracoli, ove tuttora si veggono; i quali lasciò scritto il che molti anni addietro da Ravenna s’era- no portati, e si attribuivano a Prassitele ( p. 63. ed. 1581.). Bella cura certamente si è presa colui che questi fanciullini avere ci fece; perciocchè di antico e stupendo lavoro sono essi comunemente riconosciuti; e vuolsi ancora che Tiziano nella insigne palla di San Pietro Martire gli ricopiasse. Non sono però quei medesimi che il predecessore mio chiarissimo Antonio Maria Zanetti (Lib. cit. p. 117.) credeva indicati da come degni di Fidia e di Policleto (, Lib. 3. p. 159. ed. 1589.). Stanno questi anche oggidì in due pezzi di bassorilievo nella chiesa medesima di Ravenna: de’ quali uno, che il trono di Nettuno con tre puttini rappresenta, dal ch. P. Gesuita illustrato fu con una nel 1776. stampata in Cesena; senza però sapere che un bell’intaglio in rame nel 1518. dato fuori n’era stato, e questo all’originale molto più conforme di quello che il aveva prodotto ( T. I. Tab. XXXVI.).
Ma nel secolo quindicesimo piantati li sodi principii della scuola di pittura dalli Vivarini, da Vittore Carpaccio, dalli Bellini, e da altri loro coetanei, e coltivati coll’opera ancora d’illustri maestri forestieri, particolarmente di Gentile da Fabriano, e d’Antonello da Messina, che qui grand’onore si fecero; ne venne in seguito voglia maggiore d’avere quadri dei più pregiati pennelli. Così la sollecitudine, che a gara si presero di promuovere la coltura delle umane lettere Francesco Barbaro, Lionardo Giustiniano, Zaccheria Trevisano, Andrea Giuliano, Pietro Miani, Pietro Donato, Iacopo Zeno, Pietro Barbo poi ., Daniele Vitturi, Bernardo Bembo, Girolamo Donato, Bernardo Giustiniano, Ermolao Barbaro, e altri autorevoli personaggi dell’ordine patrizio, avendo portato seco lo studio dell’antichità e l’amore delle arti liberali; si andò parimente propagando il gusto di possedere belli e rari artefatti. Il lusso poi vi si aggiunse, che nacque dall’opulenza della città, e obbligò le doviziose famiglie ad abbellire splendidamente ancora con essi li proprii palagi. Nè v’ha dubbio alcuno che alla magnifica decorazione della città, sempre avuta a cuore dal pubblico, non accoppiassero li privati tutta la possibile suntuosità in ogni parte di arredi, o per materia, o per artifizio pregevoli; talchè il Conte nell’operetta , data a stampa in Trevigi intorno all’anno 1492, diceva loro, non senza farne qualche rimprovero: Quid multa & varia domestica ornamenta proferam? Quid pretiosam illam argenti & auri supellectilem? Quid aulæa & omnia stragulorum genera, quibus domus vestræ penitus renident? in quibus adeo modum exceditis, ut cuiuslibet Veneti privati supellex amplissimam domum regiam exornare posset? E perciò il ha potuto con verità scrivere di que’ tempi (Recherches historiq. sur la connoissance, que les anciens avoient de l’Inde, Paris 1792. p. 195.):„ Gli storici di que’ tempi parlano dello stato di Venezia, nel periodo che abbiamo sotto gli occhi, con espressioni che ad alcuna altra città dell’Europa convenire non possono. Le rendite della Repubblica, e le ricchezze de’ privati cittadini erano superiori a quelle delle altre città. Nella magnificenza de’ palazzi, nella preziosità degli addobbi, nell’abbondanza de’ vasi d’oro e d’argento, e in tutto quello che serviva alla politezza, o alla splendidezza del trattamento, li Nobili di Venezia superavano il lusso de’ più gran Re oltramontani: nè tutta questa pompa era già effetto di vana e inconsiderata prodigalità; ma bensì naturale conseguenza d’una felice industria, per cui dietro alla facilità di aver ammassate ricchezze il diritto veniva di goderne splendidamente.”
Coll’avervi poi nel secolo sedicesimo gettate profonde radici le belle arti, mercè appunto il favore de’ nostri, sempre pronto all’avanzamento di esse; di mano in mano ebbero qui campo di cospicuamente spiegare li maravigliosi loro talenti Giorgione, Tiziano, il Pordenone, Paolo, e il Tintoretto nella pittura; il Sansovino, Tullio Lombardo, il Vittoria, e Danese Cataneo nella scultura; Alessandro Leopardi e Vettore Gambello ne’ lavori di getto; siccome fecero a’ tempi medesimi , il , Pietro e Tullio Lombardi, il Sammichieli, il , lo nell’architettura. Quindi belle e continue occasioni si avevano di aggiungere alle opere preziose degli antichi quelle de’ moderni ancora. Lungi andrebbe dal vero chi credesse che nell’operetta presente le collezioni tutte d’opere di disegno, ch’erano a suo tempo in Venezia, l’autore abbia indicate, e più altre non ne lasciasse addietro. Oltre a quelle ch’egli ci addita, facendone conoscere alcune per la prima volta, altre in quel torno medesimo ve n’aveva presso Marino Sanudo, Andrea Loredano, Girolamo Quirini, Alessandro Contarini, Sebastiano Erizzo, Stefano Magno, Antonio Zantani, Lionardo Mocenigo, Francesco Amadi, Andrea Franceschi, Francesco Fileto, , Andrea Martini ed altri ancora; di maniera che propagatasi vieppiù l’imitazione dell’esempio de’ maggiori, potè farsi animo il Sansovino di scrivere nel 1565, che in Venezia v’erano più pitture, che in tutto il resto d’Italia (, p. 20. t.); e sul finire del secolo fece sì copioso elenco degli studii d’anticaglie presso de’ nostri, da potere star a petto con quello di ogni altra grande città (Descriz. di Venezia, p. 138. ed. 1580.). Nè in alcun tempo è poi mancato buon numero di cittadini, che l’opera loro anche in questa parte di erudizione civile, e d’ornamento patrio con grande studio hanno posta: e quindi grande e bell’argomento avrebbe alle mani chi di farne piena trattazione imprendere volesse.
Degna pertanto di venire in pubblica luce, per le ragioni che da principio diceva, riputando sempre quest’operetta, una qualche occasione di pro- durla io attendeva: e questa ora bene sta che cogliere abbia potuto. Non solamente memorie di cose Veneziane, ma altre ancora d’alcune città d’Italia essendosi prefisso l’autore di scrivere; neppure però quanto a queste esaurito egli ha l’argomento: che anzi assai notabili monumenti d’arte, in queste altre città conservati, ha egli tralasciato di registrare, siccome agevolmente mostrare potrei. Ma forse v’è luogo a credere che una continuazione qualche buon supplimento di notizie contenesse; atteso che altra sua scrittura con carte numerate, a questa relativa, dall’autore medesimo allegata si vegga. Frattanto però che altro sbuchi fuori, abbia il pubblico tutto ciò che trovato si è; e tenga questa scrittura il più antico posto fra quelle che, col titolo di Guida a conoscere opere in alcuna città d’Italia particolarmente, ora siamo avvezzi ad avere; giacchè alla prima metà del secolo sedicesimo ella tutta appartiene.
Curiosi a ragione esser devono i lettori di sapere chi questo anonimo si fosse, il quale di belle opere innamorato indagatore si mostra. Ch’egli un qualche artefice di disegno sia stato, pare che lo mostri la franchezza e precisione con cui porta il suo giudicio sopra alcune principali fatture. Ma però che di erudizione al gusto suo conveniente fosse adorno, senza dubbio affermare si può, tosto che riflettasi ch’egli non solo prendeva lumi dalla voce degli artisti, come si vede che fece con Andrea Riccio Padovano, soprannominato Crispo Briosco, celebre fonditore e architetto, e con Niccolò d’Avanzo Veronese, intagliatore di gemme; ma di cose scritte se ne valeva ancora, cioè d’una Lettera Latina di Padovano a sopra gli antichi pittori di Padova, del Comento di sopra , e forse d’altro, che non indica nominatamente. Per sospettare ch’egli Padovano fosse, argomenti non mancano: bensì ne mancherebbero per attribuirgli altra patria. Le opere di quella città egli più diffusamente e con istudio maggiore riferisce, che quelle d’altrove: per fissarne gli artefici prende autorità dalla Lettera del Campagnola e dalla voce del Riccio, ambedue Padovani: nominando la Repubblica di Venezia dice li Signori Veneziani, il qual modo di dire a sud- diti d’essa Repubblica s’adatta: per orefice replicatamente dice orevexe siccome anche oggidì dicono li Padovani: tutti indizii, che insieme considerati uno scrittore di quella patria facilmente far credere possono. S’aggiunga ancora, che nel manoscritto stanno in primo luogo li fogli che le opere di Padova contengono, e che quella collocazione essi vi serbano da vecchio tempo, siccome la numerazione ne mostra.
Volendo adunque mettere in pubblico quest’operetta, dopo di averla con l’originale, ch’è di carattere abbastanza cattivo, attentamente riscontrata; per non abbandonarla nella volgare e negletta sua dettatura, alcune annotazioni vi ho aggiunte, onde accreditare le cose dettevi, o rischiararne le oscu- rità. Di ciò che i lettori da per se, o col mezzo di libri facili a vedersi bene saper possono, quasi nessun pensiero preso mi sono: altrimenti d’opere e d’artisti quanto da dire non avrei avuto? Quando però mi trovai nel caso di potere dar fuori notizie nuove, o di ammendar errori di autori gravi, non mi sono mai guardato dal farlo; persuaso che così vie maggiormente grato agli amatori di questa sorte di erudizione il libro riuscito sarebbe. Giudicii miei sopra il merito degli artefici non ho frammessi giammai; perciocchè in vece d’esser io preso dall’ambire il tuono decisivo di alcuni moderni scrittori su queste materie, sono anzi d’opinione con che de pictore, sculptore, fusore, nisi artifex iudicare non potest (Lib. I. Ep. 10.). Qualun- que però sia stata l’opera da me in questo picciolo lavoro posta; voglio nientedimeno sperare che dagli uomini di civile coltura e di moderato animo sarà ella abbastanza gradita.
Ma certamente mancar non mi può la compiacenza di avere con quest’edizione soddisfatto all’uffizio di congratulazione col degnissimo Signor Conte Giuseppe Perli Remondini, per le nozze dell’ottimo Signor Conte Giovambattista di lui figliuolo con la nobilissima Signora Contessa Teresa Pola; giacchè di metter fuori essa operetta, come segno pubblico di allegrezza mia nell’occasione di quel fausto avvenimento divisato io aveva. Che se poi ciò tardi s’adempie, impedimenti non potuti prevedersi cagione stati ne sono; e in questo caso a perfezione giuo- ca il notissimo detto del grande : Sera gratulatio reprehendi non solet, præsertim si nulla negligentia prætermissa est. (Epist. famil. Lib. II. ep. 7.).
Notizia di autore anonimo del secolo XVI di opere del disegno
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Opere in Padoa
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Nella Chiesa del Santo sopra l’altar maggiore le quattro figure de bronzo tutte tonde attorno la nostra Donna, e la nostra Donna, e sotto le ditte figure nel scabello le due istoriette davanti e le due da dietro pur de bronzo de basso rilievo; e li quattro Evangelisti nelli contorni, due davanti e dui da driedo, de bronzo e de basso rilevo, ma mezze figure; e da dietro l’altar sotto il scabello il Cristo morto con le altre figure a circo, e le due figure da man destra, con le altre due da man sinistra, pur de basso rilevo, ma de marmo, furono de mano de Donatello.
Li Angeli de marmo attorno il Coro furono de man de....
Il Coro de tarsia fu de mano de Lo- renzo e Cristoforo Canozzi da Lendenara fratelli, e parte, zoè le spalliere, de mano de Piero Antonio d’Allaban da Modena zenero delli ditti.
La Sagrestia de tarsia fu de mano de Lorenzo e Cristoforo ditti.
Il Candelabro de bronzo in mezzo il Coro fu de mano de Andrea Rizzo Padoano fatto da lui nel 1515. ma la base marmorea fu de mano de....
Li dui quadretti de bronzo de mezzo rilevo de fuori del Coro appresso l’entrata, che contengono l’istorie del Testamento vecchio, furono de mano del ditto Mastro Andrea Rizzo.
Li altri quadretti attorno il Coro furono de mano del Bellano.
La statua equestre sopra la piazza del Santo de bronzo de Gatta Mellata fu de mano de Donatello.
El monumento del Trombetta a man manca all’incontro del primo pilastro è invenzione e architettura de Andrea Rizzo: la immagine ivi de bronzo de mezzo rilevo del Trombetta è de man del ditto Rizzo: la sculptura de marmo ivi è de man de....
La Coronazione della nostra Donna a fresco nel primo pilastro a man manca intrando in chiesa, e sopra l’altar della nostra Donna, fu de mano de Fra Filippo.
La prima Cappella a man destra intrando in chiesa instituida per Gatta Mellata fu dipinta da Iacomo da Montagnana Padoano, e da Piero Calzetta suo cugnato: ma la palla ivi fu de mano de Iacomo Bellino, Zuanne e Gentil suoi figli, come appar per la sottoscrizione.
Vi sono li sepulcri de Gatta Mellata e de Zuanne suo fiol, che morse Conduttier, e giovine.
La segonda Cappella a man destra, che è all’incontro della Cappella del Santo, intitolada a San Felice, ovver San Iacomo maggiore, fu dipinta da Iacomo Davanzo Padoano, ovver Veronese, ovver, come dicono alcuni, Bolognese, e da Altichiero Veronese; e fu nel 1376, come appar ivi in un sasso; e par tut- ta d’una mano, e molto eccellente. Anzi la parte a man manca intrando par d’un’altra mano, e men buona. Fu dedicata da M. Bonifacio di Lupi da Parma Cavalier e Marchese de Sorana, el qual è sepulto ivi, e morse nel 1388.
Nel Capitolo la Passione a fresco fu de man de Giotto Fiorentino.
La figura a fresco in chiesa nel primo pilastro a man manca fu de mano de Iacomo Bellino.
El S. Zuan Battista sopra el pilastro secondo a man manca fu de man de Lorenzo da Lendenara.
La Cappella di Lovi de fuora de S. Zorzi sora el sagrado fu dipinta da Iacomo Davanzo Padoano e da Altichiero Veronese, come scrive el Campagnuola. El Rizzo vole che solo Altichiero vi dipingesse. A man destra vi è l’istoria di S. Lucia: a man manca l’istoria di S. Iacomo. Fu fatta far da M. Raimondo di Lupi da Parma Marchese de Sorana e Cavalier l’anno 1377.
La Cappella de S. Luca, compagno de S. Antonio nel Santo, dipinse Giusto de nazione Fiorentino, come scrive el Campagnuola: ma Andrea Rizzo lo fa Padoano. E dicono che questo istesso dipinse el Battisterio in Padoa. E nondimeno ivi si legge sopra la porta, che va nell’inclaustro, Opus Ioannis & Antonii de Padua. Talchè essendo in vero una istessa maniera, più veramente si potrà dire che questa Cappella sii de mano delli detti Giovanni e Antonio Padoani. L’anno 1382, come appar ivi in un sasso, fu dedicata a S. Iacomo e S. Filippo, de’ quali sono ivi dipinte le istorie, da M. Renier M. Conte e M. Manfredin de’ Conti Padoani oriundi da Zenoa.
El S. Pietro a fresco nel primo pilastro a man manca fu de mano de Piero Calzetta Padoano cugnato de Iacomo da Montagnana.
El San Francesco nel terzo pilastro a man manca fu de mano de Mattio dal Pozzo Padoano.
La Santa Giustina nel pilastro segon- do a man destra fu de mano de Bartolommeo Montagna Vicentino.
El S. Paulo nel pilastro terzo a man destra fu de mano d’Agnolo Zotto Padoano ignobile pittore.
Nella Cappella del Santo lo quadro marmoreo de rilevo a man manca fu de mano de Antonio Minello Padoano.
Lo primo quadro a basso a man destra de rilevo fu de mano de Antonio Lombardo.
Lo segondo quadro fu de mano de Zuan Maria Padoano, finito da Paulo Stella Milanese nel 1529.
Lo terzo quadro fu de mano de Tullio Lombardo.
Lo quarto quadro fu de mano del detto Tullio Lombardo.
La figura tutta tonda della S. Giustina, par al naturale, de marmo, fu de mano de Antonio Minello, sopra la cornice in alto.
La figura tutta tonda del S. Zuanne, che è posto sopra la cornice de marmo, fu de man de Severo Rhau.
El S. Prosdocimo de marmo tutto tondo sopra la cornice fu de man de....
Le altre due figure ivi sono de stucco de man de....
Questa Cappella era dipinta, e la pittura, per esser vecchia, è caduta mezza: fu ruinata per refarla de sculpture de marmi. Dipinsela Stefano da Ferrara, bon maestro a que’ tempi. Auctore Riccio.
La palletta del Corpo de Cristo appresso l’arca fu de mano de Piero Calzetta Padoano.
La S. Giustina de marmo posta sopra la pila a mezza chiesa fu de mano de Pirgotele.
Sopra la porta maistra della chiesa el S. Francesco e S. Bernardino inchinati, che tengono il Iesus in mano, furono de man del Mantegna, come appar per la sottoscrizione.
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Vi dipinsero il Montagna, Tiziano....
ct ct ct La loggia e li lati nella corte de piera de Nanto, de opera Dorica, fu architettura de Zuan Maria Falconetto pittor Veronese, che fu discepolo de Mellozzo da Furlì .
Le figure nella ditta corte de piera de Nanto in li nicchii, e le do vittorie sopra l’arco furono de mano de Zuan Padoan, detto da Milan, discepolo del Gobbo.
L’Apolline de piera de Nanto nel primo nicchio a man manca fu de mano de l’istesso.
La Cappelletta e la scala fu dipinta dal detto Falconetto.
Le teste dipinte nel soffittado della camera, e li quadri in la lettiera, ritrat- ti da carte di Raffaello, furono de mano de Domenico Veneziano allevato da Iulio Campagnuola.
La facciata della casa a fresco fu de mano de Ieronimo Padoano.
ct L’inclaustro primo a verde de chiaro e scuro fu dipinto da....
L’inclaustro segondo, che contiene l’istoria de S. Benedetto, fu de man de Lorenzo da Parenzo, che poi diventò Eremita.
ct La prima palla a man manca intrando in Chiesa fu de mano de Resilao.... fatta nel 1447. della maniera quasi delli Muranesi a guazzo.
La terza palla a man manca fu de mano de Antonio e Zuanalvise da Murano, e contiene cinque figure in cinque nicchie.
La Cappelletta segonda della nostra Donna a man destra a fresco fu de mano de Ieronimo Padoano, che ora vive, e ha dipinto ancora la facciata della casa de M. Alvise Cornaro.
La terza palla a man destra fu de mano del Schiavone a guazzo, e contiene nel nicchio de mezzo la nostra Donna, nel nicchio sinistro S. Ieronimo barbato, e S..... nel nicchio destro due altri Santi Confessori. Sono queste figure di grandezza de dui piedi, e de bon disegno, con questa iscrizione Opus Schlavoni Dalmatae Squarzionii.
La palla dell’altar grande fu de mano de Bartolommeo e Antonio da Murano fratelli fatta nel 1451, e contiene nel nicchio di mezzo S. Francesco, nelli altri quattro quattro Santi, tutti intieri e in piedi, e sopra questi cinque nicchii altri cinque con cinque Santi mezzi.
La Sepoltura de bronzo de mezzo rilevo nella fronte del corno sinistro del Roccabonella con la sua effigie naturale intiera, in abito e forma di stu- diante, fu de mano del Bellan, insieme con le colonne con li quattro puttini, e gli altri ornamenti, excepte le tre figurette, che son sopra li tre modioni, li quali furono fatti da Andrea Rizzo Padoano, che fornì tutta l’opera circa il 1492, essendo morto el Bellan.
La palla de bronzo de mezzo rilevo nel ditto corno sinistro fu similmente opera del Bellan, ma nettada e finida da Andrea Rizzo; e solea essere frontispizio alla sepultura ditta.
L’Epitafio in marmo nel ditto corno all’incontro della sepultura ditta fu fatto da M. a M. Cristoforo Longolio, insieme con questi tre heroici:
Te iuvenem rapuere Deæ fatalia nentes Stamina, cum scirent moriturum tempore nullo, Longoli, tibi si canos seniumque dedissent.
L’altro Epitafio all’incontro fu fatto per l’istesso M. Pietro Bembo a M. To- mado Leonico, excepti li dui versi Greci, che egli istesso si fece.
ct ct ct Nella camera terrena la testa marmorea de Bacco coronato de vite maggior del naturale è opera antica.
Lo quadretto in tela d’un piede, ove è dipinto un paese con alcuni pescatori, che hanno preso una londra, con due figurette che stanno a vedere, fu de mano de Gianes da Brugia.
La tavola de marmo de mezzo rilevo, che contiene dui Centauri in piede, e una Satira distesa che dorme e mostra la schena, è opera antica.
Nella camera ch’è sopra, la testa marmorea del Caracalla è opera antica.
La testa del soldato galeata, de marmo, maggior del naturale, è opera antica.
Le altre sette teste marmoree de uo- mini e de donne in varie guise sono opere antiche.
Lo Giove piccolo de bronzo, che siede alla guisa del Giove del Bembo, ma minore, è opera antica.
Lo Sileno piccolo, che giace stravaccato, è opera antica.
Li dui Ercoli piccoli de bronzo in piedi, uno aurato con li pomi in mano, l’altro con la clava, sono opere antiche.
La mano de marmo del puttino è opera antica e perfetta.
La tavola de stucco de basso rilevo d’un piede, che contiene Ercole con la Virtù e Voluptà, è opera antica tolta in Roma da un tempio d’Ercole ornato tutto a quella foza.
Lo ritratto de esso M. Leonico giovine, ora tutto cascato, inzallito, e offuscato, fu de mano de Zuan Bellino.
Lo ritratto de suo padre a guazzo in profil fu de mano de Iacomo Bellino.
Le infinite Medaglie, Vasi di terra, Gemme intagliate &c. sono opere antiche.
Lo Rotolo in membrana, che ha dipinta la istoria de Israelite e Iesù Nave, con li abiti e arme all’antica, con le immagini delli monti, fiumi, e cittadi, e umane, con la esplicazione della istoria in Greco, fu opera Constantinopolitana, dipinta già 500. anni.
ct ct La testa del Cristo, che con la man destra dà la benedizione, con la sinistra tien un libro aperto, fu de mano del Mantegna.
Lo ritratto piccolo de M. Leonico giovine fu de man de....
Lo Bellerofonte de bronzo, che ritiene el Pegaso, de grandezza d’un piede, tutto ritondo, fu de mano de Bertoldo, ma gettado da Adriano suo discipulo, & è opera nettissima e buona.
La testa marmorea del soldato galeata par al naturale, è opera antica.
El Cupidine marmoreo in piedi de grandezza d’un piede e mezzo, che dorme appoggiato ad un.... perchè ha gli piedi rotti, con un festone al collo, e con bende, che lo legano, è opera antica.
La testa marmorea de donna è opera antica.
La testa del S. Zuanne a fresco in muro, riposto in un quadro de legname, fu de man de Cimabue Fiorentino, tolta dalla Chiesa di Carmelitani, quando la se brusò.
ct ct El quadretto in due portelle del S. Zuan Battista vestito, con l’agnello, che siede in un paese da una parte, e la nostra Donna con el puttino dall’altra in un altro paese, furono de man de Zuan Memeglino, l’anno 1470, salvo el vero.
El quadro in tavola piccola della nostra Donna, che presenta el puttino al- la circoncisione, fu de mano del Mantegna, & è a mezze figure.
El quadro in tavola delli retratti del Navagero e Beazzano fu de mano de Raffael d’Urbino.
El retratto del Sannazaro fu de mano de Sebastiano Veneziano, retratto da un altro ritratto.
El retratto piccolo de esso M. Pietro Bembo, allora che giovine stava in corte del Duca d’Urbino, fu de mano de Raffael d’Urbino in m.ta.
El retratto dell’istesso, allora che l’era d’anni undici, fu de mano de Iacometto, in profilo.
El retratto in profilo de Gentil da Fabriano fu de mano de Iacomo Bellino.
El retratto de Bertoldo, salvo el vero, di Marchesi de Ferrara fu de mano de Iacomo Bellino.
Li retratti de Dante, del Petrarca, e del Boccaccio, furono de mano de....
El retratto de Madonna Laura amica del Petrarca fu de mano de.... tratto da una Santa Margarita, che è in Avignon sopra un muro, sotto la persona della qual fu ritratta Madonna Laura.
El S. Sebastiano saettato alla colonna, grande più del naturale, sopra una tela, fu de mano del Mantegna.
Li dui quadretti de capretto inminiati furono de mano de Iulio Campagnola: l’uno è una nuda tratta da Zorzi, stesa e volta, e l’altro una nuda che dà acqua ad uno albero, tratta dal Diana, con dui puttini che zappano.
El quadretto piccolo in più capitoli, che contiene la Vita de.... fu de mano de Iacometto.
El quadretto piccolo del Cristo morto sostenuto da dui angioletti, fu de mano de.... gargion de Iulio Campagnola, e aiutato da esso Iulio in quell’opera.
El retratto de M. Carlo Bembo puttino fu de mano de Iacometto, fatto allora ch’el nacque, essendo M. Bernardo ambassador al Duca Carlo circa al 1472..
El Giove piccolo de bronzo, che siede, è opera antica.
El Mercurio piccolo in bronzo è opera antica, posata sopra el monte, con la testudine a piede.
La Luna piccola de bronzo, che stava sopra el carro, è opera antica.
Le Teste de marmo, li Vasi de terra, le Medaglie d’oro, d’argento, de rame, li Vasi de vetro, sono antichi.
Le Gemme scolpite, e legate in anella sono antiche.
La testa de marmo de Bruto, che ora e parla, è opera antica.
Le teste del Caracalla, de Aureliano, de Antinoo, de Marcello, de Iulio Cesare, de Domiziano, marmoree, sono opere antiche.
La testa de Antonino de rame è opera antica.
El Cupidine che dorme stravaccato marmoreo, è opera antica, de man de Samos, e ha una lucerta scolpita, & è in diversa foggia da quel de Madama de Mantoa .
Le Commedie de Terenzio scritte in carta buona, in forma quadra, sono libro antico.
El Virgilio similmente scritto in carta buona, in forma quadra, con li argomenti delli libri dipinti nel principio di ciascuno, è libro antico, e le pitture sono vestite all’antica.
La figuretta de bronzo della fante, che tiene inzenocchioni sopra la testa la cesta, che scusa candellier, è opera moderna de mano de....
La figuretta de bronzo d’uno piede d’una donna vestita è opera antica.
La figuretta del nudo in piede che tien la lanza in la man manca, de bronzo, è opera antica.
La figuretta de bronzo d’un palmo, con un panno avvolto alla persona, è opera antica.
La figuretta del nudetto è opera antica de bronzo.
L’altro nudetto con el vestito curto, pur de bronzo, è opera antica.
Queste sono de M. Bartolommeo insieme con el Mercurio.
ct La Cappella a man destra, che contiene da una parte le arte liberal, con gli uomini eccellenti in esse; dall’altra li vizii con gli uomini viziosi, e li uomini famosi nella Religione de S. Agustino, e li titoli delle opere de S. Agustino, fu dipinta da Giusto Padoano, ovver, come dicono alcuni, Fiorentino. Fu instituita da M. Tebaldo di Cortellieri Padoano arlevo di Signori da Carrara nel 1370. el qual è retratto ivi a man destra dell’altare, come appar per lo elogio sottoscritto.
La Cappella maggiore fu dipinta da Guariento Padoano, ovver, come lo fanno alcuni, Veronese.
La palla a guazzo nella Cappella ditta de sopra del Cortelliero fu de mano de Marino pittore fatta nel 1370, come appar per la sottoscrizione.
La Cappella a man destra dell’altar maggiore fu dipinta, la faccia sinistra tutta da Andrea Mantegna: la faccia destra la parte de sotto dal ditto, la parte de sora parte da Ansuino da Furlì, e parte da Buono Ferrarese, ovver Bolognese: la nostra Donna, che va in cielo con li Apostoli, driedo l’altar, con le figure in alto sotto la cupola, da Niccolò Pizzolo Padoano, con li Evangelisti con li armari in prospettiva.
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The end
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