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Le rime della Selva: canzoniere minimo, semitragico e quasi postumo

Arturo Graf · 1906 · Free in the US

16,938 words · about 1 h 11 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

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Licence: PD-US · Published in 1906 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Le_rime_della_Selva&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Arturo Graf
Language
Italian
Published
1906
Length
16,938 words · about 1 h 11 min
Sections
100 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (100)
  1. Front matter under 1 min
  2. Dedica under 1 min
  3. Il prologo about 1 min
  4. Parte prima under 1 min
  5. Parte prima - C'era una volta under 1 min
  6. Parte prima - Dopo venticinque anni about 2 min
  7. Parte prima - Un altro giorno under 1 min
  8. Parte prima - Tutto? Niente under 1 min
  9. Parte prima - Sì, mi ricordo about 1 min
  10. Parte prima - Idillio about 1 min
  11. Parte prima - Scritto sopra un sasso under 1 min
  12. Parte prima - Sera about 1 min
  13. Parte prima - Rime tronche under 1 min
  14. Parte prima - A Madre Natura under 1 min
  15. Parte prima - Nel folto under 1 min
  16. Parte prima - All'Osteria della Corona about 5 min
  17. Parte prima - Dimmi.... about 1 min
  18. Parte prima - Sognando ad occhi aperti about 1 min
  19. Parte prima - Wildsee about 1 min
  20. Parte prima - Silenzio about 1 min
  21. Parte prima - Mal v'apponete about 1 min
  22. Parte prima - Un applauso under 1 min
  23. Parte prima - Alla cara anima about 2 min
  24. Parte prima - Niente triste about 4 min
  25. Parte prima - Il riso under 1 min
  26. Parte prima - Alla mia ombra about 2 min
  27. Parte prima - Parola d'artista under 1 min
  28. Parte prima - La fata about 1 min
  29. Parte prima - Mitologia under 1 min
  30. Parte prima - A un corvo about 2 min
  31. Parte prima - Luna sorgente under 1 min
  32. Parte prima - Luna cadente under 1 min
  33. Parte prima - A un'ombra about 2 min
  34. Parte prima - Cupio dissolvi under 1 min
  35. Parte prima - Il tronco under 1 min
  36. Parte prima - Dopo una festa about 1 min
  37. Parte prima - Troppo! under 1 min
  38. Parte prima - Sole morto about 1 min
  39. Parte prima - Al novo giorno about 1 min
  40. Parte prima - Mi contraddico? about 1 min
  41. Parte prima - A un abete about 1 min
  42. Parte prima - Al muscolo incontentabile about 1 min
  43. Parte prima - La vela about 1 min
  44. Parte prima - Alle rime under 1 min
  45. Parte prima - Momento melanconico about 1 min
  46. Parte prima - Sull'orlo about 1 min
  47. Parte seconda under 1 min
  48. Parte seconda - Salendo under 1 min
  49. Parte seconda - Quella sera.... under 1 min
  50. Parte seconda - Casta Diva under 1 min
  51. Parte seconda - Canone d'arte under 1 min
  52. Parte seconda - Lagrime about 1 min
  53. Parte seconda - L'oriuolo a cuculo about 1 min
  54. Parte seconda - Un elisire under 1 min
  55. Parte seconda - Il dubbio about 1 min
  56. Parte seconda - A un insetto about 1 min
  57. Parte seconda - Se si potesse.... under 1 min
  58. Parte seconda - Sì.... ma.... under 1 min
  59. Parte seconda - Alla fiamma under 1 min
  60. Parte seconda - Saggio! under 1 min
  61. Parte seconda - Le rose sono sfiorite about 1 min
  62. Parte seconda - Uccelletto under 1 min
  63. Parte seconda - Alla fonte about 1 min
  64. Parte seconda - Lo gnomo under 1 min
  65. Parte seconda - A una statua di San Giovanni Nepomuceno about 4 min
  66. Parte seconda - Domanda e risposta under 1 min
  67. Parte seconda - All'acqua morta under 1 min
  68. Parte seconda - Sull'erba about 1 min
  69. Parte seconda - Al fiorellin di memoria under 1 min
  70. Parte seconda - Sciopero about 1 min
  71. Parte seconda - Arpa eolia under 1 min
  72. Parte seconda - Il mio romitaggio about 2 min
  73. Parte seconda - Consiglio under 1 min
  74. Parte seconda - Lo spettacolo più tristo about 1 min
  75. Parte seconda - Ex voto under 1 min
  76. Parte seconda - Il giornale about 1 min
  77. Parte seconda - Piccola tomba about 1 min
  78. Parte seconda - Notte nel bosco about 1 min
  79. Parte seconda - Ad Anacreonte under 1 min
  80. Parte seconda - A comare Marta under 1 min
  81. Parte seconda - Il core mi disse under 1 min
  82. Parte seconda - Il bicchiere under 1 min
  83. Parte seconda - Entusiasmo melanconico about 1 min
  84. Parte seconda - La nuvola under 1 min
  85. Parte seconda - Voce del passato under 1 min
  86. Parte seconda - Sonno interrotto about 1 min
  87. Parte seconda - L'usignuolo about 1 min
  88. Parte seconda - La croce nel tronco about 1 min
  89. Parte seconda - Anelito about 1 min
  90. Parte seconda - Sul limitare about 1 min
  91. Parte seconda - Addio! about 1 min
  92. Parte seconda - Eppure — no! about 1 min
  93. Parte seconda - Solo under 1 min
  94. Parte seconda - La voce about 1 min
  95. Parte seconda - L'organo about 1 min
  96. Parte seconda - Predica in due parti about 2 min
  97. Parte seconda - Nell'ombra about 1 min
  98. Parte seconda - La Fenice under 1 min
  99. Parte seconda - Alla Selva about 1 min
  100. Parte seconda - Chiudendo il libro under 1 min

Continue:

Front matter

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Indice

Dedica

All’Ombre Ai Silenzii All’Anima occulta Della Selva Nera

Il prologo

No, non è vero poeta Chi abbia un’anima sola, Che mutar senso o parola 4A se medesima vieta.

Quegli è poeta che cento Ne chiude ed agita in petto, E ognuna ha vario l’affetto, 8E ognuna ha proprio talento.

Ho caro il verso minore Che rechi in punta la rima, Come lo stel sulla cima 12Reca lo sboccio del fiore.

Ho caro il picciolo verso Che guizzi come saetta, E sia, come lama schietta, 16Saldo, flessibile e terso.

Se tu di ciò non ti pasci Che sparve senza ritorno; Se tu non muori ogni giorno, 20Ed ogni giorno non nasci;

Se il rivo, la rupe, il fiore, L’aria che odora d’assenzio, La nube, l’ombra, il silenzio, 24Non dicon nulla al tuo core;

Se ignori i fondi e le cime; Se ignori il pianto od il riso; Se porti maschera al viso; — 28Non leggere queste rime.

Leggere vuoi? Non cercare Nel disadorno volume Il superesteticume, 32Le preziosaggini rare.

I sensi astrusi e sconvolti, Che per la gran meraviglia Fanno inarcare le ciglia 36Alle bardasse, agli stolti.

Non vi cercare quell’arte Che ornando svisa; non quella Che fuca, minia ed orpella 40Di parolette le carte.

Non l’armonia frodolenta Che sembra dire e non dice; Nenia di vecchia nutrice 44Che vecchi bimbi addormenta.

Semplice, chiaro, preciso È, pur nel verso, il mio dire: Non so, non voglio mentire 48Nè la parola, nè il viso.

Siccome sgorga nell’ime Convalli un’acqua natia, Così dall’anima mia 52Sgorgarono queste rime.

Se d’un mio querulo accento Serbi il tuo core la traccia; Se un mio pensiero ti faccia 56Restar sospeso un momento;

Se di te stesso talvolta, Scorrendo i bianchi quaderni, Alcuna imagine scerni 60Nel verso breve raccolta;

Se, mentre leggi, ti senti Rigurgitare nel petto L’onda d’un tenero affetto 64E dei ricordi frementi;

Dopo aver letto brev’ora, Il picciol libro riponi: Forse, nei giorni men buoni, 68Lo vorrai leggere ancora.

Parte prima

ct

Indice

Parte prima - C'era una volta

C’era una volta.... che cosa? Son come grullo stasera! Non mi ricordo; ma c’era, 4C’era una volta qualcosa.

Devi saperlo anche tu, Povera foglia di rosa.... C’era una volta qualcosa, 8Qualcosa che non c’è più.

Parte prima - Dopo venticinque anni

In questa selva folta, Che al vento ondeggia e freme, N’era dolce, una volta, 4Di gir vagando insieme,

E di smarrirci, come Gl’innamorati fanno: — Del pentimento il nome 8Ignoravamo e il danno. —

In quel tempo beato Era nostra ogni cosa: Per noi la selva e il prato 12E la spiga e la rosa;

Per noi soli il giocondo Verso degli usignuoli; Per noi la vita. Al mondo 16C’eravam noi due soli.

Come fuggivan l’ore In quell’incantamento!... Adesso è lento il core, 20E il tempo anche più lento. —

O solitario bosco, Che sali agli erti gioghi, Io tutti riconosco 24Di mia ventura i luoghi.

Ogni tronco, ogni rivo, E i sassi, e le sorgenti, Pajono dir: Sei vivo? 28Pajono dir: Rammenti?

Se rammento!? Sicura E semplice è la storia: E poi Madre Natura 32Mi diè buona memoria.

Se son vivo!?... Mi sembra: Ma forse un sogno plasma Queste che pajon membra; 36Forse io sono un fantasma.

Sia pure. O vivo o morto, Che fa? Dura il tormento, Se il piacere fu corto; 40E troppo ben rammento.

All’ombra di quel pino, Che s’innalza sublime, Ella pianse un mattino 44Al suon delle mie rime.

Pianse (la vedo ancora!) Teneramente. Oh, lieti, Oh, cari affanni! Allora 48Ella amava i poeti.

Là, dove son le frante Rupi al salire inciampo, Ella con man tremante 52Mi porse un fior di campo.

Un fior più che vermiglio, Un fiore sanguinoso, Ch’avea strappato al ciglio 56D’un borratel sassoso.

Ed io tuttor conservo Quel fiore inaridito Tra i fogli d’un protervo 60Libricciuol proibito.

Qui le sostenni il passo; Qui le fui scudo al petto: Ivi al bel corpo lasso 64Feci tra l’erbe un letto.

Su quel masso travolto, Sotto quel curvo ramo, Trascolorata in volto, 68Ella mi disse: T’amo!

Colà, dove quel fonte Sgorga chiaro e sonoro, Chinò l’altera fronte, 72E mormorò: T’adoro!

E qui, dove si perde Nel querceto ogni via, Su questo balzo verde, 76Qui, sotto il sol, fu mia.

Fu mia!... Tempi lontani! — Fu. — Troppe cose anch’esse Furono. — Sogni vani! 80Menzognere promesse!

Ora qua ’ntorno sperso Vommi aggirando e solo, E torturando il verso 84Inganno il tempo e il duolo.

Questo d’amore il frutto! Questo alla tarda e greve Stagione il premio! — Tutto 88Ciò che finisce è breve.

O caro bosco, addio! All’ombre tue quassù Altri verrà, non io: 92Non mi vedrai mai più.

Rifrustare il passato È un misero conforto: Quello ch’è stato è stato; 96Quello ch’è morto è morto.

Parte prima - Un altro giorno

Un altro giorno è finito, Un altro giorno è passato:... Bene: giorno seppellito 4Vuol dir giorno guadagnato.

Un giorno intero di meno Da consumar senza scopo, E pregustando il veleno 8Del giorno che verrà dopo.

Altri giorni passeranno, Tutti alla stessa maniera, Pieni di tedio e d’affanno, 12Quale il mattino la sera.

Alfine un giorno aspettato Farà cessare il garrito.... E tutto sarà passato, 16E tutto sarà finito.

Parte prima - Tutto? Niente

Tutto? Nïente. Nel capo Inchiódatelo, in buon’ora! Quando s’è finito, allora 4Si ricomincia daccapo.

Si ricomincia di nuovo, Secondo porta la rima. Forse un po’ peggio di prima, 8La vecchia favola ab ovo.

La favola senza succo, La favola dello stento, Che a un uomo fa dire: E cento! 12Ne sono stucco e ristucco.

Nïente dura o soggiorna; Tutto in brev’ora è distrutto; Ma nulla s’annulla, e tutto, 16O prima o dopo, ritorna.

Fitta a un immobile perno, Gira mai sempre la ruota: E scorri e trottola e rota: 20Ciò che fu sarà in eterno.

Parte prima - Sì, mi ricordo

Sì, mi ricordo. — Era.... (Oh, verde piaggia! oh, colle!...) Era un giocondo e molle 4Mattin di primavera.

E qua sull’erbe e i fiori Noi sedevamo insieme: Erbe di vario seme, 8Fior di tutti i colori.

Dal salice piangente Un uccelletto sperso Cinguettava il suo verso 12Assai teneramente.

E allora (ti sovviene?) Doppiando il baciucchio, Tu mormorasti: Dio! 16Come ti voglio bene! —

Era un mattin di maggio Molto sereno e puro: E tu dicesti: Giuro! 20Ed io ne feci il saggio.

Il saggio ed il rassaggio, Come si fa del vino: Era un lieto mattino 24Della fine di maggio.

Ahi, vin soave e forte Al core ed al palato; Vino, che fai beato 28L’uomo sino alla morte!

E l’uccelletto intanto Dal suo verde soggiorno Empieva l’aria intorno 32D’un troppo dolce canto.

Sì, mi ricordo.... ossia.... Ecco, gli è un bel pezzetto Che quel caro uccelletto 36Se n’è volato via.

Parte prima - Idillio

Essi, là in alto, seduti Dove la balza è più sgombra; Io, rannicchiato nell’ombra, 4Sotto questi alberi muti.

Erravan lievi, fugaci, Pel ciel le nuvole, ed essi Reiteravan gli amplessi, 8Centuplicavano i baci.

Eva dicea: Mio tesoro! Mia vita! diceva Adamo; E questi a quella: Ti amo! 12E quella a questo: T’adoro!

E confondendo l’alterno Sospiro in voci supreme, Talor dicevano insieme: 16Oltre la vita! in eterno!

Oh, numi! chi d’improvviso, Quando più stavo in ascolto, Chi d’improvviso, nel folto, 20Rise d’un sì sconcio riso?

D’un riso sì sbardellato, E insolito in queste bande, Che il bosco, quant’egli è grande, 24Ne parve scandolezzato?

Non io, non io certamente; Perchè, se talvolta rido, Ne attesto Giove e Cupido, 28Io rido sommessamente.

Non io, non io, ve lo giuro, Impenitente e digiuno Sognatore; — ma qualcuno, 32Oh, qualcuno di sicuro.

Parte prima - Scritto sopra un sasso

Felicità!... Malaccorta E melanconica fola!... Una sì lunga parola 4Per una cosa sì corta!

Lunga parola, ma tronca, Tronca nel punto migliore, Come uno stel cui la ronca 8Decapitò del suo fiore.

Parte prima - Sera

Dalla chiesetta alpestre Giunge il clamor dell’ora: Al ciel che si scolora 4Olezzan le ginestre.

Una quïete stanca Scende implorata ai vivi: La luce ai campi, ai clivi 8Gradatamente manca.

Un vertice selvaggio, Scabra, sassosa mole, Riceve ancor del sole 12Il moribondo raggio;

E sul pendio, raccolti Dentro un recinto breve, Sotto la terra greve 16Riposano i sepolti.

Un divino silenzio Tutte le cose ammanta, E l’anime rincanta 20Beverate d’assenzio.

Solo, tra l’erbe, il grillo, Salutando la sera, Scande la tiritera 24Del suo gracile trillo;

Mentre dall’erme lande Il mite odor del fieno Sotto il cielo sereno 28Lento s’eleva e spande.

Immortale favilla, Nitida gemma ardente, Espero in occidente, 32Là, sulla selva, brilla.

In quell’innamorato Lume il mio sguardo mira: L’anima mia delira 36Risognando il passato.

Parte prima - Rime tronche

Perchè, mio core, perchè Rimuginar quel che fu, Se quel che fu più non è, 4E non ritorna mai più?

Che giova piangere, di’, E consumarsi per ciò? Il mondo è fatto così. 8Puoi tu rinascere? — No.

Parte prima - A Madre Natura

Su quest’orribil campo, Ove non spunta un fiore, Sfinito vïatore 4A che più l’orme stampo?

Veloci a par del lampo, Mute dileguan l’ore: Il giorno nasce e muore.... 8Nè posa mai, nè scampo!

O gran Madre Natura, Quest’angoscia è crudele, 11Questa fatica è dura.

O Madre senza cura, Odi tu le querele 14Della tua creatura?

Parte prima - Nel folto

Oh, come nudi e dritti Salgono intorno i fusti Degli abeti vetusti 4Nella roccia confitti!

E in alto la gramaglia Delle spioventi rame Sul cinereo velame 8Delle nubi s’intaglia!

Giù, per burroni e chine, Su, d’una in altra cresta, Sembra che la foresta 12Non debba aver mai fine.

Ah, questa muta vita, Che sempre nasce e muore, Come m’affoga il core 16Di tristezza infinita!

Parte prima - All'Osteria della Corona

Bella ragazza, un pane E un po’ di vin vermiglio: — Ma sincero! Stamane, 4Giuraddio, gozzoviglio.

Non già ch’io sia nïente Un beone, un ingordo: No: voglio solamente 8Festeggiare un ricordo.

Oggi è l’anniversario Di certo avvenimento.... Anche senza lunario 12Assai me ne rammento. —

Vengo, se vuoi saperlo, Vengo, cara fanciulla, Dall’Osteria del Merlo.... 16Ma non vi presi nulla.

Onde sono digiuno, Affamato, assetato, Peggio assai d’un tribuno 20Non ancor pensionato.

— Questo fior me lo approprio. — Buon dì, comare ostessa! Voi mi parete proprio 24Una madre badessa.

Cara comare Marta, Che Dio vi benedica! Le femine di carta 28Io non le stimo cica.

O che fa compar oste? Non essendo rivali, V’amo come se foste 32Miei parenti carnali.

Come sto io? D’incanto. Non c’è male. Si campa. Solo, di tanto in tanto 36Un po’ d’olio alla lampa....

Voglio un panino fresco E un pizzico di sale, Di buon sale tedesco, 40Augurale, morale.

Ah, senza sal le cose Non mi son mai piaciute! Il sal le fa gustose: 44Sale vuol dir salute.

E senza la morale Nulla quaggiù fa frutto; Senza morale, tutto 48Va male, male, male.

Cara ragazza, come Ti chiami? Margherita? Margherita è un bel nome. — 52Fausto t’ha già servita?

Non sai chi fosse Fausto? Fu un uomo singolare, Indefesso, inesausto, 56In amare, in bramare.

Un uomo audace e pio, D’alta e superba fede, Che per amor di Dio 60Al diavolo si diede.

Visse due vite; fece Ogni cosa a sua posta, Senza chieder se lece, 64E nemmen quanto costa.

Amò la Ghita viva, Tedesca malaccorta: Amò l’esperta argiva 68Elena, benchè morta.

Insomma, o dolce viso, Fece d’ogn’erba fascio; Poi volò ’n paradiso, 72E in paradiso il lascio.

Ma quel baron coll’effe Di Mefisto demonio Ebbe il danno e le beffe 76Pel turpe mercimonio.

Giacchè non è permesso Far d’anime baratto, Pegno, fedecommesso, 80Nè patto, nè contratto.

Anche quando non vale Il becco d’un quattrino, È l’anima immortale 84Un alito divino.

Non s’ha a dare pel costo Nemmen d’un milïone:... Il corpo sì, piuttosto, 88Che non vale un bottone.

L’anima è quella cosa Che se tu via la dai, Abbi di tutto a josa 92Nulla alla fine avrai.

E dire che ci sono Di certe bestie umane Che ne fanno abbandono 96Per un pezzo di pane! —

Dimmi, viso sereno, S’io avessi, poniamo, Venti o trent’anni meno, 100Mi vorresti per damo?

Per damo, certamente. Amarsi è un gran bel fatto: Tutto il resto è nïente, 104Disse non so che matto.

Al tempo mio, ragazza, Brutto non fui; ma dopo.... Si sa; la vita ammazza; 108È la morte il suo scopo.

(Quale di là poi sia Lo scopo della morte, È un dubbio, anima mia, 112Molto intricato e forte.)

Voglio dirti una cosa Già che nessun, ci sente (Non fo della mia prosa 116Regalo a troppa gente):

Le donne italïane Sono belle, non dico; Ma un po’ finte, un po’ vane, 120E la fanno all’amico.

Invece (Dio le assista!) Le donne di quassù Si vede a prima vista 124Che han tutte le virtù.

Pacifiche, modeste, Soffici, schiette, amene, Servizievoli, oneste, 128E cucinano bene.

Non rinnovano a ogn’ora I dispetti e le liti: Non mandano in malora 132I poveri mariti.

Ma soprattutto poi Son tenere e fedeli, E credere lor puoi 136Come ai santi Evangeli.

Senza dir ch’a ogni giuoco, Se vogliono, son buone, E che parlano poco, 140Mancando l’occasione.

Solo, quand’io ci torno, Solo (Dio le conservi!) Quel mangiar tutto il giorno 144M’urta un pochino i nervi. —

La non ti va, folletto? La non ti va, colomba? Sia dunque per non detto, 148E ritorniamo a bomba. —

Dammi, se t’è in piacere, Un po’ di vino buono, E un piccolo bicchiere, 152Perchè beon non sono.

Credi ch’io sia già brillo? Nemmen per sogno. A bere Ci ho poco gusto. Dillo 156A chi lo vuol sapere.

In vita mia, gli è vero, Spesso m’ubbriacai; Ma di vin bianco o nero, 160No, te lo giuro, mai.

So di poeti i quali, Cioncando a carratelli, Si fecero immortali; 164Ma io non son di quelli.

Qualchedun altro, invece, Di fibra più scadente, Troppo mortal si fece, 168E morì d’accidente.

Di sete anch’io, sicuro, Frequentemente assillo; Ma non fui mai, ti giuro, 172Nè briaco, nè brillo....

Solo una volta.... forse.... Di certo vin vermiglio, Ch’ella stessa mi porse 176All’ombra d’un gran tiglio.

(Dicono che nel vino Ci sia la verità: Non nego; ma in un tino 180Altro ancor ci sarà.

La verità, Dio santo, Tien così poco posto! E si vendemmia tanto! 184E si fa tanto mosto!)

Il vin mi porse; ed era La sua man così bianca, Così lieta la cera, 188Così procace l’anca!

E quel tiglio spandeva Un così grato olezzo!... L’albero, Adamo ed Eva, 192E il serpente nel mezzo. —

Non potresti, di grazia, Azzittir la gallina? Quel chiocciare mi strazia; 196Quel chiocciar m’assassina.

Per aver fatto un uovo Tanto schiamazzo? ed io Che faccio un libro nuovo 200Senza nemmen dir: pio!

Togli! adesso è la mucca Che tromboneggia e stona! Va, falle una parrucca 204A quella bietolona.

(Tutto mi dà nel naso! Sono un po’ nevrastenico, Come Andrea, Tonio, Maso, 208Sandro, Pippetto e Menico.)

Ben: tante grazie! Siedi Un po’ qua.... più vicino.... Stai tutto il giorno in piedi! 212Vuoi un dito di vino?

Ridi? Non hai timore? Ridi, la mia bisnonna. Fa tanto bene al core 216Un risetto di donna!

Ah, tu non sai che casta Rimembranza giuliva.... Ma lo so io; mi basta: 220Allegri, dunque, evviva!

Ah, tu non sai che bocca E che capelli negri.... Ma lo sa ben cui tocca: 224Evviva, dunque, allegri!

E non badar s’io piango: Pel dolce e la carezza Sempre un fanciul rimango: 228Piango di tenerezza.

Anzi questa mattina Sono d’ottimo umore.... Che poesia divina! 232Che luce! che splendore!

Beviamo alla salute Del tempo che passò; Alle cose perdute; 236Alle memorie.... Ohibò!...

Che vino è questo? assaggia! Poh, come lazzo e acerbo! Proprio per me, mannaggia, 240Lo tenevate in serbo?

E questo pan? Per Bacco! Per Cerbero il gran vermo! Come gli è sollo e stracco! — 244Vin agro e pan raffermo!

E il sale, il sale? Amaro Arrabbiato; un orrore! Quel d’Italia è più caro 248Senz’essere peggiore.

Donne, m’avete fatto Davvero un bel servizio! Il mio ricordo a un tratto 252Mandaste in precipizio.

Parmi d’esser balordo; Parmi d’aver sognato: Il mio dolce ricordo 256Lo avete avvelenato. —

A chi non vuol malanni Miglior cosa l’oblio.... Tornerò fra cent’anni. 260Avrò scordato. Addio!

Parte prima - Dimmi....

Dimmi.... (ahimè, come il suono Di questo flauto m’accora!...) Dimmi, ricordi tu ancora 4I giorni che più non sono?

Quei giorni tanto lontani, Quei giorni tanto vicini, Quei giorni troppo divini 8A poveri sensi umani?

I giorni (del breve errore Non io, non io mi vergogno!) I giorni del nostro sogno, 12I giorni del nostro amore?

Ah, la tua sterile e brulla E gelid’anima d’ombra Sempre più fitta s’ingombra 16E non ricorda più nulla!

Ah, l’amoroso passato Via dal tuo cor, dal macigno Di quel tuo core ferigno, 20Per sempre fu cancellato!

Ed ecco, sei morta. Invano Fingi ed ostenti la vita: La vita tu l’hai tradita; 24Uccisa l’hai di tua mano.

Ed ecco, stesa e ravvolta Nel ben tessuto lenzuolo Delle tue frodi, non solo 28Sei morta, ma sei sepolta.

Sepolta dentro lo scoglio, Sepolta dentro l’avello, Sepolta sotto il castello 32Del tuo scelerato orgoglio.

Parte prima - Sognando ad occhi aperti

Per i colli deserti, Ove l’ombra è più nera, Vago da mane a sera, 4Sognando ad occhi aperti.

E sognando rivedo La cara età dell’oro.... Tu dicevi: T’adoro! 8Io dicevo: Lo credo!

Ero a quel tempo antico Un buon credente. Adesso Credo appena a me stesso, 12Se pur qualcosa io dico.

Ma, consuetamente, Per non andare errato, Economizzo il fiato, 16E non dico nïente. —

Rivedo i tuoi grand’occhi, Che mi facean di netto Balzare il cor nel petto 20E piegare i ginocchi.

E rivedo la fronte, La fronte alabastrina, Beatamente china 24Sullo specchio d’un fonte.

E i morbidi capelli, Sciolti in balía del vento, O intrecciati ad un lento 28Serto di fior novelli.

E la purpurea bocca, La bocca rugiadosa, Simile a fresca rosa, 32A rosa ancor non tocca.

Ah, la bocca spergiura Che baciandomi rise, Che ridendo promise 36L’amor ch’eterno dura!

La bocca, anime pie, La bocca che mi disse, E la man che mi scrisse, 40Tante dolci bugie!

Parte prima - Wildsee

Solitario, perduto Tra queste selve oscure, Come sei cupo e muto, 4O picciol lago! Eppure,

Chi ti miri dal lembo Della scabrosa riva Sogna che nel tuo grembo 8Alcuna cosa viva. —

Che fa laggiù, nel fondo, La favolosa ondina, Segregata dal mondo, 12Nel freddo umor supina?

Sciolte nel freddo umore Le chiome lunghe e spesse, Ove uno scialbo fiore 16A un’aliga s’intesse?

Che fa, nuda e silente, In quell’immobil gelo Che specchia eternamente 20La selva, i greppi, il cielo?

Vigila? dorme? sogna? Sogna, scordando l’ore, La tenera menzogna 24D’un suo lontano amore?

E nel candido seno, Contro le mamme intatte, Disobbedendo al freno 28Il picciol cor le batte?

Le batte di gioconda Voglia, o d’oscura tema, Sì che nell’alto l’onda 32Se ne commuove e trema?

Sogna le blande sere E la falcata luna, O le nubi leggiere 36Che un fiato sperde e aduna?

Sogna le aurore bionde, Sogna l’albe novelle, Sogna le notti fonde, 40Polverate di stelle?

O coi grandi occhi aperti Dal cupo, immota, spia Se mai dei gorghi inerti 44Io ceda alla malia?

Pronta, con lieto volto, A tendermi la mano, E a trarmi capovolto 48Nel suo recesso arcano?

Dolce, sebben mortale, Dev’essere l’amplesso Del corpo verginale, 52Offerto e non concesso!

Dolce nella lucente Fluidità turchina Dormir placidamente 56Colla vezzosa ondina!

Là, dov’ogni eco tace Del mondo afflitto e rio, Chiedere a lei la pace, 60Chiedere a lei l’oblio!

Parte prima - Silenzio

Dio, che silenzio! Intorno, Sull’arïose alture, Selve d’abeti, scure 4Entro il fulgor del giorno.

E qua, dove la piaggia Digradando s’allenta, Cespi di folle menta 8E d’erica selvaggia.

Passa la nube estiva Che nel seren si perde, E vela il muto verde 12D’un’ombra fuggitiva....

Dio, che silenzio! Il core Par che mi svenga in petto Mentre, sedendo, aspetto 16Ciò che non giunge, e l’ore

Dileguan lente. — Ascolta!... Che orribil pace è questa? Non un sospiro desta 20La solitudin folta....

È immagin vera o sogno Ciò che apparisce in giro? Questo che scerno e miro 24È quel di là che agogno?

Com’ogni cosa è lieve, Com’ogni cosa è muta, Presso e lontan, perduta 28In questa cerchia breve!

Che m’avvenne? Da quando Perchè son qua? Salvato Da un’insidia? Cacciato 32Da qualche ignoto bando?

Che m’occorse? M’occorse Veramente qualcosa? — Una silenzïosa 36Voce risponde: Forse!...

Forse? Non altro? Dio, Che soliloquio vano, Che guazzabuglio strano!... 40Sogni, ricordi, oblio!...

Qual’è il nome ch’io porto, Là, tra gli umani greggi? Terra che mi sorreggi, 44Son io vivo o son morto?

Ah, che silenzio atroce! Ah, che funerea pace! Tace ogni cosa: tace 48La stremata mia voce.

Parte prima - Mal v'apponete

Perchè son triste credete Ch’io non sia buono a godere? Figliuoli, mal v’apponete, 4E vel potrei far vedere.

Io, che qual belva ferita, Fra queste selve m’ascondo, Ho assai goduto la vita, 8Ho assai gioito del mondo.

Ho goduto in larga dose, Anzi, direi, con eccesso, Di tutte quante le cose, 12E, in ispecie, di me stesso.

Molto ho goduto del sole, Molto dei fiori e dell’erbe, Delle idee, delle parole, 16Dell’opre forti e superbe.

Molto ho goduto del vero, Molto ho goduto del sogno, E dell’ombra del mistero, 20Ah, troppo più del bisogno.

Ma soprattutto (la gente N’ebbe pur qualche sentore) Eccellentissimamente 24Ho goduto dell’amore.

Or c’è una legge che dice (E via di scampo non offre): L’uomo non sarà felice: 28Quei che più gode più soffre.

Per questo, io che non molto M’ho a lamentar della sorte, Ho l’aria d’un dissepolto, 32E son triste, triste a morte.

Parte prima - Un applauso

Questo brav’uomo mi dice: Perchè se’ tu così tristo? La vita, per quel che ho visto, 4Non è poi tanto infelice.

Ed io gli batto le mani. Quest’uomo pratico e sodo, Che oggi parla in tal modo, 8Piangerà forse domani.

Parte prima - Alla cara anima

Anima mia, gentile E cara anima mia, Quando volerai via 4Da questa bolgia vile;

Da questa bassa valle Di lagrime e di liti, Addove i più puliti 8Luoghi sono le stalle;

Anima santa, dove, Soletta, ten andrai, In cerca d’altri guai 12E di trappole nuove?

E che farai, disciolta Da questa brava spoglia, Che, senz’averne voglia, 16T’obbedì qualche volta?

E forse anche ti diede Qualche onesto piacere, Di quei che fan godere 20Un mondo chi ci crede?

Da questa spoglia opima, Formata con tant’arte, Che ciascuna sua parte 24Pretende esser la prima,

E con l’altre s’azzuffa, E vuol cacciarle in basso, Mentre l’anima, ahi lasso! 28Inutilmente sbuffa,

Suda, e tanto per dire, Raccomanda l’accordo? Ah, non v’è peggio sordo 32Di chi non vuole udire. —

Lo so: non eri fatta Pel mondo ove nascesti, Pei consorzii indigesti 36Della prode tua schiatta.

Non eri fatta, no, Per la vana fatica, Per la voglia mendica 40Che vorrebbe e non può.

Sempre ti dieder noja L’afa, la mezza altezza, E quella gran tristezza 44Che s’intitola gioja.

Sempre ti furon tedio Il peso, la misura, Il numero, la dura 48Legge, il termine medio,

Le maledette regole, I sillogismi rigidi, Gli entusïasmi frigidi, 52Le teorie pettegole.

Non eri fatta punto Per reggere il fardello Della natura e quello 56Che l’uomo poi v’ha giunto.

Lo so: ma dove andrai? Per quel che dire ho inteso, Lo spazio è tanto esteso 60Che non finisce mai.

Se tu sapessi almeno Donde ci sei venuta, O piuttosto caduta, 64In questo pianterreno!

Potresti far ritorno Alla prima tua patria, Com’uno che rimpatria, 68Stufo d’andare attorno;

E, ravveduto, dice, Dopo più d’un confronto: Che, che! non mette conto 72Di cercar la fenice;

D’ire accattando a prova, Lontano, più lontano, Quel che si spera invano, 76Quello che non si trova. —

Il luogo ov’uno è nato È pur quello sovente Dove più facilmente 80Si può riprender fiato.

E giova alla salute Di chi troppo si rose Rivedere le cose 84Da ragazzo vedute.

Ma il guajo è che non sai, (E invano te ne attristi), Nè donde qua venisti, 88Nè dove poscia andrai.

E temo, per finale, Che dovunque tu vada, Abbia a trovarti, bada! 92Male, male e poi male.

Parte prima - Niente triste

Chi dice ch’io sono triste? Non sono triste nïente: Qualche volta solamente 4Ne faccio un poco le viste,

Per burla, o per iscommessa; Ed anche perchè m’annoja Certa gente in salamoja, 8Che ognor somiglia a se stessa;

Certa gente frolla e diaccia, Che tutti i dì, senza meno, Sia nuvolo oppur sereno, 12Ha sempre la stessa faccia.

Ah, questo raggio di sole, Come mi esilara il core! A te sien grazie, Signore: 16E crepi chi mal mi vuole.

Crepi, veh, se ha da crepare! In caso diverso, viva Tutta la stagione estiva, 20E ancor di più, se gli pare.

Eh, vivere e lasciar vivere! Questa è la legge che a tutti, Brav’uomini e farabutti, 24Bisognerebbe prescrivere.

Io non vo’ male a nessuno. No, davvero! Abbraccerei Tutti i dissimili miei, 28Femine, e maschi, un per uno.

Le femine, soprattutto; Perchè ad abbracciare i maschi, Comunque la cosa accaschi, 32Non se ne leva costrutto.

Ma con le femine invece È tutt’un’altra ventura: Benedetta la Natura, 36Che sì gustose le fece!

Ah, sì gustose e leggiadre Le bambolone amorose, Le sdegnosette golose, 40Le compiacevoli ladre!

Chi fu quel pocodibuono Che osò chiamarle un flagello? Nulla quaggiù di più bello; 44Nulla quaggiù di più buono.

Quei che con lingua impudica Presume di dirne male È un tanghero senza sale 48Che non sa quel che si dica.

Saranno a volte un po’ matte, Ed anche un po’ birichine; Ma, nel far vezzi e moine, 52Che impareggiabili gatte!

Ond’è che per mia salute, Quand’ero giovine topo, E, se non erro, anche dopo, 56Mi sono molto piaciute.

Ed esse, buon pro lor faccia, Mi furon sempre benigne.... Non dite che nulla strigne 60Chi molto, anzi troppo, abbraccia. —

Di grazia, per qual cagione Avrei da essere triste, Se tutto quello ch’esiste 64Ha la sua brava ragione?

La sua ragion buona e bella, La quale fa che ogni cosa, O vuoi piacente o nojosa, 68Sia, non un’altra, ma quella.

Ed ogni cosa che passa, Passa per fare del posto, E quanto passa più tosto, 72Più si ravvia la matassa.

E ogni cosa che finisce, Finisce perchè l’affare Non può più oltre durare: 76Chi è che non lo capisce?

Torre il mondo come viene, Tra una celia e uno sbadiglio: È questo il miglior consiglio 80Da dare a un uomo dabbene.

Starsene contenti al quia. Sebbene un po’ facilona, È questa la sola buona 84E vera filosofia.

E lasciar certe pretese Di mettere bocca in tutto, Senza poi altro costrutto 88Che di pagare le spese.

Io, vedete, son contento; E venga che ha da venire, Il diluvio, il diesire, 92Io, per me, non mi sgomento.

Che cosa sarà domani? Che cosa sarà stasera? Si grattin gli altri la pera; 96Io me ne lavo le mani.

E terminata la festa, Dirò, giacendo supino, Sia ringraziato il destino, 100E buona notte a chi resta. —

Datemi, anime care, Fiori selvatici a josa, E datemi pur qualcosa, 104Qualcosina da mangiare.

Quello che cápita: un pollo; Quattro salsicce di rito; Un porcellino arrostito.... 108Son così presto satollo!

(Quei porcellini arrostiti, Come mi fanno patire! Mangiandoli, parmi udire 112I lor pietosi grugniti.

Subito allor mi ricordo Di qualche nostro poeta, E per l’affanno e la piéta 116Vorrei poter esser sordo).

Ho un povero stomachino, Pur troppo!... Infine, sapete, Datemi quel che volete; 120Ma non mi date del vino.

No, proprio; non ne ho bisogno; Anzi, s’ho a dir, mi rivolta: Il vin mi fece una volta 124Sognare un gran brutto sogno.

Era (l’ho bene in memoria) Era...; ma lasciamo stare: Non c’è sugo a raccontare 128Una così vecchia storia.

La storia è già molto vecchia, E non potrebb’esser breve: Lasciamo star: non si deve 132Svegliare il can che sonnecchia. —

E non mi date la birra, Che forse è peggio del mosto: Datemi invece, piuttosto.... 136Che so?... oro, incenso e mirra.

Molto più incenso che oro; Molta più mirra che incenso: Se non inganna il buon senso, 140È questa il miglior tesoro.

Quando di mirra sii unto, Puoi riposare tranquillo; Più non ti punge l’assillo 144Che insino ad oggi t’ha punto. —

Un po’ di canto non nuoce; Ma e’ vuol esser garbato. Attenti a riprender fiato, 148A moderare la voce.

Da giovane anch’io cantavo.... Le ragazze da accasare Mi stavano ad ascoltare, 152E mi dicevano: Bravo!

Avevo una voce piena E dolce che andava al cuore: Così dicean le signore 156Che m’invitavano a cena.

Ah, la musica, figliuoli, La musica è una gran cosa! Purga, solleva, riposa, 160Dissipa fisime e duoli.

Con quanta discrezïone Tra’ rami il zeffiro freme! Cantate, cantate insieme 164Qualche leggiadra canzone.

Non c’è bisogno d’osanna, E di peana neppure: Cantatemi, creature, 168Una dolce ninna-nanna,

Che senza romper la testa, Nè intorbidare la mente, M’ajuti bonariamente 172A fare un poco di siesta;

O, diciamo, a fare il chilo, Com’è dover cristïano Di chi parlando toscano 176Vuol rimanere sul filo.

Amo la musica antica; Amo la musica nuova; Ma nulla il piacer mi giova 180S’ha da costarmi fatica.

Ditemi la canzonetta Dell’anitrina briaca; O quella della lumaca 184Che s’ammalò per la fretta;

O l’altra del re somaro; O quell’ancora del santo Che disse al diavolo: Intanto, 188Pigliati questa, mio caro.

Suvvia! con ordine, ammodo! C’era una volta... ma e poi?... Così! benissimo! voi 192Cantate ed io me la godo.

Daccapo! C’era una volta... Che cosa c’era, buon Dio? Ho da cantarvelo io? 196Nebbia ce n’era di molta.

E dàlli! Sembra, Dio buono, La favola dello stento. Un altro po’ m’addormento. 200Andiamo! daccapo! a tono!

Ecco! nïente paura! Un po’ più forte, contralto! Vi guarda il sole dall’alto, 204Ed io batto la misura.

E tu, Ghituccia, t’accosta; Non rimaner sempre in piedi: E se ti pizzico, credi 208Che non l’avrò fatto apposta.

Parte prima - Il riso

Saper desideri quale Sia la parvenza più trista Che possa offrirsi alla vista 4D’un navigato mortale?

Pensandoci su m’è avviso (Tu mo’ la dirai pazzia) Che quella parvenza sia 8Sul volto dell’uomo il riso.

Parte prima - Alla mia ombra

O tu, che segui con rara Costanza il dubbio mio passo, Ombra del corpo mio lasso, 4Quanto me stesso io t’ho cara.

Il che vuol dire che molto In questo mondo birbone T’ho cara; e ciò con ragione, 8Non per un ticchio da stolto.

O non facciam forse il pajo? Non siamo nati ad un parto, All’ore nove ed un quarto 12D’un bel mattin di gennajo?

Nella città di Minerva, Ch’è la più degna rovina Che sia nel mondo, e chi opina 16Diversamente, si serva?

In quella nobile Atene Che insegna, in verso ed in prosa, A dire e fare ogni cosa, 20Ed ogni cosa assai bene?

Oh, gli è già tempo parecchio! Ma (sia notato di volo) Contro le regole, io solo 24Son diventato poi vecchio.

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