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Ignazio Denner

E. T. A. Hoffmann · 1835 · Free in the US

14,967 words · about 1 h 3 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: PD-US · Published in 1835 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Ignazio_Denner&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
E. T. A. Hoffmann
Language
Italian
Published
1835
Length
14,967 words · about 1 h 3 min
Sections
14 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (14)
  1. Front matter under 1 min
  2. Capitolo I about 2 min
  3. Capitolo II about 3 min
  4. Capitolo III about 8 min
  5. Capitolo IV about 2 min
  6. Capitolo V about 3 min
  7. Capitolo VI about 3 min
  8. Capitolo VII about 5 min
  9. Capitolo VIII about 3 min
  10. Capitolo IX about 6 min
  11. Capitolo X about 7 min
  12. Capitolo XI about 4 min
  13. Capitolo XII about 8 min
  14. Capitolo XIII about 8 min

Continue:

Front matter

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Indice

Capitolo I

È già gran tempo che viveva in una selva selvaggia della terra di Fulda un valente cacciatore per nome Andrès, che era già stato di monsignore il conte Aloisio di Fach, con cui avea viaggiato quasi tutta l’Italia, e tratto d’un gran pericolo colla sua destrezza e gagliardia di corpo, un giorno che furono assaliti dai malandrini sopra una delle pericolosissime strade del regno di Napoli. A Napoli nell’albergo dove smontarono si tro- vava una povera ed angelica orfanella che l’oste aveva ricettata per carità, ma di cui faceva ogni sorta di strapazzo, usandola nei più faticosi uffici della casa. Andrès s’ingegnò a suo potere di consolarla de’ suoi affanni, e la giovinetta gli pose tanto amore che non si potette più spiccare da lui, risoluta di accompagnarlo sino nella fredda Germania.

Il Conte Fach, mosso dalle preghiere di Andrès e dalle lagrime della Giorgina, consentì alla zitella di acconciarsi sulla cassetta della vettura accanto al suo innamorato, per fare con lui quell’aspro viaggio. E prima di finire il cammino d’Italia, Andrès era già sposo della Giorgina.

Il Conte tornato nelle sue terre, credette di ricompensare la fedeltà del suo domestico facendolo suo primo guardacaccia. Ed Andrès andò a porsi colla moglie e con un vecchio valletto nella selva deserta che egli doveva guardare dai bracchi furtivi e dai legnaiuoli; ma invece di ristorarsi delle comodità di una vita dolce e tranquilla che il Conte gli avea promessa, ebbe a travagliarsi di modo, che non andò guari che quasi infermò di miseria e d’affanni.

Lo scarso salario che avea dal Conte, bastava appena a vivere sottilmente colla sua Giorgina, perchè i benefici che gli venivano dalle vendite della boscaglia, erano così magri e tanto incerti, e l’orticello che coltivava così devastato dai lupi e dai cignali, che bastava una notte per vedersi a struggere tutte le speranze di un anno. Oltrecchè la sua vita stava per poco che non fosse nelle mani dei predoni, e dei cacciatori di contrabbando.

Giorgina, che non era usa a questo clima, nè a questo modo di vivere, era così, rifinita che i bruni e vivi colori del volto s’erano perduti in un giallo pallore, e gli occhi scintillanti parevano spenti, e la voluttuosa persona, già fatta al torno, s’andava scarnando l’un dì più che l’altro.

Bene spesso nelle notti più chiare per lume di luna, trabalzava nel sonno. Degli sprazzi di fuoco scoppiettavano di lontano nella foresta, ed all’urlar dei mastini il povero marito si levava pianamente dal letto, ed usciva a battere il bosco col suo famiglio. Allora pregava Iddio e i Santi di preservare la vita di lui, e di trargli ambidue da quel tristo deserto.

Non andò guari che partorito un figlio cadde in tal prostrazione, che non potè più torsi dal letto, quasi vicina a morire. L’infelice marito andava vagando, l’intero giorno tutto pensoso, chè l’infermità della moglie gli avea tolto il cuore. Onde il selvaggiume gli svolazzava su gli occhi quasi ad insulto; e il suo scoppietto nelle mani tremanti fulminava inutilmente, lasciando al suo famiglio la cura d’apparecchiare la cacciagione del Conte.

Capitolo II

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Andrès un giorno era seduto dappiè del letto di Giorgina, tutto confitto nelle sembianze di lei, che respira appena oppressa da una doglia mortale. Nella sua desolazione le avea stretta una mano, e la tenea in silenzio senza intendere i vagiti del bambinello che dimandava il seno materno. Il valletto era partito alla prima alba per Fulda onde procacciare qualche rimedio all’inferma.

Non apparivano da lungi vestigi d’uomo, ed altro non si sentiva che la buffa del vento nei neri abeti, e un doloroso guajolare dei cani, distesi ai piedi dell’infelice padrone.

Quando all’improvviso s’udì presso la casa un passo d’uomo. Andrès stimò che fosse il suo famiglio che ritornasse, benchè fosse più di corto che non credea; ma i cani si avventarono abbajando a tutta gola. Doveva essere un forestiere. Andrès andò ad aprire la porta.

Gli si affacciò un uomo lungo e scarno tutto avvolto in un ampio mantello, col berretto da viaggio calcato sugli occhi.

— Non so come, disse il pellegrino, m’abbia potuto così smarrire nel bosco. Fa un tempo negrissimo alla montagna, noi avremo un temporale fra poco. Mi consentireste, mio caro signore, di ripararmi in casa vostra, e rifocillarmi alcun poco per aver modo di proseguire il cammino?

— Signore, rispose Andrès, voi capitate in una casa di miseria e di dolore, nè ho altro da porgervi che la povera cassa su cui vi potrete riposare. E questa inferma che è mia moglie, è pure strema di tutto, e non sarà di ritorno che tardi con qualche provvisione un mio famiglio che ho spedito per Fulda.

Così ragionando s’erano messi dentro alla stanza, dove il pellegrino depose il suo berretto, e il suo mantello, ed una cassettina, ed una valigia che si recava in braccio. Trasse fuori altresì uno stiletto ed un pajo di pistole che adagiò sulla tavola. Andrès s’era accostato al letto di Giorgina dove ella stava coricata senza conoscenza. Vi si accostò pur anco il forestiero che guardando l’ammalata, tutto pensoso ne prese la mano, e ne consultava con raccoglimento i polsi; quando Andrès disperato sclamò: — “Oh mio Dio ella muore!” — Il pellegrino gli rispose che no, e di voler essere tranquillo. Non manca a vostra moglie che un buon nutrimento, e per adesso ho un ristorativo che le farà assai bene. Io non son medico, ma solamente mercatante; ma siccome m’intendo un poco di medicina, tengo più d’un segreto.

A queste parole l’estranio aperse la sua cassetta, ne trasse un’ampolletta, e fece cadere alcune goccioline d’un liquore rossigno s’un pezzetto di zucchero imboccandone l’ammalata. E poi trasse dalla valigia un suo fiaschetto pieno di vino del Reno facendone prendere qualche cucchiajata a Giorgina. Disse ad Andrès di porre il bambino sul seno della madre, e di lasciarli così riposare ambedue.

Andrès rimirava lo straniero come un angelo venuto dal cielo per ajutarlo. E se prima l’aveva adocchiato con qualche diffidenza, ora lo benediva della sua sollecitudine. E gli narrò come era caduto nella miseria pei beneficj del conte, miseria disperata da cui non avrebbe potuto uscir più mai se non con la vita. L’estranio gli fu intorno per consolarlo, ricordandogli che spesso una contentezza insperata recò la gioja a più d’un infelice, se non che montava il pregio che s’arrischiasse qualche cosa per iscansar l’influenza della mala stella.

— Signore, rispose Andrès, io non ho fede che in Dio, e nella intercessione dei Santi, a cui ci raccomandiamo ogni giorno mia moglie ed io. Che cosa posso far d’altro per procacciarmi un poco di fortuna e qualche danaro? Mi attendo tutto dalla benignità del Cielo; e se desidero qualche agiatezza per cagione di questa povera donna che abbandonò il suo bel paese natale per inselvarsi qui con me, non metterei però la mia vita per correre dietro a dei beni terreni.

L’estranio sorrise d’un singolare sogghigno, e già facea la risposta, quando Giorgina si destò con un profondo sospiro dall’alto sonno in cui era immersa. Ella si sentiva meravigliosamente riconfortata, e il suo lattante le sorrideva dolcemente al seno. Fu per poco che Andrès non impazzì di gioja; piangeva, pregava, saltellava per tutta la casa.

In questo spazio di tempo era tornato il famiglio. Imbandì come seppe un poco di refezione con quel che aveva recato, e lo straniero fu fatto sedere a commensale. Anzi fu desso che apparecchiò di sua mano una zuppa a Giorgina, che assaporì di molte erbe ed altri ingredienti che aveva con sè. La sera era tarda, onde non potendo mettersi di nuovo in cammino, pregò che lo si lasciasse dormire su un letticciuolo di paglia nella camera d’Andrès e di Giorgina, che gli fu consentito volontieri.

Andrès, che non potea dormire per le sollecitudini che avea per sua moglie, notò che il pellegrino si levava ad ogni affannosa respirazione di lei accostandosi soavissimamente al letto per tastarle i polsi, e porgerle qualche gocciolina di cordiale.

Capitolo III

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Non era ancora mattino, che Giorgina si trovava già alleviata di molto. Andrès ringraziò di tutta l’anima sua il pellegrino, che chiamava il suo angelo protettore. Ed anche Giorgina tenea per fermo che fosse un messo del Cielo, calato in terra alle sue orazioni. Tanto che le molte dimostrazioni di gratitudine così confusero lo straniero, che non sapeva trarsi dai complimenti, se non ri- petendo che sarebbe stato un mostro se non si fosse prevalso dei modi che erano in lui per ajutar l’ammalata. Aggiungendo di più che il debito della riconoscenza era piuttosto suo per essere stato ospitato in tanta loro miseria, onde non potea partire senza fare almeno un segno di gratitudine. E detto questo cavò fuori una borsa ben fornita, da cui trasse alcune monete d’oro che presentò ad Andrès.

— Ah! Signore, di che merito son io d’aver cotesti danari. Era un dover di cristiano d’accogliervi in casa mia poichè vi siete smarrito nella foresta; e se vi corresse qualche obbligo di ringraziamento con me, voi m’avete ricompensato ad usura, scampando mia moglie da una morte quasi certa. Non dimenticherò in mia vita quello che avete fatto per me, e vorrei che Dio mi accordasse la gioja di ringraziarvene a prezzo del mio sangue!

Alle parole del cortese ospite, lampeggiò come un lampo negli occhi dello straniero.

— Valent’uomo, vi dico, non potete schermirvi di accettare questo danaro, e voi dovete farlo per vostra moglie, se volete procacciarle qualche ristoro onde non ricada nello stato di prima.

— Scusatemi, signore, ma una voce interna mi dice che non debbo accettare il vostro denaro se prima non l’ho guadagnato. E questa voce che io tengo come quella del mio Santo patrono, mi ha sempre guidato a sicurtà nella vita, e mi ha protetto contro tutti i pericoli dell’anima e del corpo. E se volete pur essere generoso, lasciatemi un’ampolla della vostra mirabile medicina, onde mia moglie finisca di rifrancarsi.

Giorgina si levò come a sedere sul letto, e lo sguardo doloroso con cui guardò Andrès pareva che lo supplicasse d’essere meno austero, e d’accettare i presenti del loro benefattore. Il pellegrino che notò questo atto di lei, volgendosi ad Andrès gli disse: “— Poichè v’ostinate a non volere per nulla il mio denaro, ne faccio presente alla vostra cara moglie che accetterà più di buon grado la buona voglia che ho di salvarvi.”

Tratta di nuovo la borsa, s’accostò al tetto dell’inferma a cui diede un dop- pio dell’oro che avea offerto al marito. Giorgina si specchiò tutta nel lucente metallo, e i begli occhi suoi brillarono di consolazione; e non potendo trovar forza di dirgli una parola di riconoscenza, piangeva dirottamente.

Il pellegrino togliendosi da lei disse ad Andrès. — Uomo dabbene voi potete accettare i miei doni senza uno scrupolo al mondo, perchè io divido con voi il mio superfluo. E per questo vi dico che non sono quello che pajo, abbenchè forse voi m’abbiate per un povero tapino che vive de’ suoi magri profitti fatti in sui mercati e in sulle fiere, vedendomi pedestre e così male in arnese. Vi ho dunque da dire che i traffici che faccio da molto tempo di cose preziose, mi hanno strabocchevolmente arricchito, e che non tengo cotesta semplice maniera di vita che per una vecchia abitudine. In questo bolgiotto e nella cassettina che voi vedete, tengo giojelli e pietre incise molto antiche che valgono migliaja e migliaja di doppie. Ed ho fatto a Francfort di così grossi guadagni che il poco che dono a vostra moglie non è la centesima parte del mio beneficio. Del resto non vi fo questo presente gratis, perchè intendo che mi compiaciate in più cose. Io voleva andare, come al consueto, da Francfort a Cassel, ed ho fallita la strada. E viaggiando m’accorsi che il cammino che tenni per questa foresta, e che tutti i viaggiatori paventano, è molto piacevole per un pedone; così ho deliberato di farlo, e di far sosta da voi. Voi mi rivedrete dunque ogn’anno due volte almeno: a Pasqua quando vado da Francfort a Cassel; ed alla fine di primavera quando ritorno dalla fiera di S. Michele da Lipsia a Francfort, donde m’avvio per la Svizzera, e qualche volta in Italia. Allora mi rimborserete albergandomi per due o tre giorni presso di voi, e questo è il primo favore che vi dimando.

“Poscia vi prego di volermi custodire sino in primavera il forzierino in cui ci sono cianfrusaglie che non m’occorrono a Cassel, e che m’impaccerebbero lungo il viaggio. Però non vi nascondo che vi lascio cose di gran pregio, giacchè la pietà e la lealtà con cui m’avete accolto mi fanno fede che sarebbe soverchio che vi raccomandassi d’averne cura. E que- sto è il secondo piacere che vi dimando. Il più duro vi parrà il terzo; ma il più profittevole che mi potete fare. E vorrei che per quest’oggi vi staccaste da vostra moglie onde guidarmi per la foresta sino alla strada di Hirschfeld ove troverò alcuni miei famigliari con cui partirò per Cassel. Perchè oltrechè non conosco il bosco, e che mi potrei sviare una seconda volta, questo cammino non è fatto per rincorare un uomo come me; tutti vi sanno il guardacaccia del paese, così tanto meno pericolo d’essere aggresso. Si discorreva a Francfort che mano di briganti che infestavano altre volte i contorni di Sciaffusa, allargandosi sino a Strasburgo, s’era gittata nel paese di Fulda per accalappiare i mercatanti che vanno da Lipsia a Francfort, e non sarebbe impossibile che io fossi stato loro accennato nella mia qualità di giojelliere. Se dunque credete che io abbia qualche merito presso di voi per aver salvata la vita a vostra moglie, potete contraccambiarmi se mi sarete di guida.

— Andrès s’apparecchiò tutto lieto a fare quanto gli era richiesto, e già era in pronto per la partenza, avendo indossato l’assisa, e messo ad armacollo l’archibugio a due canne, e cinto il coltello da caccia, commettendo al famiglio di dargli dietro una coppia di mastini. In questo mezzo il pellegrino aveva disserrata la sua cassetta e trattene alcune magnifiche acconciature, orecchini, collane, e catenelle, che distese sul letto di Giorgina, la quale non poteva tenersi dall’ammirazione alla vista di tante belle cose. Ma quando fu pregata di cingersi il collo d’una delle più belle catene, ed ambe le braccia dei più ornati braccialetti, mettendole sugli occhi uno specchiettino da tasca perchè si riguardasse a suo piacere, Andrès disse allo straniero: — Ma perchè, signore, volete far gola a questa povera donna con dei gioielli che non le sono dicevoli? La catenella di corallo che portava al collo la prima volta che la vidi a Napoli, mi è mille volte più cara che tutti questi falsi brillanti.

— “Siete troppo rigido anche in questo, disse lo straniero sogghignando, di non accordare a vostra moglie ammalata l’innocente piacere d’ingemmarsi un poco con questi gioielli, che non sono falsi, ma veri. Non sapete voi che sono bazzecole che fanno allegria alle viscere delle donne. E dove voi dite che simili ornamenti mal s’addicono a Giorgina, io per me mantengo il contrario. Essa è abbastanza leggiadra per potersene ornare, e voi non sapete s’ella un giorno non diverrà tanto ricca d’avere indosso di questi tesori.”

— Andrès gli disse, ma con più espressione che non significavano le parole: "Vi prego, signore, di non tenere di questi arcani discorsi che corrompono l’animo delle donne. Volete far dare una volta alla testa della mia povera moglie, movendole una vana invidia di questi splendori mondani, onde non le sia che più greve il peso della nostra miseria, perdendo altresì quell’ultimo resto d’ilarità che ha conservato sinora? Riponete tutte le vostre belle cose; io ne avrò cura sino al vostro ritorno. Ma ditemi di grazia, in nome del cielo, se vi sopravvenisse qualche infortunio, e che non ritornaste mai più nel mio abituro, dove dovrei ricapitare questa cassetta? Quanto tempo dovrò aspettare prima di metterla nelle mani della persona che mi significherete; anzi ditemi di grazia anche il nome del vostro casato?”

— Io mi chiamo Ignazio Denner, e sono, come vedete, mercatante e giojelliere. Non ho nè moglie nè figli, e i miei parenti hanno stanza nel cantone di Wallis; però non ho stima nè amorevolezza per loro, perchè non facevano nessun conto di me quando era povero. Se io non ripasserò fra tre anni tenete senza timore cotesto scrigno, e siccome so che vi fareste scrupolo d’accettare da me un così largo retaggio, io lo lego a questo fanciullo a cui vi prego di porre il nome d’Ignazio in caso che mi sopravvenisse quello di che ragioniamo.

Andrès non sapeva che pensare della larghezza d’animo e della generosità dello straniero. Era tutto attonito dinanzi a lui mentre Giorgina si disfaceva in rendimenti di grazie per le sue buone intenzioni, facendolo certo di pregar Dio ed i Santi d’averlo in protezione in tutte le sue peregrinazioni, e di ricondurlo felicemente al suo povero ostello. Lo straniero sorrise secondo il solito, alla sua strana maniera, e rispose che le orazioni d’una bella donna dovevano essere più efficaci delle sue, e quindi la lascerebbe pregare affidandosi per conto suo nella vigoria delle membra e nella bontà delle sue armi.

Forte dispiacque questa risposta al pio Andrès, ma chiudendosi in petto quello che stava per dire, sollecitò lo straniero alla partenza per non avere a tornare indietro nel fitto della notte, di cui sua moglie non istarebbe senza pensieri.

Accomiatandosi lo straniero, disse ancora a Giorgina che le dava licenza di adornarsi de’ suoi diamanti se le faceva piacere, poichè mancava di ogni altra distrazione in quel luogo solingo. Giorgina arrossì d’una letizia segreta di poter soddisfare a questo istinto di tutte le donne, e specialmente di quelle della sua nazione; e Denner si mise in viaggio in compagnia di Andrès pel bosco deserto. In un folto veprajo i mastini si misero a fiutare tutt’all’intorno e a riguardare il loro padrone di nuovo, il che gli diceva d’essere cauto ed avvisato.

— Questo è un mal guado, disse Andrès, montando i grilletti del suo schioppo, e procedendo d’innanzi allo stra- niero co’ suoi fidi cani. Talora gli pareva dire un fruscìo fra gli alberi, e qualche volta intravedeva da lungi una trista figura che si dileguava per entro le frondi, onde fu in procinto di allentare i cani.

— Non fatelo che non occorre, gli disse Denner, perchè vi protesto che non avete nulla a temere.

Non aveva ancor finito di proferire, che sboccò dal fondo del bosco un gran furfante con folti capelli, con enormi basette, e uno scoppietto sul braccio. Andrès gli mise il suo alla faccia.

— Non tirate, non tirate! gridò Denner, e l’uomo nero fece un segno amichevole e si perdette fra gli alberi. Infine pervennero all’altro capo della foresta sopra una strada animata.

— Ora vi ringrazio di tutto il vostro buon cuore, voi potete tornare se vi piace. E se vi abbattete in qualch’altra figura così fatta come l’incontro che abbiamo avuto, tenete i vostri cani al guinzaglio ed andate tranquillamente al vostro cammino senza occuparvi di nulla, che arriverete a casa senza un sinistro di sorta.

Andrès andava almanaccando su costui che aveva il potere di bandire gli Spiriti e non concepiva perchè si fosse fatto accompagnare lungo il bosco. Ritornò difatti sano e salvo al suo abituro dove trovò Giorgina fuori di letto e rinfrancata, che gli si gittò nelle braccia.

Capitolo IV

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In grazia delle liberalità del pellegrino la famigliuola d’Andrès pareva ristorata. Ed appena Giorgina fu in grado, andò a Fulda con lui dove comprarono non so che per arredare più agiatamente la casa. Intervenne di più che dopo la visita che avevano avuta, i predoni ed i taglialegne parevano banditi dal vicinato, per cui Andrès non aveva una fatica al mondo. Del resto era certo d’aver fortuna alla caccia, perchè come già un tempo, falliva di rado il colpo. Lo straniero tenne la parola pel San Michele, ed albergò altri tre giorni con Andrès. Ed a dispetto delle ostinate ripulse degli ospiti volle mostrarsi più generoso di prima, protestando che egli intendea di metterli in qualche agiatezza onde accomodarsi più aggradevolmente in una casa dove avea disegno di fermarsi talvolta.

La bella Giorgina potè allora abbigliarsi con qualche maggior cura. E confessò ad Andrès che lo straniero l’avea donata d’una rara spilla d’oro lavorata a sembianza di quelle che le fanciulle e le donne di certe parti d’Italia portano nei loro capelli raccolti in grosse ciocche. Andrès ne fu malinconioso, ma stette poco che Giorgina uscì dalla camera, salterellando vestita a quel modo che per la prima volta aveva piaciuto a suo marito a Napoli. Lo spillon d’oro sfolgorava nei neri capelli che ella aveva ornati con un’intenzione pittoresca, di varj fiori, ed Andrès non potè tenersi di accordarsi con lei, che il presente dello straniero pareva fatto appunto per abbellire la sua Giorgina.

Andrès si lasciò uscire ingenuamente queste parole; e Giorgina insistette che lo straniero era l’angelo casto che gli avea tratti dalla miseria per porli in qualche agiatezza, tanto che non sapeva comprendere come si mostrasse così silenzioso per non dire tristo con lui.

— Mia cara! disse Andrès, quell’intima voce che mi avvisò già un tempo di non accettar nulla dallo straniero, quella voce non ha cessato di suonarmi di dentro. Onde bene spesso sono tormentato dai suoi rimproveri, quasi che vi fosse un bene mal tolto fra la mia casa e il danaro di lui. Ben è vero che oggidì mi posso gratificare d’un piatto di più e di un bicchiero di vin generoso, ma per me stimo che s’avessimo avuto un buon contratto, e che ci fosse tocco qualche profitto di più, mi pare che assaporerei d’avvantaggio la nostra povera birra, che non i dilicati vini dello straniero. Non posso addomesticarmi per nulla con questo singolar mercatante, al cospetto del quale non posso fare di non sentire un involontario disagio. Non hai tu notato cara Giorgina che non sa levare gli sguardi in faccia, e che il sor- riso maligno, e la guardatura che scoppietta dagli occhi infossati, sono tali da farmi gelare! Vorrei che i miei sospetti non fossero veri.

Intanto Giorgina si studiava di stornare suo marito dai tristi pensieri facendolo sicuro che ell’aveva visto al suo paese e specialmente nell’albergo de’ suoi parenti adottivi molte persone di tristo aspetto, che poi si trovarono dabbene. Fece sembiante d’acquietarsi a queste ragioni, ma deliberava dentro di sè di voler stare all’erta.

Capitolo V

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Lo straniero capitò un’altra volta a casa d’Andrès, quando il suo bello angioletto, vivo ritratto di sua madre, era già entrato nella picciola età di nove mesi. Era il dì della festa di Giorgina, per cui aveva ornato il fanciullo ed ornata sè stessa alla vaga costumanza di Napoli, ed apprestato un desinare più lauto del solito, a cui il forestiero aggiunse una bottiglia che trasse dal suo bolgiotto.

Quando furono a tavola, lo straniero che riguardava il bambino che gli sorri- deva quasi che avesse intelligenza, vôlto a tutti e due, disse così: — Voi avete un figliuoletto di tutte speranze, ma è peccato che non possiate educarlo a dovere. Se non temessi d’una vostra ripulsa vi farei quasi un partito, che non mira però che a vostro profitto. Voi mi sapete ricco e senza eredi, ed ho come un istinto d’amore per questa creaturina. Se me lo date, lo reco meco a Strasburgo ove sarà allevato con ogni sollecitudine da una dama d’alto affare mia amica: e voi sarete alleggeriti da un pesante fardello, se non che conviene risolversi subito, perchè deggio partire cotesta sera. Mi recherò nelle braccia il fanciulletto sino al primo villaggio, dove noleggierò una vettura.

A queste parole dell’estranio, Giorgina gli strappò violentemente il bambino fuor dai ginocchi, e lo serrò al suo seno bagnandolo di lacrime.

— Voi vedete, signore, come mia moglie risponde alla vostra proposta! ed io in questo sono d’accordo con lei. Non disdico che l’intenzione non possa esser buona; ma come vi venne in capo di privarci dell’unico bene che abbiamo più caro a questo mondo? E come potete dar il nome di peso a ciò che deve deliziare tutta la nostra vita, fossimo mille volte sprofondati in maggior miseria che non è quella da cui ci ha tratti la vostra bontà? Ne avete detto che siete senza moglie e senza figli, e per questo appunto ignorate la felicità che il cielo largisce a padre e madre al nascimento di un figlio. Sono pieni dell’amor più celeste, mentre contemplano insieme la muta creatura distesa sul seno d’una madre la quale par che dica tacendo tutta la loro beatitudine. No, caro signore! per grandi che siano i vostri beneficj, non sono di tanto pregio quanto il possedimento d’un figlio, che tutti i tesori del mondo non varrebbero a compensare. Nè vorrei che ci aveste a dar nota d’ingratitudine perchè non vogliamo acconsentire alle vostre richieste. Se foste padre non avremmo bisogno di queste scuse.

— Non monta, non monta, disse lo straniero riguardando all’intorno come un poco annuvolato, io credeva di far bene a cercare di riporre un vostro figlio in migliore stato che non siete voi. Se non siete soddisfatti non parliamone altro.

Giorgina baciò ed accarezzò il fanciulletto come se fosse stato scampato da un gran pericolo. Il pellegrino si rasserenò, oppure fece sembiante di rasserenarsi, quantunque non potesse non lasciar travedere che la ripulsa lo aveva alquanto crucciato. Ma invece di partir quella sera, come aveva detto, soprastette tre altri giorni, nei quali invece di trapassare al solito il suo tempo accanto a Giorgina, andò alla caccia con Andrès, movendogli mille domande sul Conte Aloisio di Fach. E quando tornarono a casa, Ignazio Denner non toccò d’altro l’articolo di recar seco il bambino. Si mostrò amorevole come prima, continuando a fare dei ricchi presenti alla Giorgina, a cui fece abilità di adornarsi dei diamanti che gli avea dati in deposito. Se non che quando voleva trastullarsi col fanciulletto, lo ributtava indietro, se non altro, col pianto; non volendo per nulla lasciarsi tôrre in braccio da lui, come se avesse avuto intelligenza della proposta che avea fatto a’ suoi parenti.

Capitolo VI

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Lo straniero perseverava già da due anni a visitare Andrès, onde tra il tempo e le consuetudini era venuto a capo d’intepidire la diffidenza sul conto suo. Nella primavera del terz’anno, quando era già trascorso il tempo in cui Denner era uso di fare le sue apparizioni, si sentì a bussare la porta in una notte di gran pioggia, e fra i colpi s’udirono alcune rau- che voci. Andrès si levò conturbato; ma quando s’affacciò alla finestra, per dimandare chi faceva quel chiasso, non senza la minaccia di scaricargli addosso i cani, gli fu risposto che poteva aprire ad un amico, e dalla risposta riconobbe la voce di Denner. Andò abbasso col lume in mano per fargli entrare, e Denner fu il primo ad affacciarsegli. E quando Andrès gli disse che gli pareva d’aver inteso più d’una voce, ebbe in risposta che era un inganno del vento. Dicendo questo si posero dentro della camera, ed Andrès non fu poco attonito, veggendo che Denner era tutto mutato, perchè invece della sua casacca grigia indossava un giustacorpo di un rosso bruno, ed una larga cintura di cuojo sopportava uno stiletto e le pistole; oltrecchè era armato di una sciabola, e il viso pure avea mutato d’aspetto, ottenebrato da due lunghi e folti mustacchi.

— Andrès, disse Denner guardandolo focosamente, Andrès quando sono ormai tre anni ti campai la moglie, tu ti augurasti che Dio ti porgesse l’occasione di pagare il beneficio col sangue! Ecco adempito il tuo desiderio, ecco il mo- mento di mostrarmi la tua riconoscenza. Vestiti; dà mano al tuo schioppo e vieni con me: a pochi passi di questa casa saprai il resto.

Andrès non sapeva che pensare dei discorsi di Denner; però gli rispose che era tutto pronto ai suoi servigi; purchè non fosse in cosa contraria alla virtù od alla religione.

— Puoi essere tranquillo su questo articolo, gli disse Denner ridendo; e veggendo che Giorgina che s’era levata tutta tremante, si stringeva a suo marito, la prese nelle sue braccia e dolcemente pregandola le disse; — lasciate venire vostro marito con me: fra poche ore lo rivedrete sano e salvo, e vi recherà di che farvi contenta. Quand’è che aveste a dolervi di me? che v’adombrate così facilmente!

Andrès era ancora peritoso se doveva seguirlo, quando Denner volgendosigli incontro tutto adirato:

— Spero che tu mi terrai la tua parola; ora vedremo se si può aver fede nelle tue promesse!

Andrès fu subito vestito, e tenne dietro a’ suoi rapidi passi. Avevano attra- versato appena un boschetto di novelle frondi fino ad una gran macchia di muschio, quando Denner fischiò tre volte così fortemente che ne tremò tutta la siepaglia all’intorno, e d’ogni parte uscirono degli sprazzi di fuoco, e dopo il fuoco una turba di brutti ceffi da cui furono attorniati. Ed uno dei sopravvegnenti si mosse dal cerchio, e fattosi accosto a Denner, gli disse:

— Forse un nuovo compagno?

Denner rispose che sì. — Lo feci snidare dal suo letto in questo punto, perchè faccia la sua prima prova.

A queste parole Andrès si riscosse come da una forte ubbriachezza, si bagnò tutto d’un freddo sudore, ma in poco di tempo si compose e si mise a gridare:

— Miserabile ciurmatore, che ti spacciavi per mercatante, e non sei che uno sprezzato bandito! Io non ti sarò nè compagno, nè partecipe dei turpi fatti, benchè ti sii ingegnato di gabbarmi con un’infernale malizia! Lascia che io mi tragga di qui, scellerato che sei, e lascia questa contrada, altrimenti io ti accuserò al Magistrato, dove ti sarà dato il merito de’ tuoi delitti; perchè ora discopro che tu sei quel famigerato Ignazio ch’ha disertato il nostro paese.

Denner si pose a ridere. — Povero vigliacco, che ardisci insultare alle mie parole, e vorresti scampare dalle mie mani!... Non sei nostro compagno da lungo tempo, e non vivi già da tre anni del nostro danaro? e la tua donna non si veste del nostro bottino?... dunque non vorresti affaticare per pagar la tua parte? Se non ci segui volontariamente, ti trarremo addietro legato; e manderò questi compagnoni ad arderti la casa, e scannarti moglie e figli. Eleggi senza indugio che ne conviene partire!

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