capitolo 1
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E la terra era una cosa deserta e vacua; e tenebre erano sopra la faccia dell’abisso. E lo Spirito di Dio si moveva sopra la faccia delle acque.
E Iddio disse: Sia la luce. E la luce fu.
E Iddio vide che la luce era buona. E Iddio separò la luce dalle tenebre.
E Iddio nominò la luce Giorno, e le tenebre Notte. Così fu sera, e poi fu mattina, che fu il primo giorno.
Poi Iddio disse: Siavi una distesa tra le acque, la qual separi le acque dalle acque.
E Iddio fece quella distesa: e separò le acque che son disotto alla distesa, da quelle che son disopra d’essa. E così fu.
E Iddio nominò la distesa Cielo. Così fu sera, e poi fu mattina, che fu il secondo giorno.
Poi Iddio disse: Sieno tutte le acque, che son sotto al cielo, raccolte in un luogo, ed apparisca l’asciutto. E così fu.
E Iddio nominò l’asciutto Terra, e la raccolta delle acque Mari. E Iddio vide che ciò era buono.
Poi Iddio disse: Produca la terra erba minuta, erbe che facciano seme, ed alberi fruttiferi che portino frutto, secondo le loro specie; il cui seme sia in esso, sopra la terra. E così fu.
La terra adunque produsse erba minuta, erbe che fanno seme, secondo le loro specie, ed alberi che portano frutto, il cui seme è in esso, secondo le loro specie. E Iddio vide che ciò era buono.
Così fu sera, e poi fu mattina, che fu il terzo giorno.
Poi Iddio disse: Sienvi de’ luminari nella distesa del cielo, per far distinzione tra il giorno e la notte: e quelli sieno per segni, e per distinguer le stagioni e i giorni, e gli anni;
E sieno per luminari nella distesa del cielo, per recar la luce in su la terra. E così fu.
Iddio adunque fece i due gran luminari (il maggiore per avere il reggimento del giorno, e il minore per avere il reggimento della notte), e le stelle.
E Iddio li mise nella distesa del cielo, per recar la luce sopra la terra,
E per avere il reggimento del giorno e della notte, e per separar la luce dalle tenebre. E Iddio vide che ciò era buono.
Così fu sera, e poi fu mattina, che fu il quarto giorno.
Poi Iddio disse: Producano le acque copiosamente rettili, che sieno animali viventi; e volino gli uccelli sopra la terra, e per la distesa del cielo.
Iddio adunque creò le grandi balene, ed ogni animal vivente che va serpendo; i quali animali le acque produssero copiosamente, secondo le loro specie: ed ogni sorta di uccelli che hanno ale, secondo le loro specie. E Iddio vide che ciò era buono.
E Iddio li benedisse, dicendo: Figliate, moltiplicate, ed empiete le acque ne’ mari; moltiplichino parimente gli uccelli nella terra.
Così fu sera, e poi fu mattina, che fu il quinto giorno.
Poi Iddio disse: Produca la terra animali viventi, secondo le loro specie; bestie domestiche, rettili e fiere della terra, secondo le loro specie. E così fu.
Iddio adunque fece le fiere della terra, secondo le loro specie; e gli animali domestici, secondo le loro specie; ed ogni sorta di rettili della terra, secondo le loro specie. E Iddio vide che ciò era buono.
Poi Iddio disse: Facciamo l’uomo alla nostra immagine, secondo la nostra simiglianza; ed abbia la signoría sopra i pesci del mare, e sopra gli uccelli del cielo, e sopra le bestie, e sopra tutta la terra, e sopra ogni rettile che serpe sopra la terra.
Iddio adunque creò l’uomo alla sua immagine; egli lo creò all’immagine di Dio; egli li creò maschio e femmina.
E Iddio li benedisse, e disse loro: Fruttate, e moltiplicate, ed empiete la terra, e rendetevela soggetta, e signoreggiate sopra i pesci del mare, e sopra gli uccelli del cielo, e sopra ogni bestia che cammina sopra la terra.
Oltre a ciò, Iddio disse: Ecco, io vi do tutte l’erbe che producono seme, che son sopra tutta la terra; e tutti gli alberi fruttiferi che fanno seme. Queste cose vi saranno per cibo.
Ma a tutte le bestie della terra, ed a tutti gli uccelli del cielo, ed a tutti gli animali che serpono sopra la terra, ne’ quali è anima vivente, io do ogni erba verde, per mangiarla. E così fu.
E Iddio vide tutto quello ch’egli avea
fatto; ed ecco, era molto buono. Così fu sera, e poi fu mattina, che fu il sesto giorno.
capitolo 2
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Ora, avendo Iddio compiuta nel settimo giorno l’opera sua, la quale egli avea fatta, si riposò nel settimo giorno, da ogni sua opera ch’egli avea fatta.
E Iddio benedisse il settimo giorno, e lo santificò; perciocchè in esso egli s’era riposato da ogni sua opera ch’egli avea creata, per farla.
TALI furono le origini del cielo e della terra, quando quelle cose furono create, nel giorno che il Signore Iddio fece la terra e il cielo;
E ogni albero ed arboscello della campagna, avanti che ne fosse alcuno in su la terra; ed ogni erba della campagna, avanti che ne fosse germogliata alcuna; perciocchè il Signore Iddio non avea ancora fatto piovere in su la terra, e non v’era alcun uomo per lavorar la terra.
Or un vapore saliva dalla terra, che adacquava tutta la faccia della terra.
E il Signore Iddio formò l’uomo della polvere della terra, e gli alitò nelle nari un fiato vitale; e l’uomo fu fatto anima vivente.
Or il Signore Iddio piantò un giardino in Eden, dall’Oriente, e pose quivi l’uomo ch’egli avea formato.
E il Signore Iddio fece germogliar dalla terra ogni sorta d’alberi piacevoli a riguardare, e buoni a mangiare; e l’albero della vita, in mezzo del giardino; e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Ed un fiume usciva d’Eden, per adacquare il giardino; e di là si spartiva in quattro capi.
Il nome del primo è Pison; questo è quello che circonda tutto il paese d’Havila, ove è dell’oro.
E l’oro di quel paese è buono; quivi ancora nascono le perle e la pietra onichina.
E il nome del secondo fiume è Ghihon; questo è quello che circonda tutto il paese di Cus.
E il nome del terzo fiume è Hiddechel; questo è quello che corre di rincontro all’Assiria. E il quarto fiume è l’Eufrate.
Il Signore Iddio adunque prese l’uomo, e lo pose nel giardino d’Eden, per lavorarlo, e per guardarlo.
E il Signore Iddio comandò all’uomo, dicendo: Mangia pur d’ogni albero del giardino.
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Il Signore Iddio disse ancora: E’ non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto convenevole a lui.
Or il Signore Iddio, avendo formate della terra tutte le bestie della campagna, e tutti gli uccelli del cielo, li menò ad Adamo, acciocchè vedesse qual nome porrebbe a ciascuno di essi; e che qualunque nome Adamo ponesse a ciascuno animale, esso fosse il suo nome.
E Adamo pose nome ad ogni animal domestico, ed agli uccelli del cielo, e ad ogni fiera della campagna; ma non si trovava per Adamo aiuto convenevole a lui.
E il Signore Iddio fece cadere un profondo sonno sopra Adamo, ond’egli si addormentò; e Iddio prese una delle coste di esso, e saldò la carne nel luogo di quella.
E il Signore Iddio fabbricò una donna della costa ch’egli avea tolta ad Adamo, e la menò ad Adamo.
E Adamo disse: A questa volta pure, ecco, osso delle mie ossa, e carne della mia carne; costei sarà chiamata femmina d’uomo, conciossiachè costei sia stata tolta dall’uomo.
Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e si atterrà alla sua moglie, ed essi diverranno una stessa carne.
Or amendue, Adamo e la sua moglie, erano ignudi, e non se ne vergognavano.
capitolo 3
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E la donna disse al serpente: Noi possiamo mangiare del frutto degli alberi del giardino.
Ma del frutto dell’albero, ch’è in mezzo del giardino, Iddio ha detto: Non ne mangiate, e nol toccate, chè non muoiate.
E il serpente disse alla donna: Voi non morreste punto.
Ma Iddio sa che, nel giorno che voi ne mangereste, i vostri occhi si aprirebbero; onde sareste come dii, avendo conoscenza del bene e del male.
La donna adunque, veggendo che il frutto dell’albero era buono a mangiare, e ch’era dilettevole a vedere, e che l’albero era desiderabile per avere intelletto; prese del frutto, e ne mangiò, e ne
diede ancora al suo marito, acciocchè ne mangiasse seco. Ed egli ne mangiò.
Allora gli occhi di amendue loro si apersero, e conobbero ch’erano ignudi; onde cucirono insieme delle foglie di fico, e se ne fecero delle coperte da cignersi attorno.
Poi, all’aura del dì, udirono la voce del Signore Iddio che camminava per lo giardino. E Adamo, con la sua moglie, si nascose dal cospetto del Signore Iddio, per mezzo gli alberi del giardino.
E il Signore Iddio chiamò Adamo, e gli disse: Ove sei?
Ed egli disse: Io intesi la tua voce per lo giardino, e temetti, perciocchè io era ignudo; e mi nascosi.
E Iddio disse: Chi ti ha mostrato che tu fossi ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero, del quale io ti avea vietato di mangiare?
E Adamo disse: La donna, che tu hai posta meco, è quella che mi ha dato del frutto dell’albero, ed io ne ho mangiato.
E il Signore Iddio disse alla donna: Che cosa è questo che tu hai fatto? E la donna rispose: Il serpente mi ha sedotta, ed io ho mangiato di quel frutto.
Allora il Signore Iddio disse al serpente: Perciocchè tu hai fatto questo, sii maledetto sopra ogni altro animale, e sopra ogni altra bestia della campagna; tu camminerai in sul tuo ventre, e mangerai la polvere tutti i giorni della tua vita.
Ed io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di essa; essa progenie ti triterà il capo, e tu le ferirai il calcagno.
Poi disse alla donna: Io accrescerò grandemente i dolori del tuo parto e della tua gravidezza; tu partorirai figliuoli con dolori, e i tuoi desiderii dipenderanno dal tuo marito, ed egli signoreggerà sopra te.
E ad Adamo disse: Perciocchè tu hai atteso alla voce della tua moglie, ed hai mangiato del frutto dell’albero, del quale io ti avea dato questo comandamento: Non mangiarne: la terra sarà maledetta per cagion tua; tu mangerai del frutto di essa con affanno, tutti i giorni della tua vita.
Ed ella ti produrrà spine e triboli; e tu mangerai l’erba de’ campi.
Tu mangerai il pane col sudor del tuo volto, fin che tu ritorni in terra; conciossiachè tu ne sii stato tolto; perciocchè tu sei polvere, tu ritornerai altresì in polvere.
E Adamo pose nome Eva alla sua moglie; perciocchè ella è stata madre di tutti i viventi.
E il Signore Iddio fece delle toniche di pelle ad Adamo ed alla sua moglie; e li vestì.
Poi il Signore Iddio disse: Ecco, l’uo- mo è divenuto come uno di noi, avendo conoscenza del bene e del male; ora adunque e’ si convien provvedere che talora egli non istenda la mano, e non prenda ancora del frutto dell’albero della vita, e ne mangi, e viva in perpetuo.
Perciò il Signore Iddio mandò l’uomo fuor del giardino di Eden, per lavorar la terra, dalla quale era stato tolto.
Così egli cacciò l’uomo, e pose de’ Cherubini davanti al giardino di Eden, con una spada fiammeggiante che si vibrava in giro, per guardar la via dell’albero della vita.
capitolo 4
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Poi partorì ancora Abele, fratello di esso. Ed Abele fu pastore di pecore, e Caino fu lavorator della terra.
Or avvenne, in capo di alquanto tempo, che Caino offerse al Signore offerta de’ frutti della terra.
Ed Abele offerse anch’esso de’ primogeniti delle sue pecore, e del grasso di esse. E il Signore riguardò ad Abele ed alla sua offerta.
Ma non riguardò a Caino, nè alla sua offerta; onde Caino si sdegnò grandemente, e il suo volto fu abbattuto.
E il Signore disse a Caino: Perchè sei tu sdegnato? e perchè è il tuo volto abbattuto?
Se tu fai bene, non vi sarà egli esaltazione? ma altresì, se tu fai male, il peccato giace alla porta. Ora i desiderii di esso dipendono da te, e tu hai la signoria sopra lui.
E Caino disse ad Abele, suo fratello: Andiamo ai campi. Ed avvenne che, essendo essi ai campi, Caino si levò contro ad Abele, suo fratello, e l’uccise.
E il Signore disse a Caino: Ovè Abele, tuo fratello? Ed egli disse: Io non so; sono io guardiano del mio fratello?
E il Signore gli disse: Che hai fatto? ecco la voce del sangue del tuo fratello grida a me dalla terra.
Ora dunque tu sei maledetto, e sarai cacciato dalla terra, che ha aperta la sua bocca per ricevere il sangue del tuo fratello dalla tua mano.
Quando tu lavorerai la terra, ella non continuerà più di renderti la sua virtù; e tu sarai vagabondo ed errante nella terra.
E Caino disse al Signore: La mia iniquità è più grande che io non posso portare.
Ecco, tu mi hai oggi cacciato d’in su la faccia della terra, ed io sarò nascosto dal tuo cospetto, e sarò vagabondo ed
errante sulla terra; ed avverrà che, chiunque mi troverà mi ucciderà.
E il Signore gli disse: Perciò, chiunque ucciderà Caino sarà punito a sette doppi più che Caino. E il Signore pose un segnale in Caino, acciocchè alcuno, trovandolo, non lo uccidesse.
E Caino si partì dal cospetto del Signore, e dimorò nel paese di Nod, dalla parte orientale di Eden.
E Caino conobbe la sua moglie, ed ella concepette, e partorì Enoch. Poi egli si mise ad edificare una città, e la nominò del nome del suo figliuolo Enoch.
E ad Enoch nacque Irad; ed Irad generò Mehujael; e Mehujael generò Metusael; e Metusael generò Lamec.
E Lamec si prese due mogli; il nome dell’una delle quali era Ada, e il nome dell’altra Silla.
E Ada partorì Iabal. Esso fu padre di coloro che dimorano in tende, e son mandriani.
E il nome del suo fratello fu Iubal. Esso fu padre di tutti coloro che maneggiano la cetera e l’organo.
E Silla partorì anch’ella Tubal-cain, il quale ha ammaestrato ogni fabbro di rame e di ferro; e la sorella di Tubal-cain fu Naama.
E Lamec disse ad Ada e Silla, sue mogli: Ascoltate la mia voce, mogli di Lamec; porgete l’orecchio al mio parlare. Certo io ho ucciso un uomo, dandogli una ferita; ed un giovane, dandogli una percossa.
Se Caino è vendicato a sette doppi, Lamec lo sarà a settanta volte sette doppi.
E Adamo conobbe ancora la sua moglie; ed ella partorì un figliuolo, e gli pose nome Set; perciocchè, diss’ella, Iddio mi ha riposta un’altra progenie in luogo di Abele, che Caino ha ucciso.
Ed a Set ancora nacque un figliuolo; ed egli gli pose nome Enos. Allora si cominciò a nominare una parte degli uomini del Nome del Signore.
capitolo 5
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Egli lo creò maschio e femmina, e li benedisse, e pose loro nome UOMO, nel giorno che furono creati.
Ora Adamo, essendo vivuto centrent’anni, generò un figliuolo alla sua simiglianza, secondo la sua immagine; e gli pose nome Set.
E il tempo che visse Adamo, dopo ch’ebbe generato Set, fu ottocent’anni; e generò figliuoli e figliuole.
Così tutto il tempo che visse Adamo fu novecentrent’anni; poi morì.
E Set, essendo vivuto centocinque anni, generò Enos.
E Set, dopo ch’ebbe generato Enos, visse ottocensette anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo che visse Set, fu novecendodici anni; poi morì.
Ed Enos, essendo vivuto novant’anni, generò Chenan.
Ed Enos, dopo ch’ebbe generato Chenan, visse ottocenquindici anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo che visse Enos, fu novecencinque anni; poi morì.
E Chenan, essendo vivuto settant’anni, generò Mahalaleel.
E Chenan, dopo ch’ebbe generato Mahalaleel, visse ottocenquarant’anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo che Chenan visse, fu novecendieci anni; poi morì.
E Mahalaleel, essendo vivuto sessantacinque anni, generò Iared.
E Mahalaleel, dopo ch’ebbe generato Iared, visse ottocentrent’anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo che Mahalaleel visse, fu ottocennovantacinque anni; poi morì.
E Iared, essendo vivuto censessantadue anni, generò Enoc.
E Iared, dopo ch’ebbe generato Enoc, visse ottocent’anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo che Iared visse, fu novecensessantadue anni; poi morì.
Ed Enoc, essendo vivuto sessantacinque anni, generò Metusela.
Ed Enoc, dopo ch’ebbe generato Metusela, camminò con Dio per lo spazio di trecent’anni e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo ch’Enoc visse, fu trecensessantacinque anni.
E, dopo ch’Enoc fu camminato con Dio, non si vide più; perciocche Iddio lo prese.
E Metusela, essendo vivuto centottantasette anni, generò Lamec.
E Metusela, dopo ch’ebbe generato Lamec, visse settecentottantadue anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così, tutto il tempo che Metusela visse, fu novecensessantanove anni; poi morì.
E Lamec, essendo vivuto centottantadue anni, generò un figliuolo.
E gli pose nome Noè, dicendo: Costui ci consolerà della nostra opera, e della fatica delle nostre mani, la quale portiamo per cagion della terra che il Signore ha maledetta.
E Lamec, dopo ch’ebbe generato
Noè, visse cinquecennovantacinque anni, e generò figliuoli e figliuole.
Così tutto il tempo che Lamec visse, fu settecensettantasette anni; poi morì.
E Noè, essendo di età di cinquecent’anni, generò Sem, Cam e Iafet.
capitolo 6
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I figliuoli di Dio, veggendo che le figliuole degli uomini erano belle, si presero per mogli quelle che si scelsero d’infra tutte.
E il Signore disse: Lo Spirito mio non contenderà in perpetuo con gli uomini; perciocchè anche non sono altro che carne; e il termine loro sarà centovent’anni.
In quel tempo i giganti erano in su la terra, e furono anche dappoi, quando i figliuoli di Dio entrarono dalle figliuole degli uomini, ed esse partorirono loro de’ figliuoli. Costoro son quegli uomini possenti, i quali già anticamente erano uomini famosi.
E il Signore, veggendo che la malvagità degli uomini era grande in terra; e che tutte le immaginazioni de’ pensieri del cuor loro non erano altro che male in ogni tempo;
E’ si pentì d’aver fatto l’uomo in su la terra, e se ne addolorò nel cuor suo.
E il Signore disse: Io sterminerò d’in su la terra gli uomini che io ho creati; io sterminerò ogni cosa, dagli uomini fino agli animali, a’ rettili ed agli uccelli del cielo; perciocchè io mi pento di averli fatti.
Ma Noè trovò grazia appo il Signore.
Queste son le generazioni di Noè. Noè fu uomo giusto, intiero nelle sue età, e camminò con Dio.
E generò tre figliuoli: Sem, Cam e Iafet.
Ora, la terra si era corrotta nel cospetto di Dio, ed era piena di violenza.
E Iddio riguardò la terra, ed ecco era corrotta; poichè ogni carne aveva corrotta la sua via in su la terra.
E Iddio disse a Noè: Appo me la fine di ogni carne è giunta; perciocchè la terra è ripiena di violenza per cagion di costoro; ed ecco io li farò perire, insieme con la terra.
Fatti un’Arca di legno di Gofer; falla a stanze, ed impeciala, di fuori e di dentro, con pece.
E questa è la forma della qual tu la farai: la lunghezza di essa sia di trecento cubiti, e la larghezza di cinquanta cubiti, e l’altezza di trenta cubiti.
E dà lume all’Arca; e fa il comignolo di essa disopra di un cubito; e metti la porta dell’Arca al lato di essa; falla a tre palchi, basso, secondo e terzo.
Ed ecco, io farò venir sopra la terra il diluvio delle acque, per far perir di sotto al cielo ogni carne in cui è alito di vita; tutto ciò ch’è in terra morrà.
Ma io fermerò il mio patto teco; e tu entrerai nell’Arca, tu, ed i tuoi figliuoli, e la tua moglie, e le mogli de’ tuoi figliuoli teco.
E di ogni creatura vivente, di ogni carne, fanne entrar dentro l’Arca due per ciascuna, che saranno maschio e femmina, per conservarli in vita teco.
Degli uccelli, secondo le loro specie; delle bestie, secondo le loro specie; e di tutti i rettili, secondo le loro specie; due per ciascuna verranno a te, per esser conservati in vita.
E tu, prenditi di ogni cibo che si mangia, ed accoglilo appresso a te; acciocchè sia a te ed a quegli animali per cibo.
E Noè fece così; egli fece secondo tutto ciò che Iddio gli avea comandato.
capitolo 7
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Di ciascuna specie di animali mondi, prendine sette paia, maschio e femmina; e degli animali immondi, un paio, un maschio e la sua femmina.
Degli uccelli del cielo, prendine parimente di ciascuna specie sette paia, maschio e femmina; per conservarne in vita la generazione sopra la terra.
Perciocchè, fra qui e sette dì, io farò piovere in su la terra per lo spazio di quaranta giorni e di quaranta notti, e sterminerò d’in su la terra ogni cosa sussistente che io ho fatta.
E Noè fece secondo tutto ciò che il Signore gli avea comandato.
Or Noè era di età di seicent’anni, quando il diluvio fu, e le acque vennero sopra la terra.
E Noè, insieme co’ suoi figliuoli, e con la sua moglie, e con le mogli de’ suoi figliuoli, entrò nell’Arca d’innanzi alle acque del diluvio.
Degli animali mondi, e degli animali immondi, e degli uccelli, e di tutto ciò che serpe in su la terra.
Ne vennero delle paia, maschio e femmina, a Noè, dentro l’Arca; come Iddio avea comandato a Noè.
Ed avvenne, al termine de’ sette giorni, che le acque del diluvio vennero sopra la terra.
L’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, nel decimosettimo giorno del mese, in quel giorno tutte le fonti del grande abisso scoppiarono, e le cateratte del cielo furono aperte.
E la pioggia fu in su la terra, per lo spazio di quaranta giorni e di quaranta notti.
In quel giorno stesso Noè entrò nell’Arca, insieme con Sem, Cam e Iafet, suoi figliuoli; e con la sua moglie, e con le tre mogli de’ suoi figliuoli.
Essi vi entrarono, ed anche fiere di ogni specie, ed animali domestici di ogni specie, e rettili che serpono sopra la terra di ogni specie, ed uccelli di ogni specie, ed uccelletti di ogni sorta di qualunque ala.
In somma, di ogni carne, in cui è alito di vita, ne venne un paio a Noè dentro l’Arca.
E gli animali che vennero, erano maschio e femmina, come Iddio avea comandato a Noè. Poi il Signore serrò l’Arca sopra esso.
E il diluvio venne sopra la terra, per lo spazio di quaranta giorni; e le acque crebbero, e sollevarono l’Arca, ed ella fu alzata d’in su la terra.
E le acque si rinforzarono, e crebbero grandemente sopra la terra; e l’Arca notava sopra le acque.
E le acque si rinforzarono grandissimamente sopra la terra; e tutti gli alti monti, che son sotto tutti i cieli, furono coperti.
Le acque avanzarono essi monti, dell’altezza di quindici cubiti. Così i monti furono coperti.
Ed ogni carne che si muove sopra la terra, degli uccelli, degli animali domestici, delle fiere e di tutti i rettili che serpono sopra la terra, morì, insieme con tutti gli uomini.
Tutto ciò che ha fiato d’alito di vita nelle sue nari, d’infra tutto ciò ch’era nell’asciutto, morì.
E fu sterminata ogni cosa sussistente, ch’era sopra la faccia della terra, dagli uomini fino alle bestie, e i rettili, e gli uccelli del cielo; furono, dico, sterminati d’in su la terra; e Noè solo scampò, con quelli ch’erano con lui nell’Arca.
E le acque furono alte sopra la terra, per lo spazio di cencinquanta giorni.
capitolo 8
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Ed essendo state le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo serrate, e rattenuta la pioggia del cielo,
Le acque andarono del continuo ritirandosi d’in su la terra. Al termine adunque di cencinquanta giorni cominciarono a scemare.
E, nel decimosettimo giorno del timo mese, l’Arca si fermò sopra le montagne di Ararat.
E le acque andarono scemando fino al decimo mese. Nel primo giorno del decimo mese, le sommità de’ monti apparvero.
E, in capo di quaranta giorni, Noè aperse la finestra dell’Arca, ch’egli avea fatta.
E mandò fuori il corvo, il quale usciva del continuo fuori, e tornava, fin che le acque furono asciutte d’in su la terra.
Poi mandò d’appresso a sè la colomba, per veder se le acque erano scemate d’in su la faccia della terra.
Ma la colomba, non trovando ove posar la pianta del piè, se ne ritornò a lui dentro l’Arca; perciocchè v’erano ancora delle acque sopra la faccia di tutta la terra. Ed egli, stesa la mano, la prese, e l’accolse a sè, dentro l’Arca.
Ed egli aspettò sette altri giorni, e di nuovo mandò la colomba fuor dell’Arca.
Ed in sul tempo del vespro, la colomba ritornò a lui; ed ecco, avea nel becco una fronde spiccata di un ulivo; onde Noè conobbe che le acque erano scemate d’in su la terra.
Ed egli aspettò sette altri giorni, e mandò fuori la colomba, ed essa non ritornò più a lui.
E, nell’anno seicentunesimo di Noè, nel primo giorno del primo mese, le acque furono asciutte d’in su la terra. E Noè, levato il coperto dell’Arca, vide che la faccia della terra era asciutta.
E, nel ventisettesimo giorno del secondo mese, la terra era tutta asciutta.
E Iddio parlò a Noè, dicendo:
Esci fuor dell’Arca, tu, e la tua moglie, ed i tuoi figliuoli, e le mogli de’ tuoi figliuoli teco.
Fa uscir fuori teco tutti gli animali che son teco, di qualunque carne, degli uccelli, delle bestie, e di tutti i rettili che serpono sopra la terra; e lascia che scorrano per la terra, e figlino, e moltiplichino in su la terra.
E Noè uscì fuori, co’ suoi figliuoli, e con la sua moglie, e con le mogli de’ suoi figliuoli.
Tutte le bestie ancora, e tutti i rettili, e tutti gli uccelli, e tutti gli animali che si muovono sopra la terra, secondo le lor generazioni, uscirono fuor dell’Arca.
E Noè edificò un altare al Signore; e prese d’ogni specie di animali mondi, e d’ogni specie di uccelli mondi, ed offerse olocausti sopra l’altare.
E il Signore odorò un odor soave; e disse nel cuor suo: Io non maledirò più la terra per l’uomo; conciossiachè
l’immaginazione del cuor dell’uomo sia malvagia fin dalla sua fanciullezza; e non percoterò più ogni cosa vivente, come ho fatto.
Da ora innanzi, quanto durerà la terra, sementa e ricolta, freddo e caldo, state e verno, giorno e notte giammai non cesseranno.
capitolo 9
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E la paura e lo spavento di voi sia sopra tutte le bestie della terra, e sopra tutti gli uccelli del cielo; essi vi son dati nelle mani, insieme con tutto ciò che serpe sopra la terra, e tutti i pesci del mare.
Ogni cosa che si muove, ed ha vita, vi sarà per cibo; io ve le do tutte, come l’erbe verdi.
Ma pur non mangiate la carne con l’anima sua, ch’è il suo sangue.
E certamente io ridomanderò conto del vostro sangue, per le vostre persone; io ne ridomanderò conto ad ogni bestia, ed agli uomini; io ridomanderò conto della vita dell’uomo a qualunque suo fratello.
Il sangue di colui che spanderà il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo; perciocchè Iddio ha fatto l’uomo alla sua immagine.
Voi dunque fruttate, e moltiplicate; generate copiosamente nella terra, e crescete in essa.
Poi Iddio parlò a Noè, ed a’ suoi figliuoli con lui, dicendo:
E quant’è a me, ecco, io fermo il mio patto con voi, e con la vostra progenie dopo voi;
E con ogni animal vivente ch’è con voi, così degli uccelli, come degli animali domestici, e di tutte le fiere della terra, con voi; così con quelle che sono uscite fuor dell’Arca, come con ogni altra bestia della terra.
Io fermo il mio patto con voi, che ogni carne non sarà più distrutta per le acque del diluvio, e che non vi sarà più diluvio, per guastar la terra.
Oltre a ciò, Iddio disse: Questo sarà il segno del patto che io fo fra me, e voi, e tutti gli animali viventi, che son con voi, in perpetuo per ogni generazione.
Io ho messo il mio Arco nella nuvola; ed esso sarà per segno del patto fra me e la terra.
Ed avverrà che, quando io avrò coperta la terra di nuvole, l’Arco apparirà nella nuvola.
Ed io mi ricorderò del mio patto, ch’è fra me e voi, ed ogni animal vivente, di qualunque carne; e le acque non faranno più diluvio, per distruggere ogni carne.
L’Arco adunque sarà nella nuvola, ed io lo riguarderò, per ricordarmi del patto perpetuo, fra Dio ed ogni animal vivente, di qualunque carne ch’è sopra la terra.
Così Iddio disse a Noè: Questo è il segno del patto, che io ho fermato fra me ed ogni carne ch’è sopra la terra.
Or i figliuoli di Noè che uscirono fuor dell’Arca, furono Sem, Cam e Iafet. E Cam fu padre di Canaan.
Questi tre furono figliuoli di Noè; e da essi, sparsi per tutta la terra, ella è stata popolata.
E Noè cominciò ad esser lavorator della terra, e piantò la vigna.
E bevve del vino, e s’inebbriò, e si scoperse in mezzo del suo tabernacolo.
E Cam, padre di Canaan, vide le vergogne di suo padre, e lo rapportò fuori a’ suoi due fratelli.
Ma Sem e Iafet presero un mantello, e se lo misero amendue in su le spalle; e, camminando a ritroso, copersero le vergogne del padre loro; e le faccie loro erano volte indietro, tal che non videro le vergogne del padre loro.
E, quando Noè si fu svegliato dal suo vino, seppe ciò che gli avea fatto il suo figliuol minore.
E disse: Maledetto sia Canaan; sia servo de’ servi de’ suoi fratelli.
Ma disse: Benedetto sia il Signore Iddio di Sem, e sia Canaan lor servo.
Iddio allarghi Iafet, ed abiti egli ne’ tabernacoli di Sem; e sia Canaan lor servo.
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The end
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