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GANDINO
E IL SUO DISTRETTO
Memoria
Capitolo I
GANDINO E IL SUO DISTRETTO
CAPITOLO I.
Antichità di Gandino — Dominii ai quali andò soggetto — Descrizione topografica — Popolazione e Censo.
Per boria, o vanità di amplificare l’origine del nostro caro popolo, e borgo di Gandino, non ci perderemo a rintracciarla nella tenebrìa di rimotissimi tempi, ma bensì colla scorta d’irrefragabili croniche, e dei privilegi, da Papi ed Imperadori concessi, e dagli avanzi di vetuste materiali memorie, ne faremo constare presso a poco l’antichità.
Certo, che se penetrare si dovesse bene addentro, nei misteriosi arcani, e scavi delle lignite di Leffe, dei quali ne parleremo altrove; se esperti geologi e naturalisti osservassero le molte immani ossa, che di tratto in tratto vanno disotterrandosi, e mascelle in parte umane, altre di animali credute, nelle carbonizzate piante confitte, potrebbero da simili rovine, da secoli e secoli nel suolo travolte, determinare una remotissima epoca, e se l’opera furono di un generale, o parziale diluvio, ovvero di un qualche terremoto, che spesso cangia faccia ad un paese, o di un qualche vulcano o frane, che le più volte ostruiscono il corso dei fiumi, convertendoli in laghi, il preesistente suolo cancel- landone — siccome avvenne allorche si disgiunse l’Itsmo, che congiungeva l’Italia alla Sicilia, —
Le storiche fisiche tradizioni assicuranci in fatti dei non pochi spaventosi sovvertimenti, avvenuti in varie parti del nostro globo, che o affatto lo distrussero, o ne cangiarono interamente la forma, subentrando il mare alla terra, la terra al mare, e , e fra i moderni, nella storia di America ne fanno fede, e nei suoi due libri De Constantia, ne da un brevissimo cenno, nei seguenti termini: „Eterna lex a principio dicta omni huic mundo nasci, denasci, oriri aboriri... — Omnia ista quæ suspicis, quæ miraris, vicibus suis pereunt, aut certe mutantur. — Unus sub Tiberio terremotus duodecim celebres Asiæ urbes evertit totidem a campania oppida alias sub Constantino. Finalmente le ultime isole possedute dai Francesi in America, e seppellite lo comprovano;“ ma lasciamo agli scienziati quest’ampia materia da svolgere, della nostra sola occupandosi.
Gandino è situato al nord-est sopra un terreno alto, ineguale, e scosceso, alle falde dei monti dei quali è contornato e rinchiuso, adorni per altro e rivestiti d’alberi fronzuti. Egli è da Bergamo discosto 17 miglia comuni, e tre soli oltre passato il fiume Serio. Alla sinistra riva scorre il torrente Romna di acque sempre copioso. Presentasi il borgo frammezzo ad un’amenissima valle, dove in distanza l’un l’altro fanno bella mostra di sè, e prospettiva varj e diversi paesaggi in opposta direzione collocati, che la vista attraggono e colpiscono del viaggiatore. La di lui popolazio- ne risulta di 3680 individui. In sua proprietà il comune possiede in fondi boschivi pertiche comuni in lire 11419 dell’approssimativo valore di L. 130000.
L’estimo del comune porta la cifra di scudi 83108 diviso sopra 850 partite, fra le quali la maggiore non è oltre di 4000, di pertiche censuarie 22884.47.
Da questo scutato ommettonsi i fondi del comune, appunto perchè sono di sua esclusiva proprietà, i di lui annuali redditi compresi gli avventizii, e reali per contributi, enfiteusi, locazioni, arti e commercio ammontano a L. 14000.
Dopo la decadenza dell’Impero Romano subì Gandino le vicissitudini alle quali andò soggetta l’Italia. Lo dominarono i re Longobardi. Vittorioso dappoi scorrendo si può dire intera l’Europa colle invincibili, poderose sue armate il conquistatore Carlo Magno, ogni cosa, città e borgo al suo immenso potere cedendo, Bergamo pure, e il suo territorio vi si sottomisero. In fatti dalla cronaca di quei tempi viene riportata la seguente inscrizione „Carolus Magnus, debellatis Longobardis, Bergomum ac territorium in suam potestatem redegit, ac muneribus amplissimis ac diplomatibus honorificentis illustravi anno DCCCI.“
Mancato al mondo quello straordinario genio che solo, e colle sue ecclesiastiche, militari, civili e penali instituzioni, e coi Missi Dominici sostener seppe il peso di tanta vastissima mole governativa, infrantosi il di lui scettro sotto Lodovico il Pio, e diviso il vasto suo impero nei tre grandi regni d’Italia, Francia e Germania, e da varj padroni contrastato; nata la dissoluzione sociale, per cui ogni paese dovette munirsi di baluardi e fortezze, e pensare a difendersi dalle molte incursioni di varj popoli, e Duchi competitori, che a vicenda contendevansi l’Italico suolo; dal magnanimo e generoso Imperator di Germania Ottone il Grande, concedutisi i Municipi Italiani nel 936; firmatasi la pace di Costanza, nel 25 Giugno 1183; accordatisi alle città Lombarde i diritti di suprema signoria, l’esempio venne pure imitato dal grosso e ricco borgo di Gandino, il quale di fortissime rocche, torri, seracinesche, e forte castello si ebbe a munire, siccome evidentemente il dimostrano i vetusti avanzi che sino al presente esistono. Volendosi prestar fede a quanto narra il Padre nella e territorio, in Gandino battevansi monete di rame, per cui la di lui origine sarebbe antichissima sapendosi, che tali monete furono le prime ad improntarsi, Gandinum æratas solitum segnare monetas.
Dai sette lati, evventi del comune scorgonsi infatti antichissime porte con sfasciati e demoliti torrioni, e feditoje, e l’antico Castello, che forma in adesso la comoda ed amena abitazione del Consigliere d’appello don Luigi Patirani, tanto benemerito del proprio paese. Straziata e divisa alla fine l’Italia dalle terribili ed intestine fazioni dei Guelfi e Ghibellini, che desolaronla per due e più secoli; introdottosi il feudale sistema per ogni dove; divenuto misura del diritto la sola potenza, e l’arbitrio di un signorotto e feudetario; penetrate le fatali contese e discordie dell’Impero e della Chiesa anche nel territorio Bergamasco, le vecchie cronache attestandolo, ed in particolar modo i moderni romanzi istorici del e Clenesso; avvoltosi pure Gandino nella infelicità e miserie di quei tempi, un solo esempio fra i molti ne citaremo dalle dal P. riportato — 1404: sotto la condotta di Giovan Cavalier Suardi, Pingerolo capo degli stipendiati, ed altri della città, si unirono da 500 Ghibellini a piedi ed a cavallo radunati da Gandino, Vertova, Ceno e Nembro, e tutti inviaronsi alla distruzione della terra di Albino, ove abbracciate le case, folli, e molini, si posero a combattere le torri, ed una che era sfornita di difensori cade in loro potere, ma l’altra che era quella dei Ferari, se li scoprì insuperabile — . Abbiam pure dal n. 246, che nel 1393 i Guelfi in gran numero portatisi sopra i territorj e monti di Barzizza e Gandino, e dato il fuoco a molti casolari e fenili con fieno, arrecarono un danno di più di due mila fiorini d’oro; così laceravansi, miseramente distruggevansi a vicenda le città ed i borghi, tutto andava a ruba e soqquadro; depredavansi ed incendiavansi beni ed averi con uccisione e strage dei proprj nemici, a barbari tormenti ed inaudite pene, a orrende carceri e sotterranei, sottomettendo i prigioni. Non crediate però, esprimesi un grande italo moderno scrittore, che solo i fasti italiani macchiati fossero di simili atrocità e perfidie, che tanto infamarono le Signorìe del XIII e XIV secolo. La perfidia, la menzogna, i tradimenti, e gli assassinj furono e saranno sempre il retaggio di una brutale ambizione ed avarizia, sfornita di talenti e di prevalenti poteri. Leggete la storia della prima dinastia dei così detti re Franchi nelle Gallie, e voi sarete funestato forse da più tristi esempi. Pur troppo confessar dobbiamo nelle italiche città e borghi, la mancanza d’un potere politico che fosse abbastanza forte per protegger quell’ordine civile che era dalle leggi stabilito, ordinato, e disciplinato, insegnato e professato. Finchè i potenti non siano disarmati e posti nell’impossibilità di sottrarsi alle leggi; finchè il popolo non sia alimentato e sicuro; finchè l’amministrazione non sia forte e moderata, sarà assolutamente impossibile di evitare or più or meno le orride scene riferite dagli annalisti italiani. Fortunata la nostra generazione che vive sotto il più soave e moderato scettro che immaginare si possa. Accordatasi la pace nel 1339 tra gli Scaligeri, la Veneta Repubblica, la Viscontea possanza, ed i Fiorentini, per convenzione rimase per poco il Dominio di queste parti sotto i Visconti, fattosi in seguito Signor di Bergamo e nel 1410 Pandolfo Malatesta concedette esso a Gandino vari privilegi ed un Vicario. Nel 1428 si ha dallo stesso al tomo secondo pag. 27, che avea per Podestà, Gandino, e rettore Giorgio Celero di Lovere; avvenuta secondo alcuni in quell’anno, e secondo altri nel 1440 la difinitiva dedizione di Gandino con tutto il Vicariato alla Repubblica Veneta, fu per altro con Ducali privilegiato, a reggersi con particolare Statuto e consuetudini proprie. Si resse in tal modo subendo le mutazioni, e i temporanei cangiamenti di vari padroni, fino al rovesciamento avvenuto nel 1797 del Veneto dominio. Seguì il nuovo ordine di cose notoriamente accaduto da quell’epo- ca al 19 Luglio 1803 nella quale ebbe luogo il Decreto organico Luini 28 Giugno dal Ministro di Giustizia approvato di quell’anno. Consideratosi dagli organizzatori l’importanza del luogo fu eretto Gandino in Pretura civile e criminale, e si estese la di lui giurisdizione alle seguenti comuni, alla Valle di Gandino, Valle Seriana inferiore, compreso Selvino, Valle Seriana superiore, alle comuni di Bianzano, Endine con Figadelli, Esmate, Fonteno, Gaverina, Molini di Colognola, Mologno, Monasterolo, Piangajano con Rova, Pianico, Piano, Ranzanico, Solto, Spinone, Zorzino, e Gangarino tutte poste nel circondario della Pretura civile di Bergamo — ed alle comuni di Bondione, e Dieci denari, Fiumenero e Rizzola situati nella giurisdizione della Pretura civile di Vilminore. Portava quel Decreto all’articolo XIV, che il Luogo Tenente della Pretura dovesse trasferirsi una volta per settimana alternativamente in Albino, Nembro, e Alzano maggiore per l’udienza negli affari civili e di conciliazione degli abitanti di quelle comuni e luoghi circonvicini, compreso Selvino, e fu adottata la norma interinale criminale della Lombardia del 1786. Furono eletti a Pretori Benaglia Pietro, e Luogo Tenente Solera Antonio. Si rese tanto benevolo il Benaglia Bergamasco, col di lui contegno e bravura verso gli amministrati, nell’esercizio dell’importante sua carica, che scolpita una lapide, a perpetua memoria, si vede, nel locale della Pretura, ed è la seguente:
Dopo il 1807 dichiaratasi Giudicatura di Pace Gandino, il sistema ed il piano seguendo in allora stabilitosi, il suo raggio giurisdizionale estendevasi alle comuni attuali, cioè Gandino, Gazzaniga, Leffe, Orezzo, Peja, Vertova, Barzizza, Casnigo, Cazzano, Cene, Colzate, e Fiorano.
Felicemente rientrata la Lombardia sotto la paterna Austriaca denominazione, nel 1815, ed organizzatisi i Tribunali e le Preture colle Sovrane risoluzioni 23 Marzo, ed 11 Settembre 1817, e 3 Febbrajo 1818 la Pretura di Gandino colle nuove e più estese attribuzioni fu considerata anche dall’attuale e benefico Governo, a grande utilità, vantaggio, e comodo dei preaccennati comuni, ed abitanti tutti così vicini al capo Luogo, non oltrepassando il più lontano di Bondo li otto miglia, e che da secoli e secoli dipendono, essendone per conseguenza e per molti titoli e ragioni affezionati i preaccennati comuni all’antica giurisdizione.
Capitolo II
Clima — abitudini — educazione divisa fra le due classi ricca e povera — ed indole e carattere degli abitanti.
I costumi, le abitudini dei popoli generalmente sono il risultato, il complesso del clima, dell’educazione, delle leggi. Il clima di Gandino a motivo della di lui topografica situazione è molto incostante. Dominando ora i venti dell’est, ora del nord, in primavera, in autunno particolarmente cozzando quelli del sud-ovest, le pioggie le nebbie alternando rendonsi inopportuni, ed alla salute pregiudicevoli, a ciò influendo il boreale declivio delle montagne.
L’aria quindi da un momento all’altro, o elastica troppo, o secca od umida addivenendo, produce degli improvvisi reumatici acutissimi mali.
I villici dopo sostenute le giornaliere fatiche esponendosi troppo all’aria vibrata le loro fisiche facoltà vanno alterando, e quindi più facilmente in tal guisa trovansi al pericolo di contrarre malattie infiammatorie dei visceri, e del petto, dalle influenze atmosferiche predisposte. Sono desse talvolta d’indole così fiera, che l’arte medica non arriva a domarle. Così Libilina la maggior parte innanzi tempo, le infelici sue vittime va portando al sepolcro. Non poca mortalità avviene ancor dei fanciulli e pel clima e perchè dovendo la classe dei contadini, attendere agli incessanti travagli della campagna non possono averne, come altrove, la debita cura. Costretti quindi, a portarli nel campo, e sdrajandoli sull’inumidito terreno, ed esponendoli nell’estiva stagione ai cocenti raggi del sole, e nel crudo inverno al gelo, vanno spesso a perire. In conseguenza di ciò molti rachitici, e cachetici rimangono campando. Sarebbe desiderabile, che pure in Gandino come in altre parti della Lombardia, per benefico sollievo della classe indigente, introdotte venissero le scuole infantili: ad una quantità di sgraziati fanciulli, verrebbe in tal modo la vita salvata. Chiunque a instituire riprendesse una così santa e lodevolissima opera nella sua patria meriterebbesi ogni benedizione dal cielo, e la infinita riconoscenza dei proprj concittadini. Potrebbero concorrere ad una tanto beneficenza e filantropica impresa i molti Pii Stabilimenti mediante la Governativa sanzione.
Dovrebbe aumentare in Gandino la plebe, se maggior cura avesse della propria salute, e più guardinga e cauta fosse, coprendosi di vestiti a seconda delle stagioni, e degli atmosferici cangiamenti; nulla ostante non decresce, e da qualche anno mantiensi a livello anche per essere molti estesi i mezzi di guadagno e della sussistenza. La robustezza, e le forze fisiche degli abitanti di queste valli, superati che siano i primi anni dell’infanzia, arrivano a meravigliare e sorprendere, siccome pure la loro attività, e solerzia. Sanno dessi, in ogni qualità di travaglio occupandosi, procurarsi i mezzi di ben vivere; dimostrandosi sempre allegri dopo il lavoro il villico. La classe del possidente e del commerciante nelle incessanti cure del commercio, e dell’agricoltura occupato, mantiene un ben regolato e lodevole ordine in famiglia, una misura nei divertimenti. L’economia si è il fondamento del morale e del politico; dagl’in- teressi materiali ordinati ne sorgono i morali, e le sociali virtù. In così massimo ed importante argomento il Gandinese agiato cittadino, e del distretto, meritansi il più esteso elogio. Se per altro le occasioni il comportano, sanno essere splendidi, generosi e benefici, e lo palesano i non pochi esempi. I loro negozj, i loro calcoli della giornata compiti, conversando dimostransi socievoli, affabili, lepidi e scherzosi, i loro discorsi, di acutissimi sali accompagnando, e ben scrisse il in tale proposito
Il temperamento sanguigno vivace irritabile degli abitanti tutti fa sì, che i propri diritti difendono con uno spirito fermo e disinvolto; anche i villici e gli artisti di pronto svegliato ingegno i loro interessi quantunque minimi, con vigoria d’animo e forza sostengono. Le contese quindi addivengono oltremodo animate; Sanno apprezzare il merito, dove lo trovano, altamente lodandolo, le maggior distinzioni accordandogli, apertamente dispreggiando, coloro che delle dovute qualità non fossero adorni.
Capitolo III
Agricoltura — industria — giornalieri lavori — e prosperità del paese.
Fra i mezzi importanti onde aumentare la popolazione, esprimonsi d’accordo gli economisti tutti, si è di ampliare quelli della susistenza. Fra questi principalmente è raccomandata l’agricoltura, che può solo stabilire e moltiplicare della terra i prodotti.
Nessuno io credo meglio del Gandinese, ama, onora e coltiva, quantunque scarso, il proprio di lui suolo; sa trarre profitto d’ogni piccolo spazio, e preferisce sopra ogni altra cosa l’alimento di prima necessità. Da così esperto agricola quindi vengono coltivati colla maggior diligenza, il sorgo turco ed il frumento; dal laborioso villico sono a meraviglia zappati e vangati per cui in poche pertiche di terra ne ritrae il triplo prodotto, e più che altrove, a ciò contribuendo il concime che abbonda in paese, e del quale non ne fa risparmio. Un tale prodotto per altro non arriva a mantenere la popolazione, che per quattro mesi.
Una maggior base di prosperità si va preparando al paese colle vendite ed enfiteusi di fondi comunali, che si eseguiscono, e pascoli. Di una più estesa coltura si renderanno capaci e daranno un doppio valore per alimentare un più gran numero di persone, e da un tal lato un grande progresso va facendo l’agricoltura, per le saggie viste del Legislatore.
In tale proposito, è da circa un mezzo secolo esprimevasi appunto un sommo scrittore di economia politica; nei seguenti termini, che mi piace di riferire per confondere le voci di alcuni, che tanto predicano la crociata, contro le dominanti economiche innovazioni.
„Non vi è terra che coll’opera dell’uomo non si renda feconda; non vi è dunque parte di Europa si può dire, dove l’agricoltura sia pervenuta al suo apice. Converrebbe affinchè ciò avvenisse, che le brughiere tutte fossero ridotte a coltura, e così tutti gli incolti fondi comunali, fossero dalla mano dell’uomo coltivati; che solo quanto è necessario, esistessero i pascoli, per mantenere gli animali, che cooperano alla stessa agricoltura, corrispondono alla consumazione degli abitanti. Il numero degli animali eccedente questo limite, e che si nutriscono per servir di materia prima, sono una sensibile diminuzione del popolo.“
Stante le massime stabilite dal nostro scrittore sarebbe forse troppo abbondevole il numero delle pecore e capre, d’altronde alcuni capraj, non mantenendo la necessaria ventilazione nelle stalle nell’inverno, dove trovansi stipate le persone, facilmente ingeneransi delle malattie, anche per le putride esalazioni, che ne succedono.
Alcuni mandriani tenendo in tempo di notte, in un debolissimo riparo d’assi, o steccato, le mandre, sopravvenendo un temporale, spaventandosi, e sortendo, corrono rischio di precipitare. L’abbondanza inoltre delle capre, troppo danno arreca ai proprietarj dei boschi, e se ne dovrebbe restringere il numero.
D’altronde pel diritto, che hanno i poveri di far pascere i loro bestiami nei fondi comunali, anzichè derivarne loro un vantaggio, spesse volte un mal ne succede. Secca e corta essendo in quei luoghi incolti l’erba addiventa nociva, e frequenti malattie negli animali produce.
Indipendentemente da tali inconvenienti l’industria per altro e l’operosità in Gandino, e nel distretto, in ogni epoca e in ogni giorno dell’anno sono ammirevoli. È una meraviglia in fatti, uno stupore l’osservare in questo borgo più effervescente il travaglio nel tempo che dal crudo gelo ciascuno è costretto starsi altrove accovacciato al fuoco. In questa orrida stagione il vigoroso, l’atletico alpigiano, il povero giornaliere, che occupato nei mestieri non trovasi, lunge da se l’inerzia scacciando col sorgere dall’alba, di scure armato, intrepido si arreca sui monti le nevi e i ghiacci sfidando, a tagliar legna ai proprietarj dei boschi, a consoci seco traendosi i giovanetti laboriosi figli. Impiega desso due e tre ore di cammino, gli erti gioghi salendone, e scendendone per due e tre volte, carico il dorso dai quindici a venticinque pesi delle grosse e smisurate recise piante. Di strame, fieno, spiche, cimaglie ed altro, l’incallito ed indurato suo corpo si carica, in ogni tempo dell’anno.
Scarso il numero degli agricoli per essere poco il terreno nelle opportune stagioni ne coltivano dessi i campi, ritirandosi in certe epoche fra i monti ove esistono cascinaggi e bellissime praterie, particolarmente in sul Farno e nella Valpiana chiamata, le mandrie pascendo, e curando. Il restante della popolazione alle arti, al traffico, al commercio si dedica, alla filatura delle lane, alla tessitura dei panni al vecchio metodo, al travaglio degli edificj ed opificj a macchine. Le donne guadagnando una buona giornata impiegansi nell’inverno ad incannar seta ai negozianti del circondario e città, ritraendola dai bozzoli ed inaspandola di estate, nelle filande, annoverandosi circa 225 fornelli, e quindi occupate per tre mesi estivi circa 600 femmine, e due terzi nei gelidi.
Estesi adunque essendo i mezzi di sussistenza fra l’attivissima popolazione, soccorsi i veri impotenti dalla beneficenza dei PP. LL. la plebe non vive fra gli stenti di una squallida povertà. Suddivisi inoltre e ben ripartiti i terreni, meglio prosperano, si aumentano e coltivansi. Attesa adunque, siccome abbiamo osservato, la somma attività che regna nella valle, (e se tale non fosse non potrebbero gli abitanti provvedere all’annuo mantenimento per essere scarso il terreno), si può in proposito applicare, quanto il scriveva a lode in generale della meravigliosa industria della nazione bergamasca:
Frugi hominum species, duri patienque laboris Fortunam audacter novit utramque sequi.
È il Valvasone
Non ha parte l’occaso e l’oriente La tramontana, e l’austro, sì remota Ove i passi non mova; ove la mente Non levi; ove non sia famosa e nota. Non è terror sì duro, ed evidente, Che l’arditezza sua conturbi o scuota,
Dal riposo nemica, e all’una, e all’altra Fortuna sempre, e sofferente e scaltra.
D’altronde arricchisconsi i bergamaschi per essere parchi nello spendere, nel mangiare e vestire frugali, nel contrattare circospetti, e quindi con poca facoltà ne sanno far molta. Essendo poi religiosi, siccome si esprime il P. , e soccorrendo all’uopo i bisognevoli, prosperano meglio i loro negozj, narrando il preaccennato istorico, che fino ai suoi tempi, nel 1600 quelli del suo ordine, in Alemagna, furono mantenuti e soccorsi, patendo di necessità, dai negozianti di panno Gandinesi, che colà ritrovavansi.
Capitolo IV
Il commercio è antichissimo, e non sussiste società senza commercio. Desso unì gli uomini: dalle famiglie compose la società, dalle società gli imperi, dagli imperi il mondo tutto; contribuisce a render floridi e grandi gli stati, e in Inghilterra dove tanto prospera, il figlio ed il fratello di un Pari del regno, non arrossiscono di essere negozianti. Nell’industre abitatore dell’Orobia sembra innato l’amor del commercio. Di svegliatissimo ingegno, senza consultare gli autori, e loro grandi opere, da se stesso ne indovina quasi e concepisce si può dire le grandiose idee, e pensieri; lasciatelo agire a suo modo, proteggetelo nelle oneste sue mire, e in breve tempo lo vedrete prosperare nei di lui
tentativi. In qualunque siasi ramo al quale si applichi, e che la natura il prescelse, risorgendo si può dire dal nulla, le vie tutte ricercando della speculazione, con immensa vigoria di spirito, e di talenti, creerà uno stabilimento, distinguendosi nella società, ed in breve sarà quasi per miracolo additato, con una straordinaria fortuna. Tali esempi sono comuni non solo nell’illustre città Bergomense, ma anche nella provincia. Gandino ne somministra una evidentissima prova. Col commercio di panni e lanificj di remotissima origine, come pure nell’antica Valle, a motivo delle innumerevoli praterie, e lanose gregge pasciute, si rese doviziosissimo, e ne sorsero le grandi e potenti famiglie Giovanelli, Gazzana, Dal-Negro, Castelli, Caccia, Rotigni, ed altre delle quali ne daremo un ragguaglio nell’articolo degli uomini illustri. Dagli infaticabili cronicisti, padre e padre rilevasi che ab-antiquo, dal ricco borgo di Gandino, sortivano annualmente da tre mila panni alti, e quattro mila bassi, che spedivansi nel Milanese, nel Piemonte, nella Romagna, nella Germania, e regno di Napoli. Dalle corrispondenze tuttora esistenti si riconoscono le commissioni che davansi di simil genere ad Ancona, Amburgo, e Danzica; che a Gazzaniga fabbricavansi i migliori pettini per simile fabbricazione, e che in Vertova tenevansi nel mercoledì e venerdì d’ogni settimana il più bello mercato di panni, che esistesse in Italia.
Introdottosi in Germania, ed altri stati altro genere di fabbricazione, ed inventate le macchine ebbe a risentirne un danno il commercio in Gandino, e furono costretti i ne- gozianti sciolti, che furono dai vincoli dello statuto Veneto, che ne prescriveva l’incannaggio, peso e forma, a seguire il nuovo ordine di cose. In fatti Marco Ghirardelli secondando il naturale suo genio, ed amore pella negoziatura, e del quale era sì vivamente animato, nel 1820 conosciuto avendo, che andavano in degradazione le manifatture a vecchio metodo, e non risparmiando fatiche, nè viaggi, con grave suo dispendio, fece pervenire le macchine costrutte, sopra i modelli inglesi da Como, dalla ditta Girard, e Descamps, trovando molti ostacoli nell’eseguire le di lui intraprese; mossi da così bello esempio i negozianti Gio. Maria Pasini nel 1830, e successivamente la ditta Fratelli fu Luigi Radici, e la ditta Antonio Motta, seguironlo; di nobile gara accesi, per quanto da loro dipende, continuano gli instancabili negozianti, a rendere migliorata la loro fabbricazione dei panni. Prospera grandioso nuovo stabilimento di lanificio fondato dal Marco Ghirardelli, che estese durante la sua vita, terminata nel 1828. I superstiti di lui figli Andrea e Battista le orme seguendo del rispettabile loro genitore, sempre più vanno ampliandolo, in modo da renderlo degno di ammirazione, a chi davvicino il riguarda, le novità, le perfezioni introducendo tutte, che la bravura del secolo seppe inventare, ponendosi in tal guisa a livello, ed in concorrenza con nazionali, e delle estere nazioni. Gli altri commercianti surriferiti, non tralasciano pur essi ogni cura per rendere migliorati i loro negozi, esistendo quello a vecchio metodo dei Radici prima del 1722, eretto da Gio. Andrea Radici, passato nei figli e pronipoti.
Le nuove macchine introdotte di una estrema rapidità, e movimento, coll’opera ed impiego di pochi operai, in breve tempo scardassano, distendono la lana, riducendola in cannette ed alla filatura in grosso, ed in fino. Una o più ruote idrauliche dando anima allo scardassiere, passano le lane aperte dal diavoletto, alli molini, alla gianetta. La tessitura continua cogli antichi metodi, colla sostituzione per altro della volante spola, inventata da Ray di Bury. Altra macchina fu sostituita da Duclò, alla vecchia, per la garzatura dei panni, ed altra simile denominata rotulatoria per la cimatura, da Seren di Parigi, e seguonsi quindi tali utili innovazioni, dagli industri ed attivissimi commercianti di Gandino, e da Francesco Giuseppe Briolini di Gazzaniga, del quale ne faremo cenno a suo luogo, secondo anche i varj sistemi introdotti da Kocril e Levis.
In tal modo anzichè impiegare, col massimo risparmio d’individui e di tempo, quattrocento persone pel prodotto di mile ottocento panni, non se ne impiegano, che sole cento.
Si potranno calcolare presso a poco occupate e stipendiate tra li nuovi edificj ed il vecchio metodo nella negoziatura panni nel solo Gandino, circa cinquecento persone. Attesa l’attiveggenza e bravura dei commercianti, che sanno ben regolarsi in proposito, l’annua riproduzione del genere può essere ragguagliata col consumo, servendosi anche molte truppe del Regno Lombardo. I prezzi si vanno raggirando dalla lira una austriaca, qualità più ordinaria, ascendendo sino alle dodici lire, della qualità più fina, al braccio.
La ditta Fratelli Campana fu premiata con medaglia d’argento dall’Eccelso I. R. Governo con Decreto 2 Gennajo 1826 per nuova invenzione, e metodo di purgare e lavorare i cascami di seta, facendone scelti tapeti, coperte di letto, e fanelle.
Capitolo V
Uomini illustri di Gandino, e grandi dignità dalla munificenza dei Cesari pei distinti lor meriti accordate — Eccellenza di alcune donne, che nella pietà primeggiarono.
Non pochi istorici alla posterità tramandarono i nomi di celebri soggetti di Gandino, che pei loro gran meriti, la grazia acquistaronsi, immensi privilegi, e distinzioni di sommi Imperatori di Germania.
Ciò che maggiormente onora l’insigne borgo, e distingue, si è la massima affezione che i loro antichi, il di cui esempio è seguito dai posteri, dimostraron mai sempre, alla felice Regnante Casa d’Austria.
Tra quelli individui, di alcuni fra i principali, ne daremo un succinto ragguaglio.
Una fra le cospicue famiglie di Gandino, che in ardue battaglie, e campagne segnalaronsi, in lontane spedizioni, in assedj, oppugnazioni, difesa di città e fortezze; che il loro sangue sparsero in prò dei Cesari; che la lor vita il nemico combattendo nel campo di gloria, alcuna fiata lasciarono, immortalandosi, nella qualità di comandanti, governatori, generali, e proprietarj di armati, si fu
la Giovanelli. L’illustre prosapia, la ben degna discendenza di dovizie, di onori carica, vive ora tranquilla ritirata in Venezia — Non degenere de’ suoi antenati, da non poco rammenta il virtuoso, il pio, il benefico Patriarca, che tanto benemerito si rese, il luminoso posto coprendo in quella magnifica, e sì memoranda Metropoli.
Pel primo in ordine di data il rinomato, il famoso eroe, ricorderemo Gualtiero Giovanelli, che sotto il regno e le insegne di , ebbe a combattere nelle guerre contro l’Elettore di Sassonia, ed essendosi distinto nella presa di Edino, nell’assedio di Metz, e nella ricuperazione di Costanza, acquistossi innoltre il favore di , e Imperatore, mancato essendo di vita nel 1567.
Il di lui fratello Francesco qual Generale capitano di artiglieria, ebbe a segnalarsi in molte imprese, ed a combattere contro i Turchi nella memoranda battaglia di Sighet.
Giovanni Andrea Barone Giovanelli di Gandino, sotto il comando del Generalissimo, e Maresciallo ; combattuto che ebbe valorosamente in qualità di Commissario generale dell’Austria, contro i Francesi al Reno, mancò di vita dopo qualche giorno di febbre maligna. Avendo esso coperte le maggiori cariche dell’imperò, essendo stato Camer Gravio nelle città montane in Ungheria superiore, cioè Signore, Conte di frontiere, sopraintendente a tutto il paese, e dove teneva assoldate del proprio quattro compagnie, essendosi opposto all’aggressione dei Turchi, e salvati dall’ultimo eccidio moltissime forti città, fra i quali il castello di Nitria, avendo avuto gran parte nella vittoria di Lervenz, ebbe perciò l’onore di essere accompagnato al sepolcro da colonnelli, generali, e principi dell’esercito, con solenni esequie. Il di lui corpo fu imbalsamato, e il di lui cuore depositato in un monumento a Coblentz, dove sull’altare maggiore esiste la seguente inscrizione, che gli fece porre Pietro Averara suo segretario di Bergamo
Una tale sì distinta famiglia volle Rodolfo II Imperatore di Germania distinguerla, fra le altre, e nel 1583 con suo Cesareo Rescritto la fece inscrivere all’inclito numero dei Nobili dell’impero, e volle che tutta la insigne prosapia de’ Giovanelli, ed in particolare per essersi tanto segnalati Pietro, Andrea, Nicolò e Silvestro godesse dei beneficii, e privilegi tutti alla nobiltà dell’impero congiunti, estendendoli alle future generazioni, e discendenze, e che sogliono per quattro avi paterni e materni partecipare; e gli stemmi e le gentilizie armi accordando. Datato il privilegio da Vienna — Ex ipso privilegio origin.
Si può con sicurezza ritenere, che fra le tante e ricche abitazioni che in Gandino possedevano, ed abitavano i nobili Giovanelli, per essere molti, la principale fosse quella dell’antico castello, di proprietà ora come si disse, del benemerito Consigliere di Appello Don Luigi Patirani. In un muro dell’interno della casa si ravvisano incisi sopra una pietra i nomi di Nicolò, Andrea, Silvestro fratelli di Giovanni 1607, che appunto combinano coi sopra indicati.
Giovanni Paolo fratello del preaccennato Andrea visse caro alla Corte di di Germania, e nel 1683 si distinse sotto l’assedio di Buda, contro la Porta Ottomana, e fu creato Cavaliere della chiave d’oro.
Giovanelli Vincenzo ebbe pel primo nella sua patria a fondare il Pio Luogo nel 1600 delle Orfane, che tanto prospera anche al dì d’oggi, mediante le incessanti e sollecite cure del Reverendissimo Parroco Sig. Don Lorenzo Claris. Vengono ricoverate in questo Pio Luogo numero ventisette zitelle, e raccolte, mancando di genitori, nella loro più tenera età, rimanendovi fino ai dieciotto anni.
Salì in fama di Sommo poeta , la cui vita venne illustrata dal vivente ed erudito sig. , nell’occasione, che furono date alla luce nel 1806 a Milano le poesie di quel gran letterato. I di lui scritti trattano sulla natura dei governi, sulla scoperta delle miniere ed altro, ed ebbe a discutere sul- l’origine e patria del celebre Cardinale . Alcuni sarebbero di parere essere nato in Gandino, Alessandro Noris di lui padre, mentre nel suo , lo farebbe originario d’Irlanda.
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The end
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