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Clementina

Michel Masson · 1843 · Free in the US

28,831 words · about 2 h 1 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: PD-US · Published in 1843 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Clementina&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Michel Masson
Language
Italian
Published
1843
Length
28,831 words · about 2 h 1 min
Sections
8 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (8)
  1. Front matter under 1 min
  2. Capitolo I about 21 min
  3. Capitolo II about 22 min
  4. Capitolo III about 16 min
  5. Capitolo IV about 13 min
  6. I about 17 min
  7. II about 18 min
  8. III about 14 min

Continue:

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Indice

Capitolo I

Sebbene l’andamento irregolare della nostra narrazione ci conduca da prima di là dalla Bidassoa verso il principio dell’aprile 1823, pure non fa parte del piano di questa storia l’esaminare se cotesta nuova campagna oltre i Pirenei fosse o no gloriosa per le nostre armi.

Coloro che in una intrapresa non vogliono vedere se non lo scopo e le conseguenze diranno con un sorriso di noncuranza: è ormai cosa giudicata. Altri per odio alla bandiera che ci rimetteva a memoria la strada che conduce a Madrid, percorsa onorevolmente circa quindici anni innanzi, confondono nel loro disprezzo e il di quella passeggiata militare, e i poveri soldati, nostri amici e fratelli, condannati dalla inflessibile legge della disciplina a spargere due volte il proprio sangue sul suolo medesimo, e ciò per due cause giudicate cattive, una dai re che si sentivano vacillanti sui loro troni, l’altra dai popoli impazienti di libertà.

Ma alcuni non meno saggi che gli sprezzatori di cui parlavamo poco fa, nè meno buoni francesi degli altri, non si sovvengono dell’urto terribile delle armate se non per insuperbirsi di appartenere ad una nazione, il di cui innato coraggio neppur questa volta andò in fallo.

Molti che ridevano della campagna, fatta a loro dire colle mani in saccoccia e lo schioppo sotto il braccio, stanchi di attendere in vano que’ che loro avevano detto a rivederci, e che però non dovevano più ritornare, capirono al- lora che se si era vinto si era anche combattuto, e deplorarono la perdita di tante brave persone che meritavano una morte migliore.

Tra coloro che camminavano là dove per istinto spingevali la vittoria, assai ve n’erano che noncuravansi più del prigioniero di Cadice che di Riego suo vincitore.

Fra quelli che volevano la guerra soltanto per versare il proprio sangue, distinguevansi in primo ordine il tenente colonnello Enrico di Montlieu, e Gustavo Chatenay officiale del genio.

Separati dall’evento che forma il soggetto della presente storia, dessi non calcolavano dover ritrovarsi in questo mondo; ma sei mesi dopo allo scioglimento del vincolo di loro amicizia una medesima risoluzione li condusse ad incontrarsi nel punto in cui la nostra vanguardia espugnava il passo della frontiera di Spagna.

Entrambi impallidirono al rivedersi, si ristettero faccia a faccia, e le loro labbra tremanti balbettarono lo stesso nome: Clementina! Ed insieme chinarono gli sguardi sul crespo nero legato a guisa di dragona all’impugnatura dei loro brandi.

Dopo un momento di silenzio, e quasi si fossero detto tutto, si presero la destra.

„Ci rivedremo?

„Forse sì.

„Ma lei?

„Non mai! — disse Gustavo.

„Non mai! — replicò Enrico in tuono di somma angoscia.

Queste ultime parole si perderono fra lo strepito dei tamburi. Il generale Tirlet aveva stabilito il ponte di barche, ed il prode Valin alla testa dei suoi artiglieri traversava la Bidassoa. Montlieu tornò al suo posto; Chatenay corse ove lo chiamava il dovere.

Passarono vari giorni senza che il tenente colonnello potesse imbattersi più con l’officiale del genio. Andò a cercarlo, ne fece fare delle indagini ad Irun, a san Sebastiano, a Tolosa, dovunque il principe fissava il suo quartier generale, e nessuno seppe dirgli che fosse di lui. Già parecchi dei nostri, avanzatisi imprudentemente nelle gole de’ monti del Gupiuzcoa, erano periti in una imboscata disposta dai guerrilleros; si citavano inomi di alcune vittime, ma non di tutte; laonde Montlieu poteva dir con ragione Gustavo Chatenay sarà forse tra quelli che non mi si accennano.

All’osservare la indifferenza con cui il tenente colonnello ascoltava la notizia della parziale sconfitta delle nostre truppe, vi sarebbe stato da supporlo insensibile; a udirlo contrastare agente più di lui fortunata un comando pericoloso, si poteva crederlo geloso della preferenza che ad altri accordavasi, ad ambizioso di dignità militari.

Però egli non era insensibile, ma il suo cuore aveva ricevuto urti sì forti e frequenti, che non aveva più termini per deplorare una sventura qualunque.

E in quanto alla gelosia di che veniva tacciato, tanto era questa lontana dal suo pensiero, che più e più fiate avrebbe cambiata volentieri la sua spada da officiale per il fucile di uno tra i suoi soldati, se non avesse saputo per esperienza che le palle del guerrillero sono piuttosto dirette sui brillanti spallini del comandante che sul cappotto del semplice fante.

Enrico di Montlieu all’età di quarantadue anni altro non ambiva se non di terminare al più presto la sua vita sopra un campo di battaglia.

Le guerre anche più attive hanno giorni di riposo: molti n’ebbe, convien dirlo, quella del 1823.

Un dì, in seguito di un piccolo scontro il quale non aveva prodotto altro risultato che di tenere in soggezione il nemico, Montlieu tornava al quartiere, ed il fante del suo reggimento gli consegnò questo biglietto:

„Se bene v’intesi allorchè ultimamente ci vedemmo sulla riva della Bidassoa, abbiamo voi ed io il medesimo scopo. So che distante di qui due leghe vi è una bella occasione per morire: venite da me, e andremo insieme.

Gustavo Chatenay indicava appiè della lettera la propria abitazione. Montlieu, presa la spada e nascondendo le pistole sotto il ferraiuolo, uscì da Tolosa per trasferirsi al villaggio di Villa Reale per quella via indiretta che gli accennava l’amico.

Mentre seguiva il corso sinuoso di un fiumicello ch’era fra due colline, udì romore di passi che seguitavano i suoi. Era notte, il vento agitava le foglie e l’erbe sparse sul suolo quasi alcuno le calpestasse con precauzione. Ei si credè circondato da assassini. Caricò le pistole coll’intenzione di adoprarle, perocchè se l’incessante suo pensiero lo riconduceva di continuo all’unico suo fine: morire, voleva però venire a questo punto dopo aver esaurito ogni mezzo di difesa. D’altronde sapeva che alcuno lo attendeva per tale oggetto, e siccome erasi determinato di recarsi al convegno datogli da Chatenay, gl’importava di non mancare.

Si fermò ad aspettare l’importuno, che ormai doveva essergli vicino, e tosto che lo giudicò distante non più che un tiro di pistola gli gridò in tuono imponente:

„Alto là! se movete un passo di più, sparo contro di voi!

„Cospetto! fareste una bella prodezza! — rispose una voce ben cognita.

„Ah! siete voi, capitano Laboissiere? e che vi chiama a quest’ora così lontano dal quartiere?

„Non ve lo indovinate? il desiderio d’essere con voi altri, e di assicurarmi che le cose vadano in regola.

„Che intendete dire? non vi capisco.„

Il capitano, il quale eragli di già accanto, lo pigliò sotto braccio.

„Voi fate il misterioso, ma a che giova? Da gran tempo io presagiva con ragione che finireste così... Per altro, badate! il principe non è portato per i duelli... e se vi preme, secondo io suppongo, di esser sempre in sua grazia, procurate che non ne abbia contezza.

„Duello! ma io non ho idea di battermi... e con chi?

„Benissimo! bramate che l’affare abbia luogo senza pubblicità, ed è appunto ciò ch’io vi consigliava. Però non si può senza testimoni, ed io, vogliate o no, sarò vostro patrino.

„Mio patrino! Ve lo ripeto, sbagliate, io non ho avuto disputa con veruno.

„Ma contro qualcheduno avete un vecchio rancore. Eh, mio Dio! sono cose che non possiamo scordarci, specialmente noi militari. Siete stato assai a risolvervi, ma un giorno o l’altro doveva scoppiare la bomba, ed è giunto il momento. Così sia! dice il padre Vincenzo nostro elemosiniere: camminiamo.„

Bensì Montlieu non camminava, comunque fosse pericoloso ristarsi in una strada simile a quella, e gli faceva mille domande per astringerlo a meglio spiegarsi.

„Vi siete fissato di tormentarmi il cervello proponendomi degli enigmi?

„E voi, caro Enrico, mi credete cieco? Signor no, ci veggo bene. Sì, poffare! andate a battervi, e so con chi e perchè. Per prudenza, per riguardo, non vi ho mostrato da prin- cipio essere informato di tutto, ma se mi obbligate non tacerò più uno dei discorsi che circolano relativamente a voi.

„Discorsi! di me? Anzi, mi farete un favore ripetendomeli tutti quanti.

„Sì, ma andiamo innanzi: il luogo ove siamo è insalubre, ci piovono spesso delle palle, ed a questo buio non le vedremmo venire.„

„E inoltre, soggiungeva il tenente colonnello, io debbo avere un abboccamento...

„Ma se lo diceva io! — rispose tosto Laboissiere, contento di quella mezza confessione — Animo, animo, fra gente come noi si debbon aver segreti? non siamo fratelli d’armi? Alla guerra non si sa chi vive o chi muore, bisogna scegliersi un confidente fra i camerati che si hanno, e così avviene che dopo la campagna quegli che rimane può andar a raccontare agli amici e aderenti di Parigi mille e mille cose. D’altronde, oggi potreste non più tornare indietro, e quantunque siate vedovo, avete pure famiglia! forse avrete una sorella, un padre, un figlio...„

Sino allora Montlieu aveva ascoltato l’istancabile parlatore. Quando questi pronunziò un figlio, il tenente colonnello provò un’emozione sì forte, che col braccio strinse quello del capitano come in atto di convulsione.

„Eh? disse questo, avete inteso qualche romore? Che sia quella truppa di scellerati, che ci apparecchi una scarica di confetture? Che maledetta strada avete scelta! Procuriamo presto di uscirne.

„E voi procurate, lo interruppe bruscamente Montlieu, di palesarmi al più presto le ciarle che si fanno su di me; mi prometteste darmene conto, e vi confesso che sono ansioso di tutto sapere.

„Oh! niente più di quello che lo sono io di riferirvi, mentre dieci volte mi hanno quasi spinto a dare delle mentite ad amici ch’io stimo, il che avrebbe avuto cattive conseguenze. E se qualcuno deve battersi, ho più caro che siate voi, come più interessato in questa faccenda.„ Laboissiere accompagnò il suo dire con un riso sardonico, consueto ornamento delle sue facezie.

“Andiamo al fatto!„ — disse con forza Montlieu.

E l’eco del burrone, che mugolava la risata del capitano, ripetè l’urlo del suo compagno.

“Or bene, ecco il fatto, rispose risoluto Laboissiere. Voi andate ad incontrare Gustavo Chatenay officiale del genio. Non potete negarlo, chè ho qui il biglietto da esso scrittovi oggi. Forse nella fretta di recarvi al luogo del suo invito lo avrete posto per inavvertenza fuori dalla tasca; ma state pur quieto, l’ho letto io solo, e sono segreto.

“E poi? e questo mostra?...

“Mostra che dev’esservi tra di voi duello a morte. Io l’ho indovinato subito, quantunque non sia espresso molto chiaro.

“Vedete dunque che non è altro che una supposizione.

“Ottimamente: supponiamo ancora che la vostra moglie, la defunta signora di Montlieu, giovane, bella, imprudente, e civetta.... Eh, per Bacco! potete dislogarmi il braccio, non parlerò più sollecito di così. Desiderate conoscere le voci che corrono, ed alle prime parole prendete fuoco, e vi vengono le convulsioni, e sembrate spiritato. Decidetevi: ho da discorrere, sì o no?„

Realmente Montlieu non aveva potuto frenarsi nell’improvvisa agitazione. Però, alquanto calmatosi, soggiunse:

“Oh sì! dite! vuo’ sapere fino a qual punto sono calunniato:

“O maldicenza o calunnia, rispondeva Laboissiere, ignoro che nome si debba dare alla storia che di voi si divulga. Certo si è, amico, che ammettendo che sia menzogna, voi siete l’unico ufficiale dell’armata a cui non sia nota.

“La finirete capitano? — disse con impazienza Enrico.

“Anzi, principio adesso. E grazie al cielo, oramai potrò ragionare senza essere inquietato dall’insopportabile sussurro delle foglie: eccoci fuori una volta da quella gola diabolica, ove a dirvela schietta io aveva un gran batticuore. Viva la campagna! viva la luna piena! almeno in caso di attaco si vede con chi si ha da fare.„

I due officiali avevano oltrepassato il sentiero nel quale erasi prima avviato Enrico di Montlieu per raggiungere Gustavo. Il capitano mandò un sospiro come in segno di esser salvo appena distinse la pianura, e chinatosi all’orecchia del suo fratello d’armigli disse:

“Pazienza, e non m’interrompete. Ora, per quanto credo, mi darò ad intendere Dio faccia che non sia vero quel che ho da riferirvi. Voi siete un valoroso militare, i vostri soldati vi hanno moltissimo affetto, ed il nostro maresciallo ha grande stima del vostro carattere e del vostro talento; io finalmente, che non ho motivo di dir bene di voi, giacchè mi avete mandato al diavolo più di venti volte, quantunque pulitamente, in ogni occasione in cui vi proponeva una cena o una partita al bigliardo, pure non ostante il vostro umore bizzarro, non ho potuto a me- no di provare una qualche inclinazione per voi.

“Vi ringrazio, capitano, ma a che giova un tale preambolo?

“Vi ho pregato di non interrompermi, e vi ho promesso di esser breve. Io vi amo, va in regola, ma tutti inostri amici non hanno il cuore ben fatto come il mio; si sono offesi di vedervi scansare le nostre combriccole e mancare volontariamente ai nostri divertimenti, mentre non avete acconsentito ad essere dei nostri se non quando la divisione tentava di far ballare il nemico. E a Bajona, allorchè il principe si degnò onorare di sua presenza il festino datoci da Guilleminot rimase vacante un posto solo, il vostro! nè vi fu modo che veniste ad occuparlo. Ciò produsse un pessimo effetto! Non vi mancherebbe altro che di non essere pontuale alla messa, per cadere in disgrazia del tutto.

“Perchè mi dite tutto questo?

“Ah! lasciatemi parlare abbiamo tempo, la strada è lunga.

“È giusto — replicò Enrico, il quale si rassegnava a soffrire l’eccessiva loquacità del capitano.

“Ognuno vi tacciava di esser rustico, ed era naturale; ma codesto difetto da che proveniva? nessuno lo conosceva, e tutti bramavano scuoprirlo. Taluni attribuivano il vostro umore tetro alla perdita che avevate fatta, ed io diceva come coloro, contento di aver un pretesto per difendervi; ma siamo schietti, è quasi un anno dacchè è morta madama di Montlieu, ed io che ho avuta la disgrazia di veder seppellire tre madame Laboissiere, e so che il dolore della vedovanza non è eterno, ve lo prova l’essermi io lasciato dar moglie la quarta volta, e non aver mancato di comparire ad un pranzo della guarnigione, neppure nell’epoca del mio maggior cordoglio, perchè vi sono delle convenienze che si devono rispettare...

“Non si tratta di questo, però!... — disse Montlieu.

“In realità, vi chiacchero dei fatti miei, quando non deve ragionarsi che dei vostri... Sicchè, mio caro En- rico, si volle sapere il motivo di quella strana misantropia da cui non si poteva distrarvi, si presero informazioni, ed i più curiosi ne ricercarono presso quelli che vi aveano conosciuto in addietro. V’hanno certe genti che hanno un istinto ammirabile per indovinare gli altrui segreti. Io, lode al cielo, non sono in questo numero, mi contento di ascoltare, d’interrogare quei che si stimano bene istrutti, ed approfittarmi delle loro scoperte, ma non per abusarne: E poi che bisogno ho di dirvi questo? Oramai vi sono noto. Il capitano Laboissiere, buon soldato, ci s’intende, amico affezionatissimo, me ne vanto, ed incapace di fare cattivo uso della fiducia di chicchessia... un uffiziale decorato a Wagram da ! oibò! oibò!

“Ciò non v’impedisce di leggere i biglietti che non sono a voi diretti! — osservò Montlieu sorridendo.

“Ah! quello non me lo avevate confidato. E poi, poteva essere un appuntamento di qualche donnetta.. capite? ed aveva piacere, io che mi sono dichiarato vostro campione, io che ho voluto sostenere più volte colla spada alla mano che non eravate soggetto a fare una mal’azione, aveva piacere... di provare a quelli che vi accusavano, che non avevate se non raggiretti semplicissimi, amoretti, sciocchezze, come in somma ne hanno tutti.

“Capitano! capitano! gridò Montlieu, un santo, sì! anche un santo dandovi retta perderebbe la sua parte del paradiso.

“Noi, la Dio mercè, non siamo più in pericolo di perdere la nostra, replicò allegramente Laboissiere —... Ma dov’era io? Mi troncate sempre il discorso, e non posso ritrovare il filo. Che uomo siete mai per cacciare di continuo frasi incidentali nella conversazione! Uno non ci si raccapozza... Io dunque diceva?...

“Ed io vi dico che siamo arrivati, — rispose il tenente colonnello, mostrando a Laboissiere la prima casa del villaggio di Villa Real, una di quelle belle abitazioni con le mura bianche e pulite, ed il tetto di un rosso vivace, che contrastano ed al tempo stesso si accordano con le diverse gradazioni della verzura ed il giallo delle messi di quelle pianure fertilissime — Voi dovete, proseguì, manifestarmi ogni cosa brevemente; se no avrò diritto di considerare tutto ciò come una specie di burla, che, ve lo avverto, non mi piacerebbe punto.

“Capisco! ci sarebbe duello anche fra noi; ma avanti di propormelo vi converrebbe assicurarvi se oggi ci avete fortuna, mentre il giovine Chatenay che andate a trovare non è uomo da poco, veh! e lo provi il bellissimo sfregio che regalò al povero Roqueval.

“Come! Roqueval si battè con Gustavo! — domandò Enrico:

“Senza dubbio; e dovreste saperlo meglio di chiunque, poichè fu pel medesimo affare.

“Sediamo qui, capitano, e per l’amor di Dio, spiegatevi; ve lo ripeto, vuo’ saper tutto.”

E sì dicendo, Montlieu tratteneva Laboissiere pel ferraiuolo. “Sì, sediamo, rispose costui; io stento a credere che quanto si narra sia vero. Enrico! sarebbe indegnità!”

Montlieu si armò di coraggio, adattandosi a passare se occorreva la notte intera sull’orlo del fosso, piuttosto che non udire totalmente il racconto del capitano.

Laboissiere ricominciò:

“Io vi osservava che vi sono persone meravigliose per iscuoprire ciò che uno vorrebbe nascondere a tutto il mondo...”

Così favellando badava attento all’effetto che avrebbero i propri detti sul viso dell’amico.

“Uno di questi assidui ascoltatori, continuò, è venuto in cognizione, non so per quale casualità, delle circostanze relative al vostro matrimonio...”

A tali accenti il tenente colonnello provò una commozione sì violenta, che Laboissiere urtato nel braccio gli disse indispettito:

“Enrico! mi avete fatto male!”

Indi scostandosi riprese: “Sì, mi è stato discorso di una fanciulla da voi sedotta...

“Non è vero! urlò soggiunse con impeto Montlieu, è un’infame supposizione! mi paleserete chi lo disse!

“E quando anche fosse, non ci vedrei molto male. Quale di noi non ha sedotto qualcuna? Ecco, io stesso ho fatte non so quante vittime, e per la verità mi hanno messo migliaia di volte in un supplizio... che serve? ad onta dei miei quarantanove anni, non ho ancora abbandonato le conquiste di quel genere, ed ammenochè un guerillero non vi ponga rimedio, madama Laboissiere, la quarta di questo nome, non sarà più esente che non lo furono le altre antecedenti da qualche piccolo ornamento coniugale.

“Capitano! passa l’ora! capitano! sentite se non ho la febbre!

“Sì, ne avete un pochino — rispose tranquillamente. Laboissiere toccando il polso offertogli. — Alle corte, senza che stiamo a cercare lunghe storie, ecco madamigella Clementina Dargeles sedotta... E cosa cognita, confessata; altrimenti, come si comprenderebbe il vostro spozalizio? Essa figliuola di un semplice impiegato nell’amministrazione di una casa regia, voi figlio di famiglia, essa senza beni di fortuna, voi erede d’immensi capitali... Il padre vi obbligò... amavate la giovanetta, temeste una pubblicità scandolosa non per voi ma per lei; va bene, va in regola è una azione degna... E in sostanza l’affare poteva esservi anche vantaggioso! una leggiadra moglie di sedici anni, educata, sensibile, un’ po’ facile... avreste potuto esser felice s’ella avesse voluto, ma andò tutto a rovescio; che faremo?

“Sapete, capitano, che il vostro è un modo singolare di parlarmi?”

“Io non invento, non affermo, ripeto quel che mi fu assicurato... Volete che termini, o no?

“Finite! — replicò subito Montlieu scontento di avergli troncata la parola — finite! ve ne prego! starò zitto.

“Le cose domestiche, per quanto si accerta, non andarono male per sei o otto mesi; indi in un viaggio che faceste, se non m’inganno, a Ginevra, incontraste nella locanda dove alloggiavate un giovanotto di diciannove a venti anni, allievo della scuola di san Siro, il signor Gustavo Chatenay; nacque per quel che dicesi, un’amicizia sincera e palese tra voi due, ma intima e segreta fra costui e la signora di Montlieu.”

Qui Laboissiere si tacque per osservare un piccolo movimento di collera che a senso suo doveva sfuggire ad Enrico; ma questi udivalo a testa bassa ed in silenzio.

“Si ciarla, ei tirò innanzi, di una corrispondenza da voi sorpresa, di prove chiarissime dell’intrigo esistente fra i due innamorati. Sarà calunnia, ma nessuno si fa scrupolo di vociferarla, e se foste stato meno burbero, se aveste aderito a venire alle nostre cene, v’è taluno de’ nostri che si sarebbe avanzato a domandarvi bevendo la Sciampagna notizie più positive su questa relazione che voi non ignoraste. Ecco ciò che risulta dal non volersi sfogare con veruno; corrono le chiacchere, e chi sa fino dove possono arrivare?”

Il capitano fece una nuova pausa. Sperava che Montlieu irritato ribattesse vigorosamente l’accusa che davasi alla sua moglie. Esso però non si mosse, non diede a divedere gl’interni suoi pensamenti, e si limitò a dire:

“Ebbene, non continuate? che mai vi trattiene?

“Nulla! — replicò l’altro attonito; e disse fra sè: — Bisogna che vi sia un poco di verità nei propositi che si tengono, diversamente non sarebbe così quieto.

“Quella intrinsichezza, gli domandò quindi, della quale vi accorgeste un giorno, durò molto? Nessuno lo dice. Chi fu che v’illuminò sui misteriosi rapporti di madama e di Gustavo? Niuno lo sa, Ma ciò che tutti sostengono si è che il rivale si sottrasse alla vostra vendetta. Allora voi vi rivolgeste alla sua complice, onde riparare il torto ch’entrambe vi avevano fatto. Finalmente, amico mio, si dice, ma non lo credo... Ah! non ve lo abbiate a male, Enrico! voi volete ch’io vi palesi ogni cosa...

“E mostro forse sdegnarmi? — disse Montlieu sempre in calma, o almeno frenandosi fino a ostentare la massima indifferenza. Seguitate! vedete bene che vi ascolto.

“Si aggiunge, proseguiva lentamente Laboissiere, ch’estraneo non siete alla morte prematura di Clementina Dargeles; e ad un rimorso della vostra coscienza si attribuiscono il bisogno di solitudine e le maniere rustiche ch’io vi rimproverava poc’anzi. Conviene bensì che sappiate, che tra quelli che narrano questa brutta storia, certo inventata per divertimento, quasi nessuno le presta fede, e quei che meno vi amano pretendono che vi decideste di vendicarvi su l’una solo perchè non vi lusingavate d’incontrare l’altro.

“E coloro che sono informati, domandava Montlieu, spiegano in che modo mi facessi giustizia?

“Questo è orribile! questo passa l’immaginazione! Per Bacco! se fosse con la spada in un momento di rabbia, direi va bene, va in regola; ma no! aveste paura che restassero indizi, e vi ricordaste che vi sono veleni che uccidono senza bruciare... a fuoco lento, raddoppiandone ogni giorno la dose fino che il sangue si fermi nelle vene, fino che il cuore cessi di battere!”

Il capitano pronunziò tutto questo con gran commozione, ed intanto fissava sguardi penetranti sopra Montlieu, quasi avesse voluto leggergli nell’animo ciò che il sembiante persisteva a negare. Indi trasportato dalla sua franchezza naturale, che aveva repressa fino allora ostentando leggerezza, esclamò:...

“Oh! voi state a sentire con una calma atroce! Sembra che la storia ch’io narro non sia vostra, ma di un terzo... Parlo di voi, però; di voi! capite, tenete colonnello Montlieu? Io capitan Laboissiere, decorato dall’imperatore a Wagram, v’intimo a dichiarare che un uffiziale superiore dell’armata francese non commise siffatto delitto. Per amor di Dio! di temi ch’io mentiva, acciocchè io pos- sa ridirlo agli altri. Diamine! deve importarvi la mia stima. Io sono un galantuomo, e voglio esser sicuro che siate degno degli spallini che indossate... Il veleno è cosa vile... Corpo di un cannone! Si ammazza la moglie, va benissimo, va in regola, ma non si avvelena!”

Laboissiere si era sfogato. Montlieu, desideroso di sapere fin dove avea potuto estendersi la calunnia scavando nell’interno della sua vita, conservò il suo contegno quietissimo, nè replicò se non le seguenti parole alla rozza; ma affettuosa parlata del capitano.

“E poi, signore? e poi? è impossibile che vi sia stato detto ciò soltanto... devono esservi altre voci...”

“E non basta? — gridò Laboissiere, il quale al vedere un sangue freddo cotanto imperturbabile sentì ghiacciarsi un avanzo di amicizia che aveva tuttora per Montlieu. — Ecco, io non sono da meglio d’un altro; ebbi tre mogli, e tutte tre le percossi alcune volte; è vero; ho adesso la quarta, e batterò anche lei: è una vecchia abitudine, è usanza del paese... sono della Franca contea, io! ma almeno non ho da rimproverarmi la morte di alcuna... Feci piangere le mie consorti, esse furono quel che si chiama discretamente disgraziate, ma non altro!

“Ed è tutto quanto avevate da parteciparmi?

“Il resto s’indovinava. Per occultare il vostro misfatto, misfatto sì! — ripetè Laboissiere non giudicandosi più obbligato a riguardi verso Montlieu — guarniste la spada con un crespo da lutto, fingeste di piangere la defunta... perocchè l’avvelenare è azione da ipocrita, e non vi sembrava duro di seguitare la ipocrizia. Insomma, dopo un anno il caso volle che qui ritrovaste il vostro rivale, quel Gustavo Chatenay ch’è da meglio di voi, ne ho ben la prova! e siccome questo è un conto vecchio sospeso fra di voi, sperate, liquidandolo con lui cancellare la macchia che vi rode la coscienza... Battetevi, va benone, io sarò vostro patrino; uccidetelo, va egregiamente! ma non sa- rete saldato con tutti... perchè poi dovrete battervi con me... Sì, con me, che non vi riferiva tutto ciò se non ad oggetto di aver il diritto di schiaffeggiare dopo senza scrupolo quei che venissero a deridermi ancora della quasi certezza ch’io aveva della vostra innocenza. Ci batteremo, signor mio perchè nel corpo dei nostri ufficiali non si deve soffrire la presenza di un assassino, di un omicida! Non ho conosciuta madama di Montlieu, ma ora che so di che siete capace, la riguardo per una donna più da compiangere che da biasimare.”

Montlieu fece un atto come per interrompere, e Laboissiere lo fermò proseguendo con callore:

“Neppur conosco quel Gustavo Chatenay; ma per quanto importante possa essere l’offesa da lui fattavi, insisto a dire ch’egli è un uomo pregevole, giacchè ha riparato il suo fallo cacciando una spada nelle costole al vile Roqueval che insultava la memoria di colei che uccideste.”

Oh, Clementina! per te egli si batteva — disse alfine Enrico — fece bene a vendicarti: chè tu hai diritto di esser rispettata da tutto il mondo! Per quel che sia di Gustavo Chatenay, voi, capitano, avete ragione di difenderlo; è il migliore, il più stimabile giovane ch’io mi sappia. Vi ringrazio della opinione favorevole che di esso avete. Al cospetto del cielo che ne rischiara, sì, ve lo attesto, lo amo come un figlio... vorrei essergli fratello.

“Guardate! dunque non era vostro rivale? — disse attonito Laboissiere.

“L’amico mio più prezioso!

“Sicchè non amava vostra moglie?

“Non vuol sopravviverle; figuratevi se l’amava!

“Dunque ignoravate codesto amore?

“Il giorno in cui lo vidi nascere ne ringraziai Iddio!

“Oh questo poi scompone tutte le mie idee; non posso più dire va in regola!

“Vi basti il sapere che l’intenzione di battermi seco non mi entrò mai in capo. Io arrischiare di ucciderlo! Sarei morto per lui, morto per loro entrambi, e senza che m’increscesse!

“Allora, non vi fu delitto?”

Montlieu rispose:

“Sì vi fu delitto!”

Ma pronunziò questo tanto sommessamente, ed era così alterata la sua voce, che Laboissiere non intese, quindi rinnuovò desso la sua inchiesta, ma in termini diversi:

“Infine, voi non avvelenaste Clementina Dargeles vostra consorte?

“Vedete quanto io pativa udendovi ad accusarmi di tanto orrore.”

Egli gettò via il ferraiuolo, si aperse l’abito ed al lume di luna mostrò al capitano i segni sanguinosi delle unghiate che erasi date sul petto ignudo.

“Adesso comprendo la vostra tranquillità! disse Laboissiere, tenevate a bada e come occupata la vostra collera; facevate come fo io: nei momenti del mio mal’umore, bisogna ch’io laceri qualche cosa. Or dunque, tutto era invenzione, menzogna, calunnia?

“Sì, menzogna e calunnia. “Ed io mi lasciai indurre in errore! e sopportaste le mie ingiurie! Perchè non darmi una mentita, subito, da bel principio? Eppure io ve l’aveva domandata!

“Io bramava saper tutto.

“Orsù, siete meco adirato, non è vero? va in regola, va bene... vi ho strappazzato sì malamente!

“Vedete se vi serbo rancore.”

Sì dicendo il tenente colonnello porgeva la destra a Laboissiere, e questi stringeva con verace trasporto di amicizia.

“In sostanza, ho perduta la vostra stima? — chiedeva poscia Montlieu.

“Oibò! potete anzi contarvi, e per sempre: la collocai troppo degnamente per voler ritirarla. Voi in contraccambio mi darete la vostra confidenza? l’ho meritata, se non mi inganno, con la mia schiettezza. Nulla vi ho celato. Oh! sono intrepido io, per dire quel che penso. Tanto peggio per quelli a cui non fa comodo! voi mi racconterete ogni cosa...

“Sì..... un dì se pure si ritrovia- mo... ora separiamoci, Gustavo mi attende.

“E giusto; posso lasciarvi, giacchè non andate ad esporvi seco a duello. Non ostante, innanzi di dividerci consigliatemi su ciò che ho da rispondere a coloro che faranno altre ciarle su di voi. Desidero non restarmi a bocca chiusa, e sono più imbarazzato che mai, mentre finora sono sempre all’oscuro.

“Che direte, capitano. Nulla per me, per Gustavo nulla. Non abbiamo d’uopo di giustificazioni. Però, se alcuno dinanzi a voi osasse inveire contro quell’angiolo che noi perdemmo, risponderete, e questo lo giuro sul mio brando! che niuna donna fu giammai più pura della nostra Clementina, che nessuna sofferse al pari di lei!”

E proferite coteste parole con entusiasmo, Enrico di Montlieu si allontanava.

Il capitano rimase per un momento come sbalordito. Indi accortosi di esser solo sulla pianura tornò indietro verso Tolosa, fra sè dicendo: “Pura!... come... la moglie di un militare!... troppo! è troppo... Darei l’anima mia al diavolo, se il diavolo sapesse spiegarmi questo imbroglio!„

Capitolo II

Gustavo, riparatosi dal freddo della notte mediante un largo ferraiuolo, e passeggiando nella grande strada del villaggio di Villa Real, col sigaro in bocca, attendeva impaziente il tenente colonnello.

Era un bel giovanotto Gustavo Chatenay! anima forte in corpo robusto, occhi neri ed alteri, da cui tratto tratto sfavillavano in raggi luminosi alcune particelle di quell’anima di ottima tempra. I di lui lineamenti prendevano una singolare espressione di pena, di cordoglio, ogni qualvolta il suo labbro tentava di sorridere; e questo stesso sorriso, doloroso a vedersi, gli veniva specialmente all’annunzio di una disgrazia, o al racconto di un evento funesto.

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