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Diario sentimentale della guerra

Alfredo Panzini · 1923 · Free in the US

72,881 words · about 5 h 6 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Free in the US: this text is in the public domain in the United States; it may still be in copyright elsewhere.

Licence: PD-US · Published in 1923 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Diario_sentimentale_della_guerra&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Alfredo Panzini
Language
Italian
Published
1923
Length
72,881 words · about 5 h 6 min
Sections
5 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (5)

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Front matter

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Avvertimento

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Questo libro rispecchia le sensazioni di quelli anni memorandi; le quali sensazioni dal più al meno tutti noi provammo; e poi sono state scancellate dalla memoria, e riprodurre oggi non si potrebbe.

Di questo diario fu giudicato così:

Colui che vorrà un giorno rivivere non soltanto la guerra, ma il «pathos» della guerra, consulterà invano i documenti dei Grandi Stati Maggiori; ma troverà in questo libro, e forse soltanto in questo, quanto negli altri volumi ha cercato.

Questa lode è un po' troppo grande; ma qualcosa di vero pur c'è. ct Quanto ai giudizi che qua e là si accompagnano a queste sensazioni, essi possono essere ac- cettati o respinti. Io stesso ne respingerei — oggi — parecchi, e molte esclamazioni scancellerei; ma siccome c’erano nel manoscritto, così ho lasciato nella stampa. ct E in fine, scrivendo io questa prefazione il dì 30 ottobre dell’anno 1923, cioè a dire nell’anniversario di quella discesa o «màrcia su Roma» per la quale il tempio d’Italia, sconsacrato negli anni 1919-1922, fu riconsacrato, mi pare di sentire un po’ di rimprovero, essendo questo Diario così poco festoso.

Il signor lettore ne dia pure tutto l’addèbito al temperamento dello scrittore, il quale oggi vorrebbe pur dire che la nostra patria è la terra, se non pròprio dei miràcoli, di una inesauribile potenza vitale.

Ma poi ho pensato che è molto meglio che ciò sia detto, più che da me, dalle nuove generazioni con le nuove loro opere.

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