Front matter
C R O N I C A DE MATEMATICI O V E R O EPITOME DELL’ISTORIA DELLE VITE LORO O P E R A D I M O N S I G N O R BERNARDINO BALDI DA URBINO ABATE DI GUASTALLA.
IN URBINO, MDCCVII.
Per Angelo Ant. Monticelli. Con Licenza de’ Superiori.
L'autore a' lettori
I molti Matematici ho trovato cotanto appresso gli Scrittori, che ho potuto tesserne Vite convenienti; d’altri poi che hanno havuta la fortuna manco favorevole, non ho potuto raccogliere tanto, ch’io habbia havuto il modo da scriverne à pieno; onde, accioche e gl’uni, e gl’altri havessero luogo nelle mie fatiche, ho posto insieme la presente Cronichetta, nella quale brevemente vò toccando i tempi, ne quali fiorirono, e le cose scritte da loro, e comincio da , il quale secondo fù più antico di . Il computo de gl’anni è espresso per via d’Olimpiadi, e d’anni di Cristo. Leggasi dunque da chi si diletta di questi studii la presente historia, la quale, s’io non m’inganno, per la novità sua non sarà punto spiacevole. Addio.
Imprimatur
SI videbitur &c. in lucem, qua ultra sæculum caruit, prodire poterit Liber iste, cui titulus est: Cronica de’ Matematici, overo Epitome &c. Auctore Abbate Bernardino Baldi Urbinatensi, Viro undequaque eximio; Prælo enim eum dignissimum censeo. Dat. ex Ædibus S. Dominici Urbini die 9. Aprilis 1707.
F. Thomas Maria Brancaleoni Ord. Prædicatorum, ejusdem Conventus Prior, S. Theol. Magister, atq. Examinator, & Revisor Synodalis.
Imprimatur
Petrus Joseph Causidicus Vicarius Generalis &c.
Lo stampatore a chi legge
L gradimento, con che dalla Republica letteraria è stato accolto l’Encomio di quest’inclita Città d’Urbino, composto da Monsig. Abate di Guastalla, che l’anno scorso uscì dalle mie Stampe, mi chiama all’adempimento della promessa, che allora feci, di pubblicare alcun’altra delle sue illustri fatiche à comun benefizio. Vengo pertanto à liberar la mia fede, con offerirvi (amico Lettore) la presente Cronica de Matematici, da me scelta, in riguardo della picciolezza della sua mole, per prodroma all’insigne, e celebratissima Opera delle Vite intere de medesimi Matematici, alla di cui impressione mi vado apparecchiando. Travagliò dodici anni continui questo eruditissimo Letterato in raccorre le notizie, che gli bisognavano, per formare l’accennata grand’Opera, alla quale applicò l’animo, subito che ebbe composta per impulso di grata riconoscenza la Vita di suo Maestro, e insieme uno de chiarissimi lumi della sua Patria: riputando egli cosa non convenevole, dopo d’aver scritto del suo Mae- stro, tacere de gl’altri, e comportare che stassero immerse nell’oblivione le memorie gloriose di tanti, e tanti eccellentissimi Uomini, che con li studii, e dottrina loro non ad una persona, ne ad una Città sola, mà ad intere Provincie, e al mondo tutto apportarono grandissima utilità, e ornamento. Superate non senza costo d’immense fatiche, come egli istesso afferma nella Prefazione del primo tomo, le gravissime difficoltà dell’impresa, à che fù egli grandemente ajutato dalla perfetta cognizione, che aveva, di molte lingue, divise tutta la materia in due grossi volumi; nel pri- mo de quali racchiuse le Vite di tutti li Matematici illustri, che fiorirono dall'Olimpiade 58. fino alla nascita del nostro Redentore Giesù Cristo, cominciando da , e terminando in ; e nel secondo abbracciò le Vite di tutti gl'altri Matematici, che vissero dopo l'Era Cristiana fino à suoi tempi, cominciando da , e terminando nel P. . Ma perche di molti, à quali la sorte fù meno propizia, non gli riuscì di acquistar tanto, che bastasse per scrivere appieno le loro Vite, e non era dicevole, che il nome de medesimi rimanesse sepolto in oscu- ro, e ingiurioso silenzio; quindi l’Autore pigliò consiglio, com’Egli accenna nella seguente Prefazione à Lettori, d’illustrare la loro memoria; con tessere la presente Cronica, in cui volle insieme comprendere anche li Matematici, de quali ha composte le Vite, affinche nulla mancasse alla perfetta disposizione dell’opera. Tocca egli brevemente in essa le cose da ciascheduno inventate, e descritte, & assegna à tutti li tempi precisi, ne quali probabilmente fiorirono. Sono li Matematici nella Cronica nominati 366. e di questi abbiamo le intere Vite fino al numero di 201. E vero che la diligenza di , e di altri moderni è giunta à trovare maggior numero di antichi celebri Matematici, & ha anche osservata una forse più corretta, e sicura Cronologia de tempi, in cui vissero; ma ciò non diminuisce punto il merito del nostro Autore, à cui si debbe incontrastabilmente la gloria d’esser’stato il primo, che abbia tratto dalle tenebre, in cui giacevano, li nomi di tanti chiarissimi Professori di queste nobili discipline, e ne abbia tessute ordinatamente le Vite, il che per verità non ha fatto alcun’altro de gl’antichi, ne de moderni Scrittori. Mi animo pertanto à sperare, che l’operetta presente sarà da Voi benignamente gradita; il che succedendo, mi applicarò volontieri à servirvi in recare ad effetto, quando più presto mi sarà permesso, la divisata edizione delle Vite, quali porgeranno senza dubbio molto più abbondante materia di diletto, e di profitto. E Dio vi feliciti.
Cronica
di Frigia fù il primo de nominati fra Greci, che instituì le contemplationi Matematiche, e come scrive , trovò le specolationi delle linee, e de triangoli scaleni.
accrebbe le cose di Euforbo; indi passato nell’Egitto imparò da Sacerdoti le dette discipline; onde tornato in Grecia seminò fra suoi le cose Geometriche, & Astronomiche.
fratello di Poeta, di natione Siciliano, successe à Talete, e fù il primo, che ponesse insieme gl’Elementi Geometrici.
' discepolo di Talete, gran Geometra, & Astrologo, fù il primo fra Greci, che cominciasse ad osservare le grandezze, e distanze del Sole, e della Luna, le declinationi del Zodiaco, gl’Horologgi solari, e le Carte Geografiche.
diede forma alla Geometria; separolla da la materia, e fecela più nobile; fù inventore de corpi regolari, e d’alcune propositioni famose. I Musici ancora riconoscono da lui i fondamenti di quella disciplina. Fù il primo assertore dell’harmonia de Cieli.
' Metapontino discepolo di Pitagora, Fisico, e Matematico, scrisse un libro intitolato il Sermone mistico, inscrisse il dodecaedro nella sfera. Morì di naufragio per havere, come scrive , propalato i misteri occulti de la Geometria.
habitatore d’Atene osservò le cose celesti, predisse alcune apparitioni di Comete, fù eccellentissimo ne pronostici delle mutationi dell’Aere, insegnò publicamente in Atene le cose dell’Astrologia, & hebbe per discepolo Metone. È commemorato da Teofrasto, e da Plinio.
' Clazomenio filosofo naturale, e Matematico, fù discepolo di Anassimandro, e conseguì gran lode nelle cose Geometriche; fù il primo, secondo in Nicia, che trovasse le cagioni del lume, e dell’oscuratione della luna, e ciò consegnasse à gli scritti. Tentò la quadratura del cerchio, come s’ha dall’istesso nell’opuscolo dell’essilio. Fù perspettivo, & adattò la detta facoltà alla pratica delle scene. al libro settimo.
gran Sofista, buon Matematico, e grande Architetto, e Mecanico fù eccellente, come s’ha da , & altri, nelle cose Geometriche, nelle Aritmetiche, nelle Musiche, & in tutte l’altre, che à queste s’accompagnano. Trovò, come scrive Proclo, la linea quadrante, e scrisse de gl’accidenti proprii, ò simptomi di lei.
Metinnese di Patria, & è Metinna Città di Lesbo, fù grande Astrologo, e bonissimo osservatore dell’alterationi dell’Aere, come nota Teofrasto.
' da Tenedo contemporaneo di Matriceta, e della stessa professione, osservò l’imagine del Zodiaco, e fù il primo, che s’avvide, le Stelle de capretti nell’imagine dell’Auriga essere tempestose. Scrisse l’ottoeteridi, osservò le mutazioni de tempi, e fedelmente le predisse; perciò fù nel libretto de segni delle piogge commemorato da Teofrasto.
Ateniese Astrologo osservò la quantità dell’anno, & e i pronosti- ci de tempi, onde fù di lui fatta commemorazione da , da , da , e da altri gravi Autori.
' non si sà di qual Patria si fosse; lasciò scritte l’osservazioni della quantità dell’anno, e publicò un’ottoeteride.
' Ateniese fù Medico, e nelle cose dell’Astrologia discepolo di Faeno. Fu grandissimo osservatore de segni delle pioggie, e de sereni; onde egli è commemorato da , da , e da . Questo, perche il figliuolo non andasse alla guerra, fingendo il pazzo, abbrusciò la casa propria. Fù inventore dell’Enneadecateride, che noi diciamo aureo numero decennovale. Eresse alcune colonne, come dice , & intagliovvi per servizio publico il corso del Sole, e le osservazioni dell’anno grande. Da costui riebbero principio i lunarii, ò pronostici, che oggi si stampano con gl’aspetti della Luna, e le mutationi de tempi.
' Cireneo gran Matematico de suoi tempi tenne scola in Cirene, & hebbe per discepoli , e Teeteto; laonde è da Platone introdotto nel Teeteto à ragionare con . Fù Dialettico insieme, & Astronomo, e Musico. Scrisse alcune cose delle potenze, delle quantità, e delle commensurabilità loro, come si raccoglie dal detto Dialogo di .
' Chio peregrinò in Egitto, apparò da Sacerdoti le cose dell’Astrologia; fù anco gran Geometra, e trovò secondo Proclo la duodecima del primo de gl’Elementi. Trovonne parimente alcun’altra, come s’ha dal medesimo. Affaticossi intorno la grandezza dell’anno vertente, & anco del grande, il quale egli diceva essere di cinquantanove anni; laonde, come scrive ne gl’Olimpii, dedicò una tavola di rame, nella quale haveva intagliato l'osservazioni astronomiche del detto anno; fù egli Fisico ancora, e disputò delle cose Meteorologiche, e disse alcuna cosa intorno al crescimento del Nilo.
' compatriota di Enopide, e suo contemporaneo, di Mercatante fecesi Geometra; fù d’ingegno acutissimo, accrebbe le cose Geometriche, e diede prima di tutti gl’altri forma, & ordine à gl’Elementi; onde, al giuditio dì , d’autorità di Proclo, merita nome di primo Stichiota; fù anco inventore dell’induttione Geometrica, & è, che per trovare, una tal cosa, bisogni sapere la tale. Egli dunque proposto da il problema dell’addoppiare il cubo, trovò, che v’era bisogno delle due medie proportionali. Tentò di quadrar il cubo, e trovò la quadratura de la lunula. Disputò alcune cose delle Comete, e fù poi redarguito dal Filosofo nelle Meteore. Fù inetto nel governo familiare, e per negligenza, come scrive il medesimo, fece perdita di molto havere.
' Abderita Fisico, e Matematico, fù assertore degl’attomi, e nelle cose Matematiche scrisse molto; cioè della differenza dell’Angolo, del contatto, del circolo, e della sfera, de numeri Geometrici, due libri delle linee irrationali, e solide. Nell’Astrologia scrisse dell’anno grande, de Parapegmi, cioè Instrumenti Astronomici, il certame della Clessidra, la descrittione del Cielo, e della Terra, e la descrittione del polo, e de raggi. Nella Musica scrisse del concento, e dell’harmonia, e nella Perspettiva del modo di tirare al punto le scene.
' compatriota, e discepolo di Democrito fù il primo, che affermasse trovarsi alcune parti del Mondo, nelle quali il giorno è di sei mesi continui, e d’altretanti le notti. Hebbe egli dunque buona cognitione delle cose della sfera, e delle habitationi, che dalle varie inclinationi si conoscono.
Zenodoro (matematico) fù discepolo d’Andro- ne, & amico della dottrina d’Enopide, distinse il problema dal Teorema, considerò la natura del Triangolo acidoide, scrisse un gran trattato delle figure isoperimetre, come s’ha da Proclo, da Teone, e da Simplicio.
' da Cotrone Filosofo Pitagorico, gran Fisico insieme, e Matematico, scrisse molte opere, delle quali Platone fece gran capitale; fra l’altre è quella delle Baccanti raccontata da Proclo, nella quale, per quanto appare, adattava le Matematiche all’uso de misterii delle cose divine. Fù Astrologo ancora, & osservò la quantità dell’anno vertente, e fù inventore d’uno degl’anni grandi. Hebbe alcune strane opinioni intorno alla natura del Sole. Voleva, che la terra fosse una delle stelle, e si movesse in giro. Attese alle cose Musiche, Gnomoniche, e Mecaniche. Fù ucciso nei sollevamenti, che si fecero contro i sodalitii Pitagorici.
' di Patria Tarentino, gran Pitagorico, & eccellente non meno nelle attioni, che nelle speculationi, fù amicissimo di Platone. Scrisse molto, diede opera alle cose delle Machine, e fece la colomba di legno, che volava. Scrisse di Musica, alla qual facoltà attese con profitto mirabile. Trovò un’Instromento detto Me- solabio, per investigar le due medie, onde si quadra il cubo; al fine, se crediamo ad Horatio, morì di naufragio.
Eurito (pitagorico) Tarentino anch’egli Pitagorico fù ammirato, & udito in Italia da Platone, attese alle Matematiche, e diede opera à quell’Aritmetica la quale considera le proprie passioni de numeri, per valersene secondo il costume Pitagorico ne Misteri della Filosofia, e della Teologia.
figliuolo d’un Eschine, povero da beni di fortuna, studiò in Atene, indi passò nell’Egitto, ove fece molto acquisto di scienza; fù domestico di Platone, & amico della dottrina Socratica; fù grande historico, e per questa cagione sono dagl’Antichi molto allegate le cose sue. Scrisse egli delle navigazioni, e cose Geografiche. Affaticossi parimente nelle cose di Geometria, e d’Astrologia, & intorno alla materia degl’Elementi fù il primo, che accrescesse la moltitudine di quei Teoremi, che si chiamano universali, & alle tre proportionali, aggiunse le tre altre, & ampliò quelle cose, che i appartengono alle settioni, le quali in quei tempi havevano havuto principio. Scrisse un libro d’Elementi, e s’affaticò nella duplatione del cubo, e trovò Instrumento da le due medie. Fù Gnomonico, e trovò una for- ma d’Horologgio solare, che si disse Ragno. Diede opera con grandissimo studio alle contemplationi celesti, osservò il corso de Pianeti, di che haveva appreso i principii nell’Egitto, & insegnò le cose osservate à Greci. Scrisse L’Enotro, ò specchio, da cui prese Arato i suoi fenomeni; osservò la grandezza dell’anno, e ritrovò un’anno grande di nove anni vertenti, che si disse Enneateride. Nel fatto delle Teoriche fuggì gl’eccentrici, e gli epicicli, sforzandosi di salvar l’apparenze per via di concentrici con orbi moltiplicati. Disse che il Diametro del Sole è nonuplo à quello della Luna; fù galant’huomo, percioche non diede fede alcuna alle predittioni de Caldei. Morì di cinquanta tre anni, essendogli stata predetta la morte da Api bue d’Egitto, che gli leccò il Mantello.
FILOSOFO così chiamato visse nei tempi di Filippo Macedone, huomo d’infinita dottrina, e grande nelle Matematiche, e nell’Astrologia. Scrisse delle distanze del Sole, e della Luna, due libri degli Dei, uno del tempo, uno dell’ira, uno della remuneratione, uno degl’amici, e dell’amicitia, uno de Locri Opuntii, uno del piacere, uno dell’amore, uno dello scrivere, uno di Platone. Scrisse delle grandezze del Sole, della Luna, e della terra, un libro de lampi, uno de Pianeti, dell’Aritmetica, de Numeri Poligonii, due di Perspettiva, due della Specolaria, libri ciclici, delle Medialità, & altre cose. Distinse i libri delle leggi di Platone in dodici parti, e come si dice, vi aggiunse la terza decima del suo.
' misurò l’altezza del Monte Olimpo di Tessaglia, e consegnolla alla memoria per via d’un’Epigramma. Hassi ciò appresso nella vita di P. Emilio.
HERMOTIMO Colofonio discepolo di Platone trovò molti Elementi Geometrici, & ampliò quelle cose, che erano state publicate da Eudosso, e da Teeteto. lo mette per il quarto fra coloro, che hanno ordinato i libri degl’Elementi.
Teetèto (matematico) Ateniese compagno di Platone; e Discepolo di Teodoro Cireneo, e nelle morali di Socrate, è connumerato da Proclo fra coloro, che ne tempi di Platone apportarono molta perfettione alle Matematiche, e l’accrebbero grandemente di numero di Teoremi. Morì di ferite, che riportò dalla guerra.
' Mendeo di natione Italiano, trasferitosi in Atene fecesi discepolo di Platone, à persuasione di cui diede opera alle Matematiche, attese alla dottrina degl’Elementi. Fù chiaro nelle cose dell’Astrologia, scrisse delle significationi, delle non erranti, e trattò delle cose Meteorologiche.
' fratello di , e discepolo di , e frequentatore delle scuole di Platone; trovò questi la linea quadrante, se però egli è quello, di cui fa memoria Pappo nel quarto de Collettanei; il nostro fù di patria Alopeconesio.
' da Cizico fù amico, e familiare di Eudosso; attese alle Matematiche, e particolarmente all’Astrologia. Conobbe le variazioni dell’apparenze de Pianeti, intorno al parere hor maggiori, hor minori di diametro; ma amando le suppositioni de concentrici, non v’applicò l’animo. Fù nella dottrina delle Teoriche Maestro di Calippo, di cui egli era familiare.
AMICLA di Heraclea fù, come afferma Proclo, familiare di Platone, e con Meneemo, e Dinostrato apportò gran giovamento alla Geometria.
AGENORE da Metelino, ò Mitilene fù di professione Musico, e scrissene volumi; Egli è però dannato in ciò da Aristosseno, che, se bene attese alle differenze de Siste- mi, e non ragionò solamente de setticordi, che gl’altri tenevano proprii dell’harmonia, trattonne imperfettamente.
PITAGORA Zacintio, cioè dal Zanto, fù Musico, che nell’istesso modo d’Agenore, come nell’istesso luogo scrisse Aristosseno, trattò non troppo bene delle differenze de Sistemi.
fratello di Dinostrato fù discepolo di Eudosso, & amico di Platone; secondo Suida fù Alopeconesio. Apportò questi grande augumento alla Geometria, scrisse alcune opere Geometriche, delle quali si servì Proclo ne suoi Commentarii; distingueva gl’Elementi in confermanti, e confermati, e diceva ogni elemento più semplice essere elemento del composto, di cui egli entrava nella compositione; voleva, che tutte le propositioni fossero Teoremi, cioè che nella propositioni Matematiche nulla si fabricasse. S’affaticò nell’inventione delle due medie, e fecene instrumento, servendosi in ciò delle settioni coniche.
ERASTOCLE Musico è commemorato da , e ripreso da lui per havere imperfettamente trattato della compositione degl’intervalli, & alcune altre cose di Musica.
HELICONE da Cizico fù discepolo di Eudosso in Atene, & indi uditore, e domestico di Platone, da cui fù mandato à Dionigi Siracusano. Attese alle Matematiche, e fù uno di quelli, à quali Platone mandò coloro, che cercavano la solutione del problema dell’addoppiamento del cubo; fù buon Astrologo, e predisse un Ecclisse della Luna con maraviglia di Dionigi, che perciò gli donò un talento d’argento. Scrisse anco libri Apotelesmatici, cioè giuditiarii appartenenti alla Genetliaca, dalla quale s’attende à giuditii delle natività degl’huomini.
TEUDIO fu da Magnesia Città della Jonia, hebbe per Maestro Platone, e fù eccellentissimo Matematico. Affaticossi intorno a gl’Elementi Geometrici, e fabricogli egregiamente, e molti di loro, che erano particolari, fece più universali. Di lui fà honorata mentione Proclo ne suoi Commentarii.
' Ateniese, cognominato per la sua eccellenza Divino, illustrò non solo tutta la Filofofia, mà le Matematiche ancora, alle quali di maniera fù affettionato, che scrisse sopra l’Accademia, che niuno vi entrasse, che non fosse Geometra. Dalla scuola di lui, come dal Cavallo Trojano, uscirono Matematici nobilissimi commemorati da ne i suoi com- mentarii, e da noi in questa nostra historia. Sparse egli per tutti i suoi Dialoghi i lumi di queste scienze, e mostrò quanto egli ne fosse vago, & intendente; dilettossi però di questi studii non per servirsene in cose materiali, ma, secondo il costume de Pitagorici, per alzarsi col mezzo loro all’altissime contemplationi della Teologia.
LEODAMANTE da Thaso, familiare di Platone; questi accrebbe i Teoremi Geometrici, & illustrogli; imparò egli da Platone il metodo risolutivo, & adattandolo alle speculationi fù inventore di molte cose notabili nella Geometria.
NEOCLIDE aggiunse molte cose alle speculationi de gli Elementi, accrescendo quelle, che poco prima erano state trovate da Compagni, e Discepoli di Platone.
LEONE Pitagorico di Setta, e discepolo di Neoclide, fabricò gl’Elementi Geometrici per la moltitudine, e per l’uso delle cose, che vi si dimostrano con molto maggior diligenza di quello, che si facessero i più antichi di lui. Trovò le determinationi, mediante le quali possa conoscersi, quando il problema proposto sia possibile.
POLIIDE di Tessaglia gran Mecanico facilitò la dottrina delle Machine da guerra, militò sotto lo stipendio di Filippo d’Aminta Re di Macedonia, e Padre del grande Alessandro, e trovossi con lui all’espugnatione di Bizantio. Discepoli di costui furono Diade, e Cherea.
PIRRO, come scrive Ateneo à Marcello, fù inventore di Machine da guerra. Scrisse un libro intitolato i Poliorcetici, cioè espugnativi delle Cittadi, ne quali trattò de cuniculi, e cave sotterranee con le cose à loro appartenenti; secondo me questi è quello, che corrottamente ne testi di Vitruvio si dice Firo, di cui egli fà memoria nel proemio del settimo fra Mecanici, dell’opere del quale egli afferma d’essersi servito nello scrivere delle Machine da Guerra.
AGESISTRATO: questi ancora fù inventore di machine, e ne scrisse, e perciò fù da Vitruvio allegato nel numero di quegl’altri, de quali egli si valse. Ateneo à Marcello si valse delle cose sue, affermando, che nell’arte delle Machine da lanciare egli superò di tanto gli antichi, che apena trovino fede appresso chi le sente raccontare; percioche una sua catapulta di tre cubiti lanciava lontano tre stadii, e mezzo, & una di quattro un mezzo miglio intiero.
HEGETORE da Bizantio fù inventore, come scrive Ateneo à Marcello, del- la testuggine, la fabrica di cui viene esplicata da Vitruvio nel decimo, ove egli scrive delle Machine.
CHEREA, e DIADE Ateniesi Discepoli di Poliide di Tessaglia militarono con Alessandro il grande. Furono questi due inventori delle Trivelle, delle Scale nautiche, e delle Torri, che si conducono per via di ruote; di costoro fanno mentione Vitruvio, & Herone Mecanico. Cherea, come s’ha da Vitruvio, mandò fuori libri di Machine.
' Calcedonio figlio d’Agatenore discepolo, e familiare di Platone, fù ingegno alquanto ottuso, e sempre melanconico, e nemico de piaceri amorosi, e famoso per la continenza. Disprezzò le ricchezze, e fù di vita innocentissima. Scrisse molte opere commemorate da Laertio nella vita di lui, ma nelle Matematiche, alle quali attese con molta diligenza, lasciò scritte le infrascritte cose. Delle cose Geometriche libri cinque, de numeri uno, delle speculationi de numeri uno, degl’intervalli uno, delle cose Astrologiche libri sei, gl’Elementi ad Alessandro, due libri ad Efestione della Geometria. Amò la disciplina di Pitagora, onde le cose Geometriche, & Aritmetiche applicò alle cose Filosofiche, & alla Teolo- gia; vien ripreso non dimeno dell’haver’Egli tenuto darsi alcune linee per la loro picciolezza indivisibili, il che in tutto è contrario alla natura della quantità, & à principii della Geometria: Proclo in alcune altre cose gli si oppone appartenenti all’helica del cilindro; Conobbe le Matematiche essere utilissime a chi vvol far profitto nella Filosofia; onde non volle insegnare à colui, che non haveva λαση´νφιλοσοφιας, cioè il manico, per cui la Filofofia si prende; successe nella scuola con Speusippo à Platone.
' compatriota di Archita fù figliolo di un Mnesia, ò Spintaco Musico, onde indrizzato dal Padre attese alla Musica, diede opera alla Filosofia ancora, e fra gl’altri hebbe per Maestro Aristotile; fù severo, & inimico del riso, il che pare che fosse contrario alla sua professione principale. Scrisse molti libri di Musica, e particolarmente gli elementi Harmonici, che finhora in alcune famose librerie si conservano, e non ha molto furono recati nella lingua latina da un Antonio Gogava. Nella Musica dava Egli gran parte al senso, nel che non sentiva con Pitagora, che il tutto riduceva alle raggioni. Scrisse altre opere in altre professioni con molta eccellenza, le quali ci sono state furate dalla longhezza del tempo. Suida vvole ch’egli scrivesse quattrocento, e cinquanta tre volumi.
figliolo d’un Fidia, partitosi dalla Patria udì in Atene Aristotile; fù Egli Historico, Filosofo, e Geometra, fù Geografo ancora, e publiconne Tavole; Misurò i Monti del Peloponeso, e della Tessaglia, e fù grande amico di Aristosseno.
familiare di Polemarco suo compatriota, da cui apprese quelle cose, che appartengono alle Teoriche de pianeti secondo la dottrina di Eudosso. Partito da Polemarco, e trasferitosi in Atene fecesi scolare d’Aristotile; riformò in qualche parte le Teoriche di Eudosso, dell’accommodamento di cui si valse poi il Filosofo ne libri Metafisici. Furono tuttavia imperfette le suppositioni d’Eudosso, e di Calippo paragonate con quelle degl’Astrologi più bassi; fù Calippo inventore d’un’anno grande, che fù dal suo nome detto il Periodo di Calippo, & era di settanta sei anni. Osservò esquisitamente la grandezza dell’anno, e scrisse alcuna cosa intorno l’osservatione de nascimenti, & occasi delle stelle.
da Troade scris- se poeticamente dell’Astrologia, ne quali libri, come nota Plutarco, si sforzò per via di raggioni perspettive, e specolari di rendere la causa de le macchie della Luna.
, come scrive Teofrasto, era d’opinione, che il Cielo, il Sole, la Luna, e le Stelle, e tutte le cose di sopra stessero ferme, e la Terra sola si movesse in giro. L’istessa opinione avanti haveva havuta Filolao, nella vita di cui , ò chi tradusse, chiamano il nostro Hiceta in vece di Niceta, se però, come io stimo, non vi è menda nel testo.
Eresio figliolo di Melanto, auditore di Platone, & indi d’Arstotile, hebbe piena cognitione di tutte le Matematiche, onde, oltra l’altre infinite opere, che egli scrisse nell’altre professioni, connumerate da Laertio nella Vita di lui, compose quattro libri dell’historia Geometrica, sei dell’historia Astronomica, uno dell’argomento dell’historia Aritmetica. Successe nella Scuola al suo Maestro.
' Rodiotto fù discepolo d’Aristotile, attese alla Filosofia, & alle Matematiche, scrisse, come nota Proclo, un libro dell’Angolo. Oltra l’altre opere sue scrisse l’historia naturale, la Geometrica, e l’Astrologica; queste arrivarono fino à tempi di Simplicio, & hora sono perdute.
FIDIA figliolo d’Acupatre fù Astrologo più antico d’Archimede, percioche egli fa mentione di lui nel libro del numero dell’arena, ove dice che egli dimostrò il diametro del Sole esser dodeclupo al diametro dalla Luna.
ARISTEO commemorato da Collettanei fù acuto Matematico, e scrisse un’historia Geometrica, nella quale raccoglieva tutte le cose trovate insino à suoi tempi Scrisse parimente cinque libri de luoghi solidi, col mezzo de quali si risolvono i problemi solidi. Scrisse cinque altri libri, ma brevissimi, della dottrina conica Scrisse oltra ciò un libro della comparatione de cinque corpi regolari.
d’Eolia fù Maestro nelle Matematiche di Arcesilao di Seuto, con cui peregrinò nella Città di Sardi. Attese principalmente à moti della sfera celeste. Scrisse dunque due libri, l’uno della sfera mossa, & uno diviso in due libri de nascimenti, & occasi delle Stelle. Diede opera con grande industria alle Teoriche, e doppo Edosso, e Calippo scrissene volumi, che ci sono stati rapiti dalla rabbia del tempo.
scrisse un libro intitolato i Pirii, nel quale, come nota Eutocio sopra i libri di Archimede, trovò un modo da investigare le due medie proportionali, e se fù inventore di Machine, può esser quello commemorato da Ateneo ne Ginnosofisti, che nell’espugnatione di Rodi donò à Demetrio Poliorcete li Elepoli, il che se è vero, fù egli di patria Abderite.
HIPPONICO fù d’ingegno ottuso: tuttavia fece tanto profitto nelle Matematiche, e particolarmente nella Geometria, che aprì la scuola in Atene, & hebbe per discepolo Arcesilao Pitaneo, che haveva udito Autolico. Non lasciò scritto nulla, che si sappia, ma finalmente divenne pazzo.
grandissimo Matematico, & illustre Mecanico, & insieme Architetto eccellente, onde scrisse delle simmetrie de tempii, e fece il pronao, ò vestibolo, che dir vogliamo, al tempio di Cerere Eleusinia, e di Proserpina in Atene. Fabbricò egli con infinita sua lode l’armamentario, ò Arsenale del Pireo in Atene, e scrissene un libro. Scrisse un libro di Mecaniche, e mostrò, che le cinque Potenze Mecaniche si riferiscono alla natura della libra, e trovò un’intromento da rinvenire le due medie proportionali. Publicò parimente un libro d’Automati, ò Semoventi, del quale fa memoria He- rone in quei libri tradotti da Noi, ne quali tratta dell’istesso suggetto. Herone il Mecanico attribuisce al nostro filone l’inventione della testuggine arginata commoda all’espugnationi delle fortezze.
EPIMACO Ateniese Mecanico nobilissimo servì nella guerra Demetrio Poliorcete, e fabricògli le machine belliche, per cagioni delle quali Demetrio fù ammirato, e guadagnonne il cognome d’espugnatore. D’Epimoco fù inventione quella gran machina Elepoli, cioè espugnatrice delle Cittadi, che Demetrio adoperò nell’espugnatione di Rodi. Altri hanno attribuita la detta machina à Diocle, di cui si ragionò nello scrivere di lui, ma può essere che fossero insieme, ò che anco Diocle ne fabricasse un’altra; certo Vitruvio, e Ateneo Mecanico attribuiscono l’Epoli, di cui si servì à Rodi Demetrio, ad esso Epimaco.
' Secondo alcuni Siciliano, e della Città di Gela fra tutti gl’altri Matematici chiarissimo studiò in Alessandria, e come è da credere, in Atene. Scrisse molte cose, cioè il libro degl’Elementi Geometrici, nel quale Egli superò tutti coloro, che avanti à lui ne havevano scritto, e tolse il luogo à tutti quelli, che seguirono doppo lui, di maniera che per ec- cellenza egli s’ha acquistato il cognome dello Stichiota. Oltra il libro de gl’ scrisse il libro de Dati, tre volumi de Porismi, la perspettiva, la specolaria, il libro de fenomeni, ò apparenti, un libro de Conici un altro de Mendacii, ò fallacie, e gl’elementi della Musica. Vi è ancora chi attribuisce à lui quel libro di Macometto Bagdadino delle divisioni delle superficie. Fù Euclide Platonico di setta, e, come scrive Proclo, si pose à scrivere gl’Elementi per giungere alla fabrica de corpi regolari.
di Cilicia figliolo di Atenodoro, e di Letofila fù discepolo di nella gramatica: nella filosofia udì Timone, e Menedemo, nelle Matematiche fù scolare d’un Aristotoro. Studiò in Atene con Dionigi Heracleota, e Perfeo; accostossi ad Antigono Gonata Re di Macedonia. Scrisse molte opere, ma la maggior lode acquistossi per il libro degl’apparenti, nel quale seguendo la dottrina di Eudosso, egli cantò poeticamente delle stelle.
, e di Patria Babilonio, abbreviò l’historia de Caldei, fù parimente grande Astrologo, e Filosofo, e dell’una, e l’altra professione lasciò scritti libri in lingua greca. Aprì la scuola nell’ Isola di Cò, e, come scrivono alcuni, fù il primo Caldeo, che portasse l’Astrologia Genetliaca à Greci. Superò egli in quella professione tutti gl’altri, di maniera, che per la verità delle sue predittioni gl’Ateniesi posero la sua statua nelle pubbliche scuole con la lingua dorata. Disputò eccellentemente delle cagioni de varii aspetti della Luna, e perche ella hora cresca secondo l’apparenza, & hora scemi. Attese alla Gnomonica, e trovò una forte d’horologgio detto Hemiciclio, di cui fà mentione nella sua Architettura Vitruvio.
TIMOCARI Alessandrino, Astrologo de suoi tempi famosissimo, attese principalmente all’osservationi de moti celesti, e fù il primo, che osservasse i luoghi delle stelle fisse per via di longitudini, e latitudini, le quali osservationi furono poi di gran giovimento ad Hipparco, e Tolomeo, che vissero doppo lui.
fù grandissimo Astrologo: osservò la quantità dell’anno vertente, e disse l’anno grande essere di due mila quattrocento ottanta quattro anni vertenti. Tenne Aristarco che il Sole posto nella sfera delle Stelle fisse, e quasi una di loro, stesse fermo, e la terra gli s’aggirasse intorno. Scrisse egli ’operetta nobilissima delle grandezze, e distanze del Sole, e della Luna, tradotta à nostri tempi, e publicata dal Comandino. Fra gl’antichi v’haveva scritto sopra alcuni Scogli Pappo Alessandrino. Scrisse Aristarco sopra gl’apparenti di Arato, & attese alla Gnomonica, e fu inventore di quell’Horologgio concavo di mezza sfera, che si disse scafe, & anco di quell’altro piano, che si chiama il Disco, de quali fà memoria Vitruvio nella sua Architettura.
Babilonio di Seleucia fù Astrologo Caldeo. Teneva egli che il mondo fosse infinito, che la terra si movesse di moto contrario à quello della Luna, onde cavava le ragioni del flusso, e riflusso del mare. Disputò delle cose celesti.
The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.
Loading the full text…
The end
You’ve reached the end of Cronica de Matematici.
