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Così è (se vi pare)

Luigi Pirandello · 1922 · Free in the US

16,166 words · about 1 h 8 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Author
Luigi Pirandello
Language
Italian
Published
1922
Length
16,166 words · about 1 h 8 min
Sections
5 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (5)
  1. Front matter under 1 min
  2. Personaggi under 1 min
  3. Atto Primo about 29 min
  4. Atto Secondo about 17 min
  5. Atto Terzo about 22 min

Continue:

Front matter

ct ct

Indice

Personaggi

PERSONAGGI.

Lamberto Laudisi.

La Signora Frola.

Il Signor Ponza, suo genero.

La Signora Ponza.

Il Consigliere Agazzi.

La Signora Amalia, sua moglie e sorella di Lamberto Laudisi. Dina, loro figlia. La Signora Sirelli. Il Signor Sirelll Il Signor Prefetto. Il Commissario Centuri. La Signora Cini. La Signora Nenni. Un Cameriere di casa Agazzi. Altri Signori e Signore.

In un capoluogo di provìncia. — O^0l.

Atto Primo

ATTO PRIMO.

Salotto in casa del Consigliere Agazzi. — Uscio comune in fondo; nsci laterali a destra e a sinistra. ct ct Al levarsi della tela Laudisi passeggia concitatamente per il salotto. Svelto, elegante, senza ricercatezza, sui quaranta, indossa una giacca viola con risvolti e alamari neri; spirito arguto, s’irrita facilmente; ma poi ride e lascia fare e dire, compiacendosi dello spettacolo della sciocchezza altrui. ct Ah, dunque è andato dal Prefetto? ct sui quarantacinque, capelli grigi, ostenta una certa importanza, per il posto del marito, ma lasciando intendere che, se stesse in lei, rappresenterebbe la sua parte e si comporterebbe forse altrimenti.

Oh Dio, Lamberto, ma si tratta infine d’un suo subalterno. ct Ma suo subalterno, scusa, alla Prefettura, non in casal diciannoYe anni; una cercaria di capir tutto meglio della mamma e anche del babbo; ma attenuata, quest’aria, da una yivace grazia giovanile.

È venuto ad allogarci la suocera qua accanto, su Io stesso pianerottolo! ct E non era forse padrone? C’era un quartierino sfitto, e l’ha affittato per la suocera. Che ha forse l’obbligo una suocera di venire a ossequiare in casa la moglie e la figliuola d’un superiore di suo genero?

ÀBIALIA.

’ Ma no, chi dice obbligo? Siamo andate noi, io e Dina, per le prime da questa signora, e non siamo state riceva^ — capisci? ct E che cosa è andato a fare adesso tuo marito dal Prefetto? A imporre d’autorità un atto di cortesia?

Amaua.

Un atto di giusta riparazione! Perchè non sì lasciano due signore, così, davanti la porta.... ct Soperchierie, soperchierie, prepotenze! 0 che non è dunque più permesso alla gente di starsene per casa sua?

Amaxia. Eh, se tu non vuoi tener conto che l’atto di cortesia volevamo farlo noi per le prime a una forestiera.... ct Via, zietto, calmati, via.... Come sei terribile! Sarà pure la curiosità.... Ma, scusa, non ti sembra naturale? ct Naturale, un corno! Non avete nulla da farei ct Ma no, guarda: metti che tu stia qua, scusa, zìetto, senza la minima voglia di badare a ciò che fanno gli altri attorno a te. — Bene. Vengo io. E qua, proprio su questo tavolinetto che ti sta davanti, ti colloco, con la massima serietà.... anzi no, con la faccia di quel signore lì, patibolare — che so, mettiamo, un pajo di scarpe della cuoca.... ct Ma che c’entra! ct Aspetta.... — che posso dire? un ferro da stiro.... che so, il mestolo.... il tuo pennello della barba....

— Posso far colpa a te della curiosità che con tutte queste stramberie son venuta io stessa a suscitarti? ct Carina! — Hai ingegno tu; ma parli con me,

sai? — Tu vieni a posarmi qua sul tavolino le cose

più strambe e disparate, appunto per suscitar la

mia curiosità; e certo — poiché l’hai fatto apposta

— non puoi farmi colpa se ti domando: — " Ma perchè, cara, le scarpe della cuoca qui sopra?,, — Dovresti ora dimostrarmi che questo signor Ponza

— villano e mascalzone, come lo chiama tuo padre — sia venuto ad allogarci, ugualmente apposta, qua accanto, la suocera! ct Non l’avrà fatto apposta, va bene! Ma non puoi negare che questo signore è venuto a stabilire in paese, sotto gli occhi di tutti, un cumulo di cose talmente strambe da suscitar la curiosità naturalissima di tutta la gente. — Scusami. — Arriva. — Prende a pigione un quartierino all’ultimo piano di quel casone tetro, là, all’uscita del paese, su gli orti.... — L’hai veduto? Dico, di dentro? ct Sei forse andata a vederlo, tu? ct Si, zietto! Con la mamma. E mica noi sole, sai? Tutti sono andati a vederlo.... — C’è un cortile interno, così bujo che pare un incubo, con una ringhiera di ferro in alto in alto, lungo il ballatojo dell’ultimo piano, da cui pendono coi cordini tanti panieri.... ct E con questo? ct con meraviglia e indignazione.

Ha relegato la moglie lassù! ct E la suocera qua, accanto a noil ct In un bel quarti erino, la suocera, in mezzo alla città! ct Grazie! E la costringe ad abitar divisa dalla figUa? ct Chi ve l’ha detto? E non può esser lei, invece, per avere maggior libertà? ct No, no! che, zietto! Si sa che è lui! ct Ma scusa, si capisce che una fighuola, sposando, lasci la casa della madre e vada a convivere col marito, anche in un’altra città. Ma che una povera madre, non sapendo resistere a viver lontana dalla fighuola, la segua, e nella città dove anche lei è forestiera, sia costretta a viverne divisa, via, am- metterai che questo no, non si capisce più facilmente! ct Giàl Glie fantasia da tartaruglie! Ci vuol tanto a immaginare che, o per colpa di lei, o per colpa di lui, ci sia tale incompatibilità di carattere, per CU), anche in queste condizioni.... ct interrompendo, meravigliata.

Come, zietto? Tra madre e figlia? ct Perchè tra madre e figlia? ct Ma perchè tra loro due, noi Sono sempre insieme, lui e lei! ct Suocera e genero! È ben questo lo stupore di tutti! ct Viene qua ogni sera, lui, a tener compagnia alla suocera.... ct Anche di giorno, viene, una o due volte.... ct Sospettate forse che facciano all’amore, suocera e genero? ct No! Roba da ridere! È una povera vecchietto, lei. ct Ma non le porta mai la figlia! non porta ma con sé, mai, mai, la moglie a vedere la madre! ct Sarà malata quella poverina.... non potrà uscire di casa.... ct Ma chel Q va lei, la madre.... ct Ci va.... Sii Per vederla da lontano! Si sa di causa e scienza clie a questa povera madre è proibito di salire in casa della figliuola! ct Può parlarle solo dal cortile I ct Dal cortile, capisci? ct Alla figliuola che s’affaccia dal ballatoio lassù, come dal cielo! Questa poveretta entra nel cortile; tira il cordino del paniere; suona il campanello lassù; la figliuola s’affaccia, e lei le parla di giù, da quel pozzo, tenendo la testa.... così! Figurati!

Si sente picchiare all’uscio, e si presenta il cameriere. ct Permesso, signora!

Amalia* Chi et ct I signori Sirelli con un’altra signora.

Abialia. Ah, fa’ passare.

n cameriere s’ inchina, e vìa. ct ct Amaua

alla signora Sirelli.

Cara signora....

Signora Sirelu

grassoccia, mbizza, ancora giovine, piacente, parata con soyraccarica eleganza provinciale, ardente d’irrequieta curiosità, aspra contro il marito.

Mi sono permessa di portarle la mia buona amica, signora Cini, che aveva tanto desiderio di conoscerla. ct Piacere, signora. — S’accomodino.

Fa le presentazioni. Questa è la mia figliuola Dina. — Mio fratello Lamberto Laudisi. ct calvo, sui quaranta, grasso, ma con pretese d’eleganza; salutando. Signora, signorina.

stringe la mano a Laudisi. ct Ah, signora mia, noi veniamo qua come alla fonte. Siamo due povere assetate di notizie!

Amalla. E notizie di che, signore mie? ct Ma di questo benedetto nuovo segretario della Prefettura. Non si parla d’altro In paese, creda signora miai ct vecchia goffa, piena di cupida malizia dissimulata con arie d’ingenuità.

Una curiosità abbiamo tutte! ct Ma non ne sappiamo nulla più degli altri noi, creda, signora! ct alla moglie Te l’ho detto? Ne sanno quanto me! Ne sanno forse meno di me! — La ragione per cui questa povera madre non può andare a vedere in casa la figrliuola, per esempio, la sanno loro, qual’è veramente?

ÀMAJLIA.

Ne stavo parlando appunto con mio fratello.... ct Mi sembrate impazziti tutti quanti! ct Perchè il genero, dicono, glielo proibisce. ct Non basta, signorina! ct Non basta! Fa di più! ct Notizia fresca, appurata or ora. — La tiene chiusa a chiave!. ct La suocera?

SlRKl-LI.

No, signora: la moglie! Signora Sirelu. La moglie! la moglie! ct A chiave! ct Capisci, zietto? Tu che vuoi scusare.... ct stupito Come? Tu vorresti scusare quell’uomo.... ct Ma non voglio scusare nient’affatto! Dico che la. vostra curiosità (chiedo perdono alle signore) è insoffribile, non foss’altro, perchè inutile....

Sirelu.

Come, scusa? ct Inutile! — Inutile, signore mie! ct Che si voglia venire a sapere,..?

Laudisi. "^

Che cosa, scusi? Che possiamo noi realmente sapere degh altri? chi sono.... come sono.... ciò che fanno.... perchè lo fanno.... ct E perchè no? Cliiedendo notizie, informazioni.... ct Ma se c’è una che, per questa via, dovrebbe essere a giorno d’ogni cosa, quest’una, scusi, dovrebbe proprio esser lei, signora, con un marito come il suo, così informato sempre di tutto! ct cercando d’interrompere. Scusa, scusa.... Signora Sirelu. Ah, no, caro, senti; questa è la verità!

Rivolgendosi alla signora Amalia:

La verità, signora mia: con mio marito che dice sempre di saper tutto, io non riesco a sapere mai niente.

Sirelu.

Sfido 1 Non si contenta mai di quello clie le dico! Dubita sempre che una cosa non sia come io gUel’ho detta. Sostiene anzi che, come gliel’ho detta io, non può essere. Arriva finanche a supporre di proposito il contrario!

Signora Sirelu.

Ma abbi pazienza, se vieni a riferirmi^certe cose.... ct ride forte. Ah ah ah.... Permette, signora? FUspondo io a suo marito. Come vuoi, caro, che tua moglie si contenti delle cose che tu le dici, se tu — naturalmente — gliele dici come sono per te? Signora Sirelu.

Come assolutamente non possono essere! ct Ah, no, signora, perdoni: qui ha torto lei! Per suo marito, stia sicura, le cose sono come lui gliele dice.

Sirelu.

Ma come sono in realtà! come sono in realtà!

Signora Sirelu. Nient’affatto! Tu t’inganni continuamente!

Sirelu.

Ti inganni tu, ti prego di credere! Non m’inganno io! ct Ma no, signori miei! Non v’ingannate nessuno dei due! Permettete? Ve lo dimostro. — Tutt’e due, qua, vedete me. — Mi vedete, è verot ct Eh sfido! ct No no. Vieni qua, vieni qua.... ct gli s’appressa, sorridente, com« per prestarsi a uno scherzo.

Perchè t

Laudisl

Vedimi meglio. Toccami. Cosi, bravo. — Tu sei sicuro di toccarmi come mi vedi, è vero?

SlREXLI.

Direi.... ct Non puoi dubitare di te, sfido! — Ora, scusi, venga qua lei, signora.... No no, ecco, vengo io da lei....

Le si fa davanti, si piega su un ginocchio:

Mi vede, è vero? Alzi una manina; mi tocchi.... — Gara manina! ct Ohe.... ohe.... ct Non gli dia retta! — È sicura anche lei di toccarmi come mi vede? Non può dubitare di lei.... — Ma per carità, non dica a suo marito, né a mia sorella, né a mia nipote, né alla signora qua, come mi vede, perchè tutt’e quattro altrimenti le diranno che lei s’inganna. Mentre lei non s’inganna affatto! Perché io sono realmente come mi vede lei! — Ma ciò non toglie, cara signora mia, che io non sia anche realmente come mi vede suo marito, mia sorella, mia nipote e la signora qua, che anche loro non s’ingannano affatto l Signora Sirelu. E come, dunque, lei cambia dall’uno all’altro I ct Ma sicuro che cambio, signora mia! E lei no, forse? Non cambia? ct precipitosamente:

Ah no no no no no. Le assicuro che per me io non cambio affatto! ct E neanch’io per me, creda! E dico che voi tutti v’ingannate se non mi vedete come mi vedo io! Ma ciò non toghe che non sia una bella presunzione tanto la mia che la sua, cara signora.

Sirelu. Ma che ci ha da vedere tutto questo, scusa? ct Come no? Vi vedo cosi affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gh altri e le cose per se stessi fossero cosi o cosi.... ct Ma secondo lei allora non si potrà mai sapere la verità? ct Se non dobbiamo più credere neppure a ciò che si vede e si tocca.... ct Ma si, ci creda, signora! Però le dico: rispetti ciò che vedono e toccano gh altri, anche se sia il contrario!

Signora Sirelli.

Oh, senta! io le volto le spalle e non parlo più con lei! Non voglio impazzirei ct No, no: bastai Seguitate, seguitate a parlare della signora Frola e dei signor Ponza suo genero — non v’interrompo più. ct Ali, Dio sia ringraziato! E faresti meglio, caro Lamberto, se te n’andassi di lai ct Di là, di là, zietto.... si, sì.... ct Perchè? No. Mi diverto a sentirvi parlare. Starò zitto, non dubitate. AI più — se permettete — farò qualche risata. ct E dire che noi eravamo venute per sapere.... — Ma scusi, suo marito, signora, non è un superiore di questo signor Ponza? ct Altro è l’ufficio, altro la casa, signora. ct Capisco.... già.... Ma loro ’non han neppure tentato di veder la suocera qua accanto? ct Altro che! Due volte, signorai ct Ah dunque.... dunque loro le hanno parlato? ct Non siamo state ricevute, signora mìa! Sirelli, Signora Sirelli, Signora Cini. Oh! oh! Come! Come mai! ct Anche questa mattina.... ct La prima volta restammo più d’un quarto d’ora dietro la porta. Nessuno venne ad aprirci, e non si potè neppur lasciare un biglietto di visita.... Siamo tornate oggi.... ct con nn gesto delle mani che esprime spayento:

È venuto ad aprirci lui! ct È la faccia.... gìàl la faccia di quest’uomo che sconcerta tutto il paese 1 E poi, cosi vestito dì nero.... Sono tutti e tre vestiti di nero, anche la signora, è vero? la figliai

SlRELU

con fastidio:

Ma se la figlia non l’ha mai veduta nessuno! Te l’ho detto mille volte! Sarà vestita di nero anche lei.... — Sono d’un paesello della Marsica — lo sanno questo? ct Si, distrutto, pare, totalmente.... ct DI pianta, raso al suolo, dal terremoto. ct Hanno perduto tutti i parenti, si dice.... ct con ansia di riattaccare il discorso interrotto:

Bene; dunque dunque.... — ha aperto lull ct Appena me lo son veduto davanti, con quella faccia, non mi sono più trovata in gola la voce per dirgli che venivamo per una visita alla suocera. Niente, sa? — neanche un ringraziamento. ct No, per questo, fece un inchino.... ct Ma appena.... cosi, col capo. ct Gli ocelli, piuttosto, devi dire! Quelli sono gli occhi d’una belva, non d’un uomo. ct E allora? Che ha detto allora I ct Tutto imbarazzato.... ct Tutto arruffato, ci ha detto che la suocera era indisposta.... che ci ringraziava dell’attenzione.... e rimase li, su la soglia, in attesa che ci ritirassimo.... ct Che mortificazione! ct Un vero sgarbo 1 Ma può esser sicura che è lui, sai Forse terrà sotto chiave anche la suocera! ct Ci vuol coraggio! Con una signora, moglie d’un suo superiore! ct Ah, ma mio marito, sa, l’ha presa come una grave mancanza di riguardo ed è andato a rinzelarsene fortemente col Prefetto, pretendendo una riparazione. ct Oh, giusto, eccolo qua, il babbo! ct ct ct cìnqnant’annì, rosso di pelo, arraffato, con barba, occhiali d’oro, antoritario e dispettoso.

Oh, caro Sirellj....

Signora....

S’appressa al canapè, s’inchina e strìnge la mano aUa signora Sirelli. ct presentandolo alla signora Cini.

Mio marito — la signora Cini. ct s’inchina, stringe la mano.

Lietissimo....

Poi, rivolgendosi alla moglie e alla figlia:

Vi avverto che sarà qui a momenti la signora Frola. ct battendo le mani, esultante. Ah, verrà? verrà qui? ct ad Agazzi, stringendogli la mano, compreso d’ammirazione.

Bravo, caro! Hai fatto bene a importi! ct Ma per forza, scusate! Potevo tollerare che fosse fatto uno sgarbo così patente alla mia casa? ct Ma si! Dicevamo questo appunto I ct E sarebbe stato bene coglier quest’occasione.... ct prevenendo:

Per far notare al Prefetto tutto ciò che si dice in paese sul riguardo di questo signore? Eh, non dubiti: l’ho fatto! ct Ah, benel bene! ct Cose inesplicabili! veramente inconcepibili! ct Selvagge addirittura! Ma sai che le tiene chiuse a chiave tutt’e due! >u^ y^^^ ^u/ U.« ’-^.i.f^^^t cO*^rM ct No, mamma — per la suocera ancora non si sa! ct Ma la moglie, è certo! ct E il Prefetto? ct Si.... Eh.... ne è rimasto molto.... molto impressionato.... ct Ah, meno male! ct Erano arrivate anche a lui delle voci.,.. Vede anche lui adesso l’opportunità di chiarire questo mistero, di venire a saper la verità.... ct ride forte. Ah! ah! ah! ah! ct Non ci manca proprio, adesso, che la tua risata I ct E perchè ride? ct Ma perchè dice che non è possibile scoprire la verità! ct ct ct presentandosi sulla soglia dell’uscio e annunziando:

Permesso? La signora Frola. ct Oh! Eccola qua. ct Vedremo adesso se non è possibile! ct Benìssimo! Ah, sono proprio contenta! ct alzandosi: La facciamo passare? ct No, ti prego, siedi. Aspetta che entri.

Al cameriere.

Fa’ passare.

Il cameriere, via. Entra poco dopo la signora Frola e tutti si alzano. La signora Frola è una vecchina Linda, modesta, affabilissima, con una grande tristezza negli occhi, ma costantemente smorzata da un dolce sorriso sulle labbra. La signora Amalia si fa avanti e le porge la mano. ct Favorisca, signora.

Tenendola per mano, fa le presentazioni.

La signora Sirelli, mia buona amica. — La signora Cini. — Mio marito. — Il signor Sirelli. — La mia figliuola. — Mio fratello Lamberto Laudisi. — S’ao comodi, signora. ct Sono dolente e chiedo scusa d’aver mancato fino a oggi al mio dovere.... Lei, signora, con tanta degnazione mi ha onorato d’una visita, quando toccava a me di venire per la prima.... ct Tra vicine, signora, non si sta attente a chi tocchi prima.... Tanto più che lei, stando qui, sola, forestiera, chi sa, poteva aver bisogno.... ct Grazie, grazie.... troppo buona.... ct La signora è sola in paese? ct No, ho una figha, maritata: venuta anche lei che è poco qui.... ct II genero della signora è il nuovo segretario della Prefettura — il signor Ponza, è vero? ct Appunto, si. E il signor Consigliere vorrà scusarmi, spero, e scusare anche mio genero.... ct Per dirle la verità, signora, io mi sono avuto un po’ a male.... ct interrompendo:

Ha ragione, ha ragione! Ma lei deve scusarlo! Siamo ancora tutti cosi scombussolati, creda, dalla nostra disgrazia.... ct Ali, già.... loro tianno avuto quel disastro.... ct Hanno perduto parenti? ct Oh, tutti.... — Tutti, signora mia.... Del nostro paesello non è rimasto niente, altro che un mucchio di rovine.... ct Già!... s’è saputo!... ct Io non avevo più che una sorella, con una fighuola anche lei, ma nubile. Per il mio povero genero la sciagura è stata assai più grave. La madre, due fratelli, una sorella, e poi cognato, cognate, due nipotini.... ct Un’ecatombe!... ct E sono sciagure per tutta la vita 1 Si resta come stordite!... ct Oh certo! ct Da un momento all’altro.... C’è da injpazzire! ct Non si pensa più a nulla.... Si manca senza volerlo, signor Consigliere. ct Oh basta — prego, signora.... ct Anche in considerazione di questa sciagura, io e la mia figliuola eravamo venute per le prime.... Signora Sirelu

friggendo. Già.... sapendo cosi sola la signora.... — Benché.... — mi perdoni, signora, se oso doman darle come va che, avendo qua la figliuola, dopo una sciagura come questa, che.... mi sembra.... dovrebbe far nascere nei superstiti il bisogno di star tutti uniti.... Signora Frola. ’

Io me ne stia cosi sola, è vere’ ct Già, ecco, pare strano, per esser sinceri.... ct Eh, lo capisco.... Ma.... sa, io son d’avviso che, quando un figliuolo o una figliuola sposano, si debbano lasciare in libertà.... ct Benissimo! Giustissimo! A farsi la loro vita, cho dev’essere per forza un’altra, nelle nuove relazion.i con la moglie o col marito. ct Ma non fino al punto, scusi, Laudisi, da escludere dalla propria vita quella della madre! ct Che c’entra escludere? Qui si tratta — se ho inteso bene — della madre che comprende che \\ figliuola non può e non deve rimaner legata a lei come prima, avendo ora un’altra vita per sé. ct con viva rico»oscenza.

Ecco, SÌ.... si, grazie! È proprio cosi, signore! ct Ma la sua figliuola certamente, m’immagino, verrà qui spesso a tenerle compagnia.... ct tra le spine.

Già.... SÌ.... ci.... ci vediamo, certo.... ct subito. Non esce mai di casa, però, la sua figliuola 1 Almeno, nessuno l’ha mai veduta.... ct Avrà forse dei piccini, a cui badare.... ct subito.

No, nessun figliuolo, ancora.... E forse, ormai, non ne avrà più. Sono già sette anni clie è sposata. Ha da fare, in casa, certo.... Ma non è per questo.... Noi, sa? — noi donne — siamo abituate, nei piccoli paesi, a star sempre in casa.... ct Anche quando c’è la mamma da andare a vedere? la mamma clie non sta più con noi? ct Ma la signora andrà lei a vedere la figliuola! ct subito.

Ah, certo! Come no? Una e due volte al giorno ci vado.... ct E sale, una, due volte al giorno, tutte quelle scale, fino all’ultimo piano di quel casone?... ct sinorendo, tentando di volg:ere in riso il supplizio di quest’interrogatorio.

Eh.... no.... non salgo, veramente.... Ha ragione, signore, sarebbero troppe per me.... Non salgo.... La mia figliuola s’affaccia dalla parte del cortile e.... ci vediamo, ci parUamo.... ct Cosi soltanto? Ohi Non la vede mai davvicinot ct Io, figlia, non pretenderei che mia madre salisse per me ogni giorno novanta, cento scalini; ma non potrei resistere, non potrei contentarmi di vederla, di parlarle così, da lontano, dall’alto, senza abbracciarla, senza sentirmela vicina.... ct vivamente turbata, imbarazzata.

Ha ragione.... Eh si.... ecco.... bisogna che io dica.... Non vorrei che loro pensassero della mia figliuola ciò che non è, che abbia per me poco affetto,... poca considerazione.... E anche di me, che sono mamma.... Novanta, cento scalini possono essere impedimento a una madre, sia pur vecchia e stanca, quando si tratti di stringersi al cuore la propria figliuola? ct trionfante.

Ah, ecco! Lo dicevamo noi, signora! Ci dev’essere una ragione!

AUAUA

con intenzione. C’è, vedi, Lamberto? C’è una ragione!

SlRELU

pronto. Suo genero, eh? ct Oh, ma per carità, non pensino male di lui! È un così bravo giovine! Buono, buono.... Lor signori non possono immaginarsi quanto sia buono! Che affetto tenero e dehcato, pieno di premure, alDbia per me! E non dico l’amore e le cure che ha per la mia fighuola! Ah, credano che non avrei potuto desiderare per lei un marito migUore I Signora Sirelu. Ma.... allora?... ct Non sarà lui, allora, la ragione! ct Ma sfido 1 Non mi sembra almeno possibile ch’egli proibisca alla moglie di andare a trovar la madre, 0 alla madre di salire in casa per stare un po’ insieme con la figliuola! ct Proibire, no! Chi ha detto proibire? Siamo noi, signor Consigliere, io ernia figlia che ce ne asteniamo, ’ spontaneamente, creda, per un riguardo a lui.... ct E come, scusi, di che potrebbe offendersi lui? Non vedo.... ct Non offendersi, signor Consigliere.... È un sentimento.... — un sentimento, signore mie, diffìcile forse a intendere.... Quando si sia inteso, però, non più difficile — credano — a compatire, quantunque importi senza dubbio un sacrifizio non lieve, tanto a me, quanto alla mia figliuola.... ct Riconoscerà almeno che è strano, signora.... ct Già.... e tale da suscitare e da legittimare la curiosità.... ct Ma anche, diciamo, qualche sospetto.... ct Contro di lui? No, per carità, non dica! Che sospetto, signor Consigliere? ct Nessuno! Non si turbi.... Dico che si potrebbe sospettare.... ct No, no! E di che? Se il nostro accordo è perfetto! Siamo contente, contentissime tanto io, quanto la mia figUuola! Signora Sirelu.

Ma è gelosia forse? ct Per la madre? Non si potrebbe chiamar così.... Benché, non saprei veramente.... Ecco: egli vuole tutto, tutto per sé, assolutamente, il cuore della moglie, fino al punto che anche l’amore che la mia figliuola deve avere per la sua mamma (e l’ammette, come no? altro!) ma vuole che mi arrivi attraverso lui, per mezzo di lui, ecco! ct Oh! Ma scusi! Mi sembra una crudeltà bella e buona, codesta! ct No, no.... non crudeltà..,, non dica crudeltà, signor Consigliere! È un’altra cosa, creda! Non riesco a esprimermi.... — Natura, ecco.... ma no.... forse, una specie di malattia, come dire? E una pienezza d’amore — chiusa — ecco!... una totalità esclusiva d’amore, nella quale la moglie deve vivere, senza mai uscirne, e nella quale nessun altro deve entrare! ct Neppure la madre? ct Un bell’egoismo, direi! ct Forse. Ma un egoismo che si dà tutto, come un mondo, alla propria donna! — Egoismo, in fondo, sarebbe forse il mio a voler forzare questo mondo chiuso d’amore, a volermici per forza introdurre, quando so che la mia figliuola è felice, cosi adorata.... Questo a una madre, signore mie, deve bastare, non è vero? — Del resto, se io la vedo la mia figliuola e le parlo....

Con graziosa mossa confidenziale: Il panierino cb<^ vado a tirare là nel cortile, porta su e giù, sempre, due paroline di lettera, con le notizie della giornata.... — Mi basta questo. — E ormai, già mi sono abituata.... Rassegnata, là.... se vogliono.... Non ne soffro più. ct Eh.... dopo tutto.... se son contente loro.... ct alzandosi.

Oh, sii gliel’ho detto.... Perchè è tanto buono — credano! Come non potrebbe essere di più! — Abbiamo ognuno le nostre debolezze, è vero? e bisogna che ce le compatiamo a vicenda.

Saluta la signora Amalia.

Signora....

Saluta le signore Sirelli e Cini, poi Dina; poi, rivolgendosi al Consigliere Agazzi:

Mi avrà scusato.... ct Oh, signora, che dice! Le siamo gratissimi della visita.... ct stringe la mano a Sirelli e a Laudisi, poi volgendosi alla signora Amalia.

No, prego.... stia, stia, signora.... non s’incomodi.... ct Ma no, è mio dovere, signora.

La signora Frola esce, accompagnata dalla signora Amalia, che rientra poco dopo. ct Ma che! ma che! Vi siete contentati della spiegazione? ct Ma che spiegazione? dove? Qua ci dev’esser sotto chi sa che mistero! ct E chi sa che cosa deve soffrire quel povero cuore di madre! ct Ma anche la figliuola, Dio mio! ct Le lagrime le tremavano nella vocel ct Già! quando ha detto che altro che cento scalini salirebbe, pur di stringersi al cuore la figliuola! ’^ Laudisi.

Io per me ho notato sopratutto un impegno, uno studio di guardare da ogni sospetto il genero! ct Ma che! Dio mio, ma se non sapeva neanche come scusarlo! ct Ma che scusare! la violenza? la barbarie? Ct|c=scena|SCENA QUINTA. ^^{p^ <^ ^ v < ct "■-4 Cameriere ìm _ J

presentandosi su la soglia.

Signor Commendatore, c’è il signor Ponza che chiede d’essere ricevuto. ct Ohi Lui!

Sorpresa generale e movimento di cnriositcà ansiosa, anzi quasi dì sbigottimento. ct Ha chiesto di me? ct D’essere ricevuto — ha detto soltanto cosi. ct Per carità, lo riceva qua, Commendatore! — Ho quasi paura; ma una grande curiosità di vederlo davvicino, questo mostro!

Amaioa. Ma che vorrai ct Sentiremo.

Al cameriere. Fallo passare.

n cameriere s’inchina, e via. Entra poco dopo il signor Ponza. Tozzo, bruno, dall’aspetto quasi truce, tutto vestito di nero, capelli neri, fitti, fronte bassa, grossi mustacchi neri da questurino; stringe continuamente le pugna e parla con sforzo, anzi con violenza a stento contenuta. Di tratto in tratto s’asciuga il sudore con un fazzoletto listato di nero. Gli occhi, parlando, gli restano costantemente duri, fissi, tetri.

Venga, venga avanti, signor Ponza!

Presentandolo.

Il segretario signor Ponza: la mia signora — la signora Sirelli — la signora Gni — la mia figliuola

— il signor Sirelli — Laudisi, mio cognato. — S’accomodi. ct Grazie. Un momento solo, e tolgo l’incomodo. ct Vuol parlare da solo con me? ct Posso.... posso anche davanti a tutti.... — Anzi....

— E.... è una dichiarazione doverosa, da parte mìa.... ct Oh, ma se è per la visita della sua signora suocera, può farne a meno, sa? Perchè.... ct Non è per questo, signor Commendatore. Tengo anzi a dichiarare che la signora Frola, mia suocera, sarebbe venuta senza dubbio prima che la sua signora e la signorina avessero la bontà di degnarla d’una loro visita, se io non avessi fatto di tutto per impedirglielo, non potendo assolutamente tollerare che ella faccia visite o ne riceva. ct con fiero risentimento. Ma perchè, scusi? ct alterandosi sempre più, non ostante gli sforzi per contenersi.

Mia suocera avrà parlato a lor signori della sua fìgUuola, è vero? Avrà detto loro che io le proibisco di vederla, di salire in casa mia? ct Ma no, creda 1 La signora è stata piena di riguardo e di bontà per lei! ct Non ha detto di lei altro che bene! ct E che s’astiene lei, di salire in casa della figliuola, per un riguardo a un suo sentimento, che noi francamente le diciamo di non comprendere.... ct Anzi, se dovessimo dire proprio ciò che ne pensiamo.... ct Ma si, ci è parsa una crudeltà, ecco! una vera crudeltà! ct Sono qua appunto per chiarir questo, signor Commendatore. La condizione di questa donna è pietosissima. Ma non meno pietosa è la mia, anche per il fatto che mi obbliga a scusarmi.... a far qui davanti a loro una dichiarazione che soltanto.... soltanto una violenza come questa poteva costringermi a fare.

Si ferma nn momento a guardar tutti, poi dice lento e staccato.

La signora Frola è pazza.

TUTTL

Pazza! ct Da quattro anni. ct Oh Dio, ma non pare affatto I ct Come, pazza? ct Non pare, ma è pazza. E la sua pazzia consiste appunto nel credere che io non voglia farle vedere la figliuola.

I Con orgasmo d’atroce e quasi feroce commozione.

Quale figliuola, in nome di Dio, se è morta da quattro anni la sua figliuola?

Tutti

Morta? — Oh!... — Come? — Mortai ct Da quattro anni. È impazzita proprio per questo. ct Ma dunque, quella che lei ha con sè..« ct L’ho sposata da due anni. È la mia seconda moglie. ct E la signora crede clie sia ancora la sua figliuola? ct È stata, se cosi può dirsi, la sua fortuna. Quando dalla finestra della stanza dove la tenevano custodita, mi vide passare per via, la prima volta, con questa mia seconda moglie, si mise improvvisamente a ridere, a piangere, a tremar tutta di felicità: volle rivedere la sua figliuola, viva, in questa mia seconda moglie, e scampò dallo stato di tetra disperazione in cui era prima caduta in quest’altra forma di pazzia, lucida, che consiste appunto nel credere che non è vero che la sua figliuola è morta, ma che sono io che voglio tenermela tutta per me e non voglio più fargliela vedere. Si rianimò tutta; si calmò d’un tratto; è quasi come guarita.... — tanto che — lor signori l’hanno veduta, l’hanno semita parlare — non sembra alTalto. ct Affatto! Affatto! ct Dice che è contenta così.... ct Lo dice a tutti. Ed è per me, veramente, piena di affetto e di gratitudine.... Perchè credano che io faccio di tutto per assecondare, anche a costo di gravi sacrifìzii, questa pietosa follia.... Mi tocca tener due case; obbUgo mia mogUe, che per fortuna si presta caritatevolmente, a secondare anche lei la follia.... S’affaccia alla finestra, le parla, le scrive.... — Ma carità, ecco, dovere.... fino a un certo punto, signori l Non posso costringere mia

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