Front matter
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Ai lettori
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La pubblicazione di questo libro si deve alla convinzione che non manchi di importanza.
Se qualcuno osserverà che una parte delle idee in esso contenute sono state da altri manifestate prima di me, non sembrerà a nessuno inutile l’averle ripetute a proposito di un argomento tanto importante, come quello dell’educazione della donna.
Se poi qualche altro noterà che sono troppo dure alcune verità da me affermate, le quali derivano però spontanee da fatti che mi son noti e dalla esperienza che ho della vita, si ricordi che io ho scritto
Considerato lo stato presente, troppo sconfortante, dell’educazione femminile, mentre essa ha la più grande influenza sull’avvenire della società, ho creduto mio dovere di cittadino e di educatore dire francamente la verità a proposito di certe questioni educative scottanti. Molti cercano, scrivendo, di evitarle per non urtare le suscettibilità di nessuno; ma io penso che convenga trattare tali questioni, serenamente, massime se hanno relazione con interessi vitali della Nazione.
“Amor mi mosse che mi fa parlare„, amore per una migliore e più seria educazione della donna, cosa che vorrei veder presto attuata per il bene della patria.
1 gennaio 1901.
I. Importanza dell'educazione della donna
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Influenza della donna sulle azioni umane. — La madre. — La sposa. — La figlia. — La sorella. — La donna ispiratrice degli artisti. — La donna nella vita e negli ordinamenti sociali. — Necessità e importanza della sua educazione.
Non occorreranno molte parole per dimostrare la grande importanza dell’educazione femminile, perchè la donna, in qualunque condizione si trovi, sia madre, sia sposa, sia sorella, esercita un’influenza decisiva sulle azioni umane.
esclamava giustamente il , quando la nostra patria era schiava dello straniero. La donna, come madre, è la prima educatrice dei proprî figli e l’ispiratrice delle loro virtù. Occupandosi lungamente di essi, fin dalla tenera età, può studiarne l’indole e le inclinazioni, può frenare gl’impulsi cattivi dei loro animi e svilupparne i buoni, può istillare di buon’ora nei loro cuoricini i primi sentimenti della virtù, che il tempo non cancellerà mai.
Chi non ricorda la profonda impressione che gli facevano le parole della propria madre quando, bambino, lo invitava a inginocchiarsi, a congiungere le mani e a pregar Dio alzando gli occhi al cielo? Chi non ricorda le tenere parole di lei quando lo invogliava a soccorrere il misero, che stendeva la mano per chieder l’elemosina? Chi non ricorda la commozione provata quando la mamma, facendogli volgere lo sguardo intorno all’orizzonte, gli disse: «Senti, figlio mio, di là dai monti che limitano il nostro sguardo, vi sono altri paesi come questo in cui tu sei nato; quei paesi sono abitati da altre persone come noi; quegli abitanti sono nostri fratelli, sono italiani come noi e bisogna amarli »?...
La madre dà ai figli la prima idea di Dio, del prossimo e della patria e ispira nei loro animi i più santi affetti; e i figli serbano sempre il più vivo ricordo delle cure materne per la loro educazione, mostrandolo anche col più vivo amore per lei, il quale è maggiore di quello che portano al proprio padre.
Spesso il semplice ricordo degli avvertimenti materni è pei figli un freno alle cattive azioni. «Mia madre mi ha detto che non bisogna fare questa cosa; che direbbe se sapesse che l’ho fatta?...» Quante volte tutti abbiamo pensato in questo modo! E il pensiero di non recare a nostra madre un dispiacere, ci ha fatto desistere dal far cosa da lei riprovata.
L’influenza della madre sulle azioni dei figli non cessa nè col crescere degli anni nè col loro allontanamento dalla casa paterna. Chi è che, giovane o adulto, capo di una famiglia propria, non ama, nelle vicende della vita, di andare a prender consiglio dalla propria madre? Come sarebbe caro a tutti il poter sentire, nelle aspre lotte della vita e nelle avversità della fortuna, la voce consolatrice e incoraggiante di colei a cui si deve la vita!
E qual figlio può rispondere con un rifiuto al giusto volere di sua madre? Coriolano che, per vendetta, aveva commessa la nefanda azione di portare le armi contro la propria patria, non sa resistere ai giusti rimproveri dell’amata genitrice e s’allontana da Roma placato e pentito.
Nè l’influenza dell’amore e del volere materno cessa con la morte di lei. Noi portiamo scolpiti in noi i suoi avvertimenti e i suoi consigli e ci par di sentir sempre, anche dalla tomba, la sua voce d’amore e d’ammaestramento. Spesso il nostro pensiero ricorre a lei, e facciamo o non facciamo certe cose, secondo il ricordo della volontà di lei, il quale si affaccia alla nostra mente.
Chi è che, avendo avuto la grande sventura di perdere la propria madre, e, volendo onorarne degnamente la memoria, non s’è astenuto dal compiere certi atti, da lei vietati quand’era in vita, per compierne altri, da lei permessi o a lei graditi? Quante volte avrà detto: non farò o farò questa cosa per memoria di mia madre!
E questa grande influenza dell’amore materno nelle nostre azioni dipende dal fatto che tutti ricordiamo sempre le sue cure affettuose per allevarci, le sue privazioni per non farci mancare nulla, la sua vita di continui sacrifizi per il nostro bene, per allontanarci da ogni male, per farci crescere buoni e virtuosi. Oh l’amore materno! Di che cosa non è capace? Ben a ragione il Giusti fa dire ad una madre che veglia il suo bambino dormente:
Dopo la madre, la donna che esercita una grande influenza sull’animo dell’uomo è la sposa, la quale, come dice giustamente il Michelet, s’eleva a madre dell’uomo che la scelse per compagna. Infatti, col suo affetto gentile, con la dolcezza de’ suoi modi, con la sua vita di abnegazione pel bene della famiglia, essa diventa l’idolo del marito e ne padroneggia l’animo, sino a spingerlo talvolta a fare azioni che contrastano con le opinioni di lui.
E ciò è naturale. Chi potrebbe resistere alle giuste preghiere della diletta compagna della sua vita? Ella non vive che per il marito e per i figli; e il suo amore, tenero e costante, merita di essere contraccambiato pure con qualche sacrifizio.
Ma la sposa affezionata si astiene dal chiedere al marito cosa che non sia ragionevole, giusta e necessaria, perchè essa si sente onorata delle virtù, della dignità e del prestigio di lui. Essa cerca d’indovinare i desideri del marito, di temperarne dolcemente i difetti, di correggere i propri per evitare gli alterchi, e di dar prove continue di quella gentilezza d’animo, che giova molto ad accrescere la stima. Così la sposa diventa l’ispiratrice dei nobili sentimenti del marito, come è sempre la confortatrice dei dolori di lui. Spesso l’uomo, nelle sue gravi occupazioni, nelle lotte quotidiane per la vita, nelle contrarietà che gli attraversano la via da percorrere, prova grandi dispiaceri, ed ha l’animo inquieto e agitato. Allora egli trova conforto nell’amore della sua compagna, che, accorgendosi subito delle eccezionali condizioni dell’animo di lui, lo consola e, con la bontà del cuore e la dolcezza del carattere, facendo forza anche a sè stessa (giacchè ella non può non sentire per riflesso gli stessi dolori del marito), gli mostra che le avversità non sono gravi, gl’ispira sentimenti di perdono, anzichè d’ira, e gli apre l’animo alla speranza.
Così la sposa affezionata e gentile, riuscendo a dominare la propria volontà, influisce beneficamente anche su quella del marito e la dirige al bene proprio e della famiglia; così con la mitezza e l’indulgenza del carattere, diventa per lui, nelle sventure, dolce consolatrice e ispiratrice di rare virtù. ct Anche come figlia e sorella può la donna esercitare una benefica influenza sulla pace, sulla serenità, sulla gioia dell’ambiente domestico. La giovanetta buona e pia è, nella casa paterna, conforto e sollievo ai genitori e ispira loro santi propositi pel bene della famiglia. Nè è raro il caso che una giovanetta del volgo, ingentilita e educata per mezzo della scuola, riesca a migliorare indirettamente, col suo esempio, l’animo rozzo e ignorante dei genitori.
Ai proprî fratelli la giovinetta seria e buona è esempio di dolcezza e di virtù e rafforza in essi, rende più saldo l’amore della famiglia. Con l’indole mite e rassegnata, con gli atti gentili, con la dolce e persua- siva parola, con le amorevoli cure, che vanno sino al sacrifizio nei casi di malattia, ella ispira nei fratelli un sentimento di rispetto spontaneo per lei, il quale li spinge a buoni propositi e a nobili azioni per contraccambiarne l’amore o per farle cosa gradita. Talvolta basta la sola sua presenza per mitigare nei fratelli i dolori, per distruggere le nascenti gelosie, per allontanare dal loro animo i cattivi propositi.
Non v'è amore più puro e più delicato di quello tra fratello e sorella, il quale comincia fin dalla tenera età, nella gioia degli affetti domestici, fra le abitudini della vita in comune, nella comunanza delle carezze materne. «Ti chiamerò col dolce nome di sorella», dice il poeta alla donna de’ suoi pensieri, da lui elevata all’altezza ideale di ispiratrice e signora della sua mente.,
Ma anche fuori dell’ambiente domestico la donna esercita grande influenza sulle azioni umane. Infatti quanta non ne esercita la maestra, al cui ufficio si dedicano comunemente le donne che vogliono esercitare una professione? Educando l’altrui prole, essa ha modo di mostrare le sue più belle doti naturali, la pazienza, la gentilezza, il vivo amore per l’umanità, e può compiere questo nobile ufficio con zelo e abnegazione, migliorando la mente e il cuore delle sue allieve, ingentilendone i costumi, stimolandole continuamente a fare il bene e mostrando loro, in sè stessa, l’esempio della vita seria e dignitosa e dei puri e nobili sentimenti.
E non è grande l’influenza che esercita sugli animi eletti la donna che s’avvicina all’ideale che ne ha con- cepito la mente umana? Non fu la donna che ispirò tante divine creazioni artistiche? Quelle celesti creature che si chiamano , Laura, Eleonora, Lucia, nacquero nella mente di , del , del e del dalla vista di donne viventi, che colpirono la loro fantasia poetica.
Nè solo i poeti ha ispirato la donna col fascino della bellezza o della bontà: pittori e scultori l’hanno divinizzata, raffigurandola come vergine angelica, madre divina, sposa celeste, martire sublime, eroina dell’umanità, dea della giustizia, della carità, della fama, della gloria, ecc. Drammaturghi e tragediografi, analizzando le rare qualità dell’animo di lei, gentile e appassionato, hanno creato tipi ideali di donne, che, rappresentati con arte sulla scena, entusiasmano, rapiscono l’animo degli spettatori, come le protagoniste dei capolavori del , del Sardou, del Marenco, dell’, ecc. La donna ha sempre ispirato le più sublimi creazioni artistiche.
Spesso l’opera della donna ha influito potentemente sulla vita e sugli ordinamenti dei popoli. Le donne sabine, intervenendo nella lotta fra i loro parenti e i Romani, la fecero cessare con le preghiere e riuscirono a far congiungere due popoli in uno solo. La virtù di Lucrezia, che si uccise per non sopravvivere al disonore dell’oltraggio fattole dal figlio di , spinse il popolo romano a cacciare il tiranno. La grande mostrò, col suo esempio, alle matrone romane che l’educazione dei figli pel bene della patria dev’essere il primo pensiero d’una madre. E questo avveniva in tempi pagani, quando la donna, considerata come schiava dell’uomo, era esclusa dalla società civile e obbligata a occuparsi solo degli affari domestici.
Il , nobilitando, santificando l’ufficio di madre, rigenerò la donna, che, congiunta all’uomo dall'amore e non dalla tirannia, potè esplicare liberamente i pregi del suo cuore e sedere regina al focolare domestico, influendo potentemente sull’animo dei figli, del marito e dei fratelli per la rapida diffusione della nuova religione. E allora sant’Elena innalzò la croce di Cristo sulle rovine di e indusse il figlio, l’imperatore , a dichiarare il Cristianesimo religione dello Stato.
Nei tempi di mezzo nuovi tentativi si fecero per avvilire e asservire la donna; ma la castellana, chiusa nell’inaccessibile rocca, ispirò il canto del trovatore, e la nobil donna animò il braccio del cavaliere del medio evo, che fu felice di poter morire col nome della donna del suo cuore sulle labbra. Le donne, accusate di debolezza e di ignoranza dai guerrieri di quel tempo, compirono, con le rare qualità del loro i cuore, il miracolo d’ingentilire talmente l’animo di essi, che diventarono cavalieri pronti ad impugnar sempre le armi per la tutela della donna e per la difesa dei deboli.
Ma la donna fu ingiustamente accusata di debolezza, perchè, se non ebbe mai la forza fisica pari a quella dell'uomo, per effetto della sua speciale costituzione organica, non le mancò, nei gravi pericoli, la forza morale necessaria, che sostituì o accrebbe quella fisica. Anna dei Landi anima colle sue parole l’avvilito guerriero anconitano e lo spinge contro il nemico, e Stamura, in mezzo ad una pioggia di dardi nemici, incendia le macchine guerresche che dànno l’assalto alla città. Cinzica dei Sismondi infiamma col suo coraggio gli atterriti pisani e libera la patria dalle mani dei , e Caterina Segurana, alla testa de’ suoi concittadini, respinge l’assalto dei Turchi alla città di Nizza e impedisce che se ne impadroniscano.
Nei tempi moderni, la donna ha mostrato che il suo ingegno, coltivato e educato, sa elevarsi nelle più alte sfere dell’arte, ed è superfluo citare il nome di tante illustri, che, nella letteratura specialmente, hanno reso celebre il loro nome. Per l’indipendenza e la libertà della patria la donna ha mostrato di quale efficacia sia l’opera sua; e basta citare, per tutte le madri italiane, il nome venerato di Adelaide Cairoli. «Non vi è apostolo e martire di una santa causa — dice il — a cui non abbia dato un soffio dell’anima sua o una fidanzata valorosa o una sposa eroica o una madre grande».
Nell’ultima gloriosa e santa guerra nazionale per la liberazione delle terre italiane soggette all’Austria, la donna ha saputo ben disimpegnare, nelle officine, nelle industrie, negli uffici pubblici, ecc. l’opera dell’uomo, venuta meno per la chiamata alle armi, ed ha dato prova di grande patriottismo incoraggiando alla guerra e sopportando con fortezza e rassegnazione il profondo dolore della perdita dei figli, dei fratelli, dei genitori, periti nell’immane conflitto. Così essa ha contribuito efficacemente alla vittoria e alla grandezza della patria. In ogni tempo l’opera della donna ha influito potentemente sulle azioni umane e sulla vita dei popoli e «al dolce raggio delle sue pupille» perfino «il ferro e il fuoco domar fu dato». E fa maraviglia che non pensino a ciò coloro che oggi, in tempi di grande libertà, parlando dell’emancipazione della donna, non riconoscono che essa impera sovrana nel regno domestico, facendo sentire intorno la sua influenza, che si estende indirettamente su tutta la vita sociale.
Ma ben ne son convinti coloro che comprendono quanto sia importante l’apertura delle scuole e degl’istituti per l’educazione femminile. Ben ne son convinti i padri di famiglia, che, mentre prima ritenevano sufficiente per le loro figliuole un po’ di leggere, scrivere e far di conti, insieme con i lavori donneschi, ora desiderano per esse una maggiore istruzione, e lo prova il fatto che le scuole elementari, complementari e normali femminili sono sempre insufficienti al bisogno.
Senza ricorrere ad altri argomenti e senza far lusso di autorevoli citazioni, che in questo caso mi sembrano inopportune, credo di poter affermare che, essendo grande e a tutti manifesta l’influenza esercitata dalla donna nella società umana e nel progresso della civiltà, bisogna dare la più grande importanza alla educazione di lei. Potremo osservare che talvolta l’influenza della donna si esercita nel male, anzichè nel bene, perchè può essere, come dice la signora Cordelia, profumo che imbalsama o miasma che avvelena, raggio che avviva e consola oppure fiamma che abbrucia e distrugge. Difatti certi atti di debolezza, di odio, di gelosia, di vendetta degli uomini, e anche certi brutti reati sono talvolta ispirati dalla donna, dalla qual cosa ha avuto origine il motto cherchez la femme; ma ciò rende più necessaria una maggior cura dell’educazione di lei, secondo la sua indole, il suo carattere, le sue tendenze, la sua missione.
Potremo pure osservare che l’educazione della donna è molto ardua, e il scrisse: «Difficile educare il cuore di una donna. Chiunque vi si accinge dovrebbe tremar di sè stesso...». Ma quanto più gravi sono le difficoltà, tanto maggiori debbono essere le cure per vincerle.
L’educazione della donna è difficile, perchè grande e delicata è la sua missione. Come figlia, vogliamo che sia gentilezza, sorriso, gioia della casa; come sorella, ispiratrice di generosi e nobili sentimenti ai fratelli; come sposa, la dolce e affettuosa compagna dell’uomo, conservatrice di alti sentimenti e di virtuose abitudini; come madre, la maestra esemplare e costante, l’ispiratrice di ogni virtù e di ogni nobile ideale nei figli. Ebbene, l’educazione di chi deve compiere questa difficile, delicata e alta missione sociale deve essere circondata dalle maggiori cure.
Vediamo intanto quello che si fa in Italia per l’educazione della donna e se è adeguato alla missione che essa deve compiere nella società moderna.
II. L'educazione della donna nella scuola
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Cominciamo dall’esaminare l’opera educativa delle scuola.
Per l’istruzione e l’educazione della donna abbiamo fra noi, le scuole elementari, le complementari e le normali, oltre alle scuole professionali femminili e alla scuole secondarie e universitarie, frequentate anche dalle donne. Delle prime faremo parola in particolare, perchè mirano o, meglio, possono mirare, direttamente all’educazione della donna; delle scuole professionali diremo qualche cosa a luogo opportuno; delle scuole secondarie e universitarie non faremo parola, perchè esse sono frequentate solamente da quelle giovani che vogliono darsi alle stesse professioni liberali degli uomini: ma non mancheremo di esaminare le conseguenze di questo fatto importantissimo, che ha una stretta relazione con la vita e l’avvenire della società. Non parleremo neppure delle scuole superiori femminili di magistero, perchè esse sono una specie di scuole universitarie, che non hanno per fine l’educazione della donna, ma di fornire alle giovani che vogliono dedicarsi all’insegnamento secondario, complementare e normale, la coltura adatta per tale ufficio. ct Carattere, indole e missione speciale della donna. — Necessità d’una educazione particolare. — Difetti dei vigenti programmi didattici, comuni per la scuola elementare maschile e per la femminile. — Modificazioni necessarie. — Istruzioni speciali per la maestra intorno all’educazione morale delle sue allieve. — Libri di lettura e altri mezzi educativi speciali.
L’indirizzo educativo delle nostre scuole elementari è comune a maschi e a femmine. I programmi governativi prescrivono le stesse cose per le classi maschili e per le femminili, e neppure nelle pregevoli istruzioni che li accompagnano si fa parola di una speciale educazione conveniente a ciascun sesso e specialmente a quello femminile. Da che dipende questa omissione?
Non certamente da dimenticanza, perchè le autorevoli persone che attesero alla compilazione dei vigenti programmi non potevano ignorare che la donna, benchè formata, come l’uomo, di anima e corpo, ha carattere e indole diversa, oltre ad avere una speciale missione da compiere. Il suo sistema nervoso è più irritabile di quello dell’uomo, più squisiti ne sono i sensi, più delicate le fibre, più impressionabile lo stato emozionale, che la rende più accessibile al dolore, più vivace e più attiva l’immaginazione, più analitico che sintetico il lavoro della mente, più mite e più arrendevole l’animo, più docile la volontà, più prepotente la forza del sentimento su quella della ragione, ciò che può essere un grave difetto. E poichè è principio pedagogico indiscutibile che l’educazione deve confor- marsi ai caratteri speciali della psiche dell’educando è chiaro che essa non può essere simile pei due sessi che hanno pregi e difetti ingeniti diversi.
Forse la mancanza nei programmi delle nostra scuole elementari di uno speciale indirizzo per l’educazione delle fanciulle, dipende dal concetto che la prima istruzione debba essere comune a maschi è a femmine. Ma credo che questo sia un errore.
È giusto che la donna, fin dalla tenera età, sia istruita come l'uomo, perchè è finito per lei il tempo di quella barbara schiavitù, a cui abbiamo innanzi accennato, nel quale essa era condannata a filare e a custodire la casa. Ma, come è noto a tutti, l’istruzione e l’educazione devono essere utili per la vita; perciò la coltura e l’indirizzo educativo devono essere un po’ diversi pei due sessi fin dalle prime scuole.
La donna ha, come si è detto, una speciale missione da compiere, per l’ufficio della maternità assegnatole dalla natura, e mostra fin dalla infanzia il suo istinto per questo ufficio. Ho io bisogno di ricordare l’amore e la passione delle fanciulle per le bambole! Non si deve tener conto dell’indole e delle speciali tendenze dell’individuo per educare con efficacia? Non bisogna cominciare dalla tenera infanzia a destare e a tener vivi i buoni sentimenti, perchè si trasformino per tempo in abiti e esercitino la loro benefica influenza sulle azioni della vita? E tutti sappiamo che i sentimenti destati dell’infanzia si conservano molto a lungo, perchè impressionano animi vergini, che perciò sono facilmente plasmabili.
Ci sono, è vero, molte cognizioni che bisogna far apprendere, nelle scuole elementari, tanto ai fanciulli che alle fanciulle; ma ve ne sono molte altre che sono più adatte o più necessarie per gli uni o per le altre. E, facendo un breve esame dei vigenti programmi per tali scuole, noto che se non v’è nulla a ridire su quelli riguardanti l’insegnamento della lingua, v’è da osservare parecchie cose su quelli dell’aritmetica, della storia e delle scienze fisiche e naturali.
Per esempio, non sono necessarie per le fanciulle le nozioni riguardanti i rapporti e le proporzioni, quelle per la misurazione di tutte le figure piane e di tutti i solidi geometrici, e il calcolo sulle misure quadrate e cubiche. Se l’istruzione deve servire per la vita, quali occasioni avrà la donna, che generalmente deve attendere all’amministrazione domestica, di servirsi delle suddette nozioni?
Per la storia patria il programma governativo prescrive in 3* classe: «racconti storici riguardanti i fatti e gli uomini più notevoli dell’Italia dal 1848 al 1870». E delle donne che contribuirono efficacemente alla nostra libertà, unità e indipendenza neppure una parola. Forse non ce ne furono? E Anita Garibaldi, Giuditta Arquati-Tavani, Adelaide Cairoli, ecc.?
Nel programma di storia per le altre classi è da notarsi la stessa omissione, e alle donne più notevoli non si fa un accenno neppure nelle istruzioni che si dànno agl’insegnanti, mentre di donne illustri per amor patrio, virtù civili, grandezza d’animo e di mente è molto ricca la storia della nostra patria. Eppure è l’esempio delle altre donne che può influire più efficacemente sull’animo delle fanciulle e delle giovanette, affinchè l’insegnamento della storia patria ispiri, se- condo il suo fine, il sentimento del dovere, la devozione al bene pubblico e il vivo amor di patria.
Per l’insegnamento delle scienze fisiche e naturali sembrano superflue per le fanciulle le nozioni riguardanti la pesca, l’industria mineraria, manifatturiera, ecc. prescritte per la 6a classe, perchè potrebbero bastare per esse pochi cenni adatti nei libri di lettura.
Insomma i programmi delle scuole elementari hanno bisogno di essere ristretti in più angusti limiti per le scuole femminili e di essere, in alcuni punti, diversi da quelli delle maschili.
Sfrondandoli di tutto ciò che è superfluo all’istruzione e all’educazione delle fanciulle, è possibile ottenere che le maestre diano maggior importanza all’insegnamento dei lavori donneschi, che molte trascurano del tutto, perchè preoccupate dal fatto di dover svolgere lo stesso programma delle scuole maschili e in tempo relativamente minore, avendo un insegnamento di più, quello appunto dei lavori donneschi.
A diminuire l’importanza di questo insegnamento contribuiva prima anche il fatto che non era prescritto nessun saggio d’esame, e fu perciò molto opportuna la pubblicazione dei programmi di lavori donneschi del 10 aprile 1899, con l’obbligo degli esami.
Sfrondando del superfluo i programmi delle scuole elementari femminili, determinando bene quelle nozioni che per esse debbono essere diverse dalle altre prescritte per le maschili, bisogna pure mettere in evidenza il particolare fine educativo dell’istruzione femminile. Si sa, la buona maestra deve saper prendere occasione da tutti gl’insegnamenti per fare acquistare alle alunne buone abitudini mentali e per migliorarne continuamente l’animo. Ma quante sono le maestre, che si ricordano di questo fine principale dell’insegnamento elementare? La preoccupazione di dover svolgere lo stesso programma didattico delle scuole maschili, in un tempo relativamente più breve, e lo spauracchio dei risultati finali, da cui molti sogliono ancora giudicare in modo assoluto l’opera degl’insegnanti, pesano come un incubo sull’animo di molte maestre, e le spingono a non andar tanto pel sottile nell’insegnamento e a contentarsi che le alunne apprendano alla meglio le nozioni prescritte. Ed esse finiscono col dare alle scolare una verniciata di quell’erudizione pappagallesca di cui molte ragazze fanno sfoggio nella vita; ma qual è stata l’opera educativa compiuta?...
Or bene, sarebbe utile prescrivere nelle istruzioni che dovrebbero accompagnare i programmi speciali per le scuole femminili, che l’opera della maestra non consisterà solo nell’insegnare con profitto delle alunne e nel rendere educative per la loro mente le nozioni prescritte, ma anche nel migliorare sempre più il loro animo.
Migliorare sempre più l’animo delle scolare: ecco il compito principale di una maestra, al quale non v’è tempo che basti, perchè il suo sguardo acuto deve saper penetrare nel fondo dell’anima di ciascuna allieva, scrutarne l’indole, rilevarne i pregi e i difetti, studiar le cause di questi e correggerli con perseveranza, destando e fecondando specialmente i buoni sentimenti adatti, che si trasformeranno in buone azioni, le quali, ripetute, costituiranno le buone abitudini a cui deve
mirare una savia educazione morale. Nè questo e tutto, perchè la maestra deve saper amare le alunne e farsi amare da esse, deve esercitare su di loro, con la sua virtù serena e modesta, una specie di fascino, una specie di suggestione, quella suggestione psicologica, benefica, che deriva dalla forza dell’esempio.
E di questo studio delle alunne e di questo suo lavoro per migliorarne continuamente l’animo, la maestra deve dar prova nelle ispezioni che si compiono alla sua scuola, se vuol dimostrare che ha compiuto coi fatti, e non a parole, il suo dovere riguardo all’educazione morale delle scolare. E lo dimostrerà presentando al suo ispettore il diario compilato accuratamente e le note biografiche delle sue alunne, di cui deve saper dire i pregi e i difetti specialmente dell’animo, indicando in qual modo ha sviluppato i primi e corretti i secondi. Fino a quando l’educazione non sarà considerata come fine da raggiungere e l’istruzione come mezzo, la scuola non potrà dirsi veramente educativa.
Ma, generalmente parlando, nelle scuole femminili non si dà all’istruzione che s’impartisce l’indirizzo educativo richiesto dalla missione speciale della donna. I temi dei componimenti che si svolgono nelle classi 4a, 5a e 6a non hanno sempre di mira l’educazione della mente e del cuore delle fanciulle: essi debbono essere, è vero, per lo più occasionali e tratti dalla vita delle alunne per essere adatti alla loro intelligenza; ma bisogna saperli scegliere, affinchè giovino ad abi- tuarle a comporre con la propria testa e ad educarne veramente l’animo. Perciò i temi debbono ora esercitare ad osservare, riflettere e ragionare, ora coltivare l’immaginazione, ed ora, anzi spesso, sempre, destare buoni sentimenti.
Anche i quesiti che si dànno a risolvere alle alunne delle scuole elementari non hanno sempre di mira la vita pratica, l’economia domestica e le speciali occupazioni delle donne. Eppure bisogna saper trar partito da ogni insegnamento per educare con efficacia, secondo la particolare natura delle fanciulle e le loro attitudini di mente e di animo.
Ma chi dà la giusta importanza a queste cose? E non è raro il caso che si adottino nelle scuole femminili gli stessi libri di lettura delle scuole maschili, mentre essi, fra gli altri pregi, debbono avere quello importantissimo di rispecchiare le buone abitudini e i buoni sentimenti dei ragazzi e di svilupparli maggiormente. Le abitudini dei fanciulli non sono tutte simili a quelle delle fanciulle, come non ne sono simili tutt’i sentimenti, e gli uni e gli altri debbono essere educati, dalla adolescenza, secondo la speciale missione dell’uomo e della donna; e poichè il libro di lettura deve ritrarre la vita dei fanciulli, cui è destinato, e l’ambiente in cui vivono, per dare all’insegnante occasioni propizie per educarli e istruirli e formare la loro esperienza per la vita, è chiaro che lo stesso libro non può servire utilmente per maschi e femmine almeno nelle classi del corso popolare.
Un ottimo libro per le scuole maschili può essere un libro mediocrissimo per le femminili; e ricordo sempre la disillusione provata da una brava maestra, che aveva adottato per le sue alunne di 5° classe il di , dei libri del quale era ammiratrice, quando s’accorse che non le dava le desiderate occasioni per fecondare certi sentimenti importanti per l’educazione delle fanciulle. Allora, riflettendo che l’autore aveva destinato il suo libro ai ragazzi, lo sostituì con un altro, scritto appositamente per le ragazze.
Per me, credo che, anche per le letture da farsi in famiglia, bisognerebbe consigliare libri differenti per maschi e per femmine; poichè, se è vero che vi sono letture che possono tornare egualmente istruttive ed educative ai due sessi, è vero altresì che il particolare fine istruttivo e educativo da raggiungersi non è lo stesso per i maschi e per le femmine. Quando l’istruzione non è saviamente diretta a educare la mente e l’animo degli alunni, secondo lo scopo di ciascuna scuola, l’opera dell’insegnante non può avere tutta l’efficacia educativa. ct Suo fine. — Necessità di aver di mira in ogni insegnamento la particolare missione della donna. — La scuola e l’educazione morale della donna. — Esame dei programmi didattici vigenti. — Modificazione e raccomandazioni necessarie. — I lavori donneschi.
La scuola complementare ebbe vita legale dalla legge 12 luglio 1896 e sostituì la vecchia scuola preparatoria alla scuola normale femminile; ma il legislatore le volle dare anche vita indipendente, facendone «una scuola di coltura generale adatta alle giovinette», ciò che nulla toglie alla necessaria preparazione per gli studî normali. Perciò la scuola complementare ha carattere proprio e può essere molto utile all’educazione della donna.
Il suo fine è di completare l’istruzione che le giovinette hanno ricevuto nelle scuole elementari e di dar loro una coltura sufficiente per gli uffici a cui la donna potrà dedicarsi nella famiglia o nell’amministrazione domestica e privata; ma potrebbe anche avere, come scuola femminile, un particolare carattere educativo.
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