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Corano

Vincenzo Calza · 1847 · Free in the US

142,467 words · about 9 h 59 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

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Licence: PD-US · Published in 1847 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Corano&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Vincenzo Calza
Language
Italian
Published
1847
Length
142,467 words · about 9 h 59 min
Sections
117 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (117)
  1. Prefazione about 1 min
  2. Indice under 1 min
  3. Notizia biografica su Maometto about 14 min
  4. Capitolo II about 46 min
  5. Capitolo primo under 1 min
  6. Capitolo III about 25 min
  7. Capitolo IV about 27 min
  8. Capitolo V about 20 min
  9. Capitolo VI about 22 min
  10. Capitolo VII about 25 min
  11. Capitolo VIII about 9 min
  12. Capitolo IX about 19 min
  13. Capitolo X about 14 min
  14. Capitolo XI about 14 min
  15. Capitolo XII about 14 min
  16. Capitolo XIII about 7 min
  17. Capitolo XIV about 6 min
  18. Capitolo XV about 5 min
  19. Capitolo XVI about 14 min
  20. Capitolo XVII about 12 min
  21. Capitolo XVIII about 12 min
  22. Capitolo XIX about 7 min
  23. Capitolo XX about 10 min
  24. Capitolo XXI about 9 min
  25. Capitolo XXII about 9 min
  26. Capitolo XXIII about 8 min
  27. Capitolo XXIV about 9 min
  28. Capitolo XXV about 7 min
  29. Capitolo XXVI about 10 min
  30. Capitolo XXVII about 9 min
  31. Capitolo XXVIII about 11 min
  32. Capitolo XXIX about 7 min
  33. Capitolo XXX about 6 min
  34. Capitolo XXXI about 4 min
  35. Capitolo XXXII about 3 min
  36. Capitolo XXXIII about 9 min
  37. Capitolo XXXIV about 6 min
  38. Capitolo XXXV about 6 min
  39. Capitolo XXXVI about 5 min
  40. Capitolo XXXVII about 7 min
  41. Capitolo XXXVIII about 6 min
  42. Capitolo XXXIX about 9 min
  43. Capitolo XL about 9 min
  44. Capitolo XLI about 6 min
  45. Capitolo XLII about 6 min
  46. Capitolo XLIII about 7 min
  47. Capitolo XLIV about 3 min
  48. Capitolo XLV about 4 min
  49. Capitolo XLVI about 5 min
  50. Capitolo XLVII about 4 min
  51. Capitolo XLVIII about 4 min
  52. Capitolo XLIX about 3 min
  53. Capitolo L about 3 min
  54. Capitolo LI about 3 min
  55. Capitolo LII about 2 min
  56. Capitolo LIII about 3 min
  57. Capitolo LIV about 3 min
  58. Capitolo LV about 2 min
  59. Capitolo LVI about 3 min
  60. Capitolo LVII about 5 min
  61. Capitolo LVIII about 3 min
  62. Capitolo LIX about 3 min
  63. Capitolo LX about 3 min
  64. Capitolo LXI about 2 min
  65. Capitolo LXII about 1 min
  66. Capitolo LXIII about 1 min
  67. Capitolo LXIV about 2 min
  68. Capitolo LXV about 2 min
  69. Capitolo LXVI about 2 min
  70. Capitolo LXVII about 3 min
  71. Capitolo LXVIII about 2 min
  72. Capitolo LXIX about 2 min
  73. Capitolo LXX about 2 min
  74. Capitolo LXXI about 2 min
  75. Capitolo LXXII about 2 min
  76. Capitolo LXXIII about 2 min
  77. Capitolo LXXIV about 2 min
  78. Capitolo LXXV about 1 min
  79. Capitolo LXXVI about 2 min
  80. Capitolo LXXVII about 1 min
  81. Capitolo LXXVIII about 1 min
  82. Capitolo LXXIX about 2 min
  83. Capitolo LXXX about 1 min
  84. Capitolo LXXXI about 1 min
  85. Capitolo LXXXII about 1 min
  86. Capitolo LXXXIII about 1 min
  87. Capitolo LXXXIV about 1 min
  88. Capitolo LXXXV about 1 min
  89. Capitolo LXXXVI about 1 min
  90. Capitolo LXXXVII about 1 min
  91. Capitolo LXXXVIII about 1 min
  92. Capitolo LXXXIX about 1 min
  93. Capitolo XC about 1 min
  94. Capitolo XCI about 1 min
  95. Capitolo XCII about 1 min
  96. Capitolo XCIII under 1 min
  97. Capitolo XCIV under 1 min
  98. Capitolo XCV under 1 min
  99. Capitolo XCVI about 1 min
  100. Capitolo XCVII under 1 min
  101. Capitolo XCVIII about 1 min
  102. Capitolo XCIX under 1 min
  103. Capitolo C under 1 min
  104. Capitolo CI under 1 min
  105. Capitolo CII under 1 min
  106. Capitolo CIII under 1 min
  107. Capitolo CIV under 1 min
  108. Capitolo CV under 1 min
  109. Capitolo CVI under 1 min
  110. Capitolo CVII under 1 min
  111. Capitolo CVIII under 1 min
  112. Capitolo CIX under 1 min
  113. Capitolo CX under 1 min
  114. Capitolo CXI under 1 min
  115. Capitolo CXII under 1 min
  116. Capitolo CXIII under 1 min
  117. Capitolo CXIV under 1 min

Continue:

Prefazione

Se potesse supporsi che un individuo non avesse cognizione che di un solo di tutti i colori che esistono al mondo, non potrebbe egli pronunziarsi sulla preferenza da dare all’uno piuttosto che all’altro, o non amerebbe per conseguenza che quello solo da lui conosciuto; similmente chi non conoscesse altra lingua che quella del suo paese, troverebbe incredibile che ve ne fossero delle altre, ed impossibile l’intendere ed il parlare fuorchè la propria: così egualmente chi non conoscesse che la Religione nella quale è nato, cresciuto, ed educato, non si persuaderebbe che vi fossero altre Religioni, e non vi sarebbe mai la speranza e la possibilità che alcuno dalla falsa si convertisse alla vera.

Ma, ritenuto per fondamentale principio che la Religione di Gesù Cristo è la sola, solissima, da professarsi, non può essere inutile a qualunque fervido e zelante Cattolico, Apostolico, Romano, la conoscenza delle altre Religioni per rilevarne gli errori, facendone il confronto colla vera, e per vieppiù consolidarsi nella medesima.

Ciò premesso non sarà cosa nè disgradevole, nè riprovevole sotto verun rapporto la traduzione nell’idioma italiano del Corano (El-Koran) codice religioso, Civile, Criminale, e Politico de’ Musulmani, composto da Maometto, parte alla Mecca, parte a Medina, e formato di N° 114 Capitoli, contenenti 6242 versetti.

Questa traduzione è tratta dal testo arabo coll’ajuto di quella francese del sig. Kasimirski, che è la più recente, ed i cui Commenti sono i più ragionati di quei degli altri illustratori del Corano; una Notizia Biografica di Maometto precede.

Valga questa prefazione per imparare all’intelligente lettore l’unico scopo che ha avuto l’autore nell’eseguire la traduzione del Corano, ed acciò nessuna diversa interpretazione sia data a simile lavoro.

Indice

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Notizia biografica su Maometto

Maometto, o Mohammed (secondo l’ortografia e la pronunzia degli Orientali) nacque il 1° aprile 569 di G. C. alla Mecca città dell’Hedjaz; provincia dell’Arabia; ebbe per padre Abdallah figlio di Abdhal Mottalib; e per madre Amina figlia di Wahib; apparteneva così doppiamente alla tribù dei Coreiciti, tribù di grande popolazione e possanza, che si era arricchita col commercio, e resa importante coll’esercizio della sovranità della Mecca, e la custodia del tempio di Kaaba; doveva anche la sua importanza all’antichità ed allo splendore della sua origine. Ismaele figlio di Abramo, quel rappresentante del culto della razza semitica, si era stabilito alla Mecca, e divenne il padre di una tribù che in una certa epoca ricevè il nome di Coreic, o Koreich. Gl’istorici musulmani ammettono senza contestazione la genealogia di Maometto per 21 generazioni fino ad Adnan discendente d’Ismaele, e da Adnan in poi vi è una lacuna che non può riempirsi; si aggiunge che ciascuno degli antenati di Maometto avesse impressa sul volto la luce profetica trasmessa in ultimo luogo, ed estinta nel figlio di Abdallah. Se non prestiamo fede ai racconti dei miracoli che si dicono aver accompagnata la nascita di Maometto, o i giorni della sua infanzia, non troviamo niente di straordinario nella sua vita fino all’epoca del suo apostolato; perdè suo padre che aveva appena due mesi, e sua madre all’età di dieci anni; la di lui educazione fu affidata in pria al suo nonno, e poscia al suo zio Abou-Taleb; quest’ultimo lo condusse seco nel suo viaggio a Bosra, in Siria, e fu là (secondo si dice) che Maometto incontrò un tal Bahira che, indovinando i futuri destini del giovane Coreicita, raccomandò allo zio di vigilare su lui, e sopratutto di premunirlo contro gli artifizj degli ebrei; al di lui ritorno in Arabia, Maometto prese parte alla guerra che la sua tribù sosteneva contro i Benou-Hawazin per la violazione del mese sacro, El-fedjar; questa partecipazione si riduceva nonostante a ben poca cosa, giacchè Maometto essendo ancora assai giovane non faceva che raccorre le frecce lanciate dai combattenti; a ventiquattro anni andò due volte nel Yemen, e fece poi un secondo viaggio in Siria con un certo Meissara che faceva gli affari di una ricca vedova chiamata Khadidja; in questa occasione si abboccò con alcuni religiosi cristiani i cui discorsi poterono esercitare una grande influenza sul di lui spirito. La condotta di Maometto fu tale durante questo viaggio, che Khadidja al di lui ritorno dalla Siria gli offrì la sua mano e le sue ricchezze; Maometto avea allora 25 anni, e regalò alla sua sposa, che ne avea 40, venti giovani camele a titolo di dono nuziale. Cinque anni dopo, i Coreiciti erano occupati a riedificare il tempio della Kaaba divorato già dalle fiamme; allorchè bisognò posare in una parte del tempio la pietra negra, cosa di grandissima venerazione, tutte le divisioni della tribù ambirono caldamente quest’onore, e siccome la contestazione poteva degenerare in contesa, si determinò infine di rimettersi alla decisione del primo cittadino che entrerebbe per la porta del tempio. Maometto, che lavorava anch’esso alla riedificazione di questo tempio, e che era stato assente per alcune ore, vi entrò, fu preso per giudice, fece mettere la pietra negra sopra un mantello, di cui un membro di ciascuna tribù doveva tenere una parte, e posò la pietra negra colle sue mani. Maometto che si era già acquistata la reputazione di uomo da bene, ed il soprannome di Emin (leale e fedele), si conciliò con questa decisione l’approvazione e la stima generale, giacchè, ponendo d’accordo le pretese di quattro famiglie, seppe, senza ferirle, contentare onorevolmente i Coreiciti in una circostanza così solenne. Da questa epoca in poi l’istoria di Maometto non ci apprende nulla sulla sua vita fino all’età di quarantanni, che fu l’anno della di lui missione. Fin dalla sua infanzia si era sempre riconosciuto in esso un gusto deciso per la solitudine, e spesso colla sua famiglia si ritirava sulla montagna di Harra, vicina alla Mecca, ove passava le notti intere nella solitudine e nella meditazione; le memorie che gli lasciavano i suoi viaggi in Siria, le discussioni avute coi cristiani e con gli ebrei sparsi in tutta l’Arabia, lo spettacolo delle loro dispute religiose, la devozione dei monaci, la vita inquieta e selvaggia degli Arabi, tutte queste cose insieme non orano estranee alle gravi preoccupazioni di Maometto; in poco tempo la di lui mente si esaltò, sentì scorrere nelle vene il sangue d’Ismaele figlio d’Abramo, e conservatore del dogma dell’unità di Dio; si credè anche chiamato a spezzare gl’idoli della sua nazione, siccome aveva fatto il suo avolo.

Arrivato a 40 anni, un giorno, assorto nelle sue meditazioni, credè di sentire una voce che gli gridava:

«Leggi in nome di Dio che ha creato l’uomo, che ha insegnato all’uomo la Scrittura, e che gli ha imparato ciò che esso non conosceva (Corano Cap. 96).» Andò in mezzo alla montagna, ed intese un’altra voce: «O Maometto! tu sei l’Apostolo di Dio, ed io son Gabriele.» Questa voce decise della sua missione profetica; raccontò la visione a sua moglie, la quale ne fece subito parte a Warka-ben-Naufel di lei cugino, uomo versato nelle Scritture; costui ammise la possibilità della rivelazione, e vide in Maometto il Mosè degli Arabi; Khadidja abbracciò per la prima la nuova fede, e dopo essa Alj figlio di Abou-Taleb, Zaid, e Abou-Bek’r. Ma l’influenza morale che esercitò Maometto su coloro che lo circondavano, non potè subito farsi gran largo, e non fu che dopo tre anni, e dopo molte discussioni ed iniziazioni segrete, che dichiarò apertamente la guerra alle antiche credenze dei suoi concittadini; le prime prediche gli attirarono dapprima molte derisioni, e più tardi l’odio e l’invidia lo perseguitarono fino nella sua famiglia; sebbene questi dispiaceri fossero largamente ricompensati dal guadagnare alcuni uomini rimarchevoli, come Omar, e Hamza, pure una gran quantità di proseliti fu obbligata di abbandonare la Mecca, e fuggire sino in Abissinia le persecuzioni degli idolatri; i Coreiciti si erano fino impegnati per patto a non aver più rapporti con i Benou-Hachem, che per legami di sangue erano del partito di Maometto; infine, costretto egli stesso di lasciare la sua patria, passò tre anni in una gola di montagna con i suoi seguaci più zelanti; di là si recò alla città di Taief per cercarvi degli alleati contro la Mecca, ma fu accolto con derisioni ed insulti, e quindi fece nuovamente ritorno alla Mecca, ove trovò gl’idolatri più che mai ostili alla nuova fede; dopo altri tentativi inutili presso varie tribù Arabe riunite alla Mecca in occasione del pellegrinaggio, dovè abbandonare questa città, e passò a Jatrib, città dell’Hedjaz chiamata d’allora in poi Medina (Medinet en’Nabi, città del profeta) dove lo chiamavano già molti amici della sua causa; questa partenza dalla Mecca, operata con inganno per evitare una morte certa, fu chiamata in seguito egira (hidjret, che significa fuga) e questa epoca fissò il principio dell’era maomettana. Maometto si vide fin d’allora alla testa dei Mohadjer (emigrati) sortiti dalla Mecca, e degli Ansar (ausiliarj) cittadini di Jatrib venuti dalla Mecca per dargli ajuto; sviluppando sempre la sua dottrina con aggiunte successive fatte ai versetti del Corano che già aveva rivelati, ovunque egli passava, fondava case di orazione, e s’occupava nel tempo istesso ad organizzare le sue forze. Nel secondo anno dell’egira ordinò che ogni musulmano si scegliesse un amico con cui si legasse indissolubilmente come fratello, e mentre questa istituzione stabiliva vincoli stretti per vieppiù consolidare il nuovo culto, varie altre istituzioni nella stessa epoca tendevano a separare esteriormente i musulmani dalle popolazioni circonvicine. Un avvenimento importante segnalò quest’anno: sapendo Maometto che una carovana di Coreiciti, forte di 950 uomini, si avvicinava a Medina, sortì dalla città, attaccò il nemico (il 1° marzo 624) e lo battè completamente; questo primo vantaggio ottenuto contro gl’idolatri non era certamente capace di scoraggirli, molto meno di annientarli, ma ispirò ai musulmani la fiducia nelle proprie forze, e fece conoscere che Maometto non era un semplice apostolo, ma anche un generale. Se si riflette che dopo 12 anni di predicazione, Maometto in questo primo conflitto non potè opporre al nemico che due cavalieri e 311 fanti, si comprenderà quanti ostacoli si erano frapposti alla propagazione della nuova dottrina, e di quale importanza fosse il menomo successo.

La vittoria riportata fu di un risultato decisivo e fecondo, avendo posto Maometto l’anno seguente alla testa di 1000 uomini, di cui 700 si batterono contro 3000 Coreiciti; questa battaglia seguì a Ohad, e sebbene in principio tutta a vantaggio di Maometto, poco mancò alla fine di perderlo intieramente; i musulmani eccitati da un’avidità cieca si gettarono sul bottino appena ebbero i primi successi, ed il disordine fece mancar loro la vittoria, compromettendo la vita del loro capo che fu ferito. Le spedizioni degli anni seguenti, di Radji, del pozzo di Mouna, e contro la tribù potente di Benou Mostalak, condotte tutte tre con successo, ripararono le perdite avute. Nel sesto anno dell’ egira Maometto conchiuse cogl’idolatri una sospensione per dieci anni, benchè questo passo non piacque ai più zelanti che non ammettevano tregua, ma Maometto profittò di questo armistizio per andare ad assediare la tribù ebrea di Khaibar, e la presa di questa piazza, difesa con ostinazione, fece cadere nelle di lui mani un gran numero di prigionieri, e molti altri paesi vicini, fra i quali Fadak che divenne proprietà della sua famiglia. Rassicurato dalle ultime vittorie sull’avvenire della di lui missione in Arabia, giudicò a proposito d’istruirne i principi dei paesi vicini, e mandò dei messaggi al re di Persia, all’Imperatore Romano, al re di Abissinia, e ad alcuni altri principi cristiani, o idolatri, esortandoli tutti ad abbracciare l’islamismo; quantunque simile appello non fosse bene accolto, e non avesse avuto alcun risultato per il momento, tuttavia contribuì ad estendere la reputazione dell’apostolo degli Arabi; ma bisognava fare un colpo decisivo, e rendersi padroni della Mecca; sembrava che la pace conchiusa coi Coreiciti ne allontanasse il momento, ed i musulmani, ammessi nel santuario della Mecca per fare il pellegrinaggio, non osarono, nè vollero essere gli aggressori; siccome però i Coreiciti mandarono soccorsi alla tribù di Benou-Bek’r loro alleata contro quella dei Benou-Khozaa alleato di Maometto, egli prendendo questo ajuto per una violazione di patti, fece subito i preparativi necessarj, e si avanzò alla testa di diecimila uomini sotto le mura della Mecca; non potendo i Coreiciti opporre una seria resistenza, la città cadde in potere dei musulmani, quasi senza strage, li 12 gennajo 630 di G. C. 8° dell’egira; Maometto vi entrò sopra una camela, e dopo aver fatto sette volte il giro della Kaaba entrò nel tempio abbattendo gl’idoli colle sue proprie mani; lo stesso giorno un Muezzin annunziò (al mezzo giorno) l’ora della preghiera dall’alto della Kaaba, e Maometto inebriato da un successo così strepitoso, ottenuto senza sagrificj, si mostrò generoso verso quegli stessi idolatri che lo avevano perseguitato con tanto accanimento, e non discacciò che soli 6 uomini e 4 donne.

Immediatamente dopo la presa della Mecca mandò molti distaccamenti di cavalleria per sottomettere le tribù dei dintorni, e fece nello stesso anno una spedizione contro tre tribù riunite a Honain; il buon esito di tale combattimento, in principio sfavorevole ai musulmani tuttochè in numero di 12 mila, fu dovuto alla presenza di spirito di Maometto, o, come i suoi storici pretendono, ad un miracolo.

L’assedio della città di Tajef illustrò il fine dell’ottavo anno dell’egira, malgrado che le tribù di essa non si sottomettessero volontariamente, e non abbracciassero l’islamismo che fino all’anno susseguente. Il nono anno fu celebre per la sottomissione del Yemen, e di alcuni principi del nord dell’Arabia in seguito della spedizione di Tabuc, in cui Maometto condusse un’armata di 30 mila uomini fra i quali 10 mila cavalieri, ma non sopravvisse molto tempo. Dopo il pellegrinaggio della Mecca, e la visita dei luoghi santi, chiamata poi la visita d’addio, e finita nel decimo anno dell’egira, se ne ritornò a Medina, e vi restò tutto l’anno; al principiar dell’undecimo cadde malato, e si fece curare nella casa di Aicha, una delle sue mogli, occupandosi fino agli ultimi suoi giorni del progetto di una spedizione contro il falso profeta Mosailamah, e facendo le funzioni di pontefice nella moschea; incaricò Abou-Bek’r di fare la preghiera al popolo tre giorni prima della di lui morte, che accadde li 13 del Rabi-el-Aouel dell’undecimo anno dell’egira (li 8 giugno 632 di G. C.) all’età di 63 anni, secondo il calcolo di che fissa il principio del di lui apostolato dal quarantesimo anno della sua vita; egli fu sepolto nel luogo stesso ove morì, ed il suo sepolcro sopra il quale poi la pietà musulmana innalzò una superba moschea, è rimasto fino a’ giorni nostri un oggetto di venerazione, e lo scopo di frequenti pellegrinaggi.

La morte di Maometto mise la costernazione nel popolo, al punto che taluni non volevano crederla, e che molti volevano apostatare, ma l’autorità di Abou-Bek’r, e di Omar seppe distorli e consolidare l’opera del defunto, il quale non lasciò alcun successore di sesso mascolino, e non fece alcuna disposizione testamentaria, neppure tendente ad impedire che il suo popolo cadesse mai nell’errore; i partigiani di Alj, genero di Maometto, pretendono che il profeta avesse indicato molto prima della sua morte che Alj sarebbe stato il di lui successore; citano alcuni tratti del Corano, ed una massa di tradizioni che stabiliscono una parentela stretta fra Maometto ed i figli di Alj nati da Fatima, e che devono secondo essi essere considerati come un testamento. Maometto ebbe quindici mogli legittime, ed undici concubine, però fino a che visse Khadidja non ebbe altra moglie; eccettuato un figlio, Ibrahim, che ebbe dalla Copta Maria e che morì prima di lui, tutti gli altri erano di Khadidja, da cui ebbe quattro maschi Kasem, Taieb, Taher, e Abdallah, e quattro femmine Fatima, Zeinab, Rokaia ed Omm-Koltum; fra le mogli quelle che ebbero più celebrità furono Khadidja, Aicha, Hafsa, Zeinab ed Omm-Habiba. Un simile numero di mogli, sposate in gran parte negli ultimi anni della sua vita, è in contradizione colle sue prescrizioni del Corano che permettono ai musulmani di sposarne fino a quattro. (Cor. cap. 4.) Maometto, lungi di uniformarsi a questo precetto, sposò tra le altre Zeinab moglie di Zaid che egli aveva reso libero, dopo che costui l’ebbe ripudiata, per non dispiacere al suo profeta, e siccome questo fatto fu di scandalo presso i musulmani, egli lo ricuoprì colla rivelazione del Cielo che gli permetteva di prendere quante mogli gli fosse piaciuto di avere. (Cor. cap. 33.) Nè fu questa la sola circostanza in cui Maometto fece intervenire una immediata rivelazione per far tacere i propositi malevoli de’ suoi settatori; il cap. 24 fece cessare lo scandalo di una accusa d’adulterio contro Aicha, ma i musulmani, lungi dal tirarne conseguenze svantaggiose alla di lui apostolica missione, lungi ancora di accusarlo di trasgressione ai precetti istituiti per tutta la sua nazione, sostenevano che egli non era tenuto ad osservarli, e che nella sua qualità di profeta e di pontefice godeva di certe prerogative particolari ed eccezionali, che nulla alteravano l’impeccabilità indispensabile a qualunque profeta. Gli autori musulmani ci hanno trasmessa una quantità di dettagli relativi alla persona ed alla vita privata di Maometto, tutti presi nelle tradizioni lasciate dai suoi compagni, e queste tradizioni servono nel tempo stesso a completare il Corano, ed a svilupparlo. È difficile di dire oggi se l’arte di leggere e scrivere fosse conosciuta a Maometto; il nome di profeta ignorante e illetterato, che egli stesso si dà nel Corano con una certa affettazione, e forse per far meglio figurare il carattere di uomo ispirato, significava probabilmente che si fosse poco dato allo studio delle Scritture, e dà questa stessa qualificazione agli Arabi in genere in quanto che essi non avevano un libro rivelato, un codice sacro; il modo con cui gli Arabi coltivavano la poesia non permette di negargli molta cultura intellettuale, e si può anche conchiudere da alcuni passaggi del Corano che Maometto istesso conoscesse l’arte di scrivere. Senza esser ricco, aveva di che supplire ai propri bisogni e della sua casa in cui aveva tante mogli; il quinto del bottino che le conquiste gli fornivano, spettandogli come capo, (Cor. cap. 8) serviva ad ingrandire la sua fortuna. Quando dunque i biografi di Maometto parlano della sua estrema sobrietà e delle sue privazioni, quando raccontano con tenerezza che era spesso costretto a stringersi il ventre per far tacere la fame, o che passavano dei mesi senza che in sua casa si accendesse il fuoco, che il pane d’orzo, il latte ed i datteri, erano sovente il suo solo nutrimento, bisogna vedere in ciò l’abitudine di vivere degli Arabi, e le privazioni inseparabili di una vita attiva ed azzardosa, piuttostochè l’indigenza e la miseria; egli coltivava da sè il suo giardino, raccomodava da sè i suoi abiti, ec.... Ma aveva 22 cavalli, 5 mule, di cui la più conosciuta si chiamava Doldol, 2 asini Ofair e Iafur, 4 camele da sella oltre 20 altre da latte, 100 pecore ed alcune capre. Aveva poi 9 sciable, e la più conosciuta, che poi passò ad Alj, è la dhoul-fikar a due lame divergenti verso la punta; inoltre tre lame, tre archi, sette corazze, tre scudi, uno stendardo bianco, una bandiera negra (chiamata okab, aquila negra) che si conserva tuttora a Costantinopoli; il suo sigillo in argento portava queste parole scolpite: Maometto apostolo di Dio.

Alcuni degli oggetti che gli appartenevano, come il mantello (borda) ed il bastone, furono lungo tempo conservati; un turbante verde divenne il se- gnale distintivo della sua discendenza nata da Fatima, come il color negro quello della sua linea collaterale. Maometto era di statura mezzana, testa grande, barba folta, piedi e mani ruvide, ossatura forte e vigorosa, occhi neri, capelli lisci, naso aquilino, gote soffici e colorate, ed i denti un poco radi; ad onta della sua età avanzata aveva appena qualche canuto tanto alla barba che sulla testa; sul dorso fra le spalle aveva una escrescenza di carne come un uovo di piccione che si diceva essere il segno della missione profetica; il suo estrinseco era molto favorevole, perché accompagnato da un espressione di bontà e di nobiltà che allettava, e la dolcezza e l’affabilità con cui trattava gli conciliavano soprattutto lo spirito de’ suoi concittadini; di umore sempre eguale colle persone di qualunque condizione, non lasciava mai per il primo l’uomo che si fermava con lui, nè gli ritirava la mano, salutandolo, prima che colui che gli parlava gli ritirasse la sua; nel capitolo 80 del Corano egli si fa un severo rimprovero per un movimento d’impazienza che gli sfuggì dinanzi un povero; in 17 spedizioni condotte di persona diede spesso esempj di bravura, pazienza e perseveranza a tutte prove; egli era umano, e scordando facilmente gli oltraggi ricevuti, perdonava generosamente a’ suoi nemici i più accaniti appena manifestavano il desiderio di abbracciare la fede. I resultati definitivi ottenuti da Maometto provano meglio di tutto il di lui genio, e la di lui abilità, quantunque i maomettani li spieghino per volontà di Dio, e vedano la sanzione celeste in tutti i miracoli che gli fu concesso di operare. Maometto protesta nel Corano che egli non ha avuta altra missione che quella di chiamare gli Arabi al culto del Dio unico, e d’annunziarne loro la parola; ma se non vediamo alcuna traccia di pretensione nel Corano, tuttavia bisogna pure che confessiamo che alcuni discorsi equivoci impressi fra i suoi partigiani più fervorosi hanno dato vita ai racconti di prodigj, come l’ascensione al cielo, la luna spezzata, la guarigione di un cieco, e tanti altri che i musulmani riguardano quasi come articoli di fede; i più istruiti reputano il Corano come il prodigio più portentoso che un profeta abbia giammai operato, essendo questo libro formato di 114 capitoli, di cui i primi sono lunghi più di 200 versetti, ma gli ultimi non hanno che poche linee. Le materie però non sono distribuite con ordine, ed i racconti dei profeti ebrei e quelli di altri popoli, sono misti ai precetti generali, alle disposizioni transitorie, di modo che è difficile di trovare il filo cronologico delle predicazioni che Maometto faceva ora alla Mecca, ora a Medina, come viceversa è facile di rinvenirvi dei passaggi in contradizione che per svilupparli bisogna riportarsene al sentimento generale che ha prevalso nell’islamismo; è scritto anche in stile conciso, e spesso oscuro, che non sarebbe intelligibile agli Arabi istessi senza l’ajuto dei commenti, i quali per altro sono fatti sulle opere composte nei primi secoli dopo Maometto, che differiscono sicuramente di molto dalla redazione attuale del Corano.

Capitolo II

ct ct ct ct A. L. M. Ecco il libro sul quale non vi è alcun dubbio; è la direzione di coloro che temono il Signore;

Di coloro che credono alle cose nascoste, che eseguiscono esattamente la preghiera, e fanno dono dei beni che loro accordiamo;

Di coloro che credono alla rivelazione che è stata fatta a te, ed a quelli che ti hanno preceduto; di coloro che credono con certezza alla vita futura.

Essi soli saranno guidati dal Signore, essi soli saranno felici.

Per gl’infedeli è lo stesso che tu li avvertisca, o no: non crederanno.

Dio ha apposto un suggello su i loro cuori, e sulle loro orecchie; i loro occhi sono bendati, ed il gastigo crudele li attende.

Vi sono taluni che dicono: Noi crediamo in Dio, e al giorno ultimo, e non ostante questi non sono nel numero dei credenti.

Essi cercano d’ingannare Dio e quelli che credono, ma non capiscono che non inganneranno che loro medesimi.

Un’infermità sta nei loro cuori, e Dio non farà che accrescerla: un gastigo doloroso è riservato loro perchè hanno detto che i profeti erano bugiardi.

Allorquando si dice loro: Non propagate il male nel paese, essi rispondono: Al contrario, noi lo rendiamo migliore.

Essi commettono disordini, ma non li comprendono.

Quando si dice loro: Credete, credete come credono tanti altri, rispondono: Crederemo noi come credono gli sciocchi? Essi sono piuttosto gli sciocchi, ma non lo distinguono.

Se incontrano dei fedeli, dicono: Noi abbiamo la stessa vostra fede; ma appena sono lontani, insieme ai loro tentatori dicono: Siamo con voi, e ci ridiamo di loro.

Dio si riderà di essi; li farà persistere nella loro ribellione, errando nell’incertezza.

Hanno comprato l’errore colla moneta della verità, ma questa compera non ha recato loro profitto; non sono più diretti nella via diritta.

Rassomigliano a colui che ha acceso il fuoco; quando il fuoco ha rischiarato gli oggetti che sono intorno, e che Dio l’ha subito estinto, lasciando gli uomini nelle tenebre, essi non potranno vedere.

Sordi, muti o ciechi, non possono più tornare indietro.

Sono simili a coloro che, allorquando una nube gonfia di tenebre, di lampi e di fulmini, si precipita dall’alto dei cieli, presi dal timore della morte si turano le orecchie colle dita per non sentire lo strepito: intanto il Signore inviluppa gl’infedeli da tutte le parti.

Poco manca che il fulmine non li privi della vista; quando il lampo illumina camminano, quando è bujo s’arrestano. Se Dio volesse toglierebbe loro la vista e l'udito, poichè è onnipotente. O Uomini ! adorate il vostro Signore, quello che ha creato voi, e coloro che vi hanno preceduto. Temetemi.

È Dio che vi ha dato la terra per letto, ed ha inalzato i cieli come un edifizio sulle vostre teste; è desso che fa versare l'acqua dal cielo, che per essa fa germogliare i frutti destinati a nutrirvi. Non date dunque alcun socio a Dio. Voi lo sapete.

Se avete qualche dubbio sul libro che abbiamo mandato al nostro servitore, producete un capitolo almeno simile a quelli che esso rinchiude, e chiamate se siete sinceri, i testimonj che voi invocate a fianco di Dio .

Ma se voi non lo fate, e per certo non lo farete, temete il fuoco preparato per gl'infedeli, il fuoco di cui gli uomini e le pietre saranno l’alimento .

Tutti coloro che credono, e che praticano le buone opere, avranno per abitazione giardini bagnati da acque correnti; tutte le volte che riceveranno i frutti di questi giardini grideranno: Ecco i frutti di cui ci nutrivamo altravolta ; ma non ne avranno che l'apparenza . Troveranno colà donne esenti da qualunque macchia, e vi resteranno eternamente.

Dio non si vergogna di offrire in parabola un moscone, o altro oggetto più degno . I credenti sanno che è la verita che loro viene dal Signore, ma gl'infedeli dicono: Cosa ha voluto dirci Dio nel farci questa parabola? Con simili parabole egli divia gli uni, e dirige gli altri. No, non vi saranno che i cattivi che saranno deviati,

I cattivi. che rompono il patto conchiuso dapprima col Signore, che separano ciò che Dio aveva ordinato di conservare unito, che commettono disordini sulla terra: costoro sono infelici.

Come potete essere ingrati verso Dio, voi che eravate morti, e vi ha resa la vita; verso Dio che vi farà morire, che poi vi farà rivivere di nuovo, e vicino a cui voi tornerete un giorno?

E' desso che ha creato per voi tutto ciò che esiste sulla terra; dopo terminata quest'opera, se ne andò verso il cielo, e ne formò sette cieli, egli che sa fare tutto .

Quando Dio disse agli angeli: Io stabilirò un Vicario sulla terra, gli angeli risposero: Vuoi tu mettere sulla terra un essere che vi propagherà il male, e spanderà il sangue, mentre che noi celebriamo le tue lodi, e che ti santifichiamo continuamente? Io so, rispose il Signore, ciò che voi non sapete.

Dio insegnò ad Adamo i nomi di tutti gli esseri; quindi conducendoli dinanzi agli angeli, disse loro: Ditemi i loro nomi, se siete sinceri.

Lodato sia il tuo nome, risposero gli angeli; noi non possediamo altra scienza che quella che ci hai insegnata, tu sei il sapiente, il savio.

Dio disse ad Adamo: Insegna loro i nomi di tutti gli esseri; e quando ci l’ebbe fatto, il Signore disse: Non vi ho io detto che conosco i segreti dei cieli e della terra, ciò che voi fate in palese, ed occultamente?

Allorché ordinammo agli angeli di adorare Adamo, l’adorarono tutti, ad eccezione di Eblis; costui si ricusò pieno d’orgoglio, e fu del numero degl’ingrati .

Noi dicemmo ad Adamo: Abita il giardino colla tua sposa: nudritevi abbondantemente dei suoi frutti in qualunque parte del giardino essi siano; solamente non vi avvicinate a questo albero per timore che non divenghiate colpevoli.

Satana ha fatto sdrucciolare il lor piede, e li ha fatti scacciare dal luogo ove si trovavano. Noi allora dicemmo loro: Scendete da questo luogo: nemici gli uni degli altri , la terra vi servirà di abitazione e di possidenza precaria.

Adamo apprese dal suo Signore le parole della preghiera: Dio accettò il suo pentimento: egli ama di perdonare all’uomo che si pente; è misericordioso.

Noi dicemmo loro: sortite dal paradiso tutti quanti siete; un libro destinato a dirigervi vi verrà da me; il timore non s’impadronirà mai di quelli che lo seguiranno, e non saranno mai afflitti.

Ma coloro che non crederanno, che tratteranno i nostri segni come bugie, saranno condannati al fuoco eterno.

O figli d’Israele! ricordatevi dei benefizj di cui vi ho ricolmi; siate fedeli alla mia alleanza, ed io sarò fedele alla vostra; riveritemi, e credete al libro che ho mandato per consolidare le vostre Scritture; non siate i primi a ricusar fede ad esse; non andate a comperare coi miei segni un oggetto di niun valore. Temetemi.

Non ricuoprite la verità colla veste della menzogna; non nascondete la verità quando la conoscete.

Osservate esattamente la preghiera, fate l’elemosina ed inchinatevi, come tanti altri si inchinano, dinanzi a me.

Ordinerete voi le buone opere agli altri, mentre voi le trascurerete? Nonostante voi leggete il libronota: non capirete dunque mai?

Invocate in aiuto la pazienza e la preghiera; la preghiera è un peso, ma non per gli umili,

Che riflettono che un giorno rivedranno il loro Signore, e che ritorneranno vicino a lui.

O figli d’Israele! ricordatevi dei benefizi di cui vi ho colmati, ricordatevi che vi ho inalzati al disopra di tutti gli uomini.

Temete il giorno in cui un’anima non pagherà per l’altra anima, in cui non vi sarà da sperare nè intercessione, nè compensazione, nè ajuto.

Rammentatevi che vi abbiamo liberati dalla famiglia di Faraone che vi tormentava con crudeli supplizj; si sagrificavano i vostri figli, e non si risparmiavano che le vostre figlienota. Era una dura prova del vostro Signore.

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