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Chi l'ha detto?

Giuseppe Fumagalli · 1921 · Free in the US

170,061 words · about 11 h 55 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Free in the US: this text is in the public domain in the United States; it may still be in copyright elsewhere.

Licence: PD-US · Published in 1921 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Chi_l'ha_detto%3F&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Giuseppe Fumagalli
Language
Italian
Published
1921
Length
170,061 words · about 11 h 55 min
Sections
95 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (95)
  1. Front matter under 1 min
  2. A chi legge about 12 min
  3. Capitolo 1 about 8 min
  4. Capitolo 2 about 2 min
  5. Capitolo 3 about 4 min
  6. Capitolo 4 about 2 min
  7. Capitolo 5 about 6 min
  8. Capitolo 6 about 1 min
  9. Capitolo 7 about 2 min
  10. Capitolo 8 about 3 min
  11. Capitolo 9 about 1 min
  12. Capitolo 10 about 2 min
  13. Capitolo 11 about 3 min
  14. Capitolo 12 about 2 min
  15. Capitolo 13 about 1 min
  16. Capitolo 14 about 1 min
  17. Capitolo 15 about 2 min
  18. § 16. Conforti nei mali. Ricordo del bene passato about 3 min
  19. § 17. Consiglio, riprensione, esempio about 2 min
  20. § 18. Contentarsi della propria sorte about 1 min
  21. § 19. Coscienza, gastigo dei falli about 3 min
  22. § 20. Cose fisiche about 9 min
  23. § 21. Costanza, fermezza, perseveranza about 10 min
  24. § 22. Cupidigia, egoismo about 3 min
  25. § 23. Donna, matrimonio about 12 min
  26. § 24. Errore, fallacia dei disegni, insufficienza dei propositi about 5 min
  27. § 25. Esperienza about 5 min
  28. § 26. Fallacia dei giudizi, false apparenze, regole del giudicare about 4 min
  29. § 27. Famiglia about 3 min
  30. § 28. Fatti e avvenimenti storici about 8 min
  31. § 29. Fatti e parole under 1 min
  32. § 30. Felicità, infelicità about 1 min
  33. § 31. Fiducia, diffidenza about 1 min
  34. § 32. Fortuna, fato about 4 min
  35. § 33. Frode, rapina, prepotenza about 2 min
  36. § 34. Giorno e notte about 2 min
  37. § 35. Gioventù, vecchiezza about 3 min
  38. § 36. Giustizia, liti about 6 min
  39. § 37. Governo, leggi, politica about 28 min
  40. Parte prima - § 38. Gratitudine, ingratitudine about 2 min
  41. Parte prima - § 39. Guerra e pace about 15 min
  42. Parte prima - § 40. Intelligenza, genio, spirito, immaginazione about 7 min
  43. Parte prima - § 41. Ira, collera, ingiurie, offese, vendetta about 5 min
  44. Parte prima - § 42. Libertà, servitù about 6 min
  45. Parte prima - § 43. Maldicenza, invidia, discordia, odio about 2 min
  46. Parte prima - § 44. Mestieri e professioni diverse about 6 min
  47. Parte prima - § 45. Miserie della vita, condizione dell'umanità about 6 min
  48. Parte prima - § 46. Morte about 12 min
  49. Parte prima - § 47. Nature diverse about 1 min
  50. Parte prima - § 48. Nazioni, città, paesi about 43 min
  51. Parte prima - § 49. Orgoglio, ambizione, vanità, presunzione about 5 min
  52. Parte prima - § 50. Ostinazione, ricredersi, pentirsi about 12 min
  53. Parte prima - § 51. Ozio, industria, lavoro about 5 min
  54. Parte prima - § 52. Parlare, tacere about 6 min
  55. Parte prima - § 53. Patria in generale; e l'Italia in particolare about 23 min
  56. § 54. Paura, coraggio, ardire about 16 min
  57. Parte prima - § 55. Personaggi storici e letterari about 19 min
  58. Parte prima - § 56. Piacere, dolore about 1 min
  59. Parte prima - § 57. Povertà, ricchezza about 4 min
  60. Parte prima - § 58. Preti, sacerdoti, chiesa about 4 min
  61. Parte prima - § 59. Probità, onoratezza, fedeltà alle promesse about 5 min
  62. Parte prima - § 60. Prudenza, senno about 3 min
  63. Parte prima - § 61. Re e principi. Corte e nobiltà about 14 min
  64. Parte prima - § 62. Regole del trattare e conversare about 3 min
  65. Parte prima - § 63. Regole pratiche diverse about 7 min
  66. 64. Religione, Iddio about 10 min
  67. Parte prima - § 65. Risolutezza, sollecitudine, altezza e pochezza d'animo. about 13 min
  68. Parte prima - § 66. Sanità, malattie about 2 min
  69. Parte prima - § 67. Sapere, studio, ignoranza about 7 min
  70. Parte prima - § 68. Saviezza, pazzia about 2 min
  71. Parte prima - § 69. Schiettezza, verità, bugia, simulazione, ipocrisia, adulazione about 5 min
  72. Parte prima - § 70. Scienze e lettere, poesia, eloquenza e musica about 11 min
  73. Parte prima - § 71. Sollievo, riposo about 3 min
  74. Parte prima - § 72. Speranza, disperazione about 3 min
  75. Parte prima - § 73. Tavola, cucina, vini, altre bevande about 2 min
  76. Parte prima - § 74. Temperanza, moderazione about 1 min
  77. Parte prima - § 75. Tempo, ponderatezza, riflessione about 1 min
  78. Parte prima - § 76. Ubbidienza, fedeltà, rispetto about 3 min
  79. Parte prima - § 77. Vestire under 1 min
  80. Parte prima - § 78. Virtù, illibatezza, modestia about 2 min
  81. Parte prima - § 79. Vizi about 1 min
  82. Parte seconda - § a) Il perchè di questo nuovo paragrafo about 6 min
  83. Parte seconda - § b) Italia about 1 h 7 min
  84. Parte seconda - § c) « Les Italiens ne se battent pas! » about 22 min
  85. Parte seconda - § d) Francia about 9 min
  86. Parte seconda - § e) Germania about 26 min
  87. Parte seconda - § f) Altri paesi about 4 min
  88. Parte terza - § 81. Frasi d'intercalare comune about 19 min
  89. Parte terza - § 82. Modi proverbiali e similitudini about 12 min
  90. Parte terza - § 83. Apostrofi, invocazioni, imprecazioni about 17 min
  91. Parte terza - § 84. Scherzi, motteggi, frasi giocose about 24 min
  92. 85. Sfarfalloni about 21 min
  93. Indice dei nomi degli autori, commentatori, illustratori, ecc. about 21 min
  94. Indice delle frasi about 1 min
  95. Indice delle cose notabili under 1 min

Continue:

Front matter

Chi

l’ha detto?

ct

A chi legge

Che cosa sia il Chi l’ha detto?, è ormai noto dopo il successo che da ben ventisette anni accompagna questo volume. Esso è un modesto tentativo di repertorio nel quale l’autore ha inteso di raccogliere ed illustrare tutte quelle citazioni, che sono più comunemente note al pubblico italiano e ricorrono più di frequente sia nello scrivere sia nel parlare. Quindi esso contiene una copiosa scelta di citazioni da classici nazionali e stranieri, da prosatori e poeti e di frasi storiche, ossia di frasi dette in determinate circostanze da personaggi noti, e rimaste famose per ragioni diverse. Per ciascheduna di esse io ho cercato di stabilire con quella maggiore precisione che mi era possibile chi l’ha detta per la prima volta e di indicarne scrupolosamente le fonti storiche e letterarie: qua e là, per rompere la monotonia di un’arida successione di citazioni bibliografiche, ho aggiunto delle notizie curiose di storia e di eru- dizione, qualche aneddoto, qualche squarcio letterario. A pie’ di pagina ho dato la traduzione delle frasi classiche e straniere, senza eccezione alcuna; nelle precedenti edizioni si erano omesse le traduzioni delle frasi francesi, ritenendo che la conoscenza di quella lingua si avesse a presupporre in ogni persona mediocremente colta: ma da molte parti mi si è fatto rilevare che la eccezione, mentre la ragione che la giustificava non sembrava abbastanza fondata in linea di fatto, poteva parere meno opportuna, prestandosi a illazioni non giuste; e così in questa edizione tutte le frasi che non appartengono all’italiano letterario (comprese quindi le dialettali) hanno la loro traduzione.

L’idea di un libro siffatto era tutt’altro che nuova. Io ho tenuto specialmente a modello il classico libro di (n. 1822, ✝ 1884), intitolato Geflügelte Worte, di cui la prima edizione uscì nel 1864, continuato da (n. 1852, ✝ 1895) e dopo la morte anche di quest’ultimo, da , quindi da ; con l’ultima edizione, pubblicata poco tempo prima della guerra, e che è la 25ª (1912), — che contiene 3600 citazioni — erano 175.000 gli esemplari di quest’opera così popolare in Germania che sono stati diffusi tra il popolo tedesco. Ma il non fu nè il primo nè il solo. La letteratura francese che aveva già i notissimi libri di , più volte ristampati, L’esprit des autres e L’esprit dans l’histoire, ebbe in tempi più vicini altri repertorii di curiosità letterarie e storiche fra i quali notevole quello dell’, Le Musée de la Conversation, di cui nel 1897 uscì la terza edizione, e nel 1901 un supplemento col titolo: Les mots qui restent. L’Inghilterra che aveva avuto prontuari di citazioni forse prima di ogni altro paese, ne può vantare molti e buoni, ma tutti li supera il grande Dictionary of Quotations di e , di cui prima della guerra erano usciti 12 volumi. Tutti questi libri e molti altri, di quelle e di altre letterature, dei quali mi risparmio di ripetere le citazioni, ho consultato e spogliato diligentemente. E mi risparmierò anche di citare i non molti libri italiani, congeneri al mio, ma tutti ad esso posteriori, che del resto non mi sono stati di utilità nessuna. Qualcuno invece si è valso del mio senza discrezione, attingendovi a piene mani, ma dimenticandosi di citarlo, come se nemmeno lo conoscesse: ma non vale la pena di trattenersi su queste miserie.

A meglio chiarire il concetto direttivo di questo lavoro non sarà inutile insistere sul fatto che esso è una raccolta di citazioni storiche e letterarie, vale a dire di frasi delle quali è possibile di rintracciare l’origine nei detti e nei fatti di qualche personaggio storico, nelle opere di qualche scrittore antico o moderno. Non è una raccolta paremiologica, quindi non è il caso di cercarvi sentenze proverbiali nè italiane nè latine nè d’altre lingue. Qualcuno vorrebbe trovarci senz’altro tutte le sentenze latine che infiorano i nostri discorsi, senza fermarsi a considerare se tutte entrino nel quadro del libro, o non siano adagi o ditterî, sia di origine classica, sia nati nelle scuole medievali. Ma non li registra il nè altro degli autori che ho scelti a modello: come ragionevolmente non posso citarli io. Questo, ad esempio, risponderò ad un cortese critico, il quale mi osservava che avevo dimenticato la frase De gusti- bus non est disputandum. Ma forse credeva egli sul serio che si potesse attaccare a qualche classico romano la paternità di questo latinus grossus? Invero non è altro che una facezia scolastica del medio evo sul genere del Gratatio capitis facit recordare cosellas o del Non est de sacco ista farina tuo; e nessuno potrà mai sapere il nome dell’ignoto goliardo che primo la disse, come non si sa, nè si saprà mai, chi primo disse Melius est abundare quam deficere, o chi disse Promissio boni viri est obligatio, o l’autore degli infiniti brocardi giuridici: Neganti incumbit probatio; Potior tempore, potior iure; Testis unus, testis nullus; De minimis non curat praetor, ecc. Il cercare frasi siffatte nel mio repertorio è tempo perduto, e il lagnarsi di non trovarcele non è ragionevole: tanto varrebbe farmi colpa di non avere in queste pagine investigato chi sia l’autore di Moglie e buoi dei paesi tuoi, o di Meglio un fringuello oggi che un tordo domani.

A più d’uno è parso che nello spigolare dai libretti melodrammatici io abbia ecceduto: e qui la critica, almeno per la prima edizione, non era senza fondamento. Ma non mi mancavano le giustificazioni. L’incanto della musica dei nostri sommi compositori ha reso popolarissime in Italia ed all’estero, insieme alle melodie che le ispirano, anche le parole degli infiniti libretti del nostro teatro lirico. Su dieci persone che non siano affatto illetterate, ce ne saranno sempre sei o sette che non hanno letto la , benchè non osino confessarlo, ma forse una sola che non abbia sentito la e la . Potrà darsi che a quelle riesca nuovo od almeno incomprensibile il verso: 4 ma forse a tutti sarà familiare il

4 ovvero l’

4

Inoltre molte di queste citazioni melodrammatiche che sono o furono a’ tempi loro così conosciute, diventano col tempo meno note, pure restando vive nella tradizione comune, benchè il variare dei gusti e della moda abbia tolto di repertorio le opere alle quali appartengono. Molti della generazione che nasce, non hanno mai sentito in teatro l’; e per loro riesce notizia nuova e curiosa che dal suo spigliato libretto sia venuta a noi la trita frase Anche questa è da contar. Quanti di coloro che la ripetono, saprebbero dire, senza ricerche, l’opera cui appartiene? E quello che si dice per noi vale a più forte ragione per gli stranieri, che conoscono, purtroppo, il nostro teatro assai più della nostra letteratura. Inoltre più volte accade, che a qualcuna di queste frasi liriche si connettano tradizioni preziose, curiosi aneddoti che è prezzo dell’opera raccogliere finchè la memoria dei contemporanei permette di farlo: si veda ad esempio quel che ho scritto al n.º 1142 a proposito di un già famoso coro della di , e si leggano le parole che su di esso, sui ricordi patriottici che ce lo fanno sacro, e anche su tale questione delle citazioni liriche ha scritto in quella sua diligente edizione delle memorie autobiografiche del padre. Nondimeno, poichè alla maggioranza questo lusso di spigolature librettistiche non garbava, dopo la prima edizione ho sfrondato largamente in questa parte, e ne ho lasciate fuori non poche.

Quanto alla disposizione materiale del volume in un certo numero di paragrafi, benchè possa a taluno sembrare che essa renda più lunghe le ricerche e che sia inutile in un libro di consultazione e che il filo discorsivo col quale ho tentato di riunire le diverse frasi sia in molti luoghi più che tenue, puerile, in altri fastidioso, in tutti superfluo (e non potrebbe essere altrimenti), è però un fatto che i copiosi indici alfabetici consentono al consultatore qualunque rapida ricerca, ed inoltre che la classificazione permette di trovare quelle citazioni delle quali non si ricorda esattamente la forma, senza di che non sarebbe possibile rintracciarle nell’indice alfabetico. Per esempio qualcuno una volta ha stampato che nel Chi l’ha detto? mancava la frase Date a Cesare quel ch’è di Cesare. Ma il testo non dice così; dice Reddite quæ sunt Cæsaris, Cæsari; e sotto Reddite si trova nell’indice il richiamo al n.º 599; chi non ricordava esattamente il testo, bastava cercasse nel e trovava egualmente la frase medesima. Ma c’è di più questo: che il mio volume non è per gli eruditi, i quali sanno già tante cose senza bisogno di esso, è per il pubblico spicciolo. E il pubblico, almeno in Italia, non compra un arido libro di erudizione in forma di dizionario; e se ha fatto buon viso alla mia fatica, devo in gran parte lasciarne il merito alla disposizione da me adottata, la quale, alla meglio o alla peggio, ne ha fatto un libro di cui, almeno per qualche pagina, la lettura continuata è sopportabile.

Per lo schema di classificazione, mi sono dunque attenuto a quello ormai notissimo che scelse per la sua , che egli stesso tolse dal libro di , di Marradi, sui (1603), che , editore della raccolta giustiana, ricorresse, e che fu adottato con lievi modificazioni dal , dal , e da molti altri dei nostri migliori paremiografi. Naturalmente io pure ci ho portato quei necessari ritocchi che la diversità del lavoro richiedeva; e per ultimo ci ho aggiunto, facendone la terza parte del volume, alcuni paragrafi più comprensivi destinati a contenere e ordinare sommariamente, per lingue e per tempo, quelle frasi per le quali una classificazione ragionata era difficile od anche impossibile. La seconda parte, aggiunta per la prima volta in questa edizione, contiene le frasi storiche relative alla Grande Guerra: dei criteri con i quali ho fatto questa scelta e delle ragioni per le quali le frasi che la costituiscono, si presentano qui tutte riunite, dirò più ampiamente alla pag. 601 e segg. L’indice dei paragrafi e le annotazioni che ho fatte in principio a molti di essi nel testo, chiariranno meglio il mio concetto in questo ordinamento.

A facilitare l’uso del volume, l’ho corredato di copiosi indici. Un indice delle citazioni riunisce in una unica serie alfabetica non solo tutte le frasi nella loro testuale lezione (delle poesie soltanto i primi versi), ma ancora tutte le varianti, quelle parti delle frasi che si citano separatamente (e questo succede più di frequente nelle poesie), e perfino le traduzioni, ove queste siano pure popolari come le frasi originali. Un altro indice alfabetico contiene i nomi di tutti gli autori delle frasi e di coloro che contribuirono a renderle famose; e finalmente un ultimo indice delle cose notevoli permette di ritrovare rapidamente quelle notizie di varia erudizione e quegli aneddoti che sono sparsi per il volume e dà la chiave della classificazione metodica delle sentenze.

La lettura del libro, e più specialmente gl’indici che lo completano, ci porgono argomento a varie curiose considerazioni, nelle quali s’intravedono le leggi che reggono questa intricata matassa della fortuna delle frasi. Per esempio le citazioni in poesia superano di gran lunga quelle in prosa, e se ne capisce la ragione, perchè i versi, a cagione del ritmo e della rima, sono assai più mnemonici della prosa. Delle non molte citazioni in prosa popolari fra noi, pochissime poi sono italiane, e anche questo è naturale, perchè si tiene più facilmente a memoria una frase straniera che una italiana, la quale può diventare popolare, soltanto quando contenga qualcosa di veramente originale sia nel concetto, sia nella forma. E fra le citazioni straniere tengono il primo posto le latine di cui le passate generazioni ci lasciarono patrimonio larghissimo, spigolandole nei classici immortali della civiltà romana, nella ed anche in molti testi della bassa latinità; poi le francesi, spettanti ad un popolo che ebbe con noi tante relazioni politiche e intellettuali, e la cui lingua è così familiare anche ai meno colti. Pochissime le frasi inglesi, le tedesche, le spagnuole, e anche queste più note nelle traduzioni francesi o italiane che negli originali. E ricercando poi quali siano gli autori più di frequente citati, vedremo a un dipresso quali siano i libri più popolari oggi nel nostro paese, il che, si avverta bene, non vuol per nulla dire più letti; infatti abbiamo in primo luogo la , e subito appresso , l’uno e l’altra più citati che letti, quindi, andando in ordine decrescente, e non tenendo conto dei librettisti di melodrammi, e , poi , il , il , il , il , , , di cui le sentenze sono certamente più conosciute del nome (caso non nuovo nè raro), il , il giovane, il , l’ e l’, il , (non sempre citato a ra- gione, anzi più volte a torto che a ragione), e a parità , il e (quest’ultimo specialmente in grazia dei motti di guerra); poi , il , con ed il , , poi in pari grado , , e ; e finalmente tre gruppi a breve distanza fra loro, e ; poi , e a fianco dell’ex-imperatore ; e per ultimi , , e il . E mi pare che basti.

Anche altre considerazioni può suggerirci il libro, ove si ponga mente alle curiose trasformazioni che hanno subìto le citazioni storiche e letterarie. Delle frasi storiche, si può dire senz’altro che i tre quarti sono apocrife, in ogni modo è ben raro che siano esatte. Se si risale, come ho cercato di fare, alle fonti originarie, le si trovano sempre trasformate: il pensiero sarà quello, ma la forma è sempre meno solenne, meno rettorica. Il popolo se ne è innamorato, e le ha accomodate, vezzeggiate, rese più sonore. Era anche legge di selezione naturale, altrimenti non avrebbero potuto sopravvivere nella memoria delle persone indotte o mediocremente colte. Anche le citazioni letterarie sono spessissimo inesatte, benchè ciò non accada tanto di frequente quanto per le storiche: infatti, poichè sono d’ordinario le persone di maggior coltura quelle in bocca alle quali spesseggia la citazione letteraria più di quella storica, appunto tali persone più facilmente si attengono a citazioni precise. Però anche per queste si è fatto, ogni volta che si è potuto, lo stesso lavoro inconscio di ac- comodamento. Sono anche frequenti quelle frasi che si ripetono, sia per scherzo sia per errore di interpretazione, dovuto talora ad una illusione dell’orecchio, in un significato al quale i rispettivi autori non si sognavano di pensare, cioè ben diverso da quello che originariamente avevano; e basti citare per tutte i biblici Beati pauperes spiritu, Non in solo pane vivit homo, Salutem ex inimicis nostris, De populo barbaro; lo Γνῶθι σεαυτόν del Santuario di Delfo, che già ai tempi di e di non era più esattamente inteso; il virgiliano Sunt lacrimæ rerum; l’oraziano Lecta potenter res; i danteschi L’amico mio e non della ventura, Provando e riprovando, Descriver fondo a tutto l’universo, Aver perduto il ben dell’intelletto. Sono anche frequentissime le frasi che si attribuiscono a qualche famoso scrittore, ma che non sono mai state da lui dette nè scritte, e sono invece frasi riassuntive nelle quali i posteri hanno condensato per così dire la dottrina che traspariva dall’insieme delle sue opere, tali varie frasi aristoteliche, foggiate dai filosofi scolastici con le parole dello , come per esempio In medio stat virtus, e molte altre sentenze dottrinali, tali il Credo quia absurdum della dottrina patristica, l’Omne vivum ex ovo di , e persino qualche frase modernissima quale quella attribuita al geografo tedesco sulla battaglia di Sadowa vinta dal maestro di scuola prussiano.

E potrei prolungare queste considerazioni, se non preferissi di lasciare che l’acume del cortese lettore possa esercitarcisi da sè nella lettura del mio modesto volume.

La prima edizione di questo libro uscì verso la fine del settembre 1894; la seconda circa alla metà del 1896; la terza nell’aprile del 1899; la quarta nell’aprile del 1904; la quinta nel febbraio 1909; la sesta nel dicembre 1914. Alle favorevoli accoglienze del pubblico corrisposero quelle della stampa politica e letteraria; e dei giudizi espressi nelle molte recensioni che giunsero finora a mia conoscenza, posso dirmi, quasi senza riserve, soddisfatto e superbo, non meno che grato. Mi auguro che lo stesso favore accolga questa nuova ristampa, alla quale, ho portato maggiori cure per migliorarla ed arricchirla sulle precedenti. Ho riscontrato sugli originali, ancor più che nelle altre edizioni, un grandissimo numero di citazioni, correggendo di moltissime la lezione o la fonte, e in modo che ormai ben poche sono le frasi citate di seconda mano; altre cita- zioni sono state nuovamente illustrate e altre molte sono state aggiunte, in modo che le frasi comprese in questa sono salite a 2223. Poichè la prima edizione non ne comprendeva che 1575, e nelle varie ristampe se ne sono soppresse 126 (quasi tutte citazioni di libretti melodrammatici), le vere aggiunte dalla prima edizione in poi son ben 774, un buon terzo del libro.

Anche per questa ristampa ho avuto il cortese contributo di molti spontanei cooperatori fra i quali devo fare espressa menzione del dott. e del bar. , dei quali la cara amicizia mi ha favorito molte preziose notizie; il comm. che mi ha aiutato nella raccolta delle frasi della guerra, come meglio spiegherò a pag. 604; ma uno speciale ricordo e un caldissimo ringraziamento devo al sig. Romeo Monari, il quale anche per questa edizione, mi è stato di aiuto veramente prezioso nel cercare e collazionare testi e citazioni e nella faticosa e diligente revisione delle prove di stampa, oltre all’aver messo a mia disposizione un fascio di note e di aggiunte ch’egli aveva messo insieme; e un altro ringraziamento devo finalmente alla signorina dott. Lea Spinelli che volle cortesemente collazionare tutte le citazioni greche.

Bologna, 30 giugno 1921.

Piazza di Porta S. Stefano, 2.

bibliotecario a riposo.

Capitolo 1

Presento al pubblico per la settima volta questo saggio di un repertorio italiano di citazioni storiche e letterarie. Gli imitatori ch’esso ha avuto, sono molti, e anche qualcuno poco discreto nel saccheggiarlo; ma quando più di un quarto di secolo fa, nel 1894, uscì in luce la prima edizione di questo libro, nella patria letteratura poco esisteva in tal genere e forse la miglior cosa era il catalogo della «Grande Esposizione Universale di Rettorica usata antica e moderna», che quel bizzarro scrittore che si celava sotto lo pseudonimo di Yorick (avv. ) pubblicò nell’Almanacco del Fanfulla pel 1873. Ma se il dilettante di umorismo poteva divertirsi di più leggendo di quella Esposizione che doveva inaugurarsi il giorno delle Calende Greche per chiudersi soltanto il giorno del Redde rationem, e restare aperta al pubblico tutti i giorni dal mattino della vita fino all’ora dei delitti (prezzo del biglietto d’ingresso: un obolo.... di Belisario), non sarà immodestia di pensare che il ricercatore, pure divertendosi meno, consulterà con qualche maggior profitto il repertorio mio. Non vi si troveranno frasi peregrine od inedite, chè anzi uno requisiti per poterle ammettere in questo repertorio, è che siano generalmente conosciute. E allora perchè il repertorio, se tutti o quasi tutti le conoscono? Ma se tutti ripetono con compiacenza, e si valgono liberamente di simili motti, sentenze, modi di dire, passati ormai nel dominio comune, e diventati per così dire la moneta spicciola della erudizione e della letteratura, non sempre tutti ne conoscono l’autore, l’origine, e talora neppure l’esatto significato. Anche poi di frasi più conosciute, e che ognuno sa essere di autori notissimi, non sempre si ricorda con precisione da quali passi delle loro opere siano tolte, ciò che pure è curiosità scusabile, anzi ragionevole. E perciò non si faccia meraviglia il lettore se incontrerà dei versi di , del , o di altri valentuomini dello stesso peso, versi che ogni persona, mediocremente colta, sa a memoria: ma è egli sicuro di ricordarsi con esattezza il canto, il sonetto ecc. cui appartengono? E neppure si meravigli se accanto a queste gemme del nostro tesoro letterario, troverà delle ciance scipite, degli orribili versi tolti dai melodrammi più in voga o dai drammi di repertorio e perfino dalle più scollacciate operette, giacchè alla scelta delle frasi citate non ha presieduto nessun criterio etico od estetico, ma soltanto quello della maggiore o minore notorietà. Anche quelle scorie si citano spesso, e ricorrono nella conversazione, talora adattate ad altri significati dal primitivo, anche più di frequente di sentenze più nobili e più gravi, perciò il pubblico ha il diritto di trovarle qui, e di sapere il loro stato civile. Insomma questo che io faccio è un vero Manuale del perfetto citatore, da cui si deve apprendere l’arte di citare esattamente, arte più difficile che comunemente non si creda, poiché:

Il lettore italiano troverà qui di che soddisfare largamente ogni suo gusto: troverà, come già ho detto, le gemme frammiste a molte pietruzze di nessun conto, che io, ridotto al modesto ufficio di archivista della rettorica contemporanea, non poteva neppur volendo mandare in bando. Può quindi giustamente dirsi delle frasi qui raccolte quel che diceva dei suoi epigrammi:

Esse sono quelle che in più luoghi dei suoi poemi chiamò:

0

Vi sono soprattutto citazioni letterarie da scrittori italiani e stranieri, antichi e moderni; vi sono frasi storiche; vi sono anche dei proverbi, cioè delle frasi tolte dal patrimonio comune della lingua, ma sulle quali uno scrittore noto ha versato parte della sua celebrità. Può dirsi infatti col , autore di altre due raccolte, francesi queste, delle quali pure mi sono valso senza risparmio, che:

0

Tous les discours sont des sottises, Partant d’un homme sans éclat: Ce seraient proles exquises Si c’etait un grand qui parlât.

Vi sono pure delle frasi scherzevoli e facete; e anzi sono stato meno parco nell’ammettere queste che le altre, poichè bisognava pur alleviare la gravità della materia, e rendere il libro, di per sè così arido, di lettura un poco più facile, memore del precetto oraziano:

La metafora contenuta nelle tre prime parole ha origine dall’uso che nei primi tempi della repubblica le votazioni nei comizii si facevano nel modo seguente: ogni cittadino entrando nel recinto assegnato alla sua tribù o alla sua centuria dava il voto ad un ufficiale posto all’ingresso dello steccato, e questi lo notava segnando un punto di fronte al nome del candidato cui spettava, in una tavoletta che portava i nomi di tutti i candidati; quindi la frase omne tulit punctum, significa riportò tutti i voti.

Quanto alle facezie auguro ai miei lettori di non abusare di questa pericolosa mercanzia; non dimentichino essi che:

e non vogliano essere di quelli, ai quali può attribuirsi il melanconico coraggio di ripetere con :

A molte di siffatte sentenze il popolo che le usa, ha dato significato ben diverso dall’originario, e perciò parecchie volte in bocca altrui udrai ripetute per celia o per ischerno frasi che i loro autori scrissero con la massima serietà. Questo del resto segue anche in altri campi; e più fiate converrà dare ad alcuna frase un’inter- pretazione che le parole testualmente non avrebbero, leggere fra le righe, indovinare l’occulto pensiero dello scrittore o del citatore. E chi mai potrebbe attenersi sempre alla sola lettera che uccide?

Questo è il libro ch’io presento all’esame indulgente del pubblico italiano, libro composto con fratesca pazienza, raccogliendo per anni molti la parca messe delle quotidiane letture e conversazioni. L’opera mia è quindi assai modesta. Il mio libro non ha davvero la pretesa di essere

come dell’ scrisse nella Vie de Corneille, pubbl. per la prima volta nella Histoire de l’Académie dell’ab. (Paris, 1729, to. II, pag. 177); nè si può dire di esso quel che dice del libro suo

Oh, no davvero! la mia fatica non potrebbe meritare nemmeno l’approvazione di , il quale in un suo epigramma pensava, un po’ troppo sentenziosamente (forse per amore della rima) che:

Ma disgraziati noi se tutti i libri pretendessero di rifare la gente! Tuttavia quanti ce ne sono che hanno veramente rappresentato delle rivoluzioni dello spirito umano! Il libro del ha dato l’ultimo colpo alla procedura penale medievale; il romanzo della , , ha spezzato le catene degli schiavi in America; le di (pubbl. nel 1832) nocquero all’Austria

Ma chi l’ha detto? La frase fu da taluni attribuita a , direttore dell’Univers; il quale in un colloquio avuto sulla fine del 1849 col , gli avrebbe detto, a proposito del libro del , che «le résultat.... a été plus terrible pour l’Autriche qu’une bataille perdue» e il principe avrebbe risposto: «Je ne prétend pas le contraire» (Mélanges religieux, historiques, etc., 2me série, vol. VI, Paris, 1860, pag. 17 sgg.; si veda pure: , , vol. II, pag. 229, in n. e anche il Giorn. stor. d. lett. ital., v. 53, 1909, pag. 118, n. 3). Da altri la frase fu ascritta a ( e , , V, 346), ma si potrebbe anche dire che sia di il quale in un rapporto al Governo Austriaco, del 1837, scriveva: «La storia dello Spielberg, esagerata dagli uni, falsata dagli altri, riesce più dannosa al Governo di S. M. che la perdita di dieci battaglie»; si veda , (Torino, 1911), pag. 370.

Insomma il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare diletto o la lettura o la memoria; quindi

come scrisse il in principio della dedicatoria Alla Moda che precede il . Esso contiene, e in larga misura, peccati di omissione o d’inesattezza; ma per quanto esso sia anche in questa redazione imperfetto, vi sarà talvolta chi potrà consultarlo con profitto, memore della sentenza di (conservataci dal nipote in una lettera famosa in cui questi dà ragguaglio della vita e degli studi dello zio):

Perciò io spero indulgenza, e chi sa, fors’anche favore! infatti

emistichio che quasi costantemente è attribuito ad ; ma che invece è di (De literis, syllabis et metris: carmen heroicum, v. 1286, presso la fine del lib. II, De syllabis). Ecco il verso intiero:

6

Eccoci dunque a parlare dei libri, anzi già ci siamo venuti da qualche momento, discorrendo di questa povera opera mia. Non avrei voluto passare sotto silenzio la più importante delle sentenze, che al libro si riferiscono:

un bel verso che è la chiusa di un sonetto di , e che il drammaturgo francese (più noto, dal luogo di sua nascita, sotto lo pseudonimo di ) aveva fatto stampare nell’ex-libris della sua ricca biblioteca (vedi , Ex-libris Ana, Paris, 1895, pag. 70, 72): come aveva invece posto sulla porta della sua, chiusa ermeticamente ai curiosi non meno che agli studiosi, la egoistica iscrizione:

Un esemplare delle opere del (ediz. di Basilea, 1538) già appartenuto al ricordato più sotto, quindi al presidente , e ora nella biblioteca dell’Arsenale a Parigi, porta in uno dei fogli di guardia questa curiosa annotazione greco-latina di mano dell’ medesimo:

Έκ τοῦ Ἀθηαίου Caroli de Henaut, in magno consilio senatoris et decani, τῷ ἔτει 1710.

Ἐξ εὐαγγελίου τοῦ κατὰ Λουκᾶν κεφ. 11 καὶ τοῦ κατὰ Ματθαἳον κεφαλαίῳ 25:

Di questo versetto biblico la frase

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Ma in Francia altri bibliofili avevano tradizioni più generose, basti per tutti citare l’immortale lionese, tesoriere dell’armata d’Italia sotto , quindi tesoriere di Francia sino al 1565, anno di sua morte, amatore e collezionista intelligente di ottimi libri, che sui piatti dei suoi volumi faceva scrivere Jo. Grolierii et amicorum. Ma egli non l’aveva inventata questa nobile divisa ma l’aveva portata d’Italia, con l’arte della legatura ed eziandio con lo stile della ornamentazione imitato dalle splendide legature di uno sconosciuto bibliofilo che molti credono veneziano, dei primi anni del secolo XVI, , i cui libri portano tutti la leggenda:

Anche l’umanista napoletano, , appose sul frontespizio di tutti i suoi libri il cortese motto: Jani Parrhasii et amicorum, e : Francisci Rabelesii καὶ τῶν φίλων.

Per i bibliofili, o meglio per i bibliomani, non manca l’epigramma, ed è questo:

graziosa sestina di (Contes et poésies, 1807, pag. 9), di cui ha fatto un couplet del vaudeville Le Savant (a. II. sc. 4).

Parlando del libro non si può dimenticare nè l’ammonimento del :

nè la celebre frase ughiana

le quali parole chiudono il cap. I, e sono commentate a profusione nel successivo, di cui formano il titolo:

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Dai libri è breve il passo alle biblioteche, delle quali, come dei musei, scrisse il che vi è «un so che di vivente, più che l’Amadriade nella pianta, e la Naiade nella fonte», e un classico latino aveva detto:

La più antica delle biblioteche delle quali ci abbia conservato notizia la storia, ci ha pure dato un motto notissimo:

iscrizione che, secondo narra (Biblioth. histor., lib. I, 49, 3) stava sull’ingresso della biblioteca del re Osimandia di Egitto e di cui si ricordò certamente quando sul vecchio edificio della Biblioteca Reale di Berlino (compiuto nel 1780 e ora sostituito da altro più ampio) fe’ porre le parole: Nutrimentum spiritus. Dai latini ci scese l’altra sentenza:

E con questo ha fine questo primo paragrafo, che serve d’introduzione all’opera. Innanzi di presentare al lettore il resto, devo avvertirlo di ciò che veramente avrei dovuto dir prima, cioè che non cerchi in questa raccolta frasi paremiologiche delle quali nè la storia nè la letteratura possono additarci l’autore. Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell’età classica, quanto della bassa latinità. Non vi si troveranno perciò, come non si trovano nel nè in altri repertorii simili, adagi del genere di questi: Excusatio non petita, accusatio manifesta, Si non caste, tamen caute, Do ut des, In cauda venenum ecc. Essi avrebbero di troppo aumentata la mole di questo volume; e

come scrisse Lorenzo Stecchetti (cioè ) nella ode (in ).

Essi al più potranno essere soggetto di un altro libro, al quale penseremo in seguito, non ora:

poichè, potranno mancare gli editori, ma non gli autori e i libri da pubblicare:

Capitolo 2

Che delle umane azioni debba più spesso cercarsi il principale movente nei gusti individuali e nel naturale desiderio di conseguire ciò che più piace, era già sentimento degli antichi:

e un simile concetto era poi espresso da in quei versi:

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