Read here

Re Baldoria

Filippo Tommaso Marinetti · 1920 · Free in the US

37,578 words · about 2 h 38 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Free in the US: this text is in the public domain in the United States; it may still be in copyright elsewhere.

Licence: PD-US · Published in 1920 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Re_Baldoria&action=history). · Wikisource contributors

Text from Wikisource and set out for reading on screen; no words of the book are rewritten or summarized. How RedLectern is built

About this book

Author
Filippo Tommaso Marinetti
Language
Italian
Published
1920
Length
37,578 words · about 2 h 38 min
Sections
6 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (6)
  1. Front matter under 1 min
  2. Personaggi about 4 min
  3. Atto I about 28 min
  4. Atto II about 30 min
  5. Atto III about 50 min
  6. Atto IV about 47 min

Continue:

Front matter

ct

ct ct fi ct ct

ct

Personaggi

ct

ct Gran fantasma spiràlico di bruma azzurrognola, la cui faccia camusa rosseggia, di giorno, come un sole al tramonto, e inverdisce la notte, apparendo tenue e lustreggiante come la faccia della luna riflessa da uno stagno. Le sue smisurate braccia, floscie, simili a sciarpe di fumo, accarezzano gli orizzonti.

ct Un enorme naso bitorzoluto lo annuncia di lontano. Un ciuffo di capelli biondicci infarinati gli folleggia in mezzo alla fronte; due pesanti anelli d’oro gli stirano le muscose orecchie; due fedine di stoppa sembrano allargare le sue guancie paffute e rubiconde. — Gli oscilla sull’occipite un berretto di velluto color cioccolatta, simile per la forma a un budino, con una spica di frumento a guisa di piuma.

Il suo giustacuore di velluto color crema è teso dall’abbondanza della pancia enorme, che gli opprime le coscie, le quali sono inguainate in una maglia color sangue di bue. — Cammina penosamente, come sui carboni ardenti, posando con angoscia i larghi piedi, che gli dolgono sempre, nonostante l’ampiezza dei calzari — Al suo fianco sinistro, tintinna La Succulenta, lunga spada d’oro la cui estremità s’allarga in forma di cucchiaio.

Egli brandisce una forchetta d’oro tempestata di gemme (insegna della suprema potestà), e tien sempre appeso sotto al mento un tovagliolo a ricami d’oro.

ct Cappellano di Re Baldoria. Somiglia a una colossale damigiana dal collo goz- zuto, cui sovrasti, a guisa di testa o di tappo, una vescica di sugna. Indossa la tonaca bianca dei Domenicani, ed ha per cintura una lunghissima catena di sanguinacci.

ct Guatteri sacri. Cenciosi durante il primo atto, indossano, negli atti seguenti, la lussuosa divisa dei Cuochi della Felicità universale: ampio grembiale d’amoerro bianco, che forma, sui fianchi, lunghe pieghe tubolari; altissimo berretto da cuoco, di pelliccia candida, adorno di smalti e cosparso di gemme. Ognuno di essi brandisce una casseruola d’oro, dal manico lungo.

ct Vassalli di Re Baldoria.

Assai lunghi e magri, son vestiti di maglie verdi ed hanno corazze enormi simili a caldaie, un elmo tondeggiante che pare un paiuolo, o una graticola d’oro sull’occipite, a guisa d’aureola. Ognun d’essi brandisce una mestola d’argento dal manico lunghissimo.

ct Sopraintendente delle cucine; primo consigliere di Re Baldoria.

Alto, ossuto; ha un profilo affilato e un colorito olivastro. Ampio grembiale di porpora a strisce verdi e scarlatte, intessuto di fiorami lucenti e con lunghe pieghe tubolari ai lati. Sul capo, a guisa d’elmo, un enorme imbuto capovolto, nel quale è infisso, come pennacchio, un mazzo di papaveri. Ha in mano un gran trinciante d’argento incrostato di rubini.

ct Sopraintendente delle cantine; secondo consigliere di Re Baldoria.

E’ imbottito di grasso roseo e di flemma imperturbabile.

Profilo pecorino, occhi timidi di vittima. Due grosse trecce stoppose gli s’attorcigliano sulle tempie.

Ha un grembialone di raso bianco a fiorami cilestrini, con pieghe tubolari sui fianchi. Sull’occipite leccarda d’oro a guisa d’aureola. Tiene in mano una schiumarola d’argento tempestata di diamanti.

ct Capo degli Affamati. Faccia spettrale sotto un’incolta capigliatura nera; bocca tagliata da un’orecchia all’altra e invasa da un cespuglio di peli fumosi. Lungo corpo contorto; enormi piedi scalzi, ossosi; calzoni grigi a brandelli; ignudo il petto sotto un saione grigio e sventolante. Gli pende dal collo una piccola buccina e brandisce con la destra una lunga forchetta a due punte.

ct Consigliere di tutte le persone ammodo. Mimo e commediante improvvisatore. Altissimo, dinoccolato, ha una maglia verde cangiante e un gabbano color pulce. Cranio oblungo, calvo, volto interamente glabro, sfregiato alla tempia sinistra dal segno d’un calcio di un destriero reale. Fisonomia animata, occhi pieni di furberia. Braccia smisurate, mani cadaveriche, schiena curva per l’abitudine degl’inchini.

ct Pellegrino, dalla cocolla nera. Lunga barba fulva e riccioluta. Volto in forma di triangolo scaleno e di un pallore incandescente, sotto un cappuccio puntuto, altissimo, simile a un comignolo affumicato. Ha calzari a punte bifide, e porta appesi alla cintola, dei rosarii, dei coltelli scintillanti e delle fiale oblunghe piene di liquori sinistri. Camminando, barcolla di continuo e s’appoggia a un bordone che tiene con due mani. Lo accompagna un tintinnìo diabolico di coltelli urtantisi.

ct Poeta di professione. Ha sul capo un elmo rotto. Capelli lunghi, di un biondo ardente, piovono in riccioli innumerevoli sulle sue tempie incavate, e il loro superbo ondeggiare contrasta crudelmente con la malinconia estenuata del viso.

Magro, agilissimo, ha una maglia azzurra cosparsa di stelle d’oro, e una giubba militare a brandelli, guernita di punte di ferro, smussate. Gli pende sulla schiena uno scudo di cuoio coperto di grosse borchie di ferro arrugginito. Sotto il braccio sinistro, una cetra. Nella mano destra, un troncone di spada.

ct Affamati potenti, partigiani di Famone. Son vestiti come guardiani di porci (gabbani inzaccherati, brache grigie rattoppate).

ct Affamati deboli, partigiani dei Guatteri sacri. Sono vestiti come i Forti.

ct ct ct Poliziotti della Pacifica Digestione.

Bianchi grembiali di lana. Sul capo, a guisa d’elmo, un imbuto capovolto, con un pennacchio di prezzemolo. Tengono in mano forchette a due rebbi, attizzatoi e lunghi cucchiai.

ct Coperti di cenci, come vagabondi.

ct L’azione di questa tragedia satirica si svolge nel Regno dei Citrulli, in un’epoca vagamente medioevale.

Atto I

ct ct Questo atto si svolge in mezzo al gran parco reale, in una vasta spianata formata dal viale di mezzo, che si prolunga, verso il fondo della scena, fino al Castello dell’Abbondanza. In fondo, a cento metri dalla ribalta, s’erge il castello, le cui vetrate ogivali lustreggiano e che somiglia esattamente a un colossale pasticcio scintillante, con merli di zucchero roseo e con quattro torricciuole verdi dalle feritoie bianche da cui sembra trabocchi del lattemiele. I marmi carnicini della scalea, qua e là coperti d’una vegetazione fruttifera, attirano lo sguardo, allettandolo, verso l’estremità del viale.

Il castello e il parco reale sono dominati da enormi e appetitose architetture digradanti sullo sfondo del cielo. Sembrano, da lontano, colonnati di cioccolatta, terrazze imbutirrate d’oro, balconi di torrone traforato e verande ornate di festoni di frutti canditi, che pendono perpendicolarmente dalle nuvole.

E’ un saporoso meriggio di maggio, color di miele, tutto profumato. ct

Dunque?... Che c’è di nuovo? ct

Requiem... æternam! ct

Chi è morto?

ct

Sia lodato Iddio!... Che fortuna!... Purché non torni più, quella bagascia!... ct

Le donne se ne vannoi tutte insieme!... Emigrano pel regno dei Baccelloni. Benissimo!... Ascoltate, amici miei... ct

Parla!... Parla!... ct

Amici! Vi annunzio che la causa di tutte le nostre indigestioni è abolita. Lo stomaco sociale è salvo, poiché le donne ci lasciano... Quanto alla conservazione della specie... che importa pensarci, prima che sia stato risolto il gran problema intestinale del mondo?... In verità, dobbiamo benedire il cielo, giacché la ripugnante sobrietà delle donne e la loro abituale lussuria scombussolavano già da troppo tempo le nostre idee digestive. — A tavola, le loro poppe proeminenti, ci nascondevano la magnificenza delle portate!... Le donne non sanno apprezzare l’aroma dei vini, poiché non sentono, dovunque siano, che il fetore dei caproni. Il loro sesso è tanto conservatore e usuraio, che volentieri esse interrompono un buon pranzo per darsi agli uomini. La loro lussuria rende calvi, lucenti e puntuti i nostri cranii... Ah! sieno mille volte maledette le loro capigliature, più inestricabili delle foreste vergini! Quante volte, le morbide trecce delle donne imbavagliarono l’eloquenza sonora del mio apparato digerente! Quando le donne ci abbracciano, di notte, il nero passato, gonfio d’irreparabile, opprime il nostro epigastro!.. E la donna che avevo io, per esempio, pretendeva di monopolizzare il mio sesso, il quale è collezionista, rivoluzionario e avventuroso!

Urrah!... Sua maestà la Regina Salsetta è partita anch’essa!... Evviva! Evviva! Non più donne! Ormai potremo rimpinzarci meglio, e, puntati i gomiti sulla mensa, dar sfogo formidabilmente ai gas del nostro stomaco, sotto il naso adunco del Sole. ct

Ah! tu mi lasci partire così, coi marmocchi?!... Canaglia! Prete! Collotorto!... Impotente! Maiale! Sudicione!... Me la pagherai!.... Creperai di una santa indigestione! ct

Che ne dite?... (Gridando, alla moglie) Va al diavolo!... (Dopo una pausa, malinconicamente) Ma chi laverà e rammenderà d’ora innanzi le mie tovaglie? Io stesso, ormai, dovrò spazzolare e accomodare i miei panni, sdrusciti e bisunti!... ct Da oggi, non avremo più bisogno di azzimarci!... Vorresti forse riammogliarti?... E chi sposeresti? ct Nessuno, più, ci succhierà le midolle! Nessuno, più, ci vuoterà le scarselle! L’umanità finisce con noi!... Inutile, ormai, accumular risparmi per i becchini!... ct

Le donne ci lasciano!... Devo piangere, forse?... Ah! no, perdio!... Le donne mi vuotarono l’ossa senza empirmi il cuore!... Il loro amore è una pri- gione!... Le curve soavi del loro corpo, simili a colline lontane, m’invitano di continuo a nuove ascensioni, a nuove esplorazioni che hanno per scopo la scoperta di una qualche valle profumata di una qualche grotta incantata! Ma il panorama non ha che delusioni, per quel triste pellegrino ch’io sono!... Fiori putridi! Fragole fradicie, senza sapore, o rancide!... Il mio cuore ha sempre freddo, quando abbraccio una donna! E invano io mi tormento per penetrar nell’anima di lei!... Ahimè! Le femmine non sono che strumenti grossolani delle nostre solitarie lussurie!... Io non mi sento mai tanto solo come quando sono nel letto della mia amante!... Eppure, ella è giovane, calda e corpulenta!

Le donne?... Sono vesciche, che noi empiamo del nostro sangue di porco! Diventano, così, sanguinacci saporitissimi, ma non si lasciano mangiare! E ci s’annoia, perdio, a leccarne senza fine, appassionatamente, l’impermeabile pelle!... Io, le ho empite di vento, quelle vesciche!... Ma schiattano come bolle di sapone, non appena io le lanci nell’azzurro del cielo... Però, che noia... ora!... Dovrò modificare le dediche delle mie canzoni! ct

Al diavolo le donne!... Che bella cosa, l’essercene liberati!... Le donne non intendon nulla dei diritti e dei doveri dello stomaco!... E disprezzano l’Intestino universale! (Si odono le voci dei preti in «crescendo»). Ma ormai, se ne sono andate!... Tanto di guadagnato, per noi, mentre la carestia va estendendosi! Saremo meno numerosi all’as- salto delle mense! (Sottovoce a Soffione). La rivoluzione è preparata... La morte di Panciarguta è, per noi, come il cacio sui maccheroni. ct

Vigliacchi! Bricconi! Impotenti! ct Ah!... È morto?... È morto, Panciarguta? ct

Sì, miei cari Citrulli! Panciarguta è morto!... I nostri stomachi sono liberi, finalmente, dal giogo delle sue leggi implacabili! Presto, se seguirete i miei consigli, potrete sedervi tutti alla mensa del festino Ideale... Tutti, tutti, vi ci siederete!... Credetemi! (In disparte e sottovoce, a Famone) Al primo segnale, tu farai insorgere i Citrulli. Bisogna ch’essi gridino tutti insieme: «Viva Soffione! Viva Torta!... Viva Béchamel! Vivano i sacri Guatteri!» E non appena il Re sarà detronizzato, io ti nominerò sopraintendente generale delle cucine. (Ad alta voce) Cari Citrulli! Il giorno del Gran Banchetto è ormai vicino! Ora, siate calmi! Mercè nostra, mercè la rivoluzione intestinale del mondo, che noi andiamo preparando, i vostri liberi stomachi finalmente resi immortali, cesseranno d’invecchiare! La gioia dei nostri volti, raggianti di benessere e d’ebbrezza, spaventerà la Morte ed imporrà al Tempo di arrestarsi!... Noi scacceremo dal nostro paese l’esecrato fantasma di Santa Putredine, che vorrebbe afferrarci alle budella!... Sì! lo scacceremo!... (Stendendo il braccio, per indicare gli stagni verdastri che circondano il castello dell’Abbondanza). E codesti stagni fetidi che avvelenano ed assopiscono i nostri grandi stomachi voraci... li colmeremo!... Li colmeremo instancabilmente con gli escrementi profumati e copiosi dei nostri intestini divinizzati!... ct Bravo!... Bene!... Viva Soffione!... ct

Puoi fare assegnamento su di me... (Rivolgendosi ai Citrulli che sopraggiungono da ogni parte) Il grande Panciarguta è morto! Il primo capocuoco di Re Baldoria non è più!... ct

Evviva! Evviva... È giorno di tripudio!... Il Re ci offrirà certamente un magnifico banchetto funebre... Guardate!... Re Baldoria in persona dirige solennemente il funerale del suo cuoco... Guardate il Re! La sua enorme pancia oscilla, laggiù, sulla scalea del castello. (Rivolgendosi all’Affamato che lo sorregge). Vedi... vedi, laggiù, la sua forchetta d’oro, che risplende?... ct Non vedo nulla!... Suvvia, Anguilla, discendi!... Mi fai male alle spalle! ct Ah! ecco il ciuffo infarinato della sua augusta fronte!... Ed ecco il feretro di Panciarguta!... Che onoranze!... Certo, nessun Citrullo si ricorda di aver mai visto un feretro tanto bello! ... Ah! che graziosi chierichetti!... Sono grassocci, ripieni, succulenti di luce!... Sembrano variopinte uova di Pasqua!... ct Qual’è la ragione di tanto sfarzo?... ct Zitto, imbecille!...

ct

Largo, pezzenti!... Largo, malnutriti!... Largo, scheletri ambulanti!... Puah! (Sputando) stomachi angusti! Intestini inodori!... Largo! Largo!... Giù i cappelli!... Passa Re Baldoria!... Chinate la testa intestini disseccati!... E onorate il grande Panciarguta! Suvvia... Largo, Affamati! ct

Requiem ceternam!... Deus meus recipe animam sanctificatam Panciargutæ, filii tui, quia fuit Panciarguta protector atque benefactor regalis nostrae digestionis!... Requiem æternam! ct Amen!

ct Asperges me hysopo... et mundabor... ct Amen! ct Guarda... guarda Fra Trippa!... Che bella pancia mistica e bellicosa!... Ei cammina stringendo le cosce e portando alto il ventre, come un tamburo! ct Asperges me... ct Come un ostensorio... ct Sembra gravido. Ah! il suo ventre oscilla... gli sfugge di tra le braccia!... E che braccia!... Sembrano prosciutti! ct Ti giuro che il suo ventre è staccato da lui... È la sua carriuola per le provviste! ct Pare uno schiavo che porti il proprio padrone fra le braccia per attraversare a guado un torrente impetuoso. ct Infatti, egli teme di cascare! Barcolla... Certo finirà col cader sul naso, al di là della sua pancia!... ct Oh, no! non cascherà... È un equilibrista assai prudente. Sa mantenersi ritto sempre sulla grossa palla ruzzolante della sua ventraia! ct Eh, via!... Egli non è che un topo il quale s’arrampica su per un uovo enorme. ct

Ah! che bello spettacolo!... (Indicando con un gesto infantile i sontuosi panneggiamenti del feretro) Sono maravigliose, quelle pernici ricamate in oro sul velluto nero!... Ed ecco de’ bei maccheroni fumanti, di porpora e d’argento!... Ecco dei tacchini di seta color carne damascati di tartufi adamantini!... E quelle salse color di rubino... Ah! Veri rubini intessuti nel panno!... ct Viva la pancia di Fra Trippa! ct Io canterò l’appetitosa magnificenza del feretro... ed anche il ventre di Fra Trippa, gonfiato dalla brezza propizia, come una vela tesa sull’albero! Che funerale!... Ma chi è morto? ct Silenzio, vile stomaco rattrappito... intestino inodoro!... Giù da quell’albero!... ct Sì! Scendi, Idiota! Scendi a terra!...

ct È veramente una festa più bella di quella del Corpus Domini. Certo, si saccheggiarono tutti i giardini, tutte le lande e tutti gli orti a cento leghe in giro!... Vedo una folla enorme che s’avanza!... Tutti i Citrulli del mondo vengono in processione portando fiori di melo!... Ne spargono dappertutto. Pare una nevicata color di rosa! Altri portano dei mucchi d’oro sul capo... Sono grandi mazzi di ginestre in fiore. Ed altri son come roridi di una porpora violacea... Recano viole selvatiche!... I sentieri son tutti variopinti. Io credo veramente che un magnifico arcobaleno sia caduto sul verde dei prati! ct È un pazzo!...

ct

Ah! che dolcezza!... Udite! Udite il ventre e le labbra di Fra Trippa, che borbottano preghiere col brontolio benedetto di una marmitta al fuoco!

ct

Ahi! ahi!... No! Ahi! ct Ah! che ammirabile gerarchia di pance saggiamente graduate! Voi, con quest’otre, non tarderete molto a diventar diacono! E voi sarete presto priore!... E a te, Trippa, le dimensioni del tuo ventre promettono la tiara!...

ct

Povero Panciarguta! Tu eri un sant’uomo!... Pregate tutti per Panciarguta, che tanto faceva per la salute del nostro stomaco augusto!... Egli era per tutti i Citrulli, un dispensatore d’abbondanza... E aveva un solo difetto... Uno solo!... Troppo zelo!... Infatti, per un pesce arrivato in ritardo, non metteva conto, veramente, di togliersi la vita!... ct Con un buon intingolo, avrebbe potuto rimediare alla mancanza del pesce... ct Hai torto, amico mio... La salute dello stomaco reale ne dipendeva. E, davvero, sua Maestà è troppo indulgente... La mancanza di quel pesce avrebbe potuto infatti essere origine di una serie incalcolabile di calamità, pel suo augusto Intestino!... Panciarguta era un cuoco pieno d’onore e di saggezza, cui stava a cuore più d’ogni cosa il prestigio delle nostre cucine. Non dobbiamo dunque stupirci (solennemente) che un contrattempo sì grave gli abbia tanto turbata la ragione... ct È vero! È vero!... Infatti, la felicità digestiva del regno dipende unicamente dall’augusta digestione vostra, o sire! ct

Come la vita d’un pargolo dipende dal cordone ombedicale che lo congiunge al grembo materno! ct Silenzio! Ho bisogno di raccoglimento!

ct Silenzio! Silenzio, vili stomachi infraciditi!... Silenzio, intestini afoni!... Sua Maestà Re Baldoria sta per ruttare!... Sua Matà rutta... ct Ah!... ah!... ct Silenzio!... Sua Maestà non ha ruttato! Rutterà fra poco! ct Te Deum laudamus...

ct

O mio povero Panciarguta!... Con te, son morte la gloria e la prosperità del mio regno!... Io non vedrò mai più la folla de’ miei sudditi divertirsi, esultare alla lettura dei meravigliosi menus dei miei festini! I figli dei Citrulli non strilleranno più dalla gioia nell’aspirare gl’inebbrianti profumi delle mie casseruole d’oro... (Singhiozza) Ah!... E non udrò più, durante le fragorose insonnie del mio stomaco, il rumor de’ tuoi passi concitati attraverso le vaiste cucine della reggia! Io gioivo, allora, pensando che stavi preparando con tutta la tua sapienza uno di quei salmì tanto utili a liberar lo Stato, come per incanto, da una crisi intestinale!... Tu sapevi governare, infatti, per mezzo delle tue salse, energiche e più benefiche delle leggi ideate dai legislatori romani!... ct

Sire!... Sire!... Ecco davanti a voi, a un palmo dalle vostre labbra, le divine salse di Panciarguta!... Sono dipinte e ricamate delicatamente sul velluto nero del feretro!... In verità, i miei occhi le gustano meglio che non le gusterebbero le mie labbra!... ct Scendi di lassù, Idiota!... Scendi, e taci!... ct Ah! la forza stuzzicante e fecondatrice di quelle salse!... Esse scorrevano giù nel mio stomaco — me ne ricordo — come fiumi del Paradiso! (Singhiozza). Mio amato Panciarguta!... Io ho assistito religiosamente all’opera dei becchini, mentre componevano nella bara il tuo veneratissimo corpo! Ho seguito il tuo feretro, poiché nessuno più di te meritò mai un simile onore inaudito! E, inoltre, ho pregato San Pietro perchè ti ottenga un invito a pranzo da Domineddio... Sarà un buon pranzo... Vedrai! A proposito: come va l’appetito, lassù?... (Una pausa). Ma ahimè!... Che farò, io, senza di te?... Il mio povero stomaco abbandonato si empirà di flore velenose! E il mio intestino deperirà!... (Singhiozza. Pancotto si asciuga gli occhi. Anguilla finge di reprimere un singulto). Ah! comincio a commuovermi!...

ct

Eviti la Maestà Vostra d’intenerirsi oltre misura... Il pianto è volgare ed assolutamente indegno della Reale Forchetta. Inoltre, i singhiozzi affaticano lo stomaco!... Coraggio! Procurate di distrarvi, Maestà... ct Sì, amico mio... Evitiamo di affaticare il nostro augusto stomaco, da cui dipende la felicità dei Citrulli!... Ma dimmi: hai tu provveduto alla magnificenza dei funerali?... Io sono tanto addolorato, vedi, da non potermi occupare di nulla!... ct Sire, i funerali son degni del cuoco più illustre che sia mai esistito... Durante la notte scorsa, furono rinnovate le diecimila torcie di strutto profumate di menta e di basilico... E almeno cento de’ vostri cuochi rimasero tutta la notte inginocchiati intorno al feretro, per turno. Il popolo, ve l’assicuro, si mostra colpito da una grande ammirazione per la saggezza del vostro stomaco riconoscente. ct Ah!

ct Che avete, Sire? ct Coraggio, mio povero Baldoria!... Coraggio! ct

Panciarguta! Panciarguta!... Tu sei un traditore, un ingrato, un perfido!... Mi hai lasciato nell’imbarazzo!... Come potrò, ormai, soddisfare il servidorame e le moltitudini affamate dei miei Citrulli? Come potrò ristabilire l’ordine nelle cucine del Regno?... Tu solo sapevi fare tutto questo! ct

Panciarguta porta seco nella tomba il meraviglioso segreto delle pillole per calmar l’appetito... di quelle pillole salutari ch’egli soleva distribuire agli affamati! ct Egli soleva anche far somministrare delle buone frustate attraverso le pance più cavernose, per moderare gli appetiti insaziabili... ct Ah! Quello, era un sistema infallibile che agiva direttamente sul sangue... Ma chi oserà più compiere una funzione tanto saggia?... ct Io, Sire... Mi propongo, anzi, di fabbricare uno staffile speciale, per... (voltandosi, atterrito al sen- tirsi sulla spalla una mano pesante, e ravvisando Famone, che gli si è avvicinato) per... ct Per che cosa?... A che dovrà servire codesto tuo staffile, mio caro Masticafiele?... ct

Diamine!... A frustare i cani del Re... i mastini del Re!.... ct

Sì... Sì... I mastini del Re... ct

Bisogna parlar piano!... I Citrulli sono esasperati dalla fame... e potrebbero divorarci! ct È logico... Da due giorni, non han nulla da mangiare!... Non hanno avuto nemmeno le pillole... nemmeno lo staffile digestivo... Nulla! (Battendosi la fronte, come chi ha un’idea improvvisa) Ah! Fra Trippa... Chiamate Fra Trippa!... ct

Ah! Magnifico... stupendo, questo drappo mor- tuario!... E com’è appetitosa, questa bella salsa d’oro!... È ricamata meravigliosamente!... Davvero, par calda!... E che profumo, codeste pernici di filigrana!... ct Eccolo, finalmente, il mio amato Fra Trippa!... Amico mio... come in ogni periodo di carestia, bisogna che tu imponga ai Citrulli un digiuno che debba durare ahneno una settimana!... ct

Obbedisco immediatamente!... Imporrò un digiuno di una settimana, per la pace dell’anima di Panciarguta... Va bene, così?... (Gesticola violeritemente verso la folla). Silenzio, miei amatissimi Citrulli!.. Il dio degl’intestini vi parla per mezzo delle mie labbra consacrate!... Il mio stomaco è benedetto fra tutti gli stomachi... Il mio ventre contiene tutto un popolo di tacchini ripieni e d’oche coi tartufi, che mi danno flatulenze sonore e saggi pensieri! ct Tacete! Tacete tutti. Ascoltatelo, poiché il suo ventre alberga le intelligentissime oche del Campidoglio, le quali salveranno il suo lardo, e forse anche le vostre miserabili ossa, dalle insidie della Morte! ct

Anzitutto, miei cari Citrulli, dovreste procurar- mi un’ala di pollo... Quando me ne sarò cibato, potrò parlarvi degnamente del vostro prossimo pranzo! ct Sì!... Sì!... Gli sia portata subito un’ala di pollo!... E tacete!... Ascoltatelo!... Fra Trippa è un uomo saggio! ct Vi parlerò dell’arte di mangiar bene e di quella di digiunare con soddisfazione... ct No! No!... Non vogliamo digiunare!... ct Il Dio delle Digestioni v’impone per mezzo mio un digiuno... ct No! No! ct Un digiuno di alcune ore, pel riposo dell’anima augusta di Panciarguta! ct No! No!... Digiuniamo già da tre giorni!... ct Come sapete, bisogna digiunare, per mangiar veramente bene! Il digiuno predispone a gustare le vivande succulente, saporose e copiose, e prepara una digestione perfetta... ct Abbasso il digiuno!... ct

Se non digiunerete, sarete preda di Santa Putredine, la patrona degli Stagni!... Infatti, la Santa dice: «Io penetrerò nei ventri di tutti i Citrulli che non digiuneranno dodici volte all’anno!» ct

«L’appetito dei Citrulli», opuscolo gastrologico scritto da Soffione!... Comprate tutti l’Appetito!... «Lo stomaco universale; i suoi diritti, la sua storia, la sua capacità, il suo avvenire!» Leggete, leggete lo Stomaco universale! Comprate l’Appetito! ct

Silenzio, miei cari Citrulli!... Voi dovete digiunare per la pace dell’anima di Panciarguta... Digiunerete per alcune ore... Non di più!... È un dovere, questo, che s’impone ai vostri stomachi riconoscenti! ct Comprate, comprate tutti l’Appetito... «L’abolizione dello staffile digestivo!» opuscolo di Torta! Leggete l’Abolizione!... Leggete il Giornale dei Citrulli, coll’articolo di Famone che ha per titolo: «L’appetito dei Citrulli è indipendente dall’appetito di Dio!...» ct

I vantaggi del digiuno sono incalcolabili!... ct Lo stomaco universale, i suoi diritti... ct È troppo tardi, mio caro Fra Trippa! È inutile che ti spolmoni!... ct Silenzio, stomachi putrefatti!... Intestini vili!... Avanti guatteri! Accorrete!... Caricate la folla!... Su! Su!... A colpi di spiedo!... Infilzateli tutti, perdio!... Infilzateli! ct Eh! Eh!... Coraggio, Masticafiele! Date voi l’esempio del coraggio! (Sghignazza). ct Perchè no?... Aiutatemi, caro Anguilla! ct «Lo stomaco dei Citrulli!...» ct

Lo stomaco dei Citrulli?... Ah! ah!... È più profondo e più vorace del mare... più delle fauci della tigre... più della lussuria della donna!... Più di tutti gli abissi incolmabili di cui parla la Bibbia!... ct

Ma il loro appetito è ancor più grande del loro stomaco! (Si solleva sulle spalle di due guatteri, e grida, rivolgendosi ai Citrulli) Dovete digiunare! Dovete mangiar di magro! (Sottovoce ad Anguilla) Un buon mezzo per utilizzare gli avanzi di pesce! ct No! No!... Non mangeremo più di magro! Mai più! Nemmeno il venerdì! Il nostra stomaco è libero... indipendente persino da Domineddio! ct Quand’è così, me la svigno!

ct

Ecco il menu di Sua Maestà Re Baldoria!... Colazione: Consommé Fra Trippa!... Stufato ai Citrulli!... Polpettine alla Regina Salsetta!... Fagiolini verdi con crostini!... Tacchini allo spiedo!... ct

«L’Appetito!» Leggete l’opuscolo intitolato «L’Appetito!» ct Questa colazione costa alla cucina dello Stato Intestinale la piccola somma di duecento soldi!... Duecento soldi soltanto! ct Abbasso il menu del Re! Accoppate il banditore!... Egli insulta i nostri stomachi esausti! ct Ah! no!... È una colazione ripugnante!... Io non l’assaggio neanche!... Dello stufato ai Citrulli?!... Porcheria! Una simile colazione non può averla ideata che quell’animale di Masticafiele!... ct Ed è indegna della Forchetta Reale! È un’ignominia!... Un’ indecenza!... ct Quel menu non potrebb’essere più volgare... Il Re diventa tirchio! Accoppate il banditore! Accoppatelo!

ct

È vero!... Quel menu è ignobile... indegno della Reale Forchetta!... Ah! povero Panciarguta! Dove sei?... Tu, almeno, sapevi comporre delle liste ammirabili, per i miei pasti! (Rivolgendosi a Masticaftele, malinconicamente) Tu, sai soltanto sbraitare!... Sei uno zotico! (Leggendo il cartellone, che ballonzola al disopra del parapiglia generale). Persino l’ortografia, è sbagliata! Che orrore!... Ah! Chi mi rifarà i bei menus del mio Panciarguta?... (Battendo sulla spalla a Pancotto) Ti ricordi del pranzo di Pasqua dell’anno scorso?... ct La Maestà vostra non ha dimenticato, forse, che la salsa tartara che si fece per quel banchetto costò, essa sola, diecimila scudi d’oro che si dovettero prendere nelle casse dello Stato!... Spese simili mi sono vietate, oggigiorno!

ct

Ecco... ecco delle cifre abbaglianti che giova far rifulgere con gran pompa sulle moltitudini, per empir di stupore gli stomachi furibondi degli Affamati! (Facendo schioccar la lingua) Ah! com’era contenta, la folla, al vederci mangiare alla tavola reale! Ci contemplava attraverso le vetrate, e aveva sorrisi di profondo benessere!.. Vedo ancora, nella mia memoria, quegl’innumerevoli volti, pallidi ma felici, che ammiravano in estasi la nostra sublime, la nostra incommensurabile ingordigia, seguendo cogli occhi l’andirivieni delle nostre forchette e le nostre bocche instancabili che masticavano senza posa e che sputavan lontano i noccioli delle frutta candite!... Frattanto, gli araldi s’aggiravano in mezzo alla folla con vasti stendardi di velluto roseo sui quali la lista delle vivande reali era ricamata a lettere d’oro incrostate di pietre preziose... Lo stile di quelle liste era sì dolce e saporoso che tutti gli affamati ne gustavano lungamente la lettura, leccandosi le labbra come fanno i gatti! ct

Di’, piuttosto, leccandosi le orecchie! La fame infatti, allungava loro smisuratamente la lingua!... ct

E i banditori cantavano le meraviglie della lista reale in un tono di melopea sì soave e con accenti sì melodiosi, che la folla ne era deliziata come da un bel sogno tutto rorido e profumato di salse ideali!... ct

Eran tempi felici, quelli!... I Citrulli solevano addormentarsi ascoltando il serico frusciare dei vostri fritti, che si rosolavano lentamente nelle ampie padelle... ct

Allora, i Citrulli eran più pallidi e più esausti che non appaiano oggi. La Provvidenza digestiva dell’universo li gratificava, fin dalla nascita, di un’anemia estenuante e di certe febbri intermittenti che esaurivano la loro volontà e annebbiavano i loro cervelli... Ma purtroppo gli Stagni del Passato non esalano più quei terribili vapori gialli la cui virtù a volta a volta soporifera ed esaltante dava loro aspetti di sonnambuli o di annegati!... Si vedevano, nelle belle serate plenilunari, andare in processione per le campagne fantasmi bianchi e barcollanti che tendevan le braccia verso l’infinito, cantando lamentevoli strofe d’amore per assopire la loro fame incurabile!... Essi sognavano giorno e notte, allora... ct Hanno sognato troppo lungamente!... ct Non si sogna mai abbastanza. Il sogno arrugginisce lo stomaco... Guardateli, ora... Stanno troppo bene... Le loro guancie sono più rosee che una volta... ct È la febbre, che colora i loro zigomi... ct Persino i poeti ci hanno abbandonati! Le loro canzoni servivano a calmare un poco la cupa disperazione degli stomachi! I poeti, infatti, sono talvolta degl’insuperabili incantatori di serpenti...

ct Crepa! Crepa, finalmente, stomaco vile!... ct

È finita, ormai, l’efficacia del cartellone ammaliatore!... È finito, il rimedio del digiuno!... A proposito: dov’è Fra Trippa?... Bisogna pregare per la pace eterna di Panciarguta e del suo augusto Intestino... Gl’intestini defunti si vendicano spesso dei nostri stomachi indifferenti e obliosi... ct Tranquillizzatevi, Maestà... La Regina Salsetta pregherà per lui, nel suo castello dei Prosciutti... ct A proposito... Dov’è il mio corriere?...

ct Sire... Ecco il messaggio di Sua Maestà la Regina Salsetta... ct No! Dammi le relazioni dei Grandi Cuochi del Regno. Anzitutto, gli affari intestinali dello Stato... Poi, mi occuperò delle tenerezze coniugali!... (Svolge le pergamene) Ah! La mia povera Salsettina cara! (Pensieroso) Come deve mangiar male, poverina, priva di cuochi, priva di provviste, in quel castello deserto!... (Comincia a leggere una delle pergamene, e subito impallidisce) Grande scompiglio nelle cucine!... Ribellione dei Cuochi e del Guatteri!... I fornitori sono fuggiti!... Le cantine, vuote!... I granai, incendiati!... (Singhiozza) Ah! pietà... pietà di me!... Che farò, ora?... Consigliatemi voi! (A Masticafiele e a Pancotto) No... no... è inutile ch’io mi rivolga a voi... Siete due imbecilli!... Non avete saputo preveder nulla di quanto accade!... Dov’è, dov’è, il mio saggio Fra Trippa? ct Ha seguito il corteo funebre, per impedire agli Affamati di divorare le torcie di strutto... ct

Prendi la mia spada! Quest’elsa mi tortura l’epigastro. Io non posso riflettere se non ho completamente libero lo stomaco! (Si sbottona il giustacuore e dà sfogo a rumorose flatulenze) Ah! (Con un sospiro di benessere) Ora, datemi la pergamena della Regina. (La prende, la svolge, e legge ad alta voce: «Mio grosso prosciutto amatissimo... Ho dovuto allontanarmi da te, per sfuggire alle conseguenze possibili dello spirito di ribellione che sconvolge l’intestino del Regno... Immagina quant’è profondo il mio dolore, per questa separazione inevitabile! Sono venuta, sola, in diligenza, alla mia villa dei Prosciutti... Per fortuna c’è Cocomero... Tu conosci, Cocomero... È quel giovane cuoco, tanto gentile, a cui decretasti una onorificenza, l’anno scorso, dopo il banchetto di Pasqua. — Cocomero mi fa delle salse deliziose e mi serve a tavola con molta grazia. Tutte le mie dame mi hanno abbandonata, e quindi il mio piccolo cuoco deve moltiplicarsi... Ieri quel bricconcello scovò un cassone pieno di cose squisite che vorrei poter dividere con te». — (Il Re sospira) «Perchè non ti decidi a piantare in asso tutti codesti stomachi putrefatti e a venirtene qui a mangiare con me delle saporitissime pernici, in una dolce intimità amorosa, come du- rante il nostro viaggio di nozze?... Ah! vieni, vieni ad amarmi a tavola; vieni a baciarmi con le tue belle labbra sugose di prelibati salmì!... Sono ancora molto stanca pel lungo viaggio. Le mie natiche son tutte pèste e indolenzite pei sobbalzi di quella maledetta diligenza... A tavola, non ho nemmeno la forza di sollevare la forchetta, e Cocomero deve masticare accuratamente i bocconi più grossi, per introdurmeli poi nella bocca con le sue labbra... Mi dà l’imbeccata, come fanno gli uccelli!... Vieni, vieni presto, mia grossa polpetta dorata, ad amarmi a tavola e a mangiarmi a letto!... La tua Salsetta». — Che stomaco raffinato quello di mia moglie! Che delizioso stomaco, amoroso, intelligente e profumato!... Davvero, bisogna ch’io raggiunga la Regina!... Laggiù mangerò meglio che qui! ct Ah! per carità!.. Non ve ne andate, Sire!.. Pensate che lo Stomaco Universale dipende direttamente dal vostro! Se ve ne andaste, lasciereste l’Intestino del regno fra i denti degli Affamati. ct

The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.

Loading the full text…