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Indice
Introduzione
INTRODUZIONE.
ssendo che ne’ tempi correnti serpono tanti errori degl’Increduli, con cui altri tolgono a Dio la Divinità, o alcuno de' suoi Attributi: altri tolgono all’Anima la Spiritualità e l'Immortalità: altri negano la Divina Rivelazione, o la Verità della nostra Religion Cristiana, ch’è l'unica e vera; io ho procurato di avere più libri che trattano specialmente di tal materia, come l'Opere dei P. Moniglia, del P. Tertre, del P. Concina, del P. Vestini, del P. del Giudice, la Metafisica del dotto Genovese, il Gentiluomo Istruito del Signor Dorell, le Lettere del Conte Magalotti, ed altri. Ma perchè ho veduto che queste Opere eran molto diffuse, e non tutte colle stesse ragioni combattevano i suddetti errori, io mi sono ingegnato colla mia debolezza di raccogliere in questa breve Dissertazione, per uso de nostri Giovani, le ra- gioni più principali che assistono alla verità della nostra Religione, e le risposte più convincenti alle opposizioni degli Avversarj . Se il mio Lettore vorrà trovar questa materia più a lungo esaminata, potrà leggere i libri nominati . Frattanto spero che non isdegnerà quella’ mia Operetta, dove troverà le cose più sostanziali discifrate in breve, ed in un modo il più facile con cui ho potuto spiegarmi, acciocché tutti m’intendano. Del resto, perchè i punti controversi sono per la maggior parte metafisici ed ostrusi, sì per la- materia stessa, come per gli Sistemi oscuri e confusi de’ Contrarj, non m’è stato permesso in alcune cose l'esprimermi più chiaro di quel che ho fatto.
Nella Prima Parte cercherò di confutare i Materialisti, che negano la Divinità; nella Seconda i Deisti, che ammettono la Divinità, ma negano la verità, e l'unità della nostra Religione Cristiana Rivelata. Di questo veleno è ben che si sappiano gli Attori che ne sono infetti: sono questi lo Spinoza, l’Hobbes, il Bayle, il Collins,il Tolland, l’Evremond, il Voltaire, lo Schanfrerbury, il Loke, il Wolston, il Tindal, il Mointagne. Ve ne saranno molti altri, mentre Le Moine rapporta una Lettera Pastorale del preteso Vescovo di Londra, dove questi si lamenta del gran numero de' Libri malvaggi usciti da poco tempo in quà in Inghilterra intinti di Materialismo, o Deismo; oltre gli altri stampati in Olanda; ma di quelli altri Autori non mi è pervenuta ancora la notizia .
Si lagna il Signor Dorell Inglese (ma Cattolico) che anticamente gli Ateisti andavano, sconosciuti, per non essere trattati da empi, e da sciocchi: e che almeno, se erano infetti d’Ateismo, non ardivano di comparir tali; ma che gl'Increduli Odierni si dichiarano tali alla svelata: e si vantano, affin di acquistarsi il nome di Spiriti Forti, e Spregiudicati, di giudicare della Divi- nità, della Religione . Col che; feen dire, pretendono in fom ma di to- gliere ogni legge ed -ogni buon’or-* dine di vivere; poiché tolta 1* Eli- Renzà d’un Dio Rimuneratore del be- ne, e Punitore del male, ed abolite le Verità della Religion Criftiana, eo-i co rimoffo ogni freno al peccato, e diftrutta ogni legge, ed ogni regola di morale . Sicché 1* Uomo diventa- rebbe limile e peggior delie -beftie: il fenfo padron della ragione: il di- ritto farebbe decito dalla forza, Tone- llo dal piacere, il giufto dall’interef- fe, l’onore dalla vendetta . Onde tut- ti diverrebbero fchiavi delle loro paf- lìoni, abbracciando ogni vizio, pur- ché s affacciaffe colla fembianza d’- utile, o dilettevole
Or effendo che codefti Increduli’ Odierni non li arrolfifcono di parlare alla fvelata contra la Religion Cri-, diana, li avanzano altresì, (come at«; teda il Signor Voteli ) a cacciar fuori continuamente libri infetti de’ loro errori v. Ma Codetta .Torta di libri avvelenati, volefle Dio e folle gradita a’ foli Eretici,., a’ quali -, mentr’ effi non credono più alla vera Chiefa, non è difficile il non creder più niente . Ciò ch’è degno di lagrime y é. il vedere che oggidì roderti libri fi; procurano con anfia e fi leggono con qualche applaufo nella no(fra Italia anche da’ Cattolici i quali con leggergli non è poffibile che non ne reftino almeno in qualche modo infettati. A tal fine io ho procurato di dar fuori quella Operetta, acciocché i Confeffori, e tutti coloro., che lian zelo di Dio, i quali forfè non hanno il comodo di leggere l’Opere grandi mentovate di fovra, almeno iliano intefi in breve degli errori che .corrono, . e delle ragioni" per confutargii.
Capitolo 1
Questione, se diansi o no veri Atei d’intelletto; è certo non pertanto che ve ne sono molti di volontà, i quali per non aver freno alle loro passioni disordinate, vorrebbero che non vi fosse Dio che li castigasse; onde per liberarsi da un tal timore, e da’ rimorsi della coscienza, cercano
quest’infelici di mettere in dubbio la Divina Esistenza. Ma io non posso, nè potrò mai persuadermi, ch’essi giungano a persuadersi pienamente, non esservi un Dio Fattore e Governadore del tutto. Nulla enim (disse Cicerone lib. I., Quaæst. Tuscul.) est Gens tam fera, tam immanis, cujus mentem non imbuerit Divinitatis opinio. Multi de Deo prava sentiunt: omnes tamen esse vim et Naturam Divinam arbitrantur. Gli Uomini, le bestie, le piante, i Cieli, i pianeti, i mari e tutte le altre cose che vediamo, ci dimostrano chiaramente esservi un Dio che l’ ha create, come ci dicono le sacre Scritture: A magnitudine enim speciei, et creaturæ cognoscibiliter poterit Creator horum videri. Sap . 13. 5. Loquere terræ, et respondebit tibi .... Quis ignorat, quòd omnia hæc manus Domini fecerit? Job. 12. 7. Invisibilia enim Ipsius a creatura mundi per ea quae facta sunt, intellecta conspiciuntur: sempiterna quoque ejus virtus et Divinitas, ita ut sint inexcusabiles. È certo che niuna cosa può avere l’essere dal Nulla, perchè il Nulla non può dare quell’essere che non ha. Nemo dat, quod non habet. Dunque ogni cosa prodotta o deve esistere da sestessa, o ha d’aver l’esistenza da un’altra cagione; Da sè non può esistere, perchè una cosa che prima non è, non può darsi l’essere che non ha; altrimenti ne risultarebbe un inevitabile contraddizione, cioè che la stessa cosa sarebbe insieme prodotta, e non prodotta: prodotta, perchè prima non esisteva, e dopo esiste: non prodotta, perchè non ha ricevuto l’essere da altri, ma da sestessa. Inoltre, se una cosa potesse darsi l’essere da sè, sarebb’ella perfettissima; poiché potendo darsi l’essere indipendente (che sarebbe la massima perfezione), avrebbesi potuto dare ancora tutte l’altre perfezioni; Ma noi vediamo tutte queste creature imperfette, mortali, e corruttibili; dunque è chiaro che non han potuto darsi l’essere da loro stesse, ma l’han dovuto ricevere da una Prima Cagione perfetta, ed indipendente, qual’è il nostro Iddio.
Ma dicono, che tutte le cose esistenti non hanno già avuto principio, ma sono un’infinita serie di cause, l’una dipendente dall’altra. Dunque, rispondiamo in breve, se tutte queste cose son dipendenti, dee per necessità ammettersi un Primo Principio indipendente, da cui tutte esse dipendono; altrimenti ne sorgerebbe un’altra contraddizione, poiché bisognarebbe dire che queste cose da una parte son tutte dipendenti, mentre l’una dipende dall’altra: ed all’incontro che sono indipendenti, mentre non dipendono da altra cagione che da loro stesse . Nè giova dire ch’elle sieno infinite, perchè la loro infinità è ad esse estrinseca, che non muta la loro natura d’esser dipendenti: onde se non si ammettesse la Prima Cagione, da cui hanno l’origgine, niuna di loro esisterebbe. Sicché, sebbene ammettesimo la supposta serie infi- nita di cause, nulladimeno non avendo alcuna di loro (come abbiam veduto) virtù di produrre sestessa, bisogna sempre per necessità assegnare a tutte una Prima Cagione, o sia un Creatore, il quale abbia da sè l’esistenza, ed Egli l’abbia a tutte le cose comunicata.
Replicano altri Increduli, che non è necessario ricorrere al processo infinito delle cause, per negare la necessità di questa Prima Cagione: mentre dicono, che la materia è eterna ed increata. Ma noi diciamo, che questa materia eterna ed increata non può darsi: perchè, se si dasse, ne seguirebbero molti grandi assurdi. Il primo, che si darebbe un infinito maggiore di un’altro infinito. Ecco come: Se vi fosse questa materia eterna increata, ella esisterebbe necessariamente da sè, e così sarebbe illimitata ed infinita, non avendo da chi abbia potuto ricever limitazione. Quindi avverrebbe il darsi un infinito maggiore di un’altro infinito, poiché il diametro, o sia la linea che scorre dall’una all’altra parte di questa materia fisica infinita, sarebbe ella infinita; ed all’incontro ogni parte di questa linea materiale sarebbe ancora infinita, perchè interminabile; sicchè il primo infinito che comprende tutta la linea, sarebbe maggiore del secondo infinito che abbraccia una sola parte.
Il secondo assurdo è, che se la materia fosse stata eterna, non vi sarebbe alcuna cosa prodotta. La ragione, perchè ogni produzione materiale si fa per via di moto; or se la materia fosse stata eterna, anche eterno avrebbe dovuto esser il moto; sicchè il moto di qualunque produzione avrebbe avuto a precedere da una eternità antecedente; ma essendo l’eternità inpertransibile, questo moto non avrebbe potuto mai giungere al termine di produrre alcun effetto. Onde se la materia fosse stata eterna, e per via del supposto moto avessero avuto a pro- dursi tutte le cose, non vi sarebbero nè Uomini, nè bestie, nè piante, nè altra cosa di quelle che noi vediamo già esistere nel Mondo. Spieghiamo più chiaramente l’evidenza di quest’assurdo. Se ’l Mondo fosse ab æterno, niun’Uomo avrebbe potuto nascere; poiché niuno in fatti avrebbe potuto nascere, finché non fosse passato un’infinito numero di generazioni, ma un numero infinito è impossibile che passi: mentre per passare un tal numero vi sarebbe stato bisogno di principio, ma l’infinito non ha principio. Non ha principio, ne termine; ma assegnando la generazione di ciascuno, noi daressimo termine all’infinito. Da tutto ciò evidentemente si vede, che se’l Mondo fosse stato ab æterno, sarebbe stato impossibile che alcun’Uomo mai nascesse.
Il terzo assurdo è, che dato per possibile che il moto di questa materia avesse potuto passare alle produzioni presenti, supposta l’Eternità del- la materia, ne nascerebbe che di presente vi sarebbero in questo Mondo infiniti Uomini, infiniti bruti, infinite piante; poiché procedendo da una eternità, il loro numero dovrebbe essere infinito; ed infinita dovrebbe essere ancora la Terra, per potervi capire questi infiniti oggetti materiali: quandoché noi vediamo all’incontro, che questa Terra è limitata, e finita.
Il quarto assurdo è, che se il Mondo fosse ab æterno, dovrebbe anche in eterno permanere; onde tutte le cose che lo compongono dovrebbero altresì durare necessariamente in eterno: il che evidentemente è falso. E lo proviamo così: Se il Mondo è da sè, ed eterno a parte ante, egli è intrinsecamente necessario ed indipendente: e s’è necessario ed indipendente, dev’essere necessariamente eterno a parte post, poiché la sua esistenza è identificata colla sua natura: onde non può non esistere; Altrimenti ne nascerebbe la contraddizione, che sarebbe necessario, e non necessario. Posto ciò, se il Mondo è necessariamente eterno, debbono essere necessariamente eterne anche le sue parti, perchè dalle parti egli viene composto. Ma noi vediamo che queste parti non sono necessarie, perchè ben potrebbe succedere (per esempio) che niun’Uomo potesse o volesse più generare, e così si estinguerebbe una delle sue più nobili parti; e lo stesso può dirsi delle altre specie di cose. Dunque, se tutte le parti del Mondo possno estinguersi, si rende evidente, che ’l Mondo non può essere eterno da sè. Ma non dice S. Tommaso, che Dio potea creare il Mondo ab æterno? Dunque (dicono), se Dio avesse creato ab æterno queste parti del Mondo, già elle sarebbero eterne. Ma ciò non osta, perchè posto che Dio ha creato il Mondo, ancorché l’avesse creato ab æterno, conforme liberamente l’avrebbe ab æterno creato, così liberamente potrebbe distruggerlo; E perciò si è detto che ’l Mondo non può essere eterno da sè.
Inoltre, se’l Mondo fosse ab æterno, ne nascerebbe che sarebb’egli insieme necessario, e contingente. Necessario da una parte, perch’essendo increato ed independente, dovrebbe necessariamente esistere: Contingente dall’altra (cioè possibile a non esistere, come in fatti egli è), perchè il Mondo certamente è composto di diverse e distinte parti, siccome lo vediamo: all’incontro queste parti son tutte contingenti per la ragione addotta di sopra, cioè perchè niuna cosa materiale prodotta ha potuto avere l’essere da sestessa, ma l’ha dovuto ricevere da un Primo Principio; se dunque tutte queste parti son contingenti, non possono elle componere un tutto necessario. Nè giova, per ischivare quest’assurdo, ricorrere alla serie infinita delle cause, perchè essendo queste tutte dipendenti l’una dall’altra, e perciò necessariamente contingenti, non può essere l’una principio dell’altra. Diranno contra ciò, che non vale argomentare da’ singulari all’universale, mentre può un’attributo convenire all’universale, benché non convenga a’ singulari; onde dicono, che quantunque le parti sieno contingenti, il tutto nondimeno è necessario. Rispondo, che allora non vale argomentare da’ singulari all’universale, quando l’attributo con- viene al tutto, ma non conviene essenzialmeme alle parti: per esempio il nome d’esercito non conviene a ciascun soldato, ma solo conviene alla moltitudine di tutti i soldati. Quando all’incontro l’attributo conviene essenzialmente a ciascuno de’ singulari, ben si argomenta da’ singulari all’universale: per esempio, l’esser mortale conviene essenzialmente a ciascun Uomo in singulare, perchè la mortalità compete alla Natura umana; dunque la mortalità conviene ancora essenzialmente a tutti gli Uomini in generale. E così nel caso nostro, se l’esser con- tingente conviene essenzialmente alle parti di questo Universo materiale, conviene ancora al tutto. Se dunque il tutto è contingente, e non è necessario, non può essere eterno, ed increato, ed aver l’esistenza da sè, come di sovra s’è detto.
Ma replicano i Contrarj, che non osta il dire che se la materia fosse eterna, questo Universo sarebbe insieme necessario e contingente, mentre un tutto necessario non può venir composto dalle sue parti che son contingenti: Dicono che ciò non osta, perchè le parti, benché sian contingenti in quanto alla forma che non hanno da sestesse, ma la ricevono da altri; nondimeno son necessarie in quanto alla materia, o sia da sostanza, che non ricevono da altra cagione. Ma noi dimandiamo: Questa forma da chi mai l’hanno ricevuta coteste parti? Risponderanno, che l’hanno ricevuta dalle cause infinite producenti l’una l’altra; Ma questo processo delle cause infinite già l’abbiam confutato di sopra, perchè essendo elleno tutte dipendenti, per necessità han dovuto avere un Primo Principio indipendente. O pure diranno, che la loro forma l’han ricevuta dal fortuito combinamento degli atomi, i quali a caso accozzandosi gli uni cogli altri, han così formate tutte le cose di questo Mondo. Ma rispondiamo, che questo ridicolo Sistema del casuale concorso degli atomi, oltre l’esser ributtato da tutti per più ragioni, egli non può sussistere. Per prima, è certo che in questo Mondo vi sono le sostanze Spirituali (come vedremo nella Seconda Parte al Capo III.); Or queste certamente non han potuto aver l’origgine da questi atomi che sono materiali, poiché la materia non può dare quell’essere spirituale che non ha, nè contiene in sè o formalmente, o eminentemente, come noi confessiamo che Dio crea la materia, non già contenendola in Sè secondo la di lei propria forma e natura, essendo Egli pu- ro Spirito, ma solo eminentemente, perchè in Sè contiene tutte le perfezioni della materia, in quanto all’esser di lei. Per secondo, qual matto mai potrà credere, che il caso ch’è cieco, e non ha nè ragione, nè ordine, abbia potuto dar ordine, ed un’ordine, così stabile alle cose di questo Mondo? al Sole, acciocché faccia sempre stabilmente il suo corso in ogni anno, ed in Ogni giorno? agli Uomini ed a’ bruti, acciocché generino i loro parti sempre della steffa specie? agli arbori, acciocché produchino sempre le stesse frutta, e sempre nelle medesime stagioni? Cicerone deride questi sciocchi, che vogliono composto il Mondo a caso dagli atomi, dicendo: Si Mundum efficere potest concursus atomorum, cur Porticum, cur Templum, cur Domum, cur Urbem non potest, quæ sunt multò faciliora? lib. 2. de Natura Deorum. Onde parlando poi questo medesimo Gentile dell’ordine ammirabile, con cui si veggono rego- lati i Cieli ed i Pianeti, disse: Quid potest esse tam apertum, cum Cœlum aspicimus, quàm aliquod esse Numen praæstantissimæ mentis, quô hæc regantur?
Dicono gl’Increduli: E’ vero che quest’ordine è ammirabile, ma egli è stato posto dalla stessa Natura. Dimando loro, cosa intendano per Natura? E’ ella intelligente, o priva di ragione? S’è intelligente; bene, già siam d’accordo, perchè questa Natura intelligente noi diciamo esser Dio. Se poi è priva di ragione, replichiamo la stessa risposta data di sopra: chi mai potrà persuadersi che una tal supposta Natura, priva di ragione e d’intelligenza, abbia potuto formare un’ordine sì ben regolato, per formare il quale certamente v’è stato di bisogno d’una somma sapienza? S’io vedo la struttura d’una rozza Capanna, debbo dire che fu opera di qualche Mente; e poi vedendo la fabbrica d’un Mondo, potrò mai pensare ch’ella sia stata formata a caso, essendo già opera d’una mano che non ha mente?
Capitolo 2
Rima di tutto, è ben che si sapppia il carattere di quest’Empio. Egli nacque in Asterdam nell’anno 1632. Non professò alcuna Religione, poiché sebbene nacque da’ Parenti Giudei, nondimeno rifiutò e derise la dottrina de’ Giudei, talmente che da essi fu scomunicato. Nè fu già Cristiano, come alcuni han pensato, mentre non ricevè mai il Battesimo; Ed intanto si chiamò Benedetto, perchè da’ Parenti gli fu imposto il nome di Baruch, che nella nostra favella significa Benedetto: Meglio non però gli sarebbe stato proprio il nome di Maledetto, giacché fu egli un perfetto Ateo, che si fece un Dio ed una Re-
ligione a suo capriccio. Visse il miserabile quasi sempre vagabondo, e morì nel 1677. in età di 44. anni compiti, di male di etisia. Per altro, scrive il Bayle nel suo Dizionario (verb. Spinoza) che la sua dottrina non ebbe che pochi seguaci, i quali neppure son certi.
Ecco il Sistema esecrando dello Spinoza: Dice che la sostanza dell’Universo è una sfola e semplice, ma tutta materiale. Questa sostanza, egli suppone, essere Dio; e dice ch’ella è attiva, e passiva: passiva in quanto è estesa, attiva in quanto è pensante. Indi suppone che tutte le cose particulari di questo Mondo non son’altro, se non Modificazioni della medesima sostanza: le materiali della materia passiva estesa, le spirituali della materia attiva pensante; ma secondo lui non vi sono oggetti spirituali, perchè tutto è materia.
Giacché dunque, fecondo Spinoza, tutto quest’Universo, composto d’una sola sostanza materiale, è Dio: e tutti gli Uomini, e le altre cose, a nimali, alberi, pianeti, acque, monti son Modificazioni di questo Dio; Dunque secondo lui ogni Uomo è Dio, ogni mosca è Dio, ogni filo d’erba, ogni goccia d’acqua, ogni pietra è Dio. Dunque questo Dio di Spinoza è senza comando, senza intelligenza: e senza libertà, perchè quanto succede tutto succede per necessità. Questo Dio ora è erba, ora grano, ora pane. Egli in un legno si genera, in un’altro si corrompe. Egli si ama in quell’Uomo, ed in quell’altro si odia. In uno si loda, in un’altro si bestemmia. In uno si bentratta, in un’altro si uccide. Ora è Sacerdote sugli Altari, ora assassino di strada, adultero, e ladro. E’ maraviglia che un’Uomo ragionevole abbia potuto dire spropositi sì insussistenti; ma è maggior maraviglia l’essersi trovati altri che l’abbian potuto chiamare un gran Filosofo, in vece di chiamarlo un gran Matto. Ed un certo suo Discepolo (più empio del Maestro) che stampò le di lui Opere, giunse a dire questa bestemmia: che benché Spinoza abbia insegnata una regola di vita contraria a quella di Gesu-Cristo e degli Apostoli, nulladimeno la sua sentenza nulla discrepa dalla Dottrina di Gesu-Cristo.
Molti Autori hanno scritto a lungo, e confutato quest’empio Siftema, il Durrio, il Tomasio, il Moseo, il Moro, L’Oezio, il Belio, ed altri. Ma io in breve mi sbrigherò, con assegnare due chiare insussistenze di questo ridicolo Sistema. Che dice Spinoza? Dice che quest’Universo, ch’egli fa Dio, non è altro che una stessa e semplice Sostanza materiale, con diverse Modificazioni. Dico per prima, che quest’unica e semplice Sostanza materiale non può darsi, perchè essendo ella semplice, e per conseguenza non avendo parti, non può avere diverse figure, o sieno modificazioni, come di triangolo, e di circolo: poiché la diversità delle figure dipende dalla diversa combinazione delle parti, quandoché la sostanza semplice non ha parti. Ma noi vediamo in questo Mondo tante diverse figure, e modificazioni; dunque bisogna dire, che questo Mondo non è una sola e semplice sostanza, ma un composto di sostanze distinte materiali (oltre le spirituali che nella Seconda Parte al Cap. III. dimostreremo già esservi nel Mondo), le quali quantunque sieno della stessa materia in quanto al genere di materia, nulladimanco non sono della stessa materia in quanto alle specie particulari materiali: e tanto meno in quanto agl’individui, perchè ogn’individuo di qualche specie materiale è bensì di simil materia, ma non della stessa materia.
Dico per secondo, che quantunque Spinoza ammettesse la sostanza dell’Universo composta di parti, e non semplice, neppure questa sostanza (essendo una com’egli suppone) potreb- be nello stesso tempo ricevere diverse figure (quando all’incontro noi già vediamo nello stesso tempo molte cose diversamente figurate), perchè una figura distrugge l’altra, come la figura del circolo distruggerebbe quella del triangolo. Dunque, se la materia composta non può ricevere nello stesso tempo diverse figure e modificazioni, tanto meno può riceverle la materia semplice.
Oltreché, essendo quest’Universo composto di diverse parti divisibili, e soggette a diverse mutazioni (conforme abbiam dimostrato), se questo Universo fosse Dio, come bestemmia lo Spinoza, ne nascerebbe che Dio sarebbe divisibile e mutabile, il che non può dirsi di un Ente infinitamente perfetto, qual’è il nostro Dio, ridotto da Spinoza ad esser rospo, pietra, letame, perchè secondo lui ogni cosa è Dio. O mio sommo e vero Dio, che cosa vi fanno diventare gli Uomini da Voi così amati, e sollevati sovra l’altre creature?
Capitolo 3
Asciando dunque da parte questo Vano Sistema di Spinoza, e l’altro già antecedentemente confutato della materia eterna ed increata; e posto per certo, come abbiamo provato di sovra, per 1. che un essere non può avere la sua esistenza dal nulla, perchè il nulla non può niente: Per 2. che niuna cosa può dar l’essere a sestessa, perchè esisterebbe prima d’essere, dandosi l’essere quando non ancora esiste: Per 3. che tutte le cose prodotte, ancorché si fingano infinite, non possono esistere senza una Prima Cagione producente, perch’essendo tutte dipendenti, per necessità hanno dovuto procedere da un Primo Principio indipendente. E vedendo all’incontro tante cose già prodotte in questo Mondo, dobbiamo necessariamente confessare, che vi sia un Dio Prima Cagione, e Creatore del tutto.
Si aggiunge a tutto ciò l’interno lume impresso negli Uomini dalla stessa Natura, per cui ci si manifesta l’Esistenza di Dio. Or questo lume naturale si prova dal vedere, che tutte le Nazioni han riconosciuta una Divinità Suprema, e l’hanno adorata. E se mai taluno l’ha negata in qualche tempo, in cui stava più immerso nelle passioni, e ne’ vizj, poi l’ha creduta in un’altro; Mentiuntur (dicea Seneca) qui dicunt se non sentire Deum. Or questa idea di Dio chi altri mai poteva imprimerla così universalmente agli Uomini, se non Dio stesso? Forse l’inclinazione al piacere? Nò certo perchè l’amor proprio più tosto doveva indurre l’Uomo a credere che non vi fosse alcun suo Superiore, il quale gl’impedisse di servirsi della propria libertà a suo talen- to. Forse un certo panico timore del male che possa avvenirgli? Ma come l’Uomo può temere un Dio, ae prima non si forma l’idea di questo Dio? Chi mai potrebbe temere de’ fulmini, se non avesse di essi l’idea? Sicché l’idea di Dio precedè necessariamente il timore; E l’Uomo conobbe Dio, prima di temerlo,
Forse l’idea di Dio ci è stata impressa dall’Educazione, come scioccamente dicono alcuni? Ma quì va la stessa risposta, che l’Educazione non potè propagare l’idea di Dio, avanti che questa idea non vi fosse nel Mondo. Se poi dicessero, che questa idea fu ab æterno, ed ab æterno propagata coll’Educazione, bisognarebbe ch’essi prima provassero questo falso supposto, che gli Uomini fossero ab æterno. Oltrechè, se gli Uomini fossero stati ab æterno, come mai ab æterno poteano avere questa idea (falsa già, come dicono gl’Increduli) d’un Dio Creatore e Signore del tutto? Se poi dicessero, che tale idea fu introdotta nel tempo; rispondiamo che ella o cominciò coll’Uomo, o dopo di esso. Se coll’Uomo; dunque il suo Creatore è stato quello che gl’impresse nell’Anima questa idea di Sè stesso. Se dopo del primo Uomo, ci dicano quando nacque la sudetta idea? o almeno dimostrino quando non v’era? Chi poi non vede, quanto differisca l’Educazione dalla Natura. I sentimenti dell’Educazione si mutano secondo l’etadi, e le Monarchie: ma i dettami della Natura son permanenti e perpetui, com’è appunto l’idea di Dio, regnata in tutte l’età, e Monarchie anche de’ Barbari. Concedo che l’Educazione può pregiudicare alla qualità dell’adorazione che deve esibirsi a Dio, dopo che l’ignoranza de’ Genitori, e l’Autorità de’ Regnanti abbia introdotta qualche falsa Religione, come i Giapponesi adorano Amida, ed altri Idolatri che hanno adorato il Sole; Ma l’impressione dell’Esistenza d’un Dio, perchè non è stata insegnata dagli Uomini, ma inserita dalla Natura, da lei stessa ci viene, avvisata e persuasa. Se dunque dalla stessa Natura, la quale nihil agit frustra, ci è stata stampata nell’Anima l’idea di Dio, a qual fine la Natura ce l’ha falsamente impressa, ed ha voluto ingannarci? E perchè più presto non ci ha impresso, che tutto è stato fatto dal caso come dicea Democrito? O pure che ’l Mondo è stato ab æterno, come dicono altri, se in verità tutto si è operato a caso, o il tutto sussiste ab æterno, ed in fatti non vi è questo Dio Creatore del tutto?
Forse l’idea dì Dio è stata inserita dalla Politica de’ Principi, come sognano altri, per mantenere i Sudditi in timore, affinché così stiano in pace, e sieno ubbidienti alle leggi? Se dunque un tale inganno tanto conduce alla pace comune, e ad evitare i disordini, quando anche non vi fosse Iddio, dovressimo noi desiderar che vi fosse. Ma è cosa troppo, strana il voler dire che l’Uomo nato alla Società sia stato talmente destituto d’ajuti a poter conservare un commercio regolato, che abbia avuto bisogno d’inganni, per contenersi nel suo dovere! Inoltre, chi mai potrà persuaderci che l’idea dell’Esistenza di Dio sia stato un’inganno ritrovato dalla Politica, se prima non ci dinoti il tempo in cui nacque il Principe che inventò questa favola? E per ultimo chi mai porrà credere, che uno o pochi Monarchi abbiano potuto aver la forza di far credere a tutto un Genere umano un’invenzione di tal sorta, con privarlo della sua libertà, senz altro fondamento che della loro Autorità? La sola Autorità priva di ragione non avrebbe certamente potuto mai persuadere così costantemente per vera un’impostura a tutti gli Uomini, tra’ quali vi sono (e sempre vi sono stati) tanti Savj e Prudenti, che dalla ragione vengono illuminati e re- E’vero che il Politeismo per l’ignoranza de’Popoli, e per la corruzion de’ costumi inondò per molto tempo la maggior parte della Terra; ma non tutta, poiché’ più milioni d’Ebrei (e come vogliono alcuni, anche i Cinesi per due mila anni) adorarono un solo Dio. Nondimeno già si sa, che quell’empio culto cominciò dalla Torre di Babilonia, dove il primo Imperatore fu per la prima volta adorato per Dio. Di più si sà, che’l Politeismo non ebbe durata: dopo la nascita del Cristianesimo egli perdè il credito; ed al presente solamente regna, dove regna l’ignoranza unita col vizio; ond’egli è abbracciato solo da chi ama; di vivere ingannato. Di pi si sà, che la credenza di più Dei regnava prima nel solo Volgo, il quale come gregge di pecore seguita il costume, ma non già nelle persone sagge: I Filosofi, come Socrate, Platone, Tullio, Seneca, ed i Poeti deridevano la moltiplicità de’ Deim benché nell’ester- no fingessero di venerargli, per non esser rimproverati dal Volgo. Anzi ne secondo Tertulliano lo stesso Volgo ne’ casi di spavento si volgeva ad invocare, non più Dei, ma uno solo: segno che un solo la Natura glie n’additava per vero Dio. Per ultimo non osta al nostro assunto, che i Pagani adorassero più Dei: i Popoli, se non fossero stati, persuasi dalla Natura dell’Esistenza d’un vero Dio, non avrebbero adorati i falsi. Quel ch’è certo si è, che l’Esistenza d’una Divinità è stata creduta da tutti gli Uomini.
Or se sarebbe sciocchezza il negare che vi sia stata un’Alessandro, un Nerone, con tutto che ciò non sia noto che alla minor parte degli Uomini; qual temerità farà il negare l’Esistenza di Dio, ch’è nota a tutto il Genere umano? Ma l’esistenza di Alessandro, di Nerone è stata veduta cogli occhi, e l’Esistenza di Dio nò. Dunque (rispondo) la pruova de’ sensi vale più di quella della ragione? E se vogliono pruova sensibile dell’Esistenza di Dio, eccola nell’Esodo al Capo 19. dov’Egli si fe vedere in forma di fuoco, e fe sentir la sua voce da tre milioni di persone. Eccola benanche nella fabbrica del Mondo: per mezzo di questo, non potendo Dio apparirci in persona, Egli ci manifesta la sua Esistenza. Ogn’insetto più vile, ogni erba del campo è certamente con maggior sapienza formata, che qualunque macchina fatta dall’arte umana. Or se la struttura d’una Capanna ci convince, che fu fatta da una Mano intendente, non dovrem confessare che la gran fabbrica di questo Mondo fu formata da una somma Sapienza, e somma Potenza? Sicché, se gl’Increduli han perduta la luce per conoscere l’Esistenza di Dio, come la conoscono tutte le Nazioni, si persuadano non esser ciò argomento che non vi sia Dio, ma che la loro ignoranza è un giusto castigo della loro dissolutezza, ed ostinazione, in aver voluto immergersi nel fango de’ vizj a dispetto de’ lumi Divini, che gli esortavano a fuggirli.
Non può dunque negarsi che vi sia un Dio Prima cagione e Creatore del tutto. E se Dio è Prima Cagione del tutto, è ancora Immenso, e presente a tutto in ogni luogo, ed in ogni tempo; perché essendo Egli Prima Cagione di tutte le cose, non solo ha dovuto crearle, ma deve ancora continuamente ed attualmente lor comunicare l’essere per conservarle; poiché la conservazione è una continua creazione, come dicono comunemente i Teologi; altrimenti tutte le creature finirebbero d’essere. Di più, s’è Prima Cagione, dobbiamo ancora confessarlo sommamente Intelligente; altrimenti non avrebbe potuto comunicare all’Uomo l’intelligenza che l’Uomo possiede, non potendo essere nell’effetto alcuna perfezione, la quale non sia prima nella Causa. Oltreché l’ordine di tutte le parti di questo Mondo ben fan conoscere ch’è stato disposto da una Mente d’infinita sapienza, mentre gli Uomini con tutta la loro arte ed ingegno non possono giungere a fare ciò che fa la Natura. Chi mai è giunto a formare un fiore che odora, una formica che cammina, un ape che vola?
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