Front matter
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Prefazione alla prima edizione
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Nella compilazione di questo volumetto io poteva seguire due metodi, il sintetico e l’analitico. Il primo mi avrebbe consentito di esporre molte cose in breve spazio, di esaurire quasi la materia; ma mi è parso che così facendo avrei dato un sunto di antropologia per chi già conosce questa disciplina. Il secondo esigeva una limitazione degli argomenti, e permetteva in compenso di discuterli con una certa ampiezza, e di sostenere i risultati con un numero conveniente di fatti positivi.
Ho preferito questo secondo metodo, il quale è sempre opportuno nei libri popolari, perchè abitua la mente a pensare con ordine, e convince colla potenza delle ragioni anzi che coll’autorità dei nomi.
Prefazione alla seconda edizione
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Nel rivedere la prima edizione di questo Manuale m’avvidi che l’Antropologia, nel decennio trascorso, aveva fatto progressi maggiori di quelli che supponevo, laonde fui costretto ad emendare qualche asserzione, e più ancora a colmare delle lacune.
Nell’indirizzo generale, ho conservato a questa scienza quei larghi limiti, che le aveva assegnato nel 1878, indirizzo che dappoi è stato seguito da molti ed illustri miei colleghi.
Il lettore troverà certamente questa seconda edizione più ricca di notizie della prima. M’auguro ch’essa serva di eccitamento alla coltura di una scienza che interessa non soltanto il naturalista, ma eziandio il filosofo, il medico ed il legista.
Prefazione alla terza edizione
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Nella revisione di questo Manuale per la terza edizione ho abbandonato alcune classificazioni della Scuola francese per sostituirvi quelle adottate dagli antropologi al Congresso di Francoforte; di più ho dato maggiori notizie sull’antropologia fisica degli italiani. In ogni capitolo ho introdotto qualche modificazione od aggiunta rese necessarie dal progresso degli studi.
I. Concetto generale dell'Antropologia
ct ct L’antropologia è la storia naturale dell’uomo, ossia una monografia zoologica del genere umano, e fa quindi parte delle scienze naturali.
Quando il naturalista imprende lo studio speciale di un determinato gruppo organico, egli esamina dapprima il maggior numero possibile di individui sotto ogni aspetto, poi giovandosi delle differenze e delle somiglianze, che questi individui presentano, li classifica in categorie, dà la diagnosi ed i caratteri generali di queste categorie, e sale infine ai caratteri distintivi e generali dell’intero gruppo. Il suo procedimento è dunque dapprima analitico, poi sintetico.
Nello stesso modo l’antropologo si occupa dell’ordine dei bimani, che comprende il solo genere umano. Ma la monografia di quest’ordine ha esigenze speciali, speciali sussidii ed anche le sue difficoltà.
Negli animali i caratteri desunti dall’intelligenza non hanno grande importanza, sopratutto se si tratta di animali inferiori, e di moralità e di religiosità non vi si rinvengono che lievissime tracce; invece nel genere umano questi caratteri, come ancora la favella, devono essere stu- diati con diligenza, perchè possono servire a distinguere quest’ordine dagli affini, e forniscono anche dei criterii per la classificazione dell’intero ordine. Inoltre la zoologia studia i costumi, le abitudini e gli istinti degli animali, ma nell’uomo questi costumi costituiscono una forte somma di cognizioni che l’antropologo non può trascurare. Di più, anche le malattie, le anomalie e mostruosità fanno parte dell’antropologia, quando sieno considerate in modo comparativo o chiariscano l’influenza delle condizioni esterne della vita sulla nostra specie. Finalmente, come la zoologia segue un dato gruppo animale nel remoto passato per stabilirne l’albero genealogico, così l’antropologo deve occuparsi dell’antichità e delle origini dell’uomo.
Fortunatamente l’antropologia trova un valido appoggio nelle scienze affini, perchè l’uomo è da lungo tempo argomento di osservazioni e di ricerche. Infatti la medicina ha studiato profondamente ed in tutti i suoi dettagli la struttura interna dell’uomo, le funzioni de’ suoi organi, le malattie, le anomalie e mostruosità, per giovarsene nel pratico esercizio, e l’antropologia attinge a questi rami della medicina quei risultati che illuminano la posizione dell’uomo nella natura e ci manifestano delle differenze fra le singole divisioni del genere. La filosofia ha studiato il lato psichico dell’uomo con cura particolare, e l’antropologia si vale dei risultati così conseguiti. Inoltre l’antropologo ricorre alla filologia per farsi un giusto concetto generale delle diverse lingue estinte e viventi.
Ma l’antropologo ha anche difficoltà speciali da superare. L’uomo è sparso sopra una gran parte della superficie terrestre, e quindi è necessario estendere dovunque le ricerche e le osservazioni, e fa d’uopo disporre di vasti mezzi economici o di investigazione. Ma molte regioni del globo sono quasi inaccessibili all’Europeo, e quand’anche questo vi fosse penetrato, non tutte le popolazioni si assoggetterebbero con facilità al suo minuto esame. A queste difficoltà se ne aggiungono altre d’ordine morale. L’uomo, nell’antropologia, deve giudicare sè stesso, e quindi il suo giudizio non è sempre imparziale. A fuorviare le nostre idee vengono anche i pregiudizii e gli errori da molto tempo radicati nella mente dei più; così, ad esempio, si crede che la nostra terra sia il centro dell’universo, e che tutti gli esseri siano stati creati ad esclusivo nostro vantaggio; e del pari si crede che l’uomo sia apparso sulla terra affatto recentemente, circa seimila anni fa.
Il campo affidato all’antropologia, come si vede dalle considerazioni sopra esposto, è di una grande estensione; ma questa scienza non va più oltre di quello che lo consentano i suoi mezzi ed il suo metodo. V’ha però un’altra scienza che completa l’antropologia, ed è l’etnografia. Questa è una disciplina storico-sociale, la quale tratta in esteso del linguaggio dei popoli, della loro vita psichica, degli ordini sociali, come anche dei costumi, dei commerci, delle religioni, dei miti e delle migrazioni. L’antropologia è la base della etnografia, in quanto che fa conoscere l’uomo dal punto di vista zoologico; ed alla sua volta l’etnografia, co’ suoi principii generali, è un valido sostegno della antropologia. Fra queste due discipline regna grande affinità, perchè ambedue si riferiscono al medesimo soggetto, il genere umano, e ciò è tanto vero che taluni considerano l’etnografia come un ramo dell’antropologia; ma sembra utile tenerle distinte non solo in omaggio al principio della divisione del lavoro, ma eziandio pel loro metodo diverso e per la diversa loro indole. L’antropologia, osservando o misurando, studia tutti quei caratteri dell’uomo che hanno un valore sistematico; l’etnografia, oltre che all’osservazione, si appoggia all’archeologia, alle tradizioni, alla storia od alla linguistica. La prima segue il metodo delle scienze naturali, la seconda quello delle scienze storiche e filosofiche; l’una, infine, considera l’uomo come un ordine zoologico, l’altra come un ente sociale.
II. Caratteri esterni dell'uomo
ct ct 1. Statura. — La statura, nella nostra specie, è assai variabile. Le differenze sono spesso puramente individuali, altre volte sono intimamente collegate col sesso e colla razza. Ognuno sa, quanto sia variabile la statura nella nostra stessa razza caucasica o mediterranea; e quando questo variazioni si accostano agli estremi, noi parliamo di giganti o di nani.
Così Sesostri era gigante. Il ha calcolato che l’imperatore Massimino aveva un’altezza di 2 metri e 33 centim.; il persiano Artacano era alto metri 2 e 66 cent.; il gigante della Finlandia, che si faceva vedere a Parigi nel 1735, metri 2 e cent. 17; il gigante Gilli di Trento, metri 2 e cent. 65. Dicesi che il gigante Golia avesse un’altezza di metri 3 e cent. 3. Le Cat vide a Rouen un gigante, alto 2 metri e 76 cent. Un Arabo, che per la sua statura fu condotto davanti all’imperatore Claudio, misurava in altezza 3 metri e 28 cent. Le donne raggiungono assai raramente una statura straordinaria.
D’altra parte non sono rarissimi in Europa nemmeno i nani. Sisifo, il nano di Marco Antonio, non toccava l’altezza di 65 cent. Il così detto Bebe del re polacco Stanislao era alto 89 centimetri, e ben proporzionato; il polacco Boroslawski aveva un’altezza di soli 75 cent., possedeva proporzioni regolari ed un certo ingegno. Fra i nani più conosciuti si citano spesso «Tom Pouce» ed il «Principe Colibrì». Domiziano e Montezuma tenevano dei nani per diletto; e Caterina de Medici univa in matrimonio dei nani con delle nane, ma tali unioni furono quasi sempre sterili.
In Italia la statura varia secondo le regioni e non è uniforme nemmeno in esse, riscontrandosi talvolta delle notevoli differenze in provincie di una medesima regione.
Secondo le osservazioni del capitano medico dott. , le stature più alte trovansi nelle provincie di Udine, Belluno, Treviso, Venezia, Padova, Vicenza, Verona e Lucca ed in esse la media sale a m. 1,66 e più; seguono con una media di 1,65 a 1,66 le provincie di Sondrio, Como, Bergamo, Milano, Torino, Cuneo, Porto Maurizio, Genova, Massa, Mantova, Rovigo, Ferrara, Reggio d’Emilia, Modena, Bologna, Ravenna, Forli, Firenze, Pisa (coll’isola d’Elba) e Arezzo. Una statura media da m. 1,64 a 1,65, riscontrasi nelle provincie di Novara, Pavia, Alessandria, Brescia, Cremona, Piacenza, Parma, Siena, Grosseto, Pesaro, Ancona, Perugia, Roma, Aquila, Napoli e Palermo; una statura media da m. 1,63 a 1,64 si trova nelle provincie di Macerata, Ascoli, Caserta, Foggia, Bari, Lecce, Cosenza, Catanzaro, Reggio di Calabria, Messina, Catania, Siracusa e Trapani; in tutte le altre provincie la statura media è di m. 1,63 o meno, così nelle provincie di Teramo, Chieti, Campobasso, Benevento, Avellino, Salerno, Potenza, Caltanisetta, Girgenti, Sassari e Cagliari. Le stature più alte s’incontrano nel settentrione, le più basse nel mezzodì del nostro continente e nelle isole; la statura media generale del Regno è di m. 1,645.
Se usciamo dall’Europa ed esaminiamo i popoli delle varie razze, noi troviamo grandi differenze nella loro statura. Sono, ad esempio, di alta statura i Patagoni (vedi tabella) ed i Caribi; di statura appena mediocre o piccola gli indigeni della Terra del Fuoco, i Lapponi, gli Eschimesi ed i Boschimani. Piuttosto alti erano gli estinti abitatori di Van Diemen, o Tasmaniani, la cui media statura era tra metri 1,678 ed 1,732. Sono piccoli di statura gli Akkà dell’Africa centrale, la cui altezza non supera in media i metri 1,44. I due Akkà del , i quali però non avevano raggiunto il completo loro sviluppo, erano alti metri 1,11 e metri 1,00. Quando si parla di un popolo, la statura non deve essere trascurata, perchè sovente è un carattere non indegno della nostra attenzione. Conviene peraltro valersene con giusta misura, poichè il sesso, l’età, le condizioni sociali e le malattie, oltre che la razza, hanno su di essa una notevole influenza. Il prof. , che si è occupato di proposito dell’argomento, ha potuto stabilire le seguenti norme.
A) La statura definitiva (etnica) di un popolo è raggiunta in media dai 25 ai 35 anni di età; può, del resto, crescere ancora fino ai 45 anni, quantunque soltanto in via di eccezione.
B) La donna, che in modo precoce accresce rispetto all’uomo, può raggiungere un poco prima di questo la statura etnica.
C) Gli individui superiori all’età di 50 anni non offrono statura vera, essendo già principiata una lieve diminuzione.
D) Quasi tutti gli individui, oltre i 60 anni, offrono statura inferiore a quella che avevano da 25 a 35 anni.
E) Per ora non è possibile di poter affermare e dimostrare che fra razza e razza vi sia differenza sul tempo di termine nell’accrescimento della statura, quantunque si possa ammettere che le razze europee meridionali, che più presto si sviluppano in confronto alle settentrionali, raggiungano anche prima la statura definitiva.
F) Ad affrettare od a ritardare il raggiungimento della statura definitiva concorrono in massima parte i fattori individuali, o modificatori della statura, quali sono il sesso, la con- dizione sociale, il nutrimento, la robustezza, le malattie, ecc., e questi possono, nel loro complesso, avere anche più influenza della razza nel far variare l’epoca della statura definitiva.
La seguente tabella ci fa conoscere la statura media definitiva dei due sessi di parecchie popolazioni.
Popolazione o sua patria | M|Statura dell’uomo | M|Statura della donna
Patagoni | 1855 | 1602
Inglesi | 1723 | 1624
Bolognesi | 1696 | 1553
Cosacchi | 1687 | 1548
Belgi | 1684 | 1579
Modenesi | 1679 | 1556
Sardi | 1649 | 1508
Abitatori dell’Italia settentrionale | 1648 | 1531
Abitatori dette Isole dell’Ammiragliato. | 1646 | 1549
Calmucchi | 1634 | 1498
Australiani | 1620 | 1580
Isolani dell’Arcipelago Pelau | 1620 | 1520
Fuegiani | 1612 | 1522
Isolani dell’Arcipelago Caroline | 1605 | 1420
Abitatori dell’Italia meridionale | 1604 | 1521
Papuani | 1600 | 1500
Samojedi | 1595 | 1487
Eschimesi | 1591 | 1554
Vedda (Ceylan) | 1537 | 1448
Andamanesi | 1520 | 1470
Akkà | 1520 | 1360
Boschimani | 1444 | 1395
È bene osservare che queste cifre, ad esempio quelle che si riferiscono ai Sardi ed agli Akkà, non concordano esattamente con quelle ottenute da altri autori, ciò che dipende dal diverso numero e dalla varietà degli individui esaminati.
Esistono del pari notevoli differenze di pinguedine e di magrezza tanto fra i diversi individui di una medesima razza, come fra le razze diverse. Per parlare della razza mediterranea, Sponer di Warwick pesava 294 chilogr.; Edoardo Bright 274 chilogr.; due altri Inglesi chilogr. 222 e 211; ed una ragazza di dieci anni, morta alla metà di questo secolo presso Tubinga, chilogr. 133. Nel 1870 io vidi a Bolzano una donna giovane che pesava 181 chilogr. All’incontro Claudio Seurat, lo scheletro vivente, all’età di venti anni, non pesava che 22 chilogr., ed all’età di anni 41, chilogrammi 28. Gli Australesi sono noti per la loro estrema magrezza, gli Eschimesi invece sono piuttosto tozzi e nerboruti.
La magrezza e la grassezza possono essere caratteri etnici, ma in origine dipesero dalla quantità e qualità dell’alimento. Così gli Australiani vivono ancora oggi di animali in generale poco nutritivi, come i pipistrelli, l’ornitorinco, i serpenti, le lucertole, alcuni pesci fra i quali il Barramuda (Ceratodus Forsteri), gli insetti ed i vermi, ed oltre ciò di radici di piante e di semi macinati fra due pietre e ridotti a farina; mentre invece gli Eschimesi mangiano enormi quantità di carne e di grasso, ad esempio cinque chilogrammi di carne in un pasto solo, cui fanno seguire un litro di olio di balena, trovandosi benissimo.
In alcune razze l’adipe si deposita in una regione ristretta del corpo, e precisamente al disopra delle natiche, e dà luogo allora alla così detta steatopigia. Tale particolarità riscontrasi negli Ottentoti e nei Boschimani essa è, ad esempio, evidentissima nella Venere ottentota. Su tale cuscino di grasso sogliono lo donne ne’ loro viaggi adagiare i bambini, i quali si stringono colle braccia intorno ai fianchi della madre.
2. Proporzioni del corpo. — Questo argomento è assai poco studiato in senso comparativo. Gli artisti hanno dato alla nostra stessa razza proporzioni diverse. Così nell’Ercole Farnese l’altezza della testa sta all’altezza totale come 1 a 7 43/48, diede ad alcune sue figure un’altezza di sei teste, di otto teste e più. Due autori che si sono occupati di proposito di quest’argomento, sono arrivati a risultati alquanto diversi, come risulta dalle cifre seguenti.
b|Lunghezza della mano | b|Lunghezza del piede | b|Distanza dallo sterno all’ombelico | b|Distanza dal gomito alla mano | b|Altezza totale dell’uomo
Secondo | 1 | 1.50 | 1.00 | 1.33 | 9.50
Secondo | 1 | 1.36 | 1.06 | 1.28 | 8.82
Per convincerci delle differenze nelle proporzioni entro la nostra razza, non abbiamo che a guardarci attorno. Considerando gli arti, possiamo distinguere due stampi di uomini; al primo appartengono quelli, in cui il tronco e gli arti hanno dimensioni conformi alle nostre idee di estetica; al secondo quelli, in cui le estremità inferiori oltrepassano i limiti segnati da tali idee. Questo secondo tipo sembra predominare nelle persone di alta statura, ed in quelle che vivono nell’agiatezza. Nel , ad esempio, io trovai una sproporzione notevole tra lo sviluppo degli arti inferiori e quello dei superiori.
Nella lunghezza delle diverse parti onde si compongono gli arti superiori ed inferiori esistono notevoli differenze. Si può persuadersene esaminando il radio di un Negro che in proporzione all’omero è più lungo che nell’Europeo, avendosi nel Bianco questo valore: ct
ct Alcune altre proporzioni sono contenute nella seguente tabella
CM|Europeo | CM|Negro | CM|Differenza nel Negro
Omero + radio: (femore + tibia = 100) | 69.73 | 68.27 | R|- 1.46
Tibia: (femore = 100) | 79.72 | 81.33 | R|+ 1.51
Radio: (femore + tibia = 100) | 29.54 | 30.38 | R|+ 0.64
Omero: (femore + tibia = 100) | 41.11 | 38.20 | R|- 1.91
Clavicola: (omero = 100) | 44.63 | 46.74 | R|+ 2.11
Da che si vede che nel Negro, oltre il radio, anche la clavicola, confrontata coll’omero e la tibia, paragonata al femore, sono più lunghe che nel Bianco, mentre hanno minor lunghezza l’arto superiore dalla spalla al carpo, e l’omero paragonato al femore e alla tibia. L’arto superiore del Negro è più corto che quello dell’Europeo, sebbene il suo radio si sia allungato, pel solo motivo che l’omero s’è raccorciato, da che segue che due caratteri di inferiorità hanno prodotto, riuniti insieme, una apparenza di superiorità.
Alcune proporzioni approssimative di varie parti del corpo trovansi esposte nell’annessa tabella. Si osservi che se vi ha qualche differenza fra le cifre date dallo da una parte e dal Gould e Carus dall’altra, ciò dipende sia dalle variazioni offerte dagli individui esaminati, sia dai procedimenti non perfettamente concordanti adottati dall’uno e dagli altri nella misurazione.
Schadow | Gould | Carus
Altezza del corpo | 100 | 100 | 100
Altezza del capo | 13 | — | —
Dal vertice all’estremità del tronco | 55 | 54 | 54
Lunghezza del tronco | 37 | 39 | 39
Larghezza delle spalle | 26 | 24 | 24
Distanza fra i capezzoli delle mammelle | 13 | 12 | 13
Braccio colla mano | 44 | 43 | 43
Braccio superiore | 20 | 20 | 20
Avambraccio colla mano | 23 | 23 | 23
Gamba intera | 44 | 46 | 46
Gamba dal ginocchio in giù | 26 | 28 | 27
Gamba dal ginocchio in su | 18 | 18 | 19
Mano | 10 | — | 10
Piede | 15 | 15 | 15
I ci dà una tabella delle proporzioni di una persona bene conformata distinguendo i due sessi; da essa, fra altro, si rilevano queste cifre:
Maschio | Femmina
Altezza dell’intero corpo. | 173 | 162
Dal vertice all’ombellico. | 69 | 65
Altezza dell’intero capo. Lato anteriore. | 22 | 20
Altezza dell’intero capo. Lato posteriore. | 14 | 13
Altezza della faccia anteriore del collo | 11 | 10
Circonferenza del collo | 34 | 32
Larghezza delle spalle | 42 | 35
Altezza della parete anteriore del ventre | 31 | 34
Dall’epigastrio all’ombellico. | 18 | 18
Larghezza fra le regioni iliache | 27 | 27
Lunghezza del braccio. | 32 | 30
Lunghezza dell’avambraccio. | 27 | 24
Lunghezza della mano. | 20 | 18
Lunghezza della coscia dalla regione inguinale al ginocchio. | B|47 | B|40
Lunghezza della gamba dal ginocchio al calcagno | B|49 | B|41
Lunghezza del piede dal calcagno alle dita | 26 | 23
Parecchi autori hanno studiato la grande apertura delle braccia. È ammesso in generale, anche come canone artistico delle proporzioni del corpo umano, che la grande apertura delle braccia è uguale in lunghezza alla statura del medesimo individuo. Ma le ricerche scientifiche arrivarono ad una conclusione diversa, poichè se sta di fatto che in qualche caso il corpo umano ha tanta altezza, quanta è la distanza orizzontale che passa, a braccia tese, fra il margine esterno di un dito medio e dell’altro, esso non forma che un’eccezione; nella grande maggioranza dei casi osservati la grande apertura delle braccia è ora superiore ed ora inferiore alla statura.
La seguente tabella, tratta da una memoria del , avvalora l’asserzione ora esposta. ct
CM|Razze | Statura degli individui misurati in mm. | CM|Rapporto %
Ind. Irochesi | 1735 | 108.9
Negri (Guinea) | 1724 | 108.1
Mulatti | 1682 | 108.1
Negri (Algeria) | 1645 | 107.7
Estoniani | 1645 | 107.4
Lituani | 1645 | 106.6
Tartari | 1645 | 105.5
Germanici | 1677 | 105.2
Scozzesi | 1710 | 104.9
Galibis | 1555 | 104.6
Irlandesi | 1697 | 104.6
Livoniani | 1693 | 104.5
Belgi | 1684 | 104.5
Americani | 1702 | 104.5
Inglesi | 1708 | 104.4
Francesi | 1690 | 104.4
Parigini | 1644 | 104.3
Berberi | 1655 | 104.2
Ebrei | 1637 | 103.3
Cabili | 1681 | 101.5
Fuegiani | 1664 | 101.4
Arabi | 1679 | 101.3
Sardi | 1649 | 99.9
Eschimesi | 1654 | 99.5
Giapponesi | 1627 | 99.2
La gamba del Negro presenta due caratteri che meritano di essere qui menzionati. Il polpaccio è assai debolmente sviluppato, per cui la gamba non può dirsi bella. Oltre ciò il piede è veramente piatto, giacchè l’arco, che trovasi nel Bianco fra il calcagno e le dita, è riempito da un cuscinetto adiposo, per cui i Bianchi dell’America sono soliti di dire «che il Negro, coll’arcata del piede, fa un buco nella sabbia».
È stata fatta la domanda, se nella mano umana sia più lungo l’indice o l’anulare. Nelle scimmie l’indice è sempre più corto dell’anulare, e quasi sempre nei Negri. Quanto agli Europei, la tabella nella pagina seguente rendo conto di 712 osservazioni fatte dal sugli Italiani.
In alcune razze è fortemente sviluppato il ventre. Perfino nella nostra razza si osservano delle differenze per tale riguardo. Il contadino, ad esempio, che si nutre precipuamente di farinacei, ha il ventre più grande del cittadino agiato, alla cui mensa abbondano le carni; questo sviluppo del ventre è più marcato nel sesso femminile, che non nel maschile. Tale carattere è manifesto nei Mincopai delle isole Andaman, ed in minor grado in altre razze e sotto-razze.
3. Pelle e suoi annessi. — Il colore della pelle ha una grande importanza nella classificazione delle razze; ma chi si attenesse a questo solo criterio, sarebbe spesso tratto in errore. La distinzione quindi di uomini bianchi, neri, gialli e rossi non ha un valore scientifico. In tutte le parti del mondo i neonati si somigliano assai nel colore, e solo in seguito assumono quello che è proprio della loro razza.
Si è molto discusso intorno alla causa del colore nero. Alcuni hanno creduto di trovarla nel clima; ma noi sappiamo che vi sono degli uomini neri o bruni in climi assai diversi. Altri hanno attribuito il colore nero al cibo vegetale; ma non tutti i Negri si nutrono quasi esclusivamente di piante, ne’ tutti i Bianchi di sostanze
Nelle due mani indice più lungo dell’anulare | Nelle due mani indice più corto | In una mano indice più lungo, nell’altra più corto o eguale all’anulare | Indice eguale all’anulare in ambedue le mani
Uomini | Rr|27 | Uomini | Rr|309 | |Uomini | Rr|57 | Uomini | Rr|10
Donne | Rrb|64 | Donne | Rrb|194 | Donne | Rrb|45 | Donne | Rrb|6
R|Totale | Rrb|91 | R|Totale | Rrb|503 | R|Totale | Rrb|102 | R|Totale | Rrb|66
| | |
Uomini | Rr|6.7 % | Uomini | Rr|76.67 % | Uomini | Rr|14.14 % | Uomini | Rr|2.48 %
Donne | Rrb|20.71 % | Donne | Rrb|62.78 % | Donne | Rrb|14.56 % | Donne | Rrb|1.94 %
R|Totale | Rrb|12.77 % | R|Totale | Rrb|70.65 % | R|Totale | Rrb|14.32 % | R|Totale | Rrb|2.25 %
animali. Forse la spiegazione deve cercarsi nel fatto che i Negri vanno quasi interamente immuni dalla febbre gialla, privilegio che si trasmette anche a coloro, nelle cui vene scorre ben piccola quantità di sangue di Negro.
La pelle del Negro si presenta al tatto fresca e molle come velluto, ma manda un odore ingrato, al quale i soli Spagnuoli e Portoghesi si abituano con facilità. Il fatto però che i Peruviani distinguono dall’odore l’indigeno, il Bianco ed il Negro; e l’altro che i cani riconoscono coll’olfatto il loro padrone, ci dimostrano che tutti gli individui, a qualunque razza appartengano, mandano un odore speciale, quantunque spesso poco intenso ed accessibile soltanto ad un odorato finissimo.
Il colore degli occhi è variabile, ma strettamente collegato con quello della pelle. L’occhio azzurro non suol trovarsi che presso le popolazioni bianche a capelli biondi; gli uomini neri o bruni hanno in regola l’iride nera o castagna, raramente grigia.
Meritano attenzione anche i caratteri desunti dai capelli. Alcune razze e precisamente le più basse, hanno i capelli lanosi, ossia ciascun capello è compresso dai lati, così che la sua sezione trasversale non ha un contorno circolare, ma ellittico. In queste razze i capelli sono inoltre disposti sulla testa a ciuffi, oppure distribuiti uniformemente a vello. Nelle razze umane più elevate i capelli sono cilindrici, così che la sezione trasversale presenta un contorno circolare. Ma anch’esse scindonsi in due gruppi, dei quali il primo comprende gli uomini a capelli diritti, il secondo quelli a capelli ondati o ricciuti. Il colore dei capelli assai variabile. In tutte le razze appariscono sporadicamente degli individui con capelli rossi. Tranne questa eccezione, tutte le razze colorate hanno i capelli neri; i biondi riscontransi principalmente in un gruppo ariano, ed oltre ciò in molti Semiti dell’Asia e talvolta nei Cabili. I capelli biondi, che si osservano in alcune parti dell’America, sono forse una conseguenza delle immigrazioni e degli incrociamenti.
In Italia troviamo tanto il tipo biondo con capelli biondi ed occhi celesti, come il bruno con capelli neri ed occhi castagni o neri; questo secondo tipo prevale grandemente sul primo, massime nel mezzodì del continente e nelle isole. Il maggior numero percentuale di biondi troviamo nelle provincie di Udine, Vicenza, Como, Torino, Massa, ecc.; mentre in Calabria, Sicilia, e Sardegna è assai esiguo. I capelli ondati e ricciuti sono abbastanza frequenti (17,8% e più) nelle provincie di Belluno, Venezia, Cremona, Alessandria, Cuneo, Ravenna, Forli, Pesaro, Arezzo, Roma, Potenza, Catanzaro, Reggio di Calabria e nell’isola di Sicilia; i capelli rossi trovansi nell’8,8% e più della popolazione di Belluno, Vicenza, Venezia, Torino, Massa e Grosseto (dott. R. Livi).
L’uomo suol dirsi nudo, perchè soltanto la testa porta dei capelli, ed i peli lunghi e fitti sono limitati a poche e ristrette regioni del corpo Ma anche nelle altre parti v’ha una peluria corta, fina e rada. Alcune popolazioni però hanno peli lunghi dappertutto, come gli Ainos ed i Todas; ed altre hanno una cura speciale nello strapparsi i peli per apparire perfettamente nude. Mentre alcune razze hanno una barba bene sviluppata, altre sono affatto imberbi. La lunghezza dei capelli varia in modo straordinario nelle diverse razze; così, nel Negro i capelli formano soltanto un crespo cuscino; in noi diventano molto lunghi, e presso gli indigeni Americani non di rado toccano terra. La lunghezza fidei capelli e la loro acconciatura sono tavolta utili nella classificazione delle razze; un esempio di strana acconciatura l’offrono i Figiani (fig. 1 e 2).
4. Occhi, naso e bocca. — Gli occhi presentano non solo delle differenze nel colore, come poc’anzi fu detto, ma anche nell’ampiezza dell’apertura palpebrale e nella direzione di quest’apertura. Tutti, ad esempio, conoscono gli occhi così detti chinesi, i quali sono inclinati dal basso in alto e dall’interno all’esterno.
Il naso è un organo importantissimo non soltanto per le funzioni che compie, ma eziandio perchè ha gran parte nel determinare la fisonomia di una persona. A seconda del suo profilo se ne distinguono parecchie varietà. Nel nasofi aquilino il dorso descrive una curva convessa all’incirca uniforme dalla radice alla punta; mentre nel naso montonino il profilo è bensì convesso superiormente, ma ad un dipresso rettilineo nella sua porzione inferiore. Il naso diritto ha il profilo diritto dalla radice all’apice, il naso arricciato invece ha la punta (lobulo) rabbuffata in su. Diverso ancora è il naso abbassato, nel quale la parte superiore del dorso è convessa, come nel naso aquilino; ma il lobulo s’abbassa in modo che discende al disotto del punto sottonasale, ossia dell’angolo formato, nella linea mediana, dal margine inferiore del naso e dal labbro superiore. In alcune razze il naso apparisce schiacciato (naso camuso), come, ad esempio, nei Negri.
Il dott. Livi, parlando degli italiani, ne distingue due sole forme, l’arricciato (compreso lo schiacciato) e l’aquilino, e trova che in regola i nasi arricciati corrispondono alla forma che più innanzi chiameremo platirrina, e gli aquilini alla forma leptorrina, di più che i nasi arricciati sono più frequenti nelle basse stature che nelle alte, nelle quali invece predominano i nasi aquilini. La maggior frequenza di questi (18,6 e più % della popolazione) riscontrasi nelle provincie di Treviso, Siena, Ascoli e Benevento; la minore (meno di 10,6 %) in quelle di Brescia, Bari, Caltanisetta, Girgenti e in tutta la Sardegna. I nasi schiacciati sono frequenti (22,7 e più %) nelle provincie di Aquila, Foggia, Catanzaro, Reggio di Calabria e nelle isole di Sicilia e Sardegna; sono rari invece (meno di 14,7%) nelle provincie di Vicenza, Padova, Venezia, Verona, Rovigo, Mantova, Pavia, Reggio d’Emilia, Ravenna e Forlì.
Le labbra sono ora sottili, come nella razza mediterranea; ora tumide, come in parecchie razze inferiori (ad es. la negra).
III. Lo scheletro umano
ct ct 1. Forma del cranio. Nello studio della craniometria gli antropologi collocano il cranio in modo che la linea, la quale unisce il margine inferiore dell’orbita col punto centrale del contorno superiore del foro uditivo esterno, sia orizzontale; il piano che passa per le due linee orizzontali, destra e sinistra, è il «piano orizzontale tedesco».
Nel cranio si hanno due diametri di grande importanza, il longitudinale od antero-posteriore massimo, ed il massimo trasversale. Il primo corre dal punto centrale della glabella fra gli archi sopraccigliari al punto più sporgente in dietro dell’occipite; il secondo è la più lunga linea trasversale orizzontale del cranio . Il rapporto centesimale fra questi due diametri chiamasi indice cefalico o indice della larghezza per cui ct nella quale formola I significa l’indice, l il diametro longitudinale, e t il diametro trasversale.
L’indice cefalico ci dà un’idea generale della forma del cranio, perchè quanto più è piccolo l’indice, tanto più il cranio apparisce stretto ed allungato (vedi fig. 3, b); quanto è più grande, tanto più il cranio si avvicina alla forma sferica (vedi fig. 3, a) . Ma gli antropologi non si fermano fia questa distinzione superficiale; essi classificano i cranii con norme più precise, come vedesi nel seguente prospetto:
Divisione | Indice cefalico
Dolicocefali | Fino a 75.0
Mesocefali. | Fra 75.1 e 79.9
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The end
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